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Among Us arriva a sorpresa su Paramount+: la serie animata è già disponibile con tutti gli episodi

In un’epoca in cui trailer, teaser e campagne marketing possono andare avanti per mesi prima dell’uscita di una serie TV, Among Us ha deciso di giocare una partita completamente diversa e, in perfetto stile impostore, lo ha fatto cogliendo tutti di sorpresa.

Nel corso della Summer Game Fest, infatti, è stato annunciato che la tanto attesa serie animata basata sul celebre videogioco Among Us non avrebbe semplicemente mostrato il suo primo trailer ufficiale perchè, di fatto, lo show era già pronto.

Tutti e 10 gli episodi sono disponibili da subito su Paramount+.

Lancio a sorpresa degno di un impostore

L’annuncio è arrivato sul palco dell’evento  grazie agli attori Yvette Nicole Brown e Liv Hewson, i quali hanno anche presentato il primo trailer ufficiale della serie.

Una scelta insolita ma perfettamente in linea con lo spirito del gioco.

Il creatore della serie, Owen Dennis, ha infatti spiegato che l’idea era proprio quella di sorprendere il pubblico: “Alla gente piacciono le sorprese. L’intera serie è piena di sorprese. Quindi abbiamo pensato: rendiamo sorprendente anche il lancio.”

Una filosofia che sembra adattarsi perfettamente a un franchise costruito su sospetti, tradimenti e colpi di scena.

Una formula che resta fedele al gioco

La serie mantiene il cuore dell’esperienza originale che ha trasformato Among Us in un fenomeno globale.

Un equipaggio di astronauti cerca di portare a termine una missione spaziale completando vari incarichi mentre uno o più impostori, nascosti tra loro, sabotano il lavoro ed eliminano i membri dell’equipaggio uno dopo l’altro.

Ogni episodio diventa quindi un mix tra commedia, fantascienza e mistero investigativo, con spettatori e personaggi impegnati a capire chi sia realmente l’assassino nascosto a bordo.

Il binge watching è parte del mistero

Una delle scelte più apprezzate dai protagonisti stessi è stata quella di pubblicare l’intera stagione in un colpo solo, rivalutando l’esperienza binge watching.

Secondo Brown, la struttura della serie rendeva quasi obbligatoria questa soluzione: “Ogni episodio termina con un cliffhanger. Vuoi immediatamente vedere il successivo. Mi piace il fatto che non dobbiamo aspettare settimana dopo settimana.”

Un esperimento che potrebbe funzionare

Negli ultimi anni molte produzioni basate sui videogiochi hanno dimostrato che è possibile realizzare adattamenti di qualità. Among Us sceglie però una strada diversa rispetto a serie più narrative come The Last of Us o Fallout, puntando tutto sul mistero e sull’interazione tra i personaggi.

Se consideriamo che il gioco originale di Innersloth ha costruito il suo successo facendo dubitare chiunque di chiunque, una pubblicazione a sorpresa sembra davvero il modo più appropriato per inaugurare questa nuova avventura animata.

Ora non resta che premere play, osservare attentamente l’equipaggio e cercare di capire chi sia l’impostore prima che sia troppo tardi.

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Annunciato Resident Evil Veronica: Capcom riporta in vita Code Veronica con un remake atteso da anni

I fan di Resident Evil lo chiedevano praticamente da una vita e, finalmente, Capcom ha deciso di ascoltarli.

Durante la Summer Game Fest è stato infatti annunciato ufficialmente Resident Evil Veronica, il remake dell’amato capitolo della saga conosciuto originariamente come Resident Evil Code: Veronica.

L’annuncio ha immediatamente acceso l’entusiasmo della community che da anni considerava Code: Veronica uno dei capitoli più importanti della saga meritevoli di una rivisitazione moderna. Dopo i remake di Resident Evil 2, Resident Evil 3 e Resident Evil 4, questo era probabilmente il titolo più richiesto dai fan.

Claire Redfield torna protagonista

Il trailer mostrato durante l’evento si apre con una misteriosa donna che viene accompagnata all’interno di un appartamento parigino. Per chi conosce la saga, però, gli indizi erano abbastanza evidenti e la conferma arriva poco dopo: si tratta di Claire Redfield.

La protagonista torna quindi al centro della scena in una versione completamente reimmaginata della storia originale.

Code Veronica: un capitolo fondamentale della saga

Pubblicato per la prima volta nel 2000 su Sega Dreamcast, Code: Veronica non era numerato come capitolo principale, ma ha sempre avuto un ruolo cruciale nella narrativa della serie.

La storia segue Claire nella disperata ricerca del fratello Chris Redfield, portandola prima su una remota isola-prigione e successivamente in una base situata tra i ghiacci dell’Antartide.

Per molti appassionati, Code: Veronica è uno degli episodi più importanti dell’universo Resident Evil, soprattutto perché approfondisce diversi elementi della lore della serie e segna il ritorno di uno dei villain più iconici del franchise.

Anche Wesker è pronto a tornare

Tra le notizie che stanno alimentando parecchio l’hype dei fan c’è anche la conferma implicita del ritorno di Albert Wesker.

Il celebre antagonista ha avuto un ruolo fondamentale nella storia originale e rappresenta ancora oggi uno dei personaggi più temuti dell’intera saga horror di Capcom. Sarà interessante vedere come il team di sviluppo deciderà di reinterpretarlo utilizzando le moderne tecnologie narrative e grafiche già viste negli ultimi remake.

Quando uscirà Resident Evil Veronica?

Capcom ha confermato che Resident Evil Veronica arriverà nel corso del 2027 su PC, PlayStation 5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch 2.

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Harry Potter: HBO è alla ricerca del nuovo Colin Canon per la seconda stagione

Mentre la prima stagione della nuova serie TV di Harry Potter non è ancora arrivata sugli schermi, HBO e Warner Bros. stanno già guardando avanti.

