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La Caccia a Gollum: il primo teaser del film nasconde un messaggio che farà impazzire i fan de Il Signore degli Anelli

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Con un breve teaser pubblicato per celebrare l’inizio delle riprese di Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum, Warner Bros. ha offerto ai fan un primo assaggio del ritorno nell’universo cinematografico creato da J.R.R. Tolkien e, come ogni buon viaggio nella Terra di Mezzo che si rispetti, non poteva mancare un mistero da decifrare.

A catturare l’attenzione degli appassionati, infatti, non è stata soltanto la presenza di Andy Serkis, nuovamente nei panni di Gollum e questa volta anche dietro la macchina da presa, ma soprattutto un messaggio nascosto che compare negli ultimi secondi del filmato.

Un dettaglio che molti spettatori potrebbero aver ignorato,  ma che i fan più esperti hanno individuato quasi immediatamente.

Andy Serkis inaugura le riprese del nuovo film ambientato nella Terra di Mezzo

Il teaser si apre con Serkis che entra sul set indossando la celebre tuta per il motion capture utilizzata per dare vita a Gollum.

Dopo pochi istanti, l’attore torna a interpretare il tormentato abitante della Terra di Mezzo e sussurra un inquietante “Action!” con la caratteristica voce del personaggio, dando ufficialmente il via alle riprese.

Successivamente il video mostra alcuni suggestivi panorami della Nuova Zelanda, location ormai inseparabile dall’immaginario cinematografico de Il Signore degli Anelli grazie al lavoro svolto da Peter Jackson nella trilogia originale.

Un richiamo nostalgico che basta da solo a risvegliare ricordi ed emozioni in chi è cresciuto con Frodo, Aragorn e la Compagnia dell’Anello.

Il messaggio segreto nascosto nel teaser

È però negli ultimi istanti del video che arriva la sorpresa più interessante.

Sul finale compare infatti una scritta realizzata utilizzando le Cirth, l’alfabeto runico ideato da Tolkien per i popoli della Terra di Mezzo.

Per la maggior parte degli spettatori si tratta probabilmente di semplici simboli incomprensibili, ma alcuni appassionati hanno immediatamente provato a tradurre il messaggio.

Secondo le interpretazioni condivise online, la frase recita: “Something precious awaits”, ovvero “Qualcosa di prezioso ti aspetta”.

SI tratta di un riferimento tutt’altro che casuale: la parola “precious” – almeno nella versione originale – è infatti indissolubilmente legata a Gollum e alla sua ossessione per l’Unico Anello, rendendo il messaggio una perfetta strizzata d’occhio ai fan della saga.

Un capitolo poco esplorato della storia

Il film racconterà eventi ambientati prima de La Compagnia dell’Anello, concentrandosi sulla caccia a Gollum e su una fase della storia della Terra di Mezzo che nei film originali è stata soltanto accennata.

Si tratta di uno dei periodi più interessanti dell’opera di Tolkien, durante il quale Aragorn si mette sulle tracce della creatura nel tentativo di impedire che i segreti dell’Anello finiscano nelle mani sbagliate.

Proprio questo spazio narrativo relativamente inesplorato offre agli autori l’opportunità di approfondire eventi che molti lettori conoscono soltanto attraverso i riferimenti presenti nei romanzi.

Il ritorno nella Terra di Mezzo è ancora lontano

Sebbene l’inizio delle riprese rappresenti un passo importante, servirà ancora parecchio tempo prima di poter tornare ufficialmente nella Terra di Mezzo.

Al momento Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum è previsto nelle sale cinematografiche il 17 dicembre 2027.

Nel frattempo, questo primo teaser ha già raggiunto il suo obiettivo: ricordare ai fan quanto sia facile perdersi tra i misteri, le lingue e i dettagli nascosti creati da Tolkien. Perché nella Terra di Mezzo, spesso, anche una semplice frase sullo schermo può trasformarsi in un piccolo tessssoro da scoprire.

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Avengers Doomsday si mostra con il primo trailer ufficiale che segna l’inizio della guerra del Multiverso

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Robert Downey Jr. torna nel MCU, ma questa volta non è Iron Man e il primo trailer ufficiale di Avengers Doomsday chiarisce subito una cosa: Marvel sta preparando il suo evento più grande dai tempi di Endgame.

Il trailer non svela i colpi di scena più importanti (e meno male) ma offre finalmente il primo vero sguardo all’attore nei panni di Victor Von Doom, il personaggio destinato a diventare la nuova grande minaccia del Marvel Cinematic Universe.

La scelta più intelligente del trailer è, infatti, quella di non mostrare troppo. Ci sono abbastanza scene d’azione, incontri tra personaggi e immagini spettacolari da far capire l’enormità dell’evento, con  i Marvel Studios che evitano accuratamente di rivelare le sorprese che probabilmente costituiranno il cuore del film.

Il ritorno più inatteso del MCU

Vedere Robert Downey Jr. nei panni del Dottor Destino è qualcosa che, fino a pochi anni fa, sarebbe stato etichettato solo come fan fiction.

Il trailer gioca apertamente su questo effetto straniante: l’attore che per oltre un decennio ha incarnato Tony Stark, l’essenza stessa dell’Universo Cinematografico Marvel, appare ora avvolto nell’iconica armatura di Doom, trasformando uno dei volti più familiari del franchise nel suo nuovo antagonista principale.

Marvel aveva annunciato il casting durante il San Diego Comic-Con, ma il trailer è il momento in cui quella scelta smette di essere semplicemente una rivelazione e diventa cinema.

