Lun 26 Gennaio, 2026
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Spider-Man Brand New Day: Sadie Sink potrebbe essere davvero Jean Grey

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Da quando è stato annunciato l’ingresso di Sadie Sink nel cast di Spider-Man: Brand New Day, il fandom Marvel ha iniziato a chiedersi con sempre più insistenza quale personaggio avrebbe interpretato la star di Stranger Things.

La prima ipotesi, quella più chiacchierata di tutte nata proprio come naturale risposta al casting dell’attrice dalla chioma fulva, è stata Jean Grey. Successive smentite, nomi apparentemente buttati lì a caso come Shathra (c’è sempre una certa eccitazione nella possibile introduzione di nuovi nemici dell’Uomo Ragno) e altre dubbie indiscrezioni avevano attenuato le teorie della prima ora.

Tuttavia, sembra che ora siamo di nuovo punto e a capo.

Secondo Daniel Richtman, il personaggio interpretato dalla Sink avrebbe poteri di controllo mentale, e già solo questa informazione fa drizzare le orecchie a chiunque conosca minimamente gli X-Men.

Controllo mentale, Department of Damage Control e Scorpion: coincidenze?

A rincarare la dose ci ha pensato Alex Perez, scooper che ha aggiunto un dettaglio parecchio interessante: “Nel film c’è un personaggio con poteri di controllo mentale che manipola le guardie del DODC per aiutare Scorpion a evadere di prigione.”

Ora, fermiamoci un attimo. Controllo mentale, Department of Damage Control, manipolazione delle forze dell’ordine… se non stiamo parlando di una mutante potente, allora qualcuno ci sta prendendo in giro.

sadie sink

Da rumor improbabile a possibilità concreta

Quando il giornalista Jeff Sneider aveva inizialmente parlato di Jean Grey, molti avevano liquidato la cosa come assurda. Dopotutto, perché mai introdurre il personaggio in un film di Spider-Man?

Eppure, col passare dei mesi, le alternative hanno iniziato a scricchiolare.

Alcuni insider hanno suggerito che il nome di Shathra fosse solo un depistaggio, messo lì per confondere i leaker. E qui entra in scena @Cryptic4KQual, uno dei pochi scooper che, piaccia o no, ci prende spesso.

Dopo aver inizialmente parlato di un personaggio multiversale, lo stesso insider ha fatto marcia indietro, ammettendo l’errore e confermando la natura mutante del personaggio di Sadie Sink.

Non una conferma ufficiale, certo. Ma abbastanza per darsi qualche parvenza di risposta alla domanda: “Sadie Sink sarà davvero la Jean Grey del MCU”?.

Saga di Fenice Nera X-Men

Il quadro generale dell’MCU mutante

Oltre a queste ipotesi, ci sono altri tasselli che iniziano a combaciare.

Sappiamo che il DODC darà la caccia al personaggio di Sadie Sink e che, dopo Avengers: Secret Wars, l’agenzia avrà il compito di tenere sotto controllo i mutanti. Con che mezzi? Pare utilizzando tecnologia Stark sequestrata… Sentinelle?

In più, Sadie Sink è già confermata per Avengers: Secret Wars. A questo punto, Jean Grey ha molto più senso di Shathra o di qualsiasi altra opzione tirata fuori finora.

Con mutanti che iniziano a emergere sulla Sacred Timeline (Ms. Marvel, Namor), introdurre una giovane Jean Grey mentre i suoi poteri si manifestano potrebbe essere una mossa sorprendente ma strategica. E quando arriverà il reboot degli X-Men, lei potrebbe essere già pronta a diventare la futura Fenice.

Una scelta strana? Forse

Introdurre uno dei personaggi più iconici degli X-Men attraverso film di Spider-Man e degli Avengers è sicuramente una scelta atipica. Ma, a pensarci bene, non è poi così folle.

Se l’obiettivo è dare a Jean Grey una crescita graduale e una centralità emotiva nell’MCU, questa potrebbe essere una partenza in sordina prima dell’esplosione cosmica.

E diciamolo: ci sono modi decisamente peggiori per introdurre Jean Grey, anche se, in fondo ai nostri cuori, avremmo voluto che proprio la multiversalità dell’attuale narrazione dell’Universo Cinematografico Marvel potesse riportare sullo schermo protagonisti ormai iconici delle pellicole sugli X-Men.

Quando esce Spider-Man: Brand New Day

Diretto da Destin Daniel Cretton (Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli), Spider-Man: Brand New Day debutterà nei cinema italiani il 29 luglio 2026.

Oltre a Tom Holland, Zendaya e Sadie Sink, il cast del film è per ora composto da Jon Bernthal (Punisher), Mark Ruffalo (Hulk), Michael Mando (Scorpion), Florence Pugh (Yelena Belova) e Jacob Batalon (Ned).

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Sigourney Weaver racconta perché lavorare con James Cameron su Avatar è un sogno per un attore

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Dopo decenni di carriera al fianco dei più grandi registi di Hollywood, Sigourney Weaver continua a trovare un’esperienza unica nel collaborare con James Cameron, soprattutto all’interno dell’universo di Avatar. Con l’avvicinarsi dell’uscita di Avatar: Fire and Ash, Weaver racconta come tornare a Pandora non sia semplicemente lavoro, ma una vera e propria libertà creativa.

