Cico a spasso nel tempo: Unno per tutti, tutti per unno!

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Cico a spasso nel tempo

Cico a spasso nel tempo ci porta ai tempi di Attila per un’avventura del simpatico amico messicano di Zagor

Da pochi giorni è in edicola Unno per tutti, tutti per unno, secondo capitolo della miniserie in sei numeri Cico a spasso nel tempo, edita dalla Sergio Bonelli Editore e incentrata sul messicano più simpatico del mondo dei fumetti, ovvero Cico Felipe Cayetano Lopez Martinez y Gonzales, celeberrima spalla comica di Zagor, lo Spirito con la scure, il grande personaggio creato da Guido Nolitta, alias Sergio Bonelli, e Gallieno Ferri nell’ormai lontanissimo 1961.

Ai testi troviamo il solito Tito Faraci, mattatore unico della saga, coadiuvato ai disegni da Giorgio Sommacal, già noto ai lettori bonelliani per il suo recente lavoro su Adam Wild, anche se Sommacal deve la propria fama soprattutto al suo immenso operato su Cattivik.

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La copertina del secondo Cico: A spasso nel tempo

Prima di entrare approfonditamente nel merito della sceneggiatura e dei disegni, sgombriamo il campo da qualsiasi dubbio: l’albo si mantiene sulla stessa linea del predecessore, sia sul piano della comicità che della struttura del racconto.

Le gag fisiche tanto care a Guido Nolitta, autore dei primi e indimenticati/indimenticabili albi di Cico, ma anche al Moreno Burattini dei primi tempi, sono limitate alla seconda parte dell’albo e in generale sono ridotte rispetto ai grandi classici della saga cichiana. La comicità si è spostata maggiormente sui giochi di parole prendendo sempre più i toni da commedia degli equivoci.

Riprendiamo le fila dell’episodio precedente: manovrando incautamente un antico manufatto dell’epoca dei Maya trovato nella magione di George MacLeod, comprimario di vecchia data di Zagor, Cico finisce catapultato indietro nel tempo all’epoca dell’Atene di Pericle. Nel presente, George MacLeod maneggia il manufatto nel tentativo di riportarlo a casa, ma ottiene l’effetto di spostarlo solo un po’ più avanti nel flusso temporale: a metà del V secolo, quando il morente Impero Romano era squassato dalle invasioni degli Unni di Attila.

E veniamo ora a questo Unno per tutti, tutti per unno.

Cico si imbatte nell’unno Ordon, figlio di Ordon, nipote di Ordon e discendente di Ordon e finisce per fare amicizia con lui. Ordon porta il messicano all’accampamento del bellicoso Attila, in procinto di sferrare un attacco in grande stile all’Impero Romano. Guadagnatasi la figura del leader barbaro, Cico finisce coinvolto suo malgrado in un complotto per uccidere il generale romano Maximus Nullius.

Ora il dovere mi impone di scindere fra i miei gusti personali e una valutazione più oggettiva dell’opera.

Valutazione oggettiva della sceneggiatura: Tito Faraci riprende la stessa identica struttura dell’albo precedente (e c’è da scommetterci che sarà così anche nei prossimi numeri).Cico arriva in un’epoca temporale e dopo un inizio turbolento inizia a familiarizzare, a suo modo, con gli abitanti del luogo. Viene coinvolto in un complotto e nel momento culminante finisce trasportato di nuovo a spasso nel tempo.

Una struttura a suo modo classica, ma che convince per la sua semplicità e linearità.

La prima parte dell’albo è sostanzialmente basata sui calembour a ritmo sfrenato, anche se mai volgari. Non aspettatevi quindi parolacce o battute a sfondo sessuale, la comicità cichiana ha un suo stile ben definito e ha sempre rifiutato simili scorciatoie per fare ridere. Nella seconda parte dell’albo l’azione la fa da padrone e quindi aumentano le gag fisiche: assalti agli accampamenti, scontri con i legionari, fughe e inseguimenti fino al cliffhanger conclusivo.

Opinione personale: da un albo di Cico io mi aspetto che mi faccia ridere. Mi aspetto che il simpatico messicano sia protagonista di gag di stampo quasi fantozziano che divertano tantissimo.

Leggendo questo albo ho riso? No, ma è un problema mio.

Io gli albi di Cico li ho letti tutti, senza contare tutti i fumetti comici che ho letto in vita mia e sono parecchi: Zerocalcare, Sio, e Leo Ortolani in primis, Calvin & Hobbes, Asterix, Mafalda, i Peanuts, Lupo Alberto, Topolino per quasi quindici anni e molto altro. Avendo letto così tanto è quasi naturale, lo ammetto, che quasi nulla mi faccia più ridere.

E infatti qui non ho riso per niente, mi sono limitato a sorridere pensando alle disavventure del pancione messicano.

Ma alla fine che c’è di male? Come dice sempre mia nonna “piuttosto che niente è meglio piuttosto”.

Se il piuttosto è un sereno sorriso di fronte a una gag di Cico, ben venga. Senza contare che se far piangere è facilissimo, far ridere è difficilissimo, specie quando parliamo di fumetti, dove i personaggi, fino a prova contraria, stanno fermi e dove non puoi giocare più di tanto sulle inflessioni dialettali e via discorrendo.

Parliamo dei disegni di Giorgio Sommacal.

Valutazione oggettiva: niente da dire, Sommacal si conferma un ottimo artista del fumetto comico e non ha certo bisogno di farlo sapere, visto che gli anni passati a Cattivik parlano letteralmente da soli. In questo albo ha usato una perfetta commistione di realistico e grottesco, soprattutto nella caratterizzazione dei legionari di Roma, una caratterizzazione palesemente debitrice del lavoro fatto da Albert Uderzo su Asterix.

Opinione personale: lo ammetto, questo tipo di disegni non sono propriamente la mia tazza di tè, ma anche questo, come per la faccenda delle gag, non significa niente. Sommacal è un disegnatore estremamente serio e competente che non ha certo bisogno di consigli su cosa cambiare o migliorare all’interno del proprio stile.

A chiudere l’albo, l’ormai consueta comica finale.

Dopo la divertente scenetta di Sio, ecco qui Leo Ortolani, probabilmente il più grande genio fumettistico vivente che anche qui non si smentisce, realizzando una divertentissima vignetta a tutta tavola.

Nota di merito per la sempre bella copertina di Walter Venturi, già autore del primo numero.

In definitiva, un discreto albo che piacerà indiscutibilmente ai neofiti, sia di Cico che del fumetto comico in generale. Per tutti gli altri è un terno al lotto.

Eventuali impennate sono da rimandare ad Agosto, con il terzo volume della miniserie intitolato Scortesie di corte, ambientato nel Medioevo.

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