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Macaulay Culkin ha un’idea perfetta per un nuovo film di Mamma ho perso l’aereo

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Macaulay Culkin è tornato al centro della conversazione natalizia grazie a un’idea che potrebbe davvero riportare in vita Mamma ho perso l’aereo in modo sensato. Durante il tour “A Nostalgic Night with Macaulay Culkin”, l’attore ha raccontato al pubblico che non escluderà un ritorno nei panni di Kevin McCallister. Anzi, ha già immaginato un possibile film, diverso dai tentativi passati e capace di dare nuova linfa al franchise senza inseguire la nostalgia in modo superficiale.

Secondo Culkin, un nuovo capitolo dovrebbe essere “quello giusto”, qualcosa che abbia una ragione di esistere. Da qui nasce il suo pitch, che ribalta completamente la dinamica originale. L’attore ha descritto la sua visione come una storia più matura, con un Kevin adulto, segnato dalla vita ma sempre alle prese con le difficoltà del Natale.

Un Kevin adulto alle prese con suo figlio

Nell’idea di Culkin, Kevin viene presentato come un uomo rimasto vedovo oppure divorziato, impegnato a crescere un figlio mentre cerca di tenere insieme lavoro, casa e responsabilità. Proprio questa vita frenetica lo porterà a trascurare involontariamente il bambino, scatenando tensioni che sfoceranno nel vero colpo di scena: sarà Kevin a rimanere bloccato fuori casa, e sarà il figlio a chiuderlo fuori e a preparare le trappole.

La casa diventerà così un simbolo del loro rapporto, un luogo che Kevin dovrà riconquistare in senso letterale ed emotivo. L’attore ha definito questa dinamica come “la versione più vicina” a qualcosa per cui tornerebbe nella saga, spiegando che non si sentirà “completamente allergico” a un ritorno sul set se la storia trovasse un equilibrio giusto tra commedia e sentimento.

Perché questa idea funziona più dei tentativi precedenti

La formula proposta da Culkin non ripete la struttura dei film originali, ma la trasforma. Il confronto tra padre e figlio offre una chiave narrativa nuova, capace di onorare l’eredità della saga senza copiarla. Non ci sarebbe la semplice ripetizione di gag o situazioni già viste: ci sarebbe crescita, ci sarebbe un’evoluzione reale del personaggio e quel mix di caos natalizio e emozioni familiari che aveva reso iconici i primi due film.

Negli anni, i vari tentativi di rilancio non avevano convinto. Il parere di Chris Columbus, regista dei film originali, era sempre stato chiaro: cercare di ricreare quell’atmosfera sarebbe stato un errore. Il flop del reboot del 2021 aveva confermato quanto fosse difficile catturare di nuovo quella magia.

Una proposta che potrebbe rilanciare davvero la saga

L’idea di Culkin, però, cambia tutto. Metterebbe Kevin in una situazione speculare a quella vissuta da bambino, usando il linguaggio della commedia per raccontare un legame familiare complicato e trovando spazio per una storia che parla anche a un pubblico adulto. Per Disney potrebbe essere l’occasione per riportare la saga in una direzione più autentica. Non sappiamo se il progetto verrà mai realizzato, ma la strada suggerita da Culkin sembra più solida di qualsiasi tentativo precedente.

Rush Hour 4 verrà riportato in vita da Paramount su richiesta del Presidente Trump

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Paramount riporterà in vita Rush Hour 4, un progetto che per anni era rimasto in sospeso e che ora verrà rilanciato grazie a un intervento diretto e inatteso del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. La notizia arriva da Variety, che ha raccontato come Brett Ratner tornerà alla regia dopo aver guidato i tre capitoli precedenti. Ratner si sarebbe avvicinato alla famiglia Trump durante la realizzazione del documentario Melania per Prime Video, e da lì sarebbe nata la spinta decisiva che porterà la serie a un nuovo capitolo. Non abbiamo ancora una trama né conferme ufficiali sul cast, ma l’attenzione del pubblico si sta già riaccendendo, perché questo ritorno potrebbe segnare un punto importante per uno dei franchise più iconici del buddy-cop.

Il ritorno di un franchise simbolo del buddy-cop

Per ora sappiamo soltanto che Paramount lavorerà al film e che il progetto verrà sviluppato nei prossimi anni. I due protagonisti storici, Jackie Chan e Chris Tucker, verranno coinvolti in qualche forma, ma non è chiaro quale sarà il loro peso nella storia. Chan, ormai lontano dalla sua stagione più fisica, difficilmente interpreterà di nuovo un ruolo d’azione allo stesso livello di un tempo, mentre Tucker non guida un film dal 2007 e si è dedicato soprattutto agli spettacoli dal vivo.

Quello che è certo è che il franchise dovrà trovare un equilibrio tra nostalgia e rinnovamento. Il primo Rush Hour, uscito nel 1998, aveva reso iconica la coppia Lee–Carter, costruendo un mix di umorismo e inseguimenti che sarebbe diventato un modello per anni. Con il tempo la trilogia ha trovato un suo pubblico affezionato, e anche se le recensioni non sono sempre state indulgenti, il marchio Rush Hour è diventato sinonimo di una certa idea di cinema d’azione leggero e scanzonato.