Weaver ha debuttato nella saga interpretando Dr. Grace Augustine, la brillante scienziata il cui corpo Avatar darà vita a uno dei personaggi più intriganti della serie: Kiri, un’adolescente Na’vi cresciuta accanto ai figli di Jake Sully e Neytiri. Dopo il debutto in Avatar: The Way of Water, Kiri torna in Fire and Ash, dove la sua connessione spirituale con Eywa viene esplorata in maniera più profonda, senza seguire percorsi lineari o prevedibili.

Il personaggio di Kiri spiegato da Sigourney Weaver

Weaver spiega come Kiri, pur possedendo poteri straordinari come comunicare con altre specie o compiere miracoli, resti innanzitutto una ragazzina che deve affrontare eventi fuori dal suo controllo. La crescita e la trasformazione del personaggio diventano un motore narrativo centrale del film.

«Quando entro nel posto dove lavoriamo, conosco il personaggio, è dentro di me, ma devo in un certo senso farmi da parte», racconta Weaver. «Faccio molta preparazione, ma quando siamo sul set, lascio che Kiri prenda il controllo. È così tanto creatura, animale, quanto ragazza umana, e quella parte la lascio a lei.»

Cameron e lo stile di regia collaborativo

Gran parte di questa libertà deriva dal metodo di regia di Cameron, che preferisce rimanere vicino agli attori senza controllare ogni dettaglio, permettendo così alle scene di evolversi naturalmente. Weaver ricorda come il regista la incoraggi a esplorare il personaggio sul momento: «Non ci dice davvero dove stiamo andando. Vuole scoprirlo attraverso di noi. Per Kiri, spesso è: ‘Come fa a capire cosa sta succedendo in questo mondo che non ha senso per lei?’»

Il rapporto tra Weaver e Cameron risale a Aliens (1986) e negli anni si è consolidato in una forma di “linguaggio creativo” che rende le collaborazioni sulla saga di Avatar particolarmente fluide e stimolanti. «È il lavoro perfetto per un attore. È un sogno», conclude la Weaver.

Primo trailer di The Odyssey di Christopher Nolan: un’epica avventura mitologica prende forma

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Il primo trailer di The Odyssey, il nuovo film di Christopher Nolan, è finalmente arrivato, e promette un viaggio cinematografico epico e mozzafiato. I pochi secondi mostrati sembrano appena un assaggio di un mondo vasto, misterioso e attentamente costruito, come se Nolan volesse solo aprire la porta prima di scatenare la sua visione completa.

Ispirato al poema antico di Omero, il film racconta il lungo e pericoloso viaggio di Ulisse verso casa dopo la guerra di Troia. Una storia che, nelle mani di Nolan, sembra pronta a unire la grandiosità del mito con l’intensità emotiva e la complessità dei personaggi che hanno reso celebri le sue opere.

Un cast stellare per un’odissea moderna

A interpretare Ulisse troviamo Matt Damon, perfettamente calato nei panni di un guerriero segnato dalla guerra, ma deciso a tornare a casa a ogni costo. Al suo fianco, Tom Holland vestirà i panni di Telemaco, il figlio di Ulisse, in un legame padre-figlio che promette di essere centrale per la narrazione.

Il cast comprende anche Anne Hathaway, Zendaya, Lupita Nyong’o, Robert Pattinson, Charlize Theron, Jon Bernthal, John Leguizamo, Himesh Patel, Will Yun Lee, Mia Goth, Benny Safdie, Elliot Page, Bill Irwin, Corey Hawkins e molti altri, creando un ensemble capace di rendere la mitologia antica viva e contemporanea.

Nolan e la sfida di raccontare un mito

Christopher Nolan ha spiegato perché questa storia fosse così importante per lui: «È una storia fondativa. Contiene un po’ di tutto. Da sempre cerco nel cinema quei vuoti che nessuno ha ancora esplorato… Ho realizzato che queste grandi opere mitologiche che conoscevo – i film di Ray Harryhausen e simili – non erano mai state raccontate con il peso, la credibilità e la scala che un grande budget hollywoodiano può dare.»

Questa attenzione alla scala e alla credibilità traspare anche nel trailer: pur mostrando un grande spettacolo, ogni scena sembra ancorata all’emotività e alla fisicità dei personaggi, rendendo il viaggio di Ulisse non solo visivamente impressionante, ma anche profondamente umano.

Con un cast così vasto e una regia di Nolan al timone, The Odyssey promette di essere uno dei film mitologici più ambiziosi mai realizzati. La pellicola arriverà nelle sale statunitensi il 17 luglio 2026, distribuita da Universal Pictures, offrendo al pubblico un’occasione unica per riscoprire il mito in una veste moderna, emozionante e spettacolare.

Chris Columbus critica i sequel di Mamma ho perso l’aereo: “hanno completamente rovinato il franchise”

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Mamma, ho perso l’aereo è diventato nel tempo uno dei simboli assoluti delle festività natalizie. Un film che continua a essere visto e rivisto ogni dicembre, spesso come una tradizione di famiglia. Eppure, secondo Chris Columbus, regista dei primi due capitoli, il destino del franchise si sarebbe compromesso molto presto, soprattutto dopo l’uscita di scena del team creativo originale.

Durante una recente proiezione all’Academy Museum, Columbus ha parlato senza giri di parole dell’evoluzione della saga, lasciando emergere una frustrazione mai davvero nascosta. Il suo giudizio sui film successivi è netto e, per certi versi, sorprendentemente diretto, considerando l’importanza commerciale che il marchio ha continuato ad avere nel corso degli anni.

