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Leo Woodall sarà il nuovo Aragorn in Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum?

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La Terra di Mezzo si avvicina sempre di più al suo grande ritorno sul grande schermo, e ora Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum potrebbe aver trovato il suo Aragorn. Secondo l’insider Daniel Richtman, Leo Woodall sarebbe stato scelto per interpretare una versione più giovane del futuro Re di Gondor — ancora conosciuto come Granpasso, il ranger del Nord che non ha ancora abbracciato il suo destino.

Lo studio non ha ancora confermato ufficialmente il casting, ma era già noto che la produzione stesse cercando un attore più giovane per il ruolo, escludendo la possibilità di affidarsi al de-aging su Viggo Mortensen, che ha reso il personaggio leggendario nella trilogia originale di Peter Jackson.

Chi è Leo Woodall

Woodall sta vivendo un momento di grande visibilità: il pubblico lo ha conosciuto soprattutto grazie alla seconda stagione di The White Lotus su HBO, e di recente è apparso in Vladimir, la serie Netflix debuttata il 5 marzo scorso. La Caccia a Gollum sarebbe di gran lunga il suo ruolo più importante in un franchise di questa portata.

Scegliere un volto relativamente nuovo per Aragorn ha una sua logica: portare in scena un personaggio così amato con un attore già molto connotato da altri ruoli avrebbe rischiato di creare un cortocircuito per il pubblico. Con Woodall, gli spettatori avranno modo di avvicinarsi al personaggio senza sovrapposizioni mentali eccessive.

Aragorn Signore Anelli Viggo Mortensen

Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum è previsto nelle sale per il 17 dicembre 2027 e si colloca cronologicamente tra gli eventi de Lo Hobbit e La Compagnia dell’Anello. Una fase della storia di Tolkien mai davvero esplorata sul grande schermo, in cui Gandalf inizia a sospettare che l’anello trovato da Bilbo non sia un semplice gingillo — e incarica Aragorn di rintracciare Gollum prima che le forze di Sauron riescano a mettergli le mani addosso.

Una sinossi trapelata in precedenza descrive Sméagol già alla ricerca dell’Unico Anello: i suoi movimenti potrebbero avere conseguenze gravissime per gli equilibri della Terra di Mezzo, e impedire che cada nelle mani sbagliate diventa una missione urgente.

Alla regia c’è Andy Serkis, che tornerà anche nel ruolo di Gollum tramite motion capture. La sceneggiatura è affidata a Philippa Boyens, Phoebe Gittins e Arty Papageorgiou, mentre Peter Jackson torna come produttore insieme a Fran Walsh. Confermati anche Sir Ian McKellen nei panni di Gandalf ed Elijah Wood nel ruolo di Frodo, anche se quest’ultimo non ha ancora avuto una conferma ufficiale.

Grandi scarpe da riempire

Chiunque erediti il ruolo di Aragorn sa bene il peso che si porta sulle spalle. La performance di Mortensen nella trilogia originale è considerata una delle più iconiche della storia del fantasy cinematografico moderno, ed è impossibile non fare confronti. Ma la storia che La Caccia a Gollum si propone di raccontare è diversa: Granpasso non è ancora il re, è un ranger solitario che combatte nell’ombra — un personaggio con dinamiche molto diverse rispetto a quelle esplorate da Mortensen.

Con le riprese attese per iniziare a maggio 2026 e l’uscita fissata a dicembre 2027, nei prossimi mesi arriveranno sicuramente ulteriori conferme sul cast. L’attesa, per i fan della Terra di Mezzo, è ufficialmente iniziata.

Street Fighter: online il nuovo trailer internazionale e il dietro le quinte del film live-action

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Paramount e Capcom stanno alzando i toni in vista dell’uscita di Street Fighter al cinema. Sono stati pubblicati online due teaser trailer internazionali accompagnati da una featurette dietro le quinte che mostra nuove immagini dal set dell’adattamento live-action del celebre franchise di picchiaduro.

I teaser ricalcano in buona parte il primo sguardo rilasciato a dicembre 2025 durante i Game Awards, ma la featurette aggiunge sequenze inedite che mostrano il cast durante le riprese dei combattimenti — e l’intensità fisica di quello che ci aspetta è già evidente.

Cosa si vede nei nuovi materiali

Tra i momenti più interessanti dei nuovi filmati c’è Guile, interpretato dal campione di wrestling Cody Rhodes, mentre si scontra fianco a fianco con Zangief, portato in scena dall’imponente Olivier Richters. Si intravede anche Ryu (Andrew Koji) mentre si prepara per la battaglia, e una rapida sequenza d’azione con Chun-Li, interpretata da Callina Liang. Poco, ma abbastanza per capire che il film punta su una fisicità concreta e coreografie elaborate.

Il film è diretto da Kitao Sakurai, già al timone di Twisted Metal e noto per il suo lavoro con The Eric Andre Show. Sakurai ha preso il posto dei fratelli Danny e Michael Philippou (Talk to Me), che avevano abbandonato il progetto per concentrarsi su altri lavori. Danny Philippou, con una buona dose di autoironia, aveva dichiarato: «Credo che avremmo fatto schifo».

La trama e il cast

Il film è ambientato nel 1993 e segue Ryu e Ken Masters (Noah Centineo), due Street Fighter ormai distanti, che vengono richiamati in combattimento quando la misteriosa Chun-Li li recluta per il prossimo World Warrior Tournament. Dietro il torneo si nasconde però una cospirazione mortale che li costringerà ad affrontarsi a vicenda — e i demoni del loro passato.

