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I Mitchell contro le macchine 2: il sequel dell’amato film d’animazione è ufficiale

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Il film d’animazione “I Mitchell contro le macchine” (The Mitchells vs. the Machines), prodotto da Sony Pictures Animation e distribuito su Netflix, avrà ufficialmente un seguito. Dopo il grande successo del primo capitolo, uscito nel 2021, lo studio ha confermato che il progetto di un sequel è in fase di sviluppo, riportando così sullo schermo la famiglia più strampalata del mondo dell’animazione moderna.

La notizia è stata accolta con entusiasmo dai fan, che da tempo chiedevano un ritorno dei Mitchell, protagonisti di una delle commedie animate più amate degli ultimi anni. Il film originale, diretto da Mike Rianda e prodotto dai creatori di Spider-Man: Across the Spider-Verse, ha saputo mescolare azione, umorismo e tematiche familiari in modo fresco e coinvolgente.

Un ritorno atteso: la famiglia Mitchell torna in azione

Nel primo film, la giovane Katie Mitchell partiva per l’università insieme alla sua eccentrica famiglia, ma il viaggio si trasformava in un’avventura fuori controllo quando un esercito di robot tentava di conquistare il mondo. Con un ritmo frenetico, uno stile visivo unico e una scrittura intelligente, I Mitchell contro le macchine è riuscito a conquistare pubblico e critica, ottenendo una nomination agli Oscar 2022 come Miglior film d’animazione.

Il sequel riprenderà da dove la storia si era interrotta, mostrando come i Mitchell affrontano la vita dopo aver salvato il mondo. Sebbene i dettagli della trama siano ancora riservati, le prime indiscrezioni lasciano intendere che la nuova avventura sarà ancora più folle e tecnologica, con un tono che unirà satira, emozione e azione visiva.

Gli autori hanno anticipato che il film approfondirà il rapporto tra Katie e il resto della famiglia, esplorando il tema della creatività nell’era digitale e la difficoltà di restare autentici in un mondo dominato dai social e dall’intelligenza artificiale. Un messaggio che rispecchia perfettamente lo spirito del primo capitolo.

Stile, humor e tecnologia: la firma Sony Animation

Una delle caratteristiche più apprezzate del primo film è stata la scelta estetica, ispirata al linguaggio dei social media, dei meme e dei video amatoriali. Questo stile, simile a quello di Spider-Man: Into the Spider-Verse, ha contribuito a rendere I Mitchell contro le macchine un’opera originale e riconoscibile.

Secondo le prime anticipazioni, il sequel manterrà questo approccio visivo, potenziandolo ulteriormente grazie alle innovazioni tecniche sviluppate da Sony Animation negli ultimi anni. Si prevede un uso ancora più creativo della CGI e dell’animazione disegnata a mano, per un risultato che promette di superare persino l’impatto visivo del film precedente.

L’umorismo rimarrà uno degli elementi centrali. I registi hanno spiegato che l’obiettivo sarà quello di combinare comicità familiare e critica sociale, raccontando una storia che diverte ma che invita anche a riflettere sul nostro rapporto con la tecnologia e la connessione umana.

Quando uscirà I Mitchell contro le macchine 2?

Al momento Sony Pictures Animation non ha ancora annunciato una data ufficiale di uscita per I Mitchell contro le macchine 2, ma la produzione è già in corso e dovrebbe concludersi entro la fine del prossimo anno. È probabile che il film arrivi su Netflix nel 2026, seguendo il modello di distribuzione del primo capitolo.

Il cast vocale originale, tra cui Abbi Jacobson, Danny McBride, Maya Rudolph e Olivia Colman, dovrebbe tornare a dare voce ai rispettivi personaggi, anche se non sono ancora arrivate conferme definitive. Ci si aspetta inoltre che vengano introdotti nuovi personaggi, tra cui nuovi modelli di robot e antagonisti inediti, capaci di mettere nuovamente in crisi l’improbabile famiglia di eroi.

Con questo sequel, Sony Animation punta a consolidare il successo della saga dei Mitchell, che ha dimostrato come sia possibile realizzare un film d’animazione capace di parlare a bambini e adulti senza rinunciare alla sperimentazione visiva e al messaggio profondo.

Un franchise in crescita

Oltre al film, si vocifera che il progetto possa espandersi in altri formati. Netflix e Sony starebbero valutando una possibile serie animata spin-off, ambientata nello stesso universo narrativo, per approfondire le avventure dei personaggi secondari e continuare a sviluppare il mondo dei Mitchell.

Questo approccio, già sperimentato con altri successi d’animazione, dimostra come I Mitchell contro le macchine rappresenti per Sony una delle sue proprietà più promettenti. In un periodo in cui l’animazione familiare si rinnova costantemente, la saga dei Mitchell potrebbe diventare un punto di riferimento per originalità e impatto visivo.

