Davide Aicardi racconta Violet, interessante web-comic con una protagonista tutta da scoprire

Non di sola carta vive un fumetto. Come vediamo ogni giorno sui vari social, esistono diverse proposte di comics, anche sui social, che spesso richiamano l’attenzione anche di coloro che non sono esattamente dei grandi lettori di fumetti. In mezzo a questa schiera di nuvole parlanti digitali si aggira anche una giustiziera urbana, italianissima, che pattuglia le vie di Napoli: Violet, le cui storie sono scritte da Davide Aicardi.

Per parlare di Violet, ho fatto due chiacchiere con Davide Aicardi.

Conosco Davide da anni, veniamo dalla stessa città, anzi dalla stessa via, quindi i primi minuti della nostra chiacchierata sono stati spesi nelle nostre passioni, un viaggio tra robottoni e disegni, due argomenti su cui Davide è ben informato, da vero appassionato, e lo dimostra anche nel modo in cui parla della sua ricerca dell’oggetto particolare, sempre legato a un determinato ricordo.

Per darvi un’idea della competenza di Davide Aicardi e del suo ben definito trascorso come autore sappiate che scrive per televisione, cinema e fumetti. Ha collaborato alla scrittura di molte serie televisive (Camera Cafè, The Avatars, Life Bites e Piloti) e cartoni animati (WinxClub, PopPixie, Le Straordinare Avventure di Jules Verne, Egyxos e World Of Winx).

Ha pubblicato negli States la serie a fumetti Extinction Seed, la saga disneyana Donald Quest per IDW Publishing e scritto per gli Angry BirdsNel 2012 ha vinto il Premio Bixio come miglior sceneggiatore per una serie tv e il premio Pitch Me!, di Cartoon on the Bay, per il miglior progetto di serie animata.

Attualmente è docente in diverse scuole, tra cui la Scuola del Fumetto di Milano, il Centro Sperimentale di Cinematografia e la Visual School, da lui fondata, e collabora con vari marchi, network e produttori televisivi, studi d’animazione ed editori, come Mediaset, Rai, Walt Disney Company, Ferrero, MTv, GG Studio, Sergio Bonelli Editore e Netflix.

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Ma l’argomento principale è Violet, quindi esaurito l’attimo nerd, ci sediamo nel suo studio e sotto gli occhi attenti del suo gatto Jeeg, iniziamo a parlare dell’intraprendente Rita Romano.

Davide ha rilevato i diritti di questo personaggio quest’estate, ma la prima cosa che mi svela del personaggio è il suo vero creatore:

Il concept di Violet è di Mario Lucio Falcone, ci tengo a specificarlo. Mario creò Violet per una gara promossa dalla Stan Lee Foundation. Giuliano Monni con il GG studio rileva i diritti, poi li riacquisto io quest’estate. All’inizio Violet era un fumetto più politicamente scorretto, in cui certi temi erano più accettabili.

Il passaggio ad un media differente ha comportato una necessaria revisione di personaggio e contenuto. Violet rimane fedele, però, alla sua origine. Siamo sempre a Napoli, una città stupenda che per la sua conformazione non ha nulla da invidiare alla Gotham di Batman, che ben si sposa con il concetto di giustiziere urbano che volevamo dare alla protagonista.

Il vero nome di Violet è Rita Romano, ragazza cresciuta all’interno della Camorra. Il padre adottivo è un boss della malavita, quindi Rita comprende bene le dinamiche della mala, avendone anche fatto parte gestendo il racket della prostituzione per la famiglia.

Quando il boss copre che Rita trattiene alcuni introiti del giro della prostituzione ne decide l’eliminazione, insieme alle sue ‘ragazze’. Rita, gettata in mare, viene salvata da un pescatore di Procida, che nell’anno seguente le insegna come combattere, essendo un ex lottatore di MMA.

Questo concept iniziale viene mantenuto in parte anche nel passaggio alla sua forma attuale. Le avventure di Violet, infatti, ora sono diventate un appuntamento fisso sul sito di Repubblica.it, oppure raccolte su blog di Davide Aicardi, grazie all’intervento di Giovanni Marino, vice-Direttore dell’edizione partenopea del giornale.

Giovanni Marino è un grande appassionato di fumetti, quindi gli è parso interessante portare Violet su Repubblica.it, tenendoselo stretto per l’edizione di Napoli. Per noi questa possibilità si è tradotta in un restiling della parte grafica in primis. Passando al formato ‘striscia’ si hanno meno tavole su cui lavorare quindi anche le storie vanno adeguate alla nuova dimensione.

