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The Batman: Parte II ha brutte notizie sul cast, mentre la stagione 2 di The Penguin resta in sospeso

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L’universo creato da Matt Reeves con The Batman e la serie spin-off The Penguin ha conquistato pubblico e critica, ritagliandosi uno spazio ben definito e riconoscibile accanto al nuovo DC Universe. L’atmosfera cupa, il taglio realistico e l’attenzione ai personaggi hanno acceso grandi aspettative per il futuro, soprattutto in vista di The Batman: Parte II. Tuttavia, le ultime dichiarazioni arrivate nelle scorse ore hanno smorzato parte dell’entusiasmo, sia sul fronte del cast del film sia su quello della possibile seconda stagione della serie HBO.

Nessun ruolo centrale per Oswald Cobb e assenza totale di Sofia Falcone

Uno degli aggiornamenti più significativi riguarda la presenza dei personaggi di The Penguin nel prossimo film. Matt Reeves ha confermato che Oswald Cobb, interpretato da Colin Farrell, non avrà un ruolo principale in The Batman: Parte II. Una scelta che potrebbe sorprendere, considerando il successo della serie dedicata proprio al Pinguino e la popolarità della sua interpretazione.

Ancora più netta è la situazione di Cristin Milioti, che in The Penguin ha dato vita a una Sofia Falcone disturbante e memorabile. Reeves ha chiarito che il personaggio non apparirà affatto nel film, spiegando che la sceneggiatura era già stata indirizzata altrove quando la serie era in fase di sviluppo. Pur elogiando apertamente il lavoro dell’attrice, il regista ha ribadito che, per questa storia specifica, non c’era spazio per lei.

the penguin oz cobb sofia falcone

The Penguin stagione 2: entusiasmo per gli attori ma nessuna conferma

Il futuro di The Penguin stagione 2 resta altrettanto incerto. Intervistata da Deadline insieme a Topher Grace, Cristin Milioti ha ammesso di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale. Ha però sottolineato quanto le piacerebbe tornare a interpretare il personaggio, lasciando intendere che la porta, almeno dal punto di vista creativo, non sarebbe chiusa.

Grace si è mostrato ancora più diretto, definendo la serie una delle migliori mai viste in televisione e chiedendo apertamente a chi prende le decisioni di riconsiderare la possibilità di una seconda stagione. Anche alla conferma definitiva dell’assenza di Milioti dal film, l’attore ha ribadito quanto ritenga il suo lavoro uno dei punti più alti dell’intero progetto.

Matt Reeves, parlando del personaggio di Sofia Falcone, ha riconosciuto il valore della scrittura di Lauren LeFranc e l’unicità di questa versione, ma ha spiegato che l’avanzamento della trama di The Batman: Parte II rendeva impossibile un suo inserimento senza forzature.

Un futuro ancora lontano per la Gotham di Reeves

Al momento, lo scenario è chiaro: The Batman: Parte II resta un progetto ancora distante e la seconda stagione di The Penguin non ha ricevuto il via libera ufficiale. Questo significa che l’espansione dell’universo narrativo di Reeves procederà con cautela, senza sovrapporre forzatamente cinema e televisione.

Il film arriverà nelle sale il 1° ottobre 2027, e fino ad allora il pubblico dovrà accontentarsi delle promesse di un racconto coerente, anche a costo di rinunciare ad alcuni dei personaggi più amati. Resta da vedere se, nel frattempo, HBO deciderà di riportare The Penguin sullo schermo con una nuova stagione o se questo capitolo resterà isolato.

Il mangaka Go Nagai entrerà nella Hall of Fame degli Eisner Awards 2026

Il nome di Go Nagai sta per entrare ufficialmente nella storia del fumetto mondiale. I Will Eisner Comic Industry Awards hanno annunciato che il celebre mangaka giapponese sarà inserito nella Hall of Fame 2026, uno dei riconoscimenti più prestigiosi dell’intera industria dei comics. L’ingresso avverrà come Judges Choice honoree, una scelta diretta della giuria che sottolinea l’impatto straordinario del suo lavoro nel corso dei decenni.

L’annuncio è arrivato giovedì e ha confermato che Nagai sarà uno dei 19 nomi selezionati dalla commissione composta da figure di primo piano del settore, tra cui Michael T. Gilbert, Karen Green e Maggie Thompson. Un riconoscimento che non sorprende, considerando quanto l’autore abbia influenzato generi, stili e immaginari ancora oggi centrali nella cultura pop.

mazinga z

Un autore che ha cambiato per sempre il manga

Parlare di Go Nagai significa parlare delle fondamenta stesse di molti generi del manga moderno. Come hanno sottolineato gli Eisner Awards nelle motivazioni ufficiali, sono pochissimi i filoni narrativi popolari oggi negli Stati Uniti che Nagai non abbia influenzato o addirittura creato.

Con Mazinga Z, l’autore ha dato vita al concetto di mecha pilotato, introducendo per la prima volta l’idea di un robot gigante guidato dall’interno da un essere umano. Un’idea che avrebbe poi definito intere generazioni di anime e manga. Con Cutie Honey, invece, Nagai ha contribuito in modo decisivo alla nascita del genere magical girl, aprendo la strada a un filone che continua a rinnovarsi ancora oggi.

Opere come Devilman e Violence Jack hanno poi spinto il medium verso territori più cupi e maturi, esplorando violenza, apocalisse e profondità psicologica con una libertà narrativa che all’epoca risultava rivoluzionaria. Questi elementi hanno avuto un impatto non solo in Giappone, ma a livello globale, influenzando autori, registi e sceneggiatori di generazioni successive.

