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Ewan McGregor ringrazia Andor per aver preferito location reali al green screen

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Il rapporto tra tecnologia digitale e luoghi fisici continua a essere uno dei temi più discussi nell’universo di Star Wars, e le parole di Ewan McGregor aggiungono un tassello importante. Durante un incontro al Fan Expo Chicago, l’attore ha spiegato quanto abbia apprezzato l’approccio scelto da Andor, che aveva puntato quasi interamente su ambienti reali invece che su fondali digitali. Per noi che seguiamo da anni l’evoluzione tecnica della saga, è interessante tornare su questo contrasto e capire perché questa scelta abbia dato alla serie un’identità così forte.

Andor e il valore di un mondo tangibile

McGregor ha ricordato come i prequel, nei quali aveva interpretato Obi-Wan Kenobi per la prima volta, fossero stati girati quasi totalmente su green screen. Quando è tornato nel ruolo per la serie dedicata al personaggio, la produzione si era invece affidata alla tecnologia StageCraft, il famoso Volume creato da Industrial Light and Magic. È una piattaforma che ha cambiato il modo di girare molte produzioni moderne, permettendo di controllare luce, angolazioni e ambientazioni virtuali in tempo reale.

Ma Andor ha scelto un’altra strada. La serie con Diego Luna ha puntato su ambienti fisici, città reali, strutture costruite appositamente. McGregor ha detto che questa decisione aveva dato ad Andor “qualcosa di speciale”, e possiamo capire bene cosa intenda. L’approccio più materico e concreto aveva contribuito a costruire una storia più intima, cupa e radicata nella realtà. Non stupisce che Andor sia poi diventata la serie live-action di Star Wars più acclamata dalla critica, arrivando a proporre gli episodi con il punteggio più alto dell’intero franchise.

L’eredità tecnologica dei prequel e l’intuizione di George Lucas

McGregor ha anche voluto ricordare il ruolo di George Lucas come pioniere della tecnologia digitale. Durante i primi anni Duemila, Lucas aveva spinto l’intera industria verso una trasformazione radicale, introducendo processi che oggi sono diventati standard nella produzione cinematografica. Il passaggio alla ripresa digitale, l’uso massiccio della CGI, la volontà di sperimentare: tutto questo aveva aperto strade che ora sembrano scontate, ma che all’epoca erano audaci.

L’attore ha sottolineato come Lucas fosse “al taglio più avanzato” della tecnologia del tempo. Per noi che seguiamo la saga da decenni, è facile riconoscere quanto questa spinta innovativa abbia modellato anche le serie Disney attuali, persino quelle che poi hanno preferito tornare a scelte più tradizionali come Andor.

Uno sguardo al futuro: il ritorno della galassia

Mentre Andor si è conclusa nel 2025 dopo due stagioni, la galassia lontana non rallenta. Ora ci prepariamo a vedere The Mandalorian & Grogu, il nuovo film che proseguirà la storia dopo la terza stagione di The Mandalorian. Il cast includerà nomi come Sigourney Weaver e Jeremy Allen White, segno che la saga continua ad attirare talenti pronti a portare nuove energie all’interno del suo universo narrativo.

Il film arriverà nelle sale il 22 maggio 2026, e sarà un banco di prova importante per capire come si evolverà lo stile visivo di Star Wars. Continuerà a puntare sul Volume, o prenderà spunto dal realismo di Andor? Sarà interessante vedere come queste due filosofie visive si influenzeranno a vicenda.

Il nuovo MMORPG de Il Signore degli Anelli di Amazon è stato cancellato dopo i maxi-licenziamenti

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La Terra di Mezzo videoludica viene scossa da un terremoto che fa tremare anche le Montagne Nebbiose: il MMORPG de Il Signore degli Anelli è stato cancellato.

Il gioco era stato annunciato come un grande e moderno ritorno dell’epopea tolkeniana, un titolo immenso e soprattutto next-gen. Un progetto ambizioso, costruito per riportare i fan nelle epoche leggendarie della Terra di Mezzo con grafica e gameplay finalmente all’altezza. Purtroppo, secondo un report di Bloomberg, tutto è inevitabilmente finito come l’unico anello nella lava del Monte Fato.

Un progetto nato con grandi promesse

Lo sviluppo del gioco era iniziato all’inizio del 2023 con l’obiettivo di creare una nuova porta d’accesso all’universo di Tolkien, un vasto mondo multiplayer che potesse raccogliere l’eredità dello storico The Lord of the Rings Online (2007) e rilanciarla in chiave moderna.

Ma secondo le fonti, i lavori si sarebbero fermati nell’ottobre 2025, proprio mentre Amazon avviava un’ondata di licenziamenti senza precedenti: 14.000 posti tagliati, molti dei quali proprio nella divisione Amazon Games.