I Fratelli Russo di nuovo al comando

Come già confermato, Joe e Anthony Russo dirigono sia Avengers: Doomsday sia Avengers: Secret Wars (film previsto per il 17 dicembre 2027).

Il trailer mostra chiaramente il loro marchio di fabbrica: montaggio serrato, scala gigantesca e la sensazione che decine di linee narrative stiano convergendo verso un unico punto di collisione… insomma, il Multiverso sembra finalmente pronto a esplodere davvero.

Kang è definitivamente il passato

Il trailer conferma anche il cambio di rotta narrativo del MCU. Originariamente il quinto film degli Avengers doveva ruotare attorno a Kang il Conquistatore, ma dopo l’uscita di scena di Jonathan Majors Marvel ha riorganizzato completamente la propria strategia.

Ora è Doctor Doom il fulcro della nuova saga, e il trailer suggerisce che la sua minaccia avrà una portata ben più ampia di quella di un singolo universo.

Un cast che sembra uscito da un crossover a fumetti

Il film riunisce un numero impressionante di personaggi provenienti da tutto il MCU.

Tra i ritorni confermati ci sono Chris Evans, Chris Hemsworth, Paul Rudd, Anthony Mackie, Florence Pugh, Sebastian Stan, David Harbour, Letitia Wright, Simu Liu, Tom Hiddleston, Winston Duke, Lewis Pullman, Danny Ramirez, Hannah John-Kamen e Tenoch Huerta Mejía.

A loro si aggiungono i Fantastici Quattro: Pedro Pascal, Vanessa Kirby, Ebon Moss-Bachrach e Joseph Quinn.

E poi arriva la parte che farà impazzire i fan di lunga data: il ritorno delle leggende degli X-Men con Ian McKellen, Patrick Stewart, James Marsden, Alan Cumming, Rebecca Romijn e Kelsey Grammer, oltre a Channing Tatum nei panni di Gambit e Wyatt Russell come U.S. Agent.

Più che un cast, sembra la copertina di un crossover Marvel degli anni Novanta.

Adesso non resta che attendere il debutto di Avengers Doomsday nelle sale cinematografiche italiane fissato per il 16 dicembre 2026. Il conto alla rovescia è già iniziato.

Grand Theft Auto VI vietato per oltre un miliardo di giocatori: Cina e Russia tra i mercati esclusi

L’attesa per Grand Theft Auto VI continua a crescere, ma non tutti potranno vivere il lancio del gioco. Mentre i preordini sono ora ufficialmente aperti dal 25 giugno 2026 e la data di uscita del 19 novembre 2026 si avvicina su PlayStation 5 e Xbox Series X/S, il titolo risulta già inaccessibile in diversi mercati, tra cui due dei più grandi al mondo per il settore videoludico.

In Italia il preordine è disponibile a 79,99 € per l’Edizione Standard e 99,99 € per la Ultimate Edition, che include contenuti estetici extra, veicoli esclusivi e accesso a negozi speciali all’interno del gioco. Le copie fisiche non conterranno un disco ma un codice per il download digitale. La versione PC è invece attesa nel corso del 2027.

Cina e Russia: oltre un miliardo di potenziali giocatori esclusi

Basandosi sulle vetrine regionali di PlayStation Store, GTA VI non risulta disponibile per il preordine in diversi Paesi, tra cui la Cina — considerato uno dei mercati videoludici più grandi al mondo — e la Russia. Nel caso cinese, la storia del franchise con le sue tematiche di violenza esplicita, crimine organizzato e contenuti sessuali lo rende quasi incompatibile con le rigide normative di censura del Paese. Non è chiaro se Rockstar valuterà una versione modificata per il mercato cinese, ma la portata degli interventi necessari renderebbe l’operazione difficilmente giustificabile dal punto di vista commerciale.

Vale la pena precisare che le informazioni attualmente disponibili si basano sulle vetrine regionali di PlayStation, il che significa che i blocchi potrebbero riflettere la strategia distributiva di Sony piuttosto che divieti governativi formali. Detto questo, tutti i Paesi attualmente interessati hanno precedenti storici di restrizioni o divieti su titoli videoludici per contenuti maturi, rendendo l’esclusione di GTA VI tutt’altro che sorprendente.

Grand Theft Auto VI gta 6

La storia e i protagonisti del gioco

GTA VI è ambientato nello Stato di Leonida, una rivisitazione moderna della Florida, con Vice City come epicentro. I protagonisti sono Jason e Lucia, una coppia di criminali che si ritrova coinvolta in una cospirazione criminale che si estende su tutto lo Stato. Jason, cresciuto tra imbroglioni e truffatori, è tornato dalla sua esperienza nell’esercito solo per ritrovarsi a lavorare per i trafficanti di droga locali. Lucia è la prima protagonista femminile principale nella storia del franchise. I trailer hanno già mostrato abbondante criminalità, violenza e il tono irriverente che ha sempre contraddistinto la serie, elementi che rappresentano esattamente la ragione per cui certi mercati si aspettano di vietarlo.

Per i mercati in cui il gioco è disponibile, tra cui l’Italia, gli Stati Uniti, il Giappone e la maggior parte dell’Europa, GTA VI si preannuncia come uno dei lanci videoludici più attesi di sempre. Nelle prossime settimane si scoprirà se Rockstar riuscirà ad aprire nuovi mercati attualmente chiusi o se milioni di giocatori dovranno accontentarsi di guardare dall’esterno quello che si prospetta come uno degli eventi videoludici più grandi della storia.

