Recentemente ci è capitato fra le mani Piaga 1348, un gioco di ruolo atipico, con delle meccaniche narrative originali tali da farci pensare che meritasse una recensione.
Piaga 1348 è un gioco di ruolo italiano che prende una scelta chiara e coraggiosa: niente eroi, niente power fantasy, niente salvezza garantita. Qui si gioca per sopravvivere, e spesso nemmeno quello.
Ambientato durante la pagina turbolenta della storia conosciuta come Peste Nera, Piaga ci catapulta in un mondo dove fame, superstizione, violenza, fede distorta e disperazione sono costantemente al centro della scena. Il mondo è ostile, sporco e credibile, e lo è senza bisogno di effetti speciali o forzature.
La recensione di Piaga 1348: un gdr cupo adatto alle vostre oneshot
Piaga 1348 è uno di quei giochi di ruolo che fanno una promessa chiara e la mantengono fino in fondo: sei una persona qualunque nel momento peggiore possibile della storia europea, il cui compito è quello di liberare il mondo dai resuscitati.
Ambientato durante la Peste Nera, questo titolo non usa il Medioevo come scenografia pittoresca, ma come macchina narrativa di sofferenza. La Storia qui non è neutrale: è una forza schiacciante che agisce contro i personaggi, li consuma, li isola e spesso li elimina e le scene sono volutamente cupe e distopiche.
Già perchè seppur si parli di fame, superstizione, paura del contagio, violenza gratuita e fanatismo religioso senza filtri, gli autori ci esortano a non voler per forza rimanere fedeli alla Storia così come la conosciamo ma a riscriverla in parte ed a forzare un po’ le cose.
Purchè restiamo fedeli (o almeno noi lo siamo stati) ad un concetto: qui non c’è romanticismo, non c’è avventura classica. C’è solo il tentativo disperato di arrivare vivi a domani.
Il sistema di gioco
Piaga 1348, il titolo oggetto di questa recensione, è un gioco di ruolo narrativo con alcune peculiarità che lo discostano, anche parecchio dai manuali più classici.
La prima peculiarità è che, citiamo il manuale:
Il gioco ha poche regole, ma che vanno seguite alla lettera.
Già una enorme differenza rispetto ai manuali moderni dove, spesso come master veniamo esortati a “stiracchiare” le regole nel buon nome del divertimanto al tavolo.
La seconda è che, quando si parla di sicurezza emotiva e coerenza narrativa, non vengono proposte le ormai classiche X-card o Linee e Veli bensì un approccio più “rude” (e assolutamente in tema con l’ambientazione cruda della peste): si propone infatti di affermare con fermezza al tavolo frasi del tipo “questo mi da fastidio” o “non c’entra”.
Per il resto però, Piaga 1348 è, a livello di concetti generici, abbastanza in linea con altri narrativi che abbiamo intavolato, sia in veste di giocatori che di master, anzi, Ludi Magister in questo caso. Abbiamo infatti ampia scelta sullo stile di gioco che preferiamo (Drammatico, Sinistro o Grottesco sta democraticamente al tavolo deciderlo), nonchè un forte impatto della narrazione condivisa, con l’autorità narrativa che si sposta spesso fra Ludi Magister e Soldato di Turno.
Ma cosa è il Soldato di Turno? Ecco qui la terza, e più pregnante, peculiarità del gioco: siamo infatti di fronte ad un gioco di ruolo a turni, circostanza piuttosto atipica e un po’ spiazzante per parecchi di noi.
Il Soldato di Turno (SDT) è il protagonista principale della scena e la narra in prima persona descrivendo cosa fa il proprio Soldato e cosa dice. La prima cosa che deve fare è prendere il segnalino per indicare il proprio status di giocatore di turno (noi ne abbiamo usato uno fatto a teschio, per immergerci nell’ambientazione) . Dopodichè il Ludi Magister gli chiederà “Cosa percepisci con due dei tuoi sensi?” e, dopo aver ricevuto la risposta, inquadrerà la scena narrandola insieme a lui.
Anche gli altri giocatori interpretereranno i propri Soldati raccontando come interagiscono con la scena narrata, ma senza poter affrontare il Conflitto del Turno (la prova) che dovrà affrontata solo dall’SDT prima di “passare la palla” al Soldato successivo.
Di fatto si continua così finche non si decide di smettere.
Piaga 1348: le nostre conclusioni
Concludiamo la nostra recensione di Piaga 1348 anticipandovi che l’abbiamo ritenuta un’esperienza di gioco tesa, sporca, assolutamente spiazzante e atipica ma al contempo coerente.
Ogni elemento – ambientazione, regole e tono – spinge nella stessa direzione: far sentire i giocatori piccoli, vulnerabili e costantemente sotto minaccia.
Il sistema di Piaga 1348 è probabilmente l’aspetto più interessante, controverso e divisivo del gioco. Non punta sulla complessità né sulla personalizzazione spinta del personaggio. Al contrario, è essenziale, quasi spoglio. Ma questa semplicità non serve a velocizzare l’azione (anzi, spesso i turni risultano anche troppo lunghi, quasi come quelli di un cinghiale da tavolo): serve a togliere illusioni di controllo al Ludi Magister che è costretto ad improvvisare tantissimo.
Questo è sia un pro che un contro. Infatti se preparare una sessione risulta assolutamente inutile (tanto i Soldati faranno quello che vogliono!) dall’altro lo rende facile da intavolare anche se non avevate previsto di fare un gioco di ruolo, praticamente al pari dei suoi “cugini”, i giochi da tavolo.
Le meccaniche sono pensate per rendere il fallimento abbastanza frequente (soprattutto in modalità sopravvivenza) e rendere le conseguenze sempre presenti.
Dal punto di vista narrativo, il regolamento lavora come una pressione costante: non racconta la tragedia, la produce. È un sistema che chiede fiducia al tavolo e maturità.
Detto ciò, concludo questa recensione di Piaga 1348 dicendovi che, a mio avviso, l’esperienza è sicuramente da provare. E non ci sono mezze misure, arriverete sicuramente anche voi ad una conclusione: o lo odierete o lo amerete. Punto.


