Il cinema perde uno dei suoi interpreti più autentici e inimitabili. Sam Neill è morto il 13 luglio 2026 a Sydney, in Australia, all’età di 78 anni, circondato dalla sua famiglia. La notizia, comunicata dalla famiglia stessa attraverso un post su Instagram, ha colto di sorpresa il mondo intero: Neill aveva recentemente annunciato di essere guarito dal linfoma angioimmunoblastico a cellule T al terzo stadio diagnosticatogli nel 2022, e sognava di tornare sul set.
Nel comunicato, la famiglia ha scritto: “È con immensa tristezza che il whānau di Sam Neill annuncia la sua scomparsa, avvenuta lunedì 13 luglio a Sydney, in Australia. Sam era circondato dai suoi cari e si è spento con la dignità che ha caratterizzato tutta la sua vita. La perdita è stata improvvisa e inaspettata, ma siamo grati del fatto che Sam sia rimasto libero dal cancro.”
Una carriera da cinquant’anni: dal paleontologo ai grandi villain della storia
Nato Nigel John Dermot Neill il 14 settembre 1947 a Omagh, nell’Irlanda del Nord, e cresciuto in Nuova Zelanda dal 1954, Neill aveva scelto il nome Sam perché lo riteneva “meno impacciato”. Con quella semplicità disarmante che avrebbe poi contraddistinto tutta la sua carriera, aveva costruito in oltre cinquant’anni di lavoro un catalogo straordinariamente variegato: più di 150 produzioni tra cinema e televisione, attraverso generi e registri completamente diversi tra loro.
La sua prima grande occasione arrivò grazie al regista polacco Andrzej Żuławski, che nel 1981 lo volle come protagonista di Possession, un horror psicologico sul disfacimento di un matrimonio ambientato nella Berlino divisa, al fianco di Isabelle Adjani. Una performance di intensità devastante, che lo impose all’attenzione del cinema europeo e aprì le porte a una carriera internazionale.
Negli anni Ottanta, Neill lavorò con Meryl Streep in Plenty (1985) e in Un grido nella notte (1988), due collaborazioni con il regista Fred Schepisi. Nel 1989 recitò con Nicole Kidman nel thriller Ore 10: calma piatta di Phillip Noyce, proiettando entrambi verso una visibilità internazionale ancora maggiore.
Ma fu il 1993 a consacrarlo definitivamente agli occhi del pubblico di tutto il mondo. Quello stesso anno Neill fu protagonista di due capolavori: Lezioni di piano di Jane Campion, che vinse la Palma d’Oro a Cannes e tre Oscar, dove interpretò il complesso Alisdair Stewart con una profondità che avrebbe potuto rendere il personaggio semplicemente cattivo e lo rese invece tragicamente umano; e poi Jurassic Park di Steven Spielberg, dove vestì i panni del paleontologo dottor Alan Grant.
Il dottor Alan Grant: un personaggio eterno
Jurassic Park non fu soltanto un blockbuster: fu un evento che cambiò per sempre il cinema. E al centro di quella rivoluzione c’era Sam Neill, che con la sua interpretazione di Alan Grant riuscì a bilanciare meraviglia scientifica, ironia sottile e coraggio autentico in un modo che nessun altro avrebbe saputo fare. Neill avrebbe ripreso il ruolo in Jurassic Park III (2001) e poi ancora in Jurassic World: Il dominio (2022), tornando a un personaggio che il pubblico non aveva mai smesso di amare.
Riflettendo sul ritorno nei panni di Grant, Neill aveva detto: “Penso sempre che Alan Grant sia come un vecchio paio di stivali comodi. Hanno visto giorni migliori, ma sono davvero comodi, e non li getteresti mai via. Naturalmente, ti infili gli stivali comodi e il cappello, e sei di nuovo lì.”
Il seme della follia, Merlin, Peaky Blinders e Hunt for the Wilderpeople
Nello stesso anno di Jurassic Park, Neill girò con John Carpenter Il seme della follia (1994), uno degli horror psicologici più celebrati degli anni Novanta, in cui interpretò il crollo progressivo di un uomo razionale di fronte all’orrore cosmico in modo che pochi attori avrebbero osato tentare. Nel 1998 portò sullo schermo il mago Merlino nella miniserie televisiva omonima, in un’interpretazione che gli valse candidature all’Emmy e al Golden Globe e che per molti spettatori rimane la versione definitiva del personaggio arturiano.
Negli anni successivi continuò a sorprendere. Come il temibile Maggiore Chester Campbell in Peaky Blinders, un antagonista formidabile capace di reggere il confronto con Tommy Shelby di Cillian Murphy. Come lo scorbutico ma tenero Zio Hec in Hunt for the Wilderpeople (2016) di Taika Waititi, una delle sue prove più calde e commosse. E come presenza fugace ma indimenticabile in Thor: Ragnarok e Thor: Love and Thunder.
La malattia, la guarigione e i due ultimi film che usciranno postumi
Nel 2023, dopo il completamento delle riprese di Jurassic World: Il dominio, Neill aveva reso pubblica la diagnosi di linfoma angioimmunoblastico a cellule T al terzo stadio, affrontando la malattia con la stessa lucidità e ironia con cui aveva sempre approcciato i ruoli più difficili. Una terapia sperimentale Car-T lo aveva dichiarato libero dal cancro all’inizio del 2026. Stava già pensando ai prossimi progetti quando la morte lo ha colto in modo improvviso e inaspettato, come ha confermato la sua famiglia.
Lascia due ultimi lavori che usciranno postumi: Godzilla x Kong: Supernova e The Last Resort, attesi probabilmente nel 2027. Lascia anche i figli Tim, Elena, Maiko e Andrew, e otto nipoti. E lascia un corpo di lavoro immenso, variegato, coraggioso, capace di continuare a emozionare chiunque lo scopra per la prima volta. Il cinema non sarà lo stesso senza di lui.