Il regista del nuovo Ghost in the Shell racconta come “pregasse” Masamune Shirow durante l’adattamento del manga

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Adattare Ghost in the Shell non è un compito da prendere alla leggera. Il manga di Masamune Shirow ha influenzato generazioni di autori, e il film anime del 1995 diretto da Mamoru Oshii resta ancora oggi uno dei titoli di fantascienza animata più celebrati di sempre. Quando è toccato al regista Toma Kimura, noto professionalmente come Mokochan, portare in vita un nuovo adattamento per Science SARU, ha cercato ispirazione in un posto inaspettato.

Il risultato di quel lavoro è ora disponibile su Prime Video, dove dal 7 luglio 2026 vengono pubblicati settimanalmente i nuovi episodi di The Ghost in the Shell, in esclusiva in oltre 240 Paesi.

La “comunione spirituale” con Shirow: il processo creativo di Mokochan

In un’intervista rilasciata a WIRED Japan, Mokochan ha descritto un processo creativo tutt’altro che convenzionale. Invece di affidarsi esclusivamente a storyboard o libri di riferimento, il regista racconta di essersi ritrovato a instaurare quello che definisce una vera e propria conversazione spirituale con una versione immaginaria del creatore del manga: “Pregavo questa versione immaginaria di Shirow emersa dalla mia lettura del manga. Poi, dopo circa tre giorni, la risposta appariva silenziosamente. A quel punto, non importava più se la risposta venisse dai miei pensieri interiori o dalla mia interpretazione del materiale originale. È questo che intendo con comunione spirituale.”

Non è il tipo di risposta che ci si aspetterebbe da un regista che parla della pre-produzione, ma dice molto del rispetto profondo che Mokochan nutre per l’opera di Shirow. Invece di cercare di reinventare Ghost in the Shell, l’obiettivo dichiarato era mantenere ogni scelta creativa connessa allo spirito del manga originale.

Ghost in the Shell Reboot

Un adattamento più fedele al manga rispetto ai precedenti

La nuova serie è prodotta da Science SARU — lo studio già noto per Dandadan, Devilman: Crybaby e Scott Pilgrim Takes Off — insieme a Bandai Namco Filmworks, Kodansha e Production I.G. La sceneggiatura è firmata da EnJoe Toh, il character design e la supervisione dell’animazione portano la firma di Shuhei Handa, mentre le musiche sono affidate a Taisei Iwasaki, Ryo Konishi e Yuki Kanesaka.

La sigla di apertura, “Go Ghost”, è dei King Gnu, scritta appositamente per questa produzione. Quella di chiusura, “Blue”, è dei Millennium Parade con la partecipazione di Saya Gray e Daniel Caesar. La serie va in onda in Giappone sul blocco Ka-Anival!! di Kansai TV e Fuji TV.

Secondo la sinossi ufficiale, l’adattamento è ambientato in un futuro prossimo dove le reti informatiche avvolgono il mondo e la tecnologia dei cyborg ha permesso la creazione del cybercervello, seguendo la storia del cyborg a corpo intero Motoko Kusanagi e dell’unità di combattimento che guida nella lotta contro il cybercrimine. Rispetto alle versioni precedenti, questa nuova serie punta a una maggiore

Asta record per la spada laser e la mano mozzata di Luke Skywalker: è l’oggeto di scena di Star Wars più costoso di sempre

Ci sono oggetti che raccontano la storia del cinema… e poi ci sono quelli che, semplicemente, sono il cinema.

La leggendaria spada laser di Luke Skywalker utilizzata in Star Wars: Episodio V – L’Impero colpisce ancora è stata venduta all’asta per l’incredibile cifra di 3,75 milioni di dollari, diventando il cimelio di scena di Star Wars più costoso mai venduto.

Una cifra che testimonia quanto la Forza continui a essere decisamente forte, almeno quando si parla di collezionismo e quando si ha a che fare con la famiglia Skywalker, visto che il precedente primato apparteneva alla lightsaper di Darth Vader.

La spada laser del celebre duello tra Luke e Darth Vader

L’asta, organizzata da Heritage Auctions, ha riguardato uno dei pezzi più iconici dell’intera saga.

Si tratta infatti della spada laser utilizzata durante il memorabile scontro tra Luke Skywalker e Darth Vader su Cloud City, sequenza de L’Impero colpisce ancora che ha regalato al cinema uno dei colpi di scena più celebri di tutti i tempi.

Proprio in quella scena che Luke perde la mano e scopre la sconvolgente verità che suo padre è proprio il Signore dei Sith, un momento che ha segnato per sempre la storia della fantascienza e della cultura pop.

A rendere ancora più prezioso il lotto è un dettaglio davvero particolare: insieme alla spada laser era presente anche il calco della mano di Mark Hamill, oggetto di scena utilizzato durante la celebre sequenza in cui il protagonista perde l’arto.

Un oggetto realizzato da una leggenda

La spada fu realizzata da Stuart Freeborn, storico truccatore della trilogia originale e autentica leggenda dietro le quinte della saga.

Nel corso della sua carriera, Freeborn e la sua arte contribuirono infatti alla creazione di alcuni dei personaggi più iconici dell’universo di George Lucas, tra cui Yoda, Jabba the Hutt e Chewbacca.

Il prezioso oggetto rimase nella sua collezione personale fino al 1994, anno in cui venne acquisito proprio Heritage Auctions.