Un progetto che dovrà reinventarsi

Il quarto capitolo dovrà muoversi in un panorama completamente diverso da quello dei primi anni 2000. Per questo motivo ci troveremo davanti a un film che cercherà di modernizzare la formula senza perdere l’identità costruita dai capitoli precedenti. La presenza di Ratner garantirà continuità stilistica, mentre la spinta politica che ha rimesso in moto il progetto aggiungerà inevitabilmente curiosità e attenzione mediatica.

Cosa ci aspettiamo da Rush Hour 4

Senza una finestra d’uscita annunciata, potremo soltanto aspettare e vedere come si evolverà la produzione. Le dinamiche tra i protagonisti, l’approccio ai nuovi personaggi e il tono generale del film saranno elementi centrali per capire se questo ritorno riuscirà davvero a funzionare. Rush Hour non sarebbe Rush Hour senza l’energia disordinata di Lee e Carter, quindi la vera sfida sarà capire in che modo i due torneranno all’interno della storia, e se la saga riuscirà di nuovo a conquistare il pubblico.

La serie TV di Assassin’s Creed ingaggia Toby Wallace di Euphoria come coprotagonista

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La serie Assassin’s Creed affidata a Netflix si prepara a fare un passo decisivo con l’arrivo di Toby Wallace, che diventerà uno dei protagonisti principali. L’attore australiano sarà il primo nome confermato del cast e rappresenterà il punto di partenza per un progetto ambizioso che porterà sullo schermo una delle saghe videoludiche più note al mondo. L’annuncio arriverà direttamente da Netflix Tudum, che descriverà Wallace come la prima presenza regolare nello show, anche se per ora ogni dettaglio sul suo personaggio resterà nascosto. La serie sarà guidata da Roberto Patino e David Wiener, due nomi già legati a produzioni di forte impatto.

Una storia che esplorerà il conflitto tra Assassini e Templari

Netflix presenterà una trama costruita attorno alla guerra segreta tra due fazioni che da secoli combattono per il destino dell’umanità. Da una parte ci sarà un ordine che tenterà di controllare il futuro attraverso il potere e la manipolazione, dall’altra ci saranno gli Assassini, impegnati a difendere il libero arbitrio. La serie attraverserà eventi storici cruciali e ci permetterà di seguire personaggi che vivranno avventure capaci di intrecciarsi con luoghi, epoche e misteri diversi. Il materiale da cui attingere sarà vastissimo, considerando che il franchise Assassin’s Creed ha costruito negli anni una mitologia articolata, sostenuta da giochi che hanno attraversato epoche come la Terza Crociata, la guerra d’indipendenza americana o la Baghdad del IX secolo.

Un progetto che nascerà dal peso di un’eredità importante

Il percorso che la serie affronterà sarà ampio, considerando che la saga videoludica ha totalizzato quattordici capitoli principali e diversi spin-off. L’ultimo titolo, Assassin’s Creed Shadows, uscito quest’anno, ha portato i giocatori nel Giappone del periodo Sengoku, un’ambientazione che però sembra poco probabile per l’adattamento Netflix. Lo show entrerà inevitabilmente in confronto con il film del 2016, accolto in modo tiepido, e tenterà di costruire qualcosa di più solido. Con Wallace come prima presenza confermata, la produzione potrà iniziare a delineare un percorso che prometterà un tono più maturo e una scrittura attenta alla complessità dell’universo narrativo. Sarà interessante vedere se il nuovo progetto saprà avvicinarsi alle aspettative dei fan, che da anni attendono una trasposizione capace di cogliere lo spirito autentico della saga, e se riuscirà a conquistare un posto stabile all’interno del cuore dei fan.

ROG Matrix GeForce RTX 5090 – ASUS 30th Anniversary Edition: la GPU che mette il turbo all’universo gaming

ASUS Republic of Gamers ha deciso di spegnere le candeline nel modo più “ROG” possibile, ovvero lanciando una scheda video talmente estrema che sembra uscita da un laboratorio segreto di Tony Stark.
La nuova ROG Matrix GeForce RTX 5090 – ASUS 30th Anniversary Edition è una GPU celebrativa che non si limita a dire “auguri ASUS”, ma lo grida ai quattro venti con tanta potenza, un mucchio di rame e una dissipazione che sembra progettata per domare un mini-sole.

Una bestia da 800 watt

Grazie al connettore dedicato delle motherboard Advanced BTF e al nuovo cavo 12V-2×6, questa edizione speciale può arrivare ad assorbire 800 watt.

Risultato? Un boost prestazionale fino al 10% rispetto al modello standard: praticamente un cheat code hardware, ma legale.

Quattro ventole, un flusso verticale e un silenzio spettrale

La dissipazione della ROG Matrix GeForce RTX 5090 – ASUS 30th Anniversary Edition è il vero show:

  • 4 ventole che creano un flusso verticale con +20% di pressione dell’aria;
  • Camera di vapore in rame lucidato a specchio;
  • Heat pipe e alette in rame puro;
  • Metallo liquido direttamente sul die;

Il risultato è una riduzione fino al 5% della temperatura della GPU e performance termiche da record.