Il cast è semplicemente enorme: oltre ai già citati, ci sono Jason Momoa nei panni di Blanka, David Dastmalchian come M. Bison, Joe “Roman Reigns” Anoa’i nel ruolo di Akuma, Orville Peck come Vega, Curtis “50 Cent” Jackson nei panni di Balrog, Vidyut Jammwal come Dhalsim, Hirooki Goto come E. Honda, Mel Jarnson come Cammy e Eric André nel ruolo di Don Sauvage. Un elenco che, sulla carta, copre quasi tutto il roster classico del gioco.

Quando arriva al cinema

Street Fighter arriverà nelle sale italiane il 15 ottobre 2026, un giorno prima rispetto all’uscita negli Stati Uniti e in Giappone, fissata al 16 ottobre. Il film è prodotto da Paramount e Legendary Pictures nell’ambito di un accordo triennale per adattare franchise videoludici, e sarà girato anche in formato IMAX.

Dopo un percorso di sviluppo piuttosto travagliato — cambi di regia, slittamenti di date e un passaggio da Sony a Paramount — il progetto sembra finalmente in dirittura d’arrivo. Le riprese si sono svolte in Australia tra agosto e novembre 2025, e adesso non resta che aspettare ottobre per scoprire se il film riuscirà a rendere giustizia a uno dei franchise videoludici più iconici di sempre.

Pixar annuncia Monsters & Co. 3, Gli Incredibili 3 nel 2028 e Coco 2 nel 2029

È stata una settimana ricchissima di annunci per Pixar. Lo studio ha ufficializzato una serie di sequel attesissimi che faranno felice chiunque sia cresciuto con i suoi film: Monsters & Co. 3 è in sviluppo nelle prime fasi, Gli Incredibili 3 ha una finestra di uscita fissata per il 2028, e Coco 2 è atteso per il 2029. In più, sono stati annunciati un primo musical originale e la trasformazione in lungometraggio di un progetto nato come serie streaming.

Si tratta di una delle ondate di notizie più corpose arrivate dallo studio negli ultimi anni, e i fan della prima ora avranno di che festeggiare.

Gli Incredibili 3 e Coco 2: date e team confermati

Partiamo dal progetto più concreto: Gli Incredibili 3 ha una finestra di uscita nel 2028, con Disney che ha già bloccato le date del 10 marzo e del 16 giugno in quel periodo nel calendario di Comscore. Il film era stato annunciato per la prima volta al D23 dell’agosto 2024. Brad Bird, creatore della saga, tornerà a scrivere la sceneggiatura e a ricoprire il ruolo di produttore, mentre la regia sarà affidata a Peter Sohn, già regista di Elemental.

Anche Coco 2 ha un appuntamento fissato: il 2029, esattamente dodici anni dopo il primo film. Il sequel riunirà gran parte del team originale: alla regia tornerà Lee Unkrich, affiancato dal co-regista Adrian Molina, mentre Mark Nielsen — già produttore di Toy Story 4 e Inside Out 2 — curerà la produzione. Il primo Coco aveva incassato oltre 800 milioni di dollari in tutto il mondo e aveva vinto due Premi Oscar nel 2018, tra cui Miglior Film d’Animazione e Miglior Canzone Originale per Remember Me.

Gli Incredibili 3

Monsters & Co. 3 e i nuovi progetti in cantiere

Monsters & Co. 3 è ancora nelle primissime fasi di sviluppo: per ora non sono stati annunciati né regista né sceneggiatore, quindi ci sarà da aspettare. Lo stesso vale per il primo musical originale di Pixar, firmato da Domee Shi, già regista di Turning Red. Un progetto che stuzzica la curiosità, considerando quanto Shi si sia dimostrata capace di raccontare storie con grande carica emotiva e visiva.

C’è poi Ono Ghost Market, un’idea nata inizialmente come serie streaming e ispirata ai miti asiatici sui bazar soprannaturali, che è stata convertita in lungometraggio. Anche questo è ancora in una fase embrionale di sviluppo.

Il quadro complessivo che emerge è quello di una Pixar intenzionata a puntare su una combinazione di sequel dei suoi franchise più amati e nuove idee originali. Dopo il grande successo di Inside Out 2 nel 2024, lo studio sembra aver ritrovato la formula giusta per tornare a conquistare il pubblico di tutte le età — sia chi vuole rivedere i personaggi che ama, sia chi è curioso di scoprire qualcosa di nuovo.

Nei prossimi mesi arriveranno sicuramente ulteriori aggiornamenti su cast, trame e date di uscita ufficiali. Per ora, segnatevi queste ultime sul calendario.

Il remake di Robin Hood della Disney è stato cancellato: parla il regista Carlos López Estrada

Brutte notizie per chi aspettava il remake live-action del classico Disney del 1973: il progetto è stato ufficialmente abbandonato. Il regista Carlos López Estrada ha confermato la notizia durante un AMA su Reddit, lasciando intendere che, nonostante l’entusiasmo del team creativo, il film non si farà — almeno non in casa Disney.

«È morto, purtroppo», ha scritto Estrada. «Lo dico con dispiacere perché pensavo ci fosse davvero qualcosa di speciale e originale lì dentro. Avevamo trovato una musica straordinaria per il film.»

