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La recensione di Assassin’s Creed Black Flag Resynced: bentornati a bordo!

C’è un momento, nelle prime ore di Assassin’s Creed Black Flag Resynced, in cui la Jackdaw prende il largo per la prima volta sotto il sole del Caraibi con il vento in poppa e l’equipaggio che intona uno shanty, e ci si ritrova a sorridere come degli idioti davanti allo schermo. Non per nostalgia, o almeno non solo per quella, ma perché si capisce immediatamente che questo non è il solito “remake con qualche ritocco grafico” fatto per spillare qualche euro ai fan affezionati.

Ubisoft Singapore ha rimesso le mani su uno dei capitoli più amati della serie con un rispetto e un’ambizione che si sentono in ogni singola sequenza. Tredici anni dopo, Edward Kenway è tornato. E non ha perso nemmeno un grammo del suo carisma.

Una storia che regge ancora… e che adesso respira meglio

Partiamo subito dall’elefante nella stanza: sì, Assassin’s Creed Black Flag Resynced è un remake, e la storia principale è quella che è. Chi aveva già vissuto l’avventura di Edward nel 2013 ritroverà lo stesso pirata ambizioso che per caso si ritrova coinvolto nella guerra secolare tra Assassini e Templari, la stessa ricerca dell’Osservatorio, gli stessi compagni di viaggio. E onestamente? Fa ancora la sua figura. Anzi, a distanza di anni si apprezza ancora di più quanto la narrativa originale sapesse bilanciare il grande conflitto storico con qualcosa di molto più intimo, un racconto di amicizia, di perdita, di cosa significhi davvero costruirsi una famiglia. Non era un videogioco che raccontava la solita storia di eroi e villain: era molto più sfumato di così.

Quello che Resynced aggiunge, però, vale la pena di sottolinearlo. Il team di sviluppo ha introdotto nuove missioni che espandono gli archi narrativi di alcuni personaggi secondari dell’originale, spiegandone il lascito oltre i confini della storia principale. Soprattutto, vengono reclutati tre nuovi ufficiali per la Jackdaw, Il Padre, Lucy Baldwin e Tobias “Deadman” Smith, ciascuno con la propria storia autonoma da seguire, e chi li raccoglie tutti e tre sblocca una missione finale che si ricollega a un momento cruciale della campagna principale. Una trovata narrativa che funziona sorprendentemente bene. Blackbeard e Stede Bonnet ricevono nuove sequenze che ne approfondiscono la caratterizzazione, e vedere la genesi di Barbanera, prima ancora che diventasse il pirata leggendario che tutti conoscono, è uno dei momenti più riusciti dell’intero pacchetto narrativo. Le odiose sezioni nel presente ambientate negli uffici di Abstergo, che nell’originale rompevano il ritmo dell’avventura con sequenze di puzzle poco ispirate, sono state rimosse. Al loro posto, quattro “squarci” nella simulazione, scenari ipotetici su strade alternative che i personaggi avrebbero potuto percorrere, tengono vivo quel filo metalinguistico senza interrompere la storia con parentesi anacronistiche. Chi se li ricordava con poco affetto può dormire sonni tranquilli. Va anche detto, per completezza, che il DLC Freedom Cry, il capitolo autonomo incentrato sul nostromo Adéwalé, non è incluso nel pacchetto base.

Assassins Creed Black Flag Resynced

Tecnicamente, è un altro pianeta

Parliamo della parte più facile: Assassin’s Creed Black Flag Resynced è uno dei giochi più belli del 2026, e non è nemmeno una gara particolarmente combattuta. Il motore Anvil nella sua iterazione più recente, lo stesso che ha fatto un figurone su Assassin’s Creed Shadows l’anno scorso, viene qui applicato a un contesto che gli si addice ancora di più: acqua, cieli aperti, vegetazione tropicale, luce caraibica che cambia col tempo e con le condizioni atmosferiche. Il sistema meteorologico dinamico non è solo un vezzo visivo: le tempeste in mare aperto interagiscono con l’illuminazione globale in tempo reale, scuotono il cielo, sferzano lo scafo e cambiano concretamente le condizioni dei combattimenti navali. Stare alla ruota della Jackdaw durante un uragano con la colonna sonora di Brian Tyler che sale di tono è una di quelle esperienze che difficilmente si dimenticano.

Le città ricostruite, Havana, Nassau, Kingston, mantengono la loro anima riconoscibile, quel mix di splendore coloniale e caos portuale che le aveva rese memorabili nel 2013, ma adesso hanno una densità visiva e un’espressività che all’epoca erano semplicemente fuori portata. I volti di Edward, Barbanera e James Kidd sono notevolmente più espressivi e credibili nelle scene narrative. Con qualche eccezione: Anne Bonny, in certi frangenti, sfiora quello strano disagio estetico che si prova davanti a un personaggio realizzato quasi perfettamente ma non del tutto. Un dettaglio minore, ma che si nota. Come si nota, del resto, il classico “jank alla Assassin’s Creed” che non ha mai abbandonato del tutto la serie: qualche PNG fluttuante, qualche fisica del tessuto che va per i fatti suoi, qualche animazione di transizione che zoppica. Non rovinano l’esperienza, ma è giusto saperlo.

Il combattimento: finalmente una vera sfida

Qui è dove Resynced prende le sue decisioni più coraggiose, e la stragrande maggioranza funziona. Il sistema di combattimento dell’originale era onesto ma limitato: si aspettava l’icona rossa sopra la testa di un nemico, si premeva un pulsante, si ripeteva fino alla nausea. Efficace, ma meccanico. Il remake lo sovverte completamente introducendo una barra gialla sopra la barra vita di ogni avversario che rappresenta la sua difesa attiva: va spezzata prima di poter infliggere danni significativi, e farlo richiede un approccio più ragionato.

Gli attacchi ripetuti funzionano, ma i nemici si adattano ai pattern e iniziano a parare. Ecco allora che entrano in gioco le novità: uno spazzata alle gambe che manda a terra chi blocca, un calcio che proietta i nemici all’indietro, utilissimo vicino a un cornicione o a una parete per attivare un abbattimento ambientale, e un attacco caricato il cui effetto cambia a seconda del tipo di spada equipaggiata. Le sciabole falciano in arco tutti i nemici attorno, i fioretti infilzano in avanti con precisione chirurgica, le spade-pistola scaricano due colpi senza consumare munizioni. Ogni lama ha la sua personalità, e cambiarle durante il gioco non è mai solo una questione estetica. Il dardo con corda, che nell’originale arrivava quasi alla fine, viene consegnato molto prima, trasformandolo in uno strumento tattico che accompagna buona parte dell’avventura. La sensazione complessiva è quella di un combattimento finalmente adulto, che chiede di leggere lo scontro invece di eseguirlo meccanicamente.

