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Stranger Things: i Duffer confermano che lo spin-off avrà nuovi personaggi e un nuovo inizio

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Dopo cinque stagioni tra mostri, misteri e nostalgia anni ’80, i fratelli Matt e Ross Duffer stanno per chiudere definitivamente il cerchio di Stranger Things.

Ma tranquilli: anche se la storia di Hawkins volge al termine, l’universo che hanno creato non scomparirà.

In una recente intervista con Variety, i due showrunner hanno finalmente svelato qualche dettaglio sul tanto chiacchierato spin-off, e la parola d’ordine è una sola: novità assoluta.

Fratelli Duffer Stranger Things

La storia di Hawkins è completa: si volta pagina

“Abbiamo fatto tutto ciò che volevamo con i Demogorgoni, il Mind Flayer, Vecna, il Sottosopra e i personaggi di Hawkins” ha detto chiaramente Matt Duffer. “È una storia completa. È finita.”

Lo spin-off non sarà una continuazione diretta delle avventure di Undici, Mike, Dustin o Vecna. Non ci saranno sequel, prequel o storie collaterali che cerchino di tirare avanti la trama principale. I Duffer vogliono evitare quello che definiscono il rischio di una “espansione mitologica insensata” à la Star Wars o Marvel.

Niente “multiversi” ma lo spirito resta sempre quello

“È molto diverso da qualcosa come Star Wars. Non funziona allo stesso modo” ha spiegato lo sceneggiatore.

In pratica, il nuovo progetto non sarà ambientato su pianeti lontani né introdurrà universi paralleli, ma manterrà quell’atmosfera tipica del brand: ragazzi, avventura, mistero, fantascienza e tanto cuore.

Ross Duffer aggiunge che il nuovo show vivrà “in un mondo un po’ diverso”, collegato solo da qualche filo sottile, “quasi in modo antologico”: “Non possiamo dire: ‘E ora andiamo su quest’altro pianeta’. Sarebbe troppo limitante dal punto di vista narrativo.”

Insomma, dimenticatevi Guerre Stellari: i Duffer vogliono una storia nuova, fresca e indipendente, ma con lo stesso DNA che ha reso Stranger Things un fenomeno globale.

stranger things quarta stagione

Una nuova avventura, un nuovo cast e tanta libertà creativa

Il duo conferma che lo sviluppo dello spin-off è iniziato mentre lavoravano alla quinta stagione, e il processo è stato una boccata d’aria fresca: “Parti da zero, con nuovi personaggi. È come una lavagna pulita. Non sei incastrato in nulla, e questa libertà è esaltante.”

“Non lo facciamo solo per farlo,” ha spiegato Matt. “Ma perché c’è davvero una storia che vale la pena raccontare.”

Netflix, a quanto pare, ha lasciato carta bianca ai Duffer, anche se il colosso dello streaming comincia a scalpitare per vedere risultati, soprattuttao ora che la serie madre si avvicina alla conclusione.

Infatti, la quinta stagione di Stranger Things è quasi dietro l’angolo e arriverà in tre blocchi:

  • 26 novembre con i primi quattro episodi,
  • 25 dicembre con gli episodi 5-7,
  • 31 dicembre con il gran finale di serie.

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Bandai presenta MGEX Strike Freedom Gundam Mechanical Clear: i Gunpla diventano extralusso con trasparenze e dorature

Il mondo dei Gunpla è sempre in fermento e, dopo anni di model kit spettacolari, Bandai sale di livello con una versione che promette di ridefinire il concetto di lusso mecha: il MGEX 1/100 Strike Freedom Gundam , una vera e propria celebrazione dorata dell’universo Cosmic Era di Gundam SEED Destiny.

Il ritorno (dorato) degli eroi della Cosmic Era

Il nuovo Strike Freedom “Mechanical Clear” è una rivisitazione del già acclamato kit MGEX, ma con qualcosa di scintillante in più: via i colori classici blu e bianco, dentro trasparenze, nero lucido e tre differenti tipi di doratura che rendono ogni componente interno una piccola opera d’arte. Il risultato è un modello che sembra più una scultura high-tech che un semplice Gunpla, un mecha gioiello che brilla anche al buio, letteralmente.

La linea Master Grade Extreme (MGEX) nasce per spingere i dettagli e la “metallic expression” ai limiti, e questo Strike Freedom ne è la sintesi perfetta.

Ogni giuntura, pannello e dettaglio trasuda qualità e ambizione. È un tributo al mecha design più puro e un omaggio al mito di Kira Yamato e Lacus Clyne, i protagonisti di Gundam SEED Destiny (2004), seconda serie ambientata nella linea temporale Cosmic Era.