Un progetto rimasto nel cassetto per anni

Il remake era stato annunciato ad aprile 2020, con Disney che lo sviluppava per Disney+. Estrada, noto per aver diretto Raya e l’ultimo drago e la serie Blindspotting, era salito a bordo per dirigere il film da una sceneggiatura firmata da Kari Granlund, già autrice del live-action di Lilli e il vagabondo per la stessa piattaforma. Come produttore era coinvolto Justin Springer, con crediti su Dumbo e Tron: Legacy.

Il concept prevedeva un approccio ibrido tra live-action e CGI, simile ad altri remake moderni della casa di Topolino. Purtroppo, nonostante le promesse, il progetto non ha mai superato la fase di sviluppo.

Estrada, però, non sembra aver del tutto accantonato l’idea: nella stessa discussione su Reddit ha lasciato uno spiraglio aperto, scrivendo di continuare a fantasticare sull’idea di realizzarlo in modo indipendente, con personaggi diversi.

Il film originale, uscito nel 1973, è il 21° Classico Disney e racconta la leggenda di Robin Hood attraverso un cast di animali antropomorfi: Robin Hood è una volpe, Little John un orso, Fra’ Tuck un tasso, il Principe Giovanni un leone, lo Sceriffo di Nottingham un lupo e Lady Marian una volpe. Il film incassò circa 32 milioni di dollari a fronte di un budget di soli 5 milioni, e la canzone romantica Love ottenne persino una nomination agli Oscar.

La Disney rallenta sui remake

La cancellazione del remake di Robin Hood arriva in un momento in cui Disney sta ricalibrando la propria strategia sugli adattamenti live-action del suo catalogo animato. Negli ultimi anni lo studio ha raccolto successi enormi con Il Re Leone, Cenerentola, Il Libro della Giungla, La Bella e la Bestia, Aladdin, La Sirenetta, Maleficent e Lilo & Stitch, quest’ultimo diventato il primo film del 2025 a superare il miliardo di dollari al botteghino globale.

Non tutti i remake, però, hanno convinto il pubblico, e questo ha spinto Disney a rallentare lo sviluppo di alcuni titoli. Per esempio, l’adattamento live-action di Rapunzel era stato messo in pausa dopo il tiepido riscontro al botteghino di Biancaneve, salvo poi essere rilanciato con Teagan Croft e Milo Manheim nei ruoli principali.

Sul fronte delle produzioni attive, Disney va avanti con il live-action di Moana, attualmente in lavorazione e atteso nelle sale il 10 luglio 2026. Il film vedrà il ritorno di Dwayne Johnson nei panni del semidio Maui, affiancato dalla nuova protagonista Catherine Laga’aia nel ruolo di Moana.

Per Robin Hood, invece, il sipario sembra calato definitivamente — almeno per ora. Considerando la passione con cui Estrada ne ha parlato, non è del tutto escluso che l’idea possa sopravvivere in qualche altra forma. Ma la versione Disney è, per ora, storia.

Star Wars Dawn of the Jedi: il film di James Mangold sarebbe già morto prima ancora di nascere

Aveva tutto per essere uno dei film Star Wars più coraggiosi e originali degli ultimi anni: un regista di talento, uno sceneggiatore che ha già dimostrato di saper raccontare quella galassia lontana lontana in modo adulto e raffinato, e un’idea narrativa che avrebbe portato il franchise in un territorio completamente inesplorato. Eppure, secondo le ultime indiscrezioni, Star Wars: Dawn of the Jedi potrebbe essere già stato accantonato.

Star Wars Dawn of the Jedi: il progetto che ci aveva fatto sognare

Il film era stato annunciato con grande entusiasmo allo Star Wars Celebration del 2023, quando Kathleen Kennedy aveva svelato diversi progetti cinematografici in sviluppo per il franchise.

Quello che aveva fatto alzare più di un sopracciglio era proprio il progetto di James Mangold (regista di Logan e Indiana Jones e il Quadrante del Destino) sviluppato insieme allo sceneggiatore Beau Willimon, già autore già dietro alla straordinaria serie Andor.

Il concept era semplice e allo stesso tempo vertiginoso: raccontare le origini dell’Ordine Jedi, le radici della Forza, i primissimi passi di una civiltà che avrebbe poi plasmato tutta la galassia. Il tutto ambientato circa 25.000 anni prima degli eventi de La Minaccia Fantasma. Venticinquemila anni. Nessun personaggio familiare, nessun riferimento obbligatorio, nessun bagaglio di continuity da trascinare. Solo una storia nuova, in un universo ancora giovane e misterioso.

Mangold credeva fortemente nel progetto

In una delle sue dichiarazioni più lucide sul progetto, Mangold aveva spiegato con parole precise perché quella distanza temporale fosse per lui un punto di forza e non un ostacolo: “Quando ho parlato con alcuni degli esperti di Star Wars che tengono traccia di tutte queste linee temporali, ho pensato: ‘Allora, quando sarà ambientato?’. E loro mi hanno risposto: ‘25.000 anni prima di Episodio I’, e io ho risposto: ‘Oh, stavo cercando una certa libertà, ma quella è davvero una bella distanza’”.

Un approccio che, sulla carta, avrebbe potuto dare vita a qualcosa di davvero unico nel franchise.

