Sex Education: niente sesso siamo inglesi, forse – Recensione

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Esiste una tematica più rischiosa del sesso adolescenziale? Forse, ma trattare le prime esperienze dei teen ager è sicuramente una sfida non da poco.

Tralasciando i vari American Pie, su Netflix si è già parlato di questo tema con l’irriverente Big Mouth ma, ora, si sceglie un approccio più british con Sex Education.

Produzione britannica, Sex Education non era uno dei prodotti che attendevo con ansia a gennaio (insomma, ci sono la seconda stagione di Star Trek: Discovery e il ritorno del Punisher) ma alla fine della visione degli otto episodi mi sono ricreduto: Sex Education è una serie da vedere assolutamente.

Sex Education, consulenze sessuali  per giovani britannici!

Il mio timore era che il tema portante della serie venisse adeguato ad un gusto parodistico e marcatamente improntato alla pura comicità. Mai stato più felice di essermi sbagliato.

Laurie Nunn, creatrice della serie, ha saputo trovare un non facile equilibrio tra un tono narrativo leggero, capace di valorizzare le dinamiche adolescenziali, ed un fiorire di situazioni più drammatiche che rendono la serie incredibilmente affascinanti.

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Tutto ruota intorno alla scoperta del sesso per il giovane Otis, figlio di due terapisti sessuali divorziati, che ironicamente vive la sessualità con una fatica maggiore rispetto ai suoi coetanei. Cresciuto dalla madre Jean (una sontuosa Gillian Anderson), figura complessa ed affascinante, Otis ha una serie di complessi emotivi che sono particolarmente divertenti, dato che la madre sembra aver creato un ambiente libero di preconcetti che avrebbe dovuto al contrario facilitare la gestione dell’emotività sessuale di Otis. Il giovane, invece, pare invece vivere un distacco con il resto dei suoi coetanei, salvo il suo miglior (o forse unico) amico Eric.

Quando entra in scena la complicata Maeve (Emma Mackey), la badass girl della scuola, il mondo di Otis viene completamente stravolto. Nonostante la sua totale inesperienza pratica, l’esser figlio di due terapisti trasforma il giovane in un guru del sesso, che tramite l’intraprendenza di Maeve diventa il confessore dei problemi sessuali dell’intero istituto. L’idea è incredibilmente divertente, dato che si gioca al meglio sul contrasto tra l’inesperienza pratica di Otis ed il suo sapere ecniclopedico, utilizzato per risolvere i problemi dei suoi coetanei più intraprendenti.

Sex Education si rivela vincente per un aspetto in particolare: la creazione dell’anima dei personaggi. Avendo a che fare con degli adolescenti, sarebbe stato facile affidarsi ad una semplificazione di caratteri e basarsi su semplici stereotipi, ma Laurie Nunn sceglie di percorrere una nuova strada.

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Otis, Maeve e gli altri protagonisti hanno una profondità emotiva incredibilmente curata, che partendo dal tono divertente e spensierato tipico di quel periodo della nostra vita, riesce a spingersi in direzioni inattese con guizzi emotivamente travolgenti.

Si parla di tutto ciò che riguarda la sessualità, non solo di prime esperienze ridicole od incomprensioni. Nel terzo episodio mi si è stretto il cuore, una visione del tema dell’aborto adolescenziale tratta con delicatezza e profondità, andando oltre la spinta moralista, ma presentando la difficoltà personale di questa scelta. Sex Education sceglie questa strada per ritagliarsi un’identità propria, capace di indagare realmente nell’animo degli adolescenti e nei loro turbamenti. Non esiste solo il divertimento e l’ironia, la serie Netflix non è solo risate, è riflessione, commuove e vuole spingere a riflettere, offrendo ai teen agers un modo di rivedersi, affrontando anche quei momenti della propria vita che si evitano per paura.

Vedere Sex Education è stato illuminante. Netflix offre agli spettatori più giovani un ritratto divertente ma onesto del proprio mondo, capace di dar loro coraggio nell’affrontare certe sfide che paiono più grandi di loro, senza voler nascondere i pericoli e le difficoltà quotidiane. Ho ammirato la pulizia con cui è gestita l’omosessualità di Eric (Ncuti Gatwa), che evita la trappola della semplice macchietta, arrivando ad una puntata tremenda in cui il mondo presenta al povero ragazzo un prezzo alto e vergognoso per la sua identità sessuale.

Anche in questo frangete, la serie Netflix riesce a passare dal sesso, tema principale, al contorno emotivo dei personaggi, ai mutamenti non solo ormonali ma anche emotivi degli adolescenti. Le amicizie che mutano, i difficili rapporti coi genitori e la paura di accettare tutti questi cambiamenti, sono elementi che conferiscono a Sex Education un tono diverso, allontanandolo da quel filone delle commedie demenziali sugli adolescenti mostrando il lato umano, a volte tragico e incredibilmente reale, di questi ragazzi spesso incompresi.

sex education 3Questi ragazzi sono credibili e appassionanti grazie ad una scelta del cast perfetta.

A dare il volto a Otis è Asa Butterfield (Ender’s Game, Hugo Cabret, Miss Peregrine e la casa dei ragazzi speciali). Il giovane attore britannico è perfetto nell’offrire la visione di un teen ager alle prese con i primi dubbi sul sesso. Divertente il veder come Otis, incredibilmente competente sul piano teorico, si scontri con difficoltà pratiche, che lo allontanano dai suoi coetanei. Butterfield è sempre ottimo, con una vasta gamma emotiva che emerge in modo sublime nel corso della serie.

Il picco dell’interpretazione emotiva spetta però a Ncuti Gawa, che in una sequenza struggente e magistralmente diretta da Ben Tylor colpisce duramente allo stomaco lo spettatore, costretto a vedere qualcosa di più oltre le semplici risate, ammettendo che a volte il coraggio è sofferenza e difficoltà.

Sex Education, all’interno delle nuove proposte di questo neonato 2019 in casa Netflix, si presenta come una delle più interessanti, capace di uscire dal confine della serie adolescenziale e rivolgersi anche ad un pubblico più maturo, parlando di due forze irrefrenabili: amore e amicizia.

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