Home Blog

The Samurai and the Prisoner: trailer per il thriller ricco di misteri ambientato nel Giappone feudale

0

Approda online il nuovo trailer ufficiale di The Samurai and the Prisoner, il film diretto dal regista di Cure Kiyoshi Kurosawa che porterà sul grande schermo un insolito mix di film di samurai, giallo investigativo e thriller storico.

Presentato in anteprima al Festival di Cannes 2026, dove ha raccolto recensioni molto positive, il film arriverà nelle sale statunitensi alla fine di luglio distribuito da Janus Films.

Quando si parla di Kiyoshi Kurosawa, il pensiero corre subito ai thriller psicologici e agli horror che hanno contribuito a ridefinire il cinema giapponese contemporaneo. Questa volta, però, il regista ha deciso di cambiare completamente scenario, senza rinunciare alle atmosfere cariche di tensione che lo hanno reso celebre.

Un mistero nel cuore del Giappone feudale

Conosciuto inizialmente con il titolo giapponese Kokurojo, The Samurai and the Prisoner è ambientato durante il periodo Sengoku, una delle epoche più turbolente della storia del Giappone segnata da guerre, lotte di potere e continui cambi di alleanze.

Al centro della vicenda troviamo Lord Murashige, interpretato da Masahiro Motoki, un signore feudale che decide di ribellarsi al potente e spietato Oda, ritrovandosi però assediato all’interno del proprio castello.

Come se la minaccia dell’esercito nemico non fosse sufficiente, all’interno della fortezza iniziano a verificarsi una serie di misteriosi omicidi ed eventi inspiegabili che alimentano sospetti e diffidenza tra i suoi uomini.

Con il tempo che scorre sempre più velocemente e il timore che un traditore si nasconda tra le mura del castello, Murashige è costretto a stringere un’insolita alleanza con Kanbei, un brillante stratega rinchiuso nelle prigioni sotterranee della fortezza.

Il primo vero film storico di Kiyoshi Kurosawa

Pur avendo costruito una carriera ricca di opere acclamate come Cure, Pulse, Tokyo Sonata, Creepy e Wife of a Spy, The Samurai and the Prisoner rappresenta un’importante novità nella filmografia di Kurosawa.

Si tratta infatti del suo primo lungometraggio ambientato interamente nel Giappone feudale, un contesto che il regista sfrutta per raccontare una storia dove il mistero investigativo sembra avere lo stesso peso degli scontri armati.

Dal trailer emerge chiaramente come il cuore del film non sia tanto la guerra quanto il clima di paranoia che si diffonde tra i protagonisti, trasformando il castello assediato in una prigione da cui sembra impossibile fuggire.

Quando esce The Samurai and the Prisoner?

Dopo il debutto nelle sale giapponesi avvenuto il 19 giugno, The Samurai and the Prisoner arriverà nei cinema statunitensi a partire dal 31 luglio 2026 grazie a Janus Films.

Al momento non è stata annunciata una distribuzione italiana, ma considerando l’ottima accoglienza ricevuta a Cannes e il crescente interesse attorno al film, sarà interessante capire se anche il pubblico europeo avrà presto l’occasione di vedere sul grande schermo quello che si preannuncia come uno dei thriller storici più intriganti dell’anno.

fonte

La Cina compie un passo storico verso i razzi riutilizzabili: Long March 10B atterra con successo dopo il lancio

Se oggi parlare di razzi che atterrano in verticale non sorprende più come un tempo, è soprattutto merito di SpaceX, che negli ultimi dieci anni ha trasformato quella che sembrava fantascienza in una pratica quasi di routine.

Proprio per questo il successo ottenuto dalla Cina nelle scorse ore merita attenzione: il colosso asiatico ha infatti completato con successo il recupero del primo stadio di un razzo orbitale, segnando uno dei traguardi più importanti della sua corsa verso le tecnologie spaziali riutilizzabili.

Pechino si avvicina alle tecnologie di SpaceX e Blue Origin

Il test avvicina Pechino alle tecnologie di SpaceX e Blue Origin e rappresenta un tassello fondamentale per i futuri obiettivi lunari del programma spaziale cinese.

Protagonista dell’impresa è il Long March 10B, lanciato dall’isola di Hainan, nel sud della Cina. Secondo quanto riportato dai media statali, circa sei minuti dopo la separazione dal secondo stadio, il booster è rientrato in modo controllato ed è atterrato verticalmente su una piattaforma galleggiante in mare.

Rientro a terra dopo il lancio orbitale

Le immagini diffuse dall’emittente statale CCTV mostrano il booster mentre completa la fase finale della discesa, rallentando progressivamente fino a posarsi sulla piattaforma di recupero.