La Jackdaw: qualche novità mirata, zero passi falsi

Ubisoft ha avuto l’intelligenza di non toccare ciò che non aveva bisogno di essere toccato. Il combattimento navale era già il punto di forza dell’originale, e rimane probabilmente il migliore della categoria ancora oggi, quindi le modifiche qui sono chirurgiche piuttosto che rivoluzionarie. Ogni tipo di arma della nave sblocca una modalità di fuoco alternativa avanzando nella campagna e liberando i forti: i cannoni possono sparare colpi incandescenti a corto raggio, le botti di fuoco diventano barili a frammentazione. Gli ufficiali reclutati portano abilità specifiche alla nave: uno permette un’improvvisazione difensiva perfetta che azzera quasi del tutto i danni, un altro scarica due salve di cannonate con un singolo tasto. La differenza si sente, soprattutto negli scontri più duri.

La rimozione più benvenuta, però, è quella delle sequenze di furtività navale forzata: nell’originale erano tra i momenti più frustranti in assoluto, con la Jackdaw che doveva muoversi nell’oscurità cercando di non incrociare la linea di visuale di fregate e vascelli di linea mentre seguiva un bersaglio su una minimappa caotica. Sparite. Addio. Non mancheranno a nessuno.

Black Flag Resynced

Verdetto: benvenuti a bordo (di nuovo)

Assassin’s Creed Black Flag Resynced si prende un posto di diritto tra i migliori remake degli ultimi anni, alla pari di lavori come Resident Evil 4 e Dead Space. Non si limita a lucidare la superficie di un classico: lo smonta, lo ricostruisce con gli strumenti del 2026 e lo restituisce con qualcosa in più: più profondità nel combattimento, più respiro nella narrazione, più bellezza visiva, meno frustrazioni accumulate in tredici anni di replay. Chi non ha mai giocato il Black Flag del 2013 ha tra le mani il modo migliore per viverlo. Chi lo ricorda come uno dei capitoli preferiti della serie troverà esattamente ciò che cercava: la stessa avventura, più viva che mai. Alzate le vele.

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Avengers Doomsday: Wolverine e lo Spider-Man di Tobey Maguire avranno pochissimo spazio. Un rumor parla di appena tre minuti

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Quando si parla di Avengers Doomsday una cosa è ormai diventata inevitabile: distinguere i rumor dalle informazioni ufficiali è sempre più complicato.

Il prossimo colossal dei Marvel Studios continua infatti a essere al centro di indiscrezioni praticamente quotidiane e l’ultima potrebbe far discutere parecchio i fan di Wolverine (Hugh Jackman) e dello Spider-Man interpretato da Tobey Maguire.

Secondo una nuova voce di corridoio, infatti, entrambi i personaggi avrebbero un ruolo sorprendentemente ridotto nel film, con appena tre minuti di screen time prima che la loro storia prenda una piega decisamente drammatica.

Naturalmente, è bene ribadirlo fin da subito: si tratta esclusivamente di rumor e nulla è stato confermato dai Marvel Studios e ciò che leggerete fra poco potrebbe rappresentare uno spiacevole spoiler per cui, se ci tenete alla vostra salute mentale e non volete rovinarvi la visione del film, il consiglio è ovviamente quello di non proseguire oltre, magari guardando alcuni spot di Spider-Man: Brand New Day sempre per rimanere in tema Uomo Ragno.

Wolverine e Spider-Man protagonisti di una fugace e tragica sequenza iniziale

L’indiscrezione arriva dall’insider MyTimeToShineHello, che sui social ha affermato che Hugh Jackman e Tobey Maguire comparirebbero sullo schermo per circa tre minuti prima di essere uccisi durante gli eventi iniziali di Avengers: Doomsday.

Una rivelazione che, se fosse confermata, rappresenterebbe una scelta narrativa piuttosto audace, considerando quanto i due personaggi siano amati dal pubblico e il peso che avrebbero in un film dedicato al Multiverso.

Una battaglia tra universi

Questa indiscrezione non nasce dal nulla. Negli ultimi mesi sono emerse diverse voci secondo cui l’apertura del film sarebbe incentrata su un gigantesco scontro multiversale. Lo stesso MyTimeToShineHello aveva sostenuto in passato che Deadpool e Wolverine sarebbero stati inviati sulla Terra dello Spider-Man di Tobey Maguire con l’obiettivo di distruggerla.

Sempre secondo questa ricostruzione, il film includerebbe anche uno scontro tra Wolverine e lo Spider-Man di Maguire destinato a concludersi in modo tragico.

Come prevedibile, queste indiscrezioni hanno alimentato numerose teorie tra gli appassionati, soprattutto considerando che Avengers: Doomsday dovrebbe rappresentare uno dei capitoli più ambiziosi dell’intera Saga del Multiverso.

Versioni che non coincidono

Tuttavia, come spesso accade con le produzioni Marvel, le fonti non raccontano tutte la stessa storia.

Alcune indiscrezioni diffuse nei mesi scorsi sostenevano addirittura che lo Spider-Man di Tobey Maguire, affiancato da Doctor Octopus, avrebbe affrontato gli X-Men dell’universo cinematografico Fox prima dell’escalation finale dello scontro.

Altre fonti, invece, raccontano una versione completamente diversa: l’insider Alex Perez, di The Cosmic Circus, ha infatti smentito questa ricostruzione, sostenendo che lo Spider-Man interpretato da Maguire sopravviverebbe agli eventi del film.

Appuntamento a dicembre

Insomma, al momento le indiscrezioni si contraddicono a vicenda e non permettono di delineare un quadro realmente affidabile.

Fino a quando lo studio non mostrerà materiale ufficiale o non rivelerà nuovi dettagli sulla trama, tutte queste ricostruzioni devono essere prese con le pinze.

Una cosa, però, sembra ormai evidente: qualunque direzione prenderà Avengers: Doomsday, il film punta a giocare un ruolo centrale nella Saga del Multiverso.

