Blade Runner: i segreti dietro il mito

Un viaggio alla scoperta di alcuni segreti dietro il mito di Blade Runner, il capolavoro di Ridley Scott

L’arrivo ormai imminente di Blade Runner 2049 ha riacceso la passione per il mondo futuro ideato da Ridley Scott nel 1982, ammesso che questo amore si sia mai sopito. Quando si parla di Blade Runner, tutti ricordiamo l’incredibile impatto visivo della scena dell’occhio in apertura o l’emozionante monologo finale di Roy Batty, ma il mito di Blade Runner nasconde alcuni aspetti poco noti che oggi andremo a scoprire insieme. Si tratta di informazioni che, con una ricerca approfondita e piuttosto lunga, si possono trovare in rete, ma perché farvi faticare quando possiamo farlo noi?

Come sempre si parte dall’inizio, quindi dal titolo: Blade Runner. Nel film sono le squadre di poliziotti del dipartimento di Los Angeles impegnate nella caccia ai Replicanti, ma perché hanno proprio quel nome? Cosa c’entra la lama (blade, in inglese)? In realtà, la lama a cui ci si riferisce sarebbe un bisturi, ma la cosa ha senso se pensiamo che Blade Runner era lo script che lo scrittore William Burroughs aveva ideato con il nome di “Blade Runner (a movie)“, ispirandosi al romanzo di Alan E. Nourse The Bladerunner. Nel libro, i bladerunner erano degli spacciatori di strumenti chirurgici una merce divenuta preziosa nel futuro immaginato da Nourse. Scott rilevò i diritti dello script di Burroughs ma se ne dimenticò fino a quando non iniziò a lavorare al suo capolavoro, ma dovendo scegliere un titolo, dopo aver pensato a soluzioni quali Gotham City, Android, Mechanism e Dangerous Days, si ricordò di quel Blade Runner, ed ecco il titolo che cercava! Curiosamente, anni dopo Dangerous Days fu usato come titolo come il documentario dedicato al mito di Blade Runner.

Nella mente di Ridley Scott, una delle sue ispirazioni visive per il mondo di Blade Runner era Moebius, il celebre disegnatore francese. Scott lo contattò e Moebius preparò alcuni schizzi (uno compare nell’edizione collector’s editon di Blade Runner Final cut per il mercato home video), ma dovette rifiutare in un secondo momento la collaborazione a causa dell’impegno preso per il film d’animazione Les Maitres du temps. A sostituire l’artista francese fu Syd Mead, un designer industriale che aveva già preparato il design dei veicoli; Mead aveva presentato le sue idee con bozzetti che delineavano anche i fondali delle scene, e Scott, rimasto colpito dalle sue idee, gli chiese di sviluppare anche gli ambienti.

blade runner syd mead
Uno dei bozzetti di Syd Mead per Blade Runner

Blade Runner si ispira al celebre romanzo di Dick Do Androids dreams about electric sheep?, tradotto in Italian come Il cacciatore di androidi o Ma gli androidi sognano pecore elettriche?. L’idea del romanzo nacque mentre Dick lavorava ad un’altra sua opera, La svastica sul sole (L’uomo nell’alto castello, da cui è stato tratto il serial di Amazon Prime); durante le ricerche, Dick ebbe accesso ai diari di alcuni uomini della Gestapo conservati presso l’università di Berkley, in cui erano contenuti i resoconti delle torture inflitte dalle SS ai detenuti dei campi di concentramento. La lettura impressionò Dick, che non riuscvia a comprendere come degli uomini potessero infierire in quel modo su altri simili, al punto da vederli solo all’apparenza come simili.

Dick venne convinto ad opzionare i diritti del suo romanzo per un film dall’attore Hampton Fancher, che fu anche l’autore di una prima stesura dello script. Scott però non gradiva le idee di Fancher, e dopo avergli fatto cambiare innumerevoli volte lo script, lo sostituì con David Webb Peoples. Ad onor del vero, lo stesso Dick in un’intervista dichiarò che non era particolarmente convinto dello script di Fancher, e si sfogò anche insultando Scott e denigrando il suo Alien. La Warner preoccupata decise di coinvolgere maggiormente Dick, visto che la Filmways Inc, la compagnia responsabile del progetto, lo aveva ignorato. In seguito Dick, dopo aver visto i primi venti minuti del film, disse che era soddisfatto da come Scott e Webb Peoples avessero compreso la sua idea e la avessero messa su pellicola. Incredibile, visto che Scott e Peoples non avevano mai letto il romanzo!