“Sequel davvero pessimi”: il punto di rottura secondo Columbus

Secondo il regista, il momento in cui Mamma, ho perso l’aereo ha iniziato a perdere la propria identità coincide con l’arrivo di Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York 3, conosciuto come Home Alone 3. Columbus non ha mai diretto questo film e considera proprio quel capitolo l’inizio di una lunga discesa.

A suo avviso, i sequel successivi hanno completamente frainteso ciò che rendeva speciali i primi due film. Non si tratta solo di nostalgia o di affetto per il cast originale, ma di una questione di approccio. Il franchise è stato ripreso più volte, ma senza una reale comprensione del suo equilibrio narrativo e visivo. Per Columbus, anche il migliore tra i capitoli successivi resta comunque lontano anni luce dall’efficacia degli originali.

Macaulay Culkin e Catherine O'Hara Mamma ho perso l'aereo

La comicità fisica come elemento chiave

Uno degli aspetti su cui il regista insiste maggiormente riguarda la comicità fisica. Nei primi due film, le trappole di Kevin McCallister funzionavano perché sembravano reali, dolorose e concrete. Erano costruite con effetti pratici, stunt veri e una messa in scena che faceva percepire ogni caduta, ogni scivolata, ogni colpo.

Nei capitoli successivi, invece, secondo Columbus si è fatto un uso eccessivo di cavi, soluzioni artificiali e situazioni troppo “pulite”. Questo ha tolto peso e credibilità alle gag, trasformando il caos in qualcosa di finto e poco coinvolgente. È proprio questa perdita di autenticità che, a suo giudizio, ha spezzato il legame emotivo con il pubblico.

Il successo dei primi Mamma, ho perso l’aereo non derivava solo dalle trovate comiche, ma dalla sensazione che tutto potesse davvero accadere. Kevin non era un supereroe, ma un bambino sveglio che reagiva con ingegno a una situazione estrema.

Un’idea alternativa che guarda al passato

Negli anni non sono mancate ipotesi per un ritorno del personaggio originale in una forma diversa. Macaulay Culkin stesso ha raccontato di aver immaginato un sequel “ereditario”, con Kevin ormai adulto, distratto dal lavoro e messo in difficoltà dal proprio figlio, che ribalterebbe il gioco delle trappole.

Un’idea semplice, ma significativa, perché riporterebbe al centro i personaggi e non solo il meccanismo comico. Ed è proprio questo il punto su cui Columbus sembra essere più critico: il franchise ha continuato a esistere, ma ha perso il cuore che lo rendeva credibile e umano.

Per il regista, Mamma, ho perso l’aereo funzionava perché era radicato nella realtà, pur raccontando una situazione assurda. Quando questo equilibrio si è spezzato, il marchio ha continuato a sopravvivere, ma senza lasciare un segno duraturo. E forse è anche per questo che, ancora oggi, i primi due film restano gli unici davvero irrinunciabili.

James Gunn e Peter Safran resteranno alla guida di DC Studios dopo la fusione tra Netflix e Warner Bros. Discovery

Dopo settimane di voci e speculazioni, è arrivata una conferma destinata a rassicurare fan e addetti ai lavori: James Gunn e Peter Safran resteranno co-CEO di DC Studios anche dopo la fusione tra Netflix e Warner Bros. Discovery. I due continueranno quindi a guidare il DCU, mantenendo il controllo creativo e strategico dell’universo cinematografico e televisivo targato DC, nonostante il nuovo assetto societario.

L’incertezza era comprensibile. Le grandi fusioni portano spesso a cambiamenti radicali ai vertici, e DC Studios sembrava uno dei settori più esposti a possibili scossoni. Le indiscrezioni circolate negli ultimi mesi, alimentate anche da alcune dichiarazioni ambigue di Gunn, avevano fatto temere un possibile passo indietro della coppia che sta cercando di rilanciare il marchio dopo anni complessi.

Continuità creativa confermata dai vertici

La conferma ufficiale è arrivata direttamente da Netflix e Warner Bros. Discovery, che hanno chiarito come l’intenzione sia quella di mantenere operative le strutture esistenti, lasciando ai team attuali la gestione dei rispettivi brand. In questo contesto, DC Studios continuerà a funzionare sotto la guida di Gunn e Safran, senza stravolgimenti immediati.

Il messaggio è chiaro: la fusione non nascerà con l’obiettivo di smantellare ciò che è già in funzione, ma di valorizzarlo. Per DC questo significa proseguire con il piano di ricostruzione dell’universo condiviso, impostato su una visione coerente tra cinema e serie TV. Una scelta che punta alla stabilità, elemento fondamentale per un franchise che negli ultimi anni ha sofferto proprio per l’assenza di una direzione unitaria.

Contratti estesi per James Gunn e Peter Safran, e fiducia nel progetto DCU

A rafforzare ulteriormente questa linea di continuità è arrivata anche l’estensione dei contratti di James Gunn e Peter Safran, ora validi fino alla primavera del 2027. Un segnale forte che suggerisce come Netflix intenda puntare sul loro progetto nel medio-lungo periodo, evitando ripensamenti mentre il nuovo DCU entra nella sua fase più delicata.