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Come Davide mi spiega, Violet fin dall’inizio non si è inserita nel contesto dei supereroi, ma ha cercato di mantenere un approccio più realistico, specialmente nel passaggio al medium web.

Violet non è una supereroina, non ha superpoteri. È una donna allenata, ma la sua battaglia alla criminalità cerca di esser il più possibile realistica. Difficilmente si arrivava allo scontro fisico, il suo è un lavoro più sottile, cerca di smantellare l’organizzazione della sua famiglia colpendola negli affari.

Lei agisce sapendo bene che le organizzazioni criminali il potere lo hanno nell’economia e nel rispetto che si procurano con mezzi illeciti. Per questo ruba il quaderno del contabile: nelle prime due serie agisce dopo acer controllato sul quadernino quale affare sia pià redditizio per la famiglia… e puntualmente lo manda a rotoli.

È un approccio realistico che è rimasto, difficilmente arriva allo scontro fisico e, nel caso, non vince con facilità. Non è un superoere nemmeno nel modo in cui affronta gli scontri, usa principalmente il raziocinio.Ci interessava raccontare il meccanismo della malavita, che in realtà è a un passo di noi e spesso nemmeno lo sappiamo.

Visto come i serial ultimamente stanno facendo un largo uso di forme dialettali e di contesti locali nel dare credibilità. Mi sarei atteso che ci fosse molto dialetto napoletano in violet, ma Davide mi spiega come la sua idea di fumetto vada in un’altra direzione.

Il cartaceo è stato tradotto in napoletano, ma io ero contrario. Capisco che alcune affermazioni ci debbano essere, ma tieni conto che già la regionalizzazione nei film, il sentire un uso continuo di dialetti mi manda in bestia.

Figurati in un fumetto! Abbiamo trovato un compromesso, introducendo delle esclamazioni tipiche inserite ogni tanto, senza diventare il mood fisso del fumetto. Pensa, inizialmente andavamo su Repubblica.it di Napoli, poi abbiamo avuto un tale numero di clik che siamo stati pubblicati anche sulla pagina di cultura nazionale di Repubblica.

Avendo uno spettro così ampio di pubblico, contestualizzare troppo la lingua di Violet significherebbe rischiare di non esser comprensibili ad esempio dal lettore di Bolzano. Ma non mi occupo io direttamente di questo dettaglio, io magari scrivo ‘Cavolo’ e loro mettono un’espressione tipica.

Conta che la geolocalizzazione dei lettori è solo per il 40% da Napoli, il resto arriva dal resto d’Italia. Anzi, a dire il vero un 10% arriva dall’Europa, ma saranno sicuramente italiani!

Leggendo le storie di Violet sembra di vedere un sottile atto di denuncia contro alcuni preconcetti sociali e una visione piuttosto distorta di Napoli. Davide, pur vivendo a Milano da anni, ha cercato di ritrarre la città partenopea senza scadere nello stereotipo, dando alla sua Violet un carattere diverso. Quindi niente fumetto di denuncia?

Ma sai, i tempi della denuncia son finiti negli anni ’70, negli anni ’80 son divenuti parodia. Gomorra, la serie, ha modificato la percezione della gente sulla camorra, privandoli della patina di stereotipo, mostrando dei dettagli quotidiani che nessun si immagina, ma che sono aspetti veri della vita della malavita.

La nostra partenza è stata raccontare il realismo, ma evitando la trappola di Gomorra: affezionarsi ai cattivi. Tanto di cappello a Gomorra per esserci riusciti, ma noi volevamo mostrare qualcuno che potesse contrastare questa malavita, come aveva già deciso all’inizio Mario Lucio Falcone.

Su Repubblica questo aspetto rimane un po’ più nascosto. La collaborazione con Repubblica ha portato a cambiare alcune cose nei soggetti, mettendo meno in rilievo il passato camorristico di Rita e mostrandola subito come personaggio positivo.

Violet è non vuol esser un fumetto autoriale ma popolare, il più popolare possibile. Per questo la struttura è lineare e dà respiro alla storia. Dalla narrazione si intuisce chiaramente che c’è altro da raccontare, e che se avesse a disposizione 32 pagine verrebbe una storia molto più corposa.

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Quindi un differente medium per la pubblicazione del fumetto comporta anche un radicale cambio di approccio narrativo?

Il medium su cui racconti non è il solo problema. Repubblica ha milioni di lettori, può capitare in mano a chiunque, devi considerare il pubblico generalista a cui si rivolge. Ci sono alcuni elementi di denuncia, cose che mi arrivano come feed-back dalla redazione, o che ho vissuto personalmente.