Se Wolverine e lo Spider-Man di Tobey Maguire avranno davvero soltanto pochi minuti sullo schermo o se queste ultime indiscrezioni si riveleranno infondate, lo scopriremo soltanto il 16 dicembre quando il film arriverà nelle sale cinematografiche italiane.

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Hearthstone: disponibile la nuova espansione Fuga dalla Fortezza Violacea con 135 carte inedite

L’universo di Hearthstone si arricchisce con una nuova, spettacolare espansione. Fuga dalla Fortezza Violacea è ora disponibile e introduce 135 nuove carte collezionabili, oltre a una serie di meccaniche inedite che promettono di rivoluzionare il meta del celebre gioco di carte digitale di Blizzard.

Ambientata nella famigerata prigione di massima sicurezza di Azeroth, l’espansione trasporta i giocatori nel cuore di una rocambolesca evasione orchestrata, portando in scena nuovi servitori leggendari, abilità originali e carte capaci di cambiare radicalmente il modo di affrontare una partita.

Vanessa VanCleef guida la fuga dalla Fortezza Violacea

La protagonista di questa nuova avventura è Vanessa VanCleef, determinata a mettere in atto un’audace evasione dalla Fortezza Violacea insieme a un gruppo di pericolosi detenuti. Da questo scenario nasce la nuova tipologia di servitori Sovvertiregole, una delle principali novità dell’espansione.

Ogni classe riceve infatti un servitore Sovvertiregole Leggendario, progettato per infrangere una delle regole fondamentali di Hearthstone. L’obiettivo è offrire nuove possibilità strategiche e creare partite ancora più imprevedibili, ribaltando le convenzioni su cui si basa il gameplay del titolo Blizzard.

Predisposizione: la nuova abilità di Hearthstone

Tra le aggiunte più interessanti spicca Predisposizione, una nuova abilità che premia la pianificazione a lungo termine.

Le carte dotate di questa meccanica possono essere trascinate direttamente nel proprio mazzo, consumando tutto il mana residuo del turno. In cambio, il loro costo verrà ridotto dell’ammontare del mana speso, più un ulteriore punto, consentendo di preparare in anticipo giocate devastanti da sfruttare nei momenti decisivi della partita.

Si tratta di una meccanica che aggiunge ulteriore profondità strategica e offre nuove possibilità nella costruzione dei mazzi.

Servitori Camuffamento e carte Mazzetta cambiano le regole del gioco

Fuga dalla Fortezza Violacea introduce anche due nuove tipologie di carte destinate a sorprendere i giocatori.

I servitori Camuffamento permettono, per la prima volta nella storia di Hearthstone, di evocare un servitore direttamente sul lato del tabellone dell’avversario. Questa particolare caratteristica apre a numerose strategie: è possibile schierare il servitore normalmente per sfruttarne gli effetti oppure utilizzarlo per ostacolare direttamente il piano di gioco del nemico.

Le nuove carte Mazzetta, invece, offrono potenti effetti immediati, ma richiedono un compromesso: ogni utilizzo concede anche un piccolo vantaggio all’avversario. Una scelta rischiosa che costringerà i giocatori a valutare con attenzione il momento migliore in cui giocarle.

Diamoci da fare

L’espansione è già disponibile per tutti i giocatori e con 135 nuove carte, nuove meccaniche e una forte componente strategica, Fuga dalla Fortezza Violacea rappresenta una delle espansioni più originali degli ultimi anni per Hearthstone.

Oltre a iniziare subito la propria evasione dalla Fortezza Violacea, è possibile consultare le note della patch 36.0 per scoprire tutti i dettagli dell’aggiornamento e le ricompense disponibili con il lancio della nuova espansione.

Backrooms supera i 357 milioni di dollari e stabilisce nuovi record storici per A24

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Backrooms, il film horror di A24 diretto da Kane Parsons, continua a riscrivere i libri dei record. Il lungometraggio ha superato la soglia dei 357 milioni di dollari a livello globale, diventando il film più redditizio nella storia di A24 in diversi mercati internazionali. A riportare i dati è stato The Hollywood Reporter.

Tra i mercati in cui il film ha stabilito il primato assoluto per lo studio figurano la Cina — dove si avvicina ai 15 milioni di dollari, un risultato notevole per un horror di produzione indipendente — e la Francia, dove ha superato il precedente record detenuto da Marty Supreme (2025). Il film è anche il maggiore incasso nella storia di A24 in Tailandia, Russia e Polonia.

Un successo costruito su 10 milioni di budget e un fenomeno nato su internet

Il risultato è ancora più sorprendente se si considera che Backrooms è stato realizzato con un budget dichiarato di soli 10 milioni di dollari, eppure ha già superato al botteghino prodotti ad alto budget come Scream 7 e Mortal Kombat II, diventando il film horror originale con il maggior incasso di sempre nel panorama hollywoodiano attuale.

La pellicola segue un proprietario di un negozio di mobili interpretato da Chiwetel Ejiofor, che scopre un passaggio segreto che lo trascina in un labirinto apparentemente infinito di stanze anonime. Quando l’uomo scompare, la sua terapeuta — interpretata da Renate Reinsve — si avventura nelle Backrooms per cercarlo e riportarlo indietro. Un concept semplice, disturbante, figlio di un mito nato su internet e capace di trovare il proprio pubblico in tutto il mondo.

Backrooms

Il sequel è già in sviluppo: Parsons cerca uno sceneggiatore collaboratore

Con numeri del genere, nessuno si stupisce che A24 stia già pensando al futuro del franchise. Secondo fonti riportate da Deadline, Parsons starebbe cercando un collaboratore alla sceneggiatura per lavorare al sequel di Backrooms, con l’intenzione di espandere il franchise in formato di antologia cinematografica — una struttura che permetterebbe di raccontare storie diverse all’interno dello stesso universo senza essere vincolati ai personaggi del primo film.

Il regista aveva già anticipato la sua visione a lungo termine per il franchise in diverse interviste rilasciate dopo il debutto del film: storie separate, ambientate nello stesso universo, capaci di costruire nel tempo una mitologia sempre più ricca. Con Backrooms che continua ad attirare spettatori nelle sale settimane dopo l’uscita, le ambizioni di Parsons sembrano avere tutta la solidità economica necessaria per trasformarsi in realtà.