Nuovo record per gli oggetti di scena di Star Wars

La base d’asta era stata fissata a 1 milione di dollari, ma le offerte hanno rapidamente superato ogni aspettativa, portando il prezzo finale a 3,75 milioni di dollari.

Con questa vendita, la spada laser di Luke supera il prezzo del modello in scala di un X-Wing, venduto nel 2023 per 3,135 milioni di dollari e, come già detto, anche la spada laser di Darth Vader venduta poco meno di un anno fa sempre dall’a stessa casa d’aste.

Resta invece ancora imbattuto, all’interno dell’universo di Star Wars, il dipinto originale utilizzato come key poster di Una nuova speranza, battuto nel 2025 per 3,875 milioni di dollari.

La serie TV di God of War perde Kratos: Ryan Hurst sarà sostituito dopo un grave infortunio sul set

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Brutte notizie per la serie TV live action di God of War. Quello che doveva essere uno dei progetti più ambiziosi di Prime Video dedicati al mondo dei videogiochi ha infatti subito un’improvvisa battuta d’arresto perché Ryan Hurst non potrà più interpretare più Kratos.

Il 50enne attore statunitense, scelto per vestire i panni del celebre Fantasma di Sparta, avrebbe riportato una lesione al bicipite durante le riprese di una scena d’azione alla fine di giugno. Un infortunio che richiederà un lungo periodo di recupero e che, secondo diverse testate statunitensi, ha spinto Amazon MGM Studios e Sony Pictures Television a prendere una decisione difficile ma inevitabile: procedere con il recasting del protagonista invece di attendere che Hurst si riprenda.

Quattro episodi da rifare con un nuovo protagonista

Secondo le informazioni emerse, la produzione aveva già completato quattro episodi della serie quando si è verificato l’incidente.

Il recupero da un intervento chirurgico per questo tipo di lesione richiede generalmente diversi mesi e, considerata la natura estremamente fisica del personaggio di Kratos, la produzione avrebbe ritenuto impossibile rispettare il calendario delle riprese aspettando Hurst. Di conseguenza, le scene già girate verranno rigirate con il nuovo interprete del protagonista.

Si tratta di una scelta che può sembrare drastica, ma non è così insolita nelle produzioni televisive ad alto budget, dove ritardi di mesi rischiano di avere un impatto significativo sull’intero progetto.

Un destino beffardo per Ryan Hurst

La notizia assume un sapore ancora più amaro se si pensa che Ryan Hurst aveva già un legame pregresso con la saga di God of War.

L’attore aveva infatti prestato la voce a Thor in God of War Ragnarök, diventando uno dei personaggi più apprezzati del videogioco. Ottenere il ruolo di Kratos nella serie live action rappresentava quindi una sorta di ritorno nell’universo creato da Santa Monica Studio, interrotto però da un imprevisto tanto sfortunato quanto imprevedibile.

Ryan Hurst

Amazon non cambia i propri piani

Nonostante questo contrattempo, Prime Video continua a credere fortemente nel progetto.

La serie, affidata allo showrunner Ronald D. Moore, ha già ricevuto un ordine di due stagioni, mentre Frederick E.O. Toye è alla regia dei primi episodi. Le riprese dovrebbero riprendere non appena verrà individuato il nuovo interprete di Kratos.

Al momento Amazon non ha annunciato chi raccoglierà la pesante eredità di Hurst, ma è evidente che la scelta sarà osservata con estrema attenzione dai fan.

Interpretare Kratos non significa soltanto possedere il fisico adatto: bisogna riuscire a trasmettere la rabbia, il dolore e la complessità di uno dei personaggi più iconici della storia dei videogiochi. Una sfida che, dopo questo imprevisto, è diventata ancora più delicata.

Il ciclo nordico di God of War sul piccolo schermo

L’adattamento televisivo porterà sul piccolo schermo la storia introdotta nel God of War del 2018, abbandonando la mitologia greca per seguire il viaggio di Kratos e di suo figlio Atreus attraverso i regni della mitologia norrena.

Al centro della narrazione ci sarà il rapporto tra padre e figlio, chiamati a intraprendere un viaggio per esaudire l’ultimo desiderio di Faye, moglie di Kratos e madre di Atreus, le cui ceneri dovranno essere sparse sulla vetta più alta dei Nove Regni. Un’avventura che metterà entrambi di fronte a divinità, creature leggendarie e ai fantasmi del passato del protagonista.

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The Elder Scrolls VI torna a far parlare di sé: Bethesda rassicura i fan sullo sviluppo del gioco

Sono passati più di otto anni da quando Bethesda mostrò il celebre teaser di The Elder Scrolls VI durante l’E3 2018. Da allora, fatta eccezione per qualche sporadico aggiornamento, il nuovo capitolo della storica saga fantasy è rimasto avvolto nel silenzio, alimentando inevitabilmente dubbi e speculazioni.

Negli ultimi giorni le preoccupazioni dei fan sono aumentate ulteriormente dopo la riorganizzazione interna di Microsoft, riassetto che ha portato a migliaia di licenziamenti nella divisione gaming e, secondo diverse indiscrezioni, avrebbe coinvolto anche numerosi sviluppatori di Bethesda Game Studios.

Proprio per questo motivo il nuovo aggiornamento pubblicato dallo studio assume un peso particolare.

Bethesda: “The Elder Scrolls VI è la nostra priorità”

Attraverso un messaggio condiviso sui propri canali ufficiali, Bethesda ha ribadito che The Elder Scrolls VI rappresenta ancora oggi il progetto principale dello studio. Secondo quanto dichiarato, la maggior parte del team è attualmente impegnata sul nuovo capitolo della serie e lo sviluppo starebbe procedendo secondo i piani prefissati.