Devilman

Dalle origini di Go Nagai agli adattamenti contemporanei

Go Nagai ha debuttato come mangaka nel 1967 con Meakashi Polikichi, iniziando una carriera che lo avrebbe portato a creare alcuni dei titoli più iconici di sempre. Oltre a Mazinga Z, Devilman e Cutie Honey, il suo nome è legato a opere fondamentali come Getter Robot e Harenchi Gakuen, tutte capaci di lasciare un segno profondo nell’evoluzione del fumetto giapponese.

Negli ultimi anni, Nagai ha continuato a lavorare attivamente, firmando nuovi progetti e spin-off come Devilman Saga, oltre alla serie autobiografica Gekiman!, in cui racconta la nascita e lo sviluppo delle sue opere più celebri. Molti dei suoi lavori continuano a essere adattati in anime, film e serie, dimostrando quanto il suo immaginario resti attuale e vitale.

La cerimonia e il riconoscimento internazionale

La cerimonia di consegna dei premi della Hall of Fame degli Eisner Awards 2026 si terrà la mattina del 24 luglio, nell’ambito del San Diego Comic-Con. La sera dello stesso giorno andrà invece in scena la cerimonia principale degli Eisner Awards. Nei prossimi giorni saranno annunciati anche altri 16 candidati alla Hall of Fame, dai quali gli addetti ai lavori eleggeranno quattro nuovi membri.

Il riconoscimento degli Eisner si aggiunge a un’onorificenza già molto importante ricevuta da Nagai: nel novembre scorso, il governo giapponese lo ha insignito dell’Ordine del Sol Levante, Gold Rays with Rosette, per il suo contributo culturale al Paese.

L’ingresso di Go Nagai nella Hall of Fame non celebra solo una carriera straordinaria, ma ribadisce quanto il suo lavoro abbia contribuito a definire il linguaggio del fumetto e dell’animazione a livello mondiale.

Taika Waititi anticipa il suo film di Star Wars: “Ci sarà da divertirsi”

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Nel 2020 Lucasfilm annunciò a sorpresa che Star Wars avrebbe esplorato un territorio completamente nuovo con un film standalone firmato da Taika Waititi. Da allora, però, il progetto è rimasto avvolto da una lunga fase di incertezza: pochi aggiornamenti, nessuna finestra di uscita chiara e la sensazione, sempre più diffusa tra i fan, che il film potesse non vedere mai la luce.

Ora qualcosa si è mosso davvero. Dopo anni di silenzio e voci contrastanti, il film di Taika Waititi è tornato concretamente al centro della conversazione, con segnali che indicano un passo avanti importante nello sviluppo.

Un progetto nato per essere diverso

Fin dall’annuncio iniziale, il film di Waititi era stato presentato come qualcosa di completamente nuovo all’interno dell’universo di Star Wars, scollegato dalla Saga degli Skywalker e libero di sperimentare toni e personaggi inediti. Durante lo Star Wars Celebration dello scorso anno, l’allora presidente di Lucasfilm Kathleen Kennedy aveva commentato lo stato dei lavori con una battuta diventata famosa, spiegando che “Taika lavora con i suoi tempi”, confermando implicitamente che la sceneggiatura non era ancora pronta.

Da quel momento, lo scenario interno a Lucasfilm è cambiato in modo significativo. Kennedy ha lasciato il ruolo di presidente e la guida dello studio è passata ai co-presidenti Dave Filoni e Lynwen Brennan. Proprio in questo contesto di riorganizzazione è arrivata la notizia più rilevante: la sceneggiatura di Taika Waititi è stata completata.

Taika Waititi Star Wars

“Ci sono grandi posta in gioco, ma anche divertimento”

Durante la promozione del suo nuovo film per famiglie Fing!, Waititi è stato intervistato da Variety e ha parlato apertamente del suo Star Wars. Senza entrare nei dettagli della trama, ha chiarito l’approccio creativo che intende portare sullo schermo, richiamandosi allo spirito originale della saga.

“Le poste in gioco sono molto alte”, ha spiegato, “ci sono cose serie che accadono, ma c’è anche molto divertimento”.

È una dichiarazione che si inserisce perfettamente nel percorso del regista. Waititi ha costruito la sua carriera mescolando umorismo, cuore e personaggi imperfetti, anche all’interno di grandi franchise. Thor: Ragnarok è stato accolto come una rinascita per il personaggio Marvel, mentre Thor: Love & Thunder ha diviso maggiormente il pubblico, pur mantenendo quella cifra stilistica giocosa e irriverente.

Tutto lascia pensare che il suo Star Wars seguirà una linea simile, cercando di bilanciare l’epica classica della saga con un tono più leggero e personale.

Il futuro di Star Wars dopo il cambio di leadership

Anche se il momento di massimo slancio mediatico di Waititi è probabilmente alle spalle, il regista resta una voce creativa molto rispettata. Il fatto che Lucasfilm abbia deciso di non cancellare il progetto durante il cambio di leadership è un segnale forte di fiducia nel lavoro svolto.

Ora la decisione finale spetta a Filoni e Brennan, che stanno ridisegnando la roadmap di Star Wars. È evidente che la strategia dello studio si è evoluta con la nuova gestione, e proprio per questo risulta incoraggiante che il film di Waititi sia arrivato fino alla fase di sceneggiatura completa, invece di essere accantonato.