Oltre al successo dell’atterraggio, la missione ha raggiunto anche il suo obiettivo principale, collocando regolarmente un satellite in orbita.

Secondo la China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC), azienda responsabile dello sviluppo del vettore, il test rappresenta una “svolta storica” per le tecnologie di riutilizzo dei lanciatori spaziali cinesi e costituisce una base fondamentale per aumentare l’efficienza dell’accesso allo spazio nei prossimi anni.

Perché i razzi riutilizzabili sono così importanti?

Recuperare il primo stadio di un razzo non è soltanto una dimostrazione tecnologica.

La possibilità di riutilizzare i componenti più costosi del lanciatore consente infatti di ridurre sensibilmente i costi delle missioni, diminuire i tempi necessari tra un lancio e l’altro e aumentare la frequenza delle operazioni spaziali.

È proprio questa filosofia ad aver rivoluzionato il settore grazie a SpaceX, che da quasi un decennio recupera e riutilizza regolarmente i booster della famiglia Falcon 9, cambiando gli equilibri del mercato dei lanci spaziali.

Anche Blue Origin, l’azienda fondata da Jeff Bezos, ha raggiunto un traguardo analogo con il primo recupero del booster del razzo New Glenn, avvenuto lo scorso anno.

Con il successo del Long March 10B, anche la Cina dimostra di essere sempre più vicina a padroneggiare una tecnologia ormai considerata strategica per il futuro dell’esplorazione spaziale.

La corsa allo spazio passa anche dalla competizione tecnologica

Negli ultimi anni Pechino ha dichiarato più volte di voler trasformare il Paese in una delle principali potenze aerospaziali del pianeta.

Per raggiungere questo obiettivo, il governo cinese ha affiancato al tradizionale programma spaziale statale un settore commerciale sempre più dinamico, nel quale numerose aziende stanno sviluppando nuovi vettori e sistemi di lancio riutilizzabili.

Il percorso, però, non è stato privo di ostacoli.

Diversi test effettuati negli ultimi mesi da altre società cinesi non avevano raggiunto i risultati sperati, rendendo ancora più significativo il successo ottenuto dal Long March 10B.

Obiettivo Luna

Il Long March 10 non nasce soltanto con l’obiettivo di rendere più efficienti i lanci commerciali.

Questa nuova famiglia di razzi rappresenta infatti uno degli elementi chiave del programma con cui la Cina punta a realizzare future missioni con equipaggio verso la Luna.

In quest’ottica, il recupero del primo stadio non è soltanto un esercizio ingegneristico, ma un passo concreto verso una maggiore autonomia operativa e una riduzione dei costi delle missioni spaziali di nuova generazione.

La competizione con gli Stati Uniti, insomma, non si gioca più soltanto sul numero di satelliti lanciati o sulle future basi lunari. Sempre di più, passa dalla capacità di sviluppare tecnologie riutilizzabili in grado di rendere l’accesso allo spazio più rapido, economico e sostenibile.

fonte

Dune – Parte 3: online il trailer italiano del gran finale della saga

0

Warner Bros Pictures e Legendary Pictures hanno pubblicato il primo trailer ufficiale in italiano di Dune – Parte 3, il capitolo conclusivo della trilogia diretta da Denis Villeneuve.

Il film debutterà nelle sale italiane il 16 dicembre, portando sul grande schermo l’epilogo dell’ambizioso adattamento cinematografico del capolavoro di Frank Herbert.

Il film promette di chiudere una delle saghe di fantascienza più apprezzate degli ultimi anni, con un finale che si preannuncia epico e ricco di colpi di scena.

Il trailer anticipa il destino di Paul Atreides

Il filmato promozionale si apre con una frase destinata a lasciare il segno: “Perdonatemi per ciò che ho fatto”.

Poche parole che racchiudono il peso delle scelte compiute da Paul Atreides, ormai diventato Imperatore dopo gli eventi del secondo capitolo.

Le immagini mostrano un universo sempre più instabile, mentre il protagonista è costretto a fare i conti con le conseguenze del proprio potere e con un futuro che sembra ormai scritto.

Un salto temporale di vent’anni

La storia è ambientata quasi vent’anni dopo gli eventi di Dune – Parte 2.

Paul Atreides governa un impero ormai vicino al collasso, mentre antichi alleati tornano sulla scena, nuove minacce iniziano a emergere e una vasta cospirazione sembra ruotare attorno a Chani. Tormentato dalle sue visioni sul destino dell’umanità e dal ritorno del suo amore perduto, il protagonista dovrà affrontare il prezzo delle proprie decisioni in un conflitto destinato a cambiare per sempre il futuro dell’universo.

