“Se bella vuoi apparire, un po’ devi soffrire” dice un vecchio italico proverbio, che sembra riassumere in maniera coincisa il nuovo film di Coralie Fargeat, The Substance.
Vincitore della palma d’oro per la miglior sceneggiatura, il film, oltre al plauso della critica, sta riscuotendo un buon successo al box office, anche se, per esperienza diretta, non tutti gli spettatori sono rimasti in sala fino alla fine del film (e non è difficile immaginare il perché).
The Substance è un film difficile da digerire, non perché sia complicato o narrativamente impegnativo, anzi è un film piuttosto diretto, dove il messaggio è chiaro e spiattellato in faccia. Se mai il problema (se vogliamo chiamarlo problema) è che si tratta di un film estremo e disgustoso, non nel senso che sia brutto da vedere, ma che quello che si vede tende a far distogliere lo sguardo allo spettatore più sensibile. Splatter e ripugnate, un body horror come quelli di David Cronenberg, anche se quella del regista di Scanners e La Mosca, non è l’unica influenza.
Da dove viene The Substance?
A plasmare l’ultima creatura di Coraline Fargeat hanno contribuito grandi registi del passato, da Cronenberg appunto, ma anche da La Cosa di John Carpenter, Society di Bryan Yuzna e perfino La morte di fa bella di Robert Zemeckis, dove l’eterna giovinezza aveva un caro prezzo da pagare, proprio come in The Substance.
Chi però ha influenzato più di tutti la regista francese, a livello visivo, è sicuramente il lavoro di Stanley Kubrick: Shining, 2001 Odissea nello spazio e Arancia Meccanica sono tutti visivamente presenti in The Substance.
In sostanza… cos’è The Substance?
Elizabeth Sparkle (Demi Moore) è un’attrice di Hollywood che si è data alle lezioni di aerobica in TV. Raggiunti i cinquant’anni, però, il suo datore di lavoro (Dennis Quaid) è in procinto di sostituirla con una ragazza più giovane. Dopo un incidente stradale Elizabeth viene a conoscenza di un misteriosa sostanza, chiamata con uno sforzo di originalità The Substance, che permette di generare un versione più giovane e più attraente di se stessi. Non un ringiovanimento vero e proprio, ma la creazione di un’altra persona dal proprio corpo. Così “nasce” Sue (Margaret Qualley), giovane e bella, perfetta per sostituire Elizabeth in TV e nella vita. Naturalmente la fregatura è dietro l’angolo con la sostanza: un po’ come funzionava per i Mogwai di Gremlins, ci sono delle regole da rispettare per fare in modo che il sistema possa reggere.
Demi Moore e Margaret Qualley
Dopo essere stata un icona di bellata negli anni ’90, Demi Moore era un po’ sparita dai radar del cinema mainstream. Coraline Fargeat la recupera proprio per un film in cui si parla di un attrice decaduta che vuol tornare ad essere giovane, rivelandosi una scelta di cast azzeccatissima.
Il contraltare della Moore è Margaret Qualley, già apprezzata in C’era una volta ad Hollywood e in un breve cameo in Povere Creature, è la versione perfetta di una giovane Demi Moore. Dennis Quaid invece è il vero mostro del film, e non a caso il suo personaggio si chiama Harvey come a ricordare Harvey Weinstein, produttore americano condannato per abusi sessuali.
Tre scelte di cast perfette, al servizio di una grande sceneggiatura e regia.
Coralie Fargeat
Al suo secondo film da sceneggiatrice e regista Coraline Fargeat gira un film che è quasi un capolavoro e sicuramente diventerà un cult. Un body horror dove le ossessioni della regista vengono esaltate e spinte ancora di più del suo precedente film, Revenge del 2017, dove le carni maciullate, il sangue e le inquadrature sui fondoschiena erano già parte dell’estetica della regista francese.
Con questo film la Fargeat potrebbe aver ridato una nuova vita ad un sottogenere dell’horror, anche se, a dire il vero, la sua connazionale Julia Ducournau aveva vinto la Palma d’oro a Cannes nel 2021 con un altro body Horror, Titane. Con Cronenberg che è di nazionalità canadese, possiamo dire che il body horror parla la lingua di Parigi.
The Substance, il siero dell’eterna giovinezza
C’è un momento in cui si capisce la portata di The Substance: Elizabeth ha un appuntamento con un suo vecchio compagno di scuola. Si prepara per uscire e noi spettatori vediamo quanto è bella e attraente, anche in versione age. Prima di uscire però Elizabeth getta uno sguardo su un cartellone pubblicitario dove è raffigurata la sua controparte Sue. Da qual momento Elizabeth non sarà più in grado di varcare la soglia di casa, perché, pur bellissima, non rientra nei canoni di bellezza dettati dalla società e dallo showbusinnes.
Il punto dove vuole arrivare The Substance è piuttosto chiaro e diretto, con il rifiuto di invecchiare e l’ossessione per l’eterna giovinezza. La protagonista è ovviamente una donna, ma è chiaro come il suo desiderio di non invecchiare sia colpa degli uomini che la guardano, determinandone il valore e il dover essere sessualmente desiderabile.
La protagonista Elizabeth non ha scelta, o meglio, qualunque scelta faccia la porterà inevitabilmente all’autodistruzione. Se sceglie di invecchiare perderà il lavoro, se sceglie di ringiovanire andrà in contro a conseguenze mostruose, un po’ come nella vita reale dove attrice e attori finiscono per esagerare con la chirurgia estetica per soddisfare dei canoni di bellezza del tutto fuorvianti. La sostanza del film è di fatto un siero dell’eterna giovinezza, ma con conseguenze devastanti.
Un film di sostanza
The Substance è appunto, un cinema di sostanza, nel senso che tutto quello che si deve vedere, viene mostrato, senza tagli o senza trucchetti per nascondere le cose più scabrose.
È anche un film difficile da guardare per tutto lo splatter presente, ma al contempo è una gioia per gli occhi, dal punto di vista della composizione delle immagini.
In conclusione se siete facilmente impressionabili andate al cinema a vedere The Substance con gli occhialini 3D, non servono a una mazza per questo film, ma almeno avrete una visone parziale dei momenti peggiori (o migliori, a seconda dello stomaco) del film.