Il regista di Godzilla Minus One, Takashi Yamazaki, port il misterioso film “Nue” alla 20th Century con Ridley Scott

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Dopo il trionfo globale di Godzilla Minus One, il regista giapponese Takashi Yamazaki è pronto per il suo grande salto a Hollywood. Il filmmaker ha firmato un accordo con 20th Century Studios per dirigere Nue, un progetto originale avvolto nel mistero che porterà la sua firma registica fuori dai confini del cinema giapponese per la prima volta. A produrre il film sarà la Scott Free Productions di Ridley Scott, che affiancherà Yamazaki insieme al produttore Michael Pruss, a Keiichiro Moriya e Go Abe di Robot Communications, a Georgina Pope di Toho-Tombo e ad Amie Horiuchi.

Per ora lo studio ha scelto di tenere i dettagli della trama completamente riservati. Il solo titolo, però, dice già qualcosa di interessante: nella mitologia giapponese, lo Nue è uno yokai dalla natura ibrida e inquietante, una creatura composita che appare come un presagio nefasto. Un riferimento che potrebbe indicare il tono o l’ambientazione del progetto, anche se al momento rimane pura speculazione.

Perché Hollywood stava aspettando Yamazaki

Il percorso che ha portato Yamazaki a questa collaborazione è scritto nei numeri di Godzilla Minus One. Il film del 2023, prodotto con un budget di soli 15 milioni di dollari, ha incassato oltre 115 milioni di dollari in tutto il mondo — stabilendo il record come film live-action in lingua giapponese più redditizio di sempre nel mercato nordamericano — ed è diventato il primo film giapponese a vincere l’Oscar per i Migliori Effetti Speciali, battendo produzioni hollywoodiane con budget decine di volte superiori. Un risultato che ha fatto risuonare il nome di Yamazaki nei corridoi di ogni major americana.

La sua capacità di fondere dramma umano intenso con spettacolo visivo su larga scala — e di farlo con risorse limitate — lo rende una figura unica nel panorama cinematografico internazionale. Al di là di Godzilla, Yamazaki ha dimostrato la sua versatilità con film come The Eternal Zero e Stand by Me Doraemon, costruendo un curriculum che spazia dal dramma storico alla fantasia per famiglie.

Godzilla Minus Zero in arrivo: l’Italia anticiperà gli USA

Prima di Nue, i fan di Yamazaki potranno tornare al cinema con il suo prossimo film: Godzilla Minus Zero, sequel diretto di Godzilla Minus One, arriverà nelle sale italiane il 5 novembre 2026, distribuito da Plaion Pictures — anticipando di un giorno il debutto americano del 6 novembre. Il film è ambientato nel 1949, due anni dopo gli eventi del primo capitolo, con il ritorno di Ryunosuke Kamiki e Minami Hamabe, ed è il primo film giapponese ad essere stato girato specificamente per il formato IMAX. Le riprese si sono svolte presso i Toho Studios, con Yamazaki ancora una volta nel triplice ruolo di regista, sceneggiatore e supervisore degli effetti visivi.

Per Scott Free, Nue rappresenta un ulteriore tassello nella collaborazione con 20th Century Studios e con il co-responsabile dello studio Steve Asbell. La casa di produzione ha in cantiere anche Heart of the Beast – Nel Profondo Selvaggio con Brad Pitt e The Riders, diretto da Edward Berger per A24. Per Nue, invece, né una data di uscita né ulteriori dettagli sono stati ancora comunicati.

Hideo Kojima: “La fine dei giochi fisici PlayStation mi rende molto triste, e uno streaming futuro mi spaventa”

La comunità videoludica sta ancora metabolizzando la decisione di Sony di porre fine alla produzione di nuovi giochi PlayStation su disco fisico a partire dal gennaio 2028, annunciata ufficialmente il 1° luglio 2026 sul PlayStation Blog. E ora una delle voci creative più autorevoli dell’intera industria ha detto la sua: Hideo Kojima, il leggendario creatore di Metal Gear Solid e Death Stranding, ha espresso preoccupazione per le implicazioni a lungo termine di questa svolta, con toni che risuoneranno familiari a chiunque abbia pensato seriamente al tema della proprietà digitale.

Kojima al festival Il Cinema in Piazza: “È spaventoso”

Intervenendo durante il festival Il Cinema in Piazza, Kojima ha parlato apertamente di come la notizia lo abbia colpito: “Dato che la produzione terminerà nel 2028 — questo riguarda i videogiochi — sono cresciuto con i supporti fisici, quindi mi rende davvero triste. Attualmente sto comprando molti Blu-ray, vari film, e anche CD.”

Il discorso di Kojima si è poi spostato su un rischio più profondo, legato al modello di streaming: “La situazione è diversa per i giochi, perché vengono scaricati sull’hard drive, il che significa che i dati del gioco rimangono sul proprio hardware. Tuttavia, se le cose si spostano verso lo streaming in futuro, non sarà più così.”

Usando servizi come Netflix come esempio, Kojima ha illustrato la natura del problema: “C’è un server da qualche parte, e si ha essenzialmente solo il diritto di aprire il rubinetto, e quando lo si fa, i dati scorrono fuori.” La conseguenza, dice, è che l’utente non possiede mai davvero i contenuti a cui accede. E da lì nasce la sua vera preoccupazione: “Con le nazioni, la politica e i vari modi di pensare, bisogna naturalmente considerare la possibilità che se avviene un cambiamento, i dati smettano di essere distribuiti. E se ciò accade non potrete guardare o giocare ai film e ai giochi che vi piacciono. Questo è ciò che è spaventoso.”

Death Stranding

Una preoccupazione che va oltre i videogiochi

Kojima ha anche esteso il ragionamento al cinema: “Quello che sta accadendo ai videogiochi nel 2028 potrebbe accadere anche ai film. Vorrei che tutti lo tenessero a mente.” Un avvertimento che va ben oltre la discussione sui supporti fisici, e tocca il cuore della questione: in un futuro interamente digitale e in streaming, l’accesso alla cultura — film, musica, videogiochi — dipende interamente da chi controlla i server e dalle condizioni geopolitiche e commerciali del momento.

Kojima non è l’unico esponente del settore ad aver sollevato questi timori. Dopo l’annuncio di Sony, diversi sviluppatori e publisher hanno preso pubblicamente posizione. Michael Douse, direttore editoriale di Larian Studios — lo studio dietro Baldur’s Gate 3 — ha definito la situazione “straziante”. Iam8bit, società specializzata in edizioni da collezione, ha dichiarato: “Siamo profondamente delusi dalla decisione di Sony. I giochi fisici sono fondamentali per la conservazione, la proprietà e la libertà di scelta dei consumatori.”