A confermare il colpo di grazia è stata Ashleigh Amrine, ex Senior Gameplay Engineer, che su LinkedIn ha dichiarato di essere stata coinvolta nei tagli e che il MMORPG è stato ufficialmente accantonato.

Le sue esatte parole? “Y’all would have loved it.” Tradotto: lo avremmo adorato. E questo, inevitabilmente, rende tutto ancora più amaro.

Un’occasione mancata per la Terra di Mezzo… e per Amazon stessa

Questa cancellazione è particolarmente crudele perché rappresenta un’enorme occasione mancata e la conferma che il franchise è stato pessimamente gestito dalla società di Jeff Bezos.

Amazon è già immersa nel mondo tolkieniano con l’incerta serie TV Gli Anelli del Potere e, forse, il MMORPG avrebbe potuto espandere l’universo in maniera sinergica, mostrando epoche e zone mai esplorate sullo schermo, favorendo anche una sorta di ritorno del pubblico alla visione della serie TV.

Se solo pensiamo a cosa poteva essere questo gioco:

  • un open world pre-Terza Era;
  • la guerra con Sauron quando il suo potere era ai massimi livelli;
  • la storia di Númenor prima del disastro;
  • una grafica nuova di zecca;
  • un multiplayer in costante evoluzione.

Tutto questo resterà, per ora, una visione irrealizzata.

Il Signore degli Anelli

Amazon Games cambia rotta: meno mondi da creare, più cloud da riempire

Attiva dal 2012, Amazon Games sembra ora intenzionata a spingersi meno nella creazione di nuovi titoli AAA e più nel supporto della piattaforma cloud Luna, che si concentra su giochi esistenti anziché su produzioni interne.

Nel memo del 28 ottobre 2025, Amazon ha parlato chiaramente di “significative riduzioni di ruolo” e di un cambio di strategia verso prodotti meno complessi e più orientati all’AI.

Il colosso continuerà a lavorare su alcuni progetti già annunciati, come March of Giants e il nuovo Tomb Raider, ma l’ambizione di un gigantesco MMORPG de Il Signore degli anelli non rientra più nei piani dell’azienda.

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Classroom of the Elite: Year 2, il nuovo trailer svela il mese di uscita della quarta stagione

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La saga della Classe D continua: durante il MF Bunko J’s Fall School Festival 2025, Kadokawa ha finalmente svelato i primi dettagli ufficiali di Classroom of the Elite: Year 2, la tanto attesa quarta stagione dell’anime.

L’annuncio è arrivato con la pubblicazione di un nuovo trailer, la key visual e la notizia di anche nuove aggiunte al cast.

La premiere della prossima stagione è fissata per aprile 2026, con la storia coprirà il primo semestre del secondo anno, entrando quindi nel vivo della nuova fase accademica.

classroom of the elite year 2 stagione 4

Trailer e visual ci mostrano atmosfere ancora più tese

Il trailer mostra brevi scorci delle nuove prove che attendono la Classe D, mentre il key visual mette i riflettori sul cast principale con un tono più cupo e maturo, segno che l’Anno 2 sarà tutt’altro che clemente.

Nuovi personaggi faranno il loro debutto, e Kadokawa ha confermato anche nuovi doppiatori, che verranno presentati nei prossimi mesi.

Con il passaggio al secondoi anno, Classroom of the Elite entra nella fase più complessa, manipolativa e strategica della sua storia. E se il trailer è un assaggio fedele di ciò che vedremo, prepariamoci a un aprile 2026 ricco di intrighi e colpi di scena degni della Classe D.

Stesso team creativo delle stagioni precedenti ma con qualche novità

La produzione della stagione 4 è affidata allo studio Larche, con Noriyuki Nomata (Kujima Utaeba Ie Hororo) alla regia, Yasushi Shigenobu (Classroom of the Elite, Boruto: Naruto Next Generations) accreditato come supervisore generale e co-sceneggiatore, Kyōko Katsuya alla sceneggiatura, Maki Kōno al character design, Satoki Iida alla direzione del suono e, infine, Masaru Yokoyama e Kana Hashiguchi alle musiche.

È un team che ormai conosce bene la serie, motivo per cui ci si aspetta una trasposizione particolarmente fedele e stabile nella qualità.

Classroom of the Elite: dove siamo rimasti?

La Stagione 1 (2017) ha introdotto Ayanokoji, Horikita e la famigerata Classe D, mentre la seconda (2022) e la terza (2024) hanno adattato l’arco narrativo del primo anno delle light novel.

