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Warner Bros. vuole rifare Assalto alla Terra: Giacchino alla regia, Powell nel mirino

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Warner Bros. è pronta a rimettere mano a uno dei classici della fantascienza anni Cinquanta. Il remake di Assalto alla Terra — titolo originale Them!, classico del 1954 — è in sviluppo, con Michael Giacchino alla regia e Matt Reeves alla produzione. Stando alle ultime indiscrezioni, i filmmaker starebbero puntando a Glen Powell come protagonista, anche se per ora si tratta solo di un nome sul radar: nessun accordo è in corso né è stato avviato.

Giacchino è una figura particolare per un progetto del genere. Il pubblico lo conosce soprattutto come compositore: ha vinto l’Oscar per Up e ha firmato le colonne sonore di film come Spider-Man: No Way Home, The Batman, Star Trek e Rogue One: Una storia di Star Wars. Ma ha già dimostrato di saper stare dietro la macchina da presa con Werewolf by Night per Marvel Studios, corto che aveva colpito per la sua atmosfera horror anni Cinquanta — quasi un precursore ideale di questo progetto. Stando alle informazioni disponibili, Giacchino si occuperà anche della colonna sonora del remake, come ha già fatto in altri suoi lavori da regista.

Il film originale e il suo peso culturale

Assalto alla Terra del 1954 è uno di quei film che hanno definito un’intera stagione del cinema di genere. Ambientato nel deserto del New Mexico, racconta la scoperta di una colonia di formiche giganti generate dalle radiazioni dei test atomici. Quella che inizia come un mistero locale diventa rapidamente una minaccia nazionale, con uno scontro finale nelle fognature di Los Angeles. Il film era una metafora perfetta della paranoia nucleare della Guerra Fredda, e mantiene ancora oggi una presa sorprendente.

Un remake ha senso nel 2026 quanto — se non più — ne aveva nel 1954: la paura tecnologica, i disastri provocati dall’uomo e una minaccia che cresce nell’ombra mentre il governo minimizza sono temi tutt’altro che datati.

Glen Powell e un momento di grazia

Se Powell dovesse effettivamente unirsi al progetto, porterebbe con sé uno slancio considerevole. Dopo Top Gun: Maverick, Twisters e The Running Man, si è affermato come uno dei volti più affidabili del cinema d’azione di fascia alta. La sua presenza — per ora ipotetica — sarebbe comunque un segnale dell’ambizione di Warner Bros. per questo remake.

Al momento non sono stati comunicati né una data di inizio riprese né una finestra di uscita nelle sale, né per il mercato internazionale né per l’Italia.

Io sono leggenda 2: trovato il regista, Will Smith e Michael B. Jordan confermati

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Dopo anni di annunci, smentite e aggiornamenti a singhiozzo, Io sono leggenda 2 si sta finalmente muovendo sul serio. Il sequel del film di Francis Lawrence del 2007 ha ora un regista: Steven Caple Jr. ha confermato di essere alla regia del progetto per Warner Bros., dando la notizia durante la promozione della sua nuova serie Netflix Man on Fire.

Caple Jr. porta con sé una solida esperienza nel cinema d’azione su grande scala: ha già diretto Creed II e Transformers: Rise of the Beasts, due film che hanno saputo tenere insieme spettacolo e caratterizzazione dei personaggi. Non è un dettaglio secondario il fatto che abbia già lavorato con Michael B. Jordan, che tornerà nel sequel insieme a Will Smith — i due sono anche co-produttori del progetto.

Da dove riparte la storia

Il sequel era stato annunciato nel 2022, ma gli aggiornamenti concreti erano stati fino ad ora molto rari. La sceneggiatura è di nuovo affidata ad Akiva Goldsman, che aveva già scritto il film originale, e lo sceneggiatore ha già offerto qualche anticipazione interessante sulla direzione narrativa: “Questo inizierà qualche decennio dopo il primo,” ha dichiarato, aggiungendo che i personaggi si troveranno in un mondo radicalmente trasformato. “Si vede come la Terra riconquista il pianeta, e c’è qualcosa di bello nella domanda: man mano che l’uomo si allontana dall’essere l’inquilino principale, cosa accade?”

