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Baldur’s Gate II: Shadows of Amn, in sviluppo il remake con il co-lead designer originale

Uno dei GDR più amati di sempre potrebbe presto tornare in una veste completamente rinnovata. Secondo quanto riportato da PC Gamer, Wizards of the Coast starebbe lavorando a un remake di Baldur’s Gate II: Shadows of Amn, l’iconico RPG sviluppato da BioWare e pubblicato nel 2000. La notizia più interessante è che il progetto vedrebbe il ritorno di Kevin Martens, co-lead designer del gioco originale, già attivamente coinvolto nello sviluppo secondo fonti vicine al progetto.

Per ora si tratta di rumor, non di un annuncio ufficiale. Ma la fonte è credibile e i dettagli emersi meritano attenzione.

Anche il primo Baldur’s Gate potrebbe ricevere lo stesso trattamento

Poiché Baldur’s Gate II è il sequel diretto del capitolo del 1998, ci si chiede naturalmente se anche il gioco originale riceverà un remake. Secondo le indiscrezioni, la risposta sarebbe sì: le due produzioni sarebbero in sviluppo in parallelo, con l’obiettivo di proporre entrambi i titoli rinnovati alla nuova generazione di giocatori.

Entrambi i giochi avevano già ricevuto una seconda vita nel 2013 con le rispettive Enhanced Edition, versioni modernizzate che includevano le espansioni originali, nuovi compagni di avventura e contenuti aggiuntivi come la modalità arena Black Pits II: Gladiators of Thay. Un remake vero e proprio, tuttavia, aprirebbe la strada a interventi molto più radicali — soprattutto sul fronte visivo e tecnico, dove le aspettative del pubblico contemporaneo sono ben diverse da quelle del 2000.

Portare questi titoli agli standard di Baldur’s Gate 3 — uscito nel 2023 e diventato un punto di riferimento assoluto per il genere — è una sfida enorme, considerata la scala narrativa e la complessità dei giochi originali. Ma è proprio questa ambizione a rendere la notizia così elettrizzante per i fan di lunga data.

Il contesto: Baldur’s Gate 4 è lontano, i remake potrebbero colmare l’attesa

L’arrivo di questi potenziali remake si inserirebbe in un momento particolare per il franchise. Baldur’s Gate 4 è ufficialmente in sviluppo, ma si trova ancora nelle primissime fasi di pianificazione e verrà realizzato da uno studio diverso da Larian Studios — il team che ha creato il terzo capitolo e che ha poi scelto di concentrarsi su altri progetti. Con il quarto capitolo ancora molto lontano dall’uscita, due remake di alta qualità potrebbero rappresentare il modo ideale per tenere viva l’attenzione dei fan sulla saga, permettendo anche ai nuovi giocatori di scoprire dove tutto è iniziato.

Il coinvolgimento di Martens — che ha contribuito a plasmare l’identità narrativa e di design dei giochi originali — è il dettaglio che trasforma questi rumor da semplici voci a qualcosa di più concreto. Un progetto con la supervisione di chi ha creato l’originale ha tutta un’altra credibilità rispetto a un remake puramente commerciale.

Per ora non esiste una data di uscita né per il remake di Baldur’s Gate II: Shadows of Amn né per quello del primo capitolo. Wizards of the Coast non ha rilasciato alcuna conferma ufficiale. Ma se i rumor si rivelassero fondati, il ritorno sulla Costa della Spada potrebbe essere molto meno lontano di quanto i fan si aspettino.

Nvidia RTX Spark: il “superchip” presentato al Computex 2026 che sfida Intel, AMD e Apple Silicon

Nvidia ha ufficialmente dichiarato guerra al mercato dei processori per PC. Al Computex 2026 di Taipei, il CEO Jensen Huang ha presentato il nuovo RTX Spark Superchip, una piattaforma Windows on Arm sviluppata in collaborazione con Microsoft e MediaTek, pensata per portare l’intelligenza artificiale locale al centro dell’esperienza informatica quotidiana. Un annuncio destinato a ridefinire i confini del mercato dei laptop e dei PC compatti, dove finora dominavano incontrastati Intel, AMD, Qualcomm e Apple con il suo Silicon.

Cosa c’è dentro il superchip RTX Spark

RTX Spark fonde l’architettura GPU Blackwell di Nvidia con la tecnologia CPU Grace personalizzata, collegandole tramite interconnessione NVLink-C2C ad alta velocità. Le specifiche parlano chiaro: 20 core CPU, 6.144 core GPU con Tensor Core di quinta generazione e precisione FP4, e ben 128 GB di memoria unificata — abbastanza per eseguire localmente modelli linguistici fino a 120 miliardi di parametri. Nvidia lo definisce “il chip per PC più efficiente mai costruito”.

Sul fronte prestazioni, il produttore dichiara una potenza grafica pari a circa la metà di una RTX 5070 Mobile, con autonomia a tutto giorno garantita. Le applicazioni pratiche citate includono il rendering di una scena 3D da 90 GB, il montaggio video in risoluzione 12K e il gaming — come Indiana Jones and the Great Circle a 100 fps in 1440p. Nessun dato di benchmark indipendente è stato condiviso per ora, ma le ambizioni sono chiare.

Il cuore del progetto è però l’intelligenza artificiale locale: RTX Spark è progettato per eseguire agenti AI autonomi direttamente sul dispositivo, senza dipendere dal cloud. Questi agenti potranno gestire task tra applicazioni diverse, generare contenuti, automatizzare flussi di lavoro e mantenere i dati al sicuro a bordo del dispositivo — una proposta particolarmente rilevante in ambito professionale e creativo.