Prima di Scott, ci fu un altro grande regista interessato al romanzo di Dick: Martin Scorsese. Assieme allo sceneggiatore Jay Cocks, Scorsese cercò di intavolare una trattativa ma non si arrivò mai ad un accordo

Oltretutto anche Scott ha rischiato di non essere l’artefice di Blade Runner. Contattato una prima volta, aveva declinato perché coinvolto nel progetto che avrebbe portato un’altra pietra miliare della fantascienza, Dune, al cinema. Scott abbandonò la lavorazione del film ispirato ai libri di Herbert in seguito ad un lutto famigliare, lasciando la poltrona del regista a David Lynch, e potendo in seguito dedicarsi a Blade Runner. Al termine delle cui riprese fu licenziato, visto che l’esubero delle spese rispetto al previsto! Alla fine fu riassunto, ma i produttori esecutivi imposero alcune scelte, tra cui la voce narrante di Deckard, ed il finale con la fuga, visto che in due proiezioni pilota si erano ottenuti scarso gradimento e l’ammissione del pubblico che la storia era poco chiara.

blade runner deckard

A proposito del voice over di Deckard. Scott, nonostante le leggende metropolitane, non era contrario, ma non era particolarmente attratto da una spiegazione così soporifera come voluta dai capi di Warner Bros. Ad esser contrario fin dal primo istante era Harrison Ford, che odiava quella caratteristica di Blade Runner, ma ha sempre negato di averla recitata male di proposito. Sarà vero? Mistero! Oltretutto Harrison Ford aveva poco di che fare il furbo, visto che era il rimpiazzo nientemeno che di Dustin Hoffman, il quale era interessato, ma, poco convinto del personaggio, aveva proposto dei cambi. L’unico cambio che fecero fu di prendere Ford al suo posto!

Il cattivo di turno, Roy Batty, trovò subito il suo interprete, senza nemmeno fare il provino! Scott volle Rutger Hauer assolutamente, dopo averlo visto recitate in Soldato d’Orange. Tuttavia, al loro primo incontro, Hauer si presentò con un look talmente assurdo (pare una tuta e dei vistosi occhiali da sole) che Scott per un attimo temette di aver preso un granchio, almeno da quanto raccontato dalla produttrice Katherine Haber.

Nel film i Blade Runner danno la caccia ai replicanti. L’idea di chiamare replicanti gli androidi fu fornita a Peoples dalla figlia, che al tempo stava studiando in a scuola la replicazione cellulare.

Sempre a proposito dello script, David Webb Peoples aveva scritto il monologo finale in modo da diverso da come lo conosciamo oggi. Nel leggerlo, Rutger Hauer lo considerò pesante e troppo drammatico a causa di un’eccessiva lunghezza, decidendo di improvvisare al momento della scena. Quando Roy inizia il suo monologo, nessuno della troupe si aspettava questa decisione, e si dice che molti, al termine della scena, fosse in lacrime per l’ottima interpretazione di Hauer!

Ma non solo Hauer ci mise del suo. Edward James Olmos, l’enigmatico Gaff, è il creatore di quello strano linguaggio parlato nella futura Los Angeles; l’attore era rimasto affascinato dalla teoria del melting pot e da come si stava evolvendo la sua città, quindi prese corsi di dizione presso la Berlitz Language School per affinare le proprie conoscenze e dare vita ad un linguaggio unico!

