Quarantanove anni nello spazio. Oltre 24 miliardi di chilometri dalla Terra e la Voyager 1 è ancora in funzione.
La sonda spaziale che ha viaggiato più lontano di tutte, continua a essere una delle imprese ingegneristiche più straordinarie della storia dell’umanità e la NASA sta facendo di tutto per tenerla in vita il più a lungo possibile, anche a costo di spegnere, uno dopo l’altro, gli strumenti scientifici a bordo.
L’ultimo a essere disattivato, il 17 aprile scorso, è il Low-Energy Charged Particles experiment (LECP): uno strumento che aveva il compito di misurare particelle cariche a bassa energia provenienti dal sistema solare oltre a ioni, elettroni e raggi cosmici.
Perché la NASA ha spento il LECP?
La risposta è semplice quanto malinconica: risparmiare energia. La Voyager 1 è alimentata da un generatore nucleare a radioisotopi che, con il passare degli anni, produce sempre meno corrente.
Così, per poter garantire alla sonda ancora anni di attività, comprese le fondamentali trasmissioni di dati verso la Terra, gli ingegneri sono stati costretti a stabilire un ordine preciso di dismissione degli strumenti a bordo.
Non si tratta di una decisione improvvisata: quest’ordine di spegnimento era stato pianificato anni fa, sulla base di quali esperimenti contribuissero maggiormente alla missione scientifica complessiva. Il LECP di Voyager 2, la gemella di Voyager 1 anch’essa oltre i confini del sistema solare, era già stato disattivato a marzo 2025.
Spegnere il LECP non è una sconfitta. È il gesto di chi vuole proteggere qualcosa di prezioso, prolungando la vita di una missione che ha già superato ogni aspettativa immaginabile. Gli ingegneri NASA sanno che ogni watt risparmiato è un mese in più di dati scientifici dalla frontiera più remota che l’umanità abbia mai raggiunto.
To conserve power, engineers at @NASAJPL have turned off an instrument on Voyager 1 – but the science continues!
Voyager 1 has two remaining science instruments – one that listens to plasma waves and one that measures magnetic fields. Learn more: https://t.co/sqOXjiSdaL pic.twitter.com/nDcSQF8XYJ
— NASA Solar System (@NASASolarSystem) April 20, 2026
Cosa rimane ancora attivo
Le due sonde Voyager erano partite dalla Terra con una suite identica di 10 strumenti scientifici ciascuna. Al momento, su entrambe le sonde sono rimasti operativi soltanto tre strumenti. Solo tre strumenti che comunque continuano a trasmettere dati preziosissimi e assolutamente unici.
Perché unici? Perché Voyager 1 e Voyager 2 sono, a oggi, gli unici veicoli spaziali costruiti dall’uomo che si trovino oltre l’eliosfera, la bolla di particelle cariche generata dal Sole che segna il confine del nostro sistema solare. Voyager 1 ha attraversato questa soglia, chiamata eliopausa, il 25 agosto 2012, inoltrandosi tecnicamente nello spazio interstellare.
Nessun’altra sonda si trova lì. Nessun’altra sonda ci arriverà per decenni. I dati che Voyager 1 e 2 inviano ancora oggi sulla Terra sono semplicemente insostituibili.
Un viaggio iniziato mezzo secolo fa
Voyager 1è stata lanciata nel settembre 1977, lo stesso anno in cui usciva il primo Star Wars al cinema. Da allora non si è mai fermata, sorvolando Giove nel 1979 e Saturno nel 1980 prima di puntare definitivamente verso i confini del sistema solare.
Oggi si trova a circa 24 miliardi di chilometri dalla Terra. Un segnale radio, viaggiando alla velocità della luce, impiega più di 22 ore per coprire quella distanza in una direzione. Eppure la Voyager 1 sonda risponde ancora, anche se a volte ci spaventa quando non riesce a comunicare con noi.
Procrastinare un addio che sarà triste ma poetico
C’è qualcosa di profondamente toccante e poetico nell’idea di una macchina lanciata quasi mezzo secolo fa, progettata con la tecnologia degli anni ’70, che ancora solca lo spazio interstellare, ancora ascolta il cosmo per noi e ancora ci manda qualcosa a casa.
Finché ce la fa, noi siamo qui ad ascoltare, prima che il silenzio la faccia sua per sempre.