Guardando avanti, il calendario della saga resta piuttosto nebuloso. Dopo The Mandalorian e Grogu e Star Wars: Starfighter, l’attenzione sembra spostarsi su una nuova trilogia scritta da Simon Kinberg, con forti aspettative su un possibile ritorno di Daisy Ridley nei panni di Rey. Se questi piani verranno confermati, il film di Taika Waititi difficilmente arriverà al cinema prima del 2029.

Dopo anni di attesa, però, una cosa è chiara: il suo Star Wars è più vicino alla realtà di quanto non sia mai stato.

Mercy crolla al box office: il peggior debutto in carriera per Chris Pratt

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Grazie a franchise come Guardiani della Galassia, Jurassic World e Super Mario Bros. – Il film, Chris Pratt è diventato uno degli attori protagonisti più redditizi di Hollywood. Tutti successi enormi, accomunati però da un elemento chiave: IP fortissime e già note al pubblico. Quando Pratt si allontana dai grandi marchi e punta su progetti originali, il risultato tende a essere molto più incerto. Mercy lo dimostra in modo piuttosto netto.

Il thriller fantascientifico rappresentava una sorta di esperimento: capire se lo status da star di primo piano di Pratt fosse sufficiente, da solo, a portare il pubblico in sala. La risposta, almeno dal punto di vista del box office, è stata negativa.

Secondo quanto riportato da Variety, Mercy ha incassato 11,2 milioni di dollari negli Stati Uniti nel weekend di apertura. Una cifra che è bastata a scalzare Avatar: Fire and Ash dal primo posto dopo cinque settimane consecutive in vetta, ma si tratta di una vittoria puramente simbolica.

Il peggior esordio da protagonista per Pratt

L’incasso iniziale di Mercy segna infatti il peggior debutto della carriera di Chris Pratt come protagonista assoluto. Il film scende sotto i 14,8 milioni ottenuti da Passengers nel 2016, che fino a oggi rappresentava il punto più basso per un’apertura wide con Pratt in testa al cast. In passato l’attore è apparso in titoli partiti ancora più lentamente, ma si trattava di uscite limitate o di ruoli secondari, non di progetti costruiti interamente attorno al suo nome.

Il risultato non sorprende del tutto. Nonostante la presenza di volti riconoscibili come Pratt e Rebecca Ferguson, Mercy si è trovato a fronteggiare diversi problemi contemporaneamente. La critica non è stata tenera, assegnando al film un 20% su Rotten Tomatoes, dato che conferma una tendenza già vista nei progetti live-action non legati a Marvel o ad altri grandi universi narrativi.

Quando il nome non basta più

Anche il passaparola non ha aiutato, e una forte tempesta invernale che ha colpito diversi stati ha inciso negativamente sull’affluenza in sala. In un contesto simile, persino un film ben recensito avrebbe faticato a emergere. In questo scenario, Mercy ha pagato caro l’assenza di un entusiasmo iniziale solido.

Il caso mette in evidenza un problema più ampio che Hollywood continua a incontrare: le star, da sole, non garantiscono più grandi incassi. Il pubblico è diventato più selettivo e tende a premiare la familiarità con un’IP più che il nome dell’attore in locandina. Puntare tutto sul carisma di un interprete, soprattutto per film originali, non funziona più come un tempo.

La prima parte dell’anno è tradizionalmente debole al botteghino, ma è difficile immaginare per Mercy una vera ripresa. I film che recuperano dopo un avvio deludente hanno bisogno di buone “gambe”, e quelle arrivano quasi sempre da reazioni positive del pubblico. Con un’accoglienza fredda e nuove uscite in arrivo, come l’horror Send Help di Sam Raimi, il margine di manovra appare ridotto.

Una seconda vita in streaming?

Per Amazon MGM Studios, però, il risultato non è necessariamente disastroso. I film di genere ad alto concept spesso trovano una nuova visibilità in streaming, e Mercy sembra perfetto per questo percorso. Una volta conclusa la finestra cinematografica e approdato su Prime Video, il film potrebbe intercettare un pubblico più ampio e curioso, attenuando almeno in parte l’impatto dei costi di marketing e distribuzione.

Quanto a Pratt, questo passo falso non mette certo a rischio la sua carriera. In primavera tornerà con Super Mario Galaxy – Il film, seguito dell’enorme successo animato da oltre un miliardo di dollari, già indicato come uno dei titoli più attesi del 2026. Senza contare il legame ancora aperto con l’universo Marvel.

Mercy resta però un promemoria chiaro: anche le star più grandi faticano ad aprire film originali basandosi solo sul proprio nome, in un mercato sempre più affollato e competitivo.

Piaga 1348: si muore solo due volte in questa recensione

Recentemente ci è capitato fra le mani Piaga 1348, un gioco di ruolo atipico, con delle meccaniche narrative originali tali da farci pensare che meritasse una recensione.

Piaga 1348 è un gioco di ruolo italiano che prende una scelta chiara e coraggiosa: niente eroi, niente power fantasy, niente salvezza garantita. Qui si gioca per sopravvivere, e spesso nemmeno quello.

Ambientato durante la pagina turbolenta della storia conosciuta come Peste Nera, Piaga ci catapulta in un mondo dove fame, superstizione, violenza, fede distorta e disperazione sono costantemente al centro della scena. Il mondo è ostile, sporco e credibile, e lo è senza bisogno di effetti speciali o forzature.

La recensione di Piaga 1348: un gdr cupo adatto alle vostre oneshot

Piaga 1348 è uno di quei giochi di ruolo che fanno una promessa chiara e la mantengono fino in fondo: sei  una persona qualunque nel momento peggiore possibile della storia europea, il cui compito è quello di liberare il mondo dai resuscitati.