I laptop in arrivo in autunno 2026

RTX Spark debutterà in autunno su una prima selezione di laptop di fascia alta, tra cui il Microsoft Surface Laptop Ultra, il Dell XPS 16, gli HP Omnibook X 14 e Ultra 16, gli ASUS ProArt P14 e P16, il Lenovo Yoga Pro 9n e l’MSI Prestige N16 Flip AI+. Seguiranno modelli di Acer e Gigabyte. Nel complesso, la piattaforma è attesa su oltre 30 laptop e 10 desktop a diverse fasce di prezzo, anche se i prezzi specifici non sono ancora stati comunicati. Una data di uscita precisa per l’Italia non è ancora stata annunciata.

L’annuncio arriva in un momento favorevole per Windows on Arm: applicazioni creative come Blender, DaVinci Resolve, CapCut e Affinity by Canva girano già nativamente sulla piattaforma, e anche il gaming si sta muovendo in questa direzione — Riot Games porterà League of Legends e Valorant, mentre Fortnite ha già fatto il salto lo scorso novembre.

DLSS 4.5 Ray Construction: novità per le GPU RTX esistenti

Insieme a RTX Spark, Nvidia ha annunciato anche il DLSS 4.5 Ray Construction — non il DLSS 5, come molti speravano. La nuova versione utilizza un modello transformer di seconda generazione per offrire qualità dell’immagine migliorata, effetti particellari più nitidi e illuminazione più accurata. Sarà disponibile da agosto 2026 su tutte le GPU RTX 20 Series e successive, con supporto iniziale per 27 titoli, tra cui Alan Wake 2, Cyberpunk 2077, Resident Evil Requiem e Call of Duty: Black Ops 7.

Con RTX Spark, Nvidia non si limita a competere: punta a ridisegnare le regole del mercato PC, portando nel segmento consumer quella stessa integrazione tra GPU, CPU e accelerazione AI che ha già rivoluzionato il mondo dei datacenter.

Backrooms: 118 milioni di dollari nel weekend di apertura, e Hollywood ha finalmente capito la Gen Z

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C’era una domanda che Hollywood si poneva da anni: dove sono finiti i giovani spettatori? Come si convincono i ragazzi della Gen Z a staccarsi da YouTube e TikTok per tornare in sala? Backrooms — il film horror di A24 diretto da Kane Parsons, già nelle sale italiane — ha dato una risposta concreta e clamorosa: 81,4 milioni di dollari solo nel mercato nordamericano nel weekend di apertura, per un totale globale di 118 milioni di dollari. Uno dei debutti più sorprendenti dell’anno, costruito attorno a un fenomeno nato su internet e rimasto tale fino alla fine.

Il risultato rende Parsons — 20 anni appena — il regista più giovane di sempre ad aprire un film al primo posto del box office con incassi di questa portata. Un primato generazionale che dice molto su quello che sta accadendo nel cinema.

Da creepypasta a fenomeno globale: cos’è Backrooms

Per chi non lo conoscesse, il mito delle Backrooms è nato nel 2019 da un thread anonimo su 4chan in cui qualcuno chiedeva immagini “semplicemente sbagliate”. L’idea si è poi diffusa a macchia d’olio su Reddit, Roblox, Minecraft, fan wiki e social media: corridoi gialli infiniti, moquette umide, luci al neon ronzanti, e la sensazione disturbante di essere intrappolati in un labirinto senza uscita. Una leggenda metropolitana digitale che ha sviluppato una mitologia propria, alimentata da milioni di utenti in tutto il mondo.

Parsons — noto online come Kane Pixels — non ha inventato le Backrooms, ma ne ha creato la versione più riconoscibile attraverso una serie di video found footage su YouTube, realizzati con Blender e Unreal Engine, che hanno totalizzato oltre 224 milioni di visualizzazioni in 22 episodi. I produttori lo hanno notato, e da lì è partita la collaborazione con Atomic Monster di James Wan, 21 Laps Entertainment di Shawn Levy e Chernin Entertainment, con A24 come distributore.

Una strategia di marketing costruita per internet, non per la televisione

La chiave del successo non sta solo nel materiale di partenza, ma nel modo in cui il film è stato promosso. A24 ha abbandonato quasi completamente la logica delle campagne pubblicitarie televisive tradizionali, puntando su YouTube, TikTok, Reddit e gli spazi digitali dove la community delle Backrooms esiste da anni. L’obiettivo non era introdurre qualcosa di nuovo a un pubblico ignaro: era entrare in una conversazione già in corso.

Il trailer è diventato il più visto nella storia di A24, sia nelle prime 24 ore che nella prima settimana. La campagna ha incluso materiali promozionali in-universe, Easter egg virali, presenze al Comic-Con e un’esperienza immersiva “Enter the Backrooms” il cui waitlist si è esaurito in 15 minuti. Secondo la società di analisi RelishMix, il film ha generato 220 milioni di interazioni online prima dell’uscita — quasi il 50% in più rispetto a un tipico horror originale.

Il pubblico non stava semplicemente aspettando un film. Stava aspettando la conclusione di qualcosa che sentiva suo. Come ha spiegato il produttore Peter Chernin: “Non si può dire che questa fascia demografica non voglia essere intrattenuta o andare al cinema. Abbiamo l’obbligo di capire come attrarre questo pubblico. Arrendersi sarebbe inutile.”

Il segnale che Hollywood aspettava: la Gen Z non ha abbandonato i cinema

Backrooms non è arrivato nel vuoto. Già all’inizio dell’anno, il film horror Iron Lung del creator YouTube Markiplier aveva aperto con 17,8 milioni di dollari per arrivare a 50 milioni globali. Poi Obsession di Curry Barker aveva superato ogni aspettativa con 148 milioni di dollari in tutto il mondo. Ma quelli erano segnali. Backrooms ha abbattuto la porta.