Il monologo della speziale: confermata la stagione 3 e un film anime originale in arrivo nel 2026

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Grande festa per i fan de Il monologo della speziale – The Apothecary Diaries (Kusuriya no Hitorigoto): TOHO Animation ha pubblicato un trailer celebrativo del secondo anniversario dell’anime ricco di novità.

Il video, visibile qui sotto, ha annunciato una terza stagione, il cui primo cour (cioè il primo trimestre) debutterà a ottobre 2026, mentre la seconda parte arriverà nel mese di aprile 2027.

Ma non è tutto: è in arrivo anche un film anime originale, il cui debutto in sala è previsto per dicembre 2026, con una storia completamente inedita scritta dall’autrice dei romanzi, Natsu Hyūga.

Il monologo della speziale: una storia che continua a crescere con la stagione 3

L’annuncio arriva nel momento perfetto: la serie animata, amatissima per la sua fusione di mistero, intrighi di corte e dettagli storici, ha ormai conquistato il pubblico mondiale.

Dopo una prima stagione arrivata nel 2023 e una seconda trasmessa a cavallo tra il 2024 e il 2025 (in Giappone su Nippon TV e in streaming su Crunchyroll), la saga di Maomao, l’intraprendente speziale del palazzo imperiale, proseguirà con nuove indagini e complotti.

In più, The Apothecary Diaries Exhibition, la mostra dedicata all’anime, viaggerà per tutta l’Asia a partire da novembre, con tappe a Hong Kong, Cina continentale, Taipei, Bangkok e Kuala Lumpur.

Di cosa parla The Apothecary Diaries?

Ambientato in un vasto regno ispirato alla Cina imperiale, The Apothecary Diaries segue Maomao, una giovane apprendista speziale rapita e venduta come serva nel palazzo dell’imperatore.

Grazie alla sua intelligenza e alla profonda conoscenza delle erbe medicinali, Maomao attira l’attenzione di Jinshi, l’affascinante e misterioso capo eunuco che la promuove a dama di corte della favorita dell’imperatore, con un compito tutt’altro che banale: assaggiare i piatti per verificare che non siano avvelenati.

La serie mescola mistero, scienza e intrighi politici in un equilibrio perfetto tra giallo e dramma storico, arricchito da una protagonista ironica, brillante e sempre un passo avanti agli altri.

Il successo dei personaggi femminili negli anime moderni

The Apothecary Diaries si distingue nel panorama degli anime storici grazie alla sua protagonista: Maomao non è una guerriera né una maghetta, ma una donna che vince grazie alla logica, alla curiosità e alla conoscenza.

La sua capacità di risolvere enigmi medici e cortigiani ricorda un po’ Sherlock Holmes in versione orientale, ma con un tocco di sarcasmo e pragmatismo che la rendono irresistibile.

Il fatto che il film del 2026 sia scritto dall’autrice originale Natsu Hyūga è una garanzia di qualità narrativa e di coerenza con il mondo già amato da milioni di spettatori. In altre parole, la “speziale più acuta dell’Impero” sta per tornare… e non sarà un ritorno tranquillo.

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No Man’s Sky: Breach, l’universo di gicoo si tinge di paura con l’aggiornamento gratuito più inquietante di sempre

Per festeggiare il nono anno di vita di No Man’s Sky, Hello Games presenta Breach, un aggiornamento gratuito che promette di portare i giocatori in una versione più oscura, abbandonata e decisamente spettrale del suo infinito universo di gioco.

Un ritorno da record nell’universo di No Man’s Sky

Con Voyagers, il precedente update del gioco, i server di No Man’s Sky sono “esplosi”: i giocatori sono tornati in massa, raggiungendo numeri che non si vedevano dal lancio di nove anni fa. L’entusiasmo per la personalizzazione delle navette spaziali, le costruzioni folli e la possibilità di invitare gli amici a bordo, ha riportato la community ai tempi d’oro.

Ma ora, con Breach, Hello Games ha intenzione di alzare ulteriormente la posta.

Benvenuti nell’universo abbandonato

In Breach, i giocatori esploreranno un universo desolato e inquietante, disseminato dei resti abbandonati di corvette spaziali distrutte. Questi relitti non sono solo scenografia: potrete saccheggiarli, recuperando moduli e componenti da integrare nel vostro arsenale di costruzione.

Tra i nuovi materiali ci sono parti verticali rare che sbloccano nuove configurazioni di design e un set di pezzi a tema Atlas, perfetti per chi vuole mostrare la propria fedeltà all’entità onniveggente del gioco.

Ma la vera chicca è la Fireship Arcadia, una misteriosa nave perduta di cui i giocatori scopriranno il destino solo addentrandosi nei sistemi più oscuri. Per raggiungerla servirà coraggio, sangue freddo e una buona dose di curiosità: le nuove missioni ti porteranno a camminare nel vuoto dello spazio tra sistemi infestati da un’energia sinistra.