Questa fiducia permette a DC Studios di pianificare con maggiore serenità l’uscita dei prossimi film e delle nuove serie, senza il peso di un possibile cambio di leadership all’orizzonte. Per Gunn e Safran significa poter portare avanti una visione che richiede tempo, soprattutto dopo anni di risultati discontinui al botteghino e di scelte creative spesso contraddittorie.

superman james gunn

Il valore strategico di DC per Netflix

Dal punto di vista industriale, DC rappresenta uno degli asset più importanti all’interno dell’operazione. Nonostante le difficoltà recenti, il brand resta uno dei più riconoscibili al mondo e offre un catalogo di personaggi con un potenziale enorme. L’integrazione con la distribuzione globale di Netflix potrebbe dare a DC una spinta decisiva, permettendo di competere più direttamente con Marvel sul piano dell’attenzione del pubblico.

Questo non significa che tutto resterà identico. Le grandi fusioni portano quasi sempre a riorganizzazioni interne e a cambiamenti nei processi decisionali. Anche se la leadership creativa è confermata, le dinamiche operative potrebbero evolvere una volta completato l’iter regolatorio. Tuttavia, il fatto che Gunn e Safran restino al timone garantisce una bussola chiara per il futuro immediato.

Il prossimo banco di prova sarà Supergirl, attualmente previsto nelle sale per il 26 giugno 2026. Sarà uno dei titoli chiave per capire come il nuovo DCU verrà accolto dal pubblico sotto questa nuova, imponente struttura industriale.

È morto Vince Zampella, co-creatore di Call of Duty, in un incidente stradale

Il mondo dei videogiochi piange Vince Zampella, storico sviluppatore e figura centrale dell’industria videoludica moderna, morto a 55 anni in seguito a un incidente stradale avvenuto nei pressi di Los Angeles. La notizia, confermata da fonti giornalistiche statunitensi, ha scosso profondamente una community che da oltre vent’anni riconosce in Zampella uno dei principali artefici dell’evoluzione degli sparatutto in prima persona.

L’incidente si è verificato lungo una strada panoramica dell’area montuosa a nord della città. L’auto su cui viaggiava Zampella è uscita di strada e ha urtato una barriera, prendendo fuoco. Lo sviluppatore è morto sul posto, mentre un passeggero coinvolto nell’incidente è deceduto successivamente in ospedale. Una tragedia improvvisa che ha lasciato attoniti colleghi, fan e addetti ai lavori.

Un nome che ha cambiato la storia dei videogiochi

Parlare di Vince Zampella significa raccontare una parte fondamentale della storia dei videogiochi contemporanei. Dopo aver lavorato come lead designer su Medal of Honor: Allied Assault, progetto che contribuì a ridefinire il genere degli shooter bellici, Zampella fondò Infinity Ward insieme a Jason West. Da lì nacque nel 2003 Call of Duty, una serie destinata a diventare uno dei franchise più redditizi e influenti di sempre.

Sotto la sua guida, Infinity Ward realizzò alcuni dei capitoli più amati della saga, tra cui Call of Duty 4: Modern Warfare, spesso citato come uno dei migliori videogiochi mai realizzati per l’impatto avuto su gameplay, multiplayer e narrazione. Il suo approccio al design, più cinematografico e immediato, contribuì a fissare nuovi standard per l’intero settore.

Da Infinity Ward a Respawn Entertainment

Dopo la separazione da Activision, avvenuta in seguito a una lunga e discussa battaglia legale, Vince Zampella non rallentò affatto il suo percorso creativo. Al contrario, co-fondò Respawn Entertainment, studio che in pochi anni riuscì a imporsi con titoli originali e di grande successo come Titanfall, Apex Legends e la serie Star Wars Jedi, culminata con Star Wars Jedi: Survivor.

Il suo talento manageriale e creativo lo portò poi a ricoprire ruoli sempre più centrali all’interno di Electronic Arts, fino a diventare responsabile di uno dei franchise storici dell’azienda: Battlefield. Una carriera costruita su intuizioni forti, team solidi e una visione chiara di cosa dovesse essere l’intrattenimento interattivo.

Un’eredità che resterà nel tempo

La scomparsa di Vince Zampella rappresenta una perdita enorme per l’industria videoludica, non solo per i giochi che ha firmato, ma per il modo in cui ha influenzato generazioni di sviluppatori. I messaggi di cordoglio arrivati nelle ore successive all’annuncio raccontano di un professionista rispettato, ma anche di un leader capace di ispirare chi lavorava al suo fianco.

Il suo lascito continuerà a vivere nei franchise che ha contribuito a creare e nel linguaggio stesso dei videogiochi moderni, che porta ancora oggi l’impronta delle sue scelte creative. Per milioni di giocatori in tutto il mondo, Vince Zampella non è stato solo un nome nei titoli di coda, ma una presenza costante che ha accompagnato intere stagioni della loro vita videoludica.

Sakamoto Days avrà una seconda stagione anime

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Durante il Jump Festa ’26 è arrivata la conferma ufficiale: Sakamoto Days tornerà con una seconda stagione anime. L’annuncio è stato accompagnato da un primo teaser trailer e da una visual celebrativa, segnando un passo importante per una serie che, sin dal debutto, è riuscita a conquistare pubblico e critica grazie al suo equilibrio tra azione e commedia.

La notizia è stata accolta con entusiasmo, soprattutto dopo il buon riscontro ottenuto dalla prima stagione, trasmessa in Giappone e distribuita anche in streaming internazionale. Il percorso dell’anime, partito all’inizio dell’anno, ha dimostrato come l’opera di Yuuto Suzuki abbia tutte le carte in regola per diventare uno dei titoli di riferimento del panorama shonen contemporaneo.