La produzione ha infatti accelerato i lavori sulla seconda stagione, segno evidente della grande fiducia riposta in questo ambizioso progetto che porterà il Wizarding World sul piccolo schermo.

Tra le novità più interessanti emerse nelle ultime ore c’è il casting di uno dei personaggi secondari più amati dai lettori dei romanzi: Colin Canon (Colin Creevey nella versione originale).

Chi sarà il nuovo superfan di Harry Potter?

Secondo le ultime indiscrezioni, le responsabili del casting Lucy Bevan ed Emily Brockmann sarebbero attualmente impegnate con i provini e alcuni candidati avrebbero persino affrontato una seconda fase di audizioni.

Per chi ha letto i libri di J. K. Rowling, Colin è un volto impossibile da dimenticare. Introdotto in Harry Potter e la Camera dei Segreti, il giovane studente di Grifondoro diventa immediatamente il fan più sfegatato di Harry Potter.

Sempre armato della sua inseparabile macchina fotografica, Colin segue Harry praticamente ovunque, immortalando ogni sua impresa e trasformandolo in una sorta di celebrità del mondo magico. Una situazione che, comprensibilmente, mette spesso in imbarazzo il protagonista della saga.

Colin Canon: molto più importante che nei film

Nella saga cinematografica il personaggio venne interpretato da Hugh Mitchell proprio in Harry Potter e la Camera dei Segreti.

Tuttavia, chi conosce bene i romanzi sa che Colin ha avuto un destino molto diverso sulle pagine rispetto al grande schermo.

Dopo il suo debutto nel secondo libro, il personaggio continua infatti ad apparire nel corso della serie, diventando uno dei membri dell’Esercito di Silente insieme al fratello minore Dennis.

I film, invece, ridussero drasticamente il suo ruolo fino a eliminarlo quasi completamente dalle successive trasposizioni.

Proprio per questo molti fan sperano che la serie HBO sfrutti il formato televisivo per restituire maggiore spazio ai personaggi secondari che nei film non hanno ricevuto l’attenzione meritata.

La Camera dei Segreti porterà tanti nuovi volti

La seconda stagione della serie TV, episodi che dovrebbero adattare integralmente gli eventi di Harry Potter e la Camera dei Segreti, introdurrà numerosi personaggi iconici.

Tra questi ci sarà naturalmente l’elfo domestico Dobby, ma anche il giovane Tom Riddle, futura incarnazione di Voldemort.

Proprio attorno a Tom Riddle stanno nascendo le speculazioni più accese. Secondo alcune popolari teorie online, il ruolo potrebbe essere stato affidato a Owen Cooper, giovane talento reduce dal successo della serie Adolescence. Al momento, però, Warner Bros. mantiene il massimo riserbo e non ha confermato alcun nome.

Anche la famiglia Weasley si espande

Un altro tassello importante riguarda la famiglia Weasley.

Dopo le notizie relative al recasting di Ginny Weasley, la produzione dovrà infatti annunciare anche l’interprete di Arthur Weasley, figura fondamentale che farà il suo debutto nella seconda stagione.

Nel frattempo, è già stato confermato che Lucius Malfoy sarà interpretato da Johnny Flynn, raccogliendo l’eredità lasciata da Jason Isaacs nella saga cinematografica originale.

Quando esce la serie TV di Harry Potter?

La serie TV, che si è già mostrata con il primo trailer che riproponiamo qui di seguito, debutterà il 25 dicembre prossimo su HBO.

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Call of Duty: Black Ops 7 e Warzone: la Stagione 04 è finalmente disponibile

L’estate di Call of Duty si apre con una delle stagioni più ricche degli ultimi anni. Activision ha infatti dato il via ufficiale alla Stagione 04 di Call of Duty: Black Ops 7 e Call of Duty: Warzone, portando una valanga di contenuti che coinvolgono Multiplayer, Zombies e Warzone.

Nuove mappe, modalità inedite, armi da sbloccare e importanti aggiornamenti al gameplay promettono di tenere occupati i giocatori per settimane, mentre ulteriori contenuti sono già previsti per l’aggiornamento di metà stagione.

Multiplayer: nuove mappe e il ritorno dello spirito Black Ops

Il comparto Multiplayer riceve un importante aggiornamento con tre nuove mappe disponibili fin dal lancio.

Tra queste troviamo:

  • Liminal, caratterizzata da ambientazioni dinamiche e percorsi multipli;
  • Primetime, una mappa dal forte stile cinematografico;
  • il ritorno di Vertigo, storica arena riproposta in versione rimasterizzata.

Ma non finisce qui. A metà stagione arriveranno anche: Zenith, nuova ambientazione competitiva, e il remake della celebre Launch, una delle mappe più amate dai fan della serie.

Sul fronte delle modalità debutta Black Ops Classic, pensata per riportare in auge le meccaniche più iconiche della saga, insieme a Blueprint Gun Game e 6v6 Gunfight. Successivamente verranno introdotte anche Team Blueprint Sharpshooter e Knife Fight.

Torna inoltre il Ranked Play, che introduce un sistema SR più trasparente e nuove statistiche dettagliate per analizzare le proprie prestazioni partita dopo partita.

Warzone cambia volto tra Verdansk e Fortune’s Keep

Anche Call of Duty: Warzone riceve numerose novità.

La mappa Fortune’s Keep rientra ufficialmente nella rotazione Resurgence con nuove aree esplorabili, tra cui. Nel frattempo, Verdansk accoglie Clash 52v52, la nuova modalità che promette battaglie su larga scala e un livello di caos degno dei migliori momenti della saga.

A metà stagione arriverà anche la Squad Gun Game, variante che punta tutto sul gioco di squadra.