Tutto questo senza compromettere la sicurezza, perché ASUS ha sviluppato un metodo proprietario per contenere il metallo liquido senza rischi. E questo è un dettaglio che i modder apprezzeranno… molto.

Tanto rame e Memory Defroster: l’overclocking serio

Lo strato di rame da 85 grammi non è solo un vezzo estetico. Migliora la stabilità delle tensioni e tiene a bada il calore durante le sessioni più pesanti.

La GPU ha un asso nella manica: il sistema Memory Defroster che si attiva automaticamente intorno allo 0 °C per evitare crash e freeze (in tutti i sensi). Overclock estremo? Via libera.

GPU Tweak III: la cabina di comando definitiva

Il software ASUS GPU Tweak III diventa una specie di cruscotto da navicella spaziale:

  • monitoraggio avanzato in tempo reale;
  • analisi telemetrica completa;
  • rilevamento dell’inclinazione fisica della scheda;
  • notifiche automatiche in caso di anomalie;
  • funzione Power Detector+ per diagnosticare problemi di alimentazione.

In pratica, la scheda ti avvisa da sola se qualcosa non va. È quasi inquietante… ma nel modo giusto.

Disponibilità e prezzo

La ROG Matrix GeForce RTX 5090 – ASUS 30th Anniversary Edition arriverà a dicembre presso partner selezionati al prezzo consigliato: 4.399 euro.

Certo, è una cifra non per tutti, o se vogliamo essere onesti per pochissimi, ma chi cerca la GPU definitiva sa già cosa fare.

Far Cry diventerà una serie antologica con Noah Hawley alla guida

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L’annuncio della nuova serie dedicata a Far Cry ci dà l’occasione per tornare su uno dei mondi videoludici più riconoscibili degli ultimi vent’anni. FX ha confermato lo sviluppo di un adattamento in forma antologica, guidato da Noah Hawley, creatore di Alien: Earth e di Fargo, affiancato da Rob McElhenney, che prenderà parte anche come interprete. La serie arriverà su Hulu negli Stati Uniti e su Disney+ a livello internazionale, aprendo così la strada a un progetto ambizioso che proverà a rinnovarsi stagione dopo stagione, proprio come la saga videoludica da cui prende ispirazione.

Un adattamento che seguirà lo spirito dei videogiochi

L’idea di fondo ci sembra chiara: ogni stagione racconterà una storia autonoma, con un nuovo cast e un nuovo scenario, mantenendo però quel filo tematico che ha sempre definito Far Cry, dalla follia dei suoi antagonisti alle tensioni sociali che esplodono in territori selvaggi e difficili da controllare. Hawley ha spiegato che ciò che lo affascina della serie di Ubisoft è proprio questa struttura, che gli permetterà di costruire un grande spettacolo d’azione senza restare vincolato a un’unica trama. Ha ricordato anche come Fargo funzioni con lo stesso meccanismo, variando il punto di vista e l’epoca, ma mantenendo intatto quel modo unico di osservare l’umanità nei suoi momenti più estremi.

Noi potremmo aspettarci quindi uno stile capace di unire ritmo, tensione e una visione più riflessiva sul comportamento umano. Hawley ha dichiarato che il suo obiettivo sarà raccontare storie che esplorino “la natura dell’umanità attraverso una lente complessa e caotica”, frase che lascia intuire come l’adattamento cercherà di bilanciare spettacolo e profondità.

Le radici di una saga che ha segnato una generazione

La serie si baserà sull’iconico franchise nato nel 2004 e diventato nel tempo uno dei pilastri degli sparatutto in prima persona. Ogni capitolo ha scelto un’ambientazione diversa, spaziando da isole tropicali a regioni montuose, fino a terre dominate da conflitti politici. Nel corso degli anni sono arrivati sei titoli principali e numerosi spin-off, con Far Cry 6 come uscita più recente nel 2021. Non sarà la prima volta che il brand proverà a passare sullo schermo: nel 2008 arrivò un film diretto da Uwe Boll, accolto in modo poco favorevole. Questa volta, però, la presenza di una squadra creativa solida potrebbe darci un risultato molto diverso.

Una sfida narrativa che dovrà convincere i fan

Ora resta da capire come verrà tradotto il tono dei giochi, fatto di violenza, humor nero e personaggi memorabili. Un elemento che molti ricorderanno è il celebre discorso di Vaas Montenegro in Far Cry 3, quando definiva la follia come “fare sempre la stessa cosa aspettandosi che qualcosa cambi”. Una frase diventata iconica, che la serie potrebbe riprendere in forma rielaborata per restare coerente con ciò che i fan amano, senza scivolare nell’imitazione.

Con un duo creativo esperto e una formula narrativa flessibile, noi possiamo sperare in un prodotto che sappia reinventarsi, rispettare la materia originale e offrire a ogni stagione un nuovo motivo per tornare nello spirito imprevedibile di Far Cry.