A dare ulteriore peso alle voci di corridoio ci ha pensato Jeff Sneider, uno degli insider più seguiti del settore. Ospite del podcast The Hot Mic (in cui ha parlato anche dei nuovi progetti del franchise Ghostbusters targati Netflix), Sneider ha aggiunto che Mangold sarebbe attualmente concentrato su altri progetti, tra cui un possibile film di Swamp Thing.

Dawn of the Jedi

Lo script era pronto ed è anche piaciuto a chi lo ha letto. Eppure…

Il dettaglio più frustrante di tutta questa vicenda è che la sceneggiatura era stata scritta, consegnata e, almeno secondo chi l’ha letta, era di ottimo livello.

Nella sua intervista in concomitanza dell’uscita da Lucasfilm, la stessa Kathleen Kennedy aveva confermato che lo script era impressionante, pur ammettendo che il progetto era in pausa: “Jim Mangold e Beau Willimon hanno scritto una sceneggiatura incredibile, ma sta decisamente rompendo gli schemi e la produzione è in sospeso”.

Rompere gli schemi è stato probabilmente ciò che ha messo un po’ di gente sul “chi va là”. Uno script che rompe gli schemi, in una fase in cui Lucasfilm sembra ancora alla ricerca di una direzione chiara per il futuro del franchise sul grande schermo, evidentemente non è una priorità.

Lucasfilm cambia rotta: il futuro dopo gli Skywalker

Con Dave Filoni ora alla guida creativa di Lucasfilm, la direzione sembra spostarsi verso il futuro della galassia.

La precedenza è per i progetti narrativi che si sviluppano dopo gli eventi di L’Ascesa di Skywalker, piuttosto che verso la preistoria della Forza. Un cambio di priorità comprensibile dal punto di vista strategico, ma che rischia di lasciare fuori proprio le idee più originali e coraggiose.

Star Wars: Dawn of the Jedi non sarebbe nemmeno il primo dei nuovi film del franchise a fare questa fine: negli ultimi anni Lucasfilm ha presentato diversi progetti cinematografici che poi sono spariti nel nulla senza spiegazioni ufficiali.

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Arnold Schwarzenegger potrebbe tornare in un nuovo film di Predator

Ci sono personaggi che diventano icone cinematografiche assolute come Dutch, il protagonista del primo Predator interpretato da Arnold Schwarzenegger. Ora, quasi quarant’anni dopo, la storia del franchise potrebbe chiudere il cerchio.

Durante l’Arnold Sports Festival di Columbus, evento tenutosi lo scorso weekend in Ohio, l’attore ha lasciato intendere qualcosa che ha immediatamente fatto drizzare le antenne ai fan: un possibile ritorno nei panni di Dutch in un futuro film della saga di Predator.

Non si tratta ancora di un annuncio ufficiale, ma le conversazioni sembrano essere già iniziate.

Il regista di Prey vuole riportare Dutch nel franchise

Secondo Schwarzenegger, l’idea arriverebbe direttamente da Dan Trachtenberg, il regista che ha rilanciato la saga con Prey, uno dei capitoli più apprezzati degli ultimi anni.

“Hanno fatto un altro Predator e il regista, Dan Trachtenberg, ha fatto un grande lavoro” ha raccontato il buon Arnold. “Ora vuole che io sia nel prossimo Predator. Ne abbiamo parlato.”

Un ritorno di Dutch collegherebbe direttamente i film moderni al classico originale, Predator, quello che ha trasformato Schwarzenegger in una leggenda dell’action sci-fi.

Schwarzenegger di nuovo al centro della scena

L’attore ha anche rivelato che gli studios stanno rivalutando diversi progetti legati al suo nome. Tra le proposte ricevute, non c’è solo Predator.

Secondo l’attore, 20th Century Fox avrebbe persino discusso l’idea di un sequel di Commando.

Insomma, Hollywood sembra aver “riscoperto Arnold”, come ha scherzato lo stesso Schwarzenegger.

Arnold Schwarzenegger as Dutch in Predator

Un Dutch diverso, ma sempre pronto a combattere

Naturalmente i tempi cambiano. Oggi Schwarzenegger ha superato i settant’anni, ma questo non significa che Dutch non possa tornare a dare la caccia agli Yautja.

L’attore ha spiegato che i nuovi ruoli vengono scritti tenendo conto della sua età, senza cercare di farlo sembrare un quarantenne: “Scrivono la parte in modo appropriato per l’età. Sarà comunque lì a spaccare qualche sedere, ma sarà diverso.”

In altre parole: meno assalti nella giungla a torso nudo… ma probabilmente più esperienza, più strategia e la stessa iconica presenza scenica.

Il futuro della saga Predator

Dopo il successo di Prey, il franchise sta vivendo una nuova fase creativa. Tra nuovi progetti cinematografici, serie animate, possibili sequel e spin-off, l’universo narrativo dei cacciatori alieni sembra più vivo che mai.

Se davvero Dutch tornasse sullo schermo, allora saremmo testimoni di uno di quei momenti che fanno scattare immediatamente il fattore nostalgia: il protagonista originale che affronta di nuovo la creatura che lo ha reso immortale nella storia del cinema action.

Per ora non c’è ancora nulla di ufficiale, ma l’idea di vedere Schwarzenegger collaborare con Trachtenberg su un nuovo capitolo di Predator è più che sufficiente per far sognare i fan.

