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Mortal Kombat II, le prime reazioni: più veloce, più divertente e più violento

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Le prime proiezioni riservate alla critica sono arrivate, e il verdetto che circola in rete è quello che i fan del franchise speravano di leggere: il sequel ha ascoltato le critiche al primo film e le ha trasformate in benzina.

Il punto su cui convergono quasi tutte le reazioni è la correzione di rotta rispetto al 2021. Uno dei difetti più discussi dell’originale — il concetto delle Arcane, i poteri individuali dei combattenti spesso paragonati dai fan ai midi-chlorian di Star Wars — sembra essere stato eliminato completamente. Come sintetizza una delle prime reazioni: “Ignorano del tutto la roba delle Arcane. Hanno preso sul serio tutti i reclami dei fan.”

Il tono generale appare più sicuro di sé, più disposto ad abbracciare le radici videoludiche della serie: “È il film che avremmo dovuto avere la prima volta. Si sente più a suo agio nell’abbracciare le sue origini videoludiche, con grande beneficio. È un bagno di sangue divertente e frenetico, con ottima azione. Kitana è il cuore pulsante. Kano è esilarante.”

L’azione tecnica e il fattore Johnny Cage in Mortal Kombat II

Chi se ne intende di arti marziali ha già notato la cura con cui sono state costruite le coreografie: le mosse di Kung Lao sarebbero ispirate al Wing Chun, mentre Johnny Cage — interpretato da Karl Urban — avrebbe quell’energia caotica e sopra le righe che ricorda i personaggi d’azione anni Ottanta, con qualcuno che ha già tirato fuori il paragone con Jack Burton di Grosso guaio a Chinatown.

Urban sembra destinato a rubare la scena, affiancato da Josh Lawson che torna nei panni di Kano confermandosi un personaggio comico impeccabile. Il mix tra sequenze di combattimento tecnicamente curate e momenti di umorismo puro sembra essere uno dei punti di forza del film.

E poi c’è la violenza, che in un film di Mortal Kombat non è un dettaglio secondario. Le Fatality vengono descritte come “di livello selvaggio”, con qualcuno che parla di “azione Kombat non-stop e completamente folle”. Esattamente quello che il pubblico si aspettava.

La regia è di nuovo affidata a Simon McQuoid, con la sceneggiatura di Jeremy Slater — già autore di Moon Knight e Godzilla x Kong: Il nuovo impero. La storia porterà i guerrieri della Terra a confrontarsi direttamente con Shao Kahn nel torneo che definisce il destino del regno.

Mortal Kombat II arriverà nelle sale italiane il 6 maggio 2026, distribuito da Warner Bros. Pictures Italia.

Adam Scott sa già come finirà Scissione: “Tante sorprese in arrivo nella terza stagione”

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Chi segue Scissione — titolo italiano della serie distopica di Apple TV+ conosciuta in originale come Severance — può tirare un sospiro di sollievo: la terza stagione si farà, e il protagonista Adam Scott non solo ne è entusiasta, ma conosce già tutto quello che succederà fino alla conclusione della storia.

In una recente intervista a Variety, Scott — che nella serie interpreta Mark Scout ed è anche produttore esecutivo — ha condiviso qualche anticipazione: “Sono coinvolto in tutto. Parliamo continuamente con gli sceneggiatori e con Dan Erickson. So tutto quello che sta succedendo. Ci saranno così tante sorprese. Non vedo l’ora di girare.”

Un’attesa lunga, ma il team è pronto

Tra la fine delle riprese della seconda stagione e l’inizio della terza sono passati oltre due anni, e Scott non nasconde l’impazienza di tutto il cast: “Ben è ancora molto coinvolto nella serie. Sarà grandioso. Sono passati più di due anni da quando abbiamo finito di girare la seconda stagione. Siamo tutti ansiosi di tornare. Ci mancano l’uno all’altro.”

A cambiare rispetto alle prime due stagioni sarà la regia: Ben Stiller, che aveva diretto molti degli episodi più iconici della serie, non si occuperà della terza. Resta comunque coinvolto nel progetto come produttore esecutivo insieme allo showrunner Dan Erickson.

Il piano originale prevedeva un arco narrativo di tre o quattro stagioni, ma il fenomeno culturale innescato dalla serie ha aperto la riflessione su possibili sviluppi futuri oltre il finale previsto. Apple TV+ sta anche valutando potenziali spin-off ambientati nello stesso universo della Lumon Industries, anche se nulla è ancora stato confermato ufficialmente.