Ora inizia ufficialmente l’Anno 2 dove, senza fare spoiler, i giochi di potere aumentano, gli scontri psicologici si inaspriscono e il ruolo di Ayanokoji diventa ancora più centrale.

Crunchyroll ha trasmesso tutte le stagioni precedenti e molto probabilmente aggiungerà sul proprio catalogo anche Classroom of the Elite 4, con la conferma ufficiale che arriverà probabilmente nel corso delle prossime settimane.

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One Piece 2: la nuova clip svela l’epico arrivo di Smoker, “il Cacciatore Bianco”

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Il fumo si dirada sul porto di Rogue Town… e da quella nebbia appare lui: il leggendario Smoker. Netflix ha infatti pubblicato una nuova clip di One Piece 2, la seconda stagione della serie live action ffrendoci il primissimo sguardo ufficiale a Callum Kerr nei panni dello spietato Marine dal doppio sigaro e dal senso di giustizia… particolarmente fumoso.

Un ingresso da antologia per il “Cacciatore Bianco”

Il video, diffuso dall’account ufficiale di One Piece su X, arriva con una tagline da brividi: “Dalla foschia dei moli di Loguetown, la giustizia avanza! Il Capitano Smoker è arrivato!”

E le immagini mostrate dalla clip non deludono.

Kerr appare in sella alla sua iconica Billower Bike, circondato dalla nebbia che si muove al ritmo dei suoi poteri e il risultato è talmente fedele all’anime che sembra quasi che Oda abbia diretto la scena in persona.

Cappotto bianco, spada, sigari, atteggiamento da uomo che non perdona niente a nessuno, tutto al posto giusto insomma.

One Piece 2: La Rotta Maggiore chiama

La sinossi ufficiale della seconda stagione mette subito il vento in poppa: “Luffy e la sua ciurma salpano verso la straordinaria Rotta Maggiore, un tratto di mare leggendario dove pericoli e meraviglie attendono dietro ogni onda. Alla ricerca del più grande tesoro del mondo, affronteranno isole bizzarre e nuovi, formidabili nemici.”

E se il look di Smoker è già così spettacolare in una clip di pochi secondi, la stagione sembra pronta a superare persino l’amore dei fan per la prima. Non a caso, Netflix ha già confermato la serie per una terza stagione, segno che la rotta di Cappello di Paglia è ancora lunga.

Con il Cacciatore Bianco che entra ufficialmente in ballo adesso possiamo dirlo: la caccia è iniziata e Rogue Town non sarà più la stessa.

Prepariamoci a dovere dunque, perché abbiamo ancora un altro po’ di tempo per un rewatch della prima stagione, visto che One Piece 2 approderà su Netflix il 10 marzo 2026.

Shogun torna con una seconda stagione ricca di volti nuovi e conferme importanti

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La nuova stagione di Shogun sta prendendo forma, e tutto lascia pensare che vivremo un altro capitolo di grande intensità. FX ha confermato il ritorno di molti interpreti della prima stagione e l’arrivo di nuovi personaggi che contribuiranno ad ampliare l’orizzonte narrativo. La serie continuerà a muoversi lungo la sua linea storica ispirata al romanzo di James Clavell, portandoci dieci anni avanti rispetto agli eventi che avevano chiuso il primo ciclo.

Un cast che unisce continuità e nuovi equilibri narrativi

La seconda stagione ripartirà con Hiroyuki Sanada nei panni di Lord Yoshii Toranaga e Cosmo Jarvis nel ruolo del navigatore inglese John Blackthorne, figure centrali la cui relazione continuerà a guidare il cuore della storia. Accanto a loro ritroveremo Fumi Nikaidô, Shinnosuke Abe, Hiroto Kanai, Yoriko Dôguchi, Tommy Bastow, Yuko Miyamoto, Eita Okuno e Yuka Kouri. La loro presenza permetterà di mantenere salde le radici del racconto, mentre la serie si avvicinerà a un Giappone in trasformazione.

Tra i nuovi ingressi spiccano Asami Kizukawa nel ruolo di Aya, Masataka Kubota come Hyūga, Sho Kaneta come Hidenobu, Takaaki Enoki nei panni di Lord Ito e Jun Kunimura come Gōda. L’arrivo di queste figure suggerisce che la narrazione si amplierà verso nuove alleanze, rivalità e tensioni politiche, creando un ponte naturale verso il salto temporale di un decennio che caratterizzerà questa fase della saga.