Cosa cambia davvero dal gennaio 2028

Per capire la portata concreta dell’annuncio Sony: a partire da gennaio 2028, tutti i nuovi titoli PlayStation saranno disponibili esclusivamente in formato digitale, sia sul PlayStation Store che presso i rivenditori fisici — che continueranno a vendere confezioni, ma senza disco all’interno. I giochi già pubblicati su disco prima di quella data non subiranno modifiche. L’unica fabbrica di dischi fisici Sony, situata in Austria, verrà riconvertita alla produzione di microlenti ottiche per tecnologie a basso consumo energetico.

I numeri danno ragione alla decisione dal punto di vista commerciale: secondo i dati finanziari di Sony, l’85% dei giochi venduti su PS5 e PS4 vengono acquistati in digitale, una percentuale in crescita costante. Ma le preoccupazioni di Kojima, dei collezionisti e di chi si occupa di preservazione videoludica riguardano qualcosa che i dati di mercato non riescono a catturare: il diritto di possedere davvero ciò che si acquista, e la garanzia che quei contenuti siano accessibili indipendentemente dalle decisioni future di server, piattaforme e governi.

Terminator 2: Il Giorno del Giudizio torna al cinema in 4K per il suo 35° anniversario

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In un momento storico in cui l’Intelligenza Artificiale affascina e contemporaneamente inquieta il genere umano, arriva la notizia del ritorno al cinema di Terminator 2: Il Giorno del Giudizio, pellicola cult e maledettamente profetica che più di tre decenni fa ci aveva già prospettato come “tutto avrebbe potuto avere inizio”.

A distanza di 35 anni, il film di James Cameron continua a essere il punto di riferimento soprattutto quando si parla di cinema d’azione, fantascienza e rivoluzione degli effetti speciali.

Ritorno al futuro di Terminator 2

Per celebrare questo importante anniversario, StudioCanal, Fathom Entertainment e Rialto Pictures hanno annunciato il ritorno del film nelle sale cinematografiche di tutto il mondo.

A partire dalla fine di agosto, il pubblico avrà l’occasione di rivedere – o scoprire per la prima volta sul grande schermo – il film grazie a una nuova distribuzione internazionale in 4K, RealD 3D e nei principali formati premium.

Per molti appassionati potrebbe essere l’occasione perfetta per tornare nel futuro… o, più precisamente, nel 1991.

Quando arriverà Il Giorno del Giudizio?

La nuova distribuzione internazionale prenderà il via tra la fine di agosto e l’inizio di settembre.

L’Italia sarà tra i primi Paesi coinvolti, con l’uscita fissata per il 28 agosto, la stessa data scelta anche per gli Stati Uniti e la Polonia.

Una coincidenza tutt’altro che casuale: il giorno successivo, il 29 agosto, nell’universo narrativo della saga è infatti il famigerato Judgment Day, la data in cui Skynet dà inizio alla guerra contro l’umanità.

Il restauro del 2017 sul grande schermo

Questa nuova edizione utilizzerà il celebre restauro realizzato da StudioCanal nel 2017, accompagnato dalla conversione stereoscopica in 3D.

L’obiettivo è offrire quella che, almeno per il momento, rappresenta probabilmente la versione definitiva del film, valorizzando sia la qualità dell’immagine sia il comparto sonoro grazie ai moderni sistemi di proiezione disponibili nelle sale premium.

Per un’opera che ha rivoluzionato il modo di realizzare gli effetti visivi negli anni Novanta, tornare sul grande schermo rappresenta quasi un ritorno alle origini.

Un film che ha cambiato il cinema d’azione

Uscito nel 1991, Terminator 2: Il Giorno del Giudizio non fu soltanto un enorme successo commerciale, ma ridefinì gli standard del blockbuster moderno.

Il film riportò sullo schermo Arnold Schwarzenegger e Linda Hamilton, già protagonisti del primo Terminator del 1984, introducendo inoltre due personaggi diventati iconici grazie alle interpretazioni di Edward Furlong e Robert Patrick, indimenticabile nei panni del letale T-1000.

Con oltre 517 milioni di dollari incassati nel mondo, Terminator 2 rimane ancora oggi il capitolo di maggior successo dell’intero franchise.

Il film conquistò anche quattro Premi Oscar, aggiudicandosi le statuette per il Miglior Sonoro, Miglior Montaggio Sonoro, Migliori Effetti Visivi e Miglior Trucco, oltre a ottenere il rarissimo CinemaScore A+, riconoscimento assegnato direttamente dal pubblico americano.

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Halo: cancellato il gioco multiplayer standalone? Un rumor parla dello stop a Project Ekur

Il futuro di Halo potrebbe aver subito un’altra brusca frenata. Secondo una nuova indiscrezione, gli Halo Studios avrebbero cancellato Project Ekur, il nome in codice di un videogioco multiplayer standalone ambientato nell’universo dello storico sparatutto di Microsoft.

Al momento non esistono conferme ufficiali da parte dello studio o di Xbox, ma il rumor arriva da una fonte che in passato si è dimostrata affidabile quando si è trattato di anticipare informazioni legate al franchise. Tuttavia, come sempre in questi casi, è quindi bene prendere la notizia con la dovuta cautela.

Project Ekur cancellato durante lo sviluppo?

A diffondere l’indiscrezione è stato Rebs Gaming, content creator specializzato nell’universo di Halo, che in un video pubblicato lo scorso 3 luglio afferma di aver raccolto conferme da più dipendenti di Halo Studios.

Secondo quanto riportato, Project Ekur “non è più in sviluppo”, anche se al momento non è chiaro quando sia stata presa questa decisione né quali siano state le motivazioni ufficiali.

Rebs Gaming ipotizza che parte del team sia stata spostata su Halo: Campaign Evolved, progetto che, sempre secondo le sue fonti, avrebbe incontrato importanti difficoltà durante lo sviluppo e avrebbe quindi richiesto personale aggiuntivo.

Si tratta però di una ricostruzione non confermata, motivo per cui è opportuno distinguere tra ciò che viene riportato dalle fonti e le ipotesi formulate sul possibile motivo della cancellazione.

Un insider dal passato “profetico”

Pur non trattandosi di una fonte ufficiale, Rebs Gaming è conosciuto dalla community di Halo per aver anticipato in passato diverse informazioni poi rivelatesi corrette.

