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Gundam: le foto rubate dal set confermano che il live action sarà ambientato nell’Universal Century

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Il live action di Gundam continua a restare avvolto nel mistero, anche se internet, come sempre, ha già iniziato a fare il lavoro sporco.

Sono infatti trapelate online alcune nuove foto dal set del film di Netflix, attualmente in lavorazione in Australia, con i fan più attenti che credono di aver già scoperto un dettaglio molto interessante: la pellicola sembrerebbe essere ambientata nell’Universal Century, il primo e più sviluppato arco narrativo della saga dei Mobile Suit.

La Federazione Terrestre sugli scudi

Le immagini in questione che trovate qui di seguito, diffuse inizialmente su Reddit e immediatamente analizzate in maniera approfondita, mostrano diversi elementi riconducibili all’ Esercito della Federazione Terrestre.

Il dettaglio che ha fatto esplodere le teorie è uno striscione con un simbolo praticamente identico al celebre logo della Federazione Terrestre visto nell’anime originale.

Ma non è finita qui, perché alcuni scatti mostrano anche veicoli militari con lo stesso logo e le scritte “EFF”, ovvero Earth Federation Forces, dipinte direttamente sulla carrozzeria.

Il film racconterà la Guerra di un Anno?

Se davvero il live action sarà ambientato nell’Universal Century, tutto lascia pensare che il film possa concentrarsi sugli eventi della celebre Guerra di un Anno.

Parliamo del conflitto più iconico dell’intera saga di Gundam, lo scontro il Principato di Zeon e la Federazione Terrestre che ha definito il franchise, trasformando i robot giganti da semplici “super robot” a vere macchine da guerra.

L’Australia potrebbe non essere stata scelta a caso

Le riprese si stanno svolgendo nel Queensland australiano, in particolare nella zona della Gold Coast, una scelta geografica che ha immediatamente acceso una teoria molto precisa tra i fan più esperti della saga.

Molti credono infatti che il film possa mostrare gli eventi collegati alla terribile Operation British.

Per chi non mastica pane e Gundam, l’Operazione British fa riferimento al devastante attacco in cui il Principato di Zeon lancia una colonia spaziale direttamente sulla Terra con l’obiettivo di distruggere il quartier generale della Federazione a Jaburo.

L’operazione fu un fallimento, perché la Federazione tentò di fermare la Island Ifish che si spezzò in atmosfera. La parte principale della colonia si schiantò il 3 gennaio UC 0079 su Sidney, cancellando la città e devastando il 16% del continente.

Sydney Sweeney Gundam live action

Sinossi e cast del live action di Gundam

Durante lo scorso Tudum, Netflix ha rivelato la prima sinossi del film che, manco a dirlo, parla proprio di “collisione”: “Mentre alleanze mutevoli e una minaccia crescente li mettono su una rotta di collisione, i protagonisti vengono trascinati in un viaggio ad alto rischio tra le stelle che potrebbe definire il destino dell’umanità. Con battaglie mozzafiato, intense emozioni umane e una portata cinematografica epica, questo è Gundam come non l’avete mai visto prima”.

Il progetto, prodotto da Netflix, nasce dalla collaborazione tra Legendary Pictures e Bandai Namco Filmworks.

Jim Mickle, già noto per il suo lavoro su Sweet Tooth, dirige il film di cui ha scritto anche la sceneggiatura.

Il cast principale del film è composto da Sydney Sweeney e Noah Centineo in prima linea, affiancati da Gemma Chua-Tran, Michael Mando, Shioli KutsunaJason Isaacs, Jackson White, Ida Brooke, Nonso Anozie, Oleksandr Rudynskyi e Javon Walton.

Berserk torna finalmente nel 2026: il capitolo 384 arriverà a giugno dopo una lunga attesa

Ci sono manga che escono regolarmente… e poi esiste Berserk, un’opera che ormai vive quasi fuori dal tempo, dove ogni singolo nuovo capitolo viene accolto come un evento mondiale capace di fermare il tempo.

Dopo una lunghissima attesa durata nove mesi, il capolavoro dark fantasy creato da Kentaro Miura tornerà ufficialmente sulla rivista Young Animal con il capitolo 384 il prossimo 12 giugno 2026.

Gatsu si è arreso?

Chi segue Berserk sa bene che la serie non è mai stata famosa per regalare momenti leggeri e spensierati.

Ma gli ultimi capitoli hanno davvero trascinato Gatsu in un abisso emotivo raramente visto persino in quest’opera.

Dopo il rapimento di Caska da parte di Grifis, il Guerriero Nero è letteralmente crollato. Non parliamo solo di dolore o rabbia, parliamo di un personaggio che sembra aver perso completamente la volontà di reagire. Ed è questo che sta colpendo così tanto i lettori, perché Gatsu è sempre stato l’uomo che continua a combattere anche quando il mondo gli crolla addosso.

Vederlo arrendersi fa male.

Il misterioso stupa potrebbe cambiare tutto

L’ultimo capitolo pubblicato aci aveva lasciati con uno cliffhanger a dir poco inquietante.

Guidato dai Kushan come Silat e Daiba, Gatsu si è consegnato a un misterioso stupa spirituale, isolandosi completamente dal mondo esterno. Lì dovrebbe affrontare i propri demoni interiori, letteralmente.