Un team creativo che rafforza la visione della serie

Dietro la macchina da presa torneranno Hiromi Kamata e Takeshi Fukunaga, già apprezzati nella prima stagione per aver saputo costruire episodi dal forte impatto visivo e narrativo. A loro si affiancheranno Anthony Byrne, Kate Herron e il co-creatore Justin Marks, che avrà anche il compito di dirigere alcuni episodi della nuova stagione. Questo gruppo ci permetterà di ritrovare la coerenza estetica e la cura per il dettaglio che avevano reso Shogun uno dei titoli più celebrati dell’anno.

Nella writers’ room ritroveremo Rachel Kondo e Justin Marks affiancati da una squadra solida composta da Shannon Goss, Matt Lambert, Maegan Houang, Emily Yoshida, Caillin Puente e Sofie Somoroff. Il loro lavoro collettivo ci guiderà verso un racconto che promette di unire dimensione storica e tensione drammatica, con un’attenzione costante ai temi di ambizione, onore e tradimento, già centrali nel primo capitolo.

Dieci anni dopo: una storia che evolve insieme ai suoi protagonisti

Il grande successo internazionale ottenuto da Shogun, culminato con un trionfo agli Emmy grazie ai suoi diciotto premi, ci ricorda quanto questa serie sia riuscita a parlare a un pubblico vasto. La seconda stagione ci porterà avanti nel tempo, seguendo l’evoluzione dei personaggi in un mondo segnato da scelte che continuano a produrre conseguenze profonde. Questo salto temporale permetterà di esplorare le ripercussioni delle ambizioni politiche di Toranaga e del destino di Blackthorne, aprendo nuovi conflitti e interrogativi.

Quando torneremo in questo Giappone complesso, avremo modo di ritrovare una storia che saprà ancora sorprenderci. Le basi gettate dalla prima stagione continueranno a sostenere un racconto che punta a mostrare come una scelta possa definire un’intera vita, e quanto fragile possa essere l’equilibrio tra potere e lealtà.

Welcome to Derry amplia il legame con Le ali della libertà più del previsto

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La serie It: Welcome to Derry, prodotta da HBO, sta allargando l’universo narrativo di Stephen King in modi che stanno sorprendendo anche i lettori e gli spettatori più esperti. L’ultimo episodio ha introdotto un collegamento diretto con Le ali della libertà, storia che molti considerano il suo capolavoro assoluto. Ambientata nel 1962, la serie ci porta a esplorare ancora più a fondo la storia oscura della città di Derry, intrecciando nuovi eventi con figure note provenienti da altri angoli dell’universo kinghiano.

Un crossover che arricchisce la mitologia di Stephen King

Una delle connessioni più significative riguarda Dick Hallorann, il cuoco dotato di poteri psichici già apparso in Shining. In Welcome to Derry lo vediamo collaborare con le autorità, sfruttando la sua “luccicanza” per indagare sulla natura dell’entità maligna nota come It. L’idea che qualcuno possa tentare di comprendere o addirittura controllare questa forza distruttiva apre scenari narrativi molto interessanti, perché ci permette di osservare il male attraverso un punto di vista diverso da quello tipico della saga.

La serie, però, decide di spingersi ancora oltre. Nel terzo episodio, Hank Grogan viene accusato ingiustamente del massacro al Capitol Theater, un crimine che sappiamo essere opera di Pennywise. Il capo della polizia, Clint Bowers, figura corrotta e apparentemente antenato del celebre bullo Henry Bowers, sceglie di punire Hank con un gesto esemplare. Durante un interrogatorio, gli dice che verrà mandato alla Shawshank State Prison (la prigione de Le ali della Libertà), aggiungendo una frase che suona come una condanna definitiva: «Sai cosa fanno ai killer di bambini a Shawshank?». La comparsa del pullman con la scritta Shawshank State Prison non è un semplice richiamo per i fan: sancisce ufficialmente il ritorno di uno dei luoghi più iconici del mondo di King.

Dick Hallorann IT Welcome to Derry

Shawshank nel 1962: una scelta che funziona anche nella cronologia

Il collegamento con Le ali della libertà non è solo narrativamente suggestivo. Funziona anche dal punto di vista temporale. Welcome to Derry è ambientata nel 1962, esattamente nel periodo in cui Andy Dufresne era ancora detenuto (1947–1966). Anche Red si troverebbe ancora dietro le sbarre. Non c’è alcun segnale che la serie intenda reintrodurre questi personaggi, e un recasting rischierebbe di distogliere l’attenzione dalla storia principale. Ma il semplice fatto che condividano la stessa linea temporale rende l’incontro tra i due mondi ancora più credibile e affascinante.

Questa presenza silenziosa amplifica l’atmosfera cupa intorno al destino di Hank. Shawshank, già descritta come una delle prigioni più dure dell’universo di King, diventa un luogo dove la cattiva reputazione di un “assassino di bambini” potrà solo aggravare ogni sofferenza. Non sappiamo se Hank riuscirà a sopravvivere, e come accade spesso nelle storie di King, il lieto fine non è scontato.