Importanti aggiornamenti coinvolgono inoltre il gameplay:

  • nuovo Shadowlink Contract;
  • Advanced Self Revive con capacità di mimetizzazione temporanea;
  • ritorno della Champion’s Quest durante la stagione.

Gli appassionati della competitiva potranno inoltre lanciarsi nella nuova stagione del Resurgence Ranked Play, che offrirà ricompense esclusive e mimetiche arma dedicate.

Zombies si evolve con una modalità roguelite

Gli amanti dei non morti troveranno pane per i loro denti, con la modalità Zombies che si arricchisce con la nuova mappa Survival Nuked, la Directed Mode di Totenreich e la nuova esperienza permanente Rogue Run.

Quest’ultima rappresenta una delle novità più interessanti dell’intera stagione, introducendo elementi roguelite con ricompense casuali, progressione variabile e sfide sempre diverse.

Nel corso della stagione arriveranno inoltre la mappa Round-Based Kowakujō e la GobbleGum Hellping Hound.

Nuove armi: torna il mitico AN-94

Naturalmente non può esistere una nuova stagione di Call of Duty senza nuove bocche da fuoco.

Tra le principali aggiunte troviamo:

  • KRS-7.62, Marksman Rifle disponibile tramite Battle Pass;
  • CBRS-3, nuovo SMG ad alta mobilità;
  • Grimhawk Special;
  • VX Compact AR;
  • Executioner’s Duet;
  • il ritorno del leggendario AN-94.

Quest’ultima è destinata a diventare una delle armi più ricercate della stagione, soprattutto dai veterani della serie che ricordano con affetto le sue apparizioni nei precedenti capitoli Black Ops.

Battle Pass e BlackCell: ricompense per tutti i gusti

Come da tradizione, la Stagione 4 introduce un nuovo Battle Pass ricco di contenuti cosmetici: skin Operatore; progetti arma; Calling Card; Finishing Move esclusivi.

Per tutti coloro che sceglieranno il pacchetto premium BlackCell, sarà disponibile anche il nuovo Operatore Catalyst, accompagnato da un esclusivo Mastercraft Weapon Blueprint e da bonus in COD Points.

Il campo di battaglia vi aspetta e per tutti i dettagli e le novità della Stagione 4, è possibile consultare il blog ufficiale di Call of Duty.

Backrooms potrebbe diventare una serie TV prima che un sequel cinematografico

Il successo straordinario di Backrooms al botteghino ha reso praticamente inevitabile un’espansione del franchise. Ma il prossimo passo potrebbe sorprendere i fan che si aspettano un sequel cinematografico diretto: Kane Parsons, il regista ventenne che ha firmato uno dei debutti più esplosivi della storia di A24, ha rivelato che il suo sogno sarebbe sviluppare il franchise come serie televisiva.

Il film aveva aperto con 81,4 milioni di dollari nel solo mercato nordamericano durante il weekend di debutto — più del doppio delle proiezioni iniziali, che stimavano un lancio tra i 40 e i 50 milioni — e ha conquistato diversi primati, tra cui il più grande opening weekend nella storia di A24 e il record di Parsons come il più giovane regista a guidare il box office americano durante un weekend di apertura.

La visione di Parsons: non un semplice franchise horror

In un’intervista a Polygon, Parsons ha chiarito fin da subito che l’uscita cinematografica era solo l’inizio di qualcosa di molto più grande: “Backrooms è sempre stato pensato come qualcosa che va oltre i confini di questo film. Se vogliamo, questo è un piede nella porta che porterà a una progressione verso la vera radice della narrativa, che è stata costruita online per anni.”

Ma è sul formato che le parole di Parsons diventano particolarmente interessanti. Il regista ha descritto la serie televisiva come il suo scenario ideale: “Una serie sarebbe il mio sogno, personalmente. Penso che sia il modo più pratico per ottenere narrativamente quello che vuoi. Ma ovviamente una serie è tutta un’altra cosa. Non sarà immediata, non basterà schioccare le dita.”

E la descrizione del tono che immagina allontana il franchise dall’etichetta horror pura: “La serie, nella mia testa, non è determinata dalla sua etichetta di genere. Il modo in cui la concepisco è molto più un dramma interpersonale costruito sopra un thriller soprannaturale e tecnologico. È lo spazio in cui mi sento più a mio agio.” Un’indicazione chiara che Parsons vede le Backrooms come qualcosa di molto più complesso di un franchise di film di paura, più vicino a una narrazione stratificata e orientata ai personaggi.

Backrooms

Progetti già in sviluppo, ma ancora segreti

La buona notizia per i fan è che Parsons non ha nessuna intenzione di abbandonare il franchise. Anzi, ha rivelato che ci sono già progetti concreti in cantiere: “Ho un contratto, e ho un accordo dalla mia parte, e questo significa che non ho finito con Backrooms. Ho cose molto specifiche su cui sto lavorando, cose che sono in corso in questo momento e di cui sono ansioso di poter parlare, ma per ora sono ancora in un mondo di mistero segreto.”

Senza conoscere i dettagli del suo accordo con A24 e i produttori, è impossibile sapere se un secondo film sia necessario prima che una serie possa prendere forma. Ma dalle sue parole, è evidente che sia la serie televisiva il progetto che lo entusiasma di più.

Un franchise nato su internet, destinato a crescere su più piattaforme

C’è una coerenza narrativa in tutto questo che vale la pena sottolineare. Le Backrooms non sono nate al cinema: sono nate su internet, su 4chan prima e poi su YouTube, Reddit e Roblox. Parsons stesso ha costruito la sua versione del mito attraverso una serie di video found footage su YouTube — 22 episodi, oltre 224 milioni di visualizzazioni — prima che qualcuno pensasse a farne un film. Un franchise nato come contenuto seriale online che torna a una forma seriale — stavolta televisiva — ha una logica interna difficile da contestare.