Una delle scelte creative più rilevanti riguarda il punto di partenza narrativo: il sequel non si baserà sul finale cinematografico di Io sono leggenda, in cui Robert Neville muore sacrificandosi, ma sul finale alternativo — quello presente nell’edizione DVD, più fedele al romanzo di Richard Matheson del 1954. In quella versione Neville scopre che gli infetti non sono creature prive di coscienza, ma hanno sviluppato una loro struttura sociale e sono capaci di provare sentimenti. Un ribaltamento di prospettiva che apre scenari narrativi completamente diversi, e che rende possibile la continuazione dell’avventura di Neville.

Nessuna data ancora

Per ora non è stata comunicata alcuna data di uscita, né per l’Italia né per il mercato internazionale. Questo è comunque il passo più concreto fatto dal progetto in tre anni, e la combinazione di un regista confermato, due star di primo piano e uno sceneggiatore già al lavoro suggerisce che la produzione sia finalmente pronta a decollare.

Tim Cook lascia Apple: John Ternus è il nuovo CEO

Dopo quasi quindici anni alla guida di una delle aziende più influenti al mondo, Tim Cook lascia ufficialmente la carica di CEO di Apple. A prenderne il posto sarà John Ternus, attualmente vicepresidente senior dell’ingegneria hardware, con effetto a partire dal 1° settembre. Cook non sparirà dalla scena: assumerà il ruolo di presidente esecutivo del consiglio di amministrazione, mantenendo un ruolo strategico e occupandosi in particolare dei rapporti con i governi e i responsabili politici a livello globale.

Cook ha accompagnato il passaggio di consegne con una lettera pubblica in cui ha elogiato calorosamente il suo successore, ricordando i suoi 25 anni di dedizione ad Apple e prevedendo che l’azienda “raggiungerà vette incredibili sotto la sua guida”.

Quindici anni che hanno ridisegnato Apple

Cook era salito alla guida di Apple nel 2011, scelto personalmente da Steve Jobs prima della sua scomparsa. In quel momento era già considerato il genio operativo dell’azienda, l’uomo che aveva trasformato la catena di fornitura globale di Apple in una macchina quasi perfetta. Sotto la sua guida, Apple è cresciuta fino a diventare una società da 4.000 miliardi di dollari, un risultato che pochi avrebbero immaginato possibile.

Il suo approccio alla leadership è stato consapevolmente diverso da quello di Jobs: Cook non ha mai cercato di replicare lo stile visionario e product-first del suo predecessore, seguendo anzi il consiglio dello stesso Jobs di non chiedersi mai “Cosa avrebbe fatto Steve?”. Ha puntato invece su ciò in cui eccelleva: scala, operazioni e strategia. I risultati sono stati concreti: gli iPhone con schermo grande a partire dall’iPhone 6 Plus, l’Apple Watch e gli AirPods, diventati oggetti di uso quotidiano per centinaia di milioni di persone.

Non tutto è andato secondo i piani. Apple Vision Pro non ha ancora convinto il mercato di massa, soprattutto per il prezzo molto elevato. Il progetto di un’auto Apple non ha mai visto la luce, e i prodotti di realtà aumentata restano ancora più una promessa che una realtà concreta. Ma il grande colpo di Cook è stato l’ecosistema di servizi: Apple TV, Apple Music, Apple News e Apple Fitness+ hanno trasformato i ricavi da servizi in una fonte di guadagno enorme, fidelizzando ulteriormente gli utenti alla piattaforma Apple.

Il nuovo assetto ai vertici

Il cambio al vertice non riguarda solo Ternus. Johny Srouji, ex vicepresidente senior delle tecnologie hardware, è stato promosso a chief hardware officer: figura chiave nello sviluppo dei chip proprietari Apple, dal primo A4 fino all’M1 che ha permesso all’azienda di abbandonare Intel e costruire alcuni dei laptop più potenti sul mercato. Tom Marieb prenderà invece il posto di Ternus come vicepresidente senior dell’ingegneria hardware, riportando direttamente a Srouji.

Apple entra in una nuova fase della sua storia. Tocca ora a Ternus dimostrare se sarà in grado di portare avanti l’eredità di Cook — e magari ridare alla casa di Cupertino quella spinta verso l’innovazione di prodotto che i fan più esigenti chiedono da tempo.