Un universo condiviso che continua a espandersi

La scelta degli autori di intrecciare It, Shining e Le ali della libertà dimostra quanto l’universo di Stephen King possa offrire connessioni organiche senza forzature. Welcome to Derry non si limita a introdurre citazioni per i fan: costruisce legami che arricchiscono la storia e rendono Derry il vero fulcro di un multiverso narrativo in continua evoluzione. Con l’ingresso ufficiale di Shawshank, l’espansione del mondo di King diventa ancora più ampia e affascinante, e noi potremo continuare a seguirne le diramazioni, consapevoli che ogni nuovo episodio potrebbe aprire un’altra porta su un titolo leggendario.

Alien: Earth rinnovata per una seconda stagione su Disney+

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La minaccia degli Xenomorfi continuerà a farsi sentire: FX ha annunciato che la serie Alien: Earth verrà rinnovata per una seconda stagione su Disney+, dopo un nuovo accordo tra Disney Entertainment e il creatore Noah Hawley. La notizia, riportata da The Hollywood Reporter, conferma che le riprese del nuovo capitolo inizieranno nel 2026 a Londra, anche se non è ancora stata fissata una data di uscita ufficiale. Dopo il finale aperto della prima stagione, è probabile che la nuova serie offrirà risposte ai numerosi interrogativi rimasti in sospeso e approfondirà il legame con il primo film della saga.

Noah Hawley anticipa nuovi sviluppi narrativi

Durante un’intervista con The Hollywood Reporter, Noah Hawley ha spiegato di aver progettato Alien: Earth come una narrazione in continua evoluzione, pensata per svilupparsi su più stagioni. «Ho dovuto pianificare e realizzare una storia che andasse da qualche parte», ha dichiarato. «Questa serie è stata anche un esperimento: capire se abbastanza persone nel mondo vogliono davvero vedere un Alien per la TV da giustificare i costi di una seconda e terza stagione. Non è una stagione chiusa. Questo capitolo si conclude, ma le truppe Yutani stanno atterrando. Gli equilibri di potere sono cambiati. E questi ragazzi non hanno idea di cosa li aspetti». Le sue parole lasciano intuire che la seconda stagione porterà a una vera e propria escalation di tensione e di orrore, con nuove minacce in arrivo.

Alien Earth

Una serie che amplia l’universo di Alien

Uscita su Disney+ il 12 agosto 2025, Alien: Earth è la prima serie televisiva ambientata nell’universo di Alien e si colloca due anni prima degli eventi del film originale del 1979. La trama segue l’equipaggio della nave di ricerca USCSS Maginot, che dopo un incidente si ritrova bloccato sulla Terra, dove farà i conti con forme di vita aliene letali. Nel cast figurano Sydney Chandler (Don’t Worry Darling), Alex Lawther (The End of the F**ing World*), Samuel Blenkin (The Witcher: Blood Origin), Timothy Olyphant (Deadwood) e Babou Ceesay (Severance), nei ruoli rispettivamente di Wendy, Joe Hermit, Boy Kavalier, Kirsh e Morrow. Oltre a Hawley, tra i produttori esecutivi figura anche Ridley Scott, regista del film che diede origine alla saga nel 1979.

Il futuro del franchise

Con Alien: Earth, Disney+ e FX hanno portato il celebre universo creato da Ridley Scott verso una nuova dimensione seriale, mescolando horror, tensione psicologica e riflessione sul rapporto tra umanità e tecnologia. Se la seconda stagione confermerà il successo della prima, non è escluso che la serie possa rappresentare il ponte narrativo ideale tra il prequel televisivo e la storica pellicola che ha dato inizio a tutto. Per ora, non resta che attendere di scoprire quali nuovi orrori ci riserverà la prossima missione.

The Game Awards 2025: l’evento approda su Prime Video per la prima volta

The Game Awards 2025, l’evento annuale che celebra il meglio del mondo videoludico, si prepara a un debutto importante: per la prima volta sarà trasmesso in diretta anche su Amazon Prime Video, oltre che sui consueti canali Twitch e YouTube. La cerimonia si terrà l’11 dicembre 2025 dal Peacock Theater di Los Angeles, e promette di offrire un’esperienza ancora più accessibile e coinvolgente per il pubblico globale.

