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Sakamoto Days avrà una seconda stagione anime

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Durante il Jump Festa ’26 è arrivata la conferma ufficiale: Sakamoto Days tornerà con una seconda stagione anime. L’annuncio è stato accompagnato da un primo teaser trailer e da una visual celebrativa, segnando un passo importante per una serie che, sin dal debutto, è riuscita a conquistare pubblico e critica grazie al suo equilibrio tra azione e commedia.

La notizia è stata accolta con entusiasmo, soprattutto dopo il buon riscontro ottenuto dalla prima stagione, trasmessa in Giappone e distribuita anche in streaming internazionale. Il percorso dell’anime, partito all’inizio dell’anno, ha dimostrato come l’opera di Yuuto Suzuki abbia tutte le carte in regola per diventare uno dei titoli di riferimento del panorama shonen contemporaneo.

Il successo della prima stagione tra TV e streaming

La prima stagione di Sakamoto Days ha debuttato a gennaio su TV Tokyo e canali affiliati, arrivando nello stesso giorno anche su Netflix. Una scelta che ha permesso alla serie di raggiungere rapidamente un pubblico globale, ampliando la sua popolarità ben oltre il Giappone. La stagione è stata poi divisa in due parti, con la seconda arrivata durante l’estate, mantenendo costante l’interesse degli spettatori.

Questa distribuzione particolare ha contribuito a creare un seguito fedele, curioso di vedere come l’adattamento animato avrebbe reso l’ironia e l’azione frenetica del manga originale. Il risultato è stato positivo, sia in termini di visibilità sia di commenti, aprendo la strada alla decisione di proseguire con una nuova stagione.

Un team creativo solido e un cast riconoscibile

Alla guida del progetto tornerà uno staff che ha già dimostrato di saper interpretare lo spirito dell’opera. La regia è affidata a Masaki Watanabe, mentre la supervisione delle sceneggiature resta nelle mani di Taku Kishimoto, noto per il suo lavoro su serie di grande successo. Il character design, curato da Yō Moriyama, ha dato all’anime un’identità visiva precisa, capace di rendere riconoscibili i personaggi fin dal primo sguardo.

Il protagonista Taro Sakamoto continuerà ad avere la voce di Tomokazu Sugita, una scelta che ha convinto fin da subito per la capacità di unire carisma e ironia. La sua interpretazione ha contribuito in modo decisivo a rendere memorabile un personaggio che vive costantemente in bilico tra la quotidianità più banale e un passato da assassino leggendario.

Dal manga al live-action: un franchise in espansione

Il manga di Yuuto Suzuki, pubblicato su Weekly Shonen Jump dal 2020, ha costruito negli anni una fanbase sempre più ampia. Nato come one-shot, il progetto si è trasformato rapidamente in una serie di successo, apprezzata per la sua idea di fondo semplice ma efficace. Un ex killer, ormai padre di famiglia e gestore di un piccolo negozio, costretto a fare i conti con un passato che non intende lasciarlo in pace.

Oltre all’anime, Sakamoto Days continuerà a espandersi anche in altri media. È infatti prevista l’uscita di un film live-action, che porterà la storia sul grande schermo con un cast noto e una regia orientata alla commedia d’azione. Questo dimostra come il brand stia diventando sempre più centrale all’interno dell’offerta legata ai manga shonen moderni.

La conferma della seconda stagione anime non farà che rafforzare questo percorso. I prossimi episodi avranno il compito di approfondire i personaggi, alzare la posta in gioco e dimostrare che Sakamoto Days non è solo una promessa mantenuta, ma una serie destinata a durare.

Pubblicato il nuovo trailer per il 40° anniversario di Labyrinth – Dove tutto è possibile

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È stato diffuso un nuovo trailer ufficiale per il ritorno al cinema di Labyrinth – Dove tutto è possibile, in occasione del 40° anniversario del film. Un’anteprima che riporta subito a quell’immaginario sospeso tra fiaba, musica e inquietudine che, dal 1986, continua a restare impresso nella memoria di intere generazioni. Rivederlo oggi, con una nuova veste tecnica e sul grande schermo, avrà un sapore speciale.

La riedizione cinematografica celebrerà uno dei titoli più amati nati dalla fantasia di Jim Henson, riportando in sala un film che, col tempo, è diventato molto più di un semplice cult. Sarà un’occasione per riscoprirlo nel modo giusto, lontano dallo schermo domestico, lasciandosi di nuovo guidare dal suo mondo surreale.

Il ritorno al cinema per il 40° anniversario

Labyrinth – Dove tutto è possibile tornerà nelle sale all’inizio del 2026 con una nuova versione rimasterizzata in 4K, pensata per valorizzare scenografie, costumi e creature che hanno reso il film unico. L’evento celebrativo durerà alcuni giorni e permetterà di rivivere l’esperienza cinematografica così come era stata concepita all’epoca, ma con una qualità visiva aggiornata.

La riedizione sarà accompagnata anche da contenuti speciali pensati per chi ha amato il film per decenni. Tra questi è prevista una featurette dedicata ai fan, realizzata durante un recente evento a tema Labyrinth nel Regno Unito, insieme a un’introduzione speciale di Brian Henson, figlio di Jim Henson e voce originale di Hoggle nel film. Un ponte diretto tra passato e presente che rafforza il valore affettivo dell’operazione.

La storia e i personaggi che hanno fatto la storia

Al centro del racconto troviamo Sarah, interpretata da una giovanissima Jennifer Connelly, alla sua prima grande affermazione cinematografica. Una ragazza di quattordici anni che, spinta dalla frustrazione e dall’immaginazione, si ritroverà catapultata in un mondo fantastico dopo aver espresso un desiderio di cui si pentirà subito.