Severance

L’audizione, Parks and Recreation e la svolta drammatica

Scott ha approfittato dell’intervista anche per ricostruire il percorso che lo ha portato al ruolo di Mark Scout — un percorso tutt’altro che scontato. Dopo anni di commedie, culminati con Parks and Recreation, voleva dimostrare di poter fare qualcosa di diverso: “Volevo cambiare registro, ma facevo fatica a essere considerato per qualcosa che non fosse comico. Ho inseguito attivamente ‘Big Little Lies’, ad esempio — volevo davvero farlo, ho dovuto fare il tifo per me stesso e fare più provini.”

Quando arrivò la sceneggiatura di Scissione, Scott sapeva di essere di fronte a qualcosa di speciale: “Ho pensato: ‘Probabilmente non otterrò questo lavoro. Ma se ci riuscissi, sarà perché me lo sono guadagnato negli ultimi 30 anni.'” Per fortuna, fece un solo provino.

La terza stagione di Scissione è attesa su Apple TV+ nel corso del 2026, senza ancora una data precisa confermata per l’Italia.

Secondo Matthew Lillard, Hollywood lo assume “per nostalgia” e non perché “piaccia davvero”

C’è qualcosa di disarmante nell’onestà di Matthew Lillard. Mentre Hollywood lo richiama a destra e a manca per riprendere ruoli iconici e affrontarne di nuovi, lui attribuisce tutto alla nostalgia — e lo fa con una risata. “Non penso che a qualcuno piaccia davvero. Sentono solo la nostalgia dei vecchi tempi,” ha detto durante una recente apparizione sul podcast Phase Hero.

Eppure i fatti raccontano un’altra storia. Negli ultimi anni, Lillard è tornato a essere uno dei volti più richiesti del cinema e della televisione horror e di genere: ha ripreso il ruolo di William Afton in Five Nights at Freddy’s (2023) e nel sequel uscito a dicembre 2025, è tornato nei panni di Stu Macher per Scream 7 (uscito in Italia il 28 febbraio 2026), e ha fatto il suo ingresso nel MCU con un ruolo nella seconda stagione di Daredevil: Born Again su Disney+. A tutto questo si aggiungono progetti originali come The Life of Chuck, la serie Cross e un ruolo in Behemoth! di Tony Gilroy, con Pedro Pascal, Will Arnett e Olivia Wilde.

Il flop di Scooby-Doo e gli anni bui

Lillard attribuisce il suo ritorno alla popolarità crescente dei film di Scooby-Doo originali. “‘Scooby-Doo’ uno e due sono più popolari oggi di quanto non lo fossero quando uscirono. Penso che ci sia una strana ondata di nostalgia nel settore, perché la gente ha nostalgia dei tempi andati. Credo che questo sia uno dei motivi per cui sto vivendo questo momento.”

La storia di come ci è arrivato, però, è tutt’altro che lineare. Dopo Scooby-Doo 2 – Mostri scatenati, Lillard si aspettava che la sua carriera decollasse: “Pensavo che sarei stato al primo posto nel cast per i successivi dieci anni di film.” Invece il film fu un flop al botteghino e il risultato fu l’esatto contrario. L’attore si ritrovò a passare anni quasi esclusivamente come doppiatore, lontano dai set cinematografici e televisivi.

“Ho attraversato periodi buoni e periodi brutti. Sono stato irrilevante e ho pensato che non avrei mai più lavorato,” ha ammesso senza filtri. Un’esperienza che, a suo dire, lo ha costretto a rimettere in discussione le sue priorità come attore, allontanandolo dall’ossessione per la fama e riportandolo al mestiere.

Un futuro sempre più ricco

Il vero punto di svolta è arrivato nel 2023 con Five Nights at Freddy’s, che ha riportato il suo volto sugli schermi davanti a un pubblico enorme. Da quel momento la sua carriera non si è più fermata. Prossimamente lo vedremo nella serie televisiva tratta da Carrie diretta da Mike Flanagan — ancora senza titolo italiano confermato — e nel già citato Behemoth! di Gilroy.

Che la nostalgia sia la molla iniziale o meno, Lillard sembra aver ritrovato una seconda giovinezza professionale. E considerando il numero di progetti in cui è coinvolto, difficile dargli torto anche solo in parte.