Un nuovo palco per il mondo dei videogiochi

L’ingresso su Prime Video rappresenta un passo decisivo per The Game Awards, che punta a raggiungere un pubblico ancora più vasto grazie a una delle piattaforme di streaming più diffuse al mondo. Geoff Keighley, ideatore e CEO dell’evento, ha commentato così l’accordo: “Siamo entusiasti di portare la nostra celebrazione globale dei videogiochi a un pubblico più ampio con l’aggiunta di Prime Video. Con l’imminente arrivo della seconda stagione di Fallout e una ricca offerta di adattamenti videoludici, Prime Video è la casa naturale per il nostro show”.

L’iniziativa segna una collaborazione strategica tra Amazon e The Game Awards, rafforzando il legame tra cinema, serie e gaming, un settore in costante espansione.

Novità per lo streaming e interattività potenziata

Anche Twitch offrirà novità tecniche e interattive per l’edizione 2025. La diretta sarà disponibile per la prima volta in risoluzione 1440p, offrendo una qualità visiva superiore. Inoltre, tornano i Twitch Drops, premi dedicati agli spettatori che seguiranno almeno 30 minuti di diretta, tra cui contenuti in-game esclusivi e un distintivo speciale per la chat. I dettagli della campagna verranno svelati nei giorni precedenti l’evento.

Su Prime Video, invece, l’esperienza sarà arricchita da un’integrazione commerciale in tempo reale. Durante la diretta, Amazon riaprirà infatti il suo negozio dedicato ai The Game Awards, con offerte su videogiochi, hardware e accessori fino al 31 dicembre 2025. Alcune promozioni verranno svelate in esclusiva durante la trasmissione, incentivando gli spettatori a seguire l’evento fino alla fine.

Un’edizione ricca di premi, anteprime e musica dal vivo

Come da tradizione, The Game Awards offriranno anteprime mondiali, esibizioni musicali e la premiazione dei migliori titoli dell’anno. L’edizione 2025 punta a consolidare la manifestazione come punto d’incontro tra intrattenimento e tecnologia, unendo gli appassionati di tutto il mondo sotto un unico evento globale.

Con la presenza su Prime Video e le novità previste su Twitch, The Game Awards 2025 promettono di superare ogni record precedente, rafforzando il loro ruolo come la più grande celebrazione internazionale del videogioco contemporaneo.

Jumanji: il nuovo film con Dwayne Johnson e Jack Black chiuderà la trilogia nel 2026

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Sony Pictures ha ufficializzato che il nuovo film di Jumanji è in produzione e che sarà l’ultimo capitolo della trilogia iniziata nel 2017. L’annuncio è arrivato dal profilo ufficiale del franchise su X (ex Twitter) con una foto in bianco e nero dei protagonisti durante il table read: Dwayne Johnson, Jack Black, Kevin Hart e Karen Gillan, riuniti per l’ultima volta.

L’ultimo livello del gioco

Il messaggio pubblicato da Johnson su Instagram conferma il tono emozionale del progetto. “Che avventura enorme, divertente e piena di cuore. Mi sembra giusto che la nostra amata saga di Jumanji si concluda su questa nota di grazia. Facciamo in modo che sia un gran finale”, ha scritto l’attore.

La pellicola, attesa nelle sale l’11 dicembre 2026, sarà dunque l’epilogo della saga moderna iniziata con Jumanji: Welcome to the Jungle (2017) e proseguita con Jumanji: The Next Level (2019). Entrambi i film avevano reinventato il concept originale del 1995 trasformando il gioco da tavolo in un videogioco capace di intrappolare i protagonisti nei panni dei loro avatar.

Resta ancora un mistero se il nuovo film continuerà su questa linea o se, per chiudere il cerchio, riporterà la storia alle origini del classico del 1995 con Robin Williams, magari intrecciando i due universi narrativi.

Dalle origini al successo moderno

Il franchise di Jumanji nasce nel 1981 come libro illustrato di Chris Van Allsburg, autore anche di Zathura, che nel 2005 ispirò un film ambientato nello stesso universo narrativo. L’adattamento cinematografico del 1995 con Robin Williams è diventato un cult, unendo commedia e avventura in un equilibrio che ha definito l’immaginario di un’intera generazione.

Quando nel 2017 il marchio è tornato al cinema, la formula è cambiata ma lo spirito è rimasto: Welcome to the Jungle ha conquistato il pubblico grazie alla chimica tra Johnson, Hart, Black e Gillan, incassando oltre 960 milioni di dollari nel mondo. Il sequel del 2019 ha consolidato quel successo, espandendo la mitologia del gioco e lasciando aperte nuove possibilità, ora destinate a concludersi con questo capitolo finale.