Il Gunpla che diventa arte

Oltre alla nuova palette cromatica, questo model kit mantiene tutti gli accessori e gimmick dell’edizione originale:

  • 2 Beam Rifle combinabili in un’unica arma;
  • Base display e parti effetto per pose dinamiche;
  • Super Lacetra Beam Sabers;
  • Due mini figure di Kira e Lacus;

Oltre a tutto ciò una miriade di pannelli mobili e sistemi interni che rendono ogni centimetro del modello “vivo”.

L’MGEX Strike Freedom Gundam Mechanical Clear è, in sostanza, il Gunpla definitivo per chi non si accontenta di montare, ma vuole esporre qualcosa che dica “questa è arte”.

Prezzo, data di uscita e disponibilità

MGEX Strike Freedom Gundam è già disponibile in preorder internazionale al prezzo di circa 130 dollari, con spedizioni previste per febbraio 2026.

Attenzione però: i preordini chiudono il 19 gennaio 2026, quindi i fan dovranno muoversi in fretta se vogliono aggiudicarsi questo scintillante gioiello da vetrina.

Michael J. Fox odiava guidare la DeLorean in Ritorno al Futuro (e il motivo è più che comprensibile)

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La DeLorean è uno dei simboli più iconici della storia del cinema, ma per Michael J. Fox – alias Marty McFly – non era affatto il sogno su quattro ruote che tutti immaginano.

L’attore, che nel 1985 aveva appena 23 anni quando interpretò il suo ruolo più famoso, ha rivelato che girare le scene a bordo della macchina del tempo di Ritorno al futuro fu un incubo e non per colpa del viaggio nel tempo.

Fox racconta la verità sulla DeLorean: “Una macchina di m***a”

In occasione del 40° anniversario del primo film, Fox ha pubblicato il libro Future Boy: Back to the Future and My Journey Through the Space-Time Continuum, una sorta di diario retrospettivo pieno di aneddoti dal set. E tra questi, uno dei più gustosi riguarda proprio la mitica DeLorean.

Fox ammette senza troppi giri di parole: “So cosa state pensando… figo! Anch’io lo pensavo, all’inizio. Ma presto ho imparato a odiare guidare la DeLorean. Prima di tutto, diciamolo: è una macchina di m***a. Lenta ad accelerare, rifiniture economiche… e questo prima che la troupe degli effetti speciali ci mettesse mano.”

Il problema? Tutte le aggiunte “fantascientifiche” come il flusso canalizzatore, i quadranti luminosi e le componenti metalliche, erano affilate, dure e scomodissime.

“Dopo la prima notte di riprese, le mie mani erano piene di tagli, le nocche livide e i gomiti contusi per colpa dei pannelli appuntiti del cruscotto. Come si dice a Hollywood: il dolore è temporaneo, il film è per sempre.”

DeLorean Ritorno al Futuro

Dietro la magia del cinema, un mare di lividi

Le parole di Fox smontano un po’ del mito che circonda la DeLorean, ma al tempo stesso aggiungono un tassello affascinante alla leggenda di Ritorno al futuro.

Quella stessa macchina, oggi considerata un’icona pop e uno dei veicoli più amati della cultura nerd, in realtà era già fuori produzione quando il film uscì nel 1985. Fu scelta solo per il suo look “avveniristico”, non certo per le prestazioni.

Il lavoro del team di effetti speciali trasformò una macchina scomoda e poco pratica in un simbolo immortale, al punto che ancora oggi la DeLorean è sinonimo di viaggio nel tempo.

ritorno al futuro italia 2

L’eredità di Marty McFly e la macchina del tempo più famosa di sempre

Nonostante le ferite (letterali), Fox ricorda l’esperienza con ironia e affetto. La sua battuta “pain is temporary, film is forever” racchiude perfettamente il sacrificio dietro ogni scena cult.
E in effetti, anche a quarant’anni di distanza, Ritorno al futuro resta un pilastro della cultura pop, e la DeLorean – tagli o no – continua a essere il sogno di ogni fan che abbia mai desiderato viaggiare a 88 miglia orarie verso il futuro.

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Cosa è davvero il Sottosopra? Con Stranger Things 5 arriverà tutta la verità sull’Upside Down

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Dopo anni di Demogorgoni, Mind Flayer, poteri psichici e addii che ci hanno spezzato il cuore, Stranger Things si prepara al gran finale. E questa volta, finalmente, scopriremo il segreto più oscuro di tutti: che cosa è davvero il Sottosopra?

La verità che Hawkins ci nasconde da otto anni

In una nuova intervista con Variety, Ross Duffer ha confermato che la quinta e ultima stagione svelerà le origini e la natura del misterioso mondo parallelo che tormenta Hawkins fin dalla prima puntata.