Tra queste c’è il coinvolgimento dello studio Abstraction, all’epoca parte di Virtuos Games, nello sviluppo di Halo: Campaign Evolved, dettaglio confermato successivamente.

Lo stesso content creator sostiene inoltre che Halo Studios dovrebbe condividere novità sul futuro del comparto multiplayer entro la fine dell’anno, in concomitanza con un aggiornamento dedicato alla Halo Championship Series. Naturalmente, anche quest’ultima indiscrezione resta, al momento, soltanto un’indiscrezione.

Un rumor che arriva in un momento complicato per Xbox

La notizia emerge in una fase particolarmente delicata per la divisione gaming di Microsoft.

Negli ultimi giorni, infatti, Xbox ha annunciato un nuovo piano di riduzione del personale che interesserà circa 3.200 dipendenti. Nel comunicato ufficiale l’azienda ha precisato che i giochi first-party già annunciati pubblicamente non saranno cancellati a causa di questa riorganizzazione.

Se Project Ekur fosse stato realmente chiuso, tuttavia, non rientrerebbe in quella dichiarazione, dal momento che il progetto non era mai stato presentato ufficialmente al pubblico.

Al momento non esiste inoltre alcun collegamento confermato tra gli esuberi annunciati da Microsoft e la presunta cancellazione del titolo.

Cosa significa per il futuro di Halo?

Se il rumor dovesse rivelarsi fondato, Halo Studios sembrerebbe aver scelto di concentrare le proprie risorse su altri progetti, rinunciando almeno per ora all’idea di un’esperienza multiplayer completamente separata dalla serie principale.

Per il momento, però, è ancora presto per trarre conclusioni. Fino a quando Microsoft o Halo Studios non rilasceranno una dichiarazione ufficiale, Project Ekur resta un progetto avvolto nel mistero, così come il suo effettivo destino.

Non resta quindi che attendere i prossimi mesi per capire se il futuro della componente multiplayer di Halo passerà davvero da nuove esperienze oppure se questo rumor rappresenta soltanto uno dei tanti retroscena che raramente emergono durante lo sviluppo di un videogioco.

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Odissea di Nolan: le prime reazioni dalla premiere di Londra sono entusiastiche, “Capolavoro senza difetti”

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L’attesa sta per finire. Odissea, il tredicesimo film di Christopher Nolan e il suo primo incursione nel fantasy, arriverà nelle sale italiane il 16 luglio 2026 — un giorno prima del debutto americano, fissato al 17 luglio — e le prime reazioni arrivate dalla premiere di Londra dipingono un quadro straordinariamente positivo. L’embargo sulle reazioni è stato rimosso nei giorni scorsi, aprendo un flusso di entusiasmo che raramente si vede persino per i film di un autore della statura di Nolan. Le recensioni complete saranno disponibili nei giorni immediatamente precedenti all’uscita, ma le impressioni iniziali bastano già a costruire aspettative altissime.

“Recitazione da Oscar” e orrore autentico: le reazioni dei critici

Il critico Simon Thompson non ha lesinato i superlativi, definendo il film una “realizzazione impeccabile” che è “epico esattamente quanto ci si aspetterebbe”, con una nota particolare per Matt Damon: “Guidando un cast stellare, Damon offre a Odisseo tutto se stesso in quella che è la sua miglior performance in carriera. Robert Pattinson è straordinario nei panni di Antinoo e John Leguizamo nel ruolo di Eumeo è sublime.”

Erik Davis di Fandango lo ha descritto come “un assoluto trionfo e un’opera cinematografica di coronamento”, sottolineando un elemento che ha colto di sorpresa molti dei primi spettatori: “Quello che mi ha davvero sorpreso è quanto Nolan abbia abbracciato l’horror. Alcuni dei momenti più grandi del film sono genuinamente inquietanti, aggiungendo una dimensione completamente nuova alla sua cinematografia senza mai perdere di vista l’umanità al centro della storia.”

Steve Weintraub di Collider, che ha già visto il film due volte, ha dichiarato: “Sono davvero sbalordito da questo film. Dalle performance impeccabili al modo in cui Nolan abbraccia il soprannaturale — è semplicemente perfetto.”

Non tutte le reazioni sono state incondizionatamente entusiastiche, anche se la raccomandazione è rimasta unanime. Il critico David Ehrlich ha offerto una lettura più sfumata: “Odissea: un seguito di Oppenheimer sorprendentemente naturale (e meno disperato) su un uomo tormentato dall’aver sfidato gli dei e condannato la civiltà — questo lotta per vendicare la propria hubris. IMAX ovviamente immenso. Troppo goffo per essere Nolan di primo livello, ma l’ultimo atto ripaga il viaggio.”

Il formato IMAX: l’esperienza definitiva per vedere Odissea

Un tema ricorrente in quasi tutte le prime reazioni è l’insistenza sul formato di visione. Nolan ha girato Odissea interamente con telecamere IMAX — una prima assoluta per un film di questa portata, realizzata sviluppando attrezzature completamente nuove — e chi ha già visto il film è unanime: la versione in 70mm IMAX è l’esperienza definitiva. Non una preferenza, ma una raccomandazione quasi corale.

Con una durata di 180 minuti, un budget di 250 milioni di dollari e la colonna sonora affidata a Ludwig Göransson — già compositore di Tenet e Oppenheimer — e la fotografia di Hoyte van Hoytema, le ambizioni tecniche del film sono al livello dei più grandi kolossal della storia del cinema. Le riprese si sono svolte tra febbraio e agosto 2025 in Marocco, Grecia, Islanda, Scozia e Italia, con la Sicilia protagonista in diverse sequenze chiave — tra cui l’episodio delle Sirene, ambientato a Lipari.

Il cast e il posto di Odissea nella filmografia di Nolan

Il cast è tra i più imponenti mai assemblati per un film contemporaneo. Matt Damon è Odisseo, Tom Holland è Telemaco, Anne Hathaway è Penelope, Robert Pattinson è Antinoo, Zendaya è Atena, Charlize Theron è Calipso e Lupita Nyong’o interpreta sia Elena che Clitennestra. Completano il cast, tra gli altri, Jon Bernthal, Elliot Page e Benny Safdie nei panni di Agamennone.