Ambientato durante la Peste Nera, questo titolo non usa il Medioevo come scenografia pittoresca, ma come macchina narrativa di sofferenza. La Storia qui non è neutrale: è una forza schiacciante che agisce contro i personaggi, li consuma, li isola e spesso li elimina e le scene sono volutamente cupe e distopiche.

Già perchè seppur si parli di fame, superstizione, paura del contagio, violenza gratuita e fanatismo religioso senza filtri, gli autori ci esortano a non voler per forza rimanere fedeli alla Storia così come la conosciamo ma a riscriverla in parte ed a forzare un po’ le cose.

Purchè restiamo fedeli (o almeno noi lo siamo stati) ad un concetto: qui non c’è romanticismo, non c’è avventura classica. C’è solo il tentativo disperato di arrivare vivi a domani.

Il sistema di gioco

Piaga 1348, il titolo oggetto di questa recensione, è un gioco di ruolo narrativo con alcune peculiarità che lo discostano, anche parecchio dai manuali più classici.

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La prima peculiarità è che, citiamo il manuale:

Il gioco ha poche regole, ma che vanno seguite alla lettera.

Già una enorme differenza rispetto ai manuali moderni dove, spesso come master veniamo esortati a “stiracchiare” le regole nel buon nome del divertimanto al tavolo.

La seconda è che, quando si parla di sicurezza emotiva e coerenza narrativa, non vengono proposte le ormai classiche X-card o Linee e Veli bensì un approccio più “rude” (e assolutamente in tema con l’ambientazione cruda della peste): si propone infatti di affermare con fermezza al tavolo frasi del tipo “questo mi da fastidio” o “non c’entra”.

Per il resto però, Piaga 1348 è, a livello di concetti generici, abbastanza in linea con altri narrativi che abbiamo intavolato, sia in veste di giocatori che di master, anzi, Ludi Magister in questo caso. Abbiamo infatti ampia scelta sullo stile di gioco che preferiamo (Drammatico, Sinistro o Grottesco sta democraticamente al tavolo deciderlo), nonchè un forte impatto della narrazione condivisa, con l’autorità narrativa che si sposta spesso fra Ludi Magister e Soldato di Turno.

Ma cosa è il Soldato di Turno? Ecco qui la terza, e più pregnante, peculiarità del gioco: siamo infatti di fronte ad un gioco di ruolo a turni, circostanza piuttosto atipica e un po’ spiazzante per parecchi di noi.

Il Soldato di Turno (SDT) è il protagonista principale della scena e la narra in prima persona descrivendo cosa fa il proprio Soldato e cosa dice. La prima cosa che deve fare è prendere il segnalino per indicare il proprio status di giocatore di turno (noi ne abbiamo usato uno fatto a teschio, per immergerci nell’ambientazione) . Dopodichè il Ludi Magister gli chiederà “Cosa percepisci con due dei tuoi sensi?” e, dopo aver ricevuto la risposta, inquadrerà la scena narrandola insieme a lui.

Anche gli altri giocatori interpretereranno i propri Soldati raccontando come interagiscono con la scena narrata, ma senza poter affrontare il Conflitto del Turno (la prova) che dovrà affrontata solo dall’SDT prima di “passare la palla” al Soldato successivo.

Di fatto si continua così finche non si decide di smettere.

Piaga 1348: le nostre conclusioni

Concludiamo la nostra recensione di Piaga 1348 anticipandovi che l’abbiamo ritenuta un’esperienza di gioco tesa, sporca, assolutamente spiazzante e atipica ma al contempo coerente.

Ogni elemento – ambientazione, regole e tono – spinge nella stessa direzione: far sentire i giocatori piccoli, vulnerabili e costantemente sotto minaccia.

Il sistema di Piaga 1348 è probabilmente l’aspetto più interessante, controverso e divisivo del gioco. Non punta sulla complessità né sulla personalizzazione spinta del personaggio. Al contrario, è essenziale, quasi spoglio. Ma questa semplicità non serve a velocizzare l’azione (anzi, spesso i turni risultano anche troppo lunghi, quasi come quelli di un cinghiale da tavolo): serve a togliere illusioni di controllo al Ludi Magister che è costretto ad improvvisare tantissimo.

Questo è sia un pro che un contro. Infatti se preparare una sessione risulta assolutamente inutile (tanto i Soldati faranno quello che vogliono!) dall’altro lo rende facile da intavolare anche se non avevate previsto di fare un gioco di ruolo, praticamente al pari dei suoi “cugini”, i giochi da tavolo.

Le meccaniche sono pensate per rendere il fallimento abbastanza frequente (soprattutto in modalità sopravvivenza) e rendere le conseguenze sempre presenti.

Dal punto di vista narrativo, il regolamento lavora come una pressione costante: non racconta la tragedia, la produce. È un sistema che chiede fiducia al tavolo e maturità.

Detto ciò, concludo questa recensione di Piaga 1348 dicendovi che, a mio avviso, l’esperienza è sicuramente da provare.  E non ci sono mezze misure, arriverete sicuramente anche voi ad una conclusione: o lo odierete o lo amerete. Punto.

Prenotazioni aperte per l’hotel lunare da 1 milione di dollari: il futuro delle vacanze per ricchi?