A governare quel regno è il Re dei Goblin, interpretato da David Bowie in una delle performance più iconiche della sua carriera. La sua presenza, tra carisma, ambiguità e musica, ha contribuito a rendere il film immediatamente riconoscibile e diverso da qualsiasi altra fiaba cinematografica dell’epoca. Il labirinto stesso diventa un personaggio, un luogo ingannevole popolato da creature memorabili, dove nulla è davvero come sembra.

Un’eredità che continua nel tempo

Diretto da Jim Henson, Labyrinth – Dove tutto è possibile rappresenta una tappa fondamentale della sua filmografia, dopo The Great Muppet Caper e Dark Crystal. La sceneggiatura firmata da Terry Jones, con una storia sviluppata insieme a Dennis Lee e allo stesso Henson, ha contribuito a creare un racconto stratificato, capace di parlare ai ragazzi ma anche agli adulti, e presto vedrà l’arrivo di un sequel.

Al momento dell’uscita, nel 1986, il film non ebbe un successo travolgente al botteghino, ma negli anni la sua reputazione è cresciuta costantemente. Oggi viene considerato un vero classico del fantasy, amato per il suo stile artigianale, per la colonna sonora e per quell’atmosfera irripetibile che mescola sogno e inquietudine.

Questo ritorno al cinema, con una nuova versione restaurata e contenuti celebrativi, sembrerà quasi una lettera d’amore ai fan che hanno continuato a tenerlo vivo per quarant’anni. E per chi lo scoprirà per la prima volta sul grande schermo, sarà un viaggio che difficilmente verrà dimenticato.

La stagione 2 di Last Samurai Standing si farà! Arriva l’annuncio ufficiale di Netflix

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Netflix ha confermato ufficialmente che Last Samurai Standing tornerà con una seconda stagione. La serie live-action, adattamento dei romanzi Ikusagami di Shōgo Imamura, continuerà il suo percorso dopo il forte successo della prima stagione, uscita il 13 novembre e rapidamente entrata nella Global Top 10 Non-English della piattaforma, conquistando la top 10 in ben 88 Paesi. Un risultato che ha reso quasi inevitabile il via libera ai nuovi episodi.

L’annuncio è arrivato direttamente da Junichi Okada, protagonista assoluto della serie, attraverso un video diffuso da Netflix. Okada non è solo il volto principale dello show, ma ne è anche produttore e coreografo delle scene d’azione, un ruolo chiave che ha contribuito a definire lo stile fisico e brutale della serie.

Un successo globale che ha convinto Netflix

Ambientata alla fine del XIX secolo, durante il periodo Meiji, Last Samurai Standing racconta una storia di sopravvivenza estrema e onore distorto. Duecentonovantadue guerrieri vengono attirati al tempio Tenryu-ji di Kyoto con la promessa di un enorme premio in denaro. A ciascuno viene consegnata una tavoletta di legno e ha inizio un gioco crudele: rubare i tag degli altri partecipanti e raggiungere Tokyo per vincere.

Al centro della vicenda c’è Shujiro Saga, interpretato da Okada, un personaggio che incarna il conflitto tra il vecchio codice dei samurai e un Giappone che sta cambiando rapidamente. La serie ha colpito per il suo tono cupo, la violenza esplicita e una messa in scena che non addolcisce mai la brutalità dello scontro, elementi che hanno evidentemente trovato un pubblico molto ampio a livello internazionale.

La decisione di Netflix di rinnovare lo show conferma come le produzioni giapponesi live-action stiano diventando sempre più centrali nella strategia globale della piattaforma.

Il cast e il team creativo torneranno al completo

La seconda stagione vedrà con tutta probabilità il ritorno del cast principale, che nella prima stagione ha incluso Riho Yoshioka, Yumia Fujisaki, Kaya Kiyohara, Taichi Saotome, Yuya Endo, Masahiro Higashide, Shōta Sometani, Hiroshi Tamaki, Takayuki Yamada, Kazunari Ninomiya e molti altri volti noti del cinema e della televisione giapponese.

Alla regia dei nuovi episodi dovrebbero tornare Michihito Fujii, Kento Yamaguchi e Toru Yamamoto, con Kōsuke Oshida ancora coinvolto come produttore. La continuità creativa sarà fondamentale per mantenere quell’equilibrio tra azione coreografata, tensione psicologica e ricostruzione storica che ha reso la serie riconoscibile fin dal debutto.

L’universo di Ikusagami continua a espandersi

Il rinnovo di Last Samurai Standing arriva in un momento particolarmente favorevole per l’opera originale di Shōgo Imamura. I romanzi Ikusagami, iniziati nel 2022, si sono conclusi con l’uscita dell’ultimo volume ad agosto, mentre l’adattamento manga di Katsumi Tatsuzawa continua la sua pubblicazione e si prepara ad arrivare anche in inglese con nuovi volumi.

Parallelamente, un’altra opera di Imamura, Hikuidori, sta per ricevere un adattamento anime intitolato Oedo Fire Slayer – The Legend of Phoenix, ampliando ulteriormente la presenza dell’autore nel panorama degli adattamenti audiovisivi.

La seconda stagione di Last Samurai Standing si inserirà quindi in un contesto narrativo già solido, con ampio margine per approfondire personaggi, rivalità e conseguenze del sanguinoso gioco iniziato a Kyoto. Non resta che attendere i prossimi annunci ufficiali per scoprire quando la serie tornerà su Netflix e come evolverà questa spietata corsa verso Tokyo.