C’è chi citerà A Minecraft Movie come prova che la Gen Z era già tornata in sala. È vero in parte, ma Minecraft è uno dei brand gaming più grandi del pianeta. Backrooms, Iron Lung e Obsession sono un’altra cosa: produzioni relativamente economiche costruite attorno a creator e community nati su internet, senza la rete di sicurezza di una IP multimiliardaria alle spalle.

Il punto è semplice, e il box office lo ha certificato: la Gen Z non ha smesso di andare al cinema. Hollywood stava solo sbagliando approccio. Quando il prodotto nasce all’interno della cultura digitale — invece di limitarsi a citarla dall’esterno — il pubblico risponde. E con Backrooms al primo posto nelle classifiche mondiali, questa lezione è difficile da ignorare.

Spider-Noir stagione 2: Nicolas Cage non sa nulla del futuro della serie, e il budget da 400 milioni di dollari complica tutto

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La prima stagione di Spider-Noir è appena arrivata su Prime Video — disponibile in Italia dal 27 maggio 2026 — con una doppia modalità di visione inedita: bianco e nero autentico o a colori, a scelta dello spettatore. Le reazioni di fan e critica sono state complessivamente molto positive per questa versione live-action del personaggio Marvel interpretato da Nicolas Cage. Eppure, mentre gli spettatori sono ancora alle prese con gli otto episodi della prima stagione, si moltiplicano già le domande sulla possibilità di una seconda.

E le notizie, almeno per ora, non sono esattamente incoraggianti.

Nicolas Cage: “Non lo so. Vedremo cosa succede”

Interpellato da Variety sul futuro della serie, lo stesso Cage ha ammesso di non avere certezze. “Non lo so. Ma direi che, che la seconda stagione accada o meno, tutti noi abbiamo raggiunto quello che ci eravamo prefissati, e la serie funziona anche da sola. Vedremo cosa succede.”

Una risposta che da un lato riflette la natura narrativamente compiuta della prima stagione — costruita fin dall’inizio per reggere anche come storia autonoma — ma che dall’altro non lascia spazio a ottimismi facili. Se persino il protagonista è all’oscuro di eventuali piani per il futuro, significa che Amazon non ha ancora preso alcuna decisione ufficiale sul rinnovo.

spider noir prime video

Il budget da 400 milioni di dollari che pesa sul futuro della serie

A complicare ulteriormente il quadro ci sono le cifre emerse sulla produzione. Secondo un rapporto del sito specializzato 3DVF, Amazon avrebbe speso la cifra sorprendente di 400 milioni di dollari per la prima stagione — un dato che fa riflettere, soprattutto considerando che già nel 2024 erano emersi rumors su disaccordi tra i produttori Phil Lord e Christopher Miller e Sony riguardo ai costi di produzione.

A spiegare almeno in parte questo numero astronomico sono le testimonianze di alcuni membri della troupe. Il secondo assistente operatore K.C. Lauf ha rivelato su Threads che la serie era stata originariamente concepita e girata come una produzione in vero bianco e nero: “I set erano tutti dipinti di verde, marrone e rosa per complementare i grigi del bianco e nero. La passata a colori non era prevista originariamente e ha richiesto quasi un anno di riprese aggiuntive.”

Un altro membro della post-produzione, Arsenio J. Alvarez, ha confermato la versione: “Il colore è stato un ripensamento. Abbiamo ricevuto i materiali finali, poi lo studio — non Sony — ha deciso di volere il colore. Quindi il modo corretto di vedere la serie è in bianco e nero, per rispettare la vera visione dei filmmaker.”

Se questi racconti corrispondono a quanto effettivamente accaduto, Spider-Noir ha subito una correzione di rotta enorme e costosissima a produzione già terminata, con quasi un anno di riprese aggiuntive e un lavoro mastodontico in post-produzione. Un percorso che spiegherebbe facilmente come si sia arrivati a una spesa così elevata.

Cosa racconta Spider-Noir e perché vale la pena vederla

Basata sul fumetto Marvel Spider-Man Noir, la serie segue Ben Reilly, un investigatore privato segnato da una tragedia personale che si muove nella New York degli anni ’30, durante la Grande Depressione. Carico di sensi di colpa e di un passato da dimenticare, si ritrova suo malgrado a fare i conti con la vita che aveva lasciato alle spalle, assumendo ancora una volta il ruolo di unico supereroe della città. Nicolas Cage — già voce del personaggio nel film animato Spider-Man: Un nuovo universo — è qui al suo primo ruolo da protagonista assoluto in una serie live-action, e la sua presenza è uno dei punti di forza indiscussi della produzione.

Se Spider-Noir riuscirà a imporsi come uno dei titoli più visti di Prime Video, Amazon potrebbe decidere di investire in una seconda stagione. In caso contrario, con un budget del genere da giustificare, il rinnovo appare tutt’altro che scontato. Per ora, tutti e otto gli episodi della prima stagione sono disponibili in streaming su Prime Video.

28 Anni Dopo III: Danny Boyle spera di girare il terzo capitolo nel 2027

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La trilogia di 28 Anni Dopo si avvicina al capitolo finale. Danny Boyle ha confermato il suo entusiasmo per portare a termine la saga, rivelando che le riprese del terzo film potrebbero partire nel 2027 — anche se con la consueta cautela del caso: “Incrociamo le dita”, ha dichiarato il regista.

Dopo l’uscita di 28 Anni Dopo nelle sale italiane il 18 giugno 2025 e del sequel 28 Anni Dopo – Il Tempio delle Ossa il 15 gennaio 2026, i fan della saga si chiedono quanto dovranno attendere per il gran finale. La risposta, almeno per ora, è che i piani ci sono e la sceneggiatura è pronta — manca solo il momento giusto per avviare la produzione.