Che il prossimo capitolo arrivi come Backrooms 2 o come una serie su una piattaforma streaming, Parsons sembra determinato a esplorare il suo universo disturbante e affascinante ben oltre quello che un singolo film può contenere. Per i fan, l’attesa — come sempre quando si tratta delle Backrooms — fa parte del gioco.

I dominatori dell’universo (1987): il caos dietro le quinte che quasi distrusse il film

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Quando i fan parlano oggi di I dominatori dell’universo — il film del 1987 con Dolph Lundgren nei panni di He-Man e Frank Langella in quelli di Skeletor — la conversazione ruota solitamente attorno alla recitazione sopra le righe, al tono camp, o alla scelta controversa di ambientare buona parte della storia sulla Terra invece che su Eternia. Quello che raramente si racconta è che il film ha rischiato concretamente di non arrivare mai nelle sale. Anzi: ci sono stati momenti in cui nemmeno i realizzatori erano sicuri che ce l’avrebbe fatta.

A quasi quarant’anni di distanza, le testimonianze dirette di chi c’era raccontano una produzione tenuta insieme con il nastro adesivo, la determinazione e qualche miracolo dell’ultimo minuto. E con l’uscita del reboot Masters of the Universe di Travis Knight — nei cinema italiani dal 4 giugno 2026 — è il momento perfetto per riscoprire la storia caotica e affascinante dell’originale.

La Cannon Films: un partner ambizioso sull’orlo del collasso

Il film approdò alla Cannon Films dopo che il produttore Ed Pressman aveva girato Hollywood in cerca di uno studio disposto a finanziarlo. La Warner Bros. era interessata, ma Cannon offrì più denaro e si aggiudicò il progetto. In apparenza, un ottimo punto di partenza. Nella realtà, l’inizio di un incubo.

A metà anni Ottanta, Cannon si era costruita la reputazione di produttrice di film di genere ambiziosi con budget ridotti. Ma dietro quella facciata, l’azienda stava attraversando seri problemi finanziari. Il regista Gary Goddard si ritrovò a dover girare un kolossal fantasy mentre il terreno sotto la produzione continuava a franare. Come ricorda l’executive Mattel Joe Morrison: “Quei ragazzi erano fuori di testa. E stavano finendo i soldi. Avevano i loro problemi.” Goddard aggiunse: “Stavano andando fuori business lentamente. Quindi c’erano sempre delle sfide. Era un film in cui praticamente ogni giorno c’era una sfida.”

Per tenere duro, Goddard trovò ispirazione in un posto inaspettato: il film All That Jazz di Bob Fosse. Ogni mattina si alzava, si guardava allo specchio e si ripeteva la frase del protagonista: “È l’ora dello spettacolo.” Poi usciva di casa e si presentava sul set come se tutto fosse sotto controllo.

 

Diritti, minacce di chiusura e dinner party tra attori ignari

Uno dei momenti più tesi riguardò i diritti sui design del film. Il production designer William Stout ricorda come i rappresentanti Mattel che visitavano gli uffici della produzione cominciarono a indicare le illustrazioni parlando del loro potenziale come giocattoli. Stout li fermò: lui era stato assunto per progettare un film, non la linea di giocattoli dell’anno successivo, e i diritti su quei materiali erano suoi. La reazione fu immediata: “Hanno minacciato di chiudere il film per otto volte. Cercando di farmi firmare — me e gli altri designer — accordi in cui cedevo i miei diritti.”

Il paradosso straordinario è che mentre la produzione era sull’orlo del collasso, il cast non sapeva nulla. L’attrice Chelsea Field (Teela) ricorda quei mesi come una sorta di colonia estiva: cene a casa degli attori, serate tra colleghi, risate fino a tardi. “Gary ha fatto un lavoro straordinario nel proteggerci. Non credo che sapessimo nulla di quello che stava succedendo a Cannon. Sapevamo che le riprese andavano avanti a lungo, ma non avevamo idea di quanto le cose stessero andando male. E probabilmente era un bene, perché ci sarebbe stata una rivolta.”

Masters of the Universe

La battaglia finale che Cannon non voleva pagare

Il colpo di grazia arrivò quasi alla fine. La sequenza del confronto finale tra He-Man e Skeletor — il climax che tutto il film stava costruendo — fu cancellata per mancanza di fondi. Cannon semplicemente non aveva i soldi per girarla.

Goddard era incredulo: “Come puoi avere un finale senza quella battaglia finale tra He-Man e Skeletor?” Fu a quel punto che intervenne Mattel con una soluzione pragmatica. Morrison spiegò come andò: Cannon doveva ancora alla Mattel metà del compenso per i diritti. Morrison propose un accordo telefonico: Mattel avrebbe rinunciato al pagamento rimanente in cambio di due notti di riprese aggiuntive per girare la scena finale. Il film aveva un finale.

Ironicamente, quella stessa notte estenuante produsse quella che Goddard considera la migliore interpretazione di Lundgren nell’intero film. Stremato, l’attore recitò sottovoce, con intensità contenuta — esattamente il tono che il regista aveva cercato di ottenere per tutta la produzione senza riuscirci. “Avessi avuto questo per tutto il resto del film… chissà?”

I dominatori dell’universo uscì nei cinema americani il 7 agosto 1987 — in Italia arrivò solo nell’aprile del 1990 — e fu un flop sia di critica che di botteghino, incassando appena 17 milioni di dollari contro un budget di 22. Il sequel pianificato non si fece mai. Eppure il film sopravvisse, e con esso la sua reputazione di cult improbabile e tenace. Forse anche perché chi lo ha visto, in qualche modo, sente il peso di tutto quello che costò realizzarlo.