Un’esperienza tra fantascienza e turismo estremo sta diventando realtà: le prenotazioni per un hotel sulla Luna sono finalmente aperte. L’idea sembra incredibile, eppure chi sogna un soggiorno extraterrestre può già cominciare a mettere mano al portafoglio.

La startup Galactic Resource Utilization Space (GRU) ha aperto le candidature per un soggiorno di lusso sulla superficie lunare, con l’obiettivo di aprire le porte dell’hotel lunare nel 2032. Il progetto prevede un habitat gonfiabile in grado di ospitare fino a quattro ospiti per soggiorni di più giorni, offrendo non solo pernottamento ma anche esplorazioni della superficie, tour lunari e persino partite di golf a gravità ridotta.

Una vacanza riservata a pochi privilegiati

A guidare il progetto è Skyler Chan, 21 anni, laureato a Berkeley, già noto agli addetti ai lavori di SpaceX e Nvidia. La prenotazione richiede prima il pagamento di 1.000 dollari di application fee, e da lì le offerte variano dai 250.000 fino a 1 milione di dollari. Dettagli su durata del soggiorno, formazione necessaria e servizi inclusi rimangono in gran parte segreti, e gran parte del successo dipenderà da trasporti spaziali futuri, logistica lunare e certificazioni di sicurezza.

Quello che è certo è che si tratta di una prenotazione basata su fiducia e pazienza, oltre che sul coraggio dei partecipanti. Non è un volo di pochi minuti: l’esperienza promette di far vivere il sogno di iniziare la vacanza con un lancio spaziale e concluderla con una impronta sul suolo lunare.

Dalla vacanza alla colonizzazione

L’hotel lunare è solo il primo passo di un piano più ampio. GRU punta all’utilizzo di risorse in sito, cioè alla costruzione di strutture usando materiali direttamente estratti dalla Luna. Una missione dimostrativa prevista per il 2029 testerà la produzione di mattoni dalla regolite lunare e un habitat modulare pressurizzato, mentre le missioni successive costruiranno la fondazione dell’hotel all’interno di una caverna lunare e apriranno ufficialmente le porte agli ospiti.

A lungo termine, GRU prevede di creare la prima base lunare americana completa di strade, magazzini e infrastrutture, e successivamente replicare il modello su Marte, possedere proprietà su entrambi i mondi e reinvestire i profitti nello sviluppo di sistemi di estrazione e utilizzo delle risorse su Luna, Marte, asteroidi e oltre.

Con un investimento così ambizioso, la startup punta a ridefinire il concetto di vacanza, spingendo i confini tra lusso, avventura e esplorazione spaziale. Per chi sogna un’esperienza unica nel suo genere, mettere piede sulla Luna non è mai stato così vicino… e costoso.

Pasqua 2026 all’arrembaggio con le uova Kinder: arrivano i Funko Pop di One Piece

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Ci sono notizie che riescono a mettere d’accordo due tipi di persone molto diverse: chi a Pasqua pensa solo al cioccolato e chi, davanti a una mitica sorpresa, perde ogni forma di autocontrollo. Nel 2026 Kinder decide di accontentarli entrambi, annunciando l’arrivo delle uova di Pasqua dedicate a One Piece. E sì, è esattamente epico quanto sembra.

Per la prima volta, l’universo creato da Eiichirō Oda entra ufficialmente nel mondo delle uova Kinder, trasformando un rito classico in qualcosa che profuma di pirati, avventura e collezionismo compulsivo.

Kinder Gran Sorpresa Special Edition: il mitico cioccolato incontra One Piece

Il formato scelto non è casuale: si tratta della Kinder Gran Sorpresa Special Edition da 220 grammi, una versione extra del celebre uovo di Pasqua che qui strizza l’occhio senza vergogna ai fan cresciuti a pane e anime.

Dentro non ci sono gadget qualunque, ma tre figure Funko Pop! dedicate a Luffy, Zoro e Sanji. Tre personaggi che non hanno bisogno di presentazioni e che, messi insieme, raccontano già mezza storia di One Piece.

Kinder uova di pasqua funko pop one piece

Un diorama della Thousand Sunny nascosto nelle uova di Pasqua

La vera sorpresa non è soltanto chi riusciretmo a trovare nelle uova, come lo troveremo. Le figure, infatti, non sono pensate come oggetti isolati. Secondo le informazioni disponibili, i personaggi sono ambientati a bordo della Thousand Sunny e progettati per essere combinati tra loro, formando un diorama unico.

Una scelta che colpisce nel segno: One Piece non è mai stato il racconto di un eroe solitario, ma di una ciurma che funziona solo quando è completa. Ritrovare questo concetto dentro un uovo di Pasqua è una mossa tanto semplice quanto incredibilmente coerente.

La caccia al tesoro è ufficialmente aperta

C’è poi l’elemento che farà battere forte il cuore ai collezionisti: l’imprevedibilità. Il peso dell’uovo è identico, quindi non sarà possibile sapere in anticipo quale personaggio si nasconde all’interno. Tradotto: niente scorciatoie, niente scelte facili.

Questo significa una cosa sola: doppioni, scambi, messaggi disperati nei gruppi WhatsApp e tour esplorativi nei supermercati di zona. Una vera caccia al tesoro, degna di One Piece.

 

Naruto: dopo tre anni di silenzio arriva un nuovo aggiornamento sull’anime

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Naruto di Masashi Kishimoto è una di quelle opere che hanno segnato un’epoca.

Nato sulle pagine di Weekly Shonen Jump, il manga ha conquistato il mondo nei primi anni 2000 grazie all’adattamento anime di Studio Pierrot, produzione fondamentale per trasformare la storia del ninja più emarginato del Villaggio della Foglia in un fenomeno globale.