Valve rivela che Steam Machine, la sua console ibrida, avrà un “prezzo da PC”

Valve sta lavorando a una nuova fase della sua esperienza hardware con la Steam Machine, una console ibrida che punta a fondere la comodità delle piattaforme da salotto con la flessibilità del mondo PC. Dopo l’annuncio del 13 novembre, la discussione si è concentrata soprattutto sul costo del dispositivo, un punto ancora incerto ma su cui Pierre-Loup Griffais, sviluppatore di Valve, ha offerto qualche indicazione durante il podcast Friends Per Second. L’idea è chiara: il prezzo verrà allineato a quello di un PC assemblato con componenti capaci di offrire prestazioni simili.

Una fascia di prezzo che guarda al mercato PC

Griffais ha spiegato che la Steam Machine verrà pensata per posizionarsi nella stessa area di un computer costruito con parti equivalenti. Questo significa che il valore finale non cercherà di imitare le strategie di alcune console tradizionali, spesso vendute in perdita per poi recuperare attraverso i servizi. Valve punta invece a trovare un equilibrio fra prestazioni, usabilità e costo complessivo. Il team sta ancora definendo il prezzo, perché nel settore hardware l’andamento dei componenti può cambiare rapidamente e rendere difficile prevedere cifre precise con largo anticipo.

L’obiettivo rimane quello di presentare un dispositivo competitivo per ciò che offre in termini di potenza. Griffais ha parlato di una “buona offerta” sotto il profilo tecnico, lasciando intendere che la Steam Machine verrà costruita per sfruttare al meglio ogni parte del suo hardware e ridurre al minimo gli sprechi energetici e termici. In altre parole, un approccio che rispecchia la filosofia adottata con Steam Deck.

Un ibrido che vuole distinguersi

Valve non intende seguire la logica delle sovvenzioni applicata ad altre piattaforme del settore, e proprio per questo la definizione del prezzo richiede attenzione. La Steam Machine è stata descritta come qualcosa che manca nel panorama PC, perché unisce potenza, compattezza e funzioni pensate per il salotto. Griffais ha sottolineato alcuni elementi che risultano difficili da replicare con un PC fai-da-te: il formato ridotto, la rumorosità molto contenuta, l’avvio tramite controller e l’utilizzo con un semplice telecomando.

Questa natura ibrida crea una zona grigia in cui non esiste un reale concorrente diretto, e apre la strada a un prodotto che potrebbe ritagliarsi una posizione specifica tra console e computer tradizionali. Il fatto che non appartenga pienamente né all’uno né all’altro gruppo rende più complesso fissare una cifra definitiva.

L’attesa per un nuovo modo di intendere il gioco domestico

Il contesto attuale vede un mercato in cui i prezzi generali dell’hardware sono cresciuti negli ultimi anni, e per questo la curiosità attorno alla Steam Machine è forte. Non è ancora possibile capire se il prodotto finale sarà particolarmente costoso, ma l’interesse ruota attorno alla promessa di una macchina capace di combinare comodità da console e flessibilità da PC, con prestazioni sufficienti a giustificare ogni euro investito.

Valve sembra intenzionata a mantenere un approccio concreto, mirando a offrire un dispositivo che possa rappresentare una scelta sensata per chi vuole giocare su PC senza occuparsi delle complicazioni tecniche dell’assemblaggio. Finché non emergeranno dettagli più precisi, resta l’idea di un progetto che cerca di colmare uno spazio rimasto a lungo vuoto nel mondo del gaming domestico.

Scarlett Johansson guiderà il reboot de L’Esorcista diretto da Mike Flanagan

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Scarlett Johansson si prepara a un nuovo confronto cinematografico che la porterà lontano dai dinosauri di Jurassic World – La rinascita e direttamente nel territorio oscuro delle possessioni demoniache. Universal e Blumhouse-Atomic Monster hanno scelto lei come protagonista del nuovo reboot de L’esorcista, affidando la regia, la sceneggiatura e la produzione a Mike Flanagan, autore che negli anni ha lasciato un segno netto nel genere con opere come Midnight Mass e Doctor Sleep. Il progetto è descritto come una rilettura radicale del film originale, mantenendo però lo stesso universo narrativo.

Mike Flanagan al comando di una nuova visione

Flanagan rappresenta una scelta precisa, perché il suo modo di raccontare l’orrore punta sempre al lato emotivo e alla tensione che cresce lentamente. Questa impostazione porta a immaginare un reboot che non cercherà di ricalcare il tono del classico del 1973, ma userà quella base per costruire qualcosa di autonomo. La produzione non ha rivelato nulla della trama né del cast aggiuntivo, né tantomeno una data di uscita. Sappiamo però che il film non proseguirà la strada di The Exorcist: Believer, che avrebbe dovuto rilanciare una trilogia poi interrotta dopo un’accoglienza tiepida.

L’originale di William Friedkin raccontava la possessione di una ragazzina e il tentativo di liberarla con l’intervento di due sacerdoti cattolici. Era un film che aveva fatto epoca, sia per l’impatto culturale sia per la costruzione della tensione. Le recenti produzioni legate al franchise non hanno ripetuto quell’effetto, motivo per cui questo nuovo inizio punta a un approccio diverso e più libero.