“Ogni stagione ci chiedevamo: ‘Ne parliamo adesso?’ E poi dicevamo: ‘No, aspettiamo’. E alla fine ci siamo detti: ‘Ok, ora dobbiamo farlo!’”, ha raccontato il creatore della serie.

Insomma, Stranger Things 5 non sarà solo il capitolo conclusivo delle avventure di Undici, Mike, Will, Dustin, Lucas e tutti gli altri, ma anche un viaggio nel cuore stesso del mito che ha reso la serie un cult assoluto: il Sottosopra, quel mondo congelato nel tempo, pieno di mostri e misteri, che sembra nascondere la chiave di tutto.

will byers stranger things 5

Il gran finale: tre volumi per chiudere il cerchio

La stagione 5 Stranger Things si preannuncia come un evento epico.

Il primo blocco di episodi arriverà il 26 novembre, seguito dal Volume 2 il 25 dicembre e dal Volume 3 il 31 dicembre: praticamente un countdown perfetto verso la fine dell’anno (e forse del mondo, se il Sottosopra avrà voce in capitolo).

Prepariamoci quindi a tornare a Hawkins un’ultima volta. Le luci di Natale, i walkie-talkie e le biciclette stanno per accompagnarci nell’ultima, definitiva discesa nell’oscurità. Il Sottosopra è pronto a svelare tutti i suoi segreti.

Spin-off in arrivo: Un universo in espansione (ma senza esagerare)

Anche se la serie madre sta per chiudere i battenti, i fratelli Duffer non intendono dire addio per sempre all’universo di Stranger Things. Matt Duffer ha infatti confermato che un nuovo spin-off è già in lavorazione, ma non sarà un semplice “more of the same”.

“Né io né Ross vogliamo creare una mitologia eccessivamente complicata”, ha spiegato il buon Matt. “Lo spin-off vivrà in un mondo un po’ diverso, ma ci sarà comunque un legame con la serie originale.”

Tradotto in parole povere: si chiude con Hawkins, ma l’eco del Sottosopra continuerà a farsi sentire, in forme che sorprenderanno anche i fan di lunga data (speriamo).

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FOREVER: i nani da giardino sbroccano e vanno in guerra in questo divertente corto animato

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Chi l’ha detto che i nani da giardino sono solo decorazioni immobili e sorridenti? FOREVER, il nuovo corto animato che sicuramente vi svolterà la giornata, ribalta ogni cliché e ci porta in un’epica battaglia domestica dove anche il prato più curato può trasformarsi in un campo di guerra.

Una scintilla di caos nel paradiso perfetto

Tutto inizia con una giornata idilliaca: sole, fiori e un gruppo di nani da giardino che fanno quello a cui sono destinati:spassarsela beati nel loro minuscolo angolo di mondo.

Ma la tranquillità dura poco e la tragedia è proprio dietro l’angolo. Un’improvvisa intrusione, una molesta pallina proveniente dal golf club adiacente all’ameno giardino, manda in frantumi la loro serenità e tanto amore… letteralmente.

Quello che segue è un crescendo visivo di azione, ironia e dramma in miniatura: una guerra in stile Small Soldiers, ma con l’ironia de “I pinguini” di Madagascar (Kowalski prendi appunti!).

Una perla di animazione con un’anima e tanta voglia di “tremenda” vendetta

Diretto da Theo Djekou, Pierre Ferrari, Cyrine Jouini, Pauline Philippart e Anissa Terrier, un gruppo di registi dell’École Nationale Supérieure d’Ingénieurs francese, FOREVER è un corto che mescola poesia visiva e ritmo da mini-blockbuster, con una direzione artistica da urlo e una cura maniacale per i dettagli.

I nani da giardino, animati con una sorprendente gamma emotiva, passano dalla meraviglia alla furia vendicativa in pochi frame, ricordandoci che anche le piccole cose — o meglio, i piccoli esseri — possono nascondere grandi emozioni.

L’animazione è un gioiello di fluidità e colore, con una fotografia che trasforma il giardino in un campo di battaglia degno di Salvate il soldato Ryan (ma con più fiori ed erba e zero sangue).

Nani da giardino, guerra e metafore sul rispetto altrui e la resilienza

Sotto la sua immagine divertente, FOREVER racconta qualcosa di più profondo: la reazione alla perdita, la difesa del proprio spazio vitale, la resistenza anche quando tutto sembra perduto. È una storia sulla dignità, anche per chi è piccolo e può sembrare quasi insignificante rispetto al resto del mondo.

Un cortometraggio che non ha paura di prendersi sul serio mentre fa ridere e che riesce a divertire ed emozionare allo stesso tempo.

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The Walking Dead celebra 15 anni e guarda al futuro: nuovi mondi, nuove storie, stessa fame di sopravvivenza

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Quando The Walking Dead debuttò su AMC nel 2010, il pubblico fu travolto da una febbre da zombie come non se ne vedeva da anni.