E diciamolo: se qualcuno può guardare un Predator negli occhi dopo quarant’anni e dirgli ancora “Andiamo, uccidimi!”, quel qualcuno è sicuramente Arnold Schwarzenegger.

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La serie TV di Life Is Strange ha trovato le sue Max e Chloe per l’adattamento live-action su Prime Video

Dopo anni di sviluppo travagliato e cambi di piattaforma, la serie TV tratta da Life Is Strange sta finalmente prendendo forma. Amazon MGM Studios ha ufficialmente annunciato il cast principale dell’adattamento live-action del celebre videogioco di Square Enix: Maisy Stella vestirà i panni di Chloe Price, mentre Tatum Grace Hopkins interpreterà Max Caulfield, la studentessa di fotografia con il potere di riavvolgere il tempo.

Per chi ha giocato al titolo originale del 2015, sa benissimo quanto tutto ruoti attorno al rapporto tra queste due ragazze. Se quella chimica funziona, la serie ha le basi per essere qualcosa di davvero speciale. In caso contrario, è difficile che tenga in piedi il resto.

Le due attrici protagoniste

Maisy Stella non è una novità per il pubblico: è nota soprattutto per il ruolo di Daphne Conrad nella serie Nashville, e di recente è apparsa in My Old Ass. Tatum Grace Hopkins, invece, arriva dal teatro di Broadway e questo sarà il suo debutto assoluto in televisione.

Una scelta interessante: una faccia già conosciuta affiancata da una presenza completamente nuova. Per una storia così intima e radicata nei personaggi, puntare su attrici senza un bagaglio televisivo pesante potrebbe rivelarsi una mossa azzeccata — il pubblico riesce ad avvicinarsi ai personaggi senza sovrapposizioni mentali con altri ruoli.

La trama riparte dal primo capitolo del gioco: Max è una giovane studentessa di fotografia che scopre di poter riavvolgere il tempo nel momento in cui salva la vita della sua migliore amica d’infanzia, Chloe. Quello che sembra un dono diventa presto una responsabilità enorme, mentre le due ragazze si ritrovano a indagare su una misteriosa scomparsa che rivela il lato oscuro della loro apparentemente tranquilla città.

Chi c’è dietro la serie di Life is Strange targata Amazon

A guidare il progetto come showrunner è Charlie Covell, già autrice di The End of the F***ing World su Netflix — una serie tagliente e oscuramente ironica sull’adolescenza, il trauma e la ribellione. Un curriculum che si sposa benissimo con l’universo di Life Is Strange, che di quelle stesse tematiche ha sempre fatto il suo punto di forza.

La produzione coinvolge Amazon MGM Studios in collaborazione con Square Enix, Story Kitchen e LuckyChap, la casa di produzione di Margot Robbie. La serie sarà disponibile su Prime Video in oltre 240 Paesi e territori in tutto il mondo.

 

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Un adattamento molto atteso, in un momento d’oro per i videogiochi in TV

Life Is Strange si inserisce nella crescente lista di adattamenti videoludici targati Amazon, che include titoli come Tomb Raider, Wolfenstein, Mass Effect, Warhammer e God of War. Lo studio ha già incassato un grande successo con Fallout, che ha scelto di raccontare una storia originale all’interno dell’universo del gioco piuttosto che riprodurre pedissequamente una trama preesistente.

Con Life Is Strange, l’approccio è diverso: si tratta di un adattamento di personaggi e vicende già molto amati, il che rende la posta in gioco più alta. Il franchise videoludico ha superato i 20 milioni di giocatori in tutto il mondo dal 2015 a oggi, e la community è tanto appassionata quanto esigente.

La serie non ha ancora una data di uscita ufficiale, ma con il cast principale ora confermato, la produzione è chiaramente entrata nella sua fase concreta. Le premesse ci sono tutte — ora non resta che aspettare e vedere se Stella e Hopkins riusciranno a rendere giustizia a uno dei rapporti più iconici nella storia dei videogiochi narrativi.

DreamWorks sviluppa il sequel de Il Robot Selvaggio con il regista di Nimona, Troy Quane

I fan de Il Robot Selvaggio possono ora esultare: DreamWorks Animation ha ufficialmente avviato lo sviluppo del sequel, che si intitolerà The Wild Robot Escapes. Il titolo italiano definitivo non è ancora stato annunciato, ma il film porterà avanti la storia che ha conquistato pubblico e critica nel 2024.

Il Robot Selvaggio è arrivato nelle sale italiane il 10 ottobre 2024 e si è subito affermato come uno dei film d’animazione più amati degli ultimi anni, grazie al suo stile visivo unico e a una narrazione capace di emozionare grandi e piccoli. Ora il prossimo capitolo del viaggio di Roz è in arrivo.

Chi ci sarà dietro la macchina da presa del sequel de Il Robot Selvaggio

Stando a quanto riportato da TheWrap, DreamWorks sta portando avanti The Wild Robot Escapes, basandosi sul secondo romanzo della trilogia di Peter Brown. A dirigere il film sarà Troy Quane, già co-regista del candidato all’Oscar Nimona, che prenderà il posto di Chris Sanders, regista del primo capitolo.

Ad affiancarlo come co-regista ci sarà Heidi Jo Gilbert, veterana dell’animazione che aveva già ricoperto il ruolo di responsabile della storia nel film originale. Il produttore Jeff Hermann tornerà a produrre, mentre Sanders rimarrà coinvolto nel progetto scrivendo la sceneggiatura del sequel.