Noi dobbiamo raccontare Napoli che gode di un’immeritata fama negativa, tanto che nell’ultimo numero abbiamo creato una storia che smentisse la falsa notizia che Napoli sia la città più pericolosa di Italia (è Milano per la cronaca).

A Napoli c’è un alto tasso di criminalità, ma condensata in alcune zone. Raccontando noi storie di crimine, abbiamo la responsabilità di non dare il messaggio sbagliato, per questo lo scambio con la redazione e con Giovanni Marino, che si diverte moltissimo a lavorare su questo progetto, è continuo!

Ma adesso, dopo due stagioni profondamente legate da una continuity, si è intrapreso il percorso degli Extra, racconti autoconclusivi legati appunto alla quotidianità. Cosa cambia in questo modo di raccontare Violet?

Prendi la storia di Pino Daniele, io non l’avrei mai pensata, ma nel contesto in cui si inserisce il personaggio, effettivamente questo omaggio diventa doveroso.

Per cui, una volta arrivato il suggerimento dalla redazione, mi sono studiato una storia in cui ci fosse questo tema senza metterlo direttamente in primo piano. Se possiamo, cerchiamo sempre di creare un parallelo tra cronaca reale e Violet. È una ricerca continua mantenere Violet reale nel contesto di Napoli.

Spesso mi capita di chiedere agli amici e colleghi in loco consigli su dove ambientare una certa scena, farmi dare indicazioni per capire quali reference cercare e come inserirle nella storia. Le prime due serie erano fortemente in continuity, ma poi abbiamo inserito la linea Extra, storie maggiormente contestualizzate nella quotidianità napoletana.

L’inserimento nella saga consta nel trovare l’interesse della malavita nell’evento, in modo da dare corpo alla storia. Tra gli Extra ne abbiamo uno sull’anniversario della morte di Falcone, La volpe e la Pantera. Anche la famiglia di Falcone si è complimentata con noi, ad una mostra in memoria di Falcone erano presenti anche delle tavole di questa storia di Violet.

Ha avuto un grande riscontro, e ne eravamo lieti perché era un storia difficile e per inserire Violet in questo momento storico abbiamo ragionato molto, lavorando più sul concetto che non sulla narrazione. In più, fortuna nostra, Giovanni Marino, giornalista di cronaca bravissimo, è stato l’ultimo giornalista ad intervistare Giovanni Falcone. A sua insaputa, ho voluto inserire nelle didascalie degli stralci di questa sua intervista, e Giovanni mi ha confessato che si è emozionato molto nel leggere la storia.”

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Con Davide si parla anche della tanto temuta continuity, bestia nera degli autori. Qualche tempo fa ne ho parlato con Antonio Serra, che Davide Aicardi conosce bene, e anche l’autore di Violet ha una visione ben precisa della continuity in una serie

La continuity, come ha detto Antonio Serra è difficile. Io ho sempre inserito una continuità blanda, preferendo uno sviluppo verticale. Per Violet lo sviluppo orizzontale era di non farsi scoprire dalla sua famiglia e scappare all’ispettore che le dà caccia.

Le storie ora sono episodiche, completamente a sviluppo verticale, con dei richiami minimi alla continuità. Con la terza serie, gli Extra, abbiamo scelto di lasciare la continuity serrata per comodità e maggior gestione del personaggio, anche perché uscendo ogni 15 giorni sarebbe stato devastante.

Dal punto di vista dell’interesse, non avrebbe pagato perché il nostro è un pubblico che legge Violet perché ci clicka, non sono appassionati che tornano perché affezionati lettori. Lo abbiamo visto al Napoli Comicon: chi passava dallo stand e diceva di leggerci non era il classico appassionato di fumetti, ma il padre di famiglia che magari leggendo La Repubblica on-line capitava su Violet.

Come autore, poter lavorare su una continuity più solida mi affascina sempre. Il fatto che ho lasciato chissà quanti lettori con il fiato sospeso nel momento in cui il fratello la riconosce, è bellissimo! È una vendetta per tutti i maledetti che non hanno finito le serie quando mi appassionavo!

Tuttavia, nonostante il successo on-line, Violet rimane sempre un po’ ai margini delle manifestazioni a tema fumetto. La cosa sembra strana, visto che in passato altri personaggi nati sul web sono approdati ad una pubblicazione cartacea. Come mai così poca visibilità dal settore per un prodotto così interessante?

