Bussano alla porta: è la fine del mondo – Recensione

bussano alla porta

È nelle sale italiane Bussano alla porta (Knock at the Cabin), il nuovo thriller di M. Night Shyamalan uscito il 2 febbraio e che narra l’arrivo dell’apocalisse e dell’unico modo di impedirla.

Tratto dal romanzo di Paul G. Tremblay “La casa alla fine del mondo” (titolo molto più interessante di quello del film), Bussano alla porta è un incrocio fra un home invasion e gli horror con una casa sperduta nel bosco, condito con temi da catastrofe biblica.

L’ambientazione è appunto quella classica della casa nel bosco, isolata dal resto della civiltà, anche se non irraggiungibile. Nella baita ci sono Andrew ed Eric, padri della piccola Wen che si trova all’esterno, intenta a raccogliere e catalogare grilli. Qui fa la sua comparsa Leonard, massiccio uomo dall’aspetto poco raccomandabile, che guida un gruppo di 4 personaggi in missione per conto di Dio (ma non sono i Blues Brothers). Il loro scopo è quello di fermare l’incombente fine del mondo, e per farlo, un componente del nucleo famigliare che dimora nella casa nel bosco dovrà essere sacrificato, ma, giusto per complicare le cose, a compiere il sacrificio dovrà essere sempre un componente della famiglia. Il compito di Leonard, Sabrina, Adriane e Redmond sarà quello di convincere gli inquilini a compiere il biblico gesto e scongiurare l’apocalisse.

Nel susseguirsi di avvenimenti, l’unico a mantenere una certa lucidità e a dubitare che tutto ciò che viene raccontato dagli invasori non corrisponda a verità e faccia parte di semplici coincidenze, o peggio di una montatura, è uno dei due padri, Andrew. Il compagno Eric sembra invece in procinto di credere alla storia dei 4 invasori, complice anche un trauma cranico avvenuto a causa di una colluttazione con uno degli indesiderati ospiti. Leonard & Co sono invece completamente invasati dalla loro missione, quasi a ricordare un po’ il meccanismo dei fanatici religiosi, ancora dubbiosi riguardo al Darwinismo.

È proprio qui che si gioca la partita di Bussano alla porta, fra fede e scienza: credere senza dubbio a quello che viene raccontato, oppure cercare di razionalizzare il tutto? Il sacrificio richiesto ricorda molto quello che Dio chiese ad Abramo nell’Antico Testamento, anche se, in Bussano alla porta, il sacrificio richiesto deve essere portato a termine per fermare l’apocalisse. Per quasi tutto il film, il dubbio che si tratti di coincidenze permane negli  occhi dello spettatore, anche considerato che Shyamalan non è nuovo a colpi di scena, ma alla fine è chiaro da che parte decide di stare il film.

Così come in Old, il regista torna a mettere in dubbio la solidità della scienza che , in epoca di teorie del complotto e assurdità varie, sembra essere una china pericolosa da seguire. Nonostante questo però, Bussano alla porta è un buon film, confezionato abilmente e che riesce a tenere il livello di tensione giusto per la durata del film, anche quando la violenza non viene messa in scena in maniera diretta, ma piuttosto lasciata da parte: quando qualcuno muore male, la macchina da presa non inquadra mai la scena, ma cambia angolatura, lasciando percepire l’eco della morte. Che sia una scelta artistica, o mancanza di budget, poco importa, risulta comunque efficace.

L’assenza del plot twist è essa stessa il plot twist

Se c’è un autore che ha basato le fondamenta del suo cinema sul colpo di scena in grado di ribaltare completamente il senso del film, quello è sicuramente Manoj Nelliyattu Shyamalan, più noto con il nome di M. Night. Iniziando con Il sesto senso, e proseguendo con Unbreakable- il predestinato, The Village e Signs, fino ai più recenti The Visit e Old, l’idea che dietro alle storie fantastiche proposte nei suoi lungometraggi ci potesse essere un punto di svolta determinato a trovare il senso logico della sceneggiatura (sempre ad opera di Shyamalan) è una costante del cinema del regista indiano, naturalizzato americano, a volte con grandi trovate, altre con improbabili cavolate.

Arrivato al suo quindicesimo film però, il buon Manoj, piazza il plot twist più inaspettato di sempre, ovvero che non esiste alcun colpo di scena nel finale di Bussano alla porta, o almeno non esiste nella forma di dei plot twist tipici del regista. Si potrebbe dire che il plot twist è che non c’è plot twist, oppure che Dave Bautista è un ottimo attore:

Un cast in parte

Una menzione a parte merita il cast. Dave Bautista, lontano dal Drax dei Guarediani della galassia, è molto in parte, convincente non solo nel mostrare il muscoli, ma anche nelle espressioni facciali. Shyamalan gli regala un paio di primissimi piani dove il suo faccione riempie totalmente lo schermo, in un campo-contro campo con la piccola Kristen Cui, interprete di Wen. Dopo avere rilanciato la carriera come attore tout court di Bruce Willis , con il sesto senso e Unbrakable- il predestinato, il regista indiano tenta di rilanciare la carriere di Bautista, non solo come macchietta di star d’azione sotto steroidi, ma come quella di attore.  Gli atri invasori sono interpretati da Nikki Amuka Bird, che interpreta Sabrina, Abby Quinn che è Adriane e l’ex Ron Weasley di Harry Potter, Rupert Grint, è Redmond. La coppia di genitori è interpretata da Jonathan Groff (Eric) e Ben Aldrige (Andrew). Tutti molto in parte e credibili nei rispettivi ruoli.

Sospensione dell’incredulità

Da Wikipedia la sospensione dell’incredulità è un particolare carattere semiotico che consiste nella volontà, da parte del lettore o dello spettatore, di accettare che nelle opere di fantasia sia possibile ciò che non si riuscirebbe normalmente a fare; possibili esempi sono i maghi e la loro capacità di effettuare incantesimi, i superpoteri di personaggi come Superman, o l’esistenza di veicoli in grado di muoversi a velocità maggiori di quella della luce. La sospensione dell’incredulità non prescinde dall’autoconsistenza, per cui non può essere usata per giustificare, ad esempio, i buchi narrativi. Il punto, come per quasi tutti i film di Shyamalan, è che bisogna starci, cioè bisogna accettare la premessa, per quanto stramba, e attivare il livello massimo di sospensione d’incredulità, necessaria per godersi questo tipo di film. Fatto ciò Bussano alla porta è sicuramente un film interessante, diretto con eleganza e con un senso della messa in scena tipico delle atmosfere Shyamaliane, lontano dai fasti de Il sesto senso o The Village, ma decisamente più riuscito di E venne il giorno o Old.