Quane porta con sé un curriculum di tutto rispetto: prima di Nimona ha lavorato in alcuni dei più grandi studi d’animazione al mondo, tra cui Disney, Sony Pictures Animation e Blue Sky Studios. Tra i suoi crediti figurano Enchanted, Hotel Transylvania, I Puffi: Viaggio nella foresta segreta, The Peanuts Movie e L’era glaciale.

Gilbert, dal canto suo, vanta una carriera altrettanto solida. Prima de Il Robot Selvaggio, aveva lavorato come responsabile della storia su Il Gatto con gli Stivali: L’ultimo desiderio insieme al regista Joel Crawford, con cui aveva già collaborato come story artist su I Croods: nuova era. Ha lavorato anche per Disney, Pixar e Nickelodeon, e ha ricevuto una nomination agli Annie Award per la serie Dragon Trainer: Il mondo dei draghi.

Il Robot Selvaggio

La trama del sequel

Nel secondo libro di Brown, Roz e il suo figlio-uccello adottivo Brightbill si ritrovano intrappolati in una fattoria e devono trovare il modo di fuggire per tornare sull’isola che considerano casa. Una nuova avventura che promette di mantenere quella tensione emotiva che ha reso il primo film così speciale.

Nel film originale, Roz — un robot avanzatissimo doppiato in originale da Lupita Nyong’o — si ritrova naufragata su un’isola abitata solo da animali selvatici. Imparando a sopravvivere in un ambiente ostile, stringe un legame inaspettato con le creature che la circondano, adottando un cucciolo d’oca rimasto orfano. Il tutto raccontato con uno stile visivo che ricorda i dipinti a olio e una storia capace di parlare di famiglia, sopravvivenza e senso di appartenenza.

La Soyuz di nuovo pronta a volare verso la Stazione Spaziale Internazionale: riparato il sito di lancio di Bajkonur

Dalla steppa del Kazakistan arrivano notizie decisamente positive per il programma spaziale russo. Roscosmos ha annunciato di aver completato le riparazioni al pad di lancio 31-6 del cosmodromo di Bajkonur, sito danneggiato lo scorso 27 novembre durante il lancio della missione Soyuz MS-28.

Un incidente piuttosto serio che aveva messo temporaneamente in dubbio la capacità russa di effettuare lanci con equipaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale. Ma contro ogni previsione, i lavori sono stati completati entro i tempi annunciati.

Cosa era successo al pad di lancio di Bajkonur?

Il problema è nato da una piattaforma mobile da circa 20 tonnellate, utilizzata nella fase di preparazione del razzo. Questa struttura viene posizionata sotto al vettore per installare i caratteristici “fiammiferi” giganti di betulla, dispositivi pirotecnici che innescano l’accensione dei cinque motori RD-107 e RD-108.

Si tratta di un sistema estremamente semplice, quasi vintage, ma proprio per questo anche incredibilmente affidabile: una delle ragioni per cui i razzi Soyuz vantano uno dei migliori record di sicurezza nella storia dei voli spaziali.

Prima del decollo, la piattaforma deve essere ritratta e bloccata per evitare danni durante l’accensione dei motori. Nel lancio di novembre, però, qualcosa è andato storto: la struttura non è stata assicurata correttamente.

Il risultato? La violenza del decollo l’ha strappata dalla sua posizione e scagliata nel deflettore di fiamma, distruggendola completamente.

Perché il sito 31-6 è così importante

Il problema non era solo il danno in sé, ma l’importanza strategica del pad 31-6.

Questo sito è infatti l’unico al mondo in grado di lanciare una Soyuz con equipaggio umano. E la Soyuz, al momento, rappresenta l’unica alternativa operativa alla SpaceX Crew Dragon di SpaceX per trasportare astronauti verso la ISS.

In altre parole: senza quel pad operativo, l’accesso umano alla stazione spaziale sarebbe rimasto praticamente monopolio statunitense.

sito lancio 31 6 Roscosmos Bajkonur

Scetticismo e difficoltà logistiche

Quando Roscosmos annunciò di voler completare le riparazioni entro fine febbraio, molti osservatori rimasero scettici.

I dubbi erano legati a diversi fattori: difficoltà dell’economia russa nel reperire materiali e personale qualificato; priorità di bilancio concentrate sulla guerra in Ucraina; una lunga storia di inefficienze e scandali di corruzione all’interno dell’agenzia spaziale russa.

In poche parole riparare rapidamente una struttura così complessa sembrava tutt’altro che scontato.

Riparazioni in tempi record e nuovo lancio il 22 marzo

Invece, contro pronostico, Roscosmos ha mantenuto la promessa.

Dopo aver recuperato i materiali necessari e lavorato nel pieno dell’inverno della steppa kazaka, l’agenzia ha annunciato che i lavori sono stati completati il 3 marzo.

Il sito di lancio è quindi tornato operativo e ospiterà presto una nuova missione: il lancio della cargo Progress MS-33, programmato per il 22 marzo e rimasto bloccato a terra proprio a causa dell’incidente.

Una buona notizia anche per la ISS

Il ritorno in servizio del pad 31-6 è importante non solo per il prestigio di Roscosmos, ma anche per l’intero ecosistema della Stazione Spaziale Internazionale.