Ralph Fiennes: “La nave è salpata” per Voldemort, ma Tilda Swinton sarebbe perfetta

C’è un ruolo nella nuova serie Harry Potter e la Pietra Filosofale di HBO Max che ancora non ha un volto: quello di Voldemort. E mentre i fan speculano, l’attore che ha reso immortale il Signore Oscuro sul grande schermo ha messo fine ai sogni di un suo ritorno — indicando però la sua candidata ideale.

Ralph Fiennes, che ha interpretato Voldemort in sei dei film della saga cinematografica, è stato diretto durante un’apparizione al The Claudia Winkleman Show: “Ricordo che mi fu chiesto, una volta completati tutti i film, se avrei ripreso il personaggio, e questo era diversi anni fa. Dissi: ‘Sì, mi piacerebbe.’ Ma poi non è successo nulla, e penso che la nave sia salpata.” Nessun rimpianto evidente, ma anche nessuna porta aperta.

Il nome che Fiennes ha invece lanciato con entusiasmo è quello di Tilda Swinton: “Tilda Swinton è stata menzionata da qualche parte come possibile candidata, e penso che sarebbe straordinaria.” Un endorsement di peso, da parte di chi sa meglio di chiunque cosa richieda quel ruolo.

Cillian Murphy chiude la porta

Swinton non è l’unica a essere circolata come ipotesi. Anche Cillian Murphy è stato a lungo tra i nomi favoriti dei fan — e paradossalmente era stato lo stesso Fiennes a suggerirlo, durante una puntata di Watch What Happens Live nel dicembre 2024: “Cillian è un attore fantastico. È un suggerimento meraviglioso, sarei tutto a favore di Cillian.”

Murphy, però, ha smentito categoricamente durante il podcast Happy Sad Confused: “Non so nulla di questa storia. Inoltre è davvero difficile seguire qualsiasi cosa Ralph Fiennes abbia fatto. L’uomo è un’assoluta leggenda della recitazione, quindi buona fortuna a chiunque dovrà riempire quei panni.”

La serie arriva a Natale 2026

Nel frattempo la produzione della nuova serie Harry Potter e la Pietra Filosofale va avanti. Le riprese sono iniziate nel luglio 2025 ai Leavesden Studios di Londra. Il cast dei tre protagonisti è stato confermato: Dominic McLaughlin vestirà i panni di Harry, Arabella Stanton quelli di Hermione e Alastair Stout quelli di Ron. Tra gli adulti, John Lithgow sarà Albus Silente, Paapa Essiedu Severus Piton, Janet McTeer Minerva McGranitt e Nick Frost Rubeus Hagrid. L’unico attore dei film originali confermato finora è Warwick Davis, che tornerà nel ruolo del Professor Vitious.

Il debutto è fissato per il 25 dicembre 2026 su HBO Max, disponibile anche in Italia. La serie è scritta da Francesca Gardiner e prodotta, tra gli altri, da J.K. Rowling e David Heyman. Il progetto prevede una stagione per ciascuno dei sette romanzi nell’arco di un decennio.

La prima clip di The Mandalorian and Grogu regala caos, risate e… l’Impero che prepara la controffensiva

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Se conoscete Star Wars, allora sapete che non c’è mai da fidarsi quando sembra tutto troppo tranquillo.

La prima clip ufficiale di The Mandalorian and Grogu gioca proprio su questo aspetto: apparentemente abbiamo Grogu che combina guai come al solito, ma sottotraccia appaiono segnali piuttosto preoccupanti su dove stia andando la galassia.

Grogu agente del caos

Le scene mostrate da Jon Favreau durante il Jimmy Kimmel Live sono scelte per essere immediatamente accattivante.

Grogu prova ad aiutare la fuga di Din Djarin con risultati prevedibilmente disastrosi. Energia e tanto ritmo ma la parte interessante, però, la si capisce subito dopo.

Un plot twist già servito

I trailer del film avevano impostato la storia come una caccia a un signore della guerra imperiale interpretato da Jonny Coyne.

Questa clip ribalta la prospettiva: la caccia sembra essere già finita, è già finita, il ricercato è stato già catturato. Non si tratta più di inseguire qualcuno, ma di gestire le conseguenze della sua cattura.

Gli indizi puntano a una location ben precisa: Adelphi, una base della Nuova Repubblica situata nell’Orlo Esterno.