Non era solo una serie TV apocalittica: era una riflessione cruda e umanissima su ciò che resta dell’umanità quando tutto il resto cade a pezzi.

Undici stagioni, decine di personaggi indimenticabili e un intero universo narrativo dopo, il fenomeno creato da Robert Kirkman continua a dimostrare che la fame di storie, non solo di carne, non è ancora placata.

The Walking Dead 7

15 anni di orrore, speranza e vaganti

The Walking Dead ha ridefinito il concetto stesso di serial horror, portando il dramma psicologico al centro di un mondo popolato dai “vaganti”.

Nel corso di quindici anni abbiamo visto Rick, Daryl, Carol, Michonne e decine di altri sopravvissuti affrontare nemici peggiori dei morti stessi: gli esseri umani. Tra amori impossibili, alleanze disperate e perdite strazianti, la serie è diventata un cult generazionale, capace di tenere incollati milioni di spettatori fino al gran finale dell’undicesima stagione.

Ma anche se la serie madre si è conclusa, l’universo narrativo che ne è nato non ha certo smesso di evolversi.

C’è ancora tanto da esplorare

Durante il panel celebrativo al Mipcom per il 15° anniversario, Dan McDermott, presidente di AMC Networks, ha lasciato intendere che la saga dei sopravvissuti potrebbe essere tutt’altro che finita: “È del tutto possibile che tra altri quindici anni saremo ancora qui a parlarne. Ci sono molti altri continenti da visitare. Si tratta di capire come i personaggi evolveranno nel tempo. È entusiasmante vedere fin dove possiamo arrivare.”

Scott Gimple, sceneggiatore e produttore esecutivo storico del franchise, ha aggiunto che la vera linfa vitale di The Walking Dead sta proprio nell’esplorazione di nuovi luoghi e culture, come dimostrano gli spin-off ambientati in Europa, tra cui Daryl Dixon, girato tra Francia e Spagna.

“In un certo senso, sono i luoghi stessi a raccontarci la storia,” ha spiegato Gimple. “Possiamo prendere personaggi che conosciamo da anni e collocarli in mondi completamente diversi, costringendoli a cambiare e a reinventarsi.”

The Walking Dead Daryl Dixon

Zombie Universe?

Gimple ha poi paragonato il futuro di The Walking Dead al vasto e interconnesso universo dei fumetti Marvel e DC: un intreccio di linee temporali, spin-off e crossover che condividono la stessa anima ma seguono percorsi narrativi autonomi.

“Era tutto parte di un’unica grande storia,” ha sottolineato lo sceneggiatore. “Anche i personaggi che pensiamo di conoscere possono rivelarci nuove sfaccettature se li mettiamo in situazioni diverse. L’importante è lasciarli evolvere.”

Rick Grimes The Walking Dead The Ones Who Live

Il futuro (non morto) di The Walking Dead

Tra The Ones Who Live, Daryl Dixon e le voci di nuove serie in sviluppo, è chiaro che l’universo di The Walking Dead non ha alcuna intenzione di morire. Forse presto vedremo sopravvissuti alle prese con zombie in Asia, in Sud America o persino in una colonia spaziale (e diciamolo, non sarebbe poi così assurdo).

Per ora, l’unica certezza è che la fame di storie di The Walking Dead è ancora lontana dall’essere saziata.

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Lupin the IIIrd – The Movie: La stirpe immortale si mostra con il trailer italiano ufficiale

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Approda online il trailer italiano ufficiale di Lupin the IIIrd – The Movie: La stirpe immortale, film che dopo quasi trent’anni riporta il ladro gentiluomo sul grande schermo come non lo vedevamo da una vita: in una nuova, spettacolare animazione 2D firmata dal maestro Takeshi Koike (Redline, The Animatrix).

La pellicola sarà distribuita nei cinema italiani da Anime Factory, etichetta di Plaion Pictures, e promette di riportarci alle radici più selvagge e affascinanti del mito di Lupin.

Il “vero” Lupin è tornato

Dimenticate il ladro sbruffone e buffo dei film più recenti: Koike ci restituisce un Lupin oscuro, sensuale, anarchico e pericoloso, proprio come quello partorito dalla mente del compianto Monkey Punch.

Questo film è la sintesi perfetta del progetto “Lupin the IIIRD” che il regista porta avanti da anni, dopo gli OVA dedicati ai comprimari di “Arsenico e vecchi merletti”:

  • La lapide di Jigen Daisuke,
  • Ishikawa Goemon – Getto di sangue
  • La bugia di Mine Fujiko.