Amazon cancella il revival di Stargate: cosa c’è davvero dietro la decisione

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Amazon ha cancellato il revival di Stargate, e la notizia ha colpito duramente i fan. Ma non si tratta di un semplice addio a un progetto televisivo: quello che è successo potrebbe rivelare un cambiamento strategico molto più profondo all’interno di Amazon, destinato a influenzare l’intero portafoglio di franchise del colosso dello streaming.

Il progetto era sviluppato da Martin Gero, scrittore e produttore con radici profonde sia in Stargate SG-1 che in Stargate Atlantis — una garanzia, almeno sulla carta, di fedeltà alla mitologia della saga. Invece, secondo i report, i dirigenti Amazon avrebbero ritenuto che la versione di Gero non avrebbe attratto un pubblico abbastanza ampio al di fuori della fanbase esistente. E in più, circolano voci che Amazon voglia ripartire da zero, affidando la proprietà intellettuale a qualcuno completamente estraneo all’universo di Stargate.

La reazione dei creatori originali e dei fan

Come prevedibile, la spiegazione fornita non è andata giù. La reazione è stata immediata e pubblica: lo stesso Gero, il produttore storico del franchise Joseph Mallozzi e Michael Shanks — il celebre interprete di Daniel Jackson — hanno tutti risposto apertamente alla notizia. Per una fanbase che aspettava da anni una continuazione degna della saga, la cancellazione ha avuto l’effetto di un pugno allo stomaco.

Alcuni fan si sono spinti oltre, chiedendo ad Amazon di cedere i diritti a un altro studio disposto ad andare avanti con la visione di Gero. La frustrazione è comprensibile: le persone coinvolte nel revival non erano estranei che cercavano di reinventare Stargate. Erano i creatori che lo avevano costruito.

Stargate

Il vero motivo: un cambio di vertice in Amazon

La storia più interessante, però, si svolge all’interno di Amazon stessa. I report del settore collegano la cancellazione a un significativo rimescolamento ai vertici dell’azienda. Deadline ha descritto Stargate come una delle “vittime illustri del cambio di regime”. All’inizio dell’anno, Amazon ha assunto Brett Fetter come nuovo Head of Worldbuilding & Genre Series — proveniente da Netflix, dove aveva supervisionato franchise come Stranger Things, Ozark, The Queen’s Gambit, The Haunting of Hill House e 3 Body Problem.

L’arrivo di Fetter è stato seguito da una ristrutturazione significativa. Nick Pepper, Head of US SVOD TV Development, ha lasciato l’azienda a febbraio. Matt King, Head of Tentpole, Genre and Universe Development, lo ha seguito due mesi dopo. Entrambi erano stati sostenitori chiave del revival di Stargate — e una volta usciti, il progetto ha perso la sua base di supporto interna.

Fetter supervisiona ora un portfolio di franchise di genere di tutto rispetto: Fallout, Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere, Reacher, Blade Runner 2099, Spider-Noir, God of War, Tomb Raider e Young Sherlock. La direzione sembra chiara: Amazon vuole puntare su proprietà capaci di attrarre contemporaneamente i fan storici e un pubblico generalista, evitando produzioni percepite come troppo di nicchia.

Il paradosso è evidente. Stargate, con il suo creatore originale coinvolto, avrebbe avuto tutte le carte in regola per farlo. E invece è diventato la prima vittima visibile della nuova visione strategica. Che questa scelta si riveli lungimirante o miope, i fan lo scopriranno guardando cosa Amazon saprà fare con gli altri franchise affidati a Fetter nei prossimi anni.

Baldur’s Gate II: Shadows of Amn, in sviluppo il remake con il co-lead designer originale

Uno dei GDR più amati di sempre potrebbe presto tornare in una veste completamente rinnovata. Secondo quanto riportato da PC Gamer, Wizards of the Coast starebbe lavorando a un remake di Baldur’s Gate II: Shadows of Amn, l’iconico RPG sviluppato da BioWare e pubblicato nel 2000. La notizia più interessante è che il progetto vedrebbe il ritorno di Kevin Martens, co-lead designer del gioco originale, già attivamente coinvolto nello sviluppo secondo fonti vicine al progetto.

Per ora si tratta di rumor, non di un annuncio ufficiale. Ma la fonte è credibile e i dettagli emersi meritano attenzione.

Anche il primo Baldur’s Gate potrebbe ricevere lo stesso trattamento

Poiché Baldur’s Gate II è il sequel diretto del capitolo del 1998, ci si chiede naturalmente se anche il gioco originale riceverà un remake. Secondo le indiscrezioni, la risposta sarebbe sì: le due produzioni sarebbero in sviluppo in parallelo, con l’obiettivo di proporre entrambi i titoli rinnovati alla nuova generazione di giocatori.

Entrambi i giochi avevano già ricevuto una seconda vita nel 2013 con le rispettive Enhanced Edition, versioni modernizzate che includevano le espansioni originali, nuovi compagni di avventura e contenuti aggiuntivi come la modalità arena Black Pits II: Gladiators of Thay. Un remake vero e proprio, tuttavia, aprirebbe la strada a interventi molto più radicali — soprattutto sul fronte visivo e tecnico, dove le aspettative del pubblico contemporaneo sono ben diverse da quelle del 2000.

Portare questi titoli agli standard di Baldur’s Gate 3 — uscito nel 2023 e diventato un punto di riferimento assoluto per il genere — è una sfida enorme, considerata la scala narrativa e la complessità dei giochi originali. Ma è proprio questa ambizione a rendere la notizia così elettrizzante per i fan di lunga data.

Il contesto: Baldur’s Gate 4 è lontano, i remake potrebbero colmare l’attesa

L’arrivo di questi potenziali remake si inserirebbe in un momento particolare per il franchise. Baldur’s Gate 4 è ufficialmente in sviluppo, ma si trova ancora nelle primissime fasi di pianificazione e verrà realizzato da uno studio diverso da Larian Studios — il team che ha creato il terzo capitolo e che ha poi scelto di concentrarsi su altri progetti. Con il quarto capitolo ancora molto lontano dall’uscita, due remake di alta qualità potrebbero rappresentare il modo ideale per tenere viva l’attenzione dei fan sulla saga, permettendo anche ai nuovi giocatori di scoprire dove tutto è iniziato.