Napoli Comicon ci ha dato molto spazio, e Violet era molto conosciuta. Ma in altre manifestazioni non siamo stati considerati.

Premesso che non credo a fiere e premi, il problema è che andrebbe fatto un ragionamento più ampio sul fumetto in genere.

Uno dei grossi problemi è che in Italia manca una piattaforma web su cui poter presentare fumetti interessanti, nuovi.

Si dorvebbe far passare la mentalità di una striscia a fumetti, che sul cartaceo potrebbe essere un rischio, ma sul web non ci sarebbero gli stessi problemi!

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Ma forse il vero problema è come viene percepito il media fumetto in toto. Su Facebook ormai si sprecano le conversazioni in cui si attaccano varie iniziative di case editrici, Bonelli in primis, con un’acredine che spesso nasce da una scarsa conoscenza dei meccanismi dietro la produzione dei comics. In diverse occasioni con Davide ne abbiamo parlato, e lui ha una visione piuttosto precisa di questo momento del fumetto italiano

Questo discorso è ostico, ma facciamola breve.

L’esplosione del fumetto in Italia ci fu, volente o nolente, con il successo di Dylan Dog, che volevano chiudere al numero 10, ma che è diventanto un successo tale da sforare il milione di copie mensili tra serie regolare e ristampe varie.

Tutto ciò che è uscito dopo, anche di ottima fattura, potevano esistere perché Dyd era diventato un tale successo commerciale che consentiva di sostenere il peso anche di altri, e abbiamo avuto Nathan Never, che a livello di scrittura per me resta un capolavoro.

Ma tutto era possibile perché Dyd ha spaccato il settore, ha convinto Bonelli a tentare nuove strade; è normale che una casa editrice cerchi di trovare nuove vie, ma il problema è la ricettività del pubblico. Il problema è Facebook, perché la gente ormai commenta senza capire che forse le lamentele arrivano perché il prodotto criticato magari non è diretto a noi, ma ad un altro target.

Nei paesi che hanno vissuto prima di noi questa crisi del fumetto, anni fa hanno usato le analisi di marketing con riferimenti ai target, analizzando tutto dalla griglia al fomato, in un discorso completo che non si limita a un dettaglio.

E alla fine sai cosa ti dico? Che se non ti piace il mio ristorante, per venirci e criticare la mia cucina, ma cambia ristorante! E non dimentichiamo che in tutte le serie del mondo ci sono cicli che sono diventati leggenda ed altri meno fortunati.

Io non mostrerei il fianco a queste discussioni, ma mi limito a sperare che queste iniziative siano mirate a un buon esito. E facciamo un nome: Bonelli. Il disegno Bonelli è fra i più dettagliati ed accurati, pensa a quello americano, che spesso viene abbozzato e il colorista fa la differenza, eppure le polemiche inutili si sprecano…

E pensa anche al numero di pagine, rapportato al prezzo! Uno spillato americano, che sarà anche a colori, ha un prezzo superiore, oltretutto non è concepito per esser collezionato, ma come una lettura rapida da metropolitana, perché sai già che poi uscirà l’intera saga raccolta in volume.

Noi siamo stati abituati diversamente, abbiamo una concezione differente e, secondo me, paghiamo ancora poco rispetto alla qualità di ciò che ci viene offerto”

Certo in questo discorso rientrano anche le numerose riedizioni a colori che ultimamente stanno comparendo sempre più di sovente. Non nascondendo la sua preferenza, Davide Aicardi analizza in modo conciso questa tendenza

Io credo che se una storia nasce in bianco e nero, dovrebbe rimanere così.

Ci sono serie come Orfani che nascono a colori e si vede, alcune storie sono straordinarie. Io sono scettico sulle ricolorazioni.

Il colore, per me, è una scelta che l’editrice Bonelli ha fatto per seguire la nuova direzione che si vuole dare al fumetto.

Dopo questa chiacchierata con Davide Aicardi, sotto la vigile sorveglianza del suo amico felino Jeeg, ho avuto modo di comprendere come Violet meriti sicuramente una maggior visibilità, non solo tra i lettori di Repubblica, ma anche presso gli appassionati di fumetto.

Le avventure dell’eroina partenopea sono il frutto di un grande lavoro di ricerca e approfondimento non solo delle trame ma anche dei luoghi, una volontà di presentare una Napoli diversa, romanzata dal media fumetto ma che mostri la sua vera anima, e se in fondo assomiglia un pò alla Gotham del Cavaliere Oscuro, avrà diritto alla sua eroina no?