Un addio in grande stile

Sony non ha ancora rivelato dettagli sulla trama o sul titolo ufficiale, ma il tono dei messaggi condivisi dal cast fa intuire che sarà un film con una forte componente emotiva, pensato per chiudere un’era del franchise. Dopo oltre trent’anni di evoluzioni, Jumanji sembra pronto a tornare al punto di partenza, completando un percorso che ha saputo reinventarsi mantenendo vivo il fascino dell’avventura.

Il nuovo Jumanji arriverà al cinema l’11 dicembre 2026, e segnerà la fine del gioco per una delle saghe più amate del cinema moderno.

Death Stranding diventerà una serie animata, in arrivo su Disney+ nel 2027

Hideo Kojima porterà il suo universo post-apocalittico anche nel mondo dell’animazione. Durante l’evento Disney+ Originals Asia Pacific, il celebre game designer ha annunciato Death Stranding: Isolations, una nuova serie animata ambientata nello stesso mondo del videogioco, in arrivo su Disney+ nel 2027.

Un progetto inedito nel mondo di Death Stranding

La serie segnerà la prima collaborazione tra Kojima Productions e Disney+, e sarà diretta da Takayuki Sano, noto per aver lavorato a Dragon Ball Z: Battle of Gods. Kojima, che ricoprirà il ruolo di produttore esecutivo, ha spiegato di aver voluto espandere il suo universo narrativo sfruttando la libertà creativa che solo l’animazione può offrire.

Diversamente dal film live-action prodotto da A24, che seguirà le vicende di Sam Porter Bridges, Death Stranding: Isolations racconterà una storia completamente originale, pur restando ambientata nello stesso mondo devastato dalla “Death Stranding”. Disney+ ha anticipato che la trama seguirà un giovane uomo e una giovane donna che intraprenderanno un viaggio pericoloso e simbolico, una tematica in linea con lo spirito della saga.

Il concept art, firmato da Ilya Kuvshinov (già character designer di Ghost in the Shell: SAC_2045), mostra i due protagonisti con l’iconica tuta Power Skeleton, confermando il legame visivo e concettuale con l’universo dei giochi.

Una produzione anime con stile tradizionale

La serie sarà realizzata con animazione 2D disegnata a mano, una scelta precisa per differenziarsi dai toni realistici del gioco e dare al racconto una dimensione più simbolica e artistica. La produzione sarà curata dallo studio giapponese E&H Production, già noto per Ninja Kamui e Bullet/Bullet.

Kojima ha descritto il progetto come “sbalorditivo” e ha promesso che offrirà “nuovi personaggi e prospettive che i fan non hanno mai visto prima”. L’obiettivo è espandere la mitologia del mondo di Death Stranding senza ripetere quanto già narrato nei videogiochi, aprendo la strada a un racconto più intimo e sperimentale.

L’espansione dell’universo di Kojima Productions

L’annuncio di Death Stranding: Isolations arriva mentre lo studio di Kojima lavora anche al film live-action con A24, confermando la volontà di trasformare Death Stranding in un franchise multimediale. Dopo il successo del videogioco del 2019 e l’atteso sequel in arrivo, la serie animata rappresenta il passo successivo per ampliare l’impatto culturale di questo universo.

Il debutto su Disney+ è previsto nel corso del 2027, portando così una delle saghe più enigmatiche e visionarie del mondo dei videogiochi verso nuovi territori narrativi e visivi.

Valve rilancia la Steam Machine con una console ibrida e un nuovo Steam Controller

Valve si prepara a tornare nel mercato dell’hardware da gioco con una nuova Steam Machine, una console ibrida PC/Console che affiancherà una versione aggiornata dello Steam Controller. La notizia segna un ritorno a sorpresa per un progetto che molti pensavano definitivamente archiviato, dopo il fallimento della prima generazione lanciata nel 2015.

Un ritorno in grande stile per la Steam Machine

Il nuovo modello si ispira esteticamente alla Xbox Series X, con una forma cubica e un design essenziale. Sarà disponibile in due versioni, da 512 GB e 2 TB, e avrà componenti interni di ultima generazione. Monta infatti un processore AMD Zen 4 a 6 core e 12 thread e una GPU RDNA3 semi-custom, garantendo prestazioni fino a 4K a 60fps grazie al supporto della tecnologia FidelityFX Super Resolution (FSR) di AMD.

Valve ha dichiarato che la nuova Steam Machine sarà sei volte più potente della Steam Deck, la console portatile uscita nel 2022 e accolta con grande successo. Sarà dotata di 16 GB di memoria DDR5 e 8 GB di VRAM DDR6, un setup che la rende competitiva con le console di ultima generazione.

Come da tradizione Valve, il sistema operativo sarà SteamOS, ma l’azienda ha confermato che gli utenti potranno installare liberamente altre applicazioni, rendendo la console utilizzabile come un vero e proprio PC compatto.