Lato oscuro, galassie viola e orrori cosmici

La spedizione Breach abbraccia il lato più cupo del cosmo e spinge i viaggiatori verso le stelle viola, già intraviste in Worlds Part 2. Qui vi attendono oceani abissali, entità ultraterrene e giganti gassosi instabili che rendono ogni atterraggio un atto di pura follia spaziale.

Hello Games, come al solito, non si è risparmiata: tra Worlds Part 2, Relics, Beacon e Voyagers, il piccolo team britannico continua a macinare aggiornamenti di qualità a ritmo stellare, senza mai perdere la propria vena creativa.

No Man’s Sky: Breach è gratis per tutti

No Man’s Sky: Breach è disponibile gratuitamente da oggi per tutti i giocatori su Xbox Series X|S, Xbox One, PC e Game Pass.

Preparatevi a calarvi in un universo abbandonato, pieno di misteri, relitti e presenze che sarebbe meglio non disturbare.

Gli sviluppatori di ARC Raiders stanno già pianificando 10 anni di contenuti

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Se pensavamo che l’attesa per ARC Raiders fosse già al massimo, prepariamoci a ricrederci. Embark Studios ha infatti svelato di avere in mente un piano decennale per il suo nuovo extraction shooter, una dichiarazione d’intenti che mostra chiaramente quanto lo studio creda nel potenziale del progetto. Chi sceglierà di acquistare il gioco potrà quindi aspettarsi un flusso costante di aggiornamenti e contenuti nei prossimi anni.

Un ambizioso piano a lungo termine

Il lead designer di Embark Studios, Virgil Watkins, ha parlato della visione futura del gioco durante un’intervista riportata da @ARCRaidersNews. Alla domanda su cosa aspettarsi nel periodo post-lancio, Watkins ha spiegato:
“Internamente, da molto tempo ci riferiamo a ARC Raiders come a un gioco da dieci anni. È l’ambizione a cui miriamo e che definisce il tipo e la quantità di contenuti che vogliamo offrire.”

Un’affermazione che, pur senza entrare nei dettagli, lascia intuire quanto lo studio punti a costruire un universo vivo e in continua evoluzione. Watkins ha però precisato che non intende promettere nulla di troppo specifico, riconoscendo che “i piani possono cambiare e rischiano di trasformarsi in promesse non mantenute”.

Un nuovo contendente nel panorama degli extraction shooter

Negli ultimi anni pochi titoli del genere hanno generato una simile attenzione. ARC Raiders sembra pronto a sfidare Escape From Tarkov, imponendosi come nuova punta di diamante nel settore. Dopo la Server Slam Beta, che ha attirato l’interesse della community, il gioco si avvicina a un lancio che promette di essere di grande impatto.

Il fatto che Embark Studios abbia già tracciato una roadmap così estesa è un segnale chiaro: il team vede ARC Raiders come una piattaforma a lungo termine, capace di crescere e rinnovarsi per anni.

La sfida della sostenibilità

Tuttavia, fissare obiettivi così ambiziosi comporta anche dei rischi. Mantenere vivo un progetto per un decennio richiede una base di giocatori stabile e un costante ritorno economico. In un mercato competitivo come quello degli shooter online, dove la fedeltà dei giocatori può cambiare in fretta, il piano di Embark Studios dovrà confrontarsi con la realtà dei numeri.

Nonostante questo, la fiducia dello studio è evidente. ARC Raiders non sarà un titolo free-to-play, e il suo prezzo d’acquisto dovrebbe garantire una base solida per lo sviluppo dei futuri contenuti. Watkins e il suo team sembrano convinti di poter offrire un’esperienza che evolverà nel tempo, ripagando la fiducia dei giocatori “3.650 volte”, come ha ironizzato lo stesso designer.

Per ora resta da vedere se l’ambizione di Embark Studios saprà tradursi in longevità reale. Ma una cosa è certa: ARC Raiders non è pensato come un semplice sparatutto di passaggio, bensì come un progetto destinato a durare nel tempo.

X-Files: Ryan Coogler parla della sua ispirazione personale per il reboot e del nuovo cast

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Il regista Ryan Coogler ha parlato per la prima volta in modo più personale del suo atteso reboot di The X-Files, rivelando che il progetto nasce da un legame familiare molto profondo e anticipando qualche dettaglio, ancora criptico, sul cast.

Creata da Chris Carter, la serie originale debuttò nel 1993, portando sullo schermo gli agenti dell’FBI Fox Mulder e Dana Scully, interpretati da David Duchovny e Gillian Anderson. Lo show divenne rapidamente un fenomeno di culto, durato nove stagioni, seguito da due film per il cinema e da un ritorno televisivo negli anni Duemila.