Bethesda ha inoltre spiegato che il team sta già giocando quotidianamente al titolo e che il risultato ottenuto finora soddisfa pienamente gli sviluppatori, lasciando intendere che il progetto abbia ormai superato le fasi iniziali della produzione.

Naturalmente non sono stati mostrati gameplay né nuovi filmati, ma si tratta comunque dell’aggiornamento più sostanzioso condiviso dallo studio negli ultimi mesi.

Spazio al nuovo Creation Engine 3

L’aggiornamento ha riservato anche una novità tecnica interessante: Bethesda ha infatti confermato che sia The Elder Scrolls VI sia Fallout 5 sono attualmente in sviluppo utilizzando il nuovo Creation Engine 3, evoluzione della tecnologia realizzata dopo il lancio di Starfield.

Secondo lo studio, questa piattaforma condivisa consentirà ai vari team di lavorare contemporaneamente su più progetti grazie a nuovi strumenti di sviluppo, sistemi di rendering aggiornati e tecnologie pensate per supportare i futuri giochi Bethesda.

Si tratta di un passaggio importante, soprattutto considerando che il motore grafico è stato spesso oggetto di discussione tra gli appassionati negli ultimi anni.

La data di uscita di The Elder Scrolls VI resta ancora ignota

È ancora presto per parlare di una data di uscita. Bethesda non ha condiviso alcuna finestra di lancio né ha mostrato nuove immagini del gioco, limitandosi a confermare che lo sviluppo procede come previsto.

Considerando il lungo tempo trascorso dall’annuncio ufficiale, però, è inevitabile pensare che il progetto stia entrando nelle fasi più avanzate della produzione.

Per il momento, dunque, dovremo accontentarci di questo aggiornamento. Non è il trailer che molti speravano di vedere, ma è comunque un segnale incoraggiante: dopo anni di silenzio, Bethesda torna finalmente a parlare di The Elder Scrolls 6 e lo fa ribadendo un messaggio preciso: il prossimo capitolo della saga è ancora il cuore del futuro dello studio.

Tomb Raider: The Crypt of Chronos porta Lara Croft si nostri tavoli: il gioco da tavolo arriverà questa estate

Per Lara Croft si prospettano mesi decisamente intensi. Tra nuovi videogiochi già annunciati, una serie TV live action in lavorazione e il continuo rilancio del franchise, il 2026 e il 2027 sembrano destinati a diventare uno dei periodi più ricchi di sempre per gli appassionati di Tomb Raider.

In mezzo a tutti questi grandi progetti, però, c’è un’avventura che rischia di passare quasi inosservata. Si chiama Tomb Raider: The Crypt of Chronos ed è il nuovo gioco da tavolo ufficiale dedicato all’iconica archeologa dei videogame, titolo ormai pronto a debuttare anche nei negozi dopo il successo della campagna Kickstarter.

Per chi sogna di esplorare antiche rovine, risolvere enigmi e dare la caccia a manufatti leggendari, ma lontano da monitor e controller, questa è senza dubbio una proposta decisamente interessante.

Un’estate alla ricerca di misteriosi artefatti

Sviluppato da Iconiq Studios (Saw, Essi Vivono), Tomb Raider: The Crypt of Chronos ha raggiunto il proprio obiettivo su Kickstarter e, dopo la distribuzione delle copie destinate ai sostenitori avvenuta tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate, è ormai pronto per il lancio sul mercato retail.

Alcuni rivenditori indicano luglio 2026 come possibile finestra di uscita, anche se la data definitiva potrebbe ancora subire variazioni.

Il gioco porterà Lara Croft sull’enigmatica isola di Kairos, dove l’archeologa sarà impegnata nella ricerca del leggendario Artefatto di Chronos, un antico reperto a cui viene attribuito il potere di manipolare il tempo.

Naturalmente non sarà l’unica a mettersi sulle tracce del misterioso reperto.

Natla Tech torna a ostacolare Lara Croft

Nel corso della campagna, Lara dovrà infatti vedersela con Natla Tech, organizzazione che ha inviato i propri mercenari sull’isola per impossessarsi dell’artefatto prima di lei.

Una corsa contro il tempo che promette di ricreare quel senso di avventura e scoperta che da quasi trent’anni accompagna la serie videoludica.

L’obiettivo degli sviluppatori è stato proprio quello di trasportare sul tavolo da gioco le sensazioni tipiche di Tomb Raider, alternando esplorazione, enigmi e combattimenti in un’unica esperienza.

Un’avventura pensata anche per chi gioca da solo

Uno degli aspetti più interessanti di The Crypt of Chronos è la sua struttura.

Il titolo nasce infatti come gioco per giocatore singolo, ma può essere affrontato anche in modalità cooperativa.

Sono previste due modalità principali:

  • Adventure Book, che propone una campagna narrativa composta da missioni della durata variabile tra i 20 e i 60 minuti;
  • Island Campaign, genera invece incontri casuali e permette di affrontare un’avventura più ampia, con una durata complessiva di circa tre ore.

Una soluzione pensata per offrire una buona rigiocabilità e adattarsi sia alle sessioni veloci sia a quelle più lunghe.

Esplorazione, enigmi e combattimenti: tutto lo spirito di Tomb Raider

Dal punto di vista del gameplay, The Crypt of Chronos cerca di riprodurre gli elementi che hanno reso celebre la saga videoludica.