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Kagurabachi diventa un anime: debutto ad aprile 2027 con un world tour in arrivo

Una delle serie manga più esplosive degli ultimi anni si prepara a fare il grande salto. È stato annunciato ufficialmente l’adattamento anime di Kagurabachi, il manga shonen di Takeru Hokazono pubblicato in Giappone su Weekly Shonen Jump da settembre 2023 e disponibile in Italia grazie a Star Comics dal marzo 2025. Il debutto dell’anime è fissato per l’aprile 2027.

L’annuncio è stato accompagnato da un teaser che mostra un’animazione grintosa e sequenze d’azione ad alto impatto, già sufficienti a far capire che la produzione non ha intenzione di deludere i fan che seguono la serie dai suoi esordi. Insieme alla data di uscita sono stati svelati anche la key visual ufficiale e i dettagli di un atteso world tour.

La storia e il team creativo

Per chi non conosce ancora il manga: Kagurabachi segue Chihiro Rokuhira, figlio di Kunishige, un leggendario fabbro che ha forgiato sei spade incantate di immenso potere. Quando la misteriosa organizzazione di stregoni nota come Hishaku attacca i due, uccide il padre e ruba le sei spade, Chihiro imbraccia l’Enten — la settima spada, l’ultima forgiata dal padre — e si incammina su un percorso di vendetta senza ritorno. Un’ambientazione che mescola il Giappone moderno al dark fantasy, con un protagonista freddo e calcolatore, ben lontano dagli eroi solare tipici del genere.

A dirigere l’anime sarà Tetsuya Takeuchi, già key animator su Naruto e Naruto Shippuden, a capo dello studio Cypic — il rebrand di Cygames Pictures, già noto per The Summer Hikaru Died e Umamusume: Cinderella Gray. Il character designer è Keigo Sasaki (Blue Exorcist), mentre la voce di Chihiro sarà affidata al giovane Taihi Kimura. Il resto del cast deve ancora essere annunciato.

Il world tour e i numeri del manga

Prima del debutto televisivo, i fan di tutto il mondo avranno la possibilità di vedere i primi 20 minuti del primo episodio durante un world tour che partirà questa estate in occasione di varie convention internazionali dedicate all’anime. L’evento culminerà in Giappone nella primavera del 2027 con la proiezione del primo episodio completo. Date e location precise saranno comunicate in seguito.

Il manga, intanto, continua a macinare risultati: conta già quattro milioni di copie in circolazione e dieci volumi pubblicati in Giappone. Ha vinto il Next Manga Award 2024 nella categoria cartaceo e ha ricevuto nomination al 70° Premio Manga Shogakukan, al 49° Premio Manga Kodansha e agli Eisner Awards 2025. In Italia Star Comics ha pubblicato finora sette volumi, al prezzo di 5,50 euro ciascuno.

Non sono ancora disponibili informazioni su quale piattaforma trasmetterà l’anime in Italia, né su un eventuale doppiaggio italiano.

Ted Lasso torna con la stagione 4: trailer, data di uscita e una nuova sfida tutta da scoprire

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Il coach più ottimista della TV è pronto a rimettere piede in campo e questa volta lo fa con una sfida completamente nuova.

Apple TV+ ha finalmente pubblicato il primo trailer di Ted Lasso 4, annunciando anche la data di uscita della nuova stagione che partirà il 5 agosto.

Se il ritorno è esattamente quello che speravamo, è anche vero che i nuovi episodi ci regaleranno qualcosa di molto diverso.

Dove eravamo rimasti? Addio Richmond (o forse no)

Facciamo un rapido recap. L’ultima volta che abbiamo visto Ted Lasso (Jason Sudeikis), era il 2023, alla fine della terza stagione.

Ted aveva lasciato l’AFC Richmond per tornare a Kansas City e stare vicino a suo figlio Henry. Una chiusura perfetta, intima, quasi definitiva. E invece…

Un nuovo inizio

La nuova stagione ribalta completamente la situazione: Ted torna a Richmond, ma non per allenare i Greyhounds.

Questa volta si troverà alla guida di una squadra femminile di seconda divisione. Una scelta narrativa interessante, che apre le porte a nuove dinamiche, nuovi personaggi e, ovviamente, una nuova storia da cenerentole, marchio di fabbrica della serie.

La sinossi ufficiale parla chiaro: Ted e la squadra dovranno imparare a rischiare, a buttarsi senza sapere cosa succederà. Insomma, il classico spirito di “crederci sempre e comunque” ma declinato in un contesto completamente nuovo.

Il trailer non svela troppo e forse è meglio così. Qualche reunion, qualche nuovo volto e tanta atmosfera. Ted Lasso è tornato davvero e anche se il contesto è diverso, lo spirito sembra essere rimasto intatto.