Perché le riprese sono slittate al 2027

Il piano originale di Boyle era ambizioso: girare il terzo film in contemporanea con i primi due, esattamente come era stato fatto con 28 Anni Dopo e Il Tempio delle Ossa, prodotti back-to-back. Ma la logistica ha avuto la meglio. Parlando con il sito JoBlo, il regista ha spiegato: “Abbiamo finito il tempo. Perché è ambientato in un’area della Gran Bretagna dove puoi filmare solo in certi periodi dell’anno. Abbiamo letteralmente finito il tempo quest’anno… Quindi sarà, si spera, incrociando le dita, l’anno prossimo. Ma l’entusiasmo c’è, e Alex ha scritto una sceneggiatura meravigliosa.”

Si tratta di un vincolo produttivo concreto, non di problemi creativi o di sviluppo: la sceneggiatura di Alex Garland è descritta come già pronta, e sia il regista che il resto del team creativo sembrano determinati ad andare avanti non appena i tempi lo permetteranno.

28 Anni Dopo

Cillian Murphy pronto a tornare nel terzo film di 28 Anni Dopo

Un’altra notizia che scalda i fan riguarda il possibile ritorno di Cillian Murphy. Dopo la sua apparizione alla fine di 28 Anni Dopo – Il Tempio delle Ossa, l’attore ha dichiarato di sperare di poter riprendere il ruolo di Jim, il sopravvissuto che il pubblico ha incontrato per la prima volta in 28 Giorni Dopo nel 2002. Se così fosse, il cerchio si chiuderebbe in modo particolarmente significativo.

Sony aveva già ufficialmente avviato lo sviluppo di 28 Anni Dopo III lo scorso dicembre, con Garland confermato alla sceneggiatura e Boyle intenzionato a dirigere — il che porterebbe il regista originale a chiudere personalmente la trilogia che ha contribuito a costruire.

Una saga che ha ridefinito lo zombie movie

Vale la pena ricordare la portata di questo franchise. 28 Giorni Dopo (2002), diretto da Boyle e scritto da Garland, ha letteralmente ridisegnato le regole del cinema horror con gli zombie per una nuova generazione, introducendo infetti veloci e aggressivi in un contesto realistico e claustrofobico. 28 Settimane Dopo (2007) aveva poi ampliato la portata narrativa della saga. La nuova trilogia, a distanza di quasi vent’anni, ha dimostrato che l’universo del Virus della Rabbia ha ancora moltissimo da raccontare.

Per il terzo capitolo, 28 Anni Dopo III, non è ancora stata annunciata una data di uscita italiana né una data estera ufficiale: le riprese dovrebbero iniziare nel corso del 2027, secondo le parole dello stesso Boyle.

La Fine di Oak Street: dinosauri, anni ’80 e lotta per la sopravvivanza nel trailer del film sci-fi prodotto da J. J. Abrams

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Chiunque abbia immaginato, almeno una volta, di vedere un T-Rex sbucare tra le villette di un tranquillo quartiere residenziale probabilmente dovrebbe tenere d’occhio La Fine di Oak Street (The End of Oak Street), nuovo film sci-fi che si è finalmente mostrato con un trailer più sostanzioso.

A giudicare dalle immagini, la pellicola prodotta da J. J. Abrams potrebbe trasformarsi in una delle sorprese più interessanti dell’estate 2026.

Diretto da David Robert Mitchell e interpretato da Anne Hathaway ed Ewan McGregor, il film prende una delle idee più semplici e affascinanti della fantascienza: cosa succederebbe se il nostro mondo si scontrasse improvvisamente con quello dei dinosauri?

Un quartiere degli anni ’80 catapultato nella preistoria

La storia segue una famiglia che vive in una tranquilla periferia americana degli anni Ottanta quando, per ragioni ancora avvolte nel mistero, l’intero quartiere viene improvvisamente trasportato in un mondo preistorico popolato da gigantesche creature estinte.

Non si tratta quindi di dinosauri che arrivano nel presente, ma dell’esatto contrario: sono gli esseri umani a ritrovarsi nel loro territorio.

Il risultato? Strade residenziali, giardini curati, biciclette, garage e case tipicamente suburbane che si ritrovano improvvisamente circondati da predatori giganteschi e creature provenienti da milioni di anni fa.

Un trailer che mostra molto… ma non troppo

Uno dei maggiori rischi dei trailer moderni è quello di raccontare praticamente l’intero film prima ancora dell’uscita nelle sale. Fortunatamente, La Fine di Oak Street sembra evitare questa trappola.

Le nuove immagini, visibili proprio qui di seguito, offrono uno sguardo più approfondito sulla trama e mostrano numerose sequenze con i dinosauri, ma riescono comunque a mantenere intatto il mistero che circonda l’origine di questo incredibile evento.

E proprio questo elemento potrebbe rappresentare uno dei punti di forza del film. Perché sì, vedere enormi creature preistoriche aggirarsi tra le villette è spettacolare, ma la vera domanda rimane: come diavolo ci sono finiti lì?

Il richiamo ai grandi classici degli anni ’80

Guardando il trailer è impossibile non pensare alle grandi avventure targate Amblin che hanno definito un’intera generazione di spettatori.

C’è quel senso di stupore infantile misto a tensione e pericolo che richiama opere come E.T. l’Extraterrestre, I Goonies o persino il primo Jurassic Park.

Alcune scene, in particolare quelle iniziali che coinvolgono un cane e il quartiere residenziale, sembrano uscite direttamente da un film prodotto da Steven Spielberg negli anni d’oro del cinema d’avventura per famiglie.

