March, un racconto di speranza che parla alla coscienza americana – Recensione

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Da tempo cerco di spiegare ad amici e conoscenti come i fumetti non siano un semplice intrattenimento, ma abbiano una forza espressiva tale da poter esser utilizzati come uno strumento didattico incredibile. Senza nulla togliere a prodotti seriali, le graphic novel sono l’incarnazione di questo impeto narrativo, grazie al loro tono particolare e ad una libertà che consente di valorizzare al meglio il forte contesto emotivo che anima queste produzioni, come la celebre Contratto con Dio di Eisner, o la più recente March.

March, edito da Oscar Ink, è la dimostrazione come un volume a fumetti possa essere un meraviglioso viaggio alla scoperta della nostra quotidianità. Dati i recenti eventi nella società americana, con ancora una forte base di razzismo, la lettura di March è un’esperienza necessaria e stimolante, che consente di apprezzare al meglio quanto la lotta per i diritti civili sia stata fatyicosa e quanto sia ancora viva.

March, un’appassionante graphic novel che presenta la vita di John Lewis, uno dei simboli della lotta per i diritti civili

Ai più il nome di John Lewis non dirà nulla, una nota a margine della storia. Eppure si tratta di una delle personalità più importanti della lotta per i diritti civili, un uomo che ha consacrato la propria vita per un fine importate, incrociando la strada di personaggi storici come Rosa Parks o Martin Luther King. Per anni si è cercato di convincere Lewis a raccontare la sua incredibile, appassionante vita, e finalmente nel 2013 si è riusciti a creare una testimonianza in tre parti che mostri al pubblico la storia di questo affascinante personaggio.

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March è una lettura che andrebbe fatta da tutti, nessuno escluso. L’illusione che la società moderna sia priva di segregazione e razzismo è una delle menzogne della società americana attuale, in cui l’amministrazione Trump sembra non riuscire ad intervenire in modo concreto per cambiare la situazione. L’intento di questa graphic novel è di sensibilizzare i lettori attraverso il racconto di una vita dedicata ad un miglioramento della società. Lewis racconta la sua vita partendo dal 2009, un uomo che ha dedicato la sua vita alla politica in nome di un ideale. All’interno del suo ufficio in uno dei punti nevralgici dell’amministrazione americana, Lewis riceve la visita di due giovanissimi afroamericani, a cui racconta una storia che affonda le radici nelle propria infanzia, una fortuna per il lettore che può scoprire come la determinazione di Lewis abbia una natura adamantina.

Seguire la crescita di Lewis da giovane afroamericano di una famiglia di umili origini fino ai suoi primi approcci con la questione della segregazione è un percorso umano ed emotivo meraviglioso. La separazione tra bianchi e neri nell’America di allora, così simile all’attuale, è resa con un’onestà e realismo impressionanti. Le difficoltà del giovane Lewis nel comprendere le ragioni di questo odio, la sua scelta di non cedere alla rabbia ma lottare in modo pacifico sono una lezione non solo di storia, ma di carattere, di forza d’animo. Assisteremo ai primi sit in di quello che diventerà un movimento nazionale, con la stessa ansia e agitazione del protagonista incontreremo il dottor King e la coraggiosa Rosa Parks, nelle prime pagine saremo coinvolti nello storico attraversamento dell’Edmund Pettus Bridge.

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March è uno spaccato di storia, vista con gli occhi di chi ha scelto di cambiare la società, di chi ha scelto di credere in una realtà in cui le divisioni fossero solo un triste ricordo. John Lewis è un uomo di fede, e questo suo aspetto non viene meno nella graphic novel, ma è stato soprattutto un eroe civile, una persona che con a sua opera ha cercato di mostrare una nuova via. Che fosse occupando un fast food o facendo di tutto per farsi in una scuola di soli bianchi. March rende onore al suo titolo, la sensazione è esattamente quella di assistere ad una faticosa marcia, piena di ostacoli e difficoltà, ma con un maratoneta noi lettori siamo sostenuti da un’instancabile curiosità, animata dalla forza d’animo impressionante di John Lewis

La forza di March è un equilibrio unico tra testo e immagine. La voce narrante di Lewis immaginata da Andrew Aydin è familiare, mai scontata o retorica, ma onesta, in cui una sottile ironia si concilia con la determinazione di un giovane uomo che sente come nella società ci sia qualcosa di profondamente sbagliato, una consapevolezza che diventa una spinta ad impegnarsi per cambiare la situazione, anche andando contro le paure della propria famiglia. La forza di questo primo capitolo di March è il sapere trasmettere con le parole la pressione emotiva di Lewis e dei suoi compagni in questa lotta pacifica per rivendicare un diritto che spetta ad ogni uomo.

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Nate Powell ha il merito di aver interpretato perfettamente graficamente lo spirito dell’opera. Il suo tratto è in grado di ritrarre la quotidianità del ‘vecchio’ Lewis nel ritrarlo nel presente, salvo poi avvolgerci con una ricostruzione perfetta dell’America dagli anni ’50 in avanti. Powell ha la delicatezza necessaria per presentare un adolescente Lewis e le sue galline (una delle parti più emozionanti), esaltare la sua determinazione crescente negli anni dell’adolescenza, il tutto lavorando in modo impeccabile su espressioni facciali, esaltando le emozioni dei personaggi per parlare ai lettori. La gestione delle tavole è emozione pura, si respira la tensione della paura di manifestanti, l’uso del nero diventa uno specchio del periodo più complesso della vita sociale americana dello scorso secolo. Non ci viene risparmiato nulla nei disegni di Powell, che si tratti della soddisfazione di una piccola vittoria o una sconfitta violenta. Particolarmente suggestiva la ricostruzione della violenta reazione della polizia nell’attraversamento dell’Edmund Pettus Bridge, dove il pericolo e la furia viene resa con un angosciante gioco di ombre, mai apertamente mostrate ma soffocante, presente

March è una lettura essenziale, un modo delicato per insegnare ad adulti e giovani lettori la realtà di una società ancora oggi fortemente divisa, in cui persone come John Lewis non sono solo un simbolo, ma una necessità. Il primo volume di MArch è solo un primo passo alla riscoperta di quest’epoca così complessa e piena di speranza, un viaggio che speriamo di poter riprendere quanto prima!

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