Con La Stirpe Immortale, Koike chiude il cerchio, firmando la sua visione definitiva del mondo di Lupin: un noir d’azione elegante e viscerale, in cui ogni frame è un colpo al cuore dei fan storici.

Mamo: l’immortale

Ciò che rende questo anime imperdibile è il ritorno di Mamo, il primo e più folle antagonista della saga, apparso originariamente in Lupin III – La pietra della saggezza (1978).

Solo che stavolta Koike lo reinventa completamente: Mamo non è più solo un genio ossessionato dall’immortalità, è l’immortalità stessa fatta carne, un essere megalomane e maledetto che vuole rifondare il mondo a propria immagine. Una nemesi che incarna il confine tra vita e morte, e che rende l’intera pellicola una battaglia metafisica e disperata.

Trama: un’isola, un veleno e una corsa contro il tempo

Quando viene a sapere dell’esistenza di un tesoro leggendario nascosto su un’isola fantasma, Lupin non può certo tirarsi indietro. Ma quello che lo aspetta non è un colpo qualsiasi: sull’isola lo accoglie una nube di veleno mortale scatenata da Muom, l’essere immortale che vuole cancellare il mondo e ricrearlo a modo suo.

Con Jigen, Goemon e Fujiko al suo fianco, il ladro gentiluomo ha solo 24 ore di tempo per sopravvivere… e per scoprire se anche il genio può battere la morte.

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Keanu Reeves, un tempo, fu a un passo dal cambiare nome in Chuck Spadina e KC Reeves

Quando Keanu Reeves arrivò a Hollywood a vent’anni, sognava di diventare un attore professionista. Non si aspettava, però, che il suo primo incontro con l’industria gli avrebbe messo in crisi l’identità: il suo manager gli suggerì di cambiare nome.

Durante un’intervista nel podcast New Heights, l’attore ha raccontato di essere stato molto vicino a dire addio al nome con cui oggi è conosciuto in tutto il mondo.

L’inizio a Hollywood e la crisi d’identità

“Ho cominciato a lavorare a sedici anni, quindi ero già un attore professionista a 16-17 anni,” ha spiegato Reeves. “Ero a Toronto, poi ho trovato un manager a Los Angeles. A vent’anni sono salito in macchina e ho guidato fino a L.A. Appena arrivato, il mio manager mi disse: ‘Dobbiamo cambiare il tuo nome’. Benvenuto a Hollywood, insomma.”

L’attore ha raccontato di essersi trovato a riflettere sul senso di quell’idea, quasi in stato di shock: “Ricordo che camminavo sulla spiaggia pensando: Il mio nome? E se lo cambiassi? Cosa succederebbe?”.

Da Chuck Spadina a KC Reeves

Da lì, iniziò a inventarsi alternative più “hollywoodiane”. “Il mio secondo nome è Charles, quindi pensai: Chuck? E sono cresciuto in una via chiamata Spadina, quindi diventai Chuck Spadina,” ha detto ridendo. “Poi, per un po’, mi feci chiamare KC Reeves, e sono stato persino accreditato così in un film TV nel 1986.”

Quell’esperienza, però, non durò a lungo. “Non riuscivo a farcela,” ha ricordato. “Alle audizioni chiamavano ‘KC Reeves’ e io non rispondevo nemmeno. Dopo sei mesi, dissi basta. Quello è stato il mio vero battesimo hollywoodiano.”

A un certo punto aveva perfino pensato di chiamarsi “Templeton Paige Taylor”, nome che aveva condiviso anni fa con Jimmy Fallon. Fortunatamente, quando arrivarono i primi ruoli importanti in Le relazioni pericolose e Bill & Ted’s Excellent Adventure, Reeves decise di tornare al suo nome originale. Da lì, la storia del cinema non sarebbe più stata la stessa.

Keanu Reeves John Constantine

Non è l’unico: anche Leonardo DiCaprio rischiò di diventare “Lenny Williams”

Reeves non è l’unico ad aver ricevuto consigli simili. Leonardo DiCaprio ha raccontato che il suo agente, quando era bambino, gli propose di cambiare nome perché “troppo etnico”. “Mi disse: ‘Ti chiamerai Lenny Williams. Leonardo DiCaprio non funziona.’ Io avevo dodici anni e gli risposi: Che nome è Lenny Williams?

Per fortuna, né Reeves né DiCaprio hanno seguito quei suggerimenti. Immaginare Matrix con protagonista “Chuck Spadina” o Titanic con “Lenny Williams” oggi sembra quasi surreale.

Il futuro di Keanu Reeves

Oggi, Keanu Reeves è pronto per un nuovo ruolo nel film Good Fortune, diretto da Aziz Ansari e in uscita il 17 ottobre per Lionsgate. La commedia, che vede nel cast anche Seth Rogen e Keke Palmer, racconta la storia di un angelo custode che perde le ali mentre cerca di insegnare a un uomo che la felicità non si compra con il denaro.

