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Nosferatu: un remake all’altezza del suo nome – Recensione

Nosferatu è il quarto film del regista Robert Eggers, pellicola che segna il ritorno al genere horror del regista dopo la pausa fantasy con The Northman.

Per il regista americano Nosferatu è il film della vita, quello che attendeva di fare da 10 anni, visto che il suo amore per il cinema trae origine proprio dalla visione del Nosferatu del 1922 di Murnau, pietra miliare del cinema horror e dell’espressionismo tedesco.

Nosferatu è stato sempre Dracula, ma senza copyright

Nella Germania del 1838, Thomas Hutter è un agente immobiliare che riceve l’incarico di consegnare il contratto di acquisto di un maniero, al conte Orlok, in Transilvania. La moglie Ellen ha continue visoni di uno spirito maligno che la lascia in preda a terribili convulsioni. Nonostante il parare contrario di Ellen, Thomas parte per la Transilvania e, una volta raggiunto il castello di Orlok, si ritrova a vivere un incubo, prigioniero del conte e vittima di una costante perdita di sangue. Nel frattempo le condizione di salute di Ellen, ospite di Friedrich e Anna Harding, una coppia di amici, sono in netto peggioramento, tanto da costringere il dottor Sievers a rivolgersi a un esperto occultista, Albin Eberhart Von Franz. Mentre Thomas riesce a fuggire dal Castello, Orlok si imbarca in direzione della Germania, all’interno di una bara, nascosta nella stiva della nave.

Se la trama vi sembra quella di Dracula di Bram Stocker è, perché, in parte lo è davvero.

Le origini di Nosferatu

Correva l’anno 1922, il cinema era ai suoi albori e in Germania nasceva il movimento espressionista, di cui oggi la maggior parte dei film horror e thriller sono debitori.

In questo contesto F. William Murnau decise di realizzare un film dal romanzo di Bram Stoker, Dracula. Non riuscendo a ottenere i diritti dagli eredi dello scrittore, Murnau si “inventò” Nosferatu, ovvero la stessa trama di Dracula, ma con i nomi dei protagonisti cambiati. Il film di Murnau è ancora oggi un classico senza tempo, uno dei più grandi esempi del cinema espressionista tedesco.

La versione di Herzog

Se è impossibile fare un confronto con il film del 21, più facile relazionarsi con la versione di Herzog del ’79. Se il Nosferatu di Eggers mette al centro Ellen come protagonista, quello di Herzog si concentra più sull’ineluttabilità della natura, come solito fare il regista tedesco, e chiude il film con un colpo di scena assente nelle altre versioni.

Difficile dire quale sia il migliore Nosferatu di sempre, ma sicuramente i 2 film hanno fatto epoca nei rispettivi periodi, destino che con tutta probabilità avrà anche quest’ultima versione.

La versione di Eggers

Nel suo Nosferatu, il regista di The Witch mette al centro, come detto poc’anzi, la figura femminile di Ellen e il suo rapporto con il conte Orlok. A differenza della versione di Francis Ford Coppola del 92, dal titolo Dracula di Bram Stocker, non è l’amore a legare la donna e la bestia, ma una pulsione sessuale di Ellen, repressa dagli uomini dell’epoca che non possono accettare il fatto che anche una donna possa avere un desiderio sessuale. Orlok per Ellen è un appetito, come suggerisce una battuta già celebre del film.

Un altro aspetto per cui si caratterizza il quarto lungometraggio di Eggers è l’aspetto del conte Orlok. Se nelle sue precedenti versioni Nosferatu era rappresentato calvo, pallido, con i canini sporgenti, l’Orlok dei nostri tempi è più simile alla descrizione di Stocker in Dracula, riprendendo il tipico aspetto di un cosacco dell’epoca, aggiungendo putrefazione e un chiaro problema di respirazione: sembra di essere di fronte a Rasputin con l’enfisema.

Nosferatu

A dare la voce al conte Orlok è Bill Skarsgard, ormai esperto di mostri dopo essere stato Pennywise in It di Andy Muschietti. Il trucco e parrucco lo rendono irriconoscibile e quindi l’attore svedese recita soprattutto con la voce e il respiro affannoso, con un accento caricato ma che funziona perfettamente, almeno nella versione originale non doppiata.

Chi va un po’ sopra le righe invece sono Lily Rose Depp, interprete di Ellen e Nicholas Hoult, interprete di Thomas. Probabilmente questo eccesso di recitazione è voluto da Eggers per rifarsi al cinema degli anni ’20 dove appunto le performance attoriale erano molto caricate. L’effetto però è quello di essere sempre a un passo dal ridicolo, soprattutto nelle scene di possessione di Ellen.

Più trattenuti invece Aaron Taylor Johnson, nei panni di Friedrich ed Emma Corin interprete della moglie Anna. Solita garanzia invece Wille Defoe, alla terza collaborazione con Eggers: il suo Van Franz, versione “nosferatesca” di Van Helsing, è straripante ma allo stesso tempo contenuto, solo Defoe poteva interpretare questo ruolo in questa maniera. Il Dottor Sievers è invece interpretato da Ralph Ineson, altro attore feticcio di Eggers, anche lui apparso in 3 dei suoi film.

La bella, la bestia e il regista

Nosferatu si concentra quindi tra il rapporto fra Ellen e Orlok, La bella e la bestia, anche se a differenza della fiaba di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont, in questo caso è la bella a essere attratta dalla bestia. Attratta e respinta allo stesso tempo, il desiderio di Ellen è legato a qualcosa di ultraterreno e occulto, tanto da essere definita da Van Franz, una potenziale sacerdotessa di Iside. Dall’altra parte, la bestia, è altrettanto voluttuosa del corpo e del sangue di Ellen, tanto da renderlo la sua unica ragione di vita, il tutto rimarcato nello splendido finale che ovviamente non spoileriamo.

Nosferatu è un film che ha la sua forza nella regia e nella fotografia di Jarin Blaschke, perfette per trasmettere il senso di inquietudine e mistero legato al personaggio del conte Orlok. La regia di Eggers è una regia che si “vede” e che il regista non tenta in alcun modo di nasconder. Nelle prime inquadrature sembra quasi essere tutto bidimensionale, con poco profondità di campo, ma poi con un movimento di macchina, la camera ci mostra tutto l’ambiente e trasmette sensazioni di terrore e angoscia.

Nosferatu è un film spaventoso, disgustoso (nel sono buono del termine, vedi The Substance) e uno spettacolo per gli occhi.