Il Corvo: Memento Mori 1 – Recensione

Quando si parla de Il Corvo, il primo pensiero, volenti o nolenti, vola al film con protagonista Brandon Lee. Avvolto da un’aura di tragedia che ne ha amplificato il fascino, il film ha oscurato il fumetto di James O’Barr. Ci ricordiamo che ‘Non può piovere per sempre’, ma non sappiamo nulla della storia lunga e tortuosa dietro la creazione di questo mito moderno.

E mi ci metto in mezzo anche io, sia chiaro. Cresciuto negli anni in cui Il Corvo cinematografico ha fatto innamorare un’intera generazione, non mi ero mai sognato di scoprire l’origine reale di questo personaggio, cosa che feci anni dopo. Il fascino di Eric Draven era racchiuso nel suo esser un eroe romantico, nella sua tragicità, spinto in una spirale di vendetta per l’amore perduto. Questa forza nasceva dalla tragedia personale di O’Barr , che ha creato il suo personaggio come una sorta di traslazione della propria sofferenza. L’autore ha dovuto attendere quasi un decennio prima di pubblicare la sua storia.

Il Corvo: Memento Mori è la nuova incarnazione fumettistica del personaggio di James O’Barr

E ora che si parla di un reboot della saga cinematografica (e già sento un freddo brivido lungo la schiena), era il minimo che anche il mondo dei fumetti riportasse la creatura di O’Barr al suo ambiente naturale. Nel corso degli anni sono uscite altre produzioni a fumetti legate al mito de Il Corvo, specialmente grazie alla Image e poi alla IDW, ma nessuna delle nuove saghe ebbe il sapore della storia originale.

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Ma IDW ha deciso che Il Corvo merita una nuova vita, e per farlo ha scelto di affidarsi alla creatività nostrana. Ecco nascere, quindi, una comunione di intenti con BD Edizioni, che consente a Roberto Recchioni di confrontarsi con un mito che ha pesantemente influenzato anche la sua generazione.

Non ero troppo fiducioso su questa operazione, lo ammetto. Sono refrattario a reboot e ritorni eccellenti dopo anni, ma Il Corvo per me è un pezzo di storia. Mettiamoci che ultimamente gli ultimi lavori di Recchioni (Da YA a La fine della ragione, passando per Orfani e 4Hoods) mi son garbati, ho dato una possibilità a Il Corvo: Memento Mori, la miniserie in quattro parti firmata dall’autore romano.

La sfida principale era vincere quel senso di identificazione che gran parte di noi affida a Eric Draven. Recchioni , invece, prende l’elemento essenziale del concetto iniziale di O’Bannon e lavora su quello. Il Corvo, non dimentichiamolo, è una storia di vendetta. E la vendetta ha mille motivi per esistere.

il corvo: memento mori

Ambientare la storia a Roma ha una simbologia , oltre che una familiarità per l’autore.

Nel centro della cristianità assistiamo ad uno scontro tra mentalità e credi. Quando durante una processione dei terroristi lanciano un furgone sulla folla, il giovane chierichetto David Amadio viene ucciso. Ma la sua morte è l’inizio di una nuova vita, come ci si aspetta da un fumetto intitolato Il Corvo: Memento Mori.

La parte spirituale è centrale nello sviluppo del personaggio. Recchioni ci accoglie con delle citazioni bibliche molto particolari. Siamo nel Vecchio Testamento, la parte con un Dio furioso e violento, pronto più a punire che a perdonare. In tutto questo, la scelta anche dei monumenti che accompagnano queste parole, come il monumento a Giordano Bruno nel parlare di eresia o il far comparire il ‘nuovo’ Corvo in tensione sulle spalle dell’angelo che troneggia su Castel Sant’angelo.

Anche in Il Corvo: Memento Mori, Recchioni non rinuncia a inserire nella sua narrazione due elementi tipici del suo lavoro: simbologia e ricercatezza nel testo. Se la prima si sposa con la realizzazione delle tavole, la seconda è una frecciata al cuore del lettore.

Frasi taglienti, ciniche, cariche di una vis narrativa che enfatizzano questo primo capitolo. David è affascinante non solo per la sua rinascita, ma per il contrasto che sembra esistere tra la sua precedente vita e il suo nuovo ruolo. Da semplice ragazzo di chiesa a spirito della vendetta, con quel sottile sospetto che l’investitura possa venire dalle alte sfere.

il corvo: memento mori

E come suo solito, Recchioni crea un sorta di rumore bianco nelle coscienze. Esemplare il confronto tra due coetanei, terrorista e vittima, divenuto carnefice. C’è una sorta di attimo di sintonia, rapido come un fulmine, che li mette sullo stesso piano, un’onda emotiva che in chiusura di questo prima parte lascia un dubbio: alla fine erano davvero così diversi?

Nello scambio finale di battute tra David ed uno degli attentatori ho avuto la sensazione che ci fossero due esempi di fanatismo religioso, l’uno agli antipodi dell’altro. È questa la caratteristica di Recchioni, inserire diversi livelli di lettura nei suoi lavori, lasciare dei dubbi o degli spunti di riflessione con cui stuzzicare il lettore. La sensazione è di aver Roberto davanti che ti guarda con la sua espressione di sfida, dai vediamo che me dici ora, l’hai trovata.

La combinazione della narrazione di Recchioni, fatta più di didascalie e rapidi dialoghi, e il superlativo lavoro di Werther Dell’Edera e Giovanna Niro sulle tavole creano una sinergia che ricorda alcune delle più belle pagine del fumetto supereroistico. Nella corsa sui tetti di David e nello scontro con i terroristi, ho come avuto la sensazione di rivedere il Miller di Daredevil, nella tensione del corpo o nel movimento acrobatico mostrato sulla tavola.

Dell’Edera riesce a creare tavole evocative, che sanno esaltare ogni aspetto della storia. Dalla violenza alla disperazione, mescolando innocenza perduta e destino ineluttabile. Spettacolare il momento del passaggio di David alla sua nuova vita, con una vignetta che non ha nulla da invidiare all’immaginario cinematografico.

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Giovanna Niro ormai è una garanzia per i colori. Le tonalità scure sono perfetta, ma il massimo si raggiunge nel vedere come la Niro sappia trasformare gli spari delle armi come fonti di luce che squarciano il buio, o la particolare colorazione della ricostruzione della morte di David.

Interessante anche la short story Virtù Sepolta firmata da Matteo Scalera, che costruisce una storia libera da limiti di gabbia, iperdettagliata e di una dinamismo eccezionale. Autore anche dei testi, Scalera si addentra ancora di più nel tema della vendetta, mostrandone le conseguenze e il risultato. Notevole anche la colorazione di Moreno Dinisio, che arricchisce il bianco e nero con un tocco di giallo.

Nonostante si parli di uno spillato, Il Corvo: Memento Mori è arricchito da un ottimo comparto redazionale firmato da Micol Beltramini, che ci offre una visione d’insieme del mito de Il Corvo, dalle origini al suo presente.

Il Corvo: Memento Mori con questo primo numero getta le basi per una miniserie che riesce a unire rispetto dell’idea originale e nuovi orizzonti narrativi.