Ora Coogler, già autore di Creed e Black Panther, si prepara a rilanciare l’universo di The X-Files con una nuova visione che promette di essere misteriosa e cinematografica. Anche se la trama resta top secret, le prime voci indicano Danielle Deadwyler come possibile protagonista del revival.

X-Files

Un progetto nato da un legame familiare

Parlando con Variety, Coogler ha spiegato che la sua decisione di affrontare The X-Files è legata alla relazione con sua madre, grande fan della serie originale.
“Come il mio rapporto con Rocky era legato a mio padre, The X-Files è una cosa che condivido con mia madre. Lei per me è tutto — è qui stasera — quindi questo progetto ha un grande significato personale. Voglio renderle onore, e onorare anche i fan. Mia madre ha già letto parte di quello che ho scritto. È entusiasta.”

Il mistero sul cast resta

Alla domanda sulle voci che vedrebbero Deadwyler nel ruolo principale, Coogler ha risposto con un ironico: “Non posso né confermare né negare.”
La stessa risposta è arrivata quando gli è stato chiesto se Duchovny o Anderson torneranno nei panni di Mulder e Scully, mantenendo così il mistero intatto.

Deadwyler, recentemente apparsa in Carry-On di Netflix e nel thriller The Woman in the Yard prodotto da Blumhouse, è considerata una delle attrici più interessanti della sua generazione, capace di passare dal dramma al fantastico con grande naturalezza.

Un ritorno atteso e carico di aspettative

Per ora non esiste ancora una data d’uscita per il reboot di The X-Files, ma Coogler ha assicurato che il tono sarà fedele allo spirito dell’originale, con una narrazione sospesa tra il mistero e il dramma umano.
La promessa è quella di una serie che sappia mescolare paura, emozione e senso del meraviglioso, proprio come fece la creatura di Chris Carter trent’anni fa.

The Hunt for Ben Solo: Adam Driver conferma che Disney rifiutò lo spin-off di Star Wars diretto da Steven Soderbergh

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Se pensavate che il lato oscuro di Disney non potesse andare oltre ai flop delle serie TV di Star Wars e alle incertezze della trilogia sequel, sappiate che Adam Driver ha appena confermato che la Casa di Topolino ha rifiutato lo spin-off diretto da Steven Soderbergh. Il progetto si sarebbe intitolato The Hunt for Ben Solo e avrebbe raccontato la redenzione del tormentato figlio di Han e Leia.

Due anni di lavoro cancellati da un secco “no”

Durante un’intervista con l’Associated Press per promuovere Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch, Driver ha rivelato che lui e Soderbergh avevano lavorato per due anni allo script di un film ambientato nella galassia lontana lontana. Lucasfilm era entusiasta, ma quando la sceneggiatura è finita sulla scrivania dei piani alti Disney, precisamente quella di Bob Iger e Alan Bergman, tutto si è fermato.

“Abbiamo presentato lo script a Lucasfilm. L’hanno adorato, capivano perfettamente la nostra idea. Poi lo abbiamo portato a Iger e Bergman, e hanno detto di no. Non riuscivano a vedere come Ben Solo potesse essere ancora vivo. E così finì. Si chiamava The Hunt for Ben Solo, ed era davvero fantastico.”

Driver non si è risparmiato: ha definito il progetto “una delle sceneggiature più fichissime a cui abbia mai lavorato”.

kylo ren

Il film che avrebbe riscattato Ben Solo

L’idea era quella di un film d’autore con un’anima più psicologica, in pieno stile Soderbergh: introspezione, ambiguità morale e un personaggio in cerca di redenzione dopo gli eventi di Episodio IX: L’Ascesa di Slkywalker. In pratica, un sogno per chi non si è mai rassegnato alla morte di Kylo Ren.

Ma niente da fare. Disney non ha voluto rischiare, forse per paura di confondere la timeline o intaccare la “sacralità” del finale della saga principale. Probabilmente la combinazione Soderbergh + Star Wars avrebbe potuto dare una scossa creativa alla saga, franchise oggi sempre più diviso tra nostalgia e timide sperimentazioni, oppure avrebbe potuto addirittura renderlo imbarazzante, chissà.

L’ombra seducente di Kylo Ren

L’attore ha anche raccontato che era pronto a tornare nella saga dal 2021, dopo che Kathleen Kennedy lo aveva contattato: “Ho sempre detto che con un grande regista e una grande storia, ci sarei stato in un secondo. Amavo quel personaggio e amavo interpretarlo.”

Soderbergh, da parte sua, ha commentato con l’ironia che lo contraddistingue: “Mi sono divertito a fare il film nella mia testa. Mi dispiace solo che i fan non potranno vederlo.”

Forse The Hunt for Ben Solo resterà solo una grande occasione mancata, un altro “fantasma della Forza” nel cimitero dei progetti cancellati di Lucasfilm, anche se siamo quasi certi che il fandom di Star Wars sarebbe stato più propenso a fantasticare su un Kylo Ren vero antagonista tormentato piuttosto che un Ben Solo alla ricerca di sé stesso.