Ogni turno i giocatori dovranno gestire un pool di sei dadi azione, utilizzandoli per esplorare mappe generate proceduralmente, raccogliere risorse, risolvere enigmi ambientali, creare nuovi equipaggiamenti e affrontare nemici di ogni tipo.

Nel corso dell’avventura sarà possibile sbloccare nuove armi, abilità e costumi, affrontando sia animali ostili sia mercenari armati, fino ad arrivare agli immancabili boss.

La presenza di mappe variabili, strategie differenti e numerosi elementi casuali punta inoltre a rendere ogni partita diversa dalla precedente.

George Lucas critica Hollywood: “Il pubblico non sa cosa vuole vedere, i fan non dovrebbero influenzare i film”

George Lucas ha osservato l’evoluzione di Hollywood per decenni, e se c’è una cosa che ritiene cambiata in peggio è la quantità di potere che gli studi concedono alle reazioni del pubblico prima ancora che un film abbia la possibilità di parlare da solo. Il creatore di Star Wars crede che troppi studi stiano inseguendo l’approvazione dei fan invece di fidarsi dei cineasti che hanno assunto per raccontare una storia. Una prospettiva interessante, proveniente da qualcuno il cui lavoro è stato dissezionato, celebrato e criticato da generazioni di appassionati.

“I fan non fanno i film”: la filosofia creativa di Lucas

In un’intervista rilasciata a A Rabbit’s Foot, Lucas ha spiegato perché non sia mai stato un sostenitore del lasciare che i feedback del pubblico guidino il processo creativo: “Non mi piacciono i focus group. Il pubblico non sa cosa vuole vedere. Se non gli piace un personaggio, questo è interessante, e come cineasta voglio capire il perché. Ma quando gli studi lo sentono, traggono la conclusione sbagliata.”

Lucas crede che gli studi reagiscano spesso in modo eccessivo a quei feedback, prendendo decisioni creative basate sulle opinioni del momento invece di fidarsi di chi sta girando il film: “Lasciano che sia il pubblico a fare il film. Ovviamente, ora ci vanno pazzi. Ora si tratta tutto di cosa pensano i fan. Non è così che si fa un film. Si fa un film trovando qualcuno che sappia fare film, che abbia una storia da raccontare e che sia appassionato.”

È una filosofia che non sorprenderà nessuno che conosca la carriera di Lucas. Ha sempre seguito i propri istinti, anche quando quelle scelte hanno scatenato polemiche. Mentre il mercato cinematografico odierno è pesantemente guidato da numeri di botteghino, aggregatori di recensioni e reazioni sui social media, Lucas continua a credere che il cinema funzioni quando riesce a connettersi con il pubblico a un livello emotivo più profondo: “Si va al cinema perché le storie ti emozionano. L’arte è un mezzo emotivo.”

George Lucas

R2-D2, C-3PO, Ewok e Jar Jar Binks: il precedente storico dei personaggi odiati

Lucas ha anche sottolineato come molte delle lamentele che i fan avanzano oggi non siano poi così diverse dalle critiche che ha affrontato lui stesso durante la costruzione della saga di Star Wars. Ricordando la trilogia originale, ha spiegato che il pubblico e la critica si erano opposti a elementi che sono diventati parti iconiche del franchise: “I critici e i fan che avevano 10 anni quando videro il primo film e 13 quando videro il secondo si lamentavano che non volevano vedere un film per bambini. ‘Jar Jar Binks è orribile!’ Tutti dissero la stessa cosa di R2-D2 e C-3PO. All’inizio c’era una forte pressione su di me per eliminare C-3PO, e poi nel terzo film le persone dissero la stessa cosa degli Ewok.”

Che i fan concordino o meno con i suoi esempi, Lucas solleva un punto interessante: alcuni personaggi che ricevettero critiche inizialmente sono diventati tra i più amati, mentre altri continuano a dividere il pubblico anni dopo. In ogni caso, il suo argomento è che le decisioni creative non dovrebbero essere prese da un comitato.

Le uniche opinioni che contano: Scorsese, Coppola e Spielberg

Questo non significa che Lucas ignori completamente le critiche. Ci sono alcune persone le cui opinioni valuta moltissimo, e sono alcuni dei più grandi cineasti di tutti i tempi: “Avevo un gruppo di amici con cui andavo a scuola: Marty Scorsese, Francis , Steven . Eravamo tutti studenti allo stesso tempo e ci conosciamo molto bene. Quando mostro loro un film e fanno commenti, so da dove vengono.”

Ricevere note da Martin Scorsese, Francis Ford Coppola e Steven Spielberg è qualcosa di un po’ diverso dall’inseguire ciò che è di tendenza online. Le parole di Lucas toccano una conversazione che è diventata sempre più comune in tutto il settore: gli studi vogliono franchise che tengano felici i fan, ma c’è sempre un delicato equilibrio tra dare al pubblico quello che si aspetta e lasciare ai cineasti la libertà di sorprenderlo. Se ogni scelta creativa viene filtrata attraverso le reazioni dei fan, c’è una buona probabilità che i film diventino più sicuri, più prevedibili e meno disposti a rischiare. Considerando che Lucas ha costruito uno dei franchise cinematografici più grandi della storia fidandosi dei propri istinti creativi, è facile capire perché creda che siano i cineasti a dover guidare, anche quando il pubblico non sa ancora cosa vuole — fino a quando non lo vede finalmente sul grande schermo.

Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum, Andy Serkis risponde alle critiche sulla mancanza di diversità nel cast

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Con l’attesa per Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum che continua a crescere, il regista e protagonista Andy Serkis si ritrova già a rispondere a domande che vanno ben oltre la storia del film. In una recente intervista rilasciata alla BBC, Serkis è stato interpellato sulla composizione del cast del nuovo capitolo della saga tolkieniana, composto finora esclusivamente da attori bianchi.

La BBC ha posto la questione nel contesto di quella che ha descritto come una storica “mancanza di diversità” nell’intera franchise cinematografica de Il Signore degli Anelli, chiedendo a Serkis di spiegare le scelte casting del progetto.

La risposta di Serkis: “Non faremo un casting politicamente corretto”

Serkis ha risposto spiegando che il mondo creato da J.R.R. Tolkien è profondamente influenzato da radici culturali precise che hanno plasmato le sue popolazioni e le sue geografie: “Tolkien stesso è stato molto influenzato dalla mitologia nordica: c’è molto di quella sensazione. La Contea sembra molto, molto… molto bianca, ecco…”

Il regista ha poi approfondito la natura isolazionista della Contea, sottolineando come questo elemento narrativo incida sull’ambientazione del film: “Non si preoccupano molto di cosa succede al di là dei confini della Contea, ma sanno di non voler far entrare nessuno.”

Serkis ha riconosciuto apertamente che la saga ha ricevuto critiche nel corso degli anni riguardo alla rappresentazione, aggiungendo che il nuovo film non ignorerà queste conversazioni. Al tempo stesso, ha chiarito che le scelte di casting non saranno guidate dalla necessità di soddisfare aspettative esterne: “Ci sono state delle critiche. Questo film le prende in una certa misura in considerazione. Ma non pensiamo che faremo una versione politicamente corretta, dove si sceglie un attore solo per spuntare una casella. Quindi sarà solo là dove è pertinente, fondamentalmente.”

Andy Serkis Gollum Smeagol Il Signore degli Anelli

Il cast confermato e la data di uscita

Nel cast del film figurano numerosi volti noti della saga: Ian McKellen torna nei panni di Gandalf, Elijah Wood riprende il ruolo di Frodo e Lee Pace ritorna come re elfico Thranduil. Tra le new entry troviamo Anya Taylor-Joy nei panni dell’elfa Seren, Kate Winslet come Marigol, Jamie Dornan nel ruolo di Granpasso e Leo Woodall come Halvard. La sceneggiatura è firmata da Fran Walsh e Philippa Boyens, con il contributo di Phoebe Gittins e Arty Papageorgiou.

Le dichiarazioni di Serkis hanno già suscitato reazioni contrastanti online, e il dibattito è destinato a continuare man mano che nuovi annunci di casting e dettagli sulla storia raggiungeranno il pubblico. Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum è atteso nelle sale il 17 dicembre 2027, con una data italiana non ancora annunciata ufficialmente ma che verosimilmente coinciderà con quella internazionale.

Il live-action di Oceania affonda al botteghino e si avvicina al disastro di Biancaneve

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Disney sperava in un’estate trionfante, ma il remake live-action di Oceania ha deluso tutte le aspettative. Il film con Catherine Laga’aia nei panni di Vaiana e Dwayne Johnson di ritorno come Maui ha debuttato nelle sale nordamericane il weekend del 10-12 luglio con soli 43 milioni di dollari, lontanissimo dalle previsioni iniziali che indicavano tra i 60 e i 75 milioni. Sommando i mercati internazionali, il totale globale del weekend di apertura si ferma a 95 milioni di dollari. Con un budget di produzione di 250 milioni di dollari, a cui si aggiungono le spese di marketing stimate in altri 100 milioni, il film rischia di perdere tra i 100 e i 125 milioni di dollari al termine della sua corsa cinematografica.

In Italia il film non è ancora uscito: dopo la presentazione al Giffoni Film Festival, la data di uscita nelle sale italiane è stata spostata al 19 agosto 2026.

I numeri del flop e il confronto con i remake Disney precedenti

Per dare un’idea della portata della delusione, basta confrontare il debutto di Oceania con quello degli altri remake live-action Disney di successo. Il Re Leone aveva aperto con 191 milioni di dollari solo in Nord America, La Bella e la Bestia con 174 milioni, Aladdin con 91 milioni. L’unico precedente paragonabile nella categoria dei flop è Biancaneve del 2025, che aveva debuttato con 87 milioni di dollari a livello globale. Lilo e Stitch, invece, aveva appena superato il miliardo di dollari, dimostrandosi un successo clamoroso. Oceania si posiziona al di sotto anche di Biancaneve, nonostante parta da un franchise considerato molto più forte.

La critica non ha aiutato: su Rotten Tomatoes il film ha ottenuto un punteggio del 36%, con recensioni che oscillano tra chi lo definisce “il miglior live-action Disney di sempre” e chi lo bolla come “privo di anima” e paragonabile a un prodotto generato dall’intelligenza artificiale. Il pubblico che è andato in sala è stato più generoso, con un voto di A su CinemaScore (A+ tra gli Under 18), ma il passaparola non è stato sufficiente a portare nuovi spettatori.

Oceania

Perché Oceania ha fallito: tre fattori determinanti

Gli analisti indicano almeno tre ragioni principali. La prima è il tempismo sbagliato: il live-action arriva a meno di due anni da Oceania 2, il sequel animato che nel novembre 2024 aveva incassato oltre un miliardo di dollari, stabilendo un record storico. Molti spettatori si trovano a dover ripagare un biglietto per rivedere sostanzialmente la stessa storia della pellicola originale del 2016, senza che il live-action offra qualcosa di realmente nuovo. Al contrario, i remake di successo come Il Re Leone e La Bella e la Bestia erano arrivati a distanza di oltre vent’anni dagli originali, cavalcando la nostalgia di adulti che avevano visto i film da bambini.