Il cast stellare dell’ultimo capitolo della trilogia

Come i due precedenti film, anche Dune – Parte 3 può contare su un cast di altissimo livello.

Tornano infatti Timothée Chalamet, Zendaya, Jason Momoa, Rebecca Ferguson, Florence Pugh, Javier Bardem, Charlotte Rampling e Isaach de Bankolé, ai quali si aggiungono due importanti novità: Anya Taylor-Joy e Robert Pattinson.

Alla regia ritroviamo ancora Denis Villeneuve, che firma anche la sceneggiatura insieme a Brian K. Vaughan, mentre la colonna sonora sarà nuovamente composta dal premio Oscar Hans Zimmer, ormai elemento imprescindibile dell’identità della saga.

Naruto: al via il casting per il film live action

0

Per molto tempo il film live action di Naruto è sembrato uno di quei progetti destinati a restare intrappolati nel limbo di Hollywood.

Annunci, cambi di programma, lunghi silenzi e pochissimi aggiornamenti concreti hanno accompagnato questo adattamento cinematografico che molti fan cominciavano a considerare poco più di una promessa.

Alla ricerca di Naruto, Sasuke e Sakura

Ora, però, qualcosa sembra essersi finalmente mosso. A oltre due anni dall’annuncio di Destin Daniel Cretton (Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli) come regista, la produzione ha compiuto quello che, probabilmente, è il passo più importante dall’inizio dello sviluppo: sono ufficialmente aperti i casting mondiali per trovare gli interpreti di Naruto Uzumaki, Sasuke Uchiha e Sakura Haruno, i tre protagonisti del celebre Team 7.

Ad annunciare la novità è stato lo stesso Cretton attraverso i propri canali social.

Il regista ha spiegato quanto l’opera di Masashi Kishimoto abbia influenzato intere generazioni di lettori e spettatori, definendo un onore l’opportunità di portare per la prima volta sul grande schermo, in versione live action, il mondo di Naruto.

Cretton ha inoltre espresso il proprio entusiasmo per l’inizio della ricerca internazionale degli attori che daranno volto al Team 7, un passaggio fondamentale per una produzione che dovrà inevitabilmente confrontarsi con le altissime aspettative dei fan.

Naruto

Masashi Kishimoto guarda con entusiasmo al progetto

L’entusiasmo non riguarda soltanto il regista. Anche Masashi Kishimoto, creatore di Naruto, ha commentato l’avanzamento del film, definendo quasi surreale vedere il proprio manga trasformarsi in una grande produzione hollywoodiana dopo oltre venticinque anni dalla sua nascita.

Nel comunicato diffuso per l’occasione, il mangaka ha raccontato di vivere questo momento come una successione di “miracoli” e ha dichiarato di attendere con impazienza gli attori che daranno vita ai personaggi creati tanti anni fa sulle pagine di Weekly Shōnen Jump.

Parole che testimoniano il coinvolgimento diretto di Kishimoto nel progetto e che contribuiranno sicuramente a rassicurare una parte della community, da sempre piuttosto cauta quando si parla di adattamenti live-action di celebri manga.

naruto climbing silver

Dal Villaggio della Foglia a Hollywood

Pubblicato per la prima volta nel 1999 sulle pagine di Weekly Shōnen Jump, Naruto è diventato rapidamente uno dei manga più importanti della sua generazione.

L’enorme successo della serie ha dato vita a due adattamenti anime, numerosi lungometraggi animati, videogiochi, romanzi e un’infinità di prodotti dedicati, trasformando le avventure del giovane ninja del Villaggio della Foglia in uno dei franchise più popolari della cultura pop giapponese.

Paradossalmente, nonostante questa popolarità globale, fino a oggi Naruto non ha mai ricevuto una vera trasposizione live action cinematografica ad alto budget.

Proprio per questo motivo il progetto di Lionsgate è osservato con particolare attenzione: non si tratta semplicemente dell’ennesimo adattamento, ma del primo tentativo di portare uno dei manga più influenti degli ultimi venticinque anni nel panorama delle grandi produzioni hollywoodiane.

fonte

Tom Holland pensava che Nolan odiasse la sua performance su Odissea: “Credevo di fare una figura pessima”

0

Lavorare con Christopher Nolan è già di per sé un’esperienza intimidatoria, ma quando si aggiunge un processo di ripresa completamente inedito, è facile capire perché Tom Holland sia uscito dalla sua prima giornata sul set di Odissea convinto che le cose stessero andando terribilmente male.