Se ciò dovesse essere confermato, allora significherebbe una cosa sola: l’Impero — o meglio, i suoi resti — stanno emergendo dall’ombra.

L’ombra lunga di Thrawn

Gli eventi di The Mandalorian and Grogu si collegano in modo piuttosto naturale a quanto visto nella serie TV Ahsoka.

Il ritorno del Grand’ammiraglio Thrawn non è un dettaglio da poco. Parliamo di uno stratega che non aspetta, pianifica, sa come e dove colpire ed è in grado di ribaltare gli equilibri.

Questo film potrebbe essere il primo vero passo verso un conflitto su larga scala nel nuovo corso di Star Wars.

The Mandalorian e Grogu

La galassia dopo la caduta dell’Impero

La sinossi del film recita: “L’Impero è caduto, ma non è scomparso. I signori della guerra fedeli a Palpatine sono ancora sparsi nella galassia, mentre la Nuova Repubblica cerca faticosamente di stabilizzare ciò per cui la Ribellione ha combattuto. Ed è qui che entrano in scena Din Djarin e Grogu. Non più solo missioni da cacciatori di taglie, ma qualcosa di più grande. Più politico. Più pericoloso.”

In uscita la cinema il 20 maggio 2026, The Mandalorian and Grogu è diretto da Jon Favreau e vede Pedro Pascal di nuovo nei panni di Din Djarin.

Nel cast troviamo anche Sigourney Weaver a interpretare il Colonnello Ward e Jeremy Allen White nel ruolo di Rotta the Hutt.

Xbox Game Pass abbassa i prezzi: abbonamenti meno cari ma addio ai Call of Duty al day one

Colpo di scena in casa Microsoft che, dopo mesi di polemiche e malumori, fa un passo indietro e decide di abbassare i prezzi di Xbox Game Pass.

Microsoft fa marcia indietro (menomale)

Verso la fine del 2025, il Game Pass aveva subito un aumento piuttosto pesante, con la versione Ultimate arrivata a sfiorare i 30 euro al mese. Una cifra che, per molti giocatori, aveva iniziato a far vacillare uno dei pilastri del servizio di Microsoft: il rapporto qualità/prezzo.

Ora però qualcosa è cambiato perché, a partire da subito l’abbonamento Game Pass Ultimate scende da 29,99 € a 22,99 € al mese, mentre il Game Pass PC passa da 16,49 € a 13,99 € al mese.

Si tratta di un taglio netto, concreto, che sembra voler riconquistare quella fetta di pubblico che aveva iniziato a storcere il naso anche di fronte a un impegno economico diventato sempre più gravoso.

Cambio al vertice e cambio di rotta ascoltando la community

Dietro questa inversione di tendenza c’è anche un importante cambio ai piani alti. Dopo l’uscita di scena di Phil Spencer, la guida è passata ad Asha Sharma, la quale fin da subito ha riconosciuto un problema evidente: il prezzo del servizio stava diventando poco sostenibile per il giocatore medio.

Nel comunicato ufficiale, Microsoft ha sottolineato un punto interessante: non esiste un unico modello perfetto per tutti. I giocatori hanno gusti, abitudini e aspettative diverse, e questo cambiamento nasce proprio dai feedback raccolti nel tempo.

Do ut des: niente più Call of Duty al lancio

Tuttavia, il taglio dei prezzi porta con sé una rinuncia importante: i futuri capitoli di Call of Duty non arriveranno più al day one su Game Pass.

Insomma, niente più accesso immediato al nuovo COD senza costi extra, con i titoli che verranno aggiunti al catalogo solo durante la stagione festiva successiva al lancio, quindi circa un anno dopo.

Una scelta che farà discutere, soprattutto considerando quanto il franchise di Activision Blizzard sia centrale per molti utenti.

Meno “tutto subito”, ma un prezzo più accessibile per una platea più ampia, questo sembra essere la nuova direzione intrapresa da Microsoft.

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Ahsoka 2 e The Mandalorian & Grogu sono su due livelli completamente diversi secondo Jon Favreau

Lucasfilm sta costruendo il futuro di Star Wars su due binari molto diversi, e Jon Favreau ha spiegato con chiarezza come questi progetti si completino a vicenda pur raccontando storie su piani completamente opposti della galassia.