Il coinvolgimento di Martens — che ha contribuito a plasmare l’identità narrativa e di design dei giochi originali — è il dettaglio che trasforma questi rumor da semplici voci a qualcosa di più concreto. Un progetto con la supervisione di chi ha creato l’originale ha tutta un’altra credibilità rispetto a un remake puramente commerciale.

Per ora non esiste una data di uscita né per il remake di Baldur’s Gate II: Shadows of Amn né per quello del primo capitolo. Wizards of the Coast non ha rilasciato alcuna conferma ufficiale. Ma se i rumor si rivelassero fondati, il ritorno sulla Costa della Spada potrebbe essere molto meno lontano di quanto i fan si aspettino.

Nvidia RTX Spark: il “superchip” presentato al Computex 2026 che sfida Intel, AMD e Apple Silicon

Nvidia ha ufficialmente dichiarato guerra al mercato dei processori per PC. Al Computex 2026 di Taipei, il CEO Jensen Huang ha presentato il nuovo RTX Spark Superchip, una piattaforma Windows on Arm sviluppata in collaborazione con Microsoft e MediaTek, pensata per portare l’intelligenza artificiale locale al centro dell’esperienza informatica quotidiana. Un annuncio destinato a ridefinire i confini del mercato dei laptop e dei PC compatti, dove finora dominavano incontrastati Intel, AMD, Qualcomm e Apple con il suo Silicon.

Cosa c’è dentro il superchip RTX Spark

RTX Spark fonde l’architettura GPU Blackwell di Nvidia con la tecnologia CPU Grace personalizzata, collegandole tramite interconnessione NVLink-C2C ad alta velocità. Le specifiche parlano chiaro: 20 core CPU, 6.144 core GPU con Tensor Core di quinta generazione e precisione FP4, e ben 128 GB di memoria unificata — abbastanza per eseguire localmente modelli linguistici fino a 120 miliardi di parametri. Nvidia lo definisce “il chip per PC più efficiente mai costruito”.

Sul fronte prestazioni, il produttore dichiara una potenza grafica pari a circa la metà di una RTX 5070 Mobile, con autonomia a tutto giorno garantita. Le applicazioni pratiche citate includono il rendering di una scena 3D da 90 GB, il montaggio video in risoluzione 12K e il gaming — come Indiana Jones and the Great Circle a 100 fps in 1440p. Nessun dato di benchmark indipendente è stato condiviso per ora, ma le ambizioni sono chiare.

Il cuore del progetto è però l’intelligenza artificiale locale: RTX Spark è progettato per eseguire agenti AI autonomi direttamente sul dispositivo, senza dipendere dal cloud. Questi agenti potranno gestire task tra applicazioni diverse, generare contenuti, automatizzare flussi di lavoro e mantenere i dati al sicuro a bordo del dispositivo — una proposta particolarmente rilevante in ambito professionale e creativo.

I laptop in arrivo in autunno 2026

RTX Spark debutterà in autunno su una prima selezione di laptop di fascia alta, tra cui il Microsoft Surface Laptop Ultra, il Dell XPS 16, gli HP Omnibook X 14 e Ultra 16, gli ASUS ProArt P14 e P16, il Lenovo Yoga Pro 9n e l’MSI Prestige N16 Flip AI+. Seguiranno modelli di Acer e Gigabyte. Nel complesso, la piattaforma è attesa su oltre 30 laptop e 10 desktop a diverse fasce di prezzo, anche se i prezzi specifici non sono ancora stati comunicati. Una data di uscita precisa per l’Italia non è ancora stata annunciata.

L’annuncio arriva in un momento favorevole per Windows on Arm: applicazioni creative come Blender, DaVinci Resolve, CapCut e Affinity by Canva girano già nativamente sulla piattaforma, e anche il gaming si sta muovendo in questa direzione — Riot Games porterà League of Legends e Valorant, mentre Fortnite ha già fatto il salto lo scorso novembre.

DLSS 4.5 Ray Construction: novità per le GPU RTX esistenti

Insieme a RTX Spark, Nvidia ha annunciato anche il DLSS 4.5 Ray Construction — non il DLSS 5, come molti speravano. La nuova versione utilizza un modello transformer di seconda generazione per offrire qualità dell’immagine migliorata, effetti particellari più nitidi e illuminazione più accurata. Sarà disponibile da agosto 2026 su tutte le GPU RTX 20 Series e successive, con supporto iniziale per 27 titoli, tra cui Alan Wake 2, Cyberpunk 2077, Resident Evil Requiem e Call of Duty: Black Ops 7.

Con RTX Spark, Nvidia non si limita a competere: punta a ridisegnare le regole del mercato PC, portando nel segmento consumer quella stessa integrazione tra GPU, CPU e accelerazione AI che ha già rivoluzionato il mondo dei datacenter.

Backrooms: 118 milioni di dollari nel weekend di apertura, e Hollywood ha finalmente capito la Gen Z

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C’era una domanda che Hollywood si poneva da anni: dove sono finiti i giovani spettatori? Come si convincono i ragazzi della Gen Z a staccarsi da YouTube e TikTok per tornare in sala? Backrooms — il film horror di A24 diretto da Kane Parsons, già nelle sale italiane — ha dato una risposta concreta e clamorosa: 81,4 milioni di dollari solo nel mercato nordamericano nel weekend di apertura, per un totale globale di 118 milioni di dollari. Uno dei debutti più sorprendenti dell’anno, costruito attorno a un fenomeno nato su internet e rimasto tale fino alla fine.