Considerando la presenza di Abrams dietro le quinte, non sorprende che il film sembri voler recuperare proprio quel tipo di magia.

Per scoprire se La Fine di Oak Street sarà davvero una piacevole sorpresa, l’appuntamento è fissato per il 12 agosto 2026 quando dinosauri e anni ’80 invaderanno ufficialmente le sale cinematografiche italiane.

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Stop Killing Games ottiene un vittoria importante: approvato il Protect Our Games Act

Per anni i videogiocatori hanno accettato una realtà sempre più frustrante: acquistare un gioco senza avere alcuna garanzia di poterci giocare in futuro.

Ora qualcosa potrebbe cambiare.

Il movimento Stop Killing Games ha infatti ottenuto un importante successo negli Stati Uniti: l’Assemblea dello Stato della California ha approvato il Protect Our Games Act, il disegno di legge noto come AB-1921 che punta a tutelare i consumatori quando un videogioco dipendente da server online viene dismesso.

Una notizia che potrebbe avere conseguenze enormi per l’intera industria videoludica.

Cosa prevede il Protect Our Games Act

Il principio alla base della proposta è piuttosto semplice: se un gioco acquistato dai consumatori dipende da server online per funzionare, gli editori non dovrebbero poterlo rendere inutilizzabile dall’oggi al domani.

  • La legge richiederebbe alle aziende di:
  • avvisare i giocatori con un congruo anticipo prima della chiusura dei servizi;
  • offrire una soluzione che consenta di continuare a utilizzare il prodotto acquistato;
  • garantire alternative come modalità offline, server gestiti dalla community o altre opzioni tecnicamente praticabili.

Il provvedimento è stato approvato con 43 voti favorevoli e 16 contrari, raccogliendo consensi sia tra Democratici che Repubblicani, con il testo che dovrà affrontare l’ultimo passaggio cruciale: il voto del Senato californiano.

Tutto è iniziato con The Crew

La nascita di Stop Killing Games è strettamente legata alla vicenda di The Crew.

Nel 2024, Ubisoft ha spento definitivamente i server del titolo di guida open world pubblicato dieci anni prima, rendendolo di fatto inutilizzabile anche per chi lo aveva regolarmente acquistato.

La vicenda ha acceso un dibattito globale sul concetto di proprietà digitale e sulla conservazione dei videogiochi.

Da allora il movimento guidato dall’attivista Ross Scott ha raccolto un sostegno crescente in tutto il mondo.

L’industria dei videogame alza le barricate

Non tutti, però, vedono positivamente la proposta.

L’Entertainment Software Association (ESA), la principale organizzazione che rappresenta l’industria videoludica statunitense, si è “ovviamente” schierata contro il disegno di legge.

Secondo l’associazione, il provvedimento partirebbe da un presupposto errato: i giochi digitali vengono concessi in licenza e non venduti come proprietà permanente.

L’ESA sostiene inoltre che molti videogiochi moderni dipendano da infrastrutture online complesse, sistemi anti-cheat, autenticazione e aggiornamenti continui, rendendo impossibile garantire una disponibilità perpetua.

Conservare e proteggere il patrimonio videoludico mondiale

La risposta del movimento non si è fatta attendere.

Secondo Stop Killing Games, la legge non obbligherebbe gli editori a mantenere attivi i server per sempre né a sostenere costi infiniti.

L’obiettivo sarebbe molto più limitato: impedire che un prodotto acquistato diventi completamente inutilizzabile quando il supporto ufficiale termina.

Le possibili soluzioni previste comprendono una serie di soluzioni che nascono proprio dai presupposti su cui si basa il Protect Our Games Act:

  • una versione giocabile offline;
  • patch che permettano il funzionamento senza server ufficiali;
  • server gestiti dalla community;
  • un rimborso nei casi in cui nessuna alternativa sia possibile.

In altre parole, il movimento sostiene che il provvedimento riguardi principalmente la tutela dei consumatori e la conservazione del patrimonio videoludico.

L’Europa non resta a guardare

Nel frattempo la campagna di Stop Killing Games non si limita agli Stati Uniti.

L’associazione è recentemente intervenuta davanti al Parlamento Europeo durante un’audizione pubblica legata alla petizione europea che ha raccolto oltre 1,2 milioni di firme verificate.

L’iniziativa ha ricevuto una risposta positiva dalle istituzioni europee e i prossimi passaggi prevedono una valutazione da parte della Commissione Europea, che potrebbe proporre future misure legislative sul tema.

Una battaglia destinata a cambiare il futuro dei videogiochi?

La questione va ben oltre un singolo gioco o una singola azienda.

Con l’aumento dei titoli live service e delle esperienze sempre connesse, il dibattito riguarda una domanda fondamentale: cosa significa davvero “comprare” un videogioco nel 2026?

Se il Protect Our Games Act dovesse diventare legge e se iniziative simili dovessero prendere piede anche in Europa, potremmo assistere a uno dei cambiamenti più importanti degli ultimi anni nel rapporto tra consumatori, publisher e proprietà digitale.

Per milioni di giocatori che hanno visto sparire giochi acquistati regolarmente, questa potrebbe essere una battaglia che vale davvero la pena combattere.

Se è vero ciò che affermò tempo fa Alistair McFarlane riguardo lo spegnimento dei server di New World, e sfidiamo chiunque a non essere d’accordo con il director di Facepunk Studios, quando disse che i giochi non dovrebbero mai morire, allora l’azione di Stop Killing Games va sostenuta con ferma decisione.

Magari, in futuro, potremmo avere la possibilità di rigiocare nostalgicamente a un titolo che ci ha entusiasmato e che vorremmo estrarre da qualche scaffale in soffitta allo stesso modo di quando riesumiamo un vecchio gioco da tavolo.