Occhio a Henry

Tra le novità c’è anche un piccolo recast: Henry, il figlio di Ted, sarà ora interpretato da Grant Feely, che prende il posto di Gus Turner.

Un cambiamento non enorme, ma comunque interessante per chi segue la serie fin dall’inizio.

Ted Lasso 4 è una scommessa azzardata?

Riportare in vita una serie che aveva già una conclusione perfetta è sempre rischioso. Ma qui la scelta è chiara: non ripetersi, ma evolversi, cambiare squadra, cambiare prospettiva, mantenendo il cuore della storia.

Se funziona, questa quarta stagione potrebbe dimostrare che Ted Lasso ha ancora molto da dire. Diciamocelo senza timore di smentita: in un mondo che spesso sembra andare al contrario, un po’ di ottimismo alla Ted serve sempre.

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Stuart Fails to Save the Universe: prime immagini dello spin-off di The Big Bang Theory

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HBO ha appena pubblicato le prime immagini ufficiali di Stuart Fails to Save the Universe, la serie TV HBO spin-off di The Big Bang Theory che promette di aprire un multiverso nerd.

Il maldestro Stuart e il destino dell’universo in bilico

Il protagonista è proprio lui, Stuart Bloom, interpretato da Kevin Sussman, l’indimenticabile proprietario del negozio di fumetti preferito da Sheldon, Leonard, Howard e Raj.

La premessa da cui nasce questo spin-off è già pura follia nerd: Stuart rompe un dispositivo costruito proprio da Sheldon e Leonard scatenando un’apocalisse multiversale.

Insomma, l’incidente con il fornelletto che aveva causato l’incendio della fumetteria era poca roba, il goffo Stuart stavolta l’ha fatta grossa. Da quel momento, tocca proprio a lui cercare di rimettere insieme la realtà con risultati che, come suggerisce il titolo, non saranno esattamente impeccabili.

Stuart Fails To Save The Universe

Un team improbabile per provare a rimettere a posto tutto

A dargli una mano in questa impresa impossibile troviamo: Lauren Lapkus nei panni di Denise, Brian Posehn in quelli di BertJohn Ross Bowie che ritorna nel ruolo di Barry Kripke

Una squadra che definire “improbabile” è poco, ma proprio per questo motivo diventa perfetta per il tono della serie.

La vera chicca è che durante il viaggio incontreranno versioni alternative dei personaggi storici di The Big Bang Theory, quindi aspettiamoci cameo, varianti assurde (magari uno Sheldon a là Barney Stinson) e un sacco di risate.

Stuart Fails To Save The Universe 2

Il Big Bang è solo l’inizio

Sulla carta, Stuart Fails to Save the Universe suona come uno di quei progetti che non si sa bene se amare o temere.

Tuttavia, c’è un dettaglio importante: anche Young Sheldon sembrava superfluo e invece ha funzionato. In più, qui troviamo un multiverso, un playground che può assecondare idee narrative anche bizzarre.

Se riuscirà a bilanciare umorismo, fan service e un pizzico di follia sci-fi, allora questo spin-off potrebbe sorprendere parecchio.

E poi diciamo la verità, vedere Stuart alle prese con la fine della realtà è già un motivo valido per dare allo show una grande chance.

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Nasce la “NASA Force”, ma niente guerre spaziali

Ricordate la United States Space Force, la branca delle forze armate americane responsabile delle operazioni militari spaziali? Bene, dimenticate le (probabili e future) scaramucce orbitali: la nuova NASA Force gioca tutta un’altra partita.

Qui si parla di cervelli, innovazione e reclutamento di talenti di prim’ordine per spingere l’esplorazione spaziale verso una nuova era.

Cos’è la NASA Force e perché nasce proprio adesso

La NASA, in collaborazione con l’Office of Personnel Management, ha lanciato ufficialmente questa nuova iniziativa con un obiettivo molto chiaro: portare dentro l’agenzia esperti tecnici di alto livello provenienti anche dal settore privato.

L’obiettivo è quello di creare una sorta di “task force” di cervelli per affrontare le sfide più complesse delle missioni spaziali future.

Le prime posizioni aperte riguardano ingegneri aerospaziali, con contratti iniziali di due anni (rinnovabili), ma l’idea è espandere presto il programma ad altri ruoli chiave.

