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Dead Air Seasons: la recensione post-apocalittica fra Risvegliati e Miceli Abnormi

Ci sono giochi di ruolo che ti permettono di vivere un’avventura; e poi ci sono quelli che ti costringono a sopravvivere: Dead Air Seasons, il gioco di ruolo di cui vi presentiamo oggi la nostra recensione, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Dead Air: Seasons è un gioco di ruolo indie italiano edito da The World Anvil Publishing e distribuito da MS Edizioni. Gli autori del manuale sono Luca Vanin, Federico Scattolin ed Enrico Pasotti. Sono già disponibili anche alcuni supplementi, come l’espansione Brave New World, la campagna introduttiva La Figlia della Piaga, il Solo Mode, un paio di scenari per delle sessioni oneshot, i dadi ufficiali e l’utilissimo schermo del Master. Lo trovate anche su Amazon a QUESTO INDIRIZZO.

In questo gioco non interpreterete eroi destinati a salvare il mondo. Il mondo è già finito. Le città sono vuote, le infrastrutture collassate, e ciò che resta della civiltà è sparso in piccoli gruppi di sopravvissuti che cercano disperatamente di tirare avanti un altro inverno. La domanda non è se vincerete. La domanda è quanto a lungo riuscirete a resistere. E, come vedremo fra poco, è proprio questa sua brutalità realistica a renderlo così affascinante.

Come al solito potete navigare nella nostra recensione passando direttamente, tramite questo indice, alla sezione che più vi interessa:

  1. Il manuale di Dead Air Seasons: fisicità, stile e atmosfera
  2. Il sistema di gioco e l’esperienza al tavolo
  3. Le nostre conclusioni su Dead Air: Seasons

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Il manuale di Dead Air Seasons: fisicità, stile e atmosfera

Il manuale di Dead Air: Seasons si presenta con copertina rigida, un formato solido e resistente che dà immediatamente la sensazione di avere tra le mani un prodotto curato e pensato per durare nel tempo.

La copertina colpisce subito: il design è minimalista ma evocativo, dominato da un’immagine evocativa che anticipa perfettamente il tono del gioco. Non è una grafica “rumorosa” o sovraccarica; al contrario, lascia spazio al senso di vuoto e isolamento che permea tutta l’esperienza.

Sfogliando il manuale si nota immediatamente una scelta stilistica molto precisa: il testo è chiaro e tutto sommato anche abbastanza accessibile. Gli autori hanno fatto un sapiente uso del testo in grassetto, utile soprattutto qualora il Maestro della Piaga (o MP quello che negli altri giochi è comunemente chiamato GM) avesse bisogno di alcuni refresh in game su determinate regole e meccaniche.

Un punto particolarmente riuscito è la presenza di un discreto numero di esempi di gioco. Ciascuna meccanica ed ogni elemento importante è accompagnata da piccoli box scritti in corsivo che mostrano concretamente come applicare le regole al tavolo. Questo approccio è estremamente utile, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta al sistema.

Dal punto di vista visivo, il manuale è arricchito da illustrazioni evocative che contribuiscono a definire il tono del mondo di gioco. Non si tratta esattamente di immagini spettacolari, almeno non nel senso classico del fantasy epico, ma piuttosto scene malinconiche e crude: a volte a pagina intera, a volte implementate fra le righe del manuale.

Le immagini non servono solo a decorare: funzionano come strumenti di immersione e potrebbero anche essere usate dal MP per immaginare situazioni, atmosfere e spunti narrativi per la propria campagna.

Un’altra qualità del manuale è la sua struttura molto pratica. Le sezioni sono organizzate in modo logico: prima i capitoli sul mondo e il sistema di gioco, poi la creazione di comunità e personaggi, poi gli approfondimenti sui concetti di Crisi e Stagione e infine tutti gli strumenti per il MP.

Il risultato è un manuale che non solo si legge volentieri, ma che si consulta facilmente anche durante la partita per quei pochi concetti non richiamati nello Schermo del Maestro (accessorio consigliatissimo, soprattutto ai master meno esperti).

Il sistema di gioco e l’esperienza al tavolo

Il cuore di Dead Air: Seasons è il suo sistema di gioco, progettato per supportare un tipo di narrazione molto specifico: la sopravvivenza di una comunità nel lungo periodo.

A differenza di molti giochi di ruolo tradizionali, qui il focus non è esclusivamente sui singoli personaggi. I giocatori interpretano sì dei sopravvissuti, ma l’elemento davvero centrale è la Comunità a cui appartengono. Il gruppo potrebbe gestire un piccolo villaggio agricolo, una comunità nascosta tra le montagne, oppure un insediamento improvvisato nelle rovine di una città.

In ogni caso, l’obiettivo è quello di mantenere viva la Comunità attraverso le Stagioni. Ed è proprio da qui che deriva il titolo del gioco.

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La campagna è infatti organizzata in Crisi che si sviluppano durante le diverse Stagioni della Piaga, e ogni stagione porta con sé nuove sfide: raccolti da pianificare, scorte da proteggere, decisioni politiche interne, rapporti con altri gruppi di sopravvissuti. Il tutto condito da un mondo duro: dove le risorse scarseggiano e ogni errore commesso mesi precedenti può diventare fatale.