L’ultima immagine mostrava una sorta di guscio richiudersi attorno a lui mentre Daiba spiegava che l’unica cosa che Gatsu può fare adesso è guardarsi dentro.

La speranza di una rinascita

Anche se negli ultimi capitoli altri personaggi hanno continuato a crescere, come accaduto con Farnese, il cuore emotivo dell’opera resta Gatsu.

Vedere il protagonista così spezzato ha lasciato i lettori completamente spiazzati, perché se lo “slugger” perde la voglia di andare avanti, allora il contraccolpo emotivo è inevitabile.

berserk manga

Il ritorno del manga è già un evento

Secondo le anticipazioni trapelate da Young Animal, il capitolo 384 verrà pubblicato ufficialmente in Giappone il 12 giugno, anche se per i lettori occidentali la release potrebbe arrivare già l’11 giugno a seconda del fuso orario.

Online ovviamente c’è già chi scommette che i leak inizieranno a circolare ancora prima, con internet che entrerà inevitabilmente in modalità caos totale.

Ormai, ogni nuovo capitolo di Berserk è diventato qualcosa di molto più grande di una normale pubblicazione manga, è quasi un rito collettivo.

Studio Gaga e Kouji Mori continuano l’eredità di Miura

Dopo la morte di Miura nel 2021, tantissimi fan pensavano che Berserk non sarebbe mai potuto continuare davvero.

Invece Studio Gaga e Kouji Mori hanno deciso di portare avanti la storia seguendo gli appunti e le indicazioni lasciate dall’autore originale.

Una scelta importante ed estremamente rischiosa, anche se fino a questo momento gran parte dei lettori sembra concordare su una cosa: il team sta trattando Berserk con enorme rispetto.

La qualità artistica resta altissima e l’atmosfera continua a trasmettere quella sensazione di tragedia epica che ha reso questo manga immortale.

fonte

Un nuovo gioco de Il Signore degli Anelli è in sviluppo: sarà un enorme RPG open-world

Tutta la magia della Terra di Mezzo sta per tornare ancora una volta nel mondo videoludico.

Warhorse Studios, il team autore di Kingdom Come: Deliverance, ha ufficialmente confermato di essere al lavoro su un gigantesco RPG de Il Signore degli Anelli, nuovo open-world ambientato nell’universo creato da J. R. R. Tolkien.

Warhorse Studios porta il suo stile realistico nella Terra di Mezzo

L’annuncio è arrivato direttamente dai social ufficiali dello studio, con un messaggio semplice ma sufficiente a mandare internet in subbuglio: “Un RPG open-world nella Terra di Mezzo. Una nuova avventura Kingdom Come.”

Praticamente hanno utilizzato il modo più efficace possibile per attirare immediatamente l’attenzione di chiunque ami RPG medievali e fantasy.

Kingdom Come: Deliverance, infatti, si è costruito negli anni una reputazione molto precisa grazie al suo world-building realistico, i sistemi RPG profondissimi da immersione totale, i combattimenti complessi e un’attenzione maniacale ai dettagli storici.

Ovviamente tutti si stanno chiedendo la stessa cosa: funzionerà questo tipo di approccio con una IP così importante come Il Signore degli Anelli?

Un RPG super realistico nella Terra di Mezzo? Potrebbe funzionare davvero

La parte più interessante dell’annuncio è proprio questa.

Negli ultimi anni i giochi della Terra di Mezzo, come L’Ombra di Mordor, L’Ombra della Guerra, MMO vari e altro ancora, hanno spesso puntato sull’azione spettacolare o sul fan service diretto.

Tuttavia, Warhorse Studios potrebbe prendere una strada completamente diversa.

Immaginate un RPG estremamente immersivo ambientato nella Terra di Mezzo con villaggi realistici, politica tra regni, fasi tipicamente survival, viaggi lunghissimi, combattimenti più “fisici”, gestione dell’equipaggiamento. Praticamente Kingdom Come che incontra Il Signore degli Anelli, una combinazione che sulla carta sembra perfetta.

C’è qualcosa di molto promettente in questo progetto, forse perché Warhorse non è uno studio famoso per il marketing aggressivo o per i giochi pieni di “lucine colorate”. Sono sviluppatori ossessionati dall’immersione e dal realismo e questa filosofia potrebbe funzionare incredibilmente bene nella Terra di Mezzo.

Anche perché molti fan sognano da anni un vero RPG open-world capace di far vivere la vera essenza dell’universo tolkeniano e non soltanto usarlo come sfondo per combattere orchi.

Il periodo d’oro di Warhorse

La notizia diventa ancora più interessante considerando il momento estremamente positivo dello studio.

Kingdom Come: Deliverance II ha ricevuto recensioni eccellenti, ottenendo anche una nomination ai The Game Awards e vincendo un BAFTA per la narrativa.

Non stiamo quindi parlando di un team inesperto catapultato dentro un franchise gigantesco.

Warhorse ormai ha dimostrato di saper creare mondi credibili e coinvolgenti, e la Terra di Mezzo potrebbe essere il terreno perfetto per fare il salto definitivo.

Ghost in the Shell torna in un’enorme Omnibus Edition con Star Comics

Ghost in the Shell, il leggendario capolavoro sci-fi creato da Masamune Shirow tornerà il 26 maggio 2026 in una spettacolare edizione omnibus pensata per celebrare una delle serie più importanti della cultura pop contemporanea.