Strategia, politica e tagli di budget

Il progetto è stato fortemente voluto dall’amministratore della NASA, Jared Isaacman, che ha parlato apertamente della necessità di ricostruire le capacità interne dell’agenzia.

Il tutto si inserisce in un contesto piuttosto delicato: la proposta di bilancio per il 2027 avanzata da Donald Trump prevede tagli pesanti, con una riduzione del 23% del budget NASA e quasi la metà dei fondi destinati alla scienza (è proprio di oggi la notizia che Trump ha licenziato l’intero National Science Board della National Science Foundation).

Una scelta che ha già acceso il dibattito tra politica, comunità scientifica e organizzazioni come la Planetary Society, preoccupate per possibili migliaia di posti di lavoro a rischio.

Una risposta alla “fuga di cervelli”

Secondo diverse analisi, nel 2026 almeno 2000 membri senior dello staff NASA hanno lasciato l’agenzia tra pensionamenti anticipati e incentivi all’uscita.

La NASA Force nasce anche per questo: colmare il vuoto di competenze e assicurarsi che i progetti più ambiziosi non rallentino.

L’effetto Artemis e la nuova corsa allo spazio

A dare una spinta in più all’iniziativa ci ha pensato il successo di Artemis 2, missione che ha riacceso l’entusiasmo globale per l’esplorazione spaziale.

Isaacman ha parlato apertamente di una nuova “golden age”, riprendendo una narrativa già utilizzata più volte dall’amministrazione americana. L’idea è cavalcare questo momento per attrarre nuovi talenti pronti a lavorare su missioni lunari e, in prospettiva, marziane.

Collaborazione con il settore privato per sognare la Luna e Marte

Un punto centrale della NASA Force è la collaborazione con aziende e professionisti esterni. Non si tratta solo di assumere, ma di creare ponti tra pubblico e privato, accelerando innovazione e sviluppo tecnologico.

Come ha sottolineato Scott Kupor, l’obiettivo è garantire all’agenzia accesso alla “next generation of innovation”. Quello che sta succedendo, almeno è questo che ci auspichiamo, è la costruzione concreta del futuro dell’esplorazione spaziale.

La NASA Force potrebbe diventare il motore dietro le prossime grandi missioni verso la Luna e Marte, e siccome siamo cresciuti tra fantascienza e sogni di stelle e mondi lontane, allora questa è roba che merita la nostra attenzione.

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House of the Dragon: il trailer della terza stagione annuncia fuoco, sangue e nessuna via d’uscita

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Se pensavate che la guerra tra i Verdi e i Neri potesse ancora trovare una soluzione pacifica, il trailer ufficiale della terza stagione di House of the Dragon è qui per togliervi ogni illusione. HBO ha rilasciato il nuovo trailer, e il messaggio è cristallino: la Danza dei Draghi sta per esplodere davvero, e nessun personaggio uscirà illeso da quello che sta per succedere.

La serie prequel di Il Trono di Spade — tratta dal romanzo Fuoco e Sangue di George R. R. Martin e creata da Ryan Condal — torna con otto nuovi episodi che promettono di essere i più spettacolari e brutali dell’intera saga. Dopo una seconda stagione costruita principalmente sull’escalation delle tensioni politiche, la terza sembra pronta a far esplodere tutto.

Rhaenyra e Alicent, la frattura è definitiva

Il trailer non lascia spazio a interpretazioni: quella fragile speranza di riconciliazione tra Rhaenyra e Alicent che la seconda stagione aveva lasciato aleggiare è svanita. Le due sono ormai su fronti opposti e irreconciliabili, e le loro scelte si ripercuoteranno sull’intero regno. Rhaenyra appare più decisa che mai, con Daemon di nuovo al suo fianco, ma il potere a Westeros ha sempre un prezzo altissimo.

Sul fronte dei Verdi la situazione è, se possibile, ancora più caotica: Aegon, sfigurato e furioso, sembra pronto a muoversi contro il fratello Aemond, portando la faida familiare a un punto di non ritorno. Alicent, nel frattempo, dovrà fare i conti con una verità scomoda: forse mettere i propri figli sul cammino del Trono di Spade è stato l’errore da cui non si può tornare indietro.

Tra le sequenze più attese ci sarà la Battaglia della Gullet, uno degli scontri navali più devastanti della storia di Westeros raccontata da Martin, con Jacaerys in volo su Vermax e Baela Targaryen insieme al drago Moondancer.