Ancora una volta, Reeves interpreterà un personaggio diviso tra umanità e spiritualità, in linea con la sua capacità di alternare ruoli profondi e ironici.

La sua carriera, costruita su autenticità e istinto, dimostra che rimanere se stessi può essere la scelta più potente, anche nel cuore di Hollywood.

Online il trailer del documentario Disney+ “Fuoco e acqua: la realizzazione dei film di Avatar”

I fan dell’universo fantascientifico di James Cameron avranno presto l’occasione di scoprire come è nata una delle saghe cinematografiche più ambiziose di sempre. Disney+ ha infatti annunciato l’arrivo di un nuovo documentario in due parti intitolato Fuoco e acqua: la realizzazione dei film di Avatar (Fire and Water: Making the Avatar Films), in uscita il 7 novembre.

Un viaggio dietro le quinte di Pandora

Il documentario accompagna gli spettatori nel cuore del processo creativo di James Cameron, mostrando come la sua squadra sia riuscita a trasformare un’idea visionaria in un fenomeno cinematografico globale. La serie non si limita a Avatar: La via dell’acqua del 2022, ma offre anche un’anteprima del prossimo capitolo della saga, Avatar: Fuoco e cenere (Avatar: Fire and Ash).

Nel filmato compaiono interviste e immagini inedite con Cameron, il produttore Jon Landau, scomparso di recente, e gli attori Sam Worthington, Zoe Saldaña e Kate Winslet. Per chi segue Jake Sully e Neytiri fin dal primo Avatar del 2009, si tratta di un’occasione unica per scoprire come la saga si sia evoluta, passando da un trionfo tecnico a una narrazione sempre più emotiva.

Entrambi i film principali della serie, Avatar e La via dell’acqua, hanno superato i 2 miliardi di dollari d’incasso mondiale, consacrando Cameron come l’unico regista nella storia ad aver diretto tre film oltre questa soglia (insieme a Titanic).

Il lato umano dietro la tecnologia

Il trailer mostra quanto il processo creativo sia stato personale e complesso. Come racconta Cameron: “Vi svelerò un piccolo segreto. Per quanto utilizziamo computer e tecnologia, Avatar è realizzato da un team di persone incredibilmente talentuose, che danno vita a ogni emozione, a ogni battito, a ogni dettaglio di questo mondo.”

Grazie alla performance capture, Cameron e la sua troupe hanno trasformato le interpretazioni degli attori nei movimenti e nelle espressioni dei Na’vi, curando ogni sfumatura. Con La via dell’acqua, il regista ha spinto l’innovazione ancora oltre, girando sott’acqua in una vasca da 680.000 galloni e addestrando il cast alle immersioni in apnea per girare le scene in modo realistico.

Come spiega Zoe Saldaña nel trailer: “Se non fosse per gli attori, Pandora sarebbe solo un mondo bellissimo ma senza vita.” Worthington aggiunge: “Non c’è nulla di ciò che vedete che sia animato: siamo davvero noi.”

L’eredità di Cameron continua

Fuoco e acqua: la realizzazione dei film di Avatar è diretto e prodotto da Thomas C. Grane, con Cameron e Rae Sanchini come produttori esecutivi. È interessante notare che proprio Saldaña aveva proposto un progetto del genere, spiegando di voler “mostrare in modo accurato quanto la performance capture sia la forma di recitazione più liberatoria”.

Il nuovo film Avatar: Fuoco e cenere arriverà nelle sale il 17 dicembre, seguito da Avatar 4 e Avatar 5, attesi rispettivamente per il 2029 e il 2031, continuando una saga iniziata più di quindici anni fa.

Con questo documentario, gli spettatori potranno finalmente vedere come Cameron e il suo team abbiano unito immaginazione, tecnologia e sensibilità umana per creare uno dei mondi cinematografici più spettacolari mai realizzati.

Jim Carrey in trattative per il film live-action de I Pronipoti, diretto da Colin Trevorrow

Warner Bros. starebbe preparando una nuova versione live-action di uno dei più iconici cartoni animati futuristici della televisione, I Pronipoti (The Jetsons), e il protagonista potrebbe essere Jim Carrey. Secondo quanto riportato da Deadline, l’attore sarebbe in trattative per interpretare George Jetson nel film, mentre Colin Trevorrow (Jurassic World, The Book of Henry) sarebbe vicino a firmare come regista.

