Daredevil: Porpora e Terrore a San Francisco – Recensione

Daredevil apre i battenti sui mesi perduti di Matt Murdock, con l’arrivo di un vecchio nemico!

Anche ad agosto abbiamo avuto i nostri due appuntamenti con Daredevil, il bisettimanale di Panini Comics dedicato alle avventure di Matt Murdock e degli altri eroi urbani di casa Marvel, tutti protagonisti di serial su Netflix (avete già visto The Defenders, a proposito?).

Queste due uscite sono fondamentali per il nostro Matt, soprattutto perché Charles Soule ha deciso di svelare finalmente uno dei punti più oscuri della sua attuale run di Daredevil: come mai nessuno si ricorda che Matt è Daredevil?

L’unica persona che ancora sa questo fondamentale segreto è il suo vecchio socio e amico Foggy Nelson, nonostante al momento tra i due non ci sia il rapporto idilliaco dei vecchi tempi. Dopo gli eventi della recente caccia al serial killer inumano che hanno portato al ferimento di Blindspot (il ‘protetto’ di Daredevil), Matt sembra essere piombato in una nuova crisi, elemento tipico del personaggio, resa ancora più intensa dalla sua forte fede, anch’essa ora messa in dubbio.

Lo scorso mese con Il settimo giorno e Nel centro del mirino avevamo visto Matt avvicinarsi alla figura di padre Jordan, prete dalle idee piuttosto decise nei riguardi della lotta al male. L’anima tormentata di Murdock è stata attratta da questa particolare concezione del mondo da parte dell’ecclesiastico, e il Diavolo Custode ha scelto di aprirsi, di riavvicinarsi alla fede passando da uno dei punti fermi del credo: la confessione.

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Porpora e Terrore a San Francisco sono i due numeri di agosto in cui, tramite l’espediente narrativo della confessione, inizia il percorso che ci porterà a scoprire come l’identità segreta di Daredevil sia stata nuovamente coperta al grande pubblico. Soule crea una particolare dimensione emotiva in cui il racconto-confessione di Matt viene reso con un tono malinconico, disperato, quasi colpevole, in contrapposizione alla narrazione degli eventi occorsi mesi addietro mentre abitava a San Francisco con la sua compagna, Kristie McDuffie.

La volontà di Matt era di ricominciare una vita, sereno, in cerca di una stabilità emotiva che ha sempre agognato ma mai goduto a lungo. Soule svela come l’equilibrio di Matt sia stato, all’epoca, sconvolto dall’arrivo di due dei Bambini Porpora, i figli di Killgrave. Questo criminale ha il dono di poter controllare la volontà altrui con la sua voce, ed è uno dei nemici storici di Daredevil; durante la sua carriera criminale, Kilgrave ha avuto dei figli, cinque per l’esattezza, che hanno ereditato il potere del padre. Scopo del criminale è radunare i cinque eredi e sfruttarli per aumentare al massimo il proprio potere.

Matt ovviamente non può resistere alla richiesta d’aiuto dei due piccoli che suonano alla sua porta, ma non ha idea di cosa lo attenda nel confronto con Kilgrave. Charles Soule ha deciso di riportare in bella mostra la psicologia di Matt, il suo animo da sempre tormentato e diviso tra i suoi due mondi; Murdock ha avuto modo di non doversi nascondere dietro una maschera, ma ha scoperto che le sue due vite, se entrambe pubbliche, non sono conciliabili. Ed ecco il punto di rottura del suo animo; tornando per un breve periodo a New York, scopre che il suo facilmente identificabile come Murdock e Daredevil costituisce un problema, diventa un imbarazzo anche per le cause che deve seguire (elemento che era già stato visto all’inizio della run di Waid). Per poter essere sia avvocato che vigilante, Matt deve essere la facciata pubblica, ma Daredevil non avere un volto. La ricerca spasmodica di un modo per ricreare questa scissione porta Matt a cercare aiuto presso altri eroi (e non eroi), tutti incapaci di porre rimedio a questa situazione. non è un caso che si crei verso la fine un contrasto tra ciò che Matt narra padre Jordan (reso nelle didascalie) e gli eventi che Ron Garney disegna, magistralmente.

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Garney ha capito perfettamente come Soule vuole rendere il difficile momento di Matt, e il suo tratto esalta la difficoltà morale di Matt, effetto reso disegnando Murdock con spalle spesso spioventi, con movenze quasi arrendevoli. Matt Milla con i suoi colori dona il tocco finale, in un frangente anche usando uno stile datato ma che si sposa bene con il momento emotivo di Matt.

Dopo le avventure decisamente emotive e psicologiche di Matt, trovarci nel mondo adrenalinico e iperviolento di Frank Castle è stato un piacevole diversivo! La story line attuale, scritta da Becky Cloonan e disegnata dal grande Steve Dillon è entusiasmante. La lotta all’organizzazione che si nasconde dietro lo spaccio di una pericolosa droga è diventata una vera e propria guerra per Castle, che si abbatte su tutti i membri di questo gruppo come un furia. In questa risalita al vertice si trova a doversi alleare con un’agente della DEA, donna di forte spirito e che alla fine diventa (temporanea?) spalla di Frank in uno dei momenti più intensi della storia.

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Dillon dimostra ancora una volta di essere più che adatto a mostrare tutta la durezza della crociata di Frank Castle, con tavole di violenza sfrenata in cui l’espressione del Punisher è famigliare, in cui non si nasconde nulla del carattere del personaggio. Martin rimane fedele a questo approccio, colorando le tavole in modo da mostrare tutto il contesto violento della storia. Insomma, il Punisher è in piena forma!

Non nascondo che aver letto che a settembre assiseteremo alla fine dell’arco narrativo dedicato a Luke Cage ed Iron Fist mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo. Nonostante qualche piccolo attimo di interesse, la run di Walker disegnata da Greene non mi ha entusiasmato, vuoi per la trama non esattamente ben scandita che per dei personaggi di contorno poco incisivi, spesso inseriti in situazioni che diventano fin troppo assurde per esser godibili. L’intreccio tra storia di strada e magia, il tono spesso forzatamente comico.

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Lo stile grafico è personale e in linea con la storia, specchio di una comicità che dovrebbe mitigare una trama in cui i villain sono talmente stereotipati da risultare non divertenti ma prevedibili, a tratti fastidiosi. La mia speranza è che la conclusione di quest’arco narrativo liberi spazio per una run più appassionante.

In conclusione, continua la pubblicazione della vecchia miniserie dedicata all’origine della Mano, la setta di ninja assassini che spesso ha fatto sentire la sua presenza nel mondo di Daredevil. Lettura interessante, un piacevole diversivo dopo la delusione del duo Cage- Rand.

Il prossimo numero di Daredevil, in arrivo il 7 settembre, promette di mostrare uno dei momenti più duri della vita di Matt, oltre a darci alcune delle risposte che stiamo aspettando da tanto!

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