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Galaxy Quest: Sigourney Weaver rivela che Benedict Cumberbatch doveva sostituire Alan Rickman nel sequel

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Sigourney Weaver ha svelato un curioso retroscena sul sequel mai realizzato di Galaxy Quest: uno dei progetti in sviluppo prevedeva Benedict Cumberbatch come possibile erede spirituale di Alan Rickman.

Durante un panel al New York Comic Con (riportato da People), l’attrice ha raccontato che la produzione “stava davvero per farlo” e che “avevano una storia molto divertente”. Tuttavia, dopo la morte di Rickman nel 2016, l’idea di tornare in quel mondo comico e affettuosamente parodico è diventata più difficile da realizzare.

La Weaver, che nel film originale interpretava Gwen DeMarco, ha spiegato: “A un certo punto parlarono di Benedict Cumberbatch per un ruolo simile a quello di Alan. Ma è molto difficile tornare a quella storia senza di lui”.

Uscito nel 1999 e diretto da Dean Parisot, Galaxy Quest è una parodia di Star Trek e dei suoi fan, centrata su un gruppo di attori di una vecchia serie fantascientifica che vengono scambiati per veri eroi da una razza aliena. Nel cast originale figuravano anche Tim Allen, Tony Shalhoub e Sam Rockwell. Il film è diventato un cult assoluto, tanto da ispirare per anni voci su un sequel e persino su una serie targata Amazon, poi accantonata.

L’assenza di Rickman, interprete del carismatico e ironico Dr. Lazarus, resta però un ostacolo emotivo. Il suo personaggio, un attore shakespeariano intrappolato nel ruolo di un alieno con cresta e mantello, è oggi ricordato come uno degli elementi più amati del film.

Quanto a Sigourney Weaver, tornerà presto sul grande schermo con Avatar: Fire and Ash, dove riprenderà il ruolo di Kiri, la figlia adottiva di Jake e Neytiri. Inoltre, farà il suo debutto nella galassia di Star Wars nel film The Mandalorian and Grogu, nei panni di una colonnella della Nuova Repubblica.

L’idea di un Galaxy Quest 2 con Cumberbatch resta quindi un interessante “what if” per i fan: un sequel possibile solo in un universo parallelo.

HBO ha approvato senza tagli la scena iniziale di IT: Welcome to Derry – “Pensavamo non ce l’avrebbero mai fatta trasmettere”

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HBO ha approvato senza tagli la scena iniziale di IT: Welcome to Derry – “Pensavamo non ce l’avrebbero mai fatta trasmettere”

La nuova serie It: Welcome to Derry, prequel televisivo dell’universo creato da Stephen King, non perde tempo prima di trascinare lo spettatore nel terrore. Secondo i registi e produttori Andy e Barbara Muschietti, la scena di apertura è talmente scioccante da averli convinti, almeno all’inizio, che HBO non l’avrebbe mai mandata in onda. E invece, il canale ha deciso di darle pieno supporto.

Durante un incontro al New York Comic Con, Andy Muschietti ha spiegato che la serie segue la tradizione dei film precedenti iniziando con un impatto fortissimo. “C’è sempre una specie di colpo nello stomaco per stabilire subito tono e stile, e far capire che in questo mondo nessuno è davvero al sicuro,” ha raccontato.

Un prequel ambientato nel 1962 che riscrive le origini del male

Ambientata nel 1962, It: Welcome to Derry esplora le origini oscure della maledizione che incombe sulla cittadina di Derry, introducendo una generazione precedente del Losers Club — i nonni di Mike Hanlon, protagonista dei film moderni. In questo periodo, il lato umano di Pennywise, ovvero Bob Gray, infesta ancora la città, collegandosi alle ricerche storiche che Mike condurrà decenni più tardi.

Chi ha già visto la premiere parla di una delle aperture più disturbanti mai trasmesse in TV. Barbara Muschietti ha ammesso: “Durante le riprese pensavo: non credo che ci lasceranno trasmetterla. Immaginavo forbici ovunque.”

Andy ha poi spiegato che la sequenza è volutamente estrema: “È molto grafica, con inquadrature dirette sul corpo e tanto gore. Non sapevamo se sarebbe passata, ma HBO ci ha dato pieno supporto su tutto l’aspetto horror e body horror.”

IT Welcome to Derry

La nascita del terrore e il simbolismo della paura

Il co-showrunner Jason Fuchs, autore dell’episodio pilota, ha rivelato che proprio quella scena è stata la prima cosa che ha scritto per la serie. “Rappresenta la nascita letterale e simbolica del male,” ha spiegato. Ambientata nel contesto della Guerra Fredda, la sequenza riflette le paure dell’epoca — dalla minaccia nucleare al terrore invisibile che cresce sotto la superficie della quotidianità americana.