Il sistema di risoluzione delle azioni è pensato per essere rapido ma carico di conseguenze. I tiri servono a stabilire se un’azione riesce e come. A decidere il come, fra l’altro, sono proprio i Personaggi adirittura prima del lancio di dadi, grazie ad una meccanica originale con la quale decidono se puntare ad un successo con costo, ad uno standard o ad uno con Incremento.

Ovviamente il tiro può anche fallire e, ovviamente, a quel punto ci sarà un prezzo da pagare. E il prezzo, in Dead Air: Seasons, è quasi sempre significativo.

Un personaggio può ferirsi, perdere fiducia nella comunità, attirare l’attenzione di gruppi ostili o consumare risorse vitali. Questo crea una tensione costante dove anche una decisione apparentemente semplice può avere ripercussioni a lungo termine.

Uno degli elementi più interessanti del gioco è il modo in cui incoraggia le decisioni morali difficili. Quando le scorte di cibo diminuiscono, chi ha la priorità? Quando arriva un gruppo di stranieri affamati, li accogliete o li respingete? Quando un membro della comunità commette un crimine, lo punite rischiando di spaccare il gruppo oppure chiudete un occhio?

Queste scelte non sono mai puramente meccaniche: diventano momenti narrativi fortissimi che definiscono la storia della comunità.

Il gioco funziona particolarmente bene con gruppi che apprezzano la narrazione collaborativa. I giocatori sono incoraggiati a contribuire attivamente alla costruzione del mondo, introducendo dettagli sulla vita della comunità, sugli eventi del passato o sulle relazioni tra i personaggi.

Dopo alcune sessioni, il villaggio o l’insediamento non è più solo un elemento di sfondo: diventa qualcosa a cui i giocatori si affezionano davvero. Ogni campo coltivato, ogni muro costruito, ogni alleanza negoziata rappresenta uno sforzo collettivo. Ed è proprio per questo che in Dead Air: Seasons tutte le minacce, dalle carestie ai conflitti, dai disastri naturali ai gruppi ostili, risultano così intense.

Quando qualcosa va storto, non è mai una battuta d’arresto narrativa: è un colpo diretto alla sopravvivenza di ciò che è stato costruito al tavolo.

Le  conclusioni finali della nostra recensione di Dead Air: Seasons

Come avrete capito siamo davanti ad un gioco molto particolare, che non cercherà mai di piacere a tutti. Ma proprio questa sua identità forte è uno dei suoi punti di forza.

Uno dei principali meriti del gioco è la sua coerenza tematica. Tutto, dalle meccaniche alle illustrazioni, contribuisce a creare un’esperienza di sopravvivenza credibile e coinvolgente. Il focus sulla comunità è un’altra idea estremamente riuscita. Molti giochi parlano di sopravvivenza, ma pochi riescono davvero a far percepire l’importanza della collaborazione e della gestione dei nel lungo periodo.

Il manuale, inoltre, come già detto è ricco di esempi, il che rende relativamente semplice imparare il sistema e portarlo al tavolo.

Sicuramente una campagna a Dead Air Seasons richiede il gruppo giusto. Chi cerca un gioco d’azione frenetica o combattimenti frequenti potrebbe trovarlo lento o troppo riflessivo. Il ritmo è deliberatamente più contemplativo, e gran parte del divertimento deriva dalla gestione delle situazioni e dalle dinamiche tra i personaggi.

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Inoltre, alcune parti della gestione della comunità possono risultare inizialmente complesse per i gruppi meno avvezzi ai giochi narrativi. Il tono è spesso molto cupo. Carestie, conflitti interni e sacrifici difficili fanno parte dell’esperienza perchè, lo ripetiamo, Dead Air Seasons non è certo un gioco pensato per raccontare storie leggere o spensierate.

D’altro canto, il gioco offre un’enorme quantità di spunti narrativi emergenti. Nonstante, a differenza di altri narrativi più “estremi”, il ruolo del MP resti comunque fondamentale per strutturare la Crisi, gli eventi e preparare Pericoli ed avversari che i Peresonaggi affronteranno, le storie che nascono durante le sessioni non sono sempre e del tutto predefinite: emergono naturalmente dalle decisioni dei giocatori e dalle conseguenze delle loro azioni.

In ultima sintesi Dead Air: Seasons è un gioco di ruolo che prende sul serio il concetto di sopravvivenza. Non promette eroismo facile né finali trionfali. Promette invece qualcosa di più raro: storie umane, difficili e memorabili, nate dalle scelte di un gruppo di persone che cercano di costruire un futuro tra le rovine del passato.

Se il vostro gruppo ama le atmosfere post-apocalittiche, le decisioni morali complesse e la costruzione condivisa di una comunità, questo gioco potrebbe regalarvi alcune delle campagne più intense che abbiate mai giocato.

Perché in Dead Air: Seasons la vera vittoria non è salvare il mondo, è riuscire a superare un altro inverno.