Evangelion celebra i 30 anni con un nuovo corto anime di 13 minuti

Mentre arriva la notizia della chiusura dello Studio Gainax, il franchise di Neon Genesis Evangelion si preparerà a festeggiare il suo trentesimo anniversario con un contenuto completamente inedito. In occasione dell’evento “Evangelion:30+; 30th Anniversary of Evangelion”, verrà presentato in anteprima mondiale un nuovo corto anime della durata di 13 minuti, pensato come celebrazione ufficiale di una delle opere piu influenti dell’animazione giapponese.

Il progetto porterà il titolo Evangelion Hōsō 30 Shūnen Kinen Tokubetsu Kōgyō, traducibile come “Proiezione speciale per il 30° anniversario della messa in onda di Evangelion”, e rappresenterà un ritorno simbolico alle origini della serie, mantenendo allo stesso tempo uno sguardo rivolto al futuro del brand.

Hideaki Anno torna al centro del progetto celebrativo

Il nuovo corto vedrà Hideaki Anno coinvolto in prima linea come ideatore, sceneggiatore e supervisore generale. Una presenza che, anche se non necessariamente legata a un futuro proseguimento diretto della saga, confermerà il forte legame tra il creatore e l’universo di Evangelion. Alla regia ci sarà Naoyuki Asano, gia animation director di Evangelion: 3.0+1.0: Thrice Upon A Time, affiancato da figure storiche dello Studio Khara.

Tra i supervisori figurano Kazuya Tsurumaki, regista dei film della Rebuild, Shinji Higuchi, storica firma degli storyboard, e Ikki Todoroki, gia assistente alla regia nell’ultimo capitolo cinematografico. Un team che riunirà alcune delle menti piu importanti che hanno contribuito a definire l’identita visiva e narrativa della saga negli ultimi decenni.

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Un evento speciale allo Yokohama Arena

Il festival Evangelion:30+; 30th Anniversary of Evangelion si svolgerà allo Yokohama Arena dal 21 al 23 febbraio, e il nuovo corto anime verrà proiettato una volta al giorno su un gigantesco schermo LED da 18 metri per 15. La presentazione non sarà quindi una semplice proiezione, ma un vero evento immersivo pensato per valorizzare l’impatto visivo dell’opera.

Oltre al corto, il festival includerà un’area espositiva, uno spazio dedicato al palco, merchandising esclusivo e vari contenuti speciali. La progettazione degli spazi e dell’allestimento sarà curata direttamente dai creativi dello Studio Khara, mentre l’iconografia ufficiale dell’evento sarà realizzata dallo stesso Hideaki Anno.

All’interno della manifestazione troverà spazio anche il progetto Kabuki Kōkyōkyoku Dai Kyū-ban Evangelion, una reinterpretazione in chiave kabuki che unirà tradizione teatrale giapponese e immaginario Evangelion, rafforzando ulteriormente il carattere celebrativo dell’anniversario.

Passato, presente e futuro di Evangelion

Le celebrazioni per i trent’anni non si limiteranno al festival. È infatti in corso il programma “Monthly Eva: Evangelion 30th Movie Fest. 2025-2026”, che proporrà proiezioni mensili nei cinema giapponesi dei sei film del franchise, da ottobre fino a febbraio. Un’occasione per riscoprire l’evoluzione cinematografica di Evangelion sul grande schermo.

Lo stesso Anno, gia lo scorso anno, aveva lasciato intendere che potrebbero esserci nuovi progetti animati legati a Evangelion, anche se non necessariamente guidati da lui in prima persona. Parole che, alla luce di questo nuovo corto celebrativo, assumono un peso ancora maggiore e alimentano le speranze dei fan.

A trent’anni dalla prima messa in onda, Evangelion non appare come un’opera legata al passato, ma come un universo capace di reinventarsi e dialogare con nuove generazioni. Questo corto anime di 13 minuti sarà un omaggio, ma anche un segnale chiaro: Evangelion continua a essere vivo.

Sigourney Weaver spera nel rilascio della director’s cut di Galaxy Quest per onorare Alan Rickman

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A distanza di oltre venticinque anni dall’uscita nelle sale, Galaxy Quest continua a essere uno dei film piu amati dagli appassionati di fantascienza e commedia. Uscito nel 1999, il film ha conquistato il pubblico grazie a un equilibrio raro tra parodia, affetto per il genere e interpretazioni memorabili. Tra queste, spicca ancora oggi quella di Alan Rickman, affiancato da Sigourney Weaver, Tim Allen, Tony Shalhoub e un cast che ha saputo rendere il progetto qualcosa di unico.

Proprio Sigourney Weaver, in una recente intervista concessa a Vanity Fair, è tornata a parlare del film e del forte legame che univa il cast. Nel farlo, ha espresso un desiderio che molti fan condividono da anni: vedere finalmente pubblicata una director’s cut di Galaxy Quest, che restituisca al pubblico alcune scene eliminate prima dell’uscita ufficiale.

Una versione piu completa sacrificata per il pubblico dei piu piccoli

Secondo quanto raccontato dall’attrice, la decisione di tagliare alcune sequenze non fu artistica ma strategica. DreamWorks, all’ultimo momento, scelse di alleggerire il film per renderlo piu adatto a un pubblico giovane, cosi da poter competere direttamente con Stuart Little. Questa scelta portò all’eliminazione di diverse scene considerate piu sofisticate, molte delle quali coinvolgevano proprio il personaggio interpretato da Alan Rickman.

Sigourney Weaver ha spiegato che una director’s cut permetterebbe di recuperare quei momenti e di mostrare una versione piu ricca e sfaccettata del film, includendo quelle che lei stessa ha definito le scene “molto strane e meravigliose” di Rickman. Un modo non solo per completare l’opera, ma anche per rendere giustizia a una performance che molti considerano tra le piu iconiche della sua carriera.