Fuchs ha aggiunto che la scena “è ancora più estrema nella realizzazione che sulla pagina,” sottolineando come la serie voglia spingersi oltre ciò che il pubblico si aspetta da un racconto horror televisivo.

Anche il co-showrunner Brad Caleb Kane ha descritto l’apertura come la perfetta metafora del tono generale dello show: “Tutto sembra luminoso e perfetto in superficie, ma basta grattare un po’ per vedere il marcio sotto. È questo il cuore della serie: la maschera dell’America ideale che nasconde un orrore profondo.”

Il ritorno di Pennywise e i legami con l’universo di Shining

Il cast vede il ritorno di Bill Skarsgård nei panni di Pennywise, affiancato da Jovan Adepo (Leroy Hanlon), Chris Chalk (Dick Hallorann), Taylour Paige, James Remar e Stephen Rider. Gli appassionati di Shining saranno felici di sapere che Hallorann mostrerà nuovamente le sue abilità legate allo Shining, ampliando così i collegamenti tra i mondi di King.

It: Welcome to Derry debutterà il 27 ottobre in esclusiva su Sky Italia e NOW, promettendo un viaggio nell’orrore più viscerale e disturbante che la televisione abbia mai osato mostrare.

TRON: Ares è destinato a far perdere oltre 132 milioni a Disney

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Le luci al neon di TRON: Ares si stanno spegnendo più in fretta di quanto la Disney potesse immaginare. Quello che doveva essere un ritorno trionfale nella Grid si è trasformato in uno dei più grandi flop di fantascienza degli ultimi anni, con un investimento da 220 milioni di dollari destinato a perdere circa 132,7 milioni.

Un progetto troppo costoso e senza una visione chiara

Secondo quanto riportato da Deadline, i costi di produzione sarebbero stati molto più alti del previsto, superando di gran lunga la stima iniziale di 170-180 milioni. Sommando marketing, riprese aggiuntive e costose operazioni promozionali come il concerto dei Nine Inch Nails su Hollywood Boulevard, il conto finale per Disney avrebbe raggiunto 347,5 milioni di dollari.

Con un incasso globale fermo a 103 milioni e un crollo del 67% nel secondo weekend, TRON: Ares è ufficialmente rimasto senza energia. Un insider ha commentato senza mezzi termini: “Non c’era una visione precisa. È folle che Disney abbia speso un quarto di miliardo di dollari per un film con Jared Leto basato su un franchise che non funziona da quarant’anni.”

Anche se il film dovesse arrivare a 160 milioni di dollari in tutto il mondo, i conti non tornerebbero: le entrate totali, comprese le piattaforme digitali e i diritti TV, si fermerebbero a circa 214,8 milioni, lasciando comunque il progetto in forte perdita.

Tron Ares

TRON tra passato cult e presente deludente

Il regista Joachim Rønning ha cercato di dare nuova vita alla saga, ma le critiche si sono concentrate sulla sceneggiatura, considerata il vero punto debole. Rønning avrebbe voluto affidare una revisione a Jez Butterworth (Le Mans ‘66), ma lo studio ha preferito mantenere la versione originale di Jesse Wigutow, ritoccata solo più tardi da Billy Ray durante le riprese aggiuntive.

Fin dal suo debutto nel 1982, TRON è stato percepito come un film di grande impatto visivo ma povero di sostanza. L’originale fu un insuccesso al botteghino, ma divenne un cult grazie all’home video. Nel 2010, TRON: Legacy incassò circa 400 milioni di dollari e rivelò il talento di Joseph Kosinski, poi regista di Top Gun: Maverick. Tuttavia, quel risultato non bastò a rendere la saga mainstream, e Ares non è riuscito a cambiare le cose.

Il futuro incerto della saga digitale

Nonostante le aspettative, il pubblico giovane non ha risposto. Solo il 6% degli spettatori aveva tra i 13 e i 17 anni, mentre il grosso dei fan era composto da quarantenni nostalgici. Il punteggio CinemaScore, un B+ come per Legacy, non è bastato a invertire la tendenza.

Molti hanno paragonato il caso di TRON: Ares a quello di Dune, dove Denis Villeneuve ha saputo rendere moderna e avvincente una storia altrettanto complessa grazie a una scrittura solida e a un cast carismatico. In questo caso, invece, la mancanza di appeal narrativo ha pesato più di ogni altro fattore.

C’è però un piccolo segno di speranza: le attrazioni ispirate a TRON nei parchi Disney di Orlando e Shanghai restano tra le più amate, e in fondo la saga ha già conosciuto periodi di oscurità prima di riaccendere le sue luci. Forse, come accaduto per Alien o Il pianeta delle scimmie, anche TRON troverà un giorno la sua rinascita.