Il successo della prima stagione tra TV e streaming

La prima stagione di Sakamoto Days ha debuttato a gennaio su TV Tokyo e canali affiliati, arrivando nello stesso giorno anche su Netflix. Una scelta che ha permesso alla serie di raggiungere rapidamente un pubblico globale, ampliando la sua popolarità ben oltre il Giappone. La stagione è stata poi divisa in due parti, con la seconda arrivata durante l’estate, mantenendo costante l’interesse degli spettatori.

Questa distribuzione particolare ha contribuito a creare un seguito fedele, curioso di vedere come l’adattamento animato avrebbe reso l’ironia e l’azione frenetica del manga originale. Il risultato è stato positivo, sia in termini di visibilità sia di commenti, aprendo la strada alla decisione di proseguire con una nuova stagione.

Un team creativo solido e un cast riconoscibile

Alla guida del progetto tornerà uno staff che ha già dimostrato di saper interpretare lo spirito dell’opera. La regia è affidata a Masaki Watanabe, mentre la supervisione delle sceneggiature resta nelle mani di Taku Kishimoto, noto per il suo lavoro su serie di grande successo. Il character design, curato da Yō Moriyama, ha dato all’anime un’identità visiva precisa, capace di rendere riconoscibili i personaggi fin dal primo sguardo.

Il protagonista Taro Sakamoto continuerà ad avere la voce di Tomokazu Sugita, una scelta che ha convinto fin da subito per la capacità di unire carisma e ironia. La sua interpretazione ha contribuito in modo decisivo a rendere memorabile un personaggio che vive costantemente in bilico tra la quotidianità più banale e un passato da assassino leggendario.

Dal manga al live-action: un franchise in espansione

Il manga di Yuuto Suzuki, pubblicato su Weekly Shonen Jump dal 2020, ha costruito negli anni una fanbase sempre più ampia. Nato come one-shot, il progetto si è trasformato rapidamente in una serie di successo, apprezzata per la sua idea di fondo semplice ma efficace. Un ex killer, ormai padre di famiglia e gestore di un piccolo negozio, costretto a fare i conti con un passato che non intende lasciarlo in pace.

Oltre all’anime, Sakamoto Days continuerà a espandersi anche in altri media. È infatti prevista l’uscita di un film live-action, che porterà la storia sul grande schermo con un cast noto e una regia orientata alla commedia d’azione. Questo dimostra come il brand stia diventando sempre più centrale all’interno dell’offerta legata ai manga shonen moderni.

La conferma della seconda stagione anime non farà che rafforzare questo percorso. I prossimi episodi avranno il compito di approfondire i personaggi, alzare la posta in gioco e dimostrare che Sakamoto Days non è solo una promessa mantenuta, ma una serie destinata a durare.

Pubblicato il nuovo trailer per il 40° anniversario di Labyrinth – Dove tutto è possibile

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È stato diffuso un nuovo trailer ufficiale per il ritorno al cinema di Labyrinth – Dove tutto è possibile, in occasione del 40° anniversario del film. Un’anteprima che riporta subito a quell’immaginario sospeso tra fiaba, musica e inquietudine che, dal 1986, continua a restare impresso nella memoria di intere generazioni. Rivederlo oggi, con una nuova veste tecnica e sul grande schermo, avrà un sapore speciale.

La riedizione cinematografica celebrerà uno dei titoli più amati nati dalla fantasia di Jim Henson, riportando in sala un film che, col tempo, è diventato molto più di un semplice cult. Sarà un’occasione per riscoprirlo nel modo giusto, lontano dallo schermo domestico, lasciandosi di nuovo guidare dal suo mondo surreale.

Il ritorno al cinema per il 40° anniversario

Labyrinth – Dove tutto è possibile tornerà nelle sale all’inizio del 2026 con una nuova versione rimasterizzata in 4K, pensata per valorizzare scenografie, costumi e creature che hanno reso il film unico. L’evento celebrativo durerà alcuni giorni e permetterà di rivivere l’esperienza cinematografica così come era stata concepita all’epoca, ma con una qualità visiva aggiornata.

La riedizione sarà accompagnata anche da contenuti speciali pensati per chi ha amato il film per decenni. Tra questi è prevista una featurette dedicata ai fan, realizzata durante un recente evento a tema Labyrinth nel Regno Unito, insieme a un’introduzione speciale di Brian Henson, figlio di Jim Henson e voce originale di Hoggle nel film. Un ponte diretto tra passato e presente che rafforza il valore affettivo dell’operazione.

La storia e i personaggi che hanno fatto la storia

Al centro del racconto troviamo Sarah, interpretata da una giovanissima Jennifer Connelly, alla sua prima grande affermazione cinematografica. Una ragazza di quattordici anni che, spinta dalla frustrazione e dall’immaginazione, si ritroverà catapultata in un mondo fantastico dopo aver espresso un desiderio di cui si pentirà subito.

A governare quel regno è il Re dei Goblin, interpretato da David Bowie in una delle performance più iconiche della sua carriera. La sua presenza, tra carisma, ambiguità e musica, ha contribuito a rendere il film immediatamente riconoscibile e diverso da qualsiasi altra fiaba cinematografica dell’epoca. Il labirinto stesso diventa un personaggio, un luogo ingannevole popolato da creature memorabili, dove nulla è davvero come sembra.