Galaxy Quest

Il legame del cast e il progetto mai realizzato di un sequel

Nel corso dell’intervista, Weaver ha anche ricordato quanto fosse speciale lavorare con un ensemble di quel livello. Ha citato Tony Shalhoub e Alan Rickman come esempi di un gruppo di attori che, pur provenendo da esperienze molto diverse, seppe creare una chimica rara sul set.

Per anni, l’idea di un seguito di Galaxy Quest è rimasta viva. La sceneggiatura di un secondo capitolo era stata effettivamente scritta da Bob Gordon, uno degli autori del film originale. Tuttavia, Gordon decise di non consegnarla allo studio, convinto che DreamWorks non avesse colto fino in fondo il valore del primo film al momento della sua uscita. Secondo Weaver, il desiderio di realizzare un sequel c’era davvero, ma le condizioni non si sono mai allineate nel modo giusto.

L’assenza di Alan Rickman e il futuro del franchise

Con la scomparsa di Alan Rickman, avvenuta nel 2016, qualcosa si è definitivamente spezzato. Sigourney Weaver ha ammesso che la perdita dell’attore ha avuto un impatto emotivo profondo su tutto il cast, tanto da spegnere quasi del tutto l’entusiasmo per un eventuale ritorno sul set. Senza di lui, l’idea di continuare l’avventura di Galaxy Quest ha perso gran parte del suo senso.

Proprio per questo, la pubblicazione di una director’s cut assumerebbe un valore ancora piu importante. Non sarebbe solo un regalo per i fan storici, ma anche un omaggio concreto a uno degli interpreti piu amati e rispettati del cinema contemporaneo. Rivedere quelle scene tagliate significherebbe riscoprire un film gia cult sotto una nuova luce, celebrando il talento di Alan Rickman nel modo piu semplice e sincero possibile.

Rupert Grint, Daisy Ridley e Sam Claflin nel cast di Ebenezer: Canto di Natale con Johnny Depp

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Il cast di Ebenezer: Canto di Natale continua a crescere e prende una forma sempre più interessante. Rupert Grint, Daisy Ridley, Sam Claflin e Charlie Murphy si sono ufficialmente uniti al nuovo adattamento targato Paramount del classico di Charles Dickens, che vedrà Johnny Depp nel ruolo principale di Ebenezer Scrooge.

Accanto a loro ci saranno anche Arthur Conti ed Ellie Bamber, mentre il progetto può già contare su nomi di grande peso come Andrea Riseborough, Ian McKellen e Tramell Tillman. Alla regia troviamo Ti West, noto per X e Pearl, mentre la sceneggiatura è firmata da Nathanial Halpern, già autore per Tales From the Loop e Legion. Un team creativo che lascia intuire un approccio decisamente più oscuro e atmosferico rispetto alle versioni più tradizionali.

Un Canto di Natale tra ghost story e introspezione

La storia di Canto di Natale è una delle più raccontate di sempre. Il vecchio e avaro Scrooge, visitato dal fantasma del suo ex socio e dagli spiriti del Natale passato, presente e futuro, affronta un viaggio soprannaturale che lo costringe a fare i conti con se stesso. Una parabola di redenzione che, negli anni, è stata riletta in ogni possibile forma.

Questa nuova versione, però, sembra voler puntare con decisione sull’aspetto più inquietante e gotico del racconto. Ebenezer: Canto di Natale viene descritto come una vera e propria ghost story ambientata nella Londra di Dickens, in cui l’orrore soprannaturale e il dramma umano procedono insieme. Non solo una favola morale, quindi, ma un viaggio emotivo e spettrale dentro colpa, rimorso e possibilità di cambiamento.

Johnny Depp interpreterà un Ebenezer Scrooge chiamato a confrontarsi con passato, presente e futuro in modo più intenso e tormentato, alla ricerca di una seconda possibilità.

I nuovi ruoli e le ipotesi sul cast di Rupert Grint

Al momento Paramount non ha confermato ufficialmente i ruoli dei nuovi ingressi nel cast. Tuttavia, secondo alcune fonti, Rupert Grint dovrebbe interpretare Bob Cratchit, il dipendente leale e altruista di Scrooge. Un ruolo chiave nella storia, simbolo di umanità e compassione, che potrebbe offrire all’attore una parte emotivamente molto forte.

Restano invece avvolti dal mistero i personaggi affidati a Daisy Ridley, Sam Claflin e Charlie Murphy. Considerando il tono annunciato e il curriculum degli interpreti, è lecito aspettarsi figure centrali nel percorso interiore di Scrooge, forse legate agli spiriti o al suo passato.

Il mix tra attori affermati e volti più giovani suggerisce un film corale, capace di dare spazio a più punti di vista all’interno di una storia che conosciamo bene, ma che qui promette di essere raccontata in modo diverso.

Due Canti di Natale nello stesso anno

Curiosamente, questo progetto non sarà l’unico Canto di Natale in arrivo. Warner Bros ha infatti messo in sviluppo un altro adattamento, affidato a Robert Eggers, con Willem Dafoe indicato come possibile protagonista. Due visioni molto diverse, almeno sulla carta, che arriveranno a poca distanza l’una dall’altra.

Nel caso di Ebenezer: Canto di Natale, l’uscita è fissata per il 13 novembre 2026. Una data perfetta per inaugurare la stagione natalizia con un racconto più cupo, adulto e atmosferico, pensato per chi ama Dickens ma cerca qualcosa di meno rassicurante e più immersivo.

Noi siamo curiosi di vedere come Ti West e Johnny Depp rileggeranno questa storia eterna. Se le promesse verranno mantenute, potremmo trovarci davanti a uno dei Canti di Natale più audaci degli ultimi anni.