Da una parte c’è The Mandalorian & Grogu, il film che porta sul grande schermo le avventure di Din Djarin e il suo giovane apprendista, in uscita nelle sale italiane il 20 maggio 2026 diretto dallo stesso Favreau. Dall’altra c’è la seconda stagione di Ahsoka, attesa su Disney+ nel corso del 2026 senza ancora una data precisa, che si prepara invece ad affrontare le grandi manovre politiche e militari della galassia.

Due storie, due livelli

Favreau ha descritto la differenza con una metafora militare molto efficace: “Ahsoka è dedicata agli ufficiali, noi siamo la fanteria. Questa è un’esperienza dal basso, a livello del terreno.” Il film di Din Djarin e Grogu non ha ambizioni di ridisegnare i destini della galassia — è una storia di persone che sopravvivono, combattono e si proteggono a vicenda ai margini del potere. Esattamente come la serie originale, che ha sempre raccontato la vita di cacciatori di taglie e mercenari lontani dai centri decisionali.

Ahsoka, invece, si muove in tutt’altro territorio. La prima stagione aveva già introdotto il ritorno del Grande Ammiraglio Thrawn e i primi segnali del Consiglio delle Ombre, la rete clandestina di leader imperiali che sta lentamente tessendo qualcosa di pericoloso. Favreau ha tracciato un parallelo storico preciso: “Guardando la caduta degli imperi nella storia, molti dei potenti diventano signori della guerra. Quello che il Consiglio delle Ombre suggerisce è che stanno iniziando davvero a connettersi. Non sono più signori della guerra isolati: c’è uno schema più grande in atto.”

The Mandalorian e Grogu

Dave Filoni, architetto del futuro

Il peso di connettere tutti questi fili narrativi ricade in gran parte su Dave Filoni, showrunner di Ahsoka e attuale presidente di Lucasfilm. Favreau è stato esplicito: “Dave ha preso in mano la situazione con la serie Ahsoka, e quello sarà il passo successivo. C’è molto nella testa di quell’uomo, e so che prende molto sul serio come tutto si connette.”

La seconda stagione di Ahsoka si preannuncia come un capitolo cruciale per capire come la minaccia imperiale residua — con Thrawn come catalizzatore — porrà le basi per la nascita del Primo Ordine, che arriverà vent’anni dopo nella linea temporale. Nel cast torneranno Rosario Dawson, Lars Mikkelsen e Hayden Christensen nei panni di Anakin Skywalker, mentre Rory McCann erediterà il ruolo di Baylan Skoll dopo la scomparsa del compianto Ray Stevenson.

Due storie, un unico universo. Una espande la mitologia, l’altra ricorda perché ci importa delle persone che ci vivono dentro.

Night City 2045: svelato ufficialmente il gioco prequel di Cyberpunk 2077 in arrivo a giugno 2026

Se pensavate di conoscere già ogni vicolo sporco e ogni neon tremolante di Cyberpunk 2077, preparatevi a ricredervi.

La vera protagonista dell’universo Cyberpunk, Night City, sta per tornare in una versione completamente nuova… anzi, vecchia. Più precisamente: 32 anni prima degli eventi del gioco.

Benvenuti nel 2045, quando il cielo sanguinava

Il nuovo sourcebook di Cyberpunk RED, intitolato Night City 2045, ci porta nel pieno del cosiddetto “Time of the Red – Tempo del Rosso”.

Parliamo di un periodo post-apocalittico natao dopo la devastante Quarta Guerra delle Corporazioni che ha avuto conseguenze decisamente poco rassicuranti: cieli rossi per anni; piogge tossiche color sangue
e una città che cerca di rimettere insieme i pezzi senza mai riuscirci del tutto.

L’atmosfera è un mix tra fine del mondo e opportunità per chi non ha nulla da perdere.

Un sourcebook monstre nel vero senso della parola

Night City 2045 è un tomo da oltre 300 pagine che non si limita a fare worldbuilding.

Qui si entra nel dettaglio ossessivo, roba da veri appassionati:

  • 24 distretti completamente esplorabili;
  • oltre 600 location specifiche;
  • 44 gang diverse;
  • 6 organizzazioni criminali;
  • 23 compagnie di sicurezza;
  • 99 profili di personaggi pronti all’uso.

Non è solo una guida, è praticamente una simulazione completa della città.

Perché proprio il 2045?

