Il Babau: incubi dal passato per Morgan Lost – Recensione

Morgan Lost nello splendore del bianco e nero! In una serie in cui fino ad oggi a governare il nostro approccio visivo era la tricromia, l’arrivo della tradizionale colorazione bonelliana potrebbe risultare una sorta di tradimento alla tradizione del personaggio. Tuttavia, va riconosciuto a Chiaverotti di aver studiato una motivazione concreta e comprensibile per questo cambio di impostazione, divenuto realtà in Il Babau.

Morgan Lost affronta una ferita del suo passato, guardando negli occhi Il Babau

Come scoperto nello scorso numero, I colori del male, le Morgan Lost Black Novels sfoggiano questa novità cromatico come specchio di un disagio interiore del travagliato protagonista. Morgan ha sempre comunicato con il lettore a livello empatico condividendo con lui il modo in cui vede il mondo, che per due stagioni abbiamo visto in tricromia. Volendo, le Black Novels sono un passo ancora più intimo tra lettore e personaggio, dato che questo cambio visivo si accompagna ad un tormento interiore del bounty hunter.

Si tratta di una scelta che, come sempre, può garbare o meno. Chi ha associato a Morgan Lost la tricromia come elemento essenziale potrebbe sentirsi, in un certo senso, tradito da questa novità. Inizialmente anche io ho sentito la mancanza di ‘qualcosa’, salvo poi capire che nel nuovo ciclo di avventure di Morgan è esaltato, invece, il rapporto con il colore, proprio per la sua assenza. Se prima il protagonista poteva contare sui tre colori che erano il suo modo di vedere il mondo, dopo l’eccesso del colore in tutta la sua potenza è comprensibile come il maelstrom interiore che lo anima si traduca in questo contrasto a due colori.

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Che specialmente in una storia come Il babau è perfetto per esaltare il male dell’animo umano. Tematica abbastanza complessa, quella con cui cimenta Chiaverotti. Le violenze e gli abusi sui minori sono un tema scottante e drammaticamente attuale, una minaccia che, come racconta lo stesso autore sulla sua pagina Facebook, può insinuarsi subdola nella quotidianità.

Il ritorno di questo incubo dal passato di Morgan , vissuto sul finire del precedente albo è un elemento che va trattato con cura. Sarebbe fin troppo facile tornare a quei momenti, mostrare il bambino violato. Chiaverotti sceglie una modalità diverse, si sofferma sulle conseguenze, sulle ferite mai guarite, quelle cicatrici nascoste che in qualunque momento posso tornare a sanguinare.

Ed ecco quindi che la presenza del mostro, pronto a diventare una star nella nuova dinamica di New Heliopolis, torna a colpire duramente Morgan. Lo vediamo nuovamente balbettare, segno di una forte psicologica, ne seguiamo il viaggio a ritroso nella sua emotività che si dipana lungo la caccia al mostro. Ci sono momenti duri ed altri toccanti, con una vena poetica che è una firma familiare della profonda sensibilità con cui Chiaverotti affronta i meandri dell’animo umano.

La promessa continuity si intreccia bene con la trama ‘secca’ de Il Babau. La missione di Morgan è possibile grazie alle macchinazioni dietro le ombre di personaggi potenti, intenzionati a non lasciarsi sfuggire la possibilità di sfruttare al massimo il nuovo circo dei serial killer. Vedere Morgan accettare l’aiuto di chi solitamente avrebbe allontanato in malo modo è indice di quanto sia deciso e in sofferenza per la presenza del suo incubo infantile, al punto di diventare volontariamente uno strumento dei potenti.

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Tradimento del personaggio? Non credo. Nel mostrarlo in questo modo, Chiaverotti lo rende più umano, disperato, un uomo pronto a tutto pur di regolari dei conti in sospeso che dopo anni ancora lo tormentano. Una sofferenza che è apparente anche ai suoi compagni di avventura, che non esitano in alcun modo a porsi al suo fianco. In questa occasione torna utile il passato di Igraine, gestito con un’ironia sottile che si discosta dalla sua personale tragedia che abbiano conosciuto tempo fa.

Lato debole della trama, a mio avviso, l’evoluzione del rapporto tra Pandora ed Inge. Scena ad effetto, lo ammetto, ma che mi ha lasciato spiazzato per la sua repentina messa in scena. Inserita così nel cuore della storia, con un twist inatteso, sembra quasi priva di mordente, quasi forzata. In precedenza avevo avuto che ci potesse esser un legame particolare tra Pandora e Morgan e questo colpo di scena mi ha lievemente confuso. Lo sviluppo tra le due donne, comunque, può esser una nuova dinamica che dia ulteriore spazio a due personaggi centrali nella vita di Morgan, e sono pronto a scommettere che nei prossimi numeri questo aspetto verrà debitamente approfondito.

Chi non deve approfondire nulla è Ennio Bufi, autore dei disegni di Il Babau. La sua New Heliopolis è spigolosa, a volte quasi eterea persa nella pioggia o ritratta nei simboli architettonici manifestazione del potere. La bravura di Bufi nel cogliere questi aspetti si rivede nel modo in cui rende onore alle emozioni dei personaggi, dallo struggente urlo di Morgan alla delicata poesia di tavola 85, una morsa al cuore al limite della lacrima.

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Fabrizio de Tommaso firma una tavola da copertina stupefacente, che sfortunatamente non viene valorizzata a dovere dal formato dell’albo. Consiglio spassionato, seguito Fabrizio su Facebook, avrete modo di vedere le sue proposte di copertina interamente e avrete modo di gustarvi al meglio il suo fenomenale talento.

Con Il Babau si conferma la promessa del Chiave di offrirci continuità e storie, volendo, autoconclusive. L’inserimento sul finale di cliffhanger sono però una tentazione troppo forte per resistere, e visto chi troneggia nell’ultima tavola di questo albo, sarà interessante scoprire come si evolverà la storia a marzo con Ritratto di famiglia.

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