Zooey Deschanel rischiò di non essere in Elf, poiché il ruolo era stato dato a Katie Holmes

Elf – Un elfo di nome Buddy è uno di quei film che tornano puntuali ogni Natale, quasi senza che ce ne accorgiamo. Uscito nel 2003, è diventato un classico grazie a un equilibrio perfetto tra commedia, atmosfera natalizia e un cast che oggi sembra semplicemente insostituibile. Will Ferrell nei panni di Buddy, Zooey Deschanel come Jovie, James Caan, Bob Newhart, Ed Asner e tutto il resto del gruppo hanno dato vita a personaggi che ormai fanno parte dell’immaginario collettivo.

Eppure, la storia dietro il casting di Jovie è molto diversa da come ce la immaginiamo. Zooey Deschanel ha raccontato che quel ruolo, all’inizio, non era destinato a lei. Anzi, lo aveva perso ancora prima di poterlo davvero conquistare.

Il provino quando il ruolo era già assegnato

Durante un’intervista al podcast “Call Her Daddy”, Deschanel ha rivelato che, quando si presentò per il provino, il personaggio di Jovie era già stato assegnato a Katie Holmes. All’epoca l’attrice aveva solo 21 anni e stava muovendo i primi passi nel cinema. Il regista Jon Favreau le disse chiaramente che non c’era bisogno di provare alcuna scena, perché il ruolo era già stato offerto a Holmes.

Un momento che avrebbe potuto scoraggiarla, ma che invece si trasformò in qualcosa di completamente diverso. Zooey ha raccontato che rimase semplicemente a parlare con Favreau, come se fosse un incontro informale. Nessuna battuta da recitare, nessuna pressione. Proprio per questo, ha spiegato di non essere affatto nervosa. Nella sua testa era chiaro che non avrebbe ottenuto la parte, quindi non sentiva il peso del giudizio.

Quella chiacchierata apparentemente inutile si rivelò invece decisiva. Favreau rimase colpito da lei, anche senza una vera audizione.

L’uscita di scena di Katie Holmes e il colpo di fortuna

Il destino cambiò direzione quando Katie Holmes fu costretta a rinunciare al film per problemi di calendario. A quel punto, Zooey Deschanel era lì, pronta, e soprattutto aveva già lasciato un’impressione positiva. Favreau pensò subito a lei come prima alternativa e le offrì il ruolo di Jovie.

Nel film, Jovie è una commessa di un grande magazzino, disillusa e poco entusiasta del Natale, che finisce per innamorarsi dell’ingenuità contagiosa di Buddy. Un personaggio che cresce scena dopo scena e che trova una dimensione tutta sua grazie alla sensibilità della Deschanel.

L’attrice ha raccontato anche che il ruolo venne in parte adattato su di lei. Sapendo che Zooey era una cantante, la sceneggiatura venne modificata per includere momenti musicali, come le celebri scene in cui Jovie canta sotto la doccia. Un dettaglio che oggi consideriamo iconico, ma che all’inizio non era previsto.

Quando il casting trova la persona giusta

Guardando oggi Elf – Un elfo di nome Buddy, è difficile immaginare Jovie con un volto diverso. La chimica tra Zooey Deschanel e Will Ferrell è uno degli elementi che ha contribuito a rendere il film così amato e duraturo nel tempo. Sapere che tutto questo è nato da una rinuncia e da un incontro senza aspettative rende la storia ancora più affascinante.

Noi possiamo dirlo senza esitazioni: a volte il casting perfetto arriva nei modi più imprevedibili. In questo caso, un ruolo perso e poi ritrovato ha dato vita a una delle coppie più memorabili del cinema natalizio. E, col senno di poi, sembra davvero che Jovie fosse destinata a essere interpretata proprio da Zooey Deschanel.

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Warner Bros. Discovery respinge l’offerta da 108 miliardi di Paramount e conferma l’accordo con Netflix

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Warner Bros. Discovery ha preso una posizione netta e ufficiale: l’offerta da 108 miliardi di dollari presentata da Paramount Skydance è stata respinta senza esitazioni. Il consiglio di amministrazione ha raccomandato all’unanimità agli azionisti di rifiutare l’offerta da 30 dollari per azione, giudicandola inadeguata, rischiosa e nettamente inferiore rispetto all’accordo già siglato con Netflix.

La decisione rafforza la strada intrapresa da WBD, che punta tutto sulla fusione con Netflix, destinata a entrare in vigore dopo lo spin-off previsto per il terzo trimestre del 2026. Un passaggio che separerà Discovery Global, destinata a contenere le reti televisive tradizionali, dal resto del gruppo.

Perché l’offerta Paramount Skydance non convince il board

Nella lettera inviata agli azionisti e depositata presso la SEC, il consiglio non usa mezzi termini. L’accordo con Netflix viene definito “superiore”, mentre la proposta Paramount Skydance viene descritta come insufficiente e piena di rischi strutturali. Secondo il board, l’offerta non soddisfa i requisiti per essere considerata una “proposta superiore” rispetto al contratto già in essere con Netflix.

Uno dei nodi principali riguarda il finanziamento. Paramount avrebbe più volte sostenuto che l’operazione fosse completamente garantita dalla famiglia Ellison. WBD smentisce in modo diretto, affermando che questa garanzia non è mai esistita. La parte di equity, pari a oltre 40 miliardi di dollari, si baserebbe infatti su un trust revocabile opaco, privo di una reale copertura vincolante da parte degli Ellison.

Il consiglio sottolinea come un trust revocabile non offra alcuna certezza reale: gli asset non sono pubblici, possono cambiare in qualsiasi momento e, in caso di violazione, la responsabilità economica sarebbe limitata a una percentuale minima rispetto al valore complessivo dell’operazione. Un rischio che WBD considera inaccettabile per i propri azionisti.