Un’eredità che continua nel tempo

Diretto da Jim Henson, Labyrinth – Dove tutto è possibile rappresenta una tappa fondamentale della sua filmografia, dopo The Great Muppet Caper e Dark Crystal. La sceneggiatura firmata da Terry Jones, con una storia sviluppata insieme a Dennis Lee e allo stesso Henson, ha contribuito a creare un racconto stratificato, capace di parlare ai ragazzi ma anche agli adulti, e presto vedrà l’arrivo di un sequel.

Al momento dell’uscita, nel 1986, il film non ebbe un successo travolgente al botteghino, ma negli anni la sua reputazione è cresciuta costantemente. Oggi viene considerato un vero classico del fantasy, amato per il suo stile artigianale, per la colonna sonora e per quell’atmosfera irripetibile che mescola sogno e inquietudine.

Questo ritorno al cinema, con una nuova versione restaurata e contenuti celebrativi, sembrerà quasi una lettera d’amore ai fan che hanno continuato a tenerlo vivo per quarant’anni. E per chi lo scoprirà per la prima volta sul grande schermo, sarà un viaggio che difficilmente verrà dimenticato.

La stagione 2 di Last Samurai Standing si farà! Arriva l’annuncio ufficiale di Netflix

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Netflix ha confermato ufficialmente che Last Samurai Standing tornerà con una seconda stagione. La serie live-action, adattamento dei romanzi Ikusagami di Shōgo Imamura, continuerà il suo percorso dopo il forte successo della prima stagione, uscita il 13 novembre e rapidamente entrata nella Global Top 10 Non-English della piattaforma, conquistando la top 10 in ben 88 Paesi. Un risultato che ha reso quasi inevitabile il via libera ai nuovi episodi.

L’annuncio è arrivato direttamente da Junichi Okada, protagonista assoluto della serie, attraverso un video diffuso da Netflix. Okada non è solo il volto principale dello show, ma ne è anche produttore e coreografo delle scene d’azione, un ruolo chiave che ha contribuito a definire lo stile fisico e brutale della serie.

Un successo globale che ha convinto Netflix

Ambientata alla fine del XIX secolo, durante il periodo Meiji, Last Samurai Standing racconta una storia di sopravvivenza estrema e onore distorto. Duecentonovantadue guerrieri vengono attirati al tempio Tenryu-ji di Kyoto con la promessa di un enorme premio in denaro. A ciascuno viene consegnata una tavoletta di legno e ha inizio un gioco crudele: rubare i tag degli altri partecipanti e raggiungere Tokyo per vincere.

Al centro della vicenda c’è Shujiro Saga, interpretato da Okada, un personaggio che incarna il conflitto tra il vecchio codice dei samurai e un Giappone che sta cambiando rapidamente. La serie ha colpito per il suo tono cupo, la violenza esplicita e una messa in scena che non addolcisce mai la brutalità dello scontro, elementi che hanno evidentemente trovato un pubblico molto ampio a livello internazionale.

La decisione di Netflix di rinnovare lo show conferma come le produzioni giapponesi live-action stiano diventando sempre più centrali nella strategia globale della piattaforma.

Il cast e il team creativo torneranno al completo

La seconda stagione vedrà con tutta probabilità il ritorno del cast principale, che nella prima stagione ha incluso Riho Yoshioka, Yumia Fujisaki, Kaya Kiyohara, Taichi Saotome, Yuya Endo, Masahiro Higashide, Shōta Sometani, Hiroshi Tamaki, Takayuki Yamada, Kazunari Ninomiya e molti altri volti noti del cinema e della televisione giapponese.

Alla regia dei nuovi episodi dovrebbero tornare Michihito Fujii, Kento Yamaguchi e Toru Yamamoto, con Kōsuke Oshida ancora coinvolto come produttore. La continuità creativa sarà fondamentale per mantenere quell’equilibrio tra azione coreografata, tensione psicologica e ricostruzione storica che ha reso la serie riconoscibile fin dal debutto.

L’universo di Ikusagami continua a espandersi

Il rinnovo di Last Samurai Standing arriva in un momento particolarmente favorevole per l’opera originale di Shōgo Imamura. I romanzi Ikusagami, iniziati nel 2022, si sono conclusi con l’uscita dell’ultimo volume ad agosto, mentre l’adattamento manga di Katsumi Tatsuzawa continua la sua pubblicazione e si prepara ad arrivare anche in inglese con nuovi volumi.

Parallelamente, un’altra opera di Imamura, Hikuidori, sta per ricevere un adattamento anime intitolato Oedo Fire Slayer – The Legend of Phoenix, ampliando ulteriormente la presenza dell’autore nel panorama degli adattamenti audiovisivi.

La seconda stagione di Last Samurai Standing si inserirà quindi in un contesto narrativo già solido, con ampio margine per approfondire personaggi, rivalità e conseguenze del sanguinoso gioco iniziato a Kyoto. Non resta che attendere i prossimi annunci ufficiali per scoprire quando la serie tornerà su Netflix e come evolverà questa spietata corsa verso Tokyo.

Evangelion celebra i 30 anni con un nuovo corto anime di 13 minuti

Mentre arriva la notizia della chiusura dello Studio Gainax, il franchise di Neon Genesis Evangelion si preparerà a festeggiare il suo trentesimo anniversario con un contenuto completamente inedito. In occasione dell’evento “Evangelion:30+; 30th Anniversary of Evangelion”, verrà presentato in anteprima mondiale un nuovo corto anime della durata di 13 minuti, pensato come celebrazione ufficiale di una delle opere piu influenti dell’animazione giapponese.