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Star Wars Zero Company potrebbe essere l’evoluzione dei giochi di strategia a turni che tutti aspettavano

C’è qualcosa di davvero interessante in Star Wars Zero Company, e va ben oltre le spade laser e i blaster. Non si tratta del solito tattico a turni che cavalca l’eredità di XCOM: l’obiettivo sembra essere quello di aprire il genere a un pubblico molto più ampio, mescolando strategia profonda con un’esperienza immersiva e accessibile. Le sensazioni che trasmette ricordano da vicino Baldur’s Gate 3.

Esplorare la galassia in terza persona: la svolta di Zero Company

Una delle idee più interessanti emerse dalle ultime anteprime riguarda la gestione dell’esplorazione. Al di fuori del combattimento, il giocatore non è costretto a una visuale dall’alto come un generale che osserva il campo di battaglia dall’orbita. Al contrario, si veste direttamente i panni del protagonista personalizzabile Hawks e si esplora il mondo in terza persona.

Questo cambio di prospettiva trasforma completamente la percezione dell’esperienza: si ha il tempo di esistere davvero negli ambienti di Star Wars, invece di usarli semplicemente come scenari tattici. Non si pianificano solo le battaglie — si cammina per la galassia.

Secondo Hector Antunez, animation lead del progetto, questo era un obiettivo fondamentale per il team, anche se non facile da realizzare: “Il cuore del gioco è nel combattimento tattico. Ma volevamo aggiungere un elemento che permettesse ai giocatori di trascorrere ancora più tempo negli ambienti di Star Wars, senza che quegli spazi fossero limitati da ciò che renderebbe divertente il combattimento.”

Questa filosofia rivela molto su ciò che gli sviluppatori stanno cercando di fare: non sostituire la profondità tattica, ma espandere tutto ciò che la circonda. Ed è proprio qui che il paragone con Baldur’s Gate 3 inizia a farsi concreto.

Quartieri Lontani: il manga di Jiro Taniguchi diventa un film live action

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Ci sono manga che non trasformano i propri personaggi in guerrieri soprannaturali, ma raccontano semplicemente la vita, con tutta la sua malinconia, i suoi rimpianti e le sue domande senza risposta.

Jiro Taniguchi era il maestro assoluto di quel tipo di storia e Quartieri Lontani (Harukana Machi e) è forse la sua opera più intima e universale che, a quasi trent’anni dalla sua pubblicazione originale, ritorna sul grande schermo con un nuovo adattamento live action.

Un uomo intrappolato nel corpo di sé stesso a 14 anni

La trama del manga è tanto scontata, quanto ricca di profonda introspezione.

Hiroshi Nakahara è un quarantenne giapponese di ritorno da un estenuante viaggio di lavoro quando, in modo inspiegabile, si ritrova catapultato indietro nel tempo: stesso corpo di quando aveva 14 anni, ma con tutta la memoria, l’esperienza e il peso della vita adulta intatti.

Davanti a lui si aprono le domande più dolorose che un uomo possa porsi: cambierebbe il passato se potesse? Riuscirebbe a impedire la scomparsa misteriosa del padre? La morte prematura della madre? Sceglierebbe un’altra vita, sapendo quello che sa? E cosa succederebbe alla moglie e alle figlie che ha lasciato nel futuro?

È un racconto di viaggio nel tempo che non ha nulla a che fare con la fantascienza, come detto è pura introspezione, nostalgia e malinconia. Il tipo di storia che colpisce allo stomaco perché parla di cose che tutti, prima o poi, si chiedono.

Cast e team creativo

Il film è prodotto da BARCOS e diretto da Yoshinari Nishikoori, che ha anche firmato la sceneggiatura, mentre le musiche sono affidate a Eishi Segawa.

Per il doppio ruolo di Hiroshi, che nella storia esiste simultaneamente come adulto e come adolescente, abbiamo Ryōhei Ōtani (noto per il live action di Golden Kamuy e The Full-Time Wife Escapist) che interpreta Hiroshi adulto, mentre Tōri Oikawa veste i panni di Hiroshi a 14 anni.

Ritorno al cinema per Quartieri lontani

Vale la pena ricordare che Harukana Machi e era già stato adattato in un film live action nel 2008, per mano del regista belga Sam Garbarski in una coproduzione europea tra Belgio, Francia, Germania e Lussemburgo.

Quella versione aveva spostato l’ambientazione dal Giappone del 1963 alla Parigi del 1967, una scelta coraggiosa che comunque aveva funzionato, catturando l’atmosfera del manga pur calando la storia in un contesto europeo.

Il nuovo film, invece, riporta la storia nella sua ambientazione originale giapponese, il che promette una fedeltà più viscerale all’opera del compianto Taniguchi.

Il film debutterà nelle sale cinematografiche giapponesi il 9 ottobre 2026.

Chi era Jiro Taniguchi

Jiro Taniguchi è stato uno dei mangaka più rispettati e amati a livello internazionale, celebre per uno stile visivo realistico e raffinato e per storie profondamente umane, lontane dai canoni mainstream del manga giapponese.

Taniguchi è scomparso nel febbraio 2017 all’età di 69 anni, lasciando un’eredità enorme.

Tra le sue opere più note in Italia e in Europa ci sono Il gourmet solitario (Kodoku no Gourmet, scritto con Masayuki Kusumi), Quartier lointain (il titolo francese con cui Harukana Machi e è conosciutissimo in Europa) e L’uomo che cammina.