Per Warner, Netflix offre certezze mentre Paramount solo promesse

A differenza della proposta Paramount Skydance, l’accordo con Netflix è un contratto vincolante, sostenuto da una società con una capitalizzazione superiore ai 400 miliardi di dollari e un bilancio investment grade. Non sono richiesti finanziamenti esterni complessi e le condizioni di uscita sono chiaramente definite.

Nel dettaglio, l’intesa con Netflix prevede per gli azionisti WBD una combinazione di 23,25 dollari in contanti, 4,50 dollari in azioni Netflix e la partecipazione futura in Discovery Global, con potenziale ulteriore upside. Secondo il board, il valore complessivo supera in modo significativo quello proposto da Paramount.

Altro punto critico sono le sinergie. Paramount ha parlato di 9 miliardi di dollari di risparmi, una cifra che WBD giudica irrealistica e potenzialmente dannosa per l’industria. Netflix, al contrario, stima sinergie molto più contenute, tra 2 e 3 miliardi, considerate più credibili e sostenibili.

Rischi regolatori e strategia futura

Paramount ha provato a sostenere che la propria offerta presentasse minori rischi regolatori rispetto alla fusione con Netflix. Anche su questo fronte, WBD non è d’accordo. Dopo un’analisi approfondita con i propri consulenti, il consiglio afferma di non vedere differenze sostanziali nei profili regolatori delle due operazioni. Anzi, Netflix ha accettato una penale record da 5,8 miliardi di dollari in caso di mancata approvazione, superiore a quella proposta da Paramount.

Il presidente del consiglio, Samuel Di Piazza Jr., ha ribadito che l’offerta Paramount non risolve nessuna delle criticità già evidenziate nelle sei proposte precedenti. Netflix, invece, rappresenta secondo il board il percorso più solido, certo e vantaggioso per il futuro della società.

Per ora Warner Bros. Discovery resta ferma sulla propria scelta. A meno di un ritorno di Paramount Skydance con un’offerta radicalmente migliorata e completamente garantita, il futuro del gruppo sembra ormai allineato a Netflix.

Gli Oscar passano a YouTube dal 2029: una svolta storica per la notte più importante di Hollywood

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Dal 2029 gli Oscar cambieranno ufficialmente casa. Dopo oltre cinquant’anni su ABC, la cerimonia più iconica del cinema mondiale approderà su YouTube, che ha ottenuto i diritti di trasmissione televisiva e streaming a partire dalla 101ª edizione. Un passaggio epocale che segna un cambio di paradigma nel modo in cui uno degli eventi culturali più seguiti al mondo raggiungerà il pubblico.

L’accordo entrerà in vigore al termine dell’attuale contratto tra l’Academy e Disney, valido fino al 2028, e garantirà a YouTube il ruolo di casa ufficiale degli Oscar fino al 2033. Un’operazione che nessuno avrebbe probabilmente previsto fino a pochi anni fa, ma che oggi appare perfettamente in linea con l’evoluzione delle abitudini di visione globali.

Perché gli Oscar su YouTube cambiano tutto

Il passaggio a YouTube non riguarda solo un cambio di piattaforma, ma una trasformazione profonda del concetto stesso di evento televisivo. Gli Oscar non saranno più legati esclusivamente alla TV tradizionale, ma diventeranno un evento globale in streaming, accessibile ovunque e su qualsiasi dispositivo.

Noi ci troviamo davanti a una scelta che risponde a una realtà evidente: il pubblico, soprattutto quello più giovane, guarda sempre meno la televisione lineare e sempre più contenuti on demand. YouTube offre una portata internazionale senza precedenti, una facilità di accesso immediata e un linguaggio familiare alle nuove generazioni. In questo senso, la decisione dell’Academy sembra più una necessità che una scommessa.

Il debutto del 2029 avrà anche un valore simbolico forte. La prima cerimonia targata YouTube sarà la numero 101, un numero che segna idealmente l’inizio di una nuova era dopo il secolo di storia degli Academy Awards.

Le dichiarazioni ufficiali e la visione dell’Academy

Il CEO di YouTube, Neal Mohan, ha definito questa partnership come una responsabilità e allo stesso tempo un’opportunità. Secondo Mohan, gli Oscar rappresentano una delle istituzioni culturali fondamentali del nostro tempo e portarli su YouTube significherà ispirare una nuova generazione di creativi e amanti del cinema, senza tradire l’eredità storica della manifestazione.

Dal lato Academy, il messaggio è chiaro e punta tutto su scala e accessibilità. Il CEO Bill Kramer e la presidente Lynette Howell Taylor hanno sottolineato come questa collaborazione permetterà di ampliare l’accesso al lavoro dell’Academy a livello mondiale. L’obiettivo non è solo trasmettere una serata di premiazioni, ma rendere il cinema e la sua storia più disponibili, più vicini e più condivisibili.

Questa intesa consentirà anche di valorizzare i contenuti dell’Academy durante tutto l’anno, andando oltre il singolo evento annuale e rafforzando il legame con la comunità cinematografica internazionale.

Non solo una notte: un hub globale per il cinema

Uno degli aspetti più interessanti dell’accordo è che YouTube diventerà un punto di riferimento stabile per la programmazione dell’Academy. Non parliamo solo della cerimonia degli Oscar, ma anche di contenuti continuativi, approfondimenti sulla storia del cinema, materiali d’archivio e nuove forme di interazione con il pubblico.

Questo potrebbe aprire la strada a format inediti, a un dialogo più diretto con gli spettatori e a una presenza dell’Academy molto più costante nel quotidiano digitale delle persone. Gli Oscar, insomma, smetteranno di essere un appuntamento isolato e diventeranno parte di un ecosistema più ampio.