La serie racconta il viaggio di Naruto Uzumaki, un ragazzo emarginato dall’intero villaggio in cui vive che sogna una sola cosa: essere considerato, rispettato e diventare Hokage. Un percorso fatto di battaglie sempre più estreme, legami indissolubili e verità oscure legate all’immenso (e pericoloso) potere che porta dentro di sé.

Nel 2022, per celebrare il 20° anniversario dell’anime, venne annunciata una miniserie speciale di quattro episodi, prevista inizialmente per il 3 settembre 2023 e incentrata su Team 7 diversi anni dopo la fine della serie principale.

Il nuovo anime di Naruto rinviato a una settimana dal debutto

L’hype per il nuovo progetto era alle stelle. Poi, il colpo basso: il 29 agosto 2023, a meno di una settimana dalla premiére, il sito ufficiale di Naruto annunciò un rinvio a tempo indefinito. La motivazione? Prendersi più tempo per garantire un’animazione all’altezza dell’importanza del progetto.

Da quel momento: silenzio totale.

Sono passati quasi tre anni senza aggiornamenti ufficiali da parte di Studio Pierrot… fino a ora.

Rasengan di Naruto

Nuovi indizi arrivano dalla Cina

Il nuovo indizio arriva dalla Cina, più precisamente dal sito governativo ufficiale della contea di Lijin, nella provincia di Shandong. Secondo quanto riportato, lo studio locale Huahan (Dongying) Animation Co., Ltd. sarebbe attualmente al lavoro su importanti progetti anime, tra cui proprio One Piece e Naruto.

Il comunicato afferma: “Negli ultimi giorni, il team di animazione di Huahan (Dongying) Animation Co., Ltd. è stato impegnato in ordini di produzione per diversi progetti, tra cui One Piece e Naruto.”

Il report aggiunge inoltre che lo studio: utilizza tecnologie e talenti internazionali di alto livello; si occupa principalmente di outsourcing per produzioni giapponesi e coreane; può contare su un team di oltre cento professionisti, tra disegnatori, animatori e coloristi.

Cosa significa davvero questo aggiornamento?

Al momento, One Piece e Naruto sono gli unici titoli citati esplicitamente. Lo stesso comunicato menziona anche novità sul remake di One Piece targato WIT Studio, annunciato durante il Jump Festa 2024.

Per quanto riguarda Naruto, nulla è stato confermato ufficialmente, ma è facile ipotizzare che lo studio stia lavorando proprio sulla miniserie del 20° anniversario, l’unico progetto Naruto attualmente in sospeso.

In alternativa, il riferimento potrebbe riguardare Boruto, anche se l’anime si è concluso nel 2023 senza annunci su Boruto: Two Blue Vortex.

Tuttavia, senza comunicazioni dirette da Studio Pierrot, resta impossibile stabilire quando vedremo effettivamente tornare Naruto sul piccolo schermo.

Ma una cosa è certa: dopo tre anni di attesa, qualcosa si sta finalmente muovendo. E per i fan, è già una vittoria.

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Dragon Ball Super Beerus: un trailer annuncia il remake di “Dragon Ball Z – La battaglia degli dei”

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Durante il Dragon Ball Genki Dama Festival (Genkidamtasuri) è stata sganciata una bomba: dopo l’annuncio già enorme del nuovo adattamento animato del Moro Arc (Dragon Ball: The Galactic Patrol), sembrava quasi impossibile alzare ulteriormente l’asticella. E invece no: Dragon Ball ha deciso di rifare… Dragon Ball.

Tra nuovi giochi misteriosi (Dragon Ball: Age 1000, ambientato nel futuro) e sorprese varie, è arrivato l’annuncio di un remake anime ufficiale dedicato a Beerus.

Dragon Ball Super: Beerus arriverà molto presto

Sul palco sono tornati Ikio Ayuko (producer), Masako Nozawa (la storica voce giapponese di Goku) e, a sorpresa, anche Koichi Yamadera, doppiatore di Beerus. Ed è stato proprio lui a confermare il titolo del nuovo progetto che sarà Dragon Ball Super: Beerus.

Si tratta di una nuova versione di Dragon Ball Z: Battle of Gods (Dragon Ball Z – La battaglia degli dei), completamente rifatta, che arriverà già questo autunno.

Un Battle of Gods “potenziato”

Beerus è stato uno degli elementi più importanti introdotti con Dragon Ball Super: il Dio della Distruzione che ha ridefinito i confini del potere, collegando i Saiyan agli dèi e aprendo la porta al multiverso.

Per chi avesse bisogno di un ripasso rapido: accompagnato dall’angelo Whis, Beerus mette la Terra nel mirino dopo aver sentito parlare della leggenda del Super Saiyan God. Da lì, il caos.

Battle of Gods uscì nei cinema nel 2013, quindi questo remake arriva oltre tredici anni dopo. Ayuko ha spiegato che non si tratta di una semplice riproposizione, ma di una vera “enhanced edition”: animazioni rifatte da zero; scene rieditate; possibilità per gli animatori di tagliare, modificare e riorganizzare liberamente il materiale.

In pratica: stesso cuore, ma con una veste moderna e molto più curata.

Più vicini alla visione di Toriyama

Un altro dettaglio interessante emerso dal panel riguarda l’approccio creativo. Ayuko ha dichiarato che l’obiettivo è avvicinarsi il più possibile alle bozze originali di Akira Toriyama.