Non stiamo parlando di una semplice ristampa, perché il volume di Star Comics è praticamente il Sacro Graal per tutti i fan della saga e gli amanti del cyberpunk.

Un’edizione definitiva da oltre 800 pagine

The Ghost in the Shell Omnibus Edition raccoglierà, infatti, in un unico gigantesco volume:

  • Ghost in the Shell;
  • Ghost in the Shell 1.5;
  • Ghost in the Shell 2.

Un’opera composta da un totale di oltre 800 pagine, incluse alcune tavole a colori, il tutto in formato deluxe con sovraccoperta.

Un manga che ha cambiato tutto

Serializzato originariamente tra il 1989 e il 1991 sulla rivista Young Magazine, Ghost in the Shell ha avuto un impatto gigantesco sulla fantascienza moderna.

Dal manga sono stati tratti anime, anime, videogiochi, romanzi, film live action e serie TV. L’influenza dell’opera di Shirow si ritrova praticamente ovunque, da Matrix fino a buona parte della fantascienza contemporanea legata a Intelligenza Artificiale, reti neurali e identità digitale.

Ghost in the Shell è uno di quei rari lavori che hanno ridefinito il modo in cui immaginiamo il futuro.2

Motoko Kusanagi, icona del cyberpunk

Al centro della storia troviamo Motoko Kusanagi, il Maggiore della Sezione 9, impegnata a combattere terrorismo informatico e criminalità tecnologica in un Giappone futuristico dominato da nanotecnologie, cyberimpianti, ingegneria genetica e connessioni neurali.

E poi c’è lui, il misterioso Marionettista, una figura che trasforma la rete in un’arma capace di manipolare identità, memoria e coscienza umana. Ed è proprio qui che Ghost in the Shell smette di essere “solo” azione cyberpunk e diventa qualcosa di molto più profondo.

Tecnologia, identità e filosofia, un mix che rende Ghost in the Shell più attuale che mai

La cosa incredibile è quanto l’opera sembri parlare perfettamente anche al presente.

Shirow affrontava già negli anni ’80 temi che oggi sembrano usciti direttamente dalle discussioni sull’intelligenza artificiale: cosa definisce una persona? Quanto resta umano un corpo potenziato da innesti cibernetici? Cos’è davvero la coscienza?Dove finisce l’individuo in una società completamente connessa?

Rileggere oggi quest’opera che si fa tali domande fa quasi impressione.

Il ritorno dell’anime nel 2026

L’uscita della Omnibus Edition di Star Comics arriva anche in vista del nuovo anime previsto per il 2026, serie prodotta da Science SARU.

Un progetto che ha già acceso hype gigantesco tra gli appassionati e che potrebbe riportare Ghost in the Shell al centro della scena anime mondiale.

PLAY 2026 entra nel vivo: Bologna diventa la capitale del gioco

A Bologna si sta giocando sul serio, perché PLAY – Festival del Gioco è ufficialmente entrato nel vivo della sua 17ª edizione, trasformando BolognaFiere nel paradiso assoluto per appassionati di giochi da tavolo, giochi di ruolo, miniature, carte collezionabili e cultura nerd analogica.

Dopo un’apertura già affollatissima, la giornata di domani promette di essere quella della vera esplosione ludica.

C’è anche una chicca non da poco: i padiglioni esterni e aree ristoro resteranno aperti fino alle 23:00, con centinaia di tavoli disponibili per giocare fino a notte sotto il cielo di Bologna.

Barbascura X arriva a PLAY con “Bestie Bastarde”

Uno degli eventi più attesi sarà senza dubbio l’incontro con Barbascura X, in programma alle 14:00 nell’Area ActualPlay del Padiglione 16.

Il chimico più caotico d’Italia parlerà insieme all’illustratore Enrico Macchiavello e al moderatore Michele Bellone delle assurdità evolutive del regno animale che hanno ispirato il gioco da tavolo Bestie Bastarde.

Scienza, umorismo nero e animali biologicamente discutibili, ovvero il classico contenuto Barbascura. A seguire è previsto anche il firmacopie con i fan.

Mega-campagna GDR

Ma il vero evento titanico della giornata potrebbe essere “Echi della Frattura”.

Un’enorme sessione condivisa di gioco di ruolo che vedrà ben 200 giocatori partecipare contemporaneamente allo stesso scenario fantasy utilizzando il sistema Daggerheart.

Una roba che sembra uscita direttamente da un crossover tra una convention fantasy e un raid MMORPG.

#LaPLAY: il gioco come spazio culturale e sociale

PLAY continua anche il percorso di #LaPLAY, il manifesto creato per celebrare gli 80 anni del diritto di voto alle donne in Italia attraverso il linguaggio del gioco.

Nel Padiglione 15 andrà avanti il programma PlayHer, dedicato alle figure femminili nella cultura pop, alla loro rappresentazione nei videogiochi e agli stereotipi di genere, con panel che spaziano da Zelda a Bayonetta.

Nel pomeriggio spazio anche all’edu-larp Il giorno della separazione, un’esperienza immersiva pensata per riflettere su privilegi, discriminazioni e disuguaglianze sociali.

A PLAY si gioca anche con la scienza

Uno degli aspetti più belli del festival è che non si limita al semplice intrattenimento.

L’Area Scientifica ospita infatti attività curate da CNR, INAF, INFN, Indire e da diverse università italiane. L’obiettivo è quello di dimostrare che fisica, astronomia e storia possono diventare esperienze ludiche coinvolgenti.