Chi ha giocato a Cyberpunk 2077 conosce una Night City già consolidata, cinica e dominata dalle megacorporazioni.

Il 2045, invece, è una fase di transizione caratterizzata da poteri ancora instabili, equilibri fragili, territori contesi e l’identità della città ancora in divenire, in pratica il terreno perfetto per storie più sporche, imprevedibili e assolutamente personali.

Dal tavolo da gioco all’universo espanso

Il progetto arriva da R. Talsorian Games, veterani del mondo Cyberpunk, con una missione chiara: rendere Night City un personaggio vivo. Non una semplice ambientazione, ma un organismo che reagisce, evolve, cambia a seconda delle scelte dei giocatori.

Il lancio ufficiale di Night City 2045 è fissato per il 17 giugno durante l’Origins Game Fair.

Le copie fisiche di gioco possono essere preordinate sul sito ufficiale di R.Talsorian Games, ottenendo uno sconto del 50% sulla versione PDF. Chi, invece, desidera solo la versione PDF può acquistarla anche su drivethrurpg.com.

La città resta protagonista

Ricapitolando, Night City non è mai stata solo un’ambientazione, è un ecosistema narrativo.

Questa nuova incarnazione di Cyberpunk 2077 sembra voler portare quel concetto all’estremo: più dettagli, più caos, più possibilità.

Volete un consiglio? Portatevi un ombrello perché dal cielo non cadrà della semplice pioggia.

Voyager 1: la NASA spegne il LECP per aumentare la vita utile della sonda

Quarantanove anni nello spazio. Oltre 24 miliardi di chilometri dalla Terra e la Voyager 1 è ancora in funzione.

La sonda spaziale che ha viaggiato più lontano di tutte, continua a essere una delle imprese ingegneristiche più straordinarie della storia dell’umanità e la NASA sta facendo di tutto per tenerla in vita il più a lungo possibile, anche a costo di spegnere, uno dopo l’altro, gli strumenti scientifici a bordo.

L’ultimo a essere disattivato, il 17 aprile scorso, è il Low-Energy Charged Particles experiment (LECP): uno strumento che aveva il compito di misurare particelle cariche a bassa energia provenienti dal sistema solare oltre a ioni, elettroni e raggi cosmici.

Perché la NASA ha spento il LECP?

La risposta è semplice quanto malinconica: risparmiare energia. La Voyager 1 è alimentata da un generatore nucleare a radioisotopi che, con il passare degli anni, produce sempre meno corrente.

Così, per poter garantire alla sonda ancora anni di attività, comprese le fondamentali trasmissioni di dati verso la Terra, gli ingegneri sono stati costretti a stabilire un ordine preciso di dismissione degli strumenti a bordo.

Non si tratta di una decisione improvvisata: quest’ordine di spegnimento era stato pianificato anni fa, sulla base di quali esperimenti contribuissero maggiormente alla missione scientifica complessiva. Il LECP di Voyager 2, la gemella di Voyager 1 anch’essa oltre i confini del sistema solare, era già stato disattivato a marzo 2025.

Spegnere il LECP non è una sconfitta. È il gesto di chi vuole proteggere qualcosa di prezioso, prolungando la vita di una missione che ha già superato ogni aspettativa immaginabile. Gli ingegneri NASA sanno che ogni watt risparmiato è un mese in più di dati scientifici dalla frontiera più remota che l’umanità abbia mai raggiunto.

Cosa rimane ancora attivo

Le due sonde Voyager erano partite dalla Terra con una suite identica di 10 strumenti scientifici ciascuna. Al momento, su entrambe le sonde sono rimasti operativi soltanto tre strumenti. Solo tre strumenti che comunque continuano a trasmettere dati preziosissimi e assolutamente unici.

Perché unici? Perché Voyager 1 e Voyager 2 sono, a oggi, gli unici veicoli spaziali costruiti dall’uomo che si trovino oltre l’eliosfera, la bolla di particelle cariche generata dal Sole che segna il confine del nostro sistema solare. Voyager 1 ha attraversato questa soglia, chiamata eliopausa, il 25 agosto 2012, inoltrandosi tecnicamente nello spazio interstellare.