Un nuovo Steam Controller per una nuova generazione

Assieme alla console, Valve lancerà anche un nuovo Steam Controller, completamente ridisegnato rispetto al modello originale. Se nel 2015 il controller si distingueva per l’assenza del classico D-Pad e del secondo stick analogico, sostituiti da due touchpad circolari, questa volta Valve sembra voler trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione.

Il nuovo controller adotterà infatti un layout simile a quello dei controller PlayStation, con il D-Pad posizionato sopra i due stick analogici. Tuttavia, integrerà due touchpad aggiuntivi, posti sotto gli stick, per offrire un maggiore controllo nei giochi che richiedono precisione. Sarà compatibile non solo con la Steam Machine, ma anche con qualsiasi PC, e allo stesso modo la console potrà supportare qualsiasi gamepad standard.

Il futuro dell’hardware Valve

Valve non ha ancora annunciato i prezzi né le date di lancio precise, ma entrambi i dispositivi dovrebbero arrivare nel corso del 2026, sia in bundle che separatamente.

Questo nuovo tentativo sembra voler correggere gli errori del passato: la prima Steam Machine, uscita nel 2015, non riuscì mai a imporsi sul mercato, a causa di un ecosistema frammentato e di un costo troppo elevato rispetto alle console concorrenti. Oggi, con un pubblico sempre più interessato a soluzioni ibride e flessibili, la nuova Steam Machine potrebbe finalmente trovare il suo spazio.

Gary K. Wolf svilupperà un film live-action su Jessica Rabbit dopo aver riottenuto i diritti da Disney

Gary K. Wolf, creatore di Roger Rabbit, ha ufficialmente riottenuto i diritti sui suoi personaggi da Disney, aprendo così la strada a nuovi progetti ambientati nel suo folle e affascinante universo. Tra questi, il più avanzato è un film live-action dedicato a Jessica Rabbit, tratto dal romanzo Jessica Rabbit: Xerious Business.

In un’intervista a ImNotBad, Wolf ha dichiarato: “Ora ho di nuovo i diritti di tutti i miei personaggi e dei miei libri. Posso finalmente creare nuovi progetti di Roger Rabbit.” La decisione arriva dopo una lunga battaglia legale vinta grazie alla clausola di reversione del copyright, che permette agli autori di riottenere il controllo delle proprie opere dopo un certo numero di anni.

Un’eredità cinematografica ancora viva

Il film originale, Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988), diretto da Robert Zemeckis e prodotto da Disney e Amblin, resta un capolavoro di tecnica e immaginazione, in grado di fondere animazione e live-action come mai prima. Interpretato da Bob Hoskins, con le voci di Hugo Weaving e Kathleen Turner, il film ha segnato la storia del cinema e l’immaginario pop, portando sullo stesso schermo Mickey Mouse e Bugs Bunny.

A quasi quarant’anni di distanza, Wolf si dice pronto a onorare quell’eredità senza limitarvisi. “Deve essere all’altezza, o persino migliore, di quello che abbiamo fatto allora. È ciò che i fan vogliono, e ho promesso che lo avranno,” ha spiegato l’autore.

Jessica Rabbit protagonista di una nuova storia

Il film in sviluppo si baserà sul romanzo Jessica Rabbit: Xerious Business, che rilegge il personaggio di Jessica in una chiave più complessa e contemporanea. L’opera racconta le origini di Jessica, nata come Jessica Krupnick, una donna comune che, grazie a coraggio e determinazione, entra in un’organizzazione segreta chiamata XERIOUS per combattere il crimine globale.

Il libro mescola azione, comicità e ironia, trasformando Jessica da semplice icona seduttiva a protagonista autonoma e brillante, una figura femminile forte e moderna. Wolf descrive il romanzo come una parodia dei film di spionaggio in stile James Bond, con un tocco surreale e tipicamente toon.

Un futuro aperto per Roger e Jessica

Wolf ha inoltre annunciato l’intenzione di adattare anche i suoi altri romanzi ambientati a Toontown, espandendo così l’universo iniziato con Who Censored Roger Rabbit?, il libro che ispirò il film del 1988. L’autore promette un ritorno fedele allo spirito originale, ma con nuove trame, toni più maturi e tematiche aggiornate al presente.

L’interesse dei fan è già altissimo: dopo la breve apparizione di Roger Rabbit nel film Chip ‘n Dale: Rescue Rangers del 2022 e la popolarità duratura dell’attrazione Roger Rabbit’s Car Toon Spin nei parchi Disney, l’annuncio di un progetto indipendente segna un nuovo inizio per uno dei mondi più amati e bizzarri del cinema d’animazione.