Cast e nuovi ingressi

Il cast principale vede il ritorno di Emma D’Arcy, Matt Smith, Olivia Cooke, Rhys Ifans, Fabien Frankel ed Ewan Mitchell. Tra i nuovi ingressi spiccano James Norton nel ruolo di Ormund Hightower, Tommy Flanagan come Lord Roderick Dustin e Dan Fogler nei panni di Ser Torrhen Manderly.

La regia dei nuovi episodi è affidata a Clare Kilner, Nina Lopez-Corrado, Andrij Parekh e Loni Peristere, mentre Ryan Condal torna come showrunner e produttore esecutivo insieme a George R. R. Martin.

Con questa terza stagione — la penultima, dato che HBO ha già confermato un arco narrativo complessivo di quattro stagioni — House of the Dragon si avvicina al suo epilogo. Il debutt è fissato per il 22 giugno 2026 in contemporanea assoluta con gli Stati Uniti, su Sky e in streaming su NOW in Italia.

Battlefield arriva al cinema: McQuarrie alla regia, Michael B. Jordan possibile protagonista

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Il franchise di Electronic Arts più longevo del genere sparatutto militare si prepara a fare il grande salto sul grande schermo. Secondo quanto riportato da The Hollywood Reporter, Christopher McQuarrie è in trattativa per scrivere, dirigere e produrre il film tratto da Battlefield, mentre Michael B. Jordan — fresco vincitore dell’Oscar per I peccatori — sarebbe coinvolto come produttore e possibile protagonista, anche se la sua partecipazione davanti alla macchina da presa dipende ancora da diversi fattori.

Il progetto è attualmente in fase di pitching ai grandi studi: tra i nomi che starebbero valutando l’acquisizione ci sono Sony e Apple, con una priorità dichiarata verso un’uscita nelle sale cinematografiche piuttosto che una distribuzione in streaming. Anche Electronic Arts parteciperà alla produzione. L’operazione si preannuncia costosa: oltre ai cachet dei talenti coinvolti, l’acquisizione dei diritti del franchise sarà di per sé un investimento significativo.

Il momento giusto per un film

Il tempismo non è casuale. Battlefield 6, uscito nel 2025, è diventato il capitolo più venduto nella storia del franchise e ha superato persino Call of Duty — il suo storico rivale — nella classifica dei titoli più venduti negli Stati Uniti quell’anno, con oltre sette milioni di copie nei primi tre giorni. Un segnale chiaro dell’interesse del pubblico per il brand, che Hollywood non ha intenzione di ignorare.

McQuarrie è una scelta che non ha bisogno di molte spiegazioni: il regista ha ridefinito gli standard del cinema action negli ultimi anni attraverso i capitoli di Mission: Impossible, dimostrando una capacità rara di costruire tensione su larga scala senza sacrificare la caratterizzazione dei personaggi. Jordan, dal canto suo, ha già dimostrato di saper gestire il doppio ruolo di attore e produttore — lo aveva già fatto con Creed III e con il thriller militare Without Remorse del 2021.

Battlefield 6 Redsec battle royale mode

Una sfida narrativa non banale

Battlefield non ha una trama canonica né personaggi ricorrenti: è un universo aperto, costruito su battaglie su vasta scala, ambienti distruttibili e scontri tattici che spaziano dalla Seconda Guerra Mondiale fino a scenari futuristici. Tradurre questa struttura in una narrazione cinematografica lineare sarà la sfida principale del progetto, che dovrà trovare un equilibrio tra l’identità visiva della serie e le esigenze di una storia con personaggi definiti.

La coincidenza con il film di Call of Duty in sviluppo a Skydance per Paramount non è sfuggita a nessuno: i due franchise si sfidano da anni sul mercato videoludico, e ora quella rivalità si trasferisce anche sul grande schermo. Al momento non sono stati comunicati né una data di inizio riprese né un’uscita prevista per l’Italia o per il mercato internazionale.

Spider-Noir: il trailer “True-Hue Full Color” riscrive regole ed estetica del mito dell’Uomo Ragno

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Durante il CCXPMX26 di Città del Messico, Prime Video e Sony Pictures Television hanno mostrato il nuovo trailer ufficiale di Spider-Noir, filmato promozionale disponibile in due versioni, una in bianco e nero e una a colori.

Dimenticate tutto quello che sapete su Spider-Man. O meglio, dimenticate i colori sgargianti, i cieli limpidi e le battute a raffica. Con Spider-Noir, Prime Video decide di portarci in un universo completamente diverso, dove ogni ombra ha un peso e ogni colore racconta qualcosa, soprattutto con il trailer “True-Hue Full Color”, un’esperienza visiva studiata nei minimi dettagli, che punta tutto su atmosfera, tensione e identità stilistica.