Anche se manga e anime non differivano drasticamente, questo remake potrebbe includere: scene inedite; momenti di caratterizzazione ampliati; dettagli mai visti prima su Beerus e il suo ruolo.

Il grande ritorno della saga anime di Dragon Ball

Nel frattempo, Dragon Ball si prepara a un vero e proprio rinascimento animato. Oltre a Dragon Ball Super: Beerus, è confermato anche l’arrivo dell’adattamento del Galactic Patrol Prisoner Arc, ovvero l’arco narrativo di Moro.

Eccone la descrizione ufficiale: “Questa storia segue il ‘Universe Survival Arc’ dell’anime Dragon Ball Super (2015–2018). Goku e Vegeta collaborano con la Pattuglia Galattica, i protettori della pace dell’universo, per affrontare una battaglia di scala SUPER contro un nuovo nemico: il ‘Divoratore di Pianeti’ Moro.”

Insomma, tra remake nostalgici fatti bene e nuove saghe attesissime, Dragon Ball sta tornando più carico che mai.

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LiSA diventa Ambasciatrice ufficiale della Nutella

LiSA, una delle voci più riconoscibili dell’animazione giapponese moderna, interprete tra l’altro della sigla di Demon Slayer, è stata ufficialmente nominata Ambasciatrice di Nutella in Giappone.

Un incontro tra mondi diversi solo in apparenza: da una parte l’energia esplosiva del J-Pop e delle sigle anime, dall’altra uno dei simboli più iconici della colazione italiana. Il risultato? Una campagna che profuma di dolcezza, rock e cultura pop.

Un annuncio che celebra 15 anni di carriera

La notizia è arrivata in un momento tutt’altro che casuale. LiSA, al secolo Risa Oribe, sta infatti festeggiando il 15° anniversario dal suo debutto, celebrato attraverso il progetto speciale “LiSA 15th Anniversary Debut Project”. Un traguardo importante per un’artista che ha segnato un’epoca, dando voce a brani diventati veri e propri inni generazionali come Gurenge di Demon Slayer e Crossing Field di Sword Art Online.

La nomina a Nutella Ambassador si inserisce perfettamente in questo percorso celebrativo, suggellando lo status di LiSA non solo come cantante, ma come icona pop trasversale, capace di parlare a pubblici molto diversi tra loro.

La colazione secondo LiSA

Il primo spot web della campagna è già online e gioca tutto sul contrasto (riuscitissimo) tra la ritualità del risveglio giapponese e l’energia pop-rock dell’artista. LiSA porta la sua personalità solare a colazione, trasformando un gesto quotidiano in un momento carico di entusiasmo.

Il messaggio è semplice ma efficace: un piccolo momento di dolcezza può dare la spinta giusta per affrontare la giornata. Un’idea che rispecchia alla perfezione la filosofia che LiSA ripete spesso ai fan, quel “Always Smile!” diventato quasi un marchio personale.

Dal suo profilo Instagram, l’artista non ha nascosto l’entusiasmo: “Sono super felice di condividere questa notizia. Sono stata nominata ambasciatrice ufficiale di Nutella che amo da sempre!”

Ad accompagnare lo spot c’è anche “SWEET MAGIC”, nuovo brano firmato dalla cantautrice di Seki, scelto come colonna sonora ufficiale della campagna.

Nutella e musica: un’estetica tutta pop

Durante la conferenza stampa di presentazione, LiSA ha sottolineato un punto chiave della collaborazione: “La musica e la Nutella hanno una cosa in comune: entrambe sanno regalare un sorriso immediato.”

Un’affermazione che chiarisce bene il senso dell’operazione. Non si tratta solo di marketing, ma di un incontro tra due immaginari positivi, energici e rassicuranti. L’immagine di LiSA, sempre solare e travolgente, si sposa perfettamente con l’idea di colazione felice e autenticità che Nutella promuove a livello globale.

 

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Merchandise, eventi e contenuti esclusivi

La nomina a Nutella Ambassador non si limiterà agli spot. Sono già state annunciate diverse iniziative che faranno la gioia dei fan e dei collezionisti.

All’interno della mostra celebrativa di Tokyo “LiSA PRiSM ~LiFE is Soulful Artwork~” sarà presente un’area dedicata alla collaborazione, con gadget esclusivi in edizione limitata. È inoltre online una piattaforma speciale con ricette ispirate alle colazioni di LiSA, mentre i fan potranno partecipare a estrazioni per vincere set personalizzati a tema rock-pop.

Non si escludono ulteriori sorprese legate al prossimo tour dell’artista, con possibili eventi o iniziative speciali firmate Ferrero.

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Dynit sbarca su Prime Video: nasce D Anime, il canale streaming per chi vive di anime

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Direttamente dal palco del Nerd Show di Bologna, Dynit ha annunciato l’approdo su Prime Video con un proprio canale dedicato agli anime.

Il suo nome è D Anime. Breve, diretto, familiare e soprattutto carico di significato per chi, in Italia, è cresciuto a pane e animazione giapponese.

Un canale anime che nasce da una lunga storia

A dare la notizia è stato Carlo Cavazzoni, il quale ha spiegato che l’accordo con Amazon Prime Video è il risultato di oltre un anno di lavoro. Un percorso lungo, ponderato, che oggi trova finalmente forma in un canale interamente dedicato all’animazione giapponese.

Per molti appassionati Dynit rappresenta anni di scoperte, recuperi, edizioni curate e scelte editoriali mai banali. Non un semplice distributore, ma un punto di riferimento che ha accompagnato più generazioni di fan, dai pomeriggi davanti alla TV fino alle notti passate a divorare cofanetti DVD.