Se queste prime reazioni anticipano correttamente la direzione della critica, Odissea potrebbe collocarsi ai vertici della filmografia di Nolan. I suoi film meglio accolti includono Memento e Il Cavaliere Oscuro al 94% su Rotten Tomatoes, Oppenheimer al 93% e Dunkirk al 92%. Universal sembra avere piena fiducia nel proprio film: consentire la pubblicazione delle prime reazioni undici giorni prima dell’uscita, dopo che i biglietti erano in prevendita da quasi un anno, è un segnale inequivocabile di quanto lo studio creda in quello che sta per portare nelle sale.

Noomi Rapace è una cyber strega in un futuro dominato dall’IA nel primo trailer di Hot Spot

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Se c’è una cosa che il cinema di fantascienza continua a insegnarci è che affidare troppo potere all’Intelligenza Artificiale raramente finisce bene.

Hot Spot, il nuovo film diretto da Agnieszka Smoczyńska, sembra voler partire proprio da questo presupposto, ma lo fa aggiungendo una buona dose di horror, mistero e atmosfere noir.

È stato infatti pubblicato il primo trailer ufficiale di questo thriller fantascientifico che vede protagonista Noomi Rapace nei panni di un’enigmatica “cyber strega”, figura centrale di una storia ambientata in un futuro dove un’IA controlla ogni aspetto della società.

Le prime immagini promettono un film visivamente affascinante e decisamente fuori dagli schemi, capace di mescolare generi diversi senza seguire i percorsi più convenzionali.

Un futuro distopico dominato da una IA onnipresente

La storia segue un investigatore privato impegnato a fare luce su un omicidio che, ben presto, si rivela soltanto la punta dell’iceberg. Le indagini conducono infatti alla scoperta di una rete clandestina di ribelli, apparentemente gli unici in grado di opporsi al sistema di intelligenza artificiale che ha ormai assunto il controllo del mondo.

Nel mezzo di questa cospirazione compare il personaggio interpretato da Noomi Rapace, una misteriosa cyber strega il cui ruolo resta volutamente ambiguo. Il trailer lascia intendere che sarà una figura fondamentale per comprendere ciò che sta realmente accadendo, senza però svelare troppo sulla sua natura o sulle sue motivazioni.

Il risultato è un susseguirsi di immagini caratterizzate da sorveglianza costante, tecnologie invasive e un senso di paranoia crescente, elementi che contribuiscono a costruire un’atmosfera tanto inquietante quanto affascinante.

Un mix tra fantascienza, horror e noir

Dietro la macchina da presa, come anticipato, troviamo Agnieszka Smoczyńska, regista che si è fatta conoscere a livello internazionale grazie a The Lure.

Per Hot Spot, la cineasta torna a collaborare con lo sceneggiatore Robert Bolesto, autore che ha descritto il progetto come una storia dominata dalla paura, una sensazione che, a suo dire, riflette perfettamente il mondo contemporaneo.

Questa visione emerge chiaramente anche dal trailer. Sebbene l’ambientazione sia quella di una classica distopia fantascientifica, la tensione è costruita con meccanismi tipici del cinema horror, mentre la componente investigativa aggiunge una forte impronta noir.

La stessa Smoczyńska ha definito il film una personale fusione tra horror, fantascienza e “anti-detective story”, lasciando intendere che la narrazione potrebbe sovvertire molte delle aspettative tipiche del genere.

Hot Spot arriverà nelle sale cinematografiche statunitensi il 21 agosto, distribuito da Focus Features.

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Red Dead Redemption 2 torna in Messico grazie alla mod gratuita Nuevo Paraiso: The Forgotten Frontier

Per molti fan di Red Dead Redemption, il Messico non è soltanto una parte della mappa: è uno dei luoghi più iconici dell’intera saga.

Eppure, quando Red Dead Redemption 2 arrivò nel 2018, quella vasta regione rimase sorprendentemente esclusa dall’avventura principale, nonostante fosse già presente – almeno in parte – oltre il confine del mondo di gioco.

Ora, però, le cose stanno per cambiare perché grazie al lavoro di un ambizioso team di modder è infatti disponibile Nuevo Paraiso: The Forgotten Frontier, una mod gratuita che riporta i giocatori in Messico con una quantità di contenuti tale da sembrare una vera espansione non ufficiale di Red Dead Redemption 2.

Missioni inedite e un’intera regione da esplorare

L’obiettivo del progetto non è semplicemente permettere ai giocatori di attraversare il confine e passeggiare in un’area finora inutilizzabile. Gli autori della mod hanno deciso di costruire un’esperienza completamente nuova, dotata di una propria identità narrativa.

La protagonista dell’avventura sarà infatti Sadie Adler, uno dei personaggi più amati di Red Dead Redemption 2. Secondo la storia ideata dal team, Sadie arriva in Messico durante il suo viaggio verso il Sud America, una scelta che, spiegano gli sviluppatori della mod, permette di raccontare una vicenda coerente con gli eventi ufficiali del gioco senza alterare il destino di Arthur Morgan o John Marston.

Si tratta di un dettaglio che dimostra quanto il progetto punti non solo sull’aspetto tecnico, ma anche sul rispetto della lore originale della serie.

Nuevo Paraiso ricostruita da zero

La versione più recente della mod rappresenta un enorme passo avanti rispetto alle iterazioni precedenti. Gli sviluppatori hanno infatti ricreato città, edifici e modelli completamente da zero, accompagnando il lavoro con un profondo rifacimento delle texture e dell’intero comparto artistico.

L’intenzione dichiarata è quella di trasformare il Messico in un luogo vivo e credibile, capace di raccontare una storia anche attraverso l’ambiente circostante. Non una semplice cartolina da esplorare o uno scenario perfetto per qualche screenshot, ma una regione ricca di attività e di eventi che invitano il giocatore a fermarsi e viverla.

Una mod che sembra un’espansione ufficiale

Le novità introdotte da Nuevo Paraiso: The Forgotten Frontier sono decisamente numerose.

Installando la mod sarà possibile affrontare missioni secondarie inedite, partecipare a cacce al tesoro, completare incarichi per collezionisti, affrontare cacciatori di taglie, cimentarsi in nuovi minigiochi e visitare negozi perfettamente funzionanti.

Non mancano inoltre nuove pagine del diario, luoghi segreti da scoprire e numerosi eventi pensati per ampliare l’esperienza originale senza snaturarne l’atmosfera.

Il risultato ricorda molto da vicino un vero e proprio DLC realizzato dalla community, tanto per quantità di contenuti quanto per cura nella ricostruzione del mondo di gioco.