Un noir che usa il colore come arma narrativa

Spider-Noir è senza dubbio un vero noir, ma lo viviamo a colori seguendo una scelta che è tutt’altro che casuale.

Il trailer ci regala un mondo fatto di strade bagnate illuminate da neon e contrasti tra neri profondi e lampi quasi sgargianti di luce elettrica. Il colore non è solo decorazione: è linguaggio. Ogni tonalità sembra suggerire stati d’animo, conflitti interiori e direzioni narrative.

Il risultato è un’estetica che si allontana non poco dal classico immaginario supereroistico, per abbracciare una dimensione più adulta e dall’animo investigativo.

Atmosfera prima di tutto

Il trailer non ha fretta, parte piano, mostra silhouette sensuali e solitari skyline notturni per poi esplodere all’improvviso con scontri acrobatici e pestaggi. I dialoghi sono brevi, quasi ermetici e mai completamente espliciti, una narrazione che suggerisce più di quanto mostri.

È il tipico approccio noir, dove il mistero conta più della spiegazione e ogni dettaglio può nascondere un doppio significato.

Le scene d’azione arrivano come picchi di tensione, non come riempitivi. Gli effetti speciali sono presenti, ma mai invadenti: servono a enfatizzare momenti chiave, non a rubare la scena.

Una città viva e pericolosa

Uno degli elementi più riusciti del trailer è la città stessa che diventa un vero e proprio personaggio.

Tra asfalto bagnato, vetri rigati dalla pioggia e riflessi metallici, il mondo di Spider-Noir trasmette una sensazione costante di ambiguità: affascinante ma minaccioso, elegante ma sporco.

Un detective (quasi) eroe

Spider-Noir è basata (anche se sarebbe più corretto dire ispirata) sul fumetto Spider-Man Noir della Marvel.

La serie TV segue le vicende di Ben Reilly (Nicolas Cage), investigatore privato consumato dagli anni e dalle cicatrici, nella New York dei tardi anni ’30. Dopo una tragedia personale che l’ha devastato e quasi annichilito, Reilly è costretto a fare i conti con il suo passato mentre cerca di fare il supereroe — l’unico supereroe — in una città che di eroico ha ben poco e che è alla mercé di personaggi potenti (davvero) e senza scrupoli.

Spider-Noir è il mito dell’Uomo Ragno visto attraverso impermeabili, vicoli bui e dilemmi morali in cui il bianco e il nero si confondono.

Cast, regia e data di uscita di Spider-Noir

Insieme a Cage il cast della serie TV è composto da troviamo Lamorne Morris, Li Jun Li, Karen Rodriguez, Abraham Popoola, Jack Huston e Brendan Gleeson.

A dirigere i primi due episodi di Spider-Noir c’è Harry Bradbeer, regista premiato con l’Emmy per Fleabag e Killing Eve. La serie è stata sviluppata da Oren Uziel e Steve Lightfoot ed è prodotta con il coinvolgimento di Phil Lord, Christopher Miller e Amy Pascal, il team dietro a Spider-Man: Un Nuovo Universo.

Prodotta da Sony Pictures Television, la serie di otto episodi andrà in onda esclusivamente su MGM+ e Prime Video, rispettivamente dal 25 e dal 27 maggio 2026.

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Alien Isolation 2: il sequel tanto atteso si mostra (finalmente) con un inquietante teaser

Dopo più di un decennio di attesa, silenzi e speranze mai del tutto sopite, Alien Isolation 2 è tornato a farsi vedere e lo ha fatto nel modo più perfetto possibile: solo un brevissimo assaggio, ma abbastanza per farci venire i brividi.

In occasione dell’Alien Day 2026, SEGA e Creative Assembly hanno pubblicato il primo teaser ufficiale del sequel. Nel filmato promozionale non c’è nemmeno uno Xenomorfo, ma tutto funziona lo stesso, eccome se funziona.

Un teaser che gioca con l’ansia

Il video, intitolato “False Sense of Security”, è tutto un programma.

Niente colpi al cuore al limite dell’infarto, niente mostri in primo piano. Solo una base spaziale abbandonata, una porta di sicurezza che si apre lentamente e… un dettaglio che i fan storici hanno riconosciuto all’istante: il telefono di emergenza.

Sì, proprio lui, simbolo della salvezza (e dell’ansia) in Alien: Isolation.