Nessun’altra sonda si trova lì. Nessun’altra sonda ci arriverà per decenni. I dati che Voyager 1 e 2 inviano ancora oggi sulla Terra sono semplicemente insostituibili.

voyager 2

Un viaggio iniziato mezzo secolo fa

Voyager 1è stata lanciata nel settembre 1977, lo stesso anno in cui usciva il primo Star Wars al cinema. Da allora non si è mai fermata, sorvolando Giove nel 1979 e Saturno nel 1980 prima di puntare definitivamente verso i confini del sistema solare.

Oggi si trova a circa 24 miliardi di chilometri dalla Terra. Un segnale radio, viaggiando alla velocità della luce, impiega più di 22 ore per coprire quella distanza in una direzione. Eppure la Voyager 1 sonda risponde ancora, anche se a volte ci spaventa quando non riesce a comunicare con noi.

Procrastinare un addio che sarà triste ma poetico

C’è qualcosa di profondamente toccante e poetico nell’idea di una macchina lanciata quasi mezzo secolo fa, progettata con la tecnologia degli anni ’70, che ancora solca lo spazio interstellare, ancora ascolta il cosmo per noi e ancora ci manda qualcosa a casa.

Finché ce la fa, noi siamo qui ad ascoltare, prima che il silenzio la faccia sua per sempre.

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Gundam: Netflix svela il cast completo del film live action

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Netflix ha ufficialmente dato il via alla produzione del live action di Gundam annunciando il cast completo del film.

Niente più rumor, niente più “progetto in sviluppo”: adesso si fa davvero sul serio.

Un cast ricco di nomi importanti

Cuore dell’annuncio una nuova infornata di nomi, elenco guidato da Jason Isaacs, affiancato da Jackson White, Ida Brooke, Nonso Anozie, Oleksandr Rudynskyi e Javon Walton.

Questi si aggiungono ai volti già noti di Sydney Sweeney e Noah Centineo in prima linea, insieme a Gemma Chua-Tran, Michael Mando e Shioli Kutsuna.

A parte Sweeney e Centineo che saranno piloti rivali di Mobile Suit, al momento c’è ancora il massimo segreto sui rispettivi ruoli, una scelta che alimenta il mistero e lascia spazio a un mare di teorie.

Guerra, emozioni e mobile suit

Così recita la prima sinossi del film rivelata durante lo scorso Tudum: “Mentre alleanze mutevoli e una minaccia crescente li mettono su una rotta di collisione”, i protagonisti vengono trascinati in un viaggio ad alto rischio tra le stelle che potrebbe definire il destino dell’umanità. Con battaglie mozzafiato, intense emozioni umane e una portata cinematografica epica, questo è Gundam come non l’avete mai visto prima”.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra Legendary Pictures e Bandai Namco Filmworks, due realtà abituate a gestire franchise importanti.

Alla regia troviamo Jim Mickle, già noto per il suo lavoro su Sweet Tooth. Mickle non solo dirige, ma firma anche la sceneggiatura, una scelta che lascia intuire una visione piuttosto chiara e precisa del film.

Gundam RX-78 Prototype 01 film live-action 3D

Un progetto ad alto rischio ma dal potenziale immenso

Gundam non è solo un anime, è una pietra miliare della cultura pop, un franchise che ha ridefinito il genere mecha e influenzato decenni di storytelling sci-fi con un universo narrativo impressionante.

Portare la saga Mobile Suit in live action è una missione ad altissimo rischio: aspettative dei fan alle stelle, complessità narrativa e design iconici da rendere credibili.

In compenso, se questo live action dovesse funzionare, potremmo ritrovarci di fronte al prossimo grande colosso sci-fi globale.

Dungeon Crawler Carl diventa anche un GDR da tavolo: la campagna crowdfunding esplode in un giorno

Chi segue la saga LitRPG di Matt Dinniman — pubblicata in Italia da Mercurio Books — sa già che il franchise sta attraversando un momento d’oro. Alla serie televisiva in sviluppo e alla nuova linea di giocattoli si aggiunge ora un’altra novità di peso: Renegade Game Studios ha lanciato una campagna di crowdfunding su BackerKit per due nuovi giochi da tavolo ufficialmente licenziati basati su Dungeon Crawler Carl, e i risultati sono stati a dir poco straordinari.

L’obiettivo iniziale era di 250.000 dollari. In un solo giorno la campagna ha raccolto oltre 4,5 milioni di dollari. Un risultato che dice tutto sull’entusiasmo della community intorno a questo universo narrativo.

