Young Sheldon – La recensione del primo episodio

Young Sheldon

La recensione dell’episodio pilota di Young Sheldon, lo spin-off di The Big Bang Theory che forse non era così necessario

Innanzitutto partiamo con due considerazioni importanti prima di addentrarci nella nostra recensione: la prima è la consapevolezza di quanto il personaggio di Sheldon Cooper, nella sua versione adulta, sia unico ed inarrivabile (per ora) con l’interpretazione di Jim Parsons che ci ha regalato una vera icona del piccolo schermo fatta di manie, reazioni spontanee senza filtri, esilaranti momenti di confusionali blocchi emotivi e scarse, seppur originali, capacità di socializzazione.

Il secondo punto fermo è che cercare di spremere, con obiettivi meramente commerciali, tutta l’essenza di una così riuscita caratterizzazione cercando di scavare a fondo nelle sue origini, quasi alla spasmodica ricerca di un perché o di un motivo che spieghi la raison d’être di un successo, non sempre porta ai risultati sperati.

Young Sheldon, spin-off prequel di The Big Bang Theory, ha debuttato lunedì scorso con l’episodio pilota subito dopo la messa in onda della prima puntata dell’undicesima stagione della serie madre.

La serie TV di CBS è incentrata sull’infanzia del piccolo Sheldon Cooper (Iain Armitage), un bambino super intelligente, con capacità intellettive più uniche che rare, ma socialmente inetto e privo delle più basilari facoltà di interazione umana con la gente che lo circonda, il tutto raccontato dalla voce narrante di Jim Parsons che ci tiene compagnia in questa avventura e ci teine legati costantemente al ricorso della serie originale.

Attorno al piccolo genio ruota la sua famiglia “normale” con i genitori che, ognuno a suo modo, cercano di superare le proprie incapacità nel capire quel figlio “speciale”, desiderosi di aiutarlo ad integrarsi e vivere senza pericoli nella realtà quotidiana della provincia texana del 1989.

A tutto ciò si aggiungono anche i conflitti e i piccoli scontri familiari tra Sheldon ed i suoi due fratelli: George (Montana Jordan) fratello maggiore rozzo ed ignorante con in testa solo il football e che si vergogna continuamente del fratello “toccato” e Missy (Reagan Revor) sorella gemella di Sheldon, bambina arguta, furba ed intelligente ma in maniera differente dal geniale fratello, la quale meriterebbe più spazio e considerazione da parte degli sceneggiatori.

Il primo giorno di scuola di un genio

Tutto ha inizio con il primo giorno di scuola di Sheldon che, proprio grazie alla sua immensa intelligenza, viene ammesso a frequentare le scuole superiori anche se ha solo 9 anni, dando il La al crearsi di una serie di situazioni paradossali con i compagni di scuola e anche con i professori che mal tollereranno le doti geniali di Sheldon e soprattutto i suoi comportamenti da saccente e “precisino”.

Proprio le finezze intellettive del piccolo Sheldon, unite alla sua incapacità di relazionarsi in maniera “normale” con il prossimo, sembrano il punto debole dello show che viene a galla in questo primo episodio.

Se lo Sheldon adulto rende queste sue personali “doti” una fucina inesauribile di momenti divertenti ed ironici, lo stesso non si può dire della sua fanciullesca versione che risulta quindi un po’ triste.

Ecco, per l’appunto, il tentativo di forzare e voler scoprire a tutti i costi le origini dei comportamenti che rendono lo Sheldon Cooper adulto così irresistibile. In The Big Bang Theory Sheldon cerca costantemente di andare oltre il suo particolare modo di essere, nella speranza di scoprire il mondo a lui oscuro delle convenzioni sociali e dei rapporti con il prossimo che ha quasi sempre evitato nel corso della sua vita. Proprio questa mescolanza tra la sua personalità unica e quella delle persone e dei suoi amici che lo circondano, riesce a dare ilarità, forza e vigore comico alla serie.

In Young Sheldon il personaggio interpretato da un bravissimo Iain Armitage sembra, almeno in base a questo primo episodio pilota, destinato a scontrarsi perennemente e tristemente con un mondo che fa fatica ad accettarlo perché impreparato, ma soprattutto perché vede Sheldon per quello che è veramente: un bambino di 9 anni con un modo di fare che lo rende alquanto antipatico.

Young Sheldon non si dimostra una vera e propria serie comedy, con dialoghi senza troppo mordente e situazioni che non generano battute comiche strappa risate, nemmeno quando a confrontarsi sono Sheldon ed il padre (Lance Barber) il quale, almeno nei racconti dello Sheldon adulto, sembrerebbe sprizzare ironia fin dai più semplici gesti ma che nello spin-off si limita a suscitare qualche sorriso solo per il suo aspetto da bonaccione sempliciotto.

La mamma è sempre la mamma

Discorso diverso merita invece Mary Cooper, la mamma di Sheldon interpretata da Zoe Perry, figlia proprio di Laurie Metcalf l’attrice che veste i panni della signora Cooper in The Big Bang Theory.

Il passaggio del testimone, con un salto retrogrado da madre a figlia, è forse la cosa più riuscita dello show e la sensazione di familiarità che si prova nel riconoscere i lineamenti del personaggio della Metcalf in quello della sua versione giovane interpretata dalla figlia è davvero emozionante.

Se ciò non bastasse Zoe Perry offre l’interpretazione più convincente di tutti, anche a livello emotivo, tanto da suscitare empatia nel pubblico verso il suo piccolo Shally per il quale è disposta a sacrificarsi in tutto e per tutto per rendergli la vita quanto più semplice possibile e priva di delusioni e pericoli.

young sheldon

È senz’altro Mary Cooper l’anima di questo show, una donna piena di risorse che mette al centro il benessere e la tranquillità della propria famiglia che non sempre, però, riesce a gestire e controllare nel migliore dei modi ma che trova, nel personaggio interpretato dalla Perry, la sicurezza e la grandezza dell’insostituibile amore materno, tanto che il momento migliore lo fornisce proprio lei quando in chiesa minaccia di spaccare la faccia ad una signora che le aveva chiesto cosa non andasse nel suo bambino.

È questo il momento più bello dell’episodio con Sheldon che si accoccola al fianco della madre sicuro che sarà lei a proteggerlo e a sostenerlo sempre.

Proprio nei frangenti in cui il piccolo genio privo di capacità sociali si comporta da bambino adorabile con semplici gesti (ce ne saranno di altrettanto dolci nel corso dell’episodio), senza discorsi sulla fisica o la geometria euclidea, lo show sembra prendere respiro dal suo costante annaspare in un passato che forse, in fin dei conti, non volevamo conoscere.

La favola di Peter Pan al contrario non funziona per niente ma, per giudicare con piena consapevolezza Young Sheldon attendiamo speranzosi l’inizio regolare della serie TV previsto per il prossimo 2 novembre; per ora una sufficienza d’incoraggiamento può starci tutta.

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