Nel volo spaziale umano, la ridondanza è fondamentale. Avere più veicoli e più sistemi di accesso alla stazione garantisce sicurezza operativa e continuità delle missioni e in un’epoca in cui lo spazio è tornato al centro della competizione tecnologica globale, ogni lancio conta.

Roscosmos completa le riparazioni del sito di lancio 31-6 di Bajkonur dopo l’incidente con Soyuz MS-28. Il pad tornerà operativo con la missione Progress MS-33 verso la ISS.

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Ghostbusters: in arrivo su Netflix un film animato e una serie ambientata negli anni ’90

Chi chiamerai… su Netflix? A quanto pare i Ghostbusters stanno per tornare, ma stavolta in una doppia produzione a tutto streaming.

Secondo nuove indiscrezioni, l’universo degli Acchiappafantasmi si prepara a espandersi con due progetti animati in sviluppo: un film e una serie TV. Entrambi sarebbero destinati alla “N rossa” e supervisionati da Sony, produzioni che promettono di portare il franchise in territori piuttosto inaspettati.

Le informazioni arrivano dall’insider Jeff Sneider che, durante il podcast “The Hot Mic” condotto da John Rocha, ha rivelato alcuni dettagli molto interessanti sui progetti attualmente in lavorazione.

Un film animato raccontato… dal punto di vista dei fantasmi

Il primo progetto sarebbe un lungometraggio animato dal titolo provvisorio Ecto, con un’idea di base è decisamente curiosa.

Secondo Sneider, la storia sarebbe raccontata dal punto di vista dei fantasmi.

Un cambio di prospettiva che potrebbe ribaltare completamente la formula classica della saga. Invece di seguire i Ghostbusters mentre catturano spiriti per le strade di New York, il film potrebbe portarci dall’altra parte della trappola, mostrando il mondo paranormale attraverso gli occhi delle entità che infestano la città.

Se tutto ciò venisse confermata, ci ritroveremmo di fronte a una scelta narrativa piuttosto originale per il franchise, capace di trasformare i “nemici” della saga nei veri protagonisti.

Ghostbusters: The Card Game

Una serie animata ambientata negli anni ’90

Il secondo progetto sarebbe una serie animata ambientata negli anni ’90, in un periodo molto specifico della cronologia di Ghostbusters.

La storia si svolgerebbe infatti durante la campagna politica di Walter Peck, il celebre burocrate che nel film originale si scontrava con il team guidato da Peter Venkman.

Ambientare la serie in quell’epoca apre parecchie possibilità interessanti come l’esplorarazione di eventi mai mostrati nel franchise, l’approfondimento della politica anti-Ghostbusters di Peck e
il racconto di nuove cacce ai fantasmi in un’epoca poco esplorata della saga.

Un tono simile alle nuove serie animate Netflix

Stando sempre alle dichiarazioni di Sneider, il target potrebbe essere simile a quello di Stranger Things: Tales From ’85, la nuova serie animata collegata alla celebre produzione Netflix.

Questo suggerisce un tono capace di parlare sia ai fan storici sia a un pubblico più giovane, con uno stile accessibile ma comunque pieno di riferimenti per chi conosce bene la saga.

Ghostbusters: un universo che continua a espandersi

Questi nuovi progetti arrivano dopo Ghostbusters: Minaccia Glaciale, film che ha continuato a espandere la saga sul grande schermo. Il regista Gil Kenan ha già confermato che Sony ha intenzione di continuare a raccontare nuove storie nell’universo degli acchiappafantasmi.

Tra cinema, animazione e streaming, il franchise sembra pronto a entrare in una nuova fase espansiva, esplorando prospettive mai viste prima.

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Ora disponibile il Set di 2 bacchette per il 25° anniversario di Harry Potter!

Venticinque anni. Un quarto di secolo passato a sognare Hogwarts, a litigare su quale Casa fosse la migliore (Tassorosso, e non si discute) e a fare finta di niente quando ci siamo fatti prendere dall’emozione davanti allo schermo. Harry Potter e la Pietra Filosofale ha compiuto 25 anni, e se pensavate di lasciar passare questa ricorrenza senza fare niente… beh, ci dispiace informarvi che non è un’opzione.

Per celebrare degnamente le Nozze d’Argento del film, Noble Collection ha realizzato qualcosa di davvero speciale: il set di 2 bacchette per il 25° anniversario di Harry Potter, disponibile su Il Negozio delle Necessità a 69,99€. E sì, ne vale ogni singolo galeone.

Cosa c’è dentro la scatola (e no, non è solo aria magica)

Partiamo dall’involucro, perché anche lui fa la sua parte: una scatola da collezione blu con dettagli in lamina oro e argento, degna di essere esposta sul ripiano più in vista di casa vostra. Ma la vera magia è dentro.

Il set include:

  • La replica della Prima Bacchetta di Harry Potter, quella che ha usato nei primi due film — sì, quella che Ollivander gli ha consegnato guardandolo con quell’aria mezza inquietante
  • La replica della celebre bacchetta di agrifoglio, che accompagna Harry in tutti i film rimanenti
  • Una replica della Pietra Filosofale, perché non si celebra il film senza di lei

Entrambe le bacchette misurano circa 33 e 34 cm, sono realizzate in resina di alta qualità dipinta a mano e presentano una splendida finitura argento anticato.

