Ring of Red: Riscopriamo il passato di Konami, tra ucronie e mech

Giganteschi Mecha in stile dieselpunk si sfidano in uno scenario storico alternativo. Questo è Ring of Red!

I combattimenti tra robot giganti hanno sempre avuto il loro fascino e il mondo dei videogames non ne è di certo immune! In ogni generazione di console abbiamo potuto goderci numerosi titoli con protagonisti, anche solo secondari, i nostri cari, vecchi robottoni.

Oltre a titoli conosciuti e di successo, come ad esempio la recente serie Titanfall, nelle pieghe del medium videoludico possiamo anche scovare delle vere e proprie perle misconosciute a proposito di mecha e simili. Giochi che non sono riusciti ad entrare nell’immaginario comune, ma che meritano tantissimo. Uno di questi è Ring of Red, uscito per la gloriosa Playstation 2.

Ring of Red, pubblicato da Konami nel 2000 in Giappone e nel 2001 in Europa e Nord America, è un gioco ucronistico, ossia ambientato in uno scenario storico nel quale qualcosa non è andato come nella nostra linea temporale.

In Ring of Red, ad esempio, durante la Seconda Guerra Mondiale vengono sviluppate delle macchine da guerra robotiche. Dei Mecha, in pratica. Questi mecha sono chiamati AFW, acronimo di Armored Fighting Walkers. E non soltanto questo è cambiato. Il Giappone, sconfitto anche in questa linea temporale, non è stato solo invaso dagli USA, ma anche dall’Unione Sovietica.

ring of red
La copertina della versione occidentale

Il gioco si svolge dunque in un ipotetico 1960, con un Giappone diviso in due stati diversi, uno a Nord, filo sovietico e uno a Sud, alleato con gli americani. L’isola di Hokkaido è invece saldamente occupata dall’Armata Rossa. In questo scenario simile a quanto visto con la Corea negli anni ’50, si svolgeranno le nostre missioni, in qualità di pilota di AWF (ampiamente utilizzati da ambo le fazioni).

Ring of Red è sostanzialmente uno strategico a turni. All’inizio di ogni missione dovremo posizionare i nostri AWF sulla mappa, ci sarà una fase di movimento (con il terreno che influisce positivamente o negativamente), una fase di combattimento, il più delle volte condite da dialoghi più o meno drammatici tra i vari piloti in campo. Se la fase di posizionamento e movimento ricorda moltissimo la serie Front Mission, la fase di combattimento è piuttosto originale. Durante gli scontri, infatti, prenderemo il controllo del nostro mecha in tempo reale. Non crediate però di partecipare a combattimenti in stile Gundam! I nostri robot sono infatti pesanti e piuttosto lenti.

Noi dovremo controllare la direzione e la velocità del mezzo, il puntamento e l’uso delle armi e daremo anche gli ordini alle squadre di serventi che ci portiamo appresso. Si perché, lungi dall’essere perfetti, gli AFW dovranno sempre essere seguiti da squadre di soldati appiedate, che fungono da tuttofare, a seconda della loro classe. Questi soldati, ripareranno danni strutturali, creeranno diversivi, armeranno i cannoni o combatteranno con altri fantaccini. Poi esistono le unità con lanciarazzi antimech, che sono più letali dei robot avversari! Sistema non perfetto, ma originale e anche impegnativo.

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Prima si muove…

Durante il combattimento dovremo tenere molto in considerazione la distanza tra noi e il bersaglio, dato che le armi avranno un’efficacia minore (o nulla) se usate dalla distanza non ideale. Dovremo inoltre, sia in fase di movimento che in quella di combattimento, tenere di conto del ciclo giorno – notte, fattore assolutamente non secondario, dato che la visibilità ne verrà fortemente influenzata.

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Poi si combatte!!

Il gioco procede seguendo una storia (sempre come visto fare con Front Mission) suddivisa in 17 missioni. Gli avversari sono molto agguerriti e le nostre mosse vanno pianificate con estrema cura. Non è raro che le sorti di una missione, apparentemente già bella che vinta, possano ribaltarsi completamente per un nostro errore tattico e trasformarsi in una penosa sconfitta nel giro di due turni! Devo ammettere che in certi passaggi, Ring of Red potrebbe anche rivelarsi frustrante, soprattutto quando si deve re iniziare una missione da capo, visto che sono, in media, molto lunghe.

Ring of Red è un gioco molto valido, ma può essere apprezzato appieno solo dagli amanti della strategia e dei mecha, che in questa veste “dieselpunk” sono davvero interessanti. Anche se le fasi di combattimento sono più movimentate, rimane infatti un gioco molto statico e di ragionamento; uno strategico senza velleità diverse, un gioco da provare e da capire fino in fondo.

Conoscevate già Ring of Red? Ci avete giocato? Fatecelo sapere con un commento qui sotto!

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