Un ritorno al futuro in stile Hanna-Barbera

Trevorrow non solo dovrebbe dirigere, ma anche co-sceneggiare il film insieme a Joe Epstein, con l’obiettivo di rielaborare in chiave moderna la storica serie animata creata da Hanna-Barbera. Il cartone originale andò in onda per la prima volta nel 1962 su ABC, raccontando le disavventure di George Jetson, padre di famiglia alle prese con un mondo ultratecnologico pieno di auto volanti, robot domestici e grattacieli sospesi nel cielo.

Accanto a lui c’erano la moglie Jane, la figlia adolescente Judy, il piccolo Elroy e la fedele Rosie la Robot. Non mancava il capo esigente Mr. Spacely, costante fonte di stress per il povero George. La serie ebbe un reboot nel 1985 e arrivò anche al cinema nel 1990 con un film d’animazione che incassò poco più di 20 milioni di dollari negli Stati Uniti.

Il progetto segna un nuovo tentativo di rivitalizzare i personaggi Hanna-Barbera in chiave moderna, una formula che aveva già funzionato nel 2002 con Scooby-Doo di Raja Gosnell, scritto da James Gunn. Quel film, e il suo sequel Scooby-Doo: Monsters Unleashed (2004), incassarono complessivamente quasi mezzo miliardo di dollari nel mondo.

Anche se Warner Bros. non ha ancora rilasciato commenti ufficiali, l’idea di vedere Jim Carrey nei panni di George Jetson sembra perfettamente coerente con il suo stile comico. Dopo aver dominato gli anni ’90 con successi come The Mask e Scemo & più scemo, Carrey ha ritrovato popolarità interpretando Dr. Ivo Robotnik nei film di Sonic the Hedgehog, dimostrando di saper gestire ruoli eccentrici e sopra le righe.

Il tono giusto per un mondo retro-futurista

Se l’accordo dovesse andare in porto, il film potrebbe contare sulla comicità fisica e sulla follia controllata tipiche di Carrey, perfette per rendere omaggio al tono leggero e visionario della serie. In un’epoca in cui il cinema live-action attinge sempre più ai classici d’animazione, I Pronipoti potrebbero tornare a volare — letteralmente — verso una nuova generazione di spettatori.

Disney vuole cancellare Tron 4 dopo il flop di Tron: Ares al botteghino?

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Dopo anni di sviluppo, Tron: Ares è finalmente arrivato nelle sale, ma il suo deludente debutto al botteghino potrebbe aver spento definitivamente la saga digitale. Il film, pensato come un sequel autonomo di Tron: Legacy (2010), segue Ares, un potente Programma interpretato da Jared Leto, che attraversa la Rete per entrare nel mondo reale con una missione pericolosa.

Un progetto ambizioso ma non compreso

L’idea di espandere l’universo di Tron verso temi più moderni legati all’intelligenza artificiale sembrava promettente, ma la risposta della critica è stata tiepida. Su Rotten Tomatoes il film ha ottenuto solo il 54% di recensioni positive dai critici, a fronte di un più generoso 87% dal pubblico.
Nonostante le recensioni leggermente migliori rispetto a Legacy, Tron: Ares ha incassato solo 33 milioni di dollari negli Stati Uniti durante il primo weekend, ben al di sotto dei 43 milioni guadagnati da Legacy quindici anni fa.

Questo risultato ha creato forte preoccupazione in casa Disney, che aveva già in fase di sviluppo Tron 4, pensato come nuovo capitolo della saga. Secondo The Hollywood Reporter, lo studio avrebbe ora deciso di interrompere ogni piano futuro per Tron sul grande schermo, lasciando senza seguito la scena post-credit inserita dal regista Joachim Rønning per anticipare il quarto film.

Jeff Bridges Tron

Le ragioni del flop secondo gli addetti ai lavori

Sul motivo del fallimento commerciale, le opinioni sono contrastanti. Online, molte critiche si sono concentrate su Jared Leto, accusato di non essere in grado di attrarre pubblico dopo il fiasco di Morbius. Un talent manager ha commentato a THR:

“In un momento in cui attori come Michael Fassbender, Ewan McGregor e Benedict Cumberbatch faticano a ottenere ruoli da protagonisti, perché affidarsi a qualcuno che non riesce a garantire incassi e che ha un’immagine controversa?”

Altri però ritengono che il problema non sia nel cast, ma nel brand stesso. Un insider ha spiegato:

“Anche con Ryan Gosling non sarebbe andata meglio. Nessuno aveva chiesto questo reboot. Dire che Tron: Ares è buono ma serviva un attore diverso è un’illusione.”

Un ciclo che potrebbe ripetersi

Se Ares segnerà davvero la fine della saga, non sarebbe la prima volta che Tron scompare. Tra il film originale e Legacy passarono 28 anni, e altri 15 tra Legacy e Ares. È quindi possibile che la Rete torni a riaccendersi in futuro, magari quando il pubblico sarà pronto per un nuovo tipo di storia.