Due giochi in un colpo solo

La campagna include due prodotti distinti lanciati simultaneamente. Il primo è il GDR da tavolo (Dungeon Crawler Carl RPG) vero e proprio: un gioco di ruolo basato sulle abilità, ambientato nel brutale World Dungeon della serie, con più di 30 razze giocabili e un’ampia varietà di classi e sottoclassi. Il sistema di gioco è fortemente incentrato sulle abilità, organizzate in quattro categorie — abilità di attacco, abilità magiche, abilità utilitarie e abilità passive — e utilizza il classico dado a 20 facce per le prove. Una peculiarità interessante: solo i giocatori lanciano i dadi, mentre il Game Master non tira mai il d20.

Il secondo prodotto è Dungeon Crawler Carl: Unstoppable, essenzialmente una versione del popolare gioco di deckbuilding di Renegade Game Studios adattata all’universo di Carl e Princess Donut.

Come partecipare

La campagna è attiva su BackerKit con opzioni di pledge che vanno da 1 a 900 dollari. Il livello più alto permette di creare un personaggio per una quest ufficiale, un’opportunità che difficilmente lascerà indifferenti i fan più appassionati. La campagna si chiuderà il 15 maggio, mentre la distribuzione fisica dei prodotti è prevista per ottobre 2026.

Al momento non sono disponibili informazioni su una possibile edizione italiana dei giochi né su un eventuale editore che possa portarli nel nostro mercato. Terremo aggiornati i nostri lettori non appena ci saranno novità in tal senso.

Pragmata vende un milione di copie in due giorni: Capcom centra un altro colpo

Capcom ha fatto centro ancora una volta. Pragmata, lo sparatutto con elementi puzzle ambientato nello spazio, ha superato un milione di copie vendute nei primi due giorni dal lancio — un risultato notevole considerando che si tratta di un franchise completamente nuovo, senza una fanbase preesistente su cui fare affidamento.

Lo studio ha celebrato il traguardo con un comunicato ufficiale che sottolinea come il gioco sia stato sviluppato principalmente da un team di sviluppatori giovani, incaricati di dare forma a un gameplay ibrido che mescola azione in terza persona e risoluzione di enigmi in tempo reale. Una scommessa non da poco per uno studio che, per quanto solido, si muoveva su un terreno completamente inesplorato.

Come ci sono arrivati

Capcom ha riconosciuto apertamente la sfida di lanciare un nuovo IP senza il supporto di un brand consolidato, e ha adottato una strategia di marketing articolata per far conoscere Pragmata a un pubblico più ampio. Tra le iniziative più efficaci, la pubblicazione anticipata di una demo giocabile che ha permesso ai giocatori di toccare con mano il sistema di gioco prima dell’acquisto. Un approccio che si è rivelato decisivo per dissipare i dubbi iniziali: quando il gioco fu presentato per la prima volta, la combinazione di combattimento e puzzle in tempo reale aveva fatto storcere il naso a molti, convinti che il sistema fosse poco intuitivo. I fatti hanno smentito i critici.

Capcom ha anche ampliato la disponibilità del titolo aggiungendo il supporto per Nintendo Switch 2 in una fase precoce dello sviluppo, una mossa che ha evidentemente contribuito a consolidare i numeri di vendita su più piattaforme.

A convincere definitivamente i giocatori è stato poi il cuore emotivo del gioco: il rapporto tra il protagonista e Diana, un’androide dall’aspetto infantile che funge da compagna di viaggio, ha trasformato quello che poteva sembrare un semplice esperimento di gameplay in un’esperienza con una forte componente narrativa e affettiva.

Capcom, un 2026 da ricordare

Il successo di Pragmata rappresenta il terzo centro consecutivo per Capcom in questo 2026, dopo Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection e Resident Evil Requiem, entrambi accolti con entusiasmo sia dalla critica che dal pubblico. Tre titoli, tre successi: uno score difficile da mantenere ma che lo studio sembra intenzionato a difendere. Il prossimo banco di prova sarà Onimusha: Way of the Sword, atteso titolo della saga storico-fantasy che dovrà dimostrare se Capcom è davvero in un periodo di forma irripetibile o semplicemente molto, molto fortunata.