Scarlett Johansson e il suo percorso tra franchise e ruoli iconici

La scelta di Johansson arriva in un momento in cui la sua carriera sta vivendo un nuovo slancio grazie ai successi recenti. Con Jurassic World – La rinascita, dove affiancava Jonathan Bailey, ha superato un traguardo importante al botteghino, entrando fra gli interpreti più redditizi dell’anno. Questo passo nel mondo dell’horror rappresenta quindi un’evoluzione naturale nella diversificazione dei suoi progetti.

Il nuovo film de L’esorcista segna inoltre il suo ritorno in una produzione importante di Universal, un contesto in cui ha già dimostrato di sapersi muovere con efficacia. La sua presenza indica la volontà di puntare su un volto forte e riconoscibile, capace di portare intensità anche in contesti più tesi e psicologici.

Il futuro della saga e lo spazio per una reinterpretazione

L’universo narrativo de L’esorcista rimane complesso e ricco di potenzialità. Believer aveva riportato Ellen Burstyn e Linda Blair nei rispettivi ruoli, accompagnate da un cast che comprendeva Leslie Odom Jr., Lidya Jewett, Olivia O’Neill, Jennifer Nettles, Norbert Leo Butz e Ann Dowd. Il film, pur superando i cento milioni di dollari al botteghino globale, non aveva però creato l’interesse necessario per proseguire la trilogia pianificata.

Per questo nuovo inizio, la produzione ha scelto di non legarsi a quella continuità e di ripartire da un’idea autonoma. Il risultato sarà un film che tenta di trovare un equilibrio fra rispetto per la tradizione e libertà creativa, sfruttando il talento di Flanagan per la costruzione di atmosfere dense e la presenza di Johansson per dare un’identità precisa alla storia.

Il progetto rimane avvolto nel riserbo, ma la combinazione fra un’autrice del genere come Flanagan e una protagonista come Johansson lascia intuire una direzione chiara, pronta a restituire vigore a una delle saghe più influenti della storia del cinema horror.

Trofeo RiLL: presentata la nuova antologia 2025

Se c’è una cosa che ogni anno conferma la sua magia è l’uscita del nuovo volume Mondi Incantati, l’antologia che raccoglie il meglio – ma davvero il meglio – della narrativa fantastica selezionata dal Trofeo RiLL.

L’edizione 2025, “URBS SANGUINUM e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” si presenta con dodici racconti che sono un biglietto di sola andata verso universi dove tutto può succedere: città assetate di sangue, piogge che cambiano destini, cervi che camminano come donne e violinisti che sembrano arrivare da un autunno eterno.

Dodici racconti, un solo viaggio: la fantasia

Quest’anno il Trofeo RiLL ha sfiorato il record di partecipazioni: 437 racconti, un’ondata di creatività che rende la competizione la seconda più affollata della sua storia. Da questa montagna di storie, ecco i cinque racconti che si sono presi la ribalta:

  • Urbs Sanguinum – Emanuele Arciprete (vincitore)
  • Quando venne la pioggia – Andrea Porcu (secondo classificato)
  • La seconda regola – Marta Bonaventura (terzo classificato)
  • La donna cervo – Giorgio Smojver (quarto classificato)
  • I violini d’autunno – Mauro Bennici (quinto classificato)

Storie molto diverse tra loro, ma accomunate da un gusto per il fantastico che riesce a essere inquietante, poetico, surreale e profondamente umano allo stesso tempo.

URBS SANGUINUM e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni

Il RiLL World Tour 2025: quattro premi, quattro mondi

La seconda sezione del volume è un viaggio globale.

Il RiLL World Tour 2025 porta dentro l’antologia i racconti vincitori dei concorsi gemellati in Portogallo, Spagna, Australia e Sudafrica. Una specie di Eurovision del fantastico, ma con più mostri e meno coreografie.

Ecco i titoli selezionati:

  • L’assioma di Prometeo – Antonio Garber (Premio Visiones 2025, Spagna) – Trad. Serena Valentini;
  • Tutto va ricominciato – Wayne Hotu (AHWA Short Story Competition 2023, Australia) – Trad. Francesca Garello
  • Lo strano caso di Mister Rayleigh – Ana Rita Garcia (Premio Ataegina 2024, Portogallo) – Trad. Emiliano Marchetti
  • L’ultimo a uscire spenga la luce – Philip Machanick (NOVA Short Story Competition 2024, Sudafrica) – Trad. Francesca Garello

Una sezione che mostra come la narrativa fantastica abbia mille accenti diversi, ma la stessa capacità di spalancare porte verso l’ignoto.

SFIDA 2025: il ritorno dei veterani

Chiudono la raccolta i tre racconti vincitori di SFIDA 2025, il concorso riservato agli autori che hanno già calcato il palco del Trofeo RiLL e che qui si confrontano con nuove prove di creatività:

Cantando sotto la pioggia – Francesco Pone;

Il colore del cielo – Antonella Mecenero;

Tornando a casa – Marta Bonaventura.

Insomma, parliamo di racconti che hanno il sapore delle idee mature, affilate dall’esperienza.

