Game of Thrones 7: recensione del quinto episodio “Eastwatch”

Kit Harington eastwatch

Eastwatch, il quinto episodio di Game of Thrones 7 ci regala poca azione ma tanta carne al fuoco!

Attenzione! L’articolo che segue contiene spoiler!

Come tutte le settimane, eccoci puntuali a parlare della settima stagione di Game of Thrones, arrivata al quinto episodio: Eastwatch!

Dopo The Spoils of War, puntatone epico e ricco di azione oltre l’immaginabile della scorsa settimana, un notevole calo del ritmo è quasi fisiologico, ma potremo vedere anche questa volta il caro Drogon in azione, giusto per gradire. Dopotutto le finanze di HBO non sarebbero state nuovamente intaccate pesantemente con altre colossali scene in campo aperto ma, si sa, lo spazio per qualche gradevole fiammata si trova sempre.

Intanto, subito dopo la sigla, veniamo a scoprire che il buon Jaime, che avevamo visto sfuggire per il rotto della cuffia alle fiamme del drago Targaryen, affondando nel fiume, è stato ovviamente tratto in salvo da Ser Bronn, un personaggio che ho sempre adorato, soprattutto per il suo disincanto e la capacità assoluta di adattarsi a tutte le situazioni.

Essendo uno dei personaggi più pragmatici e coi piedi per terra di tutta la serie, Bronn fa gentilmente notare a Jaime che, visto come sono andate a finire le cose, bisognerebbe cominciare a pensare a un più modesto piano B, possibilmente che non comportasse un suo coinvolgimento diretto. Come dar torto al furbo mercenario, alla luce di quanto successo e di quanto stava accadendo!

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Mentre Bronn e Jaime facevano salotto in riva al fiume, Daenerys si occupava dei pochi superstiti dell’armata Lannister.

Adoro come stanno facendo agire il personaggio della giovane Regina dei Draghi, in maniera molto diversa da come si muoveva a Meereen. Dany oscilla costantemente tra la figura, tutto sommato positiva, di sovrana illuminata e progressista che promette una nuova vita e un riscatto a chi, tra i prigionieri, si fosse inchinato a lei (deve averlo come mania personale), a quella di una classica Targaryen, con evidenti forme di sadica pirofilia, che se non fai quel che vuole ti ricorda sempre che lei ha tre draghi sputa fuoco e non ha paura di usarli.

Con questa intrigante doppiezza devono fare i conti Lord Randyll Tarly e il giovane Dickon, che si sentono in dovere di fare un po’ di filler (senza neppure tanto pathos) sul fatto che loro non si inginocchiano a una regina straniera e bla bla bla: Dracarys e la scena è archiviata.

Il barbecue ferragostano offerto da Daenerys oltre che, di fatto, rendere il mite Sam l’erede di casa Tarly, sconvolge non poco Tyrion. Solitamente il Folletto, tramite i suoi saggi consigli, riesce a sistemare le cose quasi sempre ma, ultimamente, almeno con Dany, pare aver perso il suo “tocco” facendo sempre più nascere in lui dei dubbi, soprattutto alla vista delle cose di cui è capace la sua nuova Regina.

Riesce però a pilotare abbastanza bene la situazione quando bisogna convincere Jaime a intercedere presso Cersei per una tregua. Un ottimo lavoro del solito Tyrion, che incassa il risultato assieme al Ser Davos, che nel frattempo guadagna un valido alleato: Gendry, il figlio bastardo di Robert Baratheon che mena come un fabbro ferraio (letteralmente), e che ci regalerà una simpatica scenetta di complicità tra figli illegittimi appena arrivato al cospetto di Jon. No, non come con Ramsay, che era brutto e cattivo.

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Altro fillerone mostruoso in questo episodio, è la scena con Jon e Drogon. Credevo di vedere la live action di Dragon Trainer, dove l’eroe positivo e senza paura riesce a conquistare la fiducia della bestia sputa fuoco. Preoccupante anche il continuo flirtare tra la Madre dei Draghi e il Re del Nord.

Come dicevo tempo fa, lo spauracchio della romance fan service è sempre in agguato (come velatamente confermato dal regista del precedente episodio) ma una cosa buona però la scena ce l’ha: mostrare che Jon, in fondo in fondo, ha sangue Targaryen e quindi anche una certa naturale ed elettiva affinità con quei bestioni sputa fuoco.

Alla Cittadella invece, il nuovo erede di casa Tarly, stufo di non essere ascoltato dai “saggi” anziani, fa armi e bagagli con la famiglia, non prima di permettere a Gilly di rivelarci involontariamente un gustoso retroscena sulla vera ascendenza di Jon e sulla legittimità di Daenerys a reclamare il trono!

Le vere gioie di questo episodio ci vengono da Grande Inverno, dove la scena vede una Sansa un pochino sottotono, oberata di impegni e rosa dall’insicurezza (anche se non vuole e non può farlo vedere) un Bran sempre più creepy ed una grandiosa Arya, un personaggio sviluppato benissimo, che non si riesce a capire bene se agisca solo per il bene della sua famiglia, o se fa “accadere” cose anche per portare avanti i suoi intenti omicidi, scontrandosi ovviamente con il viscido Ditocorto!

Bellissima la scena di quando si tengono d’occhio a vicenda in un crescendo di infamate e paranoia, sembrava Spy vs Spy! Epico.

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In chiusura poi, diamo davvero il massimo. Nelle ultime battute dell’episodio, durante i preparativi per la spedizione di Jon oltre Barriera a caccia di un Estraneo per convincere Cersei, vediamo nascere un nuovo team di super eroi, anche se in realtà sembrano la versione medievale di Bastardi senza Gloria (Tarantino son sicuro ne sarebbe fiero!), composto da Jon, Jorah Mormont (guarito si, ma non dalla friendzone), Gendry il novello Thor, Tordmund dei Bruti, Thoros, Beric Dondarion e il Mastino che The Expendables spostatevi proprio che non siete nessuno!

Il dream team del Nord promette un bel po’ di azione per le prossime puntate (e, secondo me, anche qualche gag spassosa), cosa che è praticamente mancata questa settimana.

Questo Eastwatch ha messo tanta, tantissima carne al fuoco, ma non ha approfondito nulla. Il classico episodio “di raccordo” che però fa ben sperare per l’evolversi della trama che, siamo certi, nel prossimo episodio ci regalerà nuovi picchi di pura emozione. Alla settimana prossima!

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