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The Fall of Kylo Ren: Marvel annuncia la serie a fumetti di Star Wars che chiuderà la storia di Ben Solo

Ahinoi sappiamo già che il film su Ben Solo non si farà, ma la sua storia non è ancora finita. Lucasfilm e Marvel hanno annunciato ufficialmente Star Wars: The Fall of Kylo Ren, una serie a fumetti in cinque numeri che promette di mettere il punto finale sulla parabola di uno dei personaggi più complessi e discussi della saga sequel.

Di cosa parla The Fall of Kylo Ren

La serie è scritta da Charles Soule con i disegni di Will Sliney, la stessa coppia che aveva già esplorato le origini di Kylo Ren nella serie The Rise of Kylo Ren e, più di recente, in Legacy of Vader, in cui il personaggio attraversava la galassia alla ricerca di verità nascoste legate a Darth Vader.

La breve sinossi ufficiale è volutamente criptica ma promette molto: “La verità dietro i motivi di Kylo e la portata completa del suo destino vengono finalmente rivelati.”

Narrativamente, la storia si apre con Kylo Ren che torna alla Prima Ordine più pericoloso e determinato che mai. Come Comandante Supremo, cerca di consolidare il proprio potere mentre Generale Hux e Pryde iniziano a logorare l’organizzazione dall’interno con le loro ambizioni personali e i loro conflitti. Kylo non reagisce bene ai tradimenti e il tentativo sempre più spietato di ristabilire il controllo assoluto lo porterà dritto verso la sua caduta.

In sostanza, The Fall of Kylo Ren è il racconto dei mesi e degli anni che precedono gli eventi di L’Ascesa di Skywalker visti dall’interno.

the fall of kylo ren star wars comics variant

The Hunt for Ben Solo: il film che non vedremo mai

Per capire perché questo annuncio provoca sentimenti contrastanti nei fan, bisogna fare un passo indietro.

Il regista Steven Soderbergh ha rivelato che Lucasfilm aveva effettivamente sviluppato un progetto chiamato The Hunt for Ben Solo, film con Adam Driver protagonista e Kathleen Kennedy coinvolta nella produzione.

La sceneggiatura era pronta, tutto era confermato, poi Disney ha detto no. Il motivo? La difficoltà narrativa di giustificare come Kylo Ren potesse essere sopravvissuto dopo gli eventi di L’Ascesa di Skywalker. Una questione di continuity che ha bloccato per anni un progetto che, a giudicare dai nomi coinvolti, avrebbe potuto essere qualcosa di straordinario. Soderbergh ha descritto l’intera vicenda come “frustrante”.

Il risultato è che il personaggio più interessante della trilogia sequel, uno dei villain più sfumati psicologicamente dell’intera saga e paradossalmente messo quasi da parte a favore del personaggio di Rey, non avrà mai il suo film.

Soule e Sliney riusciranno a chiudere il cerchio?

La buona notizia è che se qualcuno può fare giustizia a questa storia, sono proprio Soule e Sliney.

I due hanno passato anni a costruire i livelli emotivi e psicologici di Kylo Ren attraverso i fumetti Marvel, sviluppando aspetti del personaggio che i film avevano solo abbozzato. La loro versione di Ben Solo è sempre stata la più ricca e la più dolorosa.

Affidare a loro il capitolo conclusivo non è solo una scelta pratica, è un riconoscimento del lavoro fatto e una garanzia di coerenza narrativa. Se c’è qualcuno capace di dare a Kylo Ren il finale che merita, sono questi due.

The Fall of Kylo Ren non è il film che molti fan sognavano, ma è qualcosa di diverso, un mezzo diverso, un formato diverso, un tipo di fruizione diversa.

Nel panorama attuale di Lucasfilm, con progetti cinematografici che si annunciano e si cancellano quasi a ripetizione, questa serie a fumetti potrebbe essere la cosa più vicina a una vera conclusione che il personaggio otterrà.

Cinque numeri per chiudere una delle storie più complesse della galassia lontana lontana, un finale che debutterà nelle fumetterie USA il 12 agosto 2026.

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Call of Duty: Modern Warfare 4 si mostra con il primo trailer e porta la guerra nella Penisola Coreana

Call of Duty è tornato e, questa volta, la situazione sembra davvero fuori controllo. Activision ha rilasciato il primo trailer di Modern Warfare 4 e già da queste prime immagini appare chiara l’intenzione di fare sul serio, sia sul fronte della storia che su quello tecnico.

Dopo due anni trascorsi nell’universo Black Ops, il franchise torna alle radici della saga Modern Warfare con un sequel diretto di Call of Duty: Modern Warfare 3 (2023), un capitolo che aveva abbastanza deluso i fan, soprattutto sotto l’aspetto campagna.

Una nuova guerra minaccia il mondo

Il trailer catapulta immediatamente i giocatori in uno scenario ad altissima tensione. Questa volta il conflitto si concentra sulla Penisola Coreana, dove un’invasione su larga scala della Corea del Nord rischia di trasformarsi in una crisi globale.

Tra esplosioni, città devastate e scontri su vasta scala, il filmato introduce anche una nuova squadra di soldati sudcoreani, team destinato a diventare uno dei fulcri della narrazione.

Il ritorno della Task Force 141 e del leggendario Capitano Price

Questo è ciò che recita la sinossi ufficiale del gioco: “In Call of Duty: Modern Warfare 4, la guerra divampa nella penisola coreana quando la Corea del Nord lancia un’invasione su vasta scala che minaccia di destabilizzare il mondo. Un plotone di soldati sudcoreani lotta per la sopravvivenza sul fronte che sta crollando, mentre dall’altra parte del mondo un vendicativo Capitano Price conduce una guerra personale nell’ombra, rimanendo sempre un passo avanti a chi gli dà la caccia. Quando la missione non ufficiale di Price si scontra con le forze che si celano dietro l’invasione, la guerra si estende oltre ogni controllo.”

