The Silence: come restare senza parole su Netflix – Recensione

the silence cover

Non ho ancora capito se vedere le nuove proposte originali di Netflix sia un gesto di coraggio o di incoscienza.

Non mancano produzioni che alzano notevolmente il livello dell’offerta del colosso dello streaming, ma sono, sfortunatamente, più le delusioni e i prodotti mediocri ad arrivare nel catalogo Netflix. Ultimo di questa schiera di film di cui probabilmente non si sentiva la necessità è The Silence.

The Silence, il nuovo film originale Netflix, ricorda i difetti della produzione cinematografica del colosso streaming

Un film, premetto, che onestamente si poteva evitare. Dopo averci offerto una valida visione inquietante e apocalittica del futuro con Birdbox, Netflix sembra avere deciso di spremere le suggestioni vagamente horror improntate sui sensi umani.

Se Sandra Bullock era destinata a non vedere il mondo che la circondava per sopravvivere, i protagonisti di The Silence, come si può intuire, sono condannati al silenzio. L’ispirazione è l’omonimo romanzo di Tim Lebbon (2015), ma questo soggetto è oramai soppiantato, cinematograficamente parlando, dal colosso A Quiet Place.

Come si fa a non sentire la presenza inquietante di A Quiet Place? Semplice, la si accetta e si ammette che The Silence ne è non una brutta, ma una pessima copia. Se un concept funziona, non vuol dire che lo si deve adattare obbligatoriamente più volte, col rischio di realizzare pellicole mediocri, capaci di sprecare anche interpretazioni convincenti di attori di rilievo.

Che è ciò che accade a Stanley Tucci e Miranda Otto, imprigionati in una trama stanca e prevedibile che ne spreca le grandi doti interpretative.

Nella ormai solita ambientazione post-apocalittica, una famiglia si trova a cercare la salvezza dopo che un’invasione di fameliche creature volanti, liberata incautamente da una caverna da sprovveduti geologi, infesta l’America. Questi incubi volanti sono ciechi, ma cacciano usando l’udito, costringendo i sopravvissuti a vivere in un costante silenzio.

I protagonisti hanno un rapporto particolare con il silenzio, dato che la figlia maggiore, Allie, in seguito ad un incidente, è diventata completamente sorda. Interpretata da Kiernan Shipka (la nuova Sabrina di Netflix), la ragazzina è in un certo senso la salvezza della famiglia, dato che conoscendo il linguaggio dei segni per comunicare con lei possono dialogare tra loro senza alcun rumore che li possa tradire.

La fuga porta la famiglia a riparare in una casa abbandonata in mezzo alla foresta, riparo sicuro almeno fino all’arrivo di una misteriosa setta religiosa votata al silenzio, che vaga in cerca di giovani donne da rapire per dare un futuro alla propria comunità. E indovinate cosa possono volere questi scellerati?

The Silence cerca, ad onor del vero, di costruire un qualcosa di sensato, che spinga lo spettatore a non chiudere Netflix e guardare altro.

Tralasciando l’origine ridicola e troppo assurda per esser accettata passivamente dell’origine della minaccia, l’idea di contrapporre l’handicap uditivo della ragazza con l’istinto predatorio uditivo dei mostri volanti era interessante, ma viene banalmente sprecato in un film tiepido che cerca di condensare in 90 minuti una storia che, in un minutaggio superiore, avrebbe potuto avere un esito migliore.

La soluzione è sotto gli occhi dello spettatore: puntare sugli attori.

The Silence doveva cercare la propria forza nella dinamica tra i personaggi, curando maggiormente il nucleo famigliare al centro della storia. La lotta per la sopravvivenza contro un nemico inarrestabile è un catalizzatore ideale per mettere in moto dei cambiamenti in una vita oramai rodata, ma la trama di The Silence invece riesce a forzare le azioni dei protagonisti in una direzione palesemente lontana da quelle che sarebbero le normali reazioni in circostanze così estreme.

Si tenta di far leva sulle emozioni degli spettatori con alcune scene particolarmente dure (chiunque abbia avuto un cane, si prepari!), ma non si arriva mai a costruire una struttura emotiva tale da travolgere con ansia e inquietudine, non si sente quel nodo alla gola che ci si attenderebbe durante una situazione di terrore.

The Silence non decolla, ci prova, ma con poca convinzione.

E fa rabbia vedere sprecato tanto talento in un film così mediocre. Tucci mostra la sua solita professionalità, cercando di dare al suo personaggio, Hugh) un’umanità palpabile, che trasmetta la difficoltà di affrontare questo incubo, sapendo di non esser la persona adatta a proteggere la propria famiglia, ma obbligato a diventarlo.

Kiernan Shipka è ugualmente entusiasmante. La sua Allie, per quanto abbozzata come il resto dei personaggi, è un punto fermo intorno a cui ruotano le altre figure della famiglia. L’attrice ha dovuto imparare il linguaggio dei segni, ma ha soprattutto dovuto adeguare la propria recitazione ad una situazione in cui tutto quello che solitamente viene trasmesso con i dialoghi, doveva arrivare allo spettatore tramite la recitazione corporea e le espressioni dei volti.

Shipka, Tucci e Otto sono stai mirabili in questo, riuscendo a veicolare quel poco di tensione con cui dovevano lavorare, cercando di dare solidità a The Silence.

John Leonetti, regista del film, non ha mostrato sufficiente fiducia nel suo lavoro. Manca una certa cura nell’affrontare le dinamiche interpersonali, che vengono vagamente accennate ma non sono mai state valorizzate a dovere. Questa carenza si traduce in una debolezza complessiva di The Silence, a cui sarebbero serviti almeno una decina di minuti in più per poter sviluppare questi personaggi nei passaggi chiave.

Se a questo uniamo un finale poco incisivo e piatto, The Silence mostra nuovamente la tendenza di Netflix di credere in prodotti poco concreti. Dopo l’illusione di Triple Frontier e Highwaymen, il brusco risveglio di The Silence è stata una delusione.

Sicuramente non ha aiutato l’aver offerto al pubblico prima due chicche come i film con Affleck e Costner, ma Netflix ci ha abituati a questi alti (pochi) e bassi (troppi). La speranza è che la prossima proposta ci offra una ricompensa per questi novanta minuti sprecati.

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