Un peccato, perché Tron: Ares resta un film visivamente spettacolare, con idee interessanti e un immaginario sempre unico. Forse non era il momento giusto, ma nel mondo di Tron le connessioni non restano spente per sempre.

Ritorno al futuro: Michael J. Fox ha incontrato Eric Stoltz 40 anni dopo averlo sostituito nel film

Sono passati quarant’anni dall’uscita di Ritorno al futuro, uno dei film più amati della storia del cinema. Ma dietro quel successo leggendario si nasconde una delle storie più note di Hollywood: Michael J. Fox sostituì Eric Stoltz a riprese già iniziate, nel ruolo iconico di Marty McFly.

Ora, a distanza di quattro decenni, i due attori si sono finalmente incontrati e, come racconta Fox, l’incontro è stato sorprendentemente sereno e pieno di rispetto reciproco.

Un incontro atteso da quarant’anni

In un’intervista rilasciata a People, Michael J. Fox, oggi 64 anni, ha raccontato di aver finalmente incontrato Stoltz mentre lavorava alla stesura del suo nuovo memoir Future Boy. Il libro esplora il periodo frenetico della sua vita in cui si trovava a girare contemporaneamente Casa Keaton e Ritorno al futuro.

“Quando ho iniziato a scrivere Future Boy, abbiamo parlato con tutti — Robert Zemeckis, Lea Thompson, Justine Bateman — ma Eric è stato uno dei pochi a rifiutare di partecipare”, ha spiegato Fox.

Stoltz, che era stato originariamente scelto per interpretare Marty McFly, venne sostituito dopo alcune settimane di riprese, quando il regista Robert Zemeckis e i produttori si resero conto che la sua interpretazione non si adattava al tono più leggero e ironico del film.

Anche se Stoltz non ha voluto contribuire al libro, Fox ha rivelato che ha accettato di incontrarlo di persona dopo tutti questi anni. “È stato bellissimo. Una grande conversazione. Due uomini che parlano, semplicemente questo”, ha detto Fox, aggiungendo che l’incontro è avvenuto nel suo ufficio di New York.

Nessun rancore, solo due percorsi diversi

Fox ha voluto chiarire che l’incontro è stato privo di tensioni o vecchi rancori. “Si è creata tutta una mitologia attorno a quell’episodio. Gente che parlava di tradimenti, di intrighi, di cattiverie. Ma non è andata così. È semplicemente successo. Abbiamo vissuto entrambi la stessa situazione da prospettive diverse, l’abbiamo assorbita e siamo andati avanti.”

L’attore ha spiegato che il loro dialogo è stato onesto e autentico, un modo per mettere fine a decenni di silenzio e dicerie. E, sorprendentemente, i due si sono riscoperti amici.

Durante un panel dedicato a Ritorno al futuro al Calgary Expo, Fox ha raccontato: “Eric è un attore straordinario… ed è diventato un mio amico. Abbiamo parlato di come quella svolta nelle nostre vite ci abbia portati in direzioni diverse. Ho imparato molto da lui, soprattutto sull’accettazione e la perseveranza. È un grande tipo, Eric Stoltz.”

ritorno al futuro

Nel suo libro Future Boy, Fox svela anche un dettaglio curioso: lui ed Eric Stoltz si erano già incontrati anni prima di Ritorno al futuro, senza rendersene conto.

“Durante i nostri primi tentativi di entrare nel mondo del cinema, avevamo entrambi fatto un’audizione per The Lords of Discipline, un film molto intenso ambientato in un’accademia militare del Sud”, scrive Fox. “Il direttore del casting ci fece leggere una scena insieme, e Eric prese alla lettera la parola ‘intenso’: mi afferrò per la camicia e quasi me la strappò. Nessuno dei due ottenne la parte.”

Il film uscì poi nel 1983, interpretato da David Keith, Michael Biehn e Bill Paxton.

Dalla rivalità alla stima reciproca

Dopo quell’audizione, le loro carriere presero strade molto diverse: Fox divenne una star mondiale grazie a Ritorno al futuro, mentre Stoltz trovò spazio in produzioni più indipendenti e nel teatro. Ma a distanza di tempo, entrambi sembrano guardare a quell’episodio con maturità.

Fox ha sottolineato che il loro recente incontro è stato un modo per chiudere un cerchio rimasto aperto per troppo tempo. “Alla fine, non c’è stato nessun vincitore o perdente, solo due artisti che hanno seguito percorsi diversi e si ritrovano dopo quarant’anni con rispetto e affetto.”

Per i fan di Ritorno al futuro, sapere che Marty McFly e il suo quasi-alter ego Eric Stoltz si sono finalmente incontrati in pace aggiunge un nuovo capitolo umano e commovente a una storia già leggendaria.