Volt Che vita di mecha 5: Cuore e Acciaio – Recensione

Con Cuore e Acciaio torna Volt, con il suo quinto albo e l’esito della battaglia tra le diverse generazioni di nerd!

Dopo due mesi di attesa, finalmente stiamo per scoprire l’esito di una delle battaglie più infauste della storia, il cui teatro di battaglia è un luogo mistico, il vero contendere di questo sanguinoso scontro. Insomma, torna Volt che con il suo quinto albo ci racconta l’esito della nerd battle per il diritto di dominare nella sua fumetteria da parte delle due differenti generazioni di clienti. Durante l’attesa i fan si incontrati sulla pagina ufficiale Facebook di Volt, commentando e mostrando il proprio affetto per questo divertente robottino.

Stefano Conte, l’identità segreta di The Sparker, con questo albo riesce nella difficile impresa di coniugare alla perfezione comicità e sentimento. La scelta di usare degli stereotipi per identificare i diversi clienti della fumetteria con Cuore e Acciaio passa quasi in secondo piano, lasciando emergere in modo più evidente l’emotività dei protagonisti, soprattutto l’aspetto passionale dei contendenti.

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I protagonisti coinvolti in questo scontro annunciato nel finale dello scorso numero, infatti, sono particolarmente esagitati nel voler sostenere il proprio mondo nerd, lasciando che l’affetto per i propri personaggi sia il solo metro di giudizio. La generazione di Volt rappresenta il mondo dei cartoon giapponesi anni ’80, quelli con cui è cresciuta la maggior parte dei nerd over 30 di oggi; inutile dirlo, ma il mio tifo era tutto per loro, visto il loro ardore nel voler mostrare a questi giovinastri cosa sia la vera arte!

Il gruppetto di sbarbatelli (mica sono di parte, eh!) guidati dall’antipatico ragazzino senza volto, invece, attinge maggiormente agli anni ’90 e primi 2000. Cresciuti anni dopo l’onda dei vari robottoni, questi giovani sono legati ad una concezione più moderna, con una tendenza a deridere le storie del passato.

The Sparker gioca abilmente su questo contrasto tra generazioni, che a ben vedere è un argomento che trascende il confine della fumetteria. Spesso anche nelle nostre famiglie ci confrontiamo con nonni o genitori che hanno vissuto esperienze differenti dalle nostre (dalla tecnologia all’intrattenimento, dalla società alla scienza), un diverso modo di affrontare la vita che a volte genere un muro di incomprensione, tra chi non capisce ‘ma come si faceva quando non c’era…‘ e ‘ora non avete più…‘.

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Volt assiste a questo scontro vivendo questa conflittualità, inizialmente da esterno, fornendo al lettore un parere apparentemente supra partes. Il nostro robottino è però un figlio degli anni ’80, e questa sua passione non tarda a manifestarsi, prima come critica ai suoi amici che sembrano non capire come sfruttare le proprie potenzialità, ed infine rinunciando al ruolo di giudice per schierarsi al loro fianco.

Tutto questo viene reso con lucida ironia da Stefano. Non mancano mai battute di derisione sui difetti dell’uno o dell’altro mondo, impietosi e graficamente spassosi, un’analisi che mescola passione con osservazione critica, ma che alla fine lascia sempre trasparire un affetto genuino per delle storie che ci hanno accompagnato nella nostra adolescenza (e ancora lo fanno).

Come sempre il tono comico di The Sparker è il perfetto veicolo per dare sostanza alle avventure di Volt. Il tratto di Stefano dona vita a delle caricature facilmente riconoscibili dei simboli più iconic delle diverse ere a confronto, arricchite da una profonda ironia che punta il dito più sui difetti che non sui punti forti dei diversi cartoon di riferimento. Impossibile non ridere per la scenetta ispirata a Holly e Benji, il momento più divertente dell’intero albo.

Il punto di massima emotività rimane quando, dopo il giusto esito della battaglia, si arriva ad una situazione di convivenza. Avendo visto spesso queste scene dal vivo, anche se con toni meno divertenti, questi due numeri di Volt sono stati una lettura divertente e molto particolare, perché ribadiscono come Stefano Conte abbia colto con occhio attento le diverse anime del mondo nerd, le abbia accolte e fatte proprie per poi presentarle agli stessi lettori che meglio le incarnano. Volt non è un semplice fumetto, è il ritratto di un’intera cultura che viene messa di fronte ad uno specchio, davanti al quale vengono messi a nudo con divertimento e ironia pregi e difetti.

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Per questo numero i complimenti per The Sparker sono doppi. Non solo per la perfetta riuscita dell’albo, ma soprattutto perché Cuore e Acciaio è il primo numero inedito di Volt. I primi quattro numeri, infatti erano riedizioni dei primi passi di Stefano Conte nella giungla delle autoproduzioni, un’avventura che è passata alla fase successiva con l’arrivo di saldaPress. Questo albo ed il prossimo, l’ultimo di questo primo arco di storie, sono invece nati espressamente per la collana attuale. Oltre a mostrare un prodotto di alta qualità, Stefano è anche un esempio per tutti i giovani autori che stanno facendo gavetta, un invito a non arrendersi e credere nel proprio progetto, anche con dei sacrifici. Insomma, pensate a Volt, che coltiva il suo sogno nonostante i sordidi piani di Dark Mother!

Il finale di questa prima serie di Volt arriverà fra due mesi, con L’occhio della Tigre Speriamo solo di non dover attendere troppo per tornare a seguire le avventure del robottino più divertente dei comics italiani!

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