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Commodore è diventato un marchio italiano

Quando dici Commodore il pensiero corre subito agli albori dell’home computing e a un’azienda che ha fatto la storia dell’informatica grazie a macchine come il Commodere PET il Vic-20, il C-16 e il mitico Commodore 64, vera icona e sogno proibito (per anni anche il mio) di milioni di appassionati di informatica.

Commodore diventa italiana con lo storico marchio che viene definitivamente assegnato alla Commodore Business Machine

Dopo una lunga disputa legale, ora Commodore Business Machines, azienda fondata da Massimo Canigiani, Carlo Scattolini e Paolo Besser che ha prodotto una serie di smartphone come il PET e il LEO, può disporre del famoso marchio con la C, meglio conosciuto come “Chicken Head”.

L’EUIPO (European Union Intellectual Property Office), infatti, dopo aver respinto le richieste di Polable e C=Holding BV, le holding che avevano intentato la causa legale, hanno definitivamente assegnato il marchio all’azienda italiana.

Massimo Canigani ha voluto sottolineare come la nuova realtà Commodore non sia il frutto di azioni speculative ma di una volontà di rilancio e nuova diffusione dello storico brand:

Gli stessi membri del team originale di Commodore erano a favore del nostro progetto.

La nostra idea non è mai stata quella di creare prodotti speculativi, ma dispositivi minuziosamente curati a livello stilistico, ingegneristico e caratterizzati da una forte ottimizzazione del software.

Solo sui social oltre 4 milioni di fan sono legati a Commodore: il PET, il nostro primo smartphone, ha venduto in tutto il mondo, dalla Turchia alla Giamaica, e addirittura un acquirente di Teheran ci ha costretti a fare veri e propri salti mortali per poter consegnare il prodotto a destinazione.

Siamo produttori iscritti a GSMA da quattro anni, siamo stati capaci di portare in Italia un marchio di grande forza e il nostro sogno è quello di creare molti posti di lavoro per i giovani italiani, contribuendo a limitare la fuga delle professionalità più brillanti e promettenti verso l’estero. Il successo della nostra impresa deve partire da innovazione tecnologica e cura del prodotto, garantite da uno staff altamente preparato, capace di guardare a nuove categorie merceologiche per espandere il marchio.

Personalmente spero tanto che tutto ciò sia una vera rinascita del marchio legato a progetti concreti e non relegato a semplice detenzione di diritti di sfruttamento.

Voi cosa ne pensate? Fatecelo sapere con un commento qui sotto!

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