Dove acquistare Mondi Incantati 2025

L’antologia è pubblicata da Acheron Books, curata direttamente da RiLL e patrocinata da Lucca Comics & Games. La splendida copertina, sempre coerente con lo stile della serie, è firmata da Valeria De Caterini.

La nuova antologia 2025 “URBS SANGUINUM e altri racconti dal Trofeo RiLL e dintorni” è disponibile:

  • direttamente sul sito di RiLL (10 euro, spedizione inclusa);
  • su Amazon
  • su Mare Magnum
  • e presto anche su altri store online (10 euro + spese di spedizione)

Perfetta come regalo di Natale per chi ama i draghi… o come auto-regalo per chi crede che la fantasia sia una cosa seria.

La trilogia di Star Wars di Rian Johnson è stata (questa volta definitivamente) cancellata

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La lunga attesa attorno alla possibile trilogia di Star Wars sviluppata da Rian Johnson arriva a una conclusione definitiva. Il regista, noto soprattutto per la saga investigativa di Knives Out con Daniel Craig, ha confermato che il progetto è stato abbandonato. La notizia arriva da un’intervista rilasciata a The Hollywood Reporter, in cui ripercorre parte del suo percorso creativo, dal successo di The Last Jedi fino ai lavori più recenti. Le sue parole chiariscono un sospetto che circolava da anni: quella trilogia non ha mai superato lo stadio concettuale e ora è ufficialmente accantonata.

Il legame di Johnson con Star Wars e l’origine del progetto

Il rapporto fra Johnson e l’universo creato da George Lucas rimane complesso. The Last Jedi, uscito nel 2017, aveva diviso profondamente il pubblico ma aveva comunque ottenuto ottimi risultati al botteghino. Dopo quel capitolo centrale nella trilogia sequel, gli era stato proposto di tornare subito dietro la macchina da presa per un nuovo film, proposta che lui stesso ha raccontato di aver rifiutato. Poco dopo, però, aveva accettato l’idea più ampia di una trilogia completamente scollegata dalla saga degli Skywalker, una sorta di nuova frontiera narrativa per l’universo di Star Wars.

Secondo quanto riportato, quel progetto non ha mai trovato una forma concreta. L’idea rimaneva interessante, ma gli impegni crescenti legati ai nuovi episodi di Knives Out hanno finito per allontanare Johnson da un percorso che richiedeva anni di sviluppo. Con il passare del tempo, l’assenza di notizie aveva alimentato la sensazione che quella trilogia fosse destinata a rimanere un’intenzione mai realizzata.

Star Wars Gli Ultimi Jedi Finale

Le dichiarazioni del regista e il senso di una chiusura incompleta

Nell’intervista, Johnson ha confermato apertamente che la trilogia è «effettivamente morta». Allo stesso tempo ha spiegato che “una parte della mia mente sarà sempre in Star Wars”, mostrando un legame emotivo che non si è mai spezzato del tutto. Il regista non esclude di tornare un giorno nella galassia lontana, ma al momento non esiste alcun progetto concreto.

Questa situazione riflette bene la difficoltà di ampliare un universo narrativo tanto amato senza incontrare ostacoli creativi o pressioni interne. L’idea di una trilogia libera dal peso della storia degli Skywalker era affascinante, e avrebbe potuto offrire una visione nuova dell’ambientazione. Il suo abbandono lascia un vuoto potenziale, ma rientra in un contesto in cui il franchise deve ogni volta bilanciare innovazione e tradizione.

I prossimi progetti che porteranno avanti l’universo di Star Wars

Nonostante l’addio a questo progetto, il percorso di Star Wars continua con nuovi titoli già fissati. The Mandalorian & Grogu, film collegato alla serie Disney+, arriverà nelle sale nel maggio 2026. Il calendario proseguirà nel maggio 2027 con Star Wars: Starfighter, diretto da Shawn Levy e con Ryan Gosling nel ruolo principale.

Questi nuovi capitoli mostrano come il franchise stia scegliendo direzioni ben definite, puntando su storie collegate a personaggi già apprezzati o su nuove avventure che mantengono un legame riconoscibile con l’universo centrale. In questo panorama, la trilogia di Johnson sarebbe stata un tentativo di apertura verso territori ancora inesplorati. La sua cancellazione non impedisce a Star Wars di andare avanti, ma ci ricorda quanto sia complicato innovare una saga che porta sulle spalle decenni di aspettative e interpretazioni.

George R.R. Martin anticipa l’arrivo di un mondo esteso per Game of Thrones, con nuovi spin-off, prequel e sequel

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Il percorso narrativo nato dai romanzi di George R.R. Martin continua a crescere. Le ultime dichiarazioni dello scrittore lasciano capire che l’universo di Westeros potrebbe ampliarsi in modo decisivo nei prossimi anni. L’idea non è quella di un semplice proseguimento delle serie già note, ma di una struttura più ampia, quasi cinematografica, capace di collegare spin-off, prequel e possibili sequel in un’unica direzione coerente. Le basi sono già solide grazie a House of the Dragon e A Knight of the Seven Kingdoms, ma il quadro complessivo sembra andare ben oltre ciò che è già stato confermato.