Accessibilità e inclusione al centro del festival

Grande attenzione anche all’accessibilità. Nella Family Arena debutta infatti un sistema di supporti in Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), sviluppato insieme ad Auxilia, per aiutare bambini e visitatori con disabilità comunicative a vivere la fiera in autonomia.

Una scelta importantissima che dimostra quanto il mondo del gioco stia cercando di diventare sempre più inclusivo.

PLAY continua a dimostrare che il gioco conta davvero

Per anni il gioco è stato trattato come semplice passatempo. Eventi come PLAY mostrano invece qualcosa di molto diverso.

Qui il gioco diventa cultura, socialità, educazione, inclusione e creatività.

Vedere migliaia di persone riunite attorno a tavoli, dadi, miniature e storie condivise ci ricorda perché il gioco analogico continui ad avere un fascino unico anche nell’era digitale.

The Mandalorian & Grogu: il nuovo TV spot mostra Rotta the Hutt in azione

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A poche ore dall’arrivo nelle sale italiane di The Mandalorian & Grogu, è online un nuovo TV spot che offre ai fan un assaggio più ampio di Rotta the Hutt in azione. Il personaggio storico di Star Wars, doppiato in originale da Jeremy Allen White (The Bear), si preannuncia molto più pericoloso di quanto chiunque avesse immaginato.

Fino a questo momento, Rotta era stato mostrato principalmente in sequenze stile arena nei materiali promozionali. Ma il nuovo spot cambia decisamente le carte in tavola: l’erede sopravvissuto di Jabba the Hutt si lancia in battaglia contro gli Stormtrooper del Residuo Imperiale. È anche il primo vero assaggio della performance vocale di White nel ruolo del personaggio.

Un’eredità che parte da lontano

L’inclusione di Rotta nel film è un richiamo profondo a Star Wars: The Clone Wars, dove il personaggio era apparso da neonato. Una scelta che dimostra come Lucasfilm abbia piani più ambiziosi per lui di quanto i fan potessero aspettarsi.

In una recente intervista a ScreenRant, il co-presidente di Lucasfilm Dave Filoni ha raccontato come è nato il personaggio e come si sia arrivati alla sua versione adulta in live-action: “Ricordo che ero con Henry Gilroy quando stava scrivendo Clone Wars, quando abbiamo iniziato, e mi propose questa idea di un bambino Hutt. Io gli risposi: ‘Okay, non lo so, magari proviamoci.’ E poi anni dopo arriva e mi propone un baby Yoda, e mi dico: ‘Cosa sta succedendo, come faccio a essere sempre il veicolo per questi personaggi infantili?'”

Filoni ha proseguito spiegando quanto inaspettato sia stato il ritorno del personaggio: “Di tutte le cose, perché abbiamo parlato di tante possibilità, cosa includere in Star Wars, cosa potessimo riprendere — come gli Ugnaught, gente di cui dicevamo ‘prendiamone qualcuno’ — non avrei mai pensato che Rotta sarebbe venuto fuori. Mi sono spesso chiesto che fine avesse fatto, ma quando voi avete detto: ‘Hey, pensiamo a Rotta, c’è qualcosa qui’…”

Un personaggio centrale per la trama

Quello che colpisce di più, da chi ha già visto il film, è quanto il ruolo di Rotta sia importante nella storia complessiva. La sua presenza è più sostanziosa di quanto ci si aspetterebbe da un cameo affettuoso per i fan di The Clone Wars, e l’arco narrativo a lui collegato apre le porte a possibilità molto interessanti per i futuri progetti dell’universo Star Wars.

Ambientato dopo la caduta dell’Impero, The Mandalorian & Grogu segue Din Djarin — interpretato ancora una volta da Pedro Pascal — mentre continua a muoversi in una galassia ancora popolata di pericolosi signori della guerra imperiali. Mentre la Nuova Repubblica fatica a mantenere l’ordine, Din e Grogu vengono coinvolti in un altro conflitto su larga scala, dalle proporzioni decisamente più cinematografiche di qualsiasi cosa la serie televisiva su Disney+ avesse mai tentato.

Il film è diretto da Jon Favreau e ha nel cast anche Sigourney Weaver insieme a Jeremy Allen White. La produzione è curata da Favreau, Kathleen Kennedy, Filoni e Ian Bryce, mentre le musiche sono firmate da Ludwig Göransson, già premio Oscar per Oppenheimer e collaboratore storico di Favreau nei progetti Star Wars televisivi.

The Mandalorian & Grogu è arrivato nelle sale italiane il 20 maggio 2026, distribuito da Walt Disney Studios.

Ian McKellen su La Caccia a Gollum: “Chi avrebbe pensato ci fosse altro?”

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I fan torneranno presto nella Terra di Mezzo, e Ian McKellen indosserà ufficialmente di nuovo la veste di Gandalf per Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum. Considerando quanto completa fosse sembrata la trilogia originale di Peter Jackson, sentire McKellen scherzare su quanta storia resti ancora da raccontare ha qualcosa di affascinante.

Durante un Q&A londinese per il suo nuovo film The Christophers, l’attore ha brevemente parlato del suo ritorno nel mondo di Tolkien, all’interno di una conversazione sui tipi di progetti che lo interessano in questa fase della sua carriera. “Sto tornando a fare altro Gandalf. Chi avrebbe pensato che ci fosse altro? La persona che ha pensato che ce ne fosse di più è stata Andy Serkis, e lui dirigerà la vita iniziale di Gollum.”

Cosa ancora motiva Ian McKellen

A quasi settant’anni di onorata carriera, McKellen ha offerto una risposta interessante quando gli è stato chiesto se ci siano ancora ruoli specifici che sta inseguendo: “No. È una domanda interessante. È sempre bello interpretare il cattivo, sai. Il diavolo ha le scarpe migliori. Solo occasionalmente capita di interpretare un uomo buono come Gandalf, ma non capitano spesso. Ma sto cercando qualcosa in particolare? No, penso di cercare sempre uno script che risuoni oltre se stesso. Non solo una storia semplice, non solo un’Agatha Christie… qualcosa di più complicato che faccia avvicinare il pubblico, sgomentare, ridere, qualcosa su cui pensare e parlare per giorni. Penso che ormai sto cercando qualcosa che nessun altro abbia mai fatto.”

L’attore ha anche raccontato di aver sperimentato di recente con progetti creativi più sperimentali, tra cui la produzione in realtà mista An Ark di Simon Stephens e una performance “in lip-sync” connessa al documentario BBC LS Lowry: The Unheard Tapes. Ma è chiaro che la Terra di Mezzo resta al centro dell’attenzione del pubblico.

gandalf ian mckellen

Andy Serkis dietro la macchina da presa

Andy Serkis che dirige una storia incentrata su Gollum è una scelta che ha una sua logica precisa: nessuno conosce quella creatura tormentata meglio dell’attore che ha contribuito a ridefinire il motion capture nel cinema moderno. La sua carriera registica, però, è ancora relativamente giovane — Mowgli: La leggenda della giungla e Venom: La furia di Carnage sono i suoi titoli più noti — e una pellicola di questa importanza rappresenta una sfida sicuramente complicata. Sarà interessante vedere come si comporterà alla guida di un progetto così carico di aspettative.

McKellen non sarà comunque l’unico volto familiare di ritorno. Elijah Wood riprenderà i panni di Frodo Baggins, mentre Lee Pace tornerà nel ruolo di Thranduil. Serkis stesso interpreterà di nuovo Gollum oltre a dirigere il film.

Tra le nuove aggiunte al cast spiccano alcuni nomi particolarmente intriganti. Kate Winslet entrerà nel franchise nei panni di Marigol, Leo Woodall vestirà i panni di Halvard e Jamie Dornan prenderà il ruolo di Grampasso — alias Aragorn — immortalato nella trilogia originale da Viggo Mortensen.

Serkis ha recentemente commentato la scelta del nuovo Aragorn cercando di non rivelare troppo: “Davvero, davvero non voglio entrare nel merito adesso perché voglio risparmiarlo per più avanti. Siamo in una fase critica ora, stiamo per iniziare le riprese. Non siamo lontani dall’inizio delle riprese. Quindi salverò tutta la discussione sul casting, oltre al fatto che siamo entusiasti che Jamie lo stia facendo. Siamo assolutamente entusiasti. E, tra l’altro, lo è anche Viggo.”

Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum arriverà nelle sale italiane il 17 dicembre 2027, distribuito da Warner Bros. Pictures Italia.

The Boys: il destino di Patriota nel finale divide i fan

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Dopo cinque stagioni di caos, corpi esplosi, follia politica e alcuni dei momenti più squilibrati mai mostrati in una serie sui supereroi, The Boys ha consegnato il momento che i fan aspettavano dal 2019: il destino di Patriota. La quinta e ultima stagione si è conclusa il 20 maggio 2026 su Prime Video, e l’episodio finale — Blood and Bone — ha chiuso definitivamente la lunga guerra tra il Patriota di Antony Starr e il Billy Butcher di Karl Urban.

Attenzione: l’articolo contiene spoiler sul finale di stagione. Se non avete ancora visto l’ultimo episodio, vi consigliamo di fermarvi qui.

Patriota è morto. E internet ha decisamente parecchio da dire su come la cosa è andata.

Una resa dei conti chirurgica nello Studio Ovale

L’episodio non spreca un secondo nel costruire la collisione tra i due nemici, ma il percorso ha riservato qualche svolta inattesa. Dopo gli esperimenti di Frenchie su Kimiko nell’episodio precedente, la giovane Super emerge in una forma ancora più pericolosa: ora è in grado di depotenziare i Super attraverso un’esplosione partita dal petto, trasformandosi di fatto nell’arma anti-Super definitiva. Dopo aver testato l’abilità su Sister Sage, i Boys piombano su Patriota durante il suo discorso pasquale alla Casa Bianca.

Lo scontro che ne segue è caotico, e Ryan si unisce alla battaglia. In un momento chiave, Kimiko sprigiona il suo nuovo potere e priva Patriota delle sue abilità. Nel processo, anche Ryan e Butcher perdono i propri poteri, livellando improvvisamente il campo di gioco.

Ridotto a un comune essere umano, Patriota passa nel giro di pochi secondi dall’arroganza divina al terrore più puro. Implora Butcher di risparmiarlo, promette di fare qualsiasi cosa. Butcher non batte ciglio. Gli dice che “questo è per la sua Becca” prima di affondargli un piede di porco nel cranio. La serie non lascia spazio a interpretazioni: Butcher gira l’arma, e il cervello di Patriota finisce sulla moquette dello Studio Ovale.

THE BOYS 5

Le reazioni dei fan: divise nettamente in due

I social hanno reagito immediatamente, e le opinioni sono state polarizzate. Da una parte c’è chi ha trovato la morte di Patriota perfetta nel suo squallore. “Patriota è morto come doveva, mi sarebbe piaciuto vederlo vivere senza poteri e essere miserabile, ma la morte era ciò che serviva,” ha scritto un fan su X. Un altro ha aggiunto: “La morte di Patriota deve essere la più soddisfacente di sempre, dopo quella di Joffrey Baratheon in Il Trono di Spade.”

Le scene finali hanno raccolto particolare ammirazione per la performance di Antony Starr. “Ovviamente non sarà una sorpresa visto il mio account, ma ammetto di aver pianto alla morte di Patriota,” ha condiviso un altro fan. “L’intera scena era molto emotiva. Il passaggio dalla spavalderia dell’immortale al lamento terrorizzato dell’essere umano. Antony Starr ha dato tutto fino alla fine.” Un terzo commento riassume bene la sensazione di chi ha apprezzato il finale: “Per quanto non mi sia piaciuto il finale generale, questa è davvero una scena meravigliosa. Sapevo che avremmo visto un Patriota patetico implorare per la sua vita, ma è stato molto meglio di qualsiasi cosa avessi potuto immaginare.”

Non tutti, però, sono usciti soddisfatti dalla visione. Molti fan si aspettavano che lo scontro finale tra Butcher e Patriota avesse una scala decisamente più ampia, soprattutto dopo anni di costruzione di una guerra totale tra due mostri inarrestabili.

“Mai nei miei sogni più sfrenati — nemmeno dopo quella sequenza laser nella seconda stagione — avrei pensato che il confronto in cui sarebbe stata bruciata la terra sarebbe avvenuto esclusivamente all’interno dello Studio Ovale, con solo un po’ di moquette bruciata e mobili rotti,” ha lamentato un utente di Reddit. Un altro fan ha scritto: “Quindi Black Noir II è stato più folle del genocidio dei pesci, più di qualsiasi cosa Patriota abbia mai fatto in tutta la serie.” E ancora: “Hai due persone con i poteri di Patriota, altri due Super che combattono nella battaglia finale, potevi farli volare nei cieli, attraverso la città, mostrando davvero i loro poteri in uno scontro totale. Invece la lotta avviene tutta in una stanza… davvero?”

Una conclusione fedele all’identità della serie

Quella divisione, in fondo, è perfettamente coerente con lo spirito di The Boys. La serie creata da Eric Kripke ha sempre costruito la propria identità sul rendere gli spettatori scomodi, arrabbiati, divertiti e occasionalmente inorriditi tutti insieme. Alcuni fan volevano una battaglia da megalopoli distrutta, con poteri sprigionati al massimo. Altri hanno amato che il finale di Patriota si riducesse a qualcosa di più piccolo, più sporco, più profondamente personale.

In ogni caso, la serie ha finalmente risposto alla domanda che si trascinava dietro da anni: come si uccide un uomo che pensa di essere un dio? A quanto pare, lo si fa prima diventare umano. L’universo di The Boys però non si chiude qui: Vought Rising, lo spin-off prequel ambientato negli anni Cinquanta con Jensen Ackles nei panni di Soldatino, è già stato confermato per il futuro su Prime Video.

Sigourney Weaver: “Star Wars, Avatar e Alien sono completamente diversi tra loro”

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Sigourney Weaver è ufficialmente entrata nell’universo di Star Wars con The Mandalorian & Grogu, aggiungendo un’altra leggendaria saga fantascientifica a una carriera che già include Alien e Avatar. Tre franchise giganteschi che, pur condividendo l’etichetta “fantascienza”, per l’attrice rappresentano esperienze completamente diverse.

Parlando del suo ingresso in Star Wars, Weaver ha riflettuto su quanto sia singolare che questi franchise vengano spesso accomunati nella stessa categoria: “È affascinante per me che siano tutti considerati lo stesso genere. Non potrebbero davvero essere più diversi. Alien è un mondo particolarmente ostile, un alieno non molto gentile. Avatar, sono gli umani a essere i cattivi. E in questo invece c’è il Mandaloriano, che è un eroe, e questo piccolino assolutamente adorabile e che sembra saggio.”

L’incontro con Grogu

Il piccolino di cui parla è ovviamente Grogu, ormai uno dei personaggi più amati di tutto l’universo Star Wars dalla sua prima apparizione in The Mandalorian nel 2019. E pare che Weaver sia rimasta affascinata da lui quanto il pubblico mondiale. “Sono stata molto fortunata, perché non ho dovuto recitare davvero con Grogu. Era seduto nella cabina insieme a me,” ha raccontato. “Non l’ho capito subito, ma è gestito da cinque marionettisti diversi che non si vedevano, erano tutti sotto il tavolo. E loro hanno tenuto Grogu così vivo che francamente il lavoro più difficile è stato non essere completamente catturata da lui, e restare concentrata sulla scena.”

L’attrice ha raccontato di aver esplicitamente chiesto al regista Jon Favreau di poter avere una scena con Grogu, perché “è quella la gioia di essere in questo film, e lui è stato così gentile da rendere possibile la cosa.” Una richiesta legittima, considerando che lavorare con uno dei personaggi più iconici del cinema contemporaneo è probabilmente uno dei privilegi più desiderabili sui set Disney.

E nonostante decenni di film di genere alle spalle, Weaver è rimasta colpita dalla qualità dell’effetto: “Ho fatto molti film, e sono semplicemente stupita di quanto sia evoluto. È molto difficile per me realizzare che non c’è una persona vera dentro di lui.”

The Mandalorian and Grogu

Un’esperienza Star Wars totalizzante

L’attrice ha poi raccontato la sensazione di entrare per la prima volta nei set di Star Wars, scoprendo quanto fosse davvero immersiva l’esperienza: “Penso che ‘immersivo’ sia esattamente la parola giusta. Sono potuta entrare in un tipico caffè di Star Wars con un barista che aveva cose che gli spuntavano dalla testa, e ordinare un drink, circondata da piloti e da tutta la gamma di specie diverse, ed è stato un brivido.”

E poi una considerazione che dovrebbe rassicurare anche chi non ha seguito tutta la galassia Star Wars prima del film: “Non mi rendevo conto che avrei avuto un’esperienza Star Wars così completa da questo singolo film. Non serve aver visto un film di Star Wars per goderselo, ma ha tutto quello che amiamo di Star Wars.”

Tra Din Djarin, Grogu, alieni in giro per i caffè spaziali e Sigourney Weaver immersa nel caos galattico, The Mandalorian & Grogu si presenta come un ritorno deciso allo spirito d’avventura classico della saga. Il film è già nelle sale italiane dal 20 maggio 2026, distribuito da Walt Disney Studios.

Warhorse Studios sta sviluppando un RPG open world ne Il Signore degli Anelli e un nuovo Kingdom Come

Dopo settimane di voci insistenti su un possibile gioco basato sull’universo di Il Signore degli Anelli, lo studio ceco Warhorse Studios ha finalmente messo le carte in tavola: lo sviluppatore sta lavorando contemporaneamente a due nuovi titoli, ovvero un RPG open world ambientato nella Terra di Mezzo e il prossimo capitolo del suo franchise di punta Kingdom Come.

L’annuncio è stato dato dallo studio attraverso i propri canali social ufficiali. Una conferma che chiude le speculazioni degli ultimi mesi e apre, allo stesso tempo, una serie di nuove domande affascinanti.

RPG nella Terra di Mezzo, ma quale Terra di Mezzo?

Il dettaglio più curioso dell’annuncio sta nella scelta delle parole utilizzate. Lo studio ha parlato esplicitamente di “RPG nella Terra di Mezzo”, non di “gioco de Il Signore degli Anelli“. Una differenza terminologica che potrebbe non essere casuale: il gioco potrebbe non essere ambientato necessariamente durante gli eventi narrati nei romanzi di J.R.R. Tolkien, ma esplorare invece altri momenti storici della Terra di Mezzo, le cui possibilità narrative sono praticamente sterminate considerando la mole di materiale lasciato dall’autore.

Stesso discorso vale per il nuovo Kingdom Come: lo studio non l’ha esplicitamente annunciato come Kingdom Come: Deliverance 3, lasciando aperta la possibilità che si tratti di uno spin-off piuttosto che di un seguito diretto. Per ora si tratta di pure speculazioni, e Warhorse ha aggiunto laconicamente che “vi diremo di più quando sarà il momento giusto.”

Sulla carta, Warhorse sembra il candidato perfetto per sviluppare un gioco nell’universo creato da Tolkien. Lo studio ha dimostrato con i due capitoli di Kingdom Come: Deliverance di saper creare RPG open world incentrati sulla narrazione, con una cura maniacale per la ricostruzione storica e culturale. Trasferire quella sensibilità in un ambiente fantasy con la profondità del lore tolkieniano è una sfida intrigante, ma le aspettative dei fan sono alle stelle. Resta da vedere se lo studio riuscirà a rispettare l’eredità del materiale originale o se rischierà di scontentare la base più affezionata.

Embracer riorganizza i propri asset

L’annuncio arriva mentre Embracer Group, la holding che possiede Warhorse, ha appena comunicato lo spin-off di Fellowship Entertainment, una nuova business unit dedicata ai franchise più importanti del gruppo come Il Signore degli Anelli e Tomb Raider. Embracer ha inoltre dichiarato di essere attivamente alla ricerca di partnership esterne per altri brand di rilievo, tra cui Saints Row, Legacy of Kain, Deus Ex, Red Faction, The Mask, Thief e TimeSplitters. Una mossa che fa intravedere una riorganizzazione complessiva della strategia del gruppo dopo anni complicati sul fronte finanziario.

In ambito Il Signore degli Anelli, vale la pena ricordare che Crystal Dynamics — lo studio dietro la saga di Tomb Raider — starebbe lavorando anche al proprio adattamento del franchise di Tolkien, secondo recenti voci. Si parla di un progetto ancora lontano dalla pubblicazione, ma il fatto che più studi di alto profilo abbiano puntato sulla Terra di Mezzo segnala chiaramente l’appetibilità commerciale dell’universo creato dallo scrittore britannico, complice anche l’attesa cinematografica per Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum, in arrivo nelle sale italiane il 17 dicembre 2027 con Jamie Dornan nei panni del giovane Aragorn.

Al momento Warhorse non ha comunicato né date di uscita né piattaforme di destinazione per i due nuovi progetti, ma stando ai precedenti dello studio è ragionevole attendersi un’uscita su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X/S.

Rick e Morty: in arrivo un film cinematografico per Warner Bros

L’universo di Rick e Morty sta per fare il salto sul grande schermo. Mentre la nona stagione della serie animata di Adult Swim è in arrivo, Warner Bros. sta lavorando alla realizzazione di un lungometraggio animato tratto dall’amata serie. Secondo The Hollywood Reporter, Jacob Hair — direttore di lunga data della serie — è in trattative per dirigere il film, anche se il progetto è ancora nelle prime fasi di sviluppo e nessun dettaglio sulla trama è stato comunicato.

Il co-creatore della serie Dan Harmon aveva già espresso più volte negli ultimi anni il desiderio di realizzare un “episodio super tosto” in formato cinematografico. A quanto pare, le sue parole stanno finalmente prendendo forma in qualcosa di concreto.

Una serie diventata fenomeno globale

Rick e Morty è stata creata nel 2013 da Dan Harmon e Justin Roiland, ed è cresciuta nel tempo fino a diventare una delle serie animate comiche più seguite di sempre. Al centro della storia c’è l’inventore alcolizzato Rick Sanchez e il nipote Morty, alle prese con avventure spazio-temporali che mescolano fantascienza estrema, parodia culturale e umorismo cinico. Una formula che ha generato un fenomeno di culto, milioni di meme e una community fedelissima.

I due protagonisti erano stati doppiati originariamente entrambi da Roiland fino al 2023, anno in cui l’attore ha lasciato la serie a seguito di accuse di violenza domestica — poi archiviate. Ian Cardoni ha preso il suo posto come voce di Rick, mentre Harry Belden è diventato il nuovo Morty. Il resto del cast vocale include Chris Parnell, Spencer Grammer e Sarah Chalke nei panni rispettivamente di Jerry, Summer e Beth. Resta da vedere se tutti torneranno per il lungometraggio cinematografico.

Rick e Morty 6

Un universo in espansione

L’annuncio del film arriva contemporaneamente alla nona stagione di Rick e Morty, che debutterà negli Stati Uniti il 24 maggio 2026 su Adult Swim. La serie è inoltre stata rinnovata per altre tre stagioni, garantendo al franchise un futuro a lungo termine particolarmente solido.

Non è l’unica espansione in vista. Adult Swim sta lavorando anche allo spin-off Presidente Curtis, dedicato al personaggio doppiato da Keith David, già apparso più volte nella serie principale come presidente degli Stati Uniti negli universi alternativi visitati da Rick. Si tratta di un’iniziativa che conferma la volontà di Warner Bros. di trasformare Rick e Morty in un vero e proprio franchise multi-piattaforma, in grado di sostenere serie principali, spin-off e ora anche lungometraggi cinematografici.

Per quanto riguarda l’Italia, la nona stagione della serie principale arriverà presumibilmente in lingua originale subito dopo il debutto americano sulle piattaforme di streaming dove la serie è già disponibile, mentre i tempi del doppiaggio italiano dovrebbero essere più lunghi come da prassi. Per il film cinematografico non sono ancora state comunicate né date di uscita né dettagli distributivi, né per il mercato internazionale né per l’Italia. Considerata la fase iniziale di sviluppo, è probabile che dovremo attendere ancora diversi anni prima di vederlo nelle sale.

Blue Lock: il film live action si mostra con un nuovo trailer

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A questo punto possiamo dirlo senza paura: Blue Lock ha da tempo varcato abbondantemente i confini di manga/anime sportivo.

È diventato un fenomeno culturale gigantesco capace di invadere videogiochi, collaborazioni calcistiche reali, eventi internazionali e, ovviamente, anche il cinema live action.

Il film tratto dal manga creato da Muneyuki Kaneshiro e illustrato da Yusuke Nomura ha infatti mostrato un nuovo trailer ufficiale, confermando l’ingresso di nuovi volti nel cast.

Il live action di Blue Lock arriverà ad agosto

Il film debutterà nei cinema giapponesi il 7 agosto 2026, portando finalmente sul grande schermo uno degli spokon più folli e competitivi degli ultimi anni.

Ma la vera domanda che tutti si stanno facendo è una sola: “Riuscirà davvero un live action a catturare la follia totale di Blue Lock?”, perché parliamoci chiaramente: adattare Blue Lock non è semplice.

Non stiamo parlando del classico anime calcistico motivazionale. Qui i protagonisti sembrano usciti da un battle royale psicologico con il pallone.

Una delle trame più assurde e geniali degli anime sportivi

Blue Lock parte da una premessa totalmente folle: dopo il fallimento del Giappone ai Mondiali 2018, la federazione calcistica nipponica decide di creare il miglior attaccante del pianeta attraverso un programma estremo chiamato Blue Lock.

Trecento giovani talenti vengono rinchiusi in una struttura dove dovranno competere brutalmente tra loro per diventare l’attaccante definitivo.

In pratica un sorta di survival game calcistico pieno di ego smisurati, crisi mentali e monologhi da battle shonen.

Il team di Golden Kamuy dietro al film

Alla regia del film troviamo Yusuke Taki, mentre la sceneggiatura è firmata da Tetsuo Kamata.

La produzione è affidata a CREDEUS, lo studio che ha lavorato anche al live action di Golden Kamuy.