Il risultato rende Parsons — 20 anni appena — il regista più giovane di sempre ad aprire un film al primo posto del box office con incassi di questa portata. Un primato generazionale che dice molto su quello che sta accadendo nel cinema.

Da creepypasta a fenomeno globale: cos’è Backrooms

Per chi non lo conoscesse, il mito delle Backrooms è nato nel 2019 da un thread anonimo su 4chan in cui qualcuno chiedeva immagini “semplicemente sbagliate”. L’idea si è poi diffusa a macchia d’olio su Reddit, Roblox, Minecraft, fan wiki e social media: corridoi gialli infiniti, moquette umide, luci al neon ronzanti, e la sensazione disturbante di essere intrappolati in un labirinto senza uscita. Una leggenda metropolitana digitale che ha sviluppato una mitologia propria, alimentata da milioni di utenti in tutto il mondo.

Parsons — noto online come Kane Pixels — non ha inventato le Backrooms, ma ne ha creato la versione più riconoscibile attraverso una serie di video found footage su YouTube, realizzati con Blender e Unreal Engine, che hanno totalizzato oltre 224 milioni di visualizzazioni in 22 episodi. I produttori lo hanno notato, e da lì è partita la collaborazione con Atomic Monster di James Wan, 21 Laps Entertainment di Shawn Levy e Chernin Entertainment, con A24 come distributore.

Una strategia di marketing costruita per internet, non per la televisione

La chiave del successo non sta solo nel materiale di partenza, ma nel modo in cui il film è stato promosso. A24 ha abbandonato quasi completamente la logica delle campagne pubblicitarie televisive tradizionali, puntando su YouTube, TikTok, Reddit e gli spazi digitali dove la community delle Backrooms esiste da anni. L’obiettivo non era introdurre qualcosa di nuovo a un pubblico ignaro: era entrare in una conversazione già in corso.

Il trailer è diventato il più visto nella storia di A24, sia nelle prime 24 ore che nella prima settimana. La campagna ha incluso materiali promozionali in-universe, Easter egg virali, presenze al Comic-Con e un’esperienza immersiva “Enter the Backrooms” il cui waitlist si è esaurito in 15 minuti. Secondo la società di analisi RelishMix, il film ha generato 220 milioni di interazioni online prima dell’uscita — quasi il 50% in più rispetto a un tipico horror originale.

Il pubblico non stava semplicemente aspettando un film. Stava aspettando la conclusione di qualcosa che sentiva suo. Come ha spiegato il produttore Peter Chernin: “Non si può dire che questa fascia demografica non voglia essere intrattenuta o andare al cinema. Abbiamo l’obbligo di capire come attrarre questo pubblico. Arrendersi sarebbe inutile.”

Il segnale che Hollywood aspettava: la Gen Z non ha abbandonato i cinema

Backrooms non è arrivato nel vuoto. Già all’inizio dell’anno, il film horror Iron Lung del creator YouTube Markiplier aveva aperto con 17,8 milioni di dollari per arrivare a 50 milioni globali. Poi Obsession di Curry Barker aveva superato ogni aspettativa con 148 milioni di dollari in tutto il mondo. Ma quelli erano segnali. Backrooms ha abbattuto la porta.

C’è chi citerà A Minecraft Movie come prova che la Gen Z era già tornata in sala. È vero in parte, ma Minecraft è uno dei brand gaming più grandi del pianeta. Backrooms, Iron Lung e Obsession sono un’altra cosa: produzioni relativamente economiche costruite attorno a creator e community nati su internet, senza la rete di sicurezza di una IP multimiliardaria alle spalle.

Il punto è semplice, e il box office lo ha certificato: la Gen Z non ha smesso di andare al cinema. Hollywood stava solo sbagliando approccio. Quando il prodotto nasce all’interno della cultura digitale — invece di limitarsi a citarla dall’esterno — il pubblico risponde. E con Backrooms al primo posto nelle classifiche mondiali, questa lezione è difficile da ignorare.

Spider-Noir stagione 2: Nicolas Cage non sa nulla del futuro della serie, e il budget da 400 milioni di dollari complica tutto

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La prima stagione di Spider-Noir è appena arrivata su Prime Video — disponibile in Italia dal 27 maggio 2026 — con una doppia modalità di visione inedita: bianco e nero autentico o a colori, a scelta dello spettatore. Le reazioni di fan e critica sono state complessivamente molto positive per questa versione live-action del personaggio Marvel interpretato da Nicolas Cage. Eppure, mentre gli spettatori sono ancora alle prese con gli otto episodi della prima stagione, si moltiplicano già le domande sulla possibilità di una seconda.

E le notizie, almeno per ora, non sono esattamente incoraggianti.

Nicolas Cage: “Non lo so. Vedremo cosa succede”

Interpellato da Variety sul futuro della serie, lo stesso Cage ha ammesso di non avere certezze. “Non lo so. Ma direi che, che la seconda stagione accada o meno, tutti noi abbiamo raggiunto quello che ci eravamo prefissati, e la serie funziona anche da sola. Vedremo cosa succede.”

Una risposta che da un lato riflette la natura narrativamente compiuta della prima stagione — costruita fin dall’inizio per reggere anche come storia autonoma — ma che dall’altro non lascia spazio a ottimismi facili. Se persino il protagonista è all’oscuro di eventuali piani per il futuro, significa che Amazon non ha ancora preso alcuna decisione ufficiale sul rinnovo.

spider noir prime video

Il budget da 400 milioni di dollari che pesa sul futuro della serie

A complicare ulteriormente il quadro ci sono le cifre emerse sulla produzione. Secondo un rapporto del sito specializzato 3DVF, Amazon avrebbe speso la cifra sorprendente di 400 milioni di dollari per la prima stagione — un dato che fa riflettere, soprattutto considerando che già nel 2024 erano emersi rumors su disaccordi tra i produttori Phil Lord e Christopher Miller e Sony riguardo ai costi di produzione.