Blade Runner è stato un supplizio, per la troupe, tanto che gli addetti ai lavori iniziarono a chiamare il film Blood Runner. La problematica maggiore era il carattere non esattamente amichevole di Scott, che maltrattava praticamente chiunque, e che ebbe la geniale idea di confessare, durante un’intervista, che lavorare in America era uno schifo, che sono le maestranze inglesi meritavano rispetto perché si limitavano a rispondere al regista “Yes, Guv’nor“. La troupe la prese così bene che si presentò sul set con una maglietta con su scritto “Yes, Guv’Nor My Ass” cui l’amabile Scott rispose con una T-shirt con scritto “Xenophobia sucks“. Quando si dice un luogo di lavoro sereno eh?

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Le simpatiche magliette usate dalla troupe di Blade Runner!

Tuttavia bisogna riconoscere a Scott di avere dedicato una bella fetta di anima a Blade Runner. Al regista non era mai andato a genio che non si fosse mai vista la copia originale del film, ed immaginate la sorpresa quando nel 1989 questa comparve ad una manifestazione. La responsabilità era di tale Michael Arick, che la inviò quasi per errore ad una kermesse cinematografica, dove il pubblico si stupì di vedere una versione mai vista prima di Blade Runner! Scott subito colse la pala al balzo per rimaneggiare il suo film, ma la Warner voleva aspetta il 1992 e sfruttare il fascino del decennale, quindi buttò in commercio la Director’s Cut, con buona pace di Scott. Che di pace non ne voleva sapere! E giù di avvocati e carte bollate, una lite legale sui diritti che si è conclusa nel 2007, quando finalmente il buon Ridley ha avuto modo di offrire al mondo la sua visione, ribattezzata Final Cut!

Fu proprio in occasione della Final Cut che Scott ebbe modo di richiamare Joanna Cassidy, l’interprete di Zora, per porre rigirare le scene della sua fuga da Deckard (la celebre corsa tra le vetrate), che nella versione originale aveva il difetto di far notare come fosse stato usato uno stunt. Quindi, cogliendo l’occasione della Blade Runner Final Cut, si presero dei blue screens e Zora finalmente ebbe modo di avere una fuga da Deckard degna di tal nome! Tra le altra cose, il serpente di Zora usato nello spettacolo di Salomè era proprio della Cassidy, e si chiamava Darling!

blade runner zora

Altra curiosità non da poco riguarda Pris, il replicante interpretata da Daryl Hannah. Viste le sue funzioni di modello per il piacere, si decise di usare il 14 febbraio 2016 come sua data di immissione. Fu proprio Daryl Hannah a suggerire a Scott di arricchire il suo combattimento con Deckard di scene acrobatiche. Credo che la Hannah sia stata maledetta da Scott, visto che quella scena divenne un incubo! LA ginnasta assunta come sua stunt fu costretta a ripetere le scene fino all’esaurimento, al punto che i suoi muscoli cedettero e fu necessario trovare una sostituta. Ma fu trovato solo un uomo, e quindi fu necessario registrare tutto nella semioscurità ed usare un montaggio non proprio impeccabile per ovviare a questa problematica.

Ultima cosa, la più dibattuta questione legata a Blade Runner Deckard è un replicante? SI. Accettatelo. Se non vi basta il dettaglio dell’origami a forma di unicorno lasciatogli da Gaff, potete affidarvi al dettaglio degli occhi rossi. Tutti i Replicanti, in una scena del film, hanno un’inquadratura in cui appaiono con dei bagliori rossi negli occhi. Ford non era convinto che Deckard dovesse esser umano, e anche Hauer contestò l’idea, sostenendo che così sarebbe venuto meno l’impianto filosofico di Balde Runner e il concetto di lotta uomo-sintetico. Scott promise di ascoltare la loro richiesta, ma a giochi fatti decise che la sua idea era giusta e al diavolo le loro opinioni!!!

blade runner replicante deckard
In Blade Runner, Deckard è un replicante, con buona pace degli attori!

Blade Runner è il film di Ridley Scott che ha segnato un’epoca del cinema di fantascienza, assieme all’altra creatura di Scott, Alien. Non è un caso che esista una teoria che vorrebbe un universo tra i due titoli, ma questa ipotesi è così interessante e complessa che la teniamo un attimo in archivio per analizzarla approfonditamente in seguito!

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