Il progetto porterà il titolo Evangelion Hōsō 30 Shūnen Kinen Tokubetsu Kōgyō, traducibile come “Proiezione speciale per il 30° anniversario della messa in onda di Evangelion”, e rappresenterà un ritorno simbolico alle origini della serie, mantenendo allo stesso tempo uno sguardo rivolto al futuro del brand.

Hideaki Anno torna al centro del progetto celebrativo

Il nuovo corto vedrà Hideaki Anno coinvolto in prima linea come ideatore, sceneggiatore e supervisore generale. Una presenza che, anche se non necessariamente legata a un futuro proseguimento diretto della saga, confermerà il forte legame tra il creatore e l’universo di Evangelion. Alla regia ci sarà Naoyuki Asano, gia animation director di Evangelion: 3.0+1.0: Thrice Upon A Time, affiancato da figure storiche dello Studio Khara.

Tra i supervisori figurano Kazuya Tsurumaki, regista dei film della Rebuild, Shinji Higuchi, storica firma degli storyboard, e Ikki Todoroki, gia assistente alla regia nell’ultimo capitolo cinematografico. Un team che riunirà alcune delle menti piu importanti che hanno contribuito a definire l’identita visiva e narrativa della saga negli ultimi decenni.

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Un evento speciale allo Yokohama Arena

Il festival Evangelion:30+; 30th Anniversary of Evangelion si svolgerà allo Yokohama Arena dal 21 al 23 febbraio, e il nuovo corto anime verrà proiettato una volta al giorno su un gigantesco schermo LED da 18 metri per 15. La presentazione non sarà quindi una semplice proiezione, ma un vero evento immersivo pensato per valorizzare l’impatto visivo dell’opera.

Oltre al corto, il festival includerà un’area espositiva, uno spazio dedicato al palco, merchandising esclusivo e vari contenuti speciali. La progettazione degli spazi e dell’allestimento sarà curata direttamente dai creativi dello Studio Khara, mentre l’iconografia ufficiale dell’evento sarà realizzata dallo stesso Hideaki Anno.

All’interno della manifestazione troverà spazio anche il progetto Kabuki Kōkyōkyoku Dai Kyū-ban Evangelion, una reinterpretazione in chiave kabuki che unirà tradizione teatrale giapponese e immaginario Evangelion, rafforzando ulteriormente il carattere celebrativo dell’anniversario.

Passato, presente e futuro di Evangelion

Le celebrazioni per i trent’anni non si limiteranno al festival. È infatti in corso il programma “Monthly Eva: Evangelion 30th Movie Fest. 2025-2026”, che proporrà proiezioni mensili nei cinema giapponesi dei sei film del franchise, da ottobre fino a febbraio. Un’occasione per riscoprire l’evoluzione cinematografica di Evangelion sul grande schermo.

Lo stesso Anno, gia lo scorso anno, aveva lasciato intendere che potrebbero esserci nuovi progetti animati legati a Evangelion, anche se non necessariamente guidati da lui in prima persona. Parole che, alla luce di questo nuovo corto celebrativo, assumono un peso ancora maggiore e alimentano le speranze dei fan.

A trent’anni dalla prima messa in onda, Evangelion non appare come un’opera legata al passato, ma come un universo capace di reinventarsi e dialogare con nuove generazioni. Questo corto anime di 13 minuti sarà un omaggio, ma anche un segnale chiaro: Evangelion continua a essere vivo.

Sigourney Weaver spera nel rilascio della director’s cut di Galaxy Quest per onorare Alan Rickman

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A distanza di oltre venticinque anni dall’uscita nelle sale, Galaxy Quest continua a essere uno dei film piu amati dagli appassionati di fantascienza e commedia. Uscito nel 1999, il film ha conquistato il pubblico grazie a un equilibrio raro tra parodia, affetto per il genere e interpretazioni memorabili. Tra queste, spicca ancora oggi quella di Alan Rickman, affiancato da Sigourney Weaver, Tim Allen, Tony Shalhoub e un cast che ha saputo rendere il progetto qualcosa di unico.

Proprio Sigourney Weaver, in una recente intervista concessa a Vanity Fair, è tornata a parlare del film e del forte legame che univa il cast. Nel farlo, ha espresso un desiderio che molti fan condividono da anni: vedere finalmente pubblicata una director’s cut di Galaxy Quest, che restituisca al pubblico alcune scene eliminate prima dell’uscita ufficiale.

Una versione piu completa sacrificata per il pubblico dei piu piccoli

Secondo quanto raccontato dall’attrice, la decisione di tagliare alcune sequenze non fu artistica ma strategica. DreamWorks, all’ultimo momento, scelse di alleggerire il film per renderlo piu adatto a un pubblico giovane, cosi da poter competere direttamente con Stuart Little. Questa scelta portò all’eliminazione di diverse scene considerate piu sofisticate, molte delle quali coinvolgevano proprio il personaggio interpretato da Alan Rickman.

Sigourney Weaver ha spiegato che una director’s cut permetterebbe di recuperare quei momenti e di mostrare una versione piu ricca e sfaccettata del film, includendo quelle che lei stessa ha definito le scene “molto strane e meravigliose” di Rickman. Un modo non solo per completare l’opera, ma anche per rendere giustizia a una performance che molti considerano tra le piu iconiche della sua carriera.

Galaxy Quest

Il legame del cast e il progetto mai realizzato di un sequel

Nel corso dell’intervista, Weaver ha anche ricordato quanto fosse speciale lavorare con un ensemble di quel livello. Ha citato Tony Shalhoub e Alan Rickman come esempi di un gruppo di attori che, pur provenendo da esperienze molto diverse, seppe creare una chimica rara sul set.

