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Dunk ha davvero ottenuto il titolo di cavaliere? George R.R. Martin vuole che A Knight of the Seven Kingdoms lasciasse il dubbio

La prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms si è conclusa, ma una domanda continua a far discutere i fan: Ser Duncan l’Alto è davvero un cavaliere? La serie non offre una risposta definitiva, e non si tratta di una dimenticanza. È stata una scelta precisa, voluta dallo stesso George R. R. Martin.

Fin dall’inizio, il mistero attorno all’investitura di Dunk è parte integrante del racconto. E nell’episodio 6, intitolato “The Morrow”, questa ambiguità raggiunge il suo punto più intenso.

Il confronto con Ser Arlan e la scelta dell’ambiguità

Nel corso di un flashback carico di tensione emotiva, Duncan, interpretato da Peter Claffey, affronta il suo mentore Ser Arlan, a cui dà volto Danny Webb, chiedendogli perché non sia mai stato nominato cavaliere. È una scena cruda, sincera, che sembra preparare il terreno a una rivelazione chiara.

Prima che arrivi una risposta definitiva, però, Arlan appare morire, lasciando Dunk – e noi con lui – sospesi. Ma la sequenza non si chiude davvero lì. Come ha spiegato lo showrunner Ira Parker in un’intervista a Collider, la scena è stata costruita apposta per restare in una zona grigia.

Secondo Parker, si potrebbe immaginare che Arlan, prima di morire, abbia chiesto la spada e abbia nominato Dunk cavaliere. Ma non c’è alcuna conferma ufficiale. E questo è esattamente ciò che Martin desiderava: mantenere l’ambiguità e lasciare al pubblico la libertà di decidere.

Non si tratta di un filo narrativo lasciato in sospeso per distrazione. Al contrario, è il cuore stesso della storia. In un mondo come Westeros, i titoli hanno peso, ma non garantiscono onore. La domanda centrale diventa allora un’altra: conta di più la cerimonia o il comportamento?

A Knight of the Seven Kingdoms

Cosa significa essere un vero cavaliere nei Sette Regni

Il percorso di Duncan l’Alto è sempre stato legato al concetto di cavalleria come ideale, più che come semplice investitura. In A Knight of the Seven Kingdoms, prequel dell’universo di Game of Thrones, la riflessione si fa ancora più esplicita.

La serie esplora cosa renda davvero un uomo un cavaliere: il titolo formale o le azioni? È possibile guadagnarsi quel riconoscimento anche senza aver mai ricevuto l’investitura ufficiale? Sono interrogativi che accompagnano l’intera stagione e che continueranno a essere centrali.

Peter Claffey porta sullo schermo un Dunk concreto, onesto, facile da sostenere. Anche senza una conferma formale del titolo, il suo modo di agire, la lealtà e la volontà di proteggere i più deboli lo rendono, agli occhi di molti, già un cavaliere. Danny Webb, dal canto suo, ha costruito un Ser Arlan credibile, segnato dal tempo e profondamente umano, una presenza che ha lasciato il segno fino all’ultimo momento.

Accanto a loro troviamo anche Dexter Sol Ansell nei panni del giovane Aegon “Egg” Targaryen, scudiero brillante e di sangue reale, insieme a Daniel Ings, Finn Bennett e Tanzyn Crawford. Il rapporto tra Dunk ed Egg è già uno degli elementi più apprezzati della serie.

La buona notizia è che il viaggio continuerà. A Knight of the Seven Kingdoms è stata rinnovata per una seconda stagione ancora prima del debutto della prima, avvenuto nel novembre 2025. I nuovi episodi adatteranno la novella del 2003 The Sworn Sword e approfondiranno ulteriormente tensioni politiche e dilemmi morali nei Sette Regni. La seconda stagione è attesa nel 2027.

Alla fine, forse non sapremo mai con certezza se Dunk sia stato ufficialmente nominato cavaliere. Ma forse non è questo il punto. Se un uomo mantiene la parola data, difende gli innocenti e rischia la vita per gli altri, il dettaglio tecnico conta davvero?

È proprio questa la domanda che Martin vuole lasciarci.