Dal 2029, la notte più importante di Hollywood non sarà più solo un evento televisivo. Sarà un momento globale in streaming, pensato per un pubblico che vive online. Che questa scelta ridefinisca davvero la stagione dei premi o semplicemente intercetti il pubblico dove già si trova, una cosa è certa: gli Oscar stanno entrando sotto una luce completamente diversa.

Andy Muschietti sogna ancora una lunga pellicola da oltre sei ore di IT Capitolo uno e IT Capitolo due

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Con la conclusione della prima stagione di It: Welcome to Derry, l’attenzione dei fan è tornata su un progetto di cui si parla da anni e che potrebbe cambiare per sempre il modo di guardare la saga. Andy Muschietti non ha infatti abbandonato l’idea di realizzare una versione estesa monumentale che unisca It – Capitolo uno e It – Capitolo due in un’unica esperienza continua, arricchita da scene inedite mai viste prima.

Il regista lo ha confermato di recente durante un AMA su Reddit dedicato proprio a Welcome to Derry. Alla domanda diretta di un fan sulla sorte dell’extended cut, Muschietti ha risposto senza giri di parole: è ancora un suo grande sogno. Il motivo del ritardo è semplice, il lavoro intenso sulla serie ha assorbito tempo ed energie, ma l’idea resta lì, pronta a essere ripresa quando le condizioni lo permetteranno.

Una versione unica di It pensata come un’unica grande storia da Andy Muschietti

L’idea della super versione non nasce oggi. Dopo l’uscita di It – Capitolo due nel 2019, Muschietti aveva già parlato della possibilità di fondere i due film in un’unica narrazione fluida, seguendo un montaggio più vicino alla struttura del romanzo di Stephen King. Il risultato sarebbe stato un film da circa sei ore e mezza, molto più vicino alla complessità dell’opera originale.

Non si tratterebbe di un semplice montaggio consecutivo dei due capitoli. Al contrario, questo progetto prevederebbe l’inserimento di sequenze eliminate, scene mai girate completamente e momenti narrativi rimasti solo sulla pagina. L’obiettivo sarebbe quello di dare più spazio ai personaggi, ai loro traumi e alla mitologia che ruota attorno a Derry e a Pennywise.

It Pennywise

Le scene tagliate e il mistero di Maturin

Tra i contenuti più chiacchierati che avrebbero potuto far parte della versione estesa c’è la famigerata scena con Maturin, la tartaruga cosmica dell’universo di Stephen King. Questa entità, fondamentale nel romanzo, avrebbe dovuto apparire nel seminterrato di Bill durante It – Capitolo due, in una sequenza ambientata in gran parte sott’acqua.

La scena venne tagliata perché rallentava il ritmo del film e rischiava di spezzarne la tensione. Eppure, per molti fan rappresenta uno degli elementi più affascinanti mai esclusi dall’adattamento cinematografico. Includerla in una super versione permetterebbe di approfondire il lato più cosmico della storia, offrendo un contrappeso diretto alla figura di Pennywise e ampliando la portata del racconto oltre l’horror tradizionale.

Welcome to Derry e il futuro della saga di It

Chi ha visto Welcome to Derry ha già avuto un assaggio di cosa Muschietti può fare quando ha più spazio narrativo. La serie è stata apprezzata per l’approfondimento della mitologia e per una rappresentazione di Pennywise che molti considerano la più inquietante mai vista sullo schermo. Questo rafforza l’idea che una versione estesa dei film potrebbe davvero funzionare.

Anche se la supercut non dovesse mai vedere la luce, il legame di Muschietti con Derry è tutt’altro che concluso. Dopo la prima stagione, il progetto televisivo dovrebbe proseguire con nuove stagioni ambientate in epoche diverse, spingendosi sempre più indietro nel tempo. La seconda stagione dovrebbe tornare al 1935, mentre una terza potrebbe esplorare il 1908, periodo già accennato con la trasformazione dell’entità in Pennywise il Clown Danzante.

Noi continuiamo a sperare che un giorno questo It definitivo diventi realtà. Un’unica, lunga discesa nell’orrore e nella memoria, pensata per chi vuole tornare a Derry senza compromessi. Se mai accadrà, è difficile immaginare che i fan non siano pronti a seguirlo fino all’ultimo minuto.

Tomb Raider arriva su iOS e Android: Lara Croft conquista il mondo mobile

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Lara Croft è pronta a un nuovo, piccolo, grande salto. Feral Interactive ha annunciato ufficialmente che Tomb Raider, il primo capitolo della Survivor Trilogy di Crystal Dynamics, arriverà su iOS e Android all’inizio del 2026.

Si tratta di un passaggio storico: è la prima volta che un moderno Tomb Raider “da console” approda in versione completa su mobile, senza compromessi strutturali o contenuti tagliati.

L’origine di Lara arriva su smartphone e tablet

Il gioco racconta le origini dell’iconica esploratrice, quando una giovanissima Lara Croft naufraga sull’isola di Yamatai durante la sua prima spedizione archeologica. Da lì inizia una brutale lotta per la sopravvivenza fatta di trappole mortali, nemici spietati e misteri antichi da svelare.

Armata inizialmente solo del suo istinto, Lara dovrà crescere, adattarsi e trasformarsi nella cacciatrice di tombe che tutti conosciamo, affrontando enigmi ambientali e scontri a fuoco intensi, esattamente come nella versione console.

È il gioco per console ma su mobile

La versione mobile di Tomb Raider includerà:

  • Il gioco completo, identico all’edizione console.
  • Tutte le armi e abilità sbloccabili.
  • 12 DLC inclusi senza costi aggiuntivi, con:
    • potenziamenti extra;
    • nuovi outfit;
    • una Challenge Tomb bonus.