Per ora, però, TRON: Ares resta un viaggio digitale concluso con un cortocircuito.

In una prima bozza di L’Impero colpisce ancora Yoda era blu, non verde

È difficile immaginare Yoda in un altro colore che non sia il suo iconico verde, ma a quanto pare non è sempre stato così. Un nuovo documento riemerso svela che nelle prime versioni della sceneggiatura di L’Impero colpisce ancora, il Maestro Jedi sarebbe dovuto apparire con una pelle blu, un dettaglio sorprendente che avrebbe potuto cambiare per sempre l’immagine di uno dei personaggi più amati di Star Wars.

Yoda, il Maestro Jedi che doveva essere blu

Il curioso retroscena è emerso in un recente articolo di The Guardian, che cita un primo copione scritto da Leigh Brackett e Lawrence Kasdan. In quella bozza, Yoda veniva descritto come “una strana creatura bluastro, alta poco più di sessanta centimetri, vestita di stracci”.
Anche i primi concept art lo rappresentavano in tonalità azzurre, e persino la novelizzazione ufficiale del 1980 lo descriveva come “dalla pelle blu”. Inoltre, nella prima versione a fumetti de L’Impero colpisce ancora, il personaggio appariva con una sfumatura blu o violacea.

Tutto ciò conferma che l’aspetto definitivo di Yoda non era stato ancora fissato durante le fasi iniziali della produzione. Solo in seguito, con l’avanzamento del lavoro sul trucco e sugli effetti speciali, il suo colore sarebbe diventato quello che conosciamo oggi.

Quando il verde sostituì il blu

A chiarire come avvenne il cambiamento è stato Nick Maley, truccatore e tecnico degli effetti speciali che lavorò alla saga di Star Wars. Intervistato da The Guardian, Maley ha spiegato: “Quando arrivai io, Yoda era già verde. Ricordo un disegno preciso che lo mostrava così, e quello fu prima ancora di iniziare a realizzarlo”.

Il tecnico ha anche aggiunto che, in produzioni complesse come quelle di Star Wars, le modifiche estetiche possono avvenire in modo naturale durante il processo creativo. “Succedono tanti malintesi quando tante persone lavorano su parti diverse del progetto”, ha detto.

L’ipotesi più probabile è che, una volta testato il trucco, la tinta verde risultasse più naturale sul set e più leggibile accanto ad altri personaggi. Forse, accanto al fantasma di Obi-Wan Kenobi, già luminoso e azzurrognolo, Yoda blu si sarebbe confuso troppo con l’ambiente.

Un dettaglio che ha fatto la storia

Alla fine, il destino ha voluto che Yoda diventasse verde, e con lui anche Grogu, la sua controparte più giovane introdotta in The Mandalorian. La scelta cromatica ha contribuito a rendere questi personaggi immediatamente riconoscibili, trasformandoli in vere icone della cultura pop.

È interessante pensare che bastasse un piccolo cambiamento di colore per modificare completamente la percezione di Yoda. Ma, come spesso accade nella storia del cinema, le decisioni artistiche nate quasi per caso finiscono per diventare simboli immortali.

Oggi nessuno riesce più a immaginare Yoda blu. Il verde è diventato parte della sua identità, del suo legame con la Forza e della sua saggezza senza tempo.

Predator: Badlands – Il cacciatore diventa preda nella prima intensa clip

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Il primo estratto ufficiale di Predator: Badlands, diffuso da Disney e 20th Century Studios, ci catapulta immediatamente nel caos. Il video mostra Dek, il guerriero Yautja protagonista del film, affrontare una brutale battaglia contro mostruose creature vegetali. In poche scene, il regista Dan Trachtenberg stabilisce il tono del film: crudo, alieno e diverso da qualsiasi altro capitolo della saga.

Un nuovo approccio per la saga di Predator

Con Badlands, Trachtenberg torna dietro la macchina da presa dopo l’acclamato Prey, spingendo l’universo di Predator in territori ancora inesplorati. Stavolta i ruoli si invertono: il cacciatore diventa preda.
Il regista ha raccontato a IGN alcuni dettagli sull’arsenale futuristico di Dek, spiegando come abbia voluto modernizzare il design del personaggio pur mantenendo il legame con la tradizione. “Ha una serie di gadget davvero interessanti”, ha detto Trachtenberg. “Ho sempre pensato che ci fosse un legame tra Predator e James Bond: parte del divertimento è scoprire che tipo di armi o strumenti utilizza”.

Per la prima volta, la storia si sposta nel futuro, e l’arsenale riflette questa ambientazione. Dek impugna un arco laser, una spada multifunzione che può cambiare forma e modalità d’uso, passando da un’arma da cavaliere o samurai a una lama da lancio. Tutto ciò sottolinea come il film punti a rinnovare la mitologia di Predator senza tradirne l’essenza.