Insomma, sembra che il buon Price sia tornato a fare quello che gli riesce meglio, ovvero creare problemi ai cattivi e, spesso, anche ai suoi superiori.

Il tono generale sembra più cupo, più militaresco e più ancorato alla realtà rispetto agli ultimi capitoli, con un’enfasi marcata su combattimento urbano, guerra su larga scala e dinamiche di squadra sotto pressione. Esattamente quello di cui la saga aveva bisogno.

Multiplayer, DMZ e le novità del comparto online

La campagna non sarà l’unico piatto forte di MW4. Il multiplayer torna con nuove mappe e modalità inedite, mentre DMZ — la modalità extraction shooter di Infinity Ward che si è costruita una fanbase solida negli ultimi anni — fa il suo ritorno con espansioni significative.

DMZ è stata una delle aggiunte più interessanti e polarizzanti degli ultimi Call of Duty: un ibrido tra sparatutto tattico ed estrazione che ha saputo ritagliarsi una nicchia precisa. La notizia che Infinity Ward voglia espandere ulteriormente questa modalità è benvenuta.

Addio last-gen, benvenuta Nintendo Switch 2

La notizia più inaspettata dell’intero annuncio è che Call of Duty: Modern Warfare 4 arriverà ufficialmente su Nintendo Switch 2.

Microsoft aveva promesso, al momento dell’acquisizione di Activision, che i futuri titoli capitoli della saga sarebbero eventualmente approdati sull’hardware Nintendo, promessa che si è finalmente materializzata.

MW4 segna anche un altro momento storico per il franchise: è il primo Call of Duty della generazione attuale a tagliare completamente il supporto a PS4 e Xbox One. Si tratta di una scelta che apre le porte a salti tecnici concreti senza il “peso” dell’hardware ormai datato che ha frenato i capitoli precedenti.

In soldoni: potremo finalmente vedere cosa la saga Infinity Ward saprà fare quando non deve più guardare indietro.

Game Pass escluso: Microsoft cambia le regole

C’è però una notizia meno entusiasmante per i possessori di Xbox. Modern Warfare 4, come già anticipato nei mesi scorsi, non sarà disponibile al lancio su Xbox Game Pass. Microsoft ha modificato la propria strategia di abbonamento proprio all’inizio di quest’anno, e questo titolo rimane fuori da quei piani.

Una scelta che farà storcere il naso a molti, soprattutto considerando che la principale promessa dell’acquisizione di Activision era proprio portare Call of Duty nel catalogo Game Pass.

Quando esce Call of Duty: Modern Warfare 4?

Al di fuori di Switch 2, il gioco uscirà su PS5, Xbox Series X|S e PC il 23 ottobre.

Il trailer fa il suo lavoro, mettendo sul tavolo una premessa solida, un contesto geopolitico credibile, un protagonista carismatico e immagini d’impatto.

Sulla carta, Modern Warfare 4 sembra avere tutto per essere la vera ripartenza che la saga meritava dopo il passo falso del terzo capitolo.

Adesso tocca al gameplay dimostrare che non si tratta solo di buone intenzioni.

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Disclosure Day: il nuovo trailer di Spielberg rivela gli alieni e un cameo del regista

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Dopo mesi di mistero e trailer volutamente avari di rivelazioni, Disclosure Day si mostra finalmente in tutta la sua portata. Il nuovo preview del film di Steven Spielberg offre il primo sguardo agli alieni al centro della storia, accompagnato da un intervento dello stesso regista in stile featurette e da una sinossi che inizia a delineare la trama: “Se scoprissi che non siamo soli, se qualcuno te lo mostrasse, te lo provasse, avresti paura? Quest’estate la verità appartiene a otto miliardi di persone. Ci stiamo avvicinando al… Disclosure Day.”

Il film segna il ritorno di Spielberg alla fantascienza a distanza di oltre vent’anni da La guerra dei mondi (2005), dopo i leggendari Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) e E.T. l’extra-terrestre (1982). Un ritorno alle origini, insomma, per uno dei cineasti che più di tutti ha contribuito a definire l’immaginario cinematografico sugli extraterrestri.

Le parole di Spielberg sul contatto con gli alieni

Nel trailer, Spielberg si apre con una riflessione personale sulla possibilità del contatto tra esseri umani e forme di vita extraterrestri — un tema in cui dichiara di credere oggi più fermamente di quanto non facesse cinquant’anni fa, ai tempi di Incontri ravvicinati del terzo tipo. “Come cambierà la rivelazione? Credo in meglio”, afferma il regista. “Ci ricorderà la nostra capacità di empatia e che esiste qualcosa di più grande di noi stessi.” E aggiunge: “Prima mi dicevo: non sarebbe meraviglioso se tutto questo si rivelasse vero? Ora mi chiedo: non sarebbe meraviglioso che le persone sapessero che tutto questo è vero?”

Cast e crew di Disclosure Day

A guidare il cast sono Emily Blunt nei panni di Margaret, una reporter meteo che durante una trasmissione comincia a parlare con una voce strana, trasmettendo involontariamente un messaggio alieno, e Josh O’Connor nel ruolo di Daniel, un uomo coinvolto nello smascheramento di quella che sembra una vasta cospirazione UFO. Al loro fianco troviamo Colin Firth, Eve Hewson e Colman Domingo.

Dietro la macchina da presa, Spielberg torna a collaborare con lo sceneggiatore David Koepp, già al suo fianco in Jurassic Park e La guerra dei mondi. Le musiche sono affidate a John Williams, leggendario compositore di Star Wars e Indiana Jones, alla sua trentesima collaborazione con Spielberg. Disclosure Day arriverà nelle sale italiane l’11 giugno 2026.