D Anime: costi, catalogo e data di debutto

Il debutto è fissato per marzo 2026. Il costo? 4,99 euro al mese, una cifra pensata per essere accessibile e invitante. Ma è il contenuto a fare davvero la differenza.

Il catalogo di D Anime partirà con oltre 2.000 episodi, includendo:

  • serie TV storiche e contemporanee;
  • OAV e film d’animazione;
  • titoli cult e produzioni più recenti;
  • simulcast, per seguire alcune serie in contemporanea con il Giappone.

Un’offerta che punta sia sulla quantità sia, soprattutto, sulla curatela. Perché qui non si parla di accumulare titoli a caso, ma di costruire un’identità editoriale riconoscibile.

 

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Dynit e l’evoluzione degli anime in Italia

Durante il panel che ha accompagnato l’annuncio, è emersa una verità piuttosto chiara: Dynit c’è sempre stata.

Fondata nel 1995, quando lo streaming era ancora fantascienza, l’azienda ha attraversato tutte le fasi del mercato: televisione generalista, MTV, home video, cinema (dal 2013), fino all’era digitale. Sempre con lo stesso approccio: trattare l’animazione giapponese non come un fenomeno passeggero, ma come linguaggio culturale vero e proprio.

L’arrivo su Prime Video non è quindi una svolta improvvisa, ma la naturale evoluzione di un percorso coerente.

Non solo streaming, ma una promessa

D Anime non nasce come un contenitore impersonale. L’idea, dichiarata apertamente, è quella di mettere a disposizione l’esperienza di chi conosce davvero questo mondo. Recuperi importanti, nuove acquisizioni, serie che tornano finalmente disponibili accanto alle novità di stagione.

Un equilibrio tra passato e presente, tra nostalgia e scoperta. Un luogo dove accendere Prime Video e sapere che, qualunque titolo sceglierai, dietro c’è una scelta fatta con passione.

In un panorama sempre più affollato di piattaforme, D Anime punta su qualcosa di semplice ma potentissimo: la fiducia dei fan. E per Dynit, che con gli anime italiani è cresciuta insieme al suo pubblico, è forse la scommessa più naturale di tutte.

Spider-Man 4 con Tobey Maguire: Sam Raimi mette la parola fine al sogno

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Quando la trilogia originale di Spider-Man con Tobey Maguire si è conclusa dopo tre film, in pochi avrebbero scommesso di rivedere quell’Uomo Ragno sul grande schermo. E invece è successo.
Spider-Man: No Way Home ha regalato ai fan uno dei momenti più emozionanti della storia recente del cinema supereroistico, riunendo Maguire, Andrew Garfield e Tom Holland in un’esplosione di multiverso, nostalgia ed emozioni fumettistiche.

Il successo del film ha riacceso una speranza che covava sotto la cenere da anni: Spider-Man 4, un vero sequel ambientato nell’universo di Sam Raimi.

Ma ora, purtroppo, arriva la doccia fredda definitiva.

Spider-Man 4: Sam Raimi spegne le speranze

Intervistato da Screen Rant durante la promozione del suo nuovo film horror Send Help, Sam Raimi ha chiarito una volta per tutte la sua posizione su un eventuale ritorno a Spider-Man.

Secondo il regista, non sarebbe giusto riprendere in mano quella versione della storia. Raimi ha spiegato che, dopo aver portato avanti il personaggio per tre film, ha simbolicamente passato il testimone, e ora spetta ad altri continuare a correre.

In altre parole: il suo Spider-Man ha detto tutto quello che doveva dire.

Un discorso elegante, maturo e coerente con il percorso del regista, che riconosce Spider-Man come un personaggio collettivo, cresciuto grazie al lavoro di decine di autori, artisti e filmmaker nel corso di decenni.

Un quarto capitolo senza Raimi? Meglio di no

Negli ultimi mesi qualche spiraglio si era aperto. Mattson Tomlin, co-sceneggiatore di The Batman – Parte II, aveva lasciato intendere che un progetto con Tobey Maguire non fosse del tutto morto, parlando di “tanta burocrazia, ma nessun no definitivo”.

L’idea affascinava: un Peter Parker più adulto, alle prese con la paternità e con il peso di una vita passata a salvare il mondo. Ma c’è un problema enorme: Spider-Man 4 senza Sam Raimi non sarebbe davvero Spider-Man 4.

Lo stile, il tono, l’anima pulp e melodrammatica della trilogia originale sono inseparabili dalla sua regia. Tobey Maguire può anche tornare, ma senza Raimi dietro la macchina da presa il risultato rischierebbe di sembrare un’imitazione, non un’eredità autentica.

E Raimi ha già dimostrato con Doctor Strange nel Multiverso della Follia di saper ancora maneggiare perfettamente il linguaggio dei cinecomic.

Spider Man 2 Tobey

Un addio che, in fondo, è già perfetto

Se No Way Home dovesse davvero essere l’ultima apparizione di Tobey Maguire come Spider-Man, allora possiamo dirlo senza esitazioni: è stato un addio fatto come si deve.

Il film ha sistemato le ferite lasciate da Spider-Man 3, mostrando un Peter finalmente in pace, capace di far funzionare la sua relazione con MJ e di convivere con il suo ruolo da eroe.

Dopo anni di sacrifici, quel Peter Parker aveva trovato il suo equilibrio. E forse, per una volta, è giusto lasciarlo lì.