Le nuove stagioni dei prequel e la cornice che si sta formando

L’annuncio della nuova roadmap mostra un piano chiaro per i due prequel principali. House of the Dragon sta vivendo la sua seconda stagione e tornerà anche nel 2026 e nel 2028, mentre A Knight of the Seven Kingdoms debutterà nel 2026 e avrà un seguito previsto per il 2027. Questo percorso definisce un ritmo costante che accompagnerebbe gli spettatori fino alla fine del decennio, dando continuità e struttura alle vicende narrate.

Questa stabilità permette di immaginare un mondo più ampio. Martin ha spiegato che esistono diversi progetti in via di sviluppo, molti dei quali legati al passato di Westeros. La cosa interessante è che non si tratta di idee isolate: l’autore lavora insieme ad altri sceneggiatori per costruire una serie di racconti che si intrecciano con l’arco narrativo principale. Da qui nasce la percezione di un universo narrativo più grande, capace di estendersi in molte direzioni.

A Knight of the Seven Kingdoms

L’interesse crescente per i prequel e il peso della storia targaryen

Tra i progetti citati, il più concreto è il racconto dedicato a Aegon il Conquistatore, figura chiave nella storia dei Targaryen. La serie sarebbe ambientata circa tre secoli prima degli eventi di Game of Thrones e seguirebbe Aegon, Rhaenys e Visenya nella campagna che portò alla conquista di sei dei sette regni.

Questo periodo offre uno scenario ricco, fatto di battaglie, politica e potere. L’idea di esplorare le origini della dinastia che ha segnato gran parte della storia di Westeros permette di approfondire radici spesso citate ma mai davvero raccontate in modo completo. Allo stesso tempo, questa scelta rafforza il senso di continuità tra ciò che conosciamo e ciò che ancora deve essere mostrato.

Il possibile sequel e il rapporto con i libri ancora incompiuti

La parte più sorprendente riguarda l’esistenza di uno o più sequel. L’idea di tornare nel periodo successivo agli eventi di Game of Thrones apre un dibattito inevitabile, soprattutto considerando le critiche rivolte alla stagione finale della serie madre. Martin non ha ancora terminato gli ultimi due volumi della saga, The Winds of Winter e A Dream of Spring, e un eventuale sequel televisivo potrebbe attingere da materiali non ancora pubblicati.

Questa prospettiva ci porta a pensare a un percorso narrativo che intrecci le intenzioni dell’autore con le esigenze della produzione, creando un terreno nuovo e ancora tutto da definire. È un punto delicato, perché tocca un’eredità narrativa complessa e molto amata. Allo stesso tempo, offre l’occasione di chiudere certi fili lasciati in sospeso e di immaginare un futuro diverso da quello visto sullo schermo.

Il quadro che emerge dalle parole di Martin è quello di un mondo che continua ad ampliarsi senza perdere il suo nucleo centrale. Westeros rimane un luogo vivo, pieno di storie che meritano ancora di essere raccontate, e le prossime produzioni sembrano voler raccogliere questa eredità spingendola un po’ più lontano.

Stranger Things 5 Vol. 1: il trailer ci prepara a un ritorno intenso nel Sottosopra

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La nuova stagione di Stranger Things 5 Vol. 1 segna un passaggio decisivo per Hawkins, portando la storia verso un finale che avrà il peso di tutti gli anni precedenti. Il trailer disffuso da Netflix Italia su YouTube mostra subito un clima teso, con il gruppo costretto a reagire a una minaccia sempre più vicina. L’atmosfera è quella di un conto alla rovescia che non lascia spazio a pause, mentre ogni personaggio viene trascinato dentro un conflitto che non può più essere evitato.

Il clima del 1987 e la caccia a Vecna

Il racconto ci porta nell’autunno del 1987, con Hawkins ferita dall’apertura delle fratture tra i mondi. Il punto di partenza è chiaro: i protagonisti sono uniti da un obiettivo unico, trovare e uccidere) Vecna, che questa volta sembra sparito nel nulla. La sua assenza pesa più della sua presenza, perché lascia spazio a un’ombra che si allunga su tutta la città.

Il governo impone un rigido isolamento militare e intensifica la ricerca di Eleven, costringendola a nascondersi ancora una volta. Questo ritorno alla clandestinità si intreccia con la memoria della scomparsa di Will, riportando con forza quella sensazione di pericolo che aveva dato il via a tutto. Il trailer suggerisce un crescendo in cui la tensione non si limita a un singolo personaggio, ma si riflette sull’intero gruppo, creando un mosaico di fragilità e determinazione.

Un gruppo messo alla prova da un pericolo crescente

Le scene presentate mostrano momenti che coinvolgono l’intera squadra. Eleven supera un recinto spinato mentre Jonathan e Nancy reagiscono agli attacchi con una mitragliatrice e una torcia. Lucas impugna un tubo metallico e Steve affronta un varco senza esitare. Ogni gesto sembra preparare il terreno per una stagione in cui nessuno potrà restare ai margini.

L’idea di fondo, confermata dalle parole del trailer, è che ci sarà spazio per un piano audace, forse anche folle, che metterà a rischio tutti. Questa sensazione di rischio condiviso trasforma il gruppo in un’unica forza compatta. La narrazione punta sulla coralità, elemento che ha sempre definito la serie, ma ora accentuato da un pericolo descritto come più potente e letale di qualsiasi cosa affrontata prima.