Per anni, l’idea di un seguito di Galaxy Quest è rimasta viva. La sceneggiatura di un secondo capitolo era stata effettivamente scritta da Bob Gordon, uno degli autori del film originale. Tuttavia, Gordon decise di non consegnarla allo studio, convinto che DreamWorks non avesse colto fino in fondo il valore del primo film al momento della sua uscita. Secondo Weaver, il desiderio di realizzare un sequel c’era davvero, ma le condizioni non si sono mai allineate nel modo giusto.

L’assenza di Alan Rickman e il futuro del franchise

Con la scomparsa di Alan Rickman, avvenuta nel 2016, qualcosa si è definitivamente spezzato. Sigourney Weaver ha ammesso che la perdita dell’attore ha avuto un impatto emotivo profondo su tutto il cast, tanto da spegnere quasi del tutto l’entusiasmo per un eventuale ritorno sul set. Senza di lui, l’idea di continuare l’avventura di Galaxy Quest ha perso gran parte del suo senso.

Proprio per questo, la pubblicazione di una director’s cut assumerebbe un valore ancora piu importante. Non sarebbe solo un regalo per i fan storici, ma anche un omaggio concreto a uno degli interpreti piu amati e rispettati del cinema contemporaneo. Rivedere quelle scene tagliate significherebbe riscoprire un film gia cult sotto una nuova luce, celebrando il talento di Alan Rickman nel modo piu semplice e sincero possibile.

Rupert Grint, Daisy Ridley e Sam Claflin nel cast di Ebenezer: Canto di Natale con Johnny Depp

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Il cast di Ebenezer: Canto di Natale continua a crescere e prende una forma sempre più interessante. Rupert Grint, Daisy Ridley, Sam Claflin e Charlie Murphy si sono ufficialmente uniti al nuovo adattamento targato Paramount del classico di Charles Dickens, che vedrà Johnny Depp nel ruolo principale di Ebenezer Scrooge.

Accanto a loro ci saranno anche Arthur Conti ed Ellie Bamber, mentre il progetto può già contare su nomi di grande peso come Andrea Riseborough, Ian McKellen e Tramell Tillman. Alla regia troviamo Ti West, noto per X e Pearl, mentre la sceneggiatura è firmata da Nathanial Halpern, già autore per Tales From the Loop e Legion. Un team creativo che lascia intuire un approccio decisamente più oscuro e atmosferico rispetto alle versioni più tradizionali.

Un Canto di Natale tra ghost story e introspezione

La storia di Canto di Natale è una delle più raccontate di sempre. Il vecchio e avaro Scrooge, visitato dal fantasma del suo ex socio e dagli spiriti del Natale passato, presente e futuro, affronta un viaggio soprannaturale che lo costringe a fare i conti con se stesso. Una parabola di redenzione che, negli anni, è stata riletta in ogni possibile forma.

Questa nuova versione, però, sembra voler puntare con decisione sull’aspetto più inquietante e gotico del racconto. Ebenezer: Canto di Natale viene descritto come una vera e propria ghost story ambientata nella Londra di Dickens, in cui l’orrore soprannaturale e il dramma umano procedono insieme. Non solo una favola morale, quindi, ma un viaggio emotivo e spettrale dentro colpa, rimorso e possibilità di cambiamento.

Johnny Depp interpreterà un Ebenezer Scrooge chiamato a confrontarsi con passato, presente e futuro in modo più intenso e tormentato, alla ricerca di una seconda possibilità.

I nuovi ruoli e le ipotesi sul cast di Rupert Grint

Al momento Paramount non ha confermato ufficialmente i ruoli dei nuovi ingressi nel cast. Tuttavia, secondo alcune fonti, Rupert Grint dovrebbe interpretare Bob Cratchit, il dipendente leale e altruista di Scrooge. Un ruolo chiave nella storia, simbolo di umanità e compassione, che potrebbe offrire all’attore una parte emotivamente molto forte.

Restano invece avvolti dal mistero i personaggi affidati a Daisy Ridley, Sam Claflin e Charlie Murphy. Considerando il tono annunciato e il curriculum degli interpreti, è lecito aspettarsi figure centrali nel percorso interiore di Scrooge, forse legate agli spiriti o al suo passato.

Il mix tra attori affermati e volti più giovani suggerisce un film corale, capace di dare spazio a più punti di vista all’interno di una storia che conosciamo bene, ma che qui promette di essere raccontata in modo diverso.

Due Canti di Natale nello stesso anno

Curiosamente, questo progetto non sarà l’unico Canto di Natale in arrivo. Warner Bros ha infatti messo in sviluppo un altro adattamento, affidato a Robert Eggers, con Willem Dafoe indicato come possibile protagonista. Due visioni molto diverse, almeno sulla carta, che arriveranno a poca distanza l’una dall’altra.

Nel caso di Ebenezer: Canto di Natale, l’uscita è fissata per il 13 novembre 2026. Una data perfetta per inaugurare la stagione natalizia con un racconto più cupo, adulto e atmosferico, pensato per chi ama Dickens ma cerca qualcosa di meno rassicurante e più immersivo.

Noi siamo curiosi di vedere come Ti West e Johnny Depp rileggeranno questa storia eterna. Se le promesse verranno mantenute, potremmo trovarci davanti a uno dei Canti di Natale più audaci degli ultimi anni.