Una ricostruzione storica che guarda alla Rivoluzione Messicana

Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda l’attenzione dedicata al contesto storico.

Gli sviluppatori spiegano infatti di voler rappresentare le tensioni sociali, la povertà e l’oppressione vissute da molte comunità messicane nel 1907, utilizzando il world building come strumento narrativo per spiegare le origini della Rivoluzione Messicana e creare un collegamento naturale con gli eventi raccontati nel primo Red Dead Redemption.

Ogni elemento, dall’illuminazione all’architettura, passando per l’atmosfera generale delle ambientazioni, è stato progettato per integrarsi il più possibile con lo stile visivo di Red Dead Redemption 2, così da rendere l’esplorazione il più immersiva possibile.

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Roland Emmerich e Bill Pullman svelano i retroscena della nascita di Independence Day

C’è un film che ogni anno, nel periodo del 4 luglio, torna puntualmente nelle conversazioni e sui televisori di mezzo mondo: Independence Day. Il blockbuster del 1996 diretto da Roland Emmerich resta uno degli spettacoli fantascientifici più puri degli anni Novanta — astronavi gigantesche, effetti visivi da capogiro, personaggi indimenticabili e uno dei discorsi più trascinanti nella storia del cinema. A quasi trent’anni dall’uscita, sia Emmerich che l’attore Bill Pullman hanno condiviso una serie di aneddoti su come il film sia nato, su cosa avrebbe potuto impedirne la realizzazione e su perché continui a funzionare.

L’idea, la corsa contro Mars Attacks! e il titolo provvisorio che divenne definitivo

La genesi del film si deve a una visione letterale. Emmerich e il suo partner creativo Dean Devlin stavano lavorando nel loro ufficio vicino alla libreria Book Soup di Sunset Boulevard a Los Angeles quando l’idea prese forma: “Ero fan dei film catastrofici, ma non se ne facevano da molto tempo. Negli anni Settanta avevano fatto film catastrofici su qualsiasi cosa, anche su uno sciame di api. Ma gli alieni erano un’idea nuova. Portai Dean alla finestra e gli dissi: immagina che tutto questo cielo sia il ventre di un’astronave. Ci siamo detti: ok, questo è figo.”

Subito dopo arrivò l’ostacolo: il loro agente li informò che Tim Burton stava lavorando a Mars Attacks!, un film su un’invasione aliena. La soluzione fu semplice ma efficace: batterlo sul tempo. “Se fosse uscito il 4 luglio, avremmo anticipato Mars Attacks!, previsto per agosto. Così abbiamo costruito il concept attorno alla data di uscita. Dean disse: ‘Chiamiamolo semplicemente Independence Day; troviamo qualcosa di meglio dopo.'” Uno dei titoli più riconoscibili della storia del cinema era nato come soluzione provvisoria.

Lo stesso Fox aveva cercato di cambiarlo: i test del titolo non erano andati bene e la studio aveva proposto alternative come Invasion Earth e Doomsday. Emmerich non cedette: “Dovrebbero passarmi sopra il cadavere”, rispose. E così rimase Independence Day.

independence day

Will Smith e il ruolo che lo studio non voleva dargli

Un’altra decisione che si rivelò cruciale fu il casting di Will Smith. All’epoca l’attore era noto principalmente per la televisione, e lo studio non era convinto. Emmerich non si mosse: “Il ruolo di Will Smith non era scritto come un personaggio di colore: la sua etnia non era menzionata, quindi lo studio diede per scontato che volessimo un attore bianco. Ma noi avevamo puntato su Will molto presto. Non c’è nessuno più americano di Will Smith. Lo studio aveva un problema perché era conosciuto principalmente per la sitcom, ma alla fine si convinsero.” Guardando il film oggi, è difficile immaginare chiunque altro in quel ruolo.

Emmerich ha anche sfatato l’etichetta di superpatriottismo che spesso viene associata al film: “Stavamo decorando il set e a un certo punto ho detto: ragazzi, ci sono troppe bandiere. E loro risposero: è il 4 luglio! Poi quando uscì, il mondo intero pensò che fossi Mr. Superpatriota. Ma quello che nessuno vide è che era un afroamericano, un ebreo e un politico bianco medio a salvare il mondo come squadra.” Una lettura del film che risuona ancora oggi, e che Emmerich controbilanciò pochi anni dopo con L’alba del giorno dopo, dichiaratamente critico nei confronti degli Stati Uniti.

Il discorso del Presidente, le Nixon cufflinks e la fine girata per prima

Bill Pullman ha raccontato di essere rimasto sorpreso quando gli fu proposto il ruolo del Presidente: “Ricevetti una chiamata dal mio agente che mi disse che erano interessati a me per un film Fox, come presidente. Risposi: è una commedia? Perché avrebbe senso.” In quel periodo non esistevano film con un presidente come protagonista al di fuori dei biopic, e quasi sempre solo in televisione.

Un dettaglio inedito riguarda i gemelli presidenziali che indossava sul set: “Li avevano comprati al negozio di souvenir della biblioteca presidenziale di Nixon. Erano dei talismani: li toccavo e mi ricordavo: ah già, sono il presidente.”

Sul celebre discorso — forse il momento più iconico del film — Pullman ha svelato come rischiò di salvare il titolo stesso della pellicola in una fase in cui Fox stava ancora valutando di cambiarlo: “Dean e Roland dissero: dobbiamo anticipare le riprese della scena del discorso, perché lì si capisce perché il film si chiama Independence Day.” Per prepararsi, Pullman si ispirò al discorso tenuto da Robert Kennedy la sera dell’assassinio di Martin Luther King: “Sapevi che non stava leggendo da appunti. Un giorno o due dopo lo rividi e pensai: cazzo, questo è buono. Terrranno il titolo!”

Un ultimo aneddoto riguarda le riprese: la fine del film fu girata per prima. “Abbiamo girato la scena finale del film per prima, quella in cui mi avvicino a Jeff Goldblum e superiamo questa lunga storia condivisa. Era assurdo abbracciare calorosamente persone che conoscevamo appena.” E mentre sul set si girava la scena di Pullman nell’Area 51 insieme a Will Smith, arrivò il verdetto del processo a O.J. Simpson: “Tutti erano incollati alla televisione nei loro camerini. Arrivammo sul set e Will disse: ‘Ok, vedo che sono qui con un sacco di bianchi arrabbiati!’ Era perfetto.”