Ecco il trailer di Stranger Things Vol. 1:

Il percorso verso il finale e il ritorno del cast storico

La struttura della stagione viene divisa in tre parti, con i primi quattro episodi che apriranno il percorso verso l’epilogo. Anche in questo caso emerge l’intenzione di costruire un progressivo aumento della tensione fino alla conclusione prevista con un ultimo episodio dalla durata di due ore.

Gli autori storici della serie tornano alla guida, accompagnati da altri sceneggiatori e registi che affiancheranno i Duffer Brothers nel modellare questo penultimo capitolo. Il cast principale riprende ogni ruolo, mantenendo intatto quel legame con gli spettatori che segue i personaggi dall’inizio della storia. Millie Bobby Brown, Finn Wolfhard, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin, Noah Schnapp, Joe Keery, Sadie Sink, Natalia Dyer, Charlie Heaton, Maya Hawke, Winona Ryder, David Harbour e Jamie Campbell Bower riportano in scena tutte le dinamiche che hanno reso la serie un punto fermo del racconto contemporaneo.

L’impressione generale è quella di una stagione che vuole chiudere un cerchio rimasto aperto per anni, richiamando emozioni, ricordi e paure che hanno costruito la mitologia di Hawkins. Per chi segue la serie dall’inizio, questo primo volume sembra rappresentare l’inizio della fine, un passaggio che prepara al confronto definitivo con un male che, questa volta, appare più vicino che mai.

Fibonacci Day: ecco perché il 23 novembre festeggiamo il matematico che ha svelato l’armonia tra natura e numeri

Il 23 novembre ha qualcosa di speciale. Per alcuni è un venerdì qualunque, quest’anno coincidente con il Black Friday, ma per chi ama la matematica, la natura e le curiosità scientifiche, oggi è il Fibonacci Day, la giornata dedicata a Leonardo Pisano, meglio noto come Fibonacci, uno dei matematici più brillanti della storia.

Chi era Fibonacci?

Nato a Pisa intorno al 1170, Fibonacci ha introdotto in Europa una delle formule più affascinanti di sempre: la successione di Fibonacci, dove ogni numero nasce dalla somma dei due precedenti. Una formula semplice, elegante e così perfetta da affascinare anche i neofiti.

Fibonacci presentò la sequenza nel suo Liber Abaci del 1202, un manuale che ai tempi fece lo stesso effetto de “Il codice Da Vinci“: mistero, curiosità e un pizzico di esoterismo. Il libro originale è andato perso, ma fortunatamente ci rimane la seconda edizione del 1228, dedicata al filosofo Michele Scoto e scritta, a quanto pare, dopo un acceso dibattito matematico con Federico II di Svevia. Sì, proprio lui, lo “Stupor Mundi”.

La successione di Fibonacci spiegata con… i conigli

Alcuni matematici di fama furono chiamati a risolvere un problema legato alla riproduzione dei conigli: “Un uomo ha una coppia di conigli in recinto chiuso. Come si riproducono i conigli se ogni coppia genera una nuova coppia al mese, che a sua volta diventa fertile dal secondo mese?”.

La risposta è una sequenza che è presente ovunque nella natura. Davvero ovunque.

successione fibonacci girasole

Perché il 23 novembre è il Fibonacci Day?

Semplice: la data 23/11 contiene i numeri iniziali della successione (1, 1, 2, 3), ovviamente seguendo la notazione anglosassone (mese/giorno), con 11/23 che diventa un mini spoiler della formula stessa: 0,1,1,2,3,5,8,13,21, eccetera.

Insomma un piccolo easter egg matematico, ovviamente voluto, nascosto nel calendario.

La matematica che spunta tra fiori, conchiglie e galassie

Come già anticipato, la successione di Fibonacci descrive tantissimi fenomeni naturali. Ovunque ci sia crescita, simmetria o movimento spiraliforme, Fibonacci lascia la sua firma:

  • nel numero di petali delle margherite (di solito 13, 21 o 34);
  • nelle spirali delle conchiglie;
  • nella disposizione dei semi del girasole;
  • nella crescita dei rami e delle foglie delle piante;
  • nella forma degli uragani;
  • nelle distanze tra i pianeti;
  • nel moto delle galassie.

galassia via lattea

La sua bellezza risiede nel fatto che la natura sembra “preferire” questo schema, come se avesse una sorta di algoritmo nascosto.

Del resto, come recita una frase spesso attribuita (a torto) a Galileo: “La matematica è l’alfabeto con cui Dio ha scritto l’universo.”

Il numero aureo: quando la matematica diventa arte

La successione tende al celebre numero aureo, indicato con la lettera greca phi (φ), dal valore approssimativo di 1,618. Secondo gli artisti dell’epoca rinascimentale, rappresentava la proporzione perfetta, schema visivo che ancora oggi i grafici seguono quasi come un mantra.

E c’è di più: Keplero individuò la relazione tra la serie di Fibonacci e il numero aureo studiando le orbite planetarie.