A spiegare almeno in parte questo numero astronomico sono le testimonianze di alcuni membri della troupe. Il secondo assistente operatore K.C. Lauf ha rivelato su Threads che la serie era stata originariamente concepita e girata come una produzione in vero bianco e nero: “I set erano tutti dipinti di verde, marrone e rosa per complementare i grigi del bianco e nero. La passata a colori non era prevista originariamente e ha richiesto quasi un anno di riprese aggiuntive.”

Un altro membro della post-produzione, Arsenio J. Alvarez, ha confermato la versione: “Il colore è stato un ripensamento. Abbiamo ricevuto i materiali finali, poi lo studio — non Sony — ha deciso di volere il colore. Quindi il modo corretto di vedere la serie è in bianco e nero, per rispettare la vera visione dei filmmaker.”

Se questi racconti corrispondono a quanto effettivamente accaduto, Spider-Noir ha subito una correzione di rotta enorme e costosissima a produzione già terminata, con quasi un anno di riprese aggiuntive e un lavoro mastodontico in post-produzione. Un percorso che spiegherebbe facilmente come si sia arrivati a una spesa così elevata.

Cosa racconta Spider-Noir e perché vale la pena vederla

Basata sul fumetto Marvel Spider-Man Noir, la serie segue Ben Reilly, un investigatore privato segnato da una tragedia personale che si muove nella New York degli anni ’30, durante la Grande Depressione. Carico di sensi di colpa e di un passato da dimenticare, si ritrova suo malgrado a fare i conti con la vita che aveva lasciato alle spalle, assumendo ancora una volta il ruolo di unico supereroe della città. Nicolas Cage — già voce del personaggio nel film animato Spider-Man: Un nuovo universo — è qui al suo primo ruolo da protagonista assoluto in una serie live-action, e la sua presenza è uno dei punti di forza indiscussi della produzione.

Se Spider-Noir riuscirà a imporsi come uno dei titoli più visti di Prime Video, Amazon potrebbe decidere di investire in una seconda stagione. In caso contrario, con un budget del genere da giustificare, il rinnovo appare tutt’altro che scontato. Per ora, tutti e otto gli episodi della prima stagione sono disponibili in streaming su Prime Video.

28 Anni Dopo III: Danny Boyle spera di girare il terzo capitolo nel 2027

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La trilogia di 28 Anni Dopo si avvicina al capitolo finale. Danny Boyle ha confermato il suo entusiasmo per portare a termine la saga, rivelando che le riprese del terzo film potrebbero partire nel 2027 — anche se con la consueta cautela del caso: “Incrociamo le dita”, ha dichiarato il regista.

Dopo l’uscita di 28 Anni Dopo nelle sale italiane il 18 giugno 2025 e del sequel 28 Anni Dopo – Il Tempio delle Ossa il 15 gennaio 2026, i fan della saga si chiedono quanto dovranno attendere per il gran finale. La risposta, almeno per ora, è che i piani ci sono e la sceneggiatura è pronta — manca solo il momento giusto per avviare la produzione.

Perché le riprese sono slittate al 2027

Il piano originale di Boyle era ambizioso: girare il terzo film in contemporanea con i primi due, esattamente come era stato fatto con 28 Anni Dopo e Il Tempio delle Ossa, prodotti back-to-back. Ma la logistica ha avuto la meglio. Parlando con il sito JoBlo, il regista ha spiegato: “Abbiamo finito il tempo. Perché è ambientato in un’area della Gran Bretagna dove puoi filmare solo in certi periodi dell’anno. Abbiamo letteralmente finito il tempo quest’anno… Quindi sarà, si spera, incrociando le dita, l’anno prossimo. Ma l’entusiasmo c’è, e Alex ha scritto una sceneggiatura meravigliosa.”

Si tratta di un vincolo produttivo concreto, non di problemi creativi o di sviluppo: la sceneggiatura di Alex Garland è descritta come già pronta, e sia il regista che il resto del team creativo sembrano determinati ad andare avanti non appena i tempi lo permetteranno.

28 Anni Dopo

Cillian Murphy pronto a tornare nel terzo film di 28 Anni Dopo

Un’altra notizia che scalda i fan riguarda il possibile ritorno di Cillian Murphy. Dopo la sua apparizione alla fine di 28 Anni Dopo – Il Tempio delle Ossa, l’attore ha dichiarato di sperare di poter riprendere il ruolo di Jim, il sopravvissuto che il pubblico ha incontrato per la prima volta in 28 Giorni Dopo nel 2002. Se così fosse, il cerchio si chiuderebbe in modo particolarmente significativo.

Sony aveva già ufficialmente avviato lo sviluppo di 28 Anni Dopo III lo scorso dicembre, con Garland confermato alla sceneggiatura e Boyle intenzionato a dirigere — il che porterebbe il regista originale a chiudere personalmente la trilogia che ha contribuito a costruire.

Una saga che ha ridefinito lo zombie movie

Vale la pena ricordare la portata di questo franchise. 28 Giorni Dopo (2002), diretto da Boyle e scritto da Garland, ha letteralmente ridisegnato le regole del cinema horror con gli zombie per una nuova generazione, introducendo infetti veloci e aggressivi in un contesto realistico e claustrofobico. 28 Settimane Dopo (2007) aveva poi ampliato la portata narrativa della saga. La nuova trilogia, a distanza di quasi vent’anni, ha dimostrato che l’universo del Virus della Rabbia ha ancora moltissimo da raccontare.

Per il terzo capitolo, 28 Anni Dopo III, non è ancora stata annunciata una data di uscita italiana né una data estera ufficiale: le riprese dovrebbero iniziare nel corso del 2027, secondo le parole dello stesso Boyle.