Predator Badlands

Un Predator PG-13, ma comunque feroce

Un altro cambiamento significativo riguarda la classificazione del film. Predator: Badlands sarà il primo capitolo della saga principale a non ricevere un rating R. Il produttore Ben Rosenblatt ha spiegato che l’obiettivo è rendere il film più accessibile, pur mantenendo la violenza e la tensione tipiche del franchise.
“Vogliamo che sia un PG-13 che sembri un R”, ha dichiarato. “Non avendo personaggi umani, non ci sarà sangue rosso. Ma questo ci permette di spingerci oltre, sperimentando con altri colori e rendendo le scene comunque brutali”.

I legami con l’universo di Alien

Ambientato su un pianeta remoto e ostile, Badlands segue un giovane Predator emarginato, interpretato da Dimitrius Schuster-Koloamatangi, che stringe un’alleanza con Thia per affrontare una missione suicida alla ricerca dell’avversario definitivo.
Nel film non compariranno esseri umani, ma soltanto sintetici Weyland-Yutani, un richiamo diretto al mondo di Alien. Questa scelta rafforza la connessione tra le due saghe, pur mantenendo Predator su binari narrativi autonomi.

Con questo nuovo capitolo, Trachtenberg promette di espandere e ridefinire il mito di Predator, offrendo ai fan un’esperienza visiva e narrativa nuova, più audace e sorprendente.

Predator: Badlands uscirà nelle sale il 6 novembre, anche in IMAX, Dolby Cinema, RealD 3D, Cinemark XD, 4DX e ScreenX, garantendo una resa spettacolare per un film che sembra già destinato a riaccendere la leggenda del cacciatore più letale dell’universo.

Stranger Things: i Duffer confermano che lo spin-off avrà nuovi personaggi e un nuovo inizio

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Dopo cinque stagioni tra mostri, misteri e nostalgia anni ’80, i fratelli Matt e Ross Duffer stanno per chiudere definitivamente il cerchio di Stranger Things.

Ma tranquilli: anche se la storia di Hawkins volge al termine, l’universo che hanno creato non scomparirà.

In una recente intervista con Variety, i due showrunner hanno finalmente svelato qualche dettaglio sul tanto chiacchierato spin-off, e la parola d’ordine è una sola: novità assoluta.

Fratelli Duffer Stranger Things

La storia di Hawkins è completa: si volta pagina

“Abbiamo fatto tutto ciò che volevamo con i Demogorgoni, il Mind Flayer, Vecna, il Sottosopra e i personaggi di Hawkins” ha detto chiaramente Matt Duffer. “È una storia completa. È finita.”

Lo spin-off non sarà una continuazione diretta delle avventure di Undici, Mike, Dustin o Vecna. Non ci saranno sequel, prequel o storie collaterali che cerchino di tirare avanti la trama principale. I Duffer vogliono evitare quello che definiscono il rischio di una “espansione mitologica insensata” à la Star Wars o Marvel.

Niente “multiversi” ma lo spirito resta sempre quello

“È molto diverso da qualcosa come Star Wars. Non funziona allo stesso modo” ha spiegato lo sceneggiatore.

In pratica, il nuovo progetto non sarà ambientato su pianeti lontani né introdurrà universi paralleli, ma manterrà quell’atmosfera tipica del brand: ragazzi, avventura, mistero, fantascienza e tanto cuore.

Ross Duffer aggiunge che il nuovo show vivrà “in un mondo un po’ diverso”, collegato solo da qualche filo sottile, “quasi in modo antologico”: “Non possiamo dire: ‘E ora andiamo su quest’altro pianeta’. Sarebbe troppo limitante dal punto di vista narrativo.”

Insomma, dimenticatevi Guerre Stellari: i Duffer vogliono una storia nuova, fresca e indipendente, ma con lo stesso DNA che ha reso Stranger Things un fenomeno globale.

stranger things quarta stagione

Una nuova avventura, un nuovo cast e tanta libertà creativa

Il duo conferma che lo sviluppo dello spin-off è iniziato mentre lavoravano alla quinta stagione, e il processo è stato una boccata d’aria fresca: “Parti da zero, con nuovi personaggi. È come una lavagna pulita. Non sei incastrato in nulla, e questa libertà è esaltante.”

“Non lo facciamo solo per farlo,” ha spiegato Matt. “Ma perché c’è davvero una storia che vale la pena raccontare.”

Netflix, a quanto pare, ha lasciato carta bianca ai Duffer, anche se il colosso dello streaming comincia a scalpitare per vedere risultati, soprattuttao ora che la serie madre si avvicina alla conclusione.

Infatti, la quinta stagione di Stranger Things è quasi dietro l’angolo e arriverà in tre blocchi:

  • 26 novembre con i primi quattro episodi,
  • 25 dicembre con gli episodi 5-7,
  • 31 dicembre con il gran finale di serie.

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