Quel semplice oggetto basta a evocare tutto: tensione, vulnerabilità e quella costante sensazione che qualcosa stia per succedere anche se, poi, non succede niente.

10 anni di silenzio

Quando Alien: Isolation uscì nel 2014, diventò rapidamente un cult. Non solo per l’atmosfera, ma per l’intelligenza artificiale dello Xenomorfo, ancora oggi considerata una delle più avanzate nel genere survival horror.

Eppure, per anni, il sequel è rimasto un miraggio. I tizi di Creative Assembly si sono concentrati su Total War, mentre il progetto sci-fi Hyenas veniva cancellato nel 2023 prima ancora di vedere la luce.

Poi, nel 2024, il creative director Al Hope ha finalmente confermato che un sequel era in fase iniziale di sviluppo e oggi, con questo teaser, ne abbiamo la prima vera prova.

Cosa sappiamo di Alien: Isolation 2?

Per adesso sappiamo veramente poco di Alien: Isolation 2, ma qualcosa si può già intuire: il tono del gioco sarà ancora più cupo e disturbante e l’atmosfera resterà il cuore dell’esperienza.

In pratica, poi, manca tutto il resto: finestra di lancio, piattaforme su cui uscirà il gioco e, nonostante tutto, anche il titolo ufficiale di questo sequel.

Certo, servirà ancora tanta pazienza, che speriamo sia misurabile in mesi e non in anni, ma una cosa è chiara: la paura è tornata e stavolta potrebbe essere ancora più intelligente.

Hungry: un ippopotamo assassino protagonista del trailer dell’horror fuori di testa

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Non solo squali, orche, piranha e qualche volta anche il kraken (grazie a Davy Jones), adesso il terrore acquatico ha le simpatiche, paffute ma al contempo terrificanti forme di un ippopotamo assassino.

Dimenticate l’opulento ma leggiadro balletto di Fantasia, il coccoloso ippopotamo blu di una famosa pubblicità di pannolini, l’ippopotamo dall’ugola d’oro che canta “The Lion sleeps tonight” e le sinuose movenze di Gloria in Madagascar: qui il sangue colora di rosso le acque.

Hungry, il nuovo film diretto da James Nunn, prende un’idea che sulla carta sembra un meme e la trasforma in un survival horror sporco, teso e sorprendentemente serio, lontano anni luce da pellicole amabilmente trash come Velocipastor con il suo prete-dinosauro o Sharkula e la stola di squali-vampiri.

Un tour dell’inferno tra le paludi della Louisiana

Presentato da Aura Entertainment, Hungry ci porta nel cuore delle paludi della Louisiana, dove un gruppo di turisti in cerca di adrenalina decide (ovviamente) di fidarsi della guida sbagliata.

Quello che doveva essere un tranquillo giro in barca si trasforma rapidamente in un incubo.

Ad aspettarli, nascosto sotto le acque torbide del bayou, c’è un ippopotamo gigantesco, incazzato e decisamente affamato, pronto a trasformare il gruppo nel suo buffet personale.

Un trailer ricco di tensione, caos e tanto sangue

Il trailer di Hungry gioca a carte scoperte: niente ironiche strizzatinr d’occhio, niente assurdità costruite a tavolino tipiche degli horror low budget. Hungry prende il suo concept fuori di testa e lo tratta con la massima serietà.

Il risultato? Attacchi improvvisi, inseguimenti nell’acqua torbida, un predatore che uccide brutalmente e, ovviamente, personaggi costantemente nei guai fino al collo.

L’energia è quella dei migliori horror “animal killer”, con un pizzico di follia che ricorda certi cult anni ’90.

Flop clamoroso o potenziale cult?

Diciamolo chiaramente: un film su un ippopotamo assassino ha tutte le carte per essere un disastro, oppure trasformarsi in un piccolo cult.

Hungry sembra voler puntare proprio sulla seconda opzione, anche perché non si prende troppo sul serio, ma nemmeno scherza apertamente; spinge forte sull’intrattenimento puro e abbraccia completamente la sua follia narrativa.

Il film, che arriverà in VOD il 23 giugno 2026, non prova a “elevarsi”, ma vuole solo tenere il pubblico incollato allo schermo mentre qualcuno urla e qualcosa di enorme e letale emerge dall’acqua.

Insomma, Hungry è il film perfetto per una serata tra amici, magari con luci spente e aspettative focalizzate su: “Ok, questa è pura follia, ma voglio vederla fino alla fine”.

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