Zagor: Saddle Town, il finale di Tentacoli – Recensione

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Con Saddle Town si conclude l’avventura di Zagor iniziata con Tentacoli

Da qualche giorno è in edicola Saddle Town, il nuovo albo di Zagor, edito come sempre dalla Sergio Bonelli Editore, ed è la seconda e ultima parte di una storia iniziata a settembre con Tentacoli. La sceneggiatura è del curatore Moreno Burattini e i disegni sono di Marco Verni.

La prima parte di questa doppia storia ha letteralmente spopolato fra i lettori zagoriani, grazie soprattutto alla bellissima gag di Cico, storica spalla di Zagor, che occupa praticamente metà albo e che è divertente come non succedeva da anni, dai tempi delle mitiche gag scritte da Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, creatore della serie. Una gag così bella e divertente che ha fatto chiudere un occhio su alcune particolarità della trama, molto semplice e palesemente debitrice di Alien di Ridley Scott.

zagor saddle town copertina

Breve sinossi dell’albo, con riassunto del precedente.

Zagor e Cico si imbattono in una carovana dove quasi tutti gli occupanti sono morti, tranne un giovane di nome Eric, figlio di un ranchero della zona. Il ragazzo viene portato a casa, ma tutti gli abitanti sono stati uccisi da un misterioso verme molto aggressivo che entra nel corpo delle persone, ne prende possesso e le divora dall’interno (tipo gli Xenomorphi di Alien). Il soprastante Archie viene attaccato e posseduto da uno dei vermoni, dà di matto e fugge verso Saddle Town, località mineraria isolata. Zagor ed Eric, che sembra possedere misteriose capacità, si dirigono verso quel luogo.

Leviamoci il dente e il dolore: questo secondo albo non è all’altezza del primo e sostanzialmente delude gran parte delle aspettative.

Il motivo è molto semplice. Mi ci sono arrovellato per giorni e sono giunto alla conclusione che il problema risiede nella brevità della storia: se si toglie la gag di Cico, a questa vicenda sono concesse circa 150 pagine. La durata di uno Speciale, insomma. Il che non vuole dire che una storia breve (per gli standard di Zagor) sia brutta, anzi. Il recente Maxi I racconti di Darkwood ci insegna anzi che anche con 40 pagine a disposizione puoi tirare fuori un capolavoro, ma in questo caso, la durata delle pagine penalizza lo sviluppo della storia.

La struttura di questa storia è tipica di gran parte delle storie che Burattini ha realizzato negli ultimi anni: si parte subito con un fattaccio apparentemente inspiegabile, l’avventura prosegue, c’è uno spiegone-ponte che chiarisce tutti i misteri, poi si arriva al gran finale. Una struttura simile l’abbiamo vista in tante avventure, ma, a mio avviso, sta mostrando un po’ la corda. Vero che un forte mistero di base aiuta sicuramente a generare la suspance, ma qui semplicemente il mistero non c’è.

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Tolti Zagor e Cico ci sono due personaggi con un ruolo attivo: il già citato Eric e il dottor Osborne. Un numero così ridotto di personaggi fa sì che la soluzione del caso salti subito agli occhi del lettore senza il minimo bisogno di spiegazioni o flashback vari. Anzi, gli spiegoni su tutti i retroscena riguardanti l’origine dei vermoni e anche il colpo di scena della vicenda finiscono con lo sfondare la sospensione d’incredulità necessaria per accettare una storia in cui ci sono degli Xenomorphi in salsa zagoriana.

Senza contare un maccheccosa grosso come una casa, ovvero il fatto che i posseduti dai vermoni siano in grado di agguantare e strangolare gli avversari emettendo una lunghissima lingua dalla bocca. Ebbene, nel corso della lotta finale, nessuno – ripeto: nessuno – dei posseduti usa questo trucco per fermare Zagor e i suoi alleati. E i posseduti sono lì per difendere la loro Madre, sono coinvolti in una battaglia in cui è lecito usare ogni mezzo a propria disposizione. Eppure non usano la loro arma più potente.

La battaglia finale con lo Xenomorpho Regina, ossia la Madre dei vermoni, si risolve in maniera affrettata e senza il dramma necessario, considerando che per sconfiggerla si rivela necessario un sacrificio.

Insomma, sul piano della sceneggiatura purtroppo abbiamo un parziale passo falso di Burattini. Dico parziale perché, a conti fatti, la prima parte regge abbastanza bene e in più c’è la già citata gag iniziale che ha fatto la gioia di tutti i lettori. Inoltre il remake di Alien ed Aliens soggetto di base è intrigante e sicuramente avrebbe meritato uno sviluppo maggiore.

Menzione positiva invece per i disegni di Marco Verni. Fedelissimo custode dell’ortodossia ferriana, Verni è nel cuore dei lettori di Zagor da quasi quindici anni e qui dimostra ancora una volta il perché: il suo stile si rifà totalmente a quello del grande Gallieno Ferri, il creatore grafico del personaggio, e qui offre senza dubbio la sua prova migliore, anche se non mancano alcune sbavature sul finale, complice forse la rapidità dei tempi di consegna, oltre che una certa staticità nei movimenti dei personaggi. Nel complesso, però, siamo sicuramente di fronte ad una buona prova che riesce (in parte) a salvare capra e cavoli.

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Per farla breve, una storia come questa avrebbe avuto più successo se fosse stata spalmata su due albi pieni (togliendo quindi la gag di Cico), oppure addirittura aggiungendo un terzo numero, anche se questo avrebbe inevitabilmente allungato i tempi di pubblicazione di parecchi mesi.

Quello che dispiace di più è che Burattini nell’ultima annata ci aveva abituato a storie soddisfacenti e talvolta ottime, come le bellissime Gli uccisori di indiani, La porta dell’inferno e Brezza di luna. Non pretendiamo che ogni mese esca La palude dei forzati o La lunga marcia, ci mancherebbe altro, ma allo stesso tempo siamo consapevoli che da Moreno è lecito attendersi molto di più, visto il suo amore per il personaggio e la sua capacità di inventare trame che rispecchino fedelmente l’ortodossia zagoriana. Ci rendiamo altresì conto che in una pubblicazione seriale come Zagor non sempre è possibile avere la grande saga e che dovendo garantire un certo numero di uscite annuali senza possibilità di sgarrare, è possibile che non tutto riesca correttamente e che ogni tanto ci si debba accontentare di storie come questa.

Dispiace che questa storia giunga al termine di un periodo davvero buono per lo Spirito con la Scure e che sia intrappolata fra due avventure di alto profilo: quella appena conclusasi di Rauch e Pesce sul ritorno del ronin Takeda e la prossima di Luigi Mignacco e Walter Venturi sul ritorno di Smirnoff e, successivamente, un altra storia da tre albi pieni di Zamberletti e Laurenti con Blondie coprotagonista. In mezzo a tanto ben di fumetto che è venuto e che verrà, questa doppia avventura, purtroppo, non riesce a lasciare il segno.

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