La seconda ragione è il marketing poco convincente: i trailer non hanno mai trasmesso la sensazione di trovarsi davanti a un’esperienza davvero diversa dall’originale, insistendo soprattutto sulla somiglianza con l’animazione senza aggiungere una ragione visivamente o narrativamente nuova per tornare in sala. A questo si è aggiunta la terza ragione: le polemiche virali sul look di Johnson come Maui, con la parrucca e la tuta senza capezzoli che hanno alimentato meme e ironia online nelle settimane precedenti all’uscita, non generando hype positivo ma al contrario contribuendo a un clima di scetticismo.

Disney rallenterà la strategia dei live-action?

Il risultato di Oceania alimenta interrogativi sul futuro della strategia di remake Disney, che pure ha garantito incassi miliardari negli anni passati. Lo studio non sembra intenzionato a fermarsi: il sequel di Lilo e Stitch è già stato approvato, un live-action di Rapunzel è in sviluppo e il progetto Hercules non è stato ufficialmente cancellato. Ma dopo Biancaneve e ora Oceania, è evidente che il pubblico non si presenta in sala automaticamente solo perché Disney mette in cartellone un classico in versione real. La nostalgia ha un valore, ma non è infinita, e sempre più spettatori sembrano disposti ad aspettare l’arrivo del film su Disney+ piuttosto che comprare un biglietto per qualcosa che non trasmette la sensazione di essere un’esperienza cinematografica davvero necessaria.

Odissea: Nolan risponde alle dichiarazioni virali di Damon – “Non sono d’accordo”

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Quando Matt Damon ha dichiarato che girare Odissea potrebbe essere stata “l’ultima occasione” per lavorare a un film di questo tipo, le sue parole hanno generato una discussione ampia e accesa nel mondo del cinema. Il timore che l’era del grande cinema epico, girato su pellicola e in giro per il mondo, stia tramontando di fronte all’avanzata del digitale e dell’intelligenza artificiale è un sentimento condiviso da molti. Ma Christopher Nolan non ci sta, e lo dice chiaramente.

In un’intervista rilasciata a The Telegraph, mentre Odissea si prepara a entrare nelle sale italiane il 16 luglio 2026 — un giorno prima del debutto americano — il regista ha risposto alle parole del suo protagonista con garbo ma senza ambiguità.

“C’è qualcosa di rinunciatario in quella visione”

Nolan ha spiegato di comprendere il punto di vista di Damon, riconoscendo che effettivamente è passato molto tempo dall’ultima volta che qualcuno ha realizzato un film di questa portata con questi metodi. Ma si è fermato lì: “Penso di capire cosa intendesse, perché sembra davvero passato molto tempo da quando qualcuno ha realizzato un film così, in questo modo, viaggiando per il mondo, mettendo insieme un cast di migliaia di persone e via dicendo.”

“Ma c’è qualcosa di rinunciatario nel vederla in questo modo, con cui non sono d’accordo. Penso che il cinema sia vitale, essenziale e continui a trasformarsi. Ci sono tutte queste grandi nuove voci giovani nel cinema, che si stanno appropriando del medium e lo stanno portando avanti.”

Una risposta che riflette la posizione che Nolan ha difeso per tutta la sua carriera: quella di chi crede nel cinema come esperienza collettiva in sala, nella pellicola fisica, negli effetti pratici, nella capacità del grande schermo di fare cose che nessun altro medium può fare. Per Odissea, ha sviluppato con IMAX nuove attrezzature che hanno reso possibile girare anche scene di dialogo ravvicinate nel grande formato, compreso un involucro insonorizzante per le cineprese chiamato “blimp”. Ha impressionato oltre 2 milioni di piedi di pellicola in 91 giorni di riprese, su set sparsi tra Italia, Grecia, Marocco, Islanda, Spagna e Scozia.

L’Odissea

Il film che Nolan aspettava da vent’anni

C’è un dettaglio biografico che rende Odissea ancora più significativo nella filmografia di Nolan: nel 2004 gli fu offerta la regia di Troy, il kolossal sulla guerra di Troia con Brad Pitt, ma scelse di dedicarsi a Batman Begins. Due decenni dopo, il mondo omerico torna nella sua carriera in forma ancora più ambiziosa: non la guerra di Troia, ma il viaggio di ritorno di Odisseo, uno dei racconti fondativi della letteratura occidentale.

Nel corso della promozione del film, Nolan ha anche risposto con sicurezza ad altre polemiche emerse attorno al progetto, definendo le critiche ricevute “irrilevanti” e difendendo la scelta di far parlare i personaggi in inglese moderno invece di tentare un dialetto antico, ritenendola la soluzione che meglio serve il pubblico contemporaneo. Le prime reazioni di critica e pubblico, arrivate dopo la premiere londinese, sembrano dargli ragione: “trionfo assoluto” e “capolavoro senza difetti” sono tra le definizioni più ricorrenti.

Che si condivida l’ottimismo di Nolan o la malinconia di Damon, sentire uno dei registi più influenti del nostro tempo esprimere fiducia nel futuro del cinema è qualcosa di cui il settore aveva probabilmente bisogno. E Odissea, con il suo debutto nelle sale italiane il 16 luglio, potrebbe essere l’argomento più convincente a sostegno di quella tesi.