Niente edizioni monche o contenuti spezzettati: è l’esperienza completa, punto.

Un titolo pensato davvero per il mobile

Feral Interactive promette un lavoro di ottimizzazione certosino. Il gioco offrirà:

  • Interfaccia touch completamente personalizzabile.
  • Supporto a gamepad.
  • Supporto a tastiera e mouse su iPadOS e Android.
  • Mira giroscopica sui dispositivi compatibili.
  • Preset grafici per scegliere tra prestazioni più fluide o qualità visiva superiore.

Il tutto con visual AAA e performance solide, a prescindere che tu stia giocando su smartphone o tablet.

Data di uscita e prezzi

Tomb Raider sarà disponibile dal 12 febbraio 2026 al prezzo di 15,99 €.

Su iOS è già possibile effettuare il preordine sull’App Store, mentre su Android ci si può pre-registrare sul Google Play Store per ricevere una notifica al lancio.

Perché questo Tomb Raider su mobile è un grosso affare

Negli ultimi anni abbiamo visto tanti grandi nomi arrivare su smartphone, ma spesso in versioni ridotte o rimaneggiate. Qui, invece, parliamo di un titolo AAA moderno, completo e narrativamente compiuto, non di uno spin-off.

Il primo Tomb Raider della Survivor Trilogy è anche uno dei capitoli più importanti per la mitologia del personaggio: è qui che Lara smette di essere un’icona e diventa umana, fragile, ma determinata.

Portarlo su mobile significa rendere accessibile a un pubblico enorme una delle migliori origin story dei videogiochi moderni.

Se Feral manterrà le promesse su controlli e ottimizzazione, questo potrebbe diventare un nuovo punto di riferimento per il gaming premium su smartphone.

Disclosure Day: ecco il primo trailer del misterioso film di fantascienza di Steven Spielberg

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Il sipario si è finalmente alzato sul prossimo film di Steven Spielberg. Universal ha diffuso il primo trailer ufficiale di Disclosure Day, svelando il titolo e offrendo un primo assaggio di quello che si preannuncia come un nuovo, ambizioso capitolo della fantascienza firmata dal regista. Dopo un weekend di poster enigmatici apparsi in diverse città degli Stati Uniti, l’annuncio è arrivato come promesso, trasformando la curiosità in qualcosa di molto più concreto.

Il trailer si apre con una domanda inquietante, destinata a restare impressa: cosa succederebbe se scoprissimo di non essere soli? Non come ipotesi lontana, ma come verità dimostrata davanti agli occhi di tutti. “Quest’estate, la verità appartiene a sette miliardi di persone”, recita la voce, preparando il terreno a quello che viene definito Disclosure Day, il giorno della rivelazione.

Un ritorno alla fantascienza più emotiva di Spielberg

Fin dalle prime immagini è chiaro che ci troveremo davanti a una fantascienza che guarda al passato di Spielberg, ma con uno sguardo attuale. Il tono è teso, carico di mistero, costruito più sulle emozioni umane che sugli effetti speciali. Noi ritroveremo quell’approccio che ha reso iconici titoli come Incontri ravvicinati del terzo tipo e La guerra dei mondi, con una forte attenzione alle reazioni delle persone comuni di fronte all’ignoto.

La storia ruoterà attorno a un evento improvviso, trasmesso in diretta televisiva, che costringerà il mondo intero a fermarsi. Non assisteremo subito a invasioni o distruzioni, ma a un lento accumularsi di tensione, fatto di silenzi, sguardi e domande senza risposta. Il trailer suggerisce conseguenze enormi senza mai esplicitarle del tutto, invitandoci a entrare nel mistero piuttosto che spiegarlo.

Emily Blunt al centro di un evento globale

Protagonista del film sarà Emily Blunt, che interpreterà una meteorologa del Kansas. La sua vita ordinaria verrà completamente stravolta quando, durante una trasmissione in diretta, sembrerà veicolare un messaggio di origine aliena. Quello che inizialmente apparirà come un caso bizzarro da notiziario locale si trasformerà rapidamente in un fenomeno globale.

Da quel momento governi, scienziati e cittadini comuni verranno trascinati in una spirale di paura, stupore e incredulità. Accanto alla Blunt troveremo Josh O’Connor e Colin Firth, entrambi coinvolti in ruoli chiave mentre il mondo cercherà di capire cosa stia davvero accadendo e quale sia il significato di questa possibile rivelazione per il futuro dell’umanità. Spielberg sembra voler raccontare l’evento attraverso momenti intimi e personali, alternandoli a immagini di portata mondiale.

Atmosfera, mistero e una data da segnare

Dal punto di vista visivo, Disclosure Day punterà su un’estetica pulita ma inquietante, più attenta all’atmosfera che alle risposte immediate. È un trailer che non spiega, ma suggerisce, e che si fida dello spettatore, invitandolo ad avvicinarsi e a porsi le stesse domande dei personaggi.

Il film sarà basato su un soggetto di Steven Spielberg, con la sceneggiatura firmata da David Koepp, collaboratore storico del regista e autore di script come Jurassic Park, Il mondo perduto – Jurassic Park, La guerra dei mondi e Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo. Un ritorno di coppia che fa crescere ulteriormente le aspettative.

Disclosure Day arriverà nelle sale nel 2026, con uscita fissata negli Stati Uniti per il 12 giugno. In attesa di conferme sulle date internazionali, una cosa è certa: se il trailer è un’indicazione affidabile, ci prepareremo a un racconto di fantascienza che parlerà meno di alieni e molto di noi, di come reagiremmo davanti a una verità impossibile da ignorare.