Una precisazione importante: si tratta di oggetti da collezione, non di giocattoli. Quindi no, non potete usarle per sfidare a duello il vostro coinquilino (o almeno non è questo lo scopo ufficiale).

Un prodotto ufficiale, non una magia improvvisata

Il set anniversario di Harry Potter è realizzato sotto licenza ufficiale Warner Bros, il che significa che non state comprando una copia qualsiasi trovata chissà dove. State portando a casa un pezzo autentico del Wizarding World, pensato e prodotto per durare nel tempo — e per far fare una bella figura sul vostro scaffale.

E poi c’è Il Negozio delle Necessità, che non è un negozio qualunque: ogni ordine viene preparato con cura dagli elfi domestici del team (o qualcosa di molto simile), confezionato con carta, spago e un pizzico di magia, e spedito via gufo espresso direttamente a casa vostra. La spedizione è gratuita sopra i 89€ di spesa, quindi se stavate già guardando anche qualcos’altro nel negozio… questa è la vostra scusa perfetta.

Il Set bacchette Anniversario di Harry Potter, il regalo perfetto anche per voi stessi

Diciamocelo chiaramente: non dovete aspettare che qualcuno ve lo regali. Venticinque anni di Harry Potter sono un’occasione più che valida per fare un piccolo (grande) regalo a voi stessi. Che siate collezionisti incalliti o semplicemente tra quelli che ancora sanno a memoria le parole di Expelliarmus, questo set è fatto per voi.

Le scorte sono limitate — e al Negozio delle Necessità tengono a ricordarvelo con tutto il tono drammatico che la situazione merita. Quindi, prima che qualcun altro metta le mani sulla vostra bacchetta: Accio set del 25° anniversario!

Nippon Sangoku: Prime Video svela il trailer dell’anime sul Giappone post-apocalittico

Tre nazioni, uno stratega e un Giappone in macerie che deve rinascere. Amazon Prime Video ha rilasciato il primo trailer di Nippon Sangoku – The Three Nations of the Crimson Sun, l’adattamento anime del manga di Ikka Matsuki.

Di cosa parla Nippon Sangoku

La premessa è tanto ambiziosa quanto affascinante. Siamo in un Giappone del futuro prossimo, un paese ridotto allo stremo da una guerra nucleare, catastrofi naturali e un sistema di governo completamente marcio. Il risultato? Il Giappone si frantuma in tre nazioni rivali, precipitando in una nuova era dei Tre Regni, con ogni fazione che lotta per la supremazia (il parallelismo con il periodo Sengoku è evidente).

Al centro di tutto c’è Aoteru Misumi, un burocrate locale di periferia — il tipo di personaggio che non ci aspetteremmo mai come protagonista di un’epopea — che decide di puntare tutto sulla riunificazione del Giappone. Le sue armi non sono spade o superpoteri: sono conoscenza enciclopedica ed eloquenza straordinaria. È il ritratto del genio politico che emerge dal basso, e l’eco dei classici romanzi storici cinesi (su tutti, Romance of the Three Kingdoms) è chiarissimo e voluto.

Il team creativo

Se la storia è già avvincente di suo, il team creativo dietro alla produzione di Nippon Sangoku è altrettanto intrigante.

Alla regia c’è Kazuaki Terasawa, già al lavoro sulla seconda stagione di The Ancient Magus’ Bride. Il design dei personaggi è affidato a Takahiko Abiru, character designer di Vinland Saga e animation director delle due stagioni di The Ancient Magus’ Bride.

La sceneggiatura è curata da Teruko Utsumi, che ha firmato serie come Sarazanmai e You and I Are Polar Opposites, mentre la direzione artistica è di Seiki Tamura (anche lui veterano di Ancient Magus’ Bride, Ascendance of a Bookworm e persino K-ON!). Infine lo studio di produzione che è Studio Kafka.

Quando esce Nippon Sangoku?

Amazon Prime Video inizierà a trasmettere la serie il 5 aprile in oltre 240 paesi e territori, con distribuzione esclusiva fuori dal Giappone. In patria, inve3ce, il debutto televisivo è fissato per il giorno successivo, il 6 aprile.

Insomma, per una volta noi italiani non dovremo aspettare.

Il manga: già un caso editoriale in Giappone

Come anticipato, l’anime è tratto dal manga omonimo di Ikka Matsuki, opera pubblicata dal 2021 su Manga ONE e Ura Sunday di Shogakukan. Con sei volumi all’attivo (l’ultimo uscito nel novembre 2024), l’opera si è già ritagliata un posto di rilievo nel panorama del fumetto giapponese contemporaneo.

I riconoscimenti parlano chiaro: il manga è stato nominato al 16° Manga Taisho Award nel 2023, inserito nella top 20 di Kono Manga ga Sugoi! nella categoria maschile e segnalato tra i migliori titoli dell’anno dalla rivista Da Vinci.

Una produzione dal grande potenziale

Nippon Sangoku non è un anime per chi cerca combattimenti frenetici ogni tre minuti. È una storia di strategie, politica e ambizione, ambientata in un futuro distopico con radici profonde nella narrativa storica classica. Il tipo di opera che, se eseguita bene, può diventare un titolo di riferimento per anni.

Con un team tecnico di questo livello, una fonte manga già premiata e una distribuzione globale garantita da Amazon, tutti gli ingredienti ci sono. Ora non resta che aspettare il 5 aprile per scoprire se la leggenda del grande stratega è all’altezza delle aspettative.

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