Holland, che interpreta Telemaco nell’adattamento nolaniano del poema omerico, in arrivo nelle sale italiane il 16 luglio 2026, un giorno prima del debutto americano, ha raccontato apertamente l’esperienza in un’intervista rilasciata a Fandango, spiegando di aver completamente frainteso il motivo per cui Nolan continuasse a interrompere le riprese durante una scena con Jon Bernthal.

Il mistero delle interruzioni continue: colpa del formato IMAX, non della recitazione

Si è scoperto che le interruzioni non avevano nulla a che fare con la sua performance. “Lavorare per la prima volta con le cineprese IMAX è un’esperienza”, ha spiegato Holland. “È qualcosa di completamente diverso da qualsiasi cosa abbia mai visto prima, e non sapevo che la pellicola durava solo tre minuti. Ricordo che si continuava a interrompere, ed ero lì con Jon come a dire: ‘Perché continua a tagliare? Perché lo fa di continuo?'”

“E nella mia testa pensavo: ‘Non gli piace quello che stiamo facendo? Cosa sta succedendo?’ Poi ricordo che è stato il coordinatore degli stunt George Cottle a dirmi: ‘No, no, no, no, no, nella carica ci sono solo tre minuti.’ E io: ‘Oh, grazie al cielo.’ Credevo di fare una figura pessima in quella scena.”

Le frequenti interruzioni erano semplicemente una conseguenza diretta dell’utilizzo delle cineprese IMAX, che utilizzano pellicola da 70mm a 15 perforazioni: ogni carica di pellicola dura circa tre minuti, rendendo necessarie pause regolari per ricaricare la macchina da presa. Una caratteristica tecnica che chiunque non abbia mai lavorato con questo formato potrebbe facilmente fraintendere.

Il primo film nella storia del cinema girato interamente in IMAX

Odissea è il primo lungometraggio mai realizzato interamente con cineprese IMAX a pellicola — un primato assoluto nella storia del cinema. Nolan ha collaborato con i tecnici IMAX per sviluppare nuove attrezzature che rendessero possibile girare anche le scene di dialogo ravvicinate nel grande formato, incluso un involucro insonorizzante per le cineprese chiamato “blimp”, progettato per ridurre il rumore delle macchine durante i dialoghi. Nel corso delle riprese, durate 91 giorni, Nolan ha impressionato oltre 2 milioni di piedi di pellicola.

Parlando del traguardo raggiunto, Nolan ha dichiarato: “Una delle grandi soddisfazioni della mia carriera è stata far parte di un processo evolutivo di un sistema cinematografico. La mia eccitazione per aver finito il film interamente in IMAX è: quali altri registi potrebbero volerlo fare. Voglio solo andare a vedere il film di qualcun altro quando lo realizzerà in questo modo.”

La trama e il cast del kolossal omerico, da Tom Holland a Robert Pattinson

Basato su uno dei testi letterari più antichi e influenti della storia dell’umanità, Odissea segue Odisseo — interpretato da Matt Damon — nel suo decennale viaggio di ritorno verso Itaca dopo la guerra di Troia, mentre affronta creature mitologiche, prove impossibili e l’ira degli dei. Ad attenderlo ci sono sua moglie Penelope (Anne Hathaway) e il figlio Telemaco (Holland).

Il cast comprende anche Zendaya nel ruolo di Atena, Charlize Theron come Circe, Robert Pattinson nei panni di Antinoo, Jon Bernthal come Menelao, Benny Safdie come Agamennone, Lupita Nyong’o, John Leguizamo, Himesh Patel, Mia Goth ed Elliot Page, tra gli altri. La colonna sonora è firmata da Ludwig Göransson, alla sua terza collaborazione con Nolan.

La recensione di Assassin’s Creed Black Flag Resynced: bentornati a bordo!

C’è un momento, nelle prime ore di Assassin’s Creed Black Flag Resynced, in cui la Jackdaw prende il largo per la prima volta sotto il sole del Caraibi con il vento in poppa e l’equipaggio che intona uno shanty, e ci si ritrova a sorridere come degli idioti davanti allo schermo. Non per nostalgia, o almeno non solo per quella, ma perché si capisce immediatamente che questo non è il solito “remake con qualche ritocco grafico” fatto per spillare qualche euro ai fan affezionati.

Ubisoft Singapore ha rimesso le mani su uno dei capitoli più amati della serie con un rispetto e un’ambizione che si sentono in ogni singola sequenza. Tredici anni dopo, Edward Kenway è tornato. E non ha perso nemmeno un grammo del suo carisma.

Una storia che regge ancora… e che adesso respira meglio

Partiamo subito dall’elefante nella stanza: sì, Assassin’s Creed Black Flag Resynced è un remake, e la storia principale è quella che è. Chi aveva già vissuto l’avventura di Edward nel 2013 ritroverà lo stesso pirata ambizioso che per caso si ritrova coinvolto nella guerra secolare tra Assassini e Templari, la stessa ricerca dell’Osservatorio, gli stessi compagni di viaggio. E onestamente? Fa ancora la sua figura. Anzi, a distanza di anni si apprezza ancora di più quanto la narrativa originale sapesse bilanciare il grande conflitto storico con qualcosa di molto più intimo, un racconto di amicizia, di perdita, di cosa significhi davvero costruirsi una famiglia. Non era un videogioco che raccontava la solita storia di eroi e villain: era molto più sfumato di così.

Quello che Resynced aggiunge, però, vale la pena di sottolinearlo. Il team di sviluppo ha introdotto nuove missioni che espandono gli archi narrativi di alcuni personaggi secondari dell’originale, spiegandone il lascito oltre i confini della storia principale. Soprattutto, vengono reclutati tre nuovi ufficiali per la Jackdaw, Il Padre, Lucy Baldwin e Tobias “Deadman” Smith, ciascuno con la propria storia autonoma da seguire, e chi li raccoglie tutti e tre sblocca una missione finale che si ricollega a un momento cruciale della campagna principale. Una trovata narrativa che funziona sorprendentemente bene. Blackbeard e Stede Bonnet ricevono nuove sequenze che ne approfondiscono la caratterizzazione, e vedere la genesi di Barbanera, prima ancora che diventasse il pirata leggendario che tutti conoscono, è uno dei momenti più riusciti dell’intero pacchetto narrativo. Le odiose sezioni nel presente ambientate negli uffici di Abstergo, che nell’originale rompevano il ritmo dell’avventura con sequenze di puzzle poco ispirate, sono state rimosse. Al loro posto, quattro “squarci” nella simulazione, scenari ipotetici su strade alternative che i personaggi avrebbero potuto percorrere, tengono vivo quel filo metalinguistico senza interrompere la storia con parentesi anacronistiche. Chi se li ricordava con poco affetto può dormire sonni tranquilli. Va anche detto, per completezza, che il DLC Freedom Cry, il capitolo autonomo incentrato sul nostromo Adéwalé, non è incluso nel pacchetto base.

Assassins Creed Black Flag Resynced

Tecnicamente, è un altro pianeta

Parliamo della parte più facile: Assassin’s Creed Black Flag Resynced è uno dei giochi più belli del 2026, e non è nemmeno una gara particolarmente combattuta. Il motore Anvil nella sua iterazione più recente, lo stesso che ha fatto un figurone su Assassin’s Creed Shadows l’anno scorso, viene qui applicato a un contesto che gli si addice ancora di più: acqua, cieli aperti, vegetazione tropicale, luce caraibica che cambia col tempo e con le condizioni atmosferiche. Il sistema meteorologico dinamico non è solo un vezzo visivo: le tempeste in mare aperto interagiscono con l’illuminazione globale in tempo reale, scuotono il cielo, sferzano lo scafo e cambiano concretamente le condizioni dei combattimenti navali. Stare alla ruota della Jackdaw durante un uragano con la colonna sonora di Brian Tyler che sale di tono è una di quelle esperienze che difficilmente si dimenticano.

Le città ricostruite, Havana, Nassau, Kingston, mantengono la loro anima riconoscibile, quel mix di splendore coloniale e caos portuale che le aveva rese memorabili nel 2013, ma adesso hanno una densità visiva e un’espressività che all’epoca erano semplicemente fuori portata. I volti di Edward, Barbanera e James Kidd sono notevolmente più espressivi e credibili nelle scene narrative. Con qualche eccezione: Anne Bonny, in certi frangenti, sfiora quello strano disagio estetico che si prova davanti a un personaggio realizzato quasi perfettamente ma non del tutto. Un dettaglio minore, ma che si nota. Come si nota, del resto, il classico “jank alla Assassin’s Creed” che non ha mai abbandonato del tutto la serie: qualche PNG fluttuante, qualche fisica del tessuto che va per i fatti suoi, qualche animazione di transizione che zoppica. Non rovinano l’esperienza, ma è giusto saperlo.

Il combattimento: finalmente una vera sfida

Qui è dove Resynced prende le sue decisioni più coraggiose, e la stragrande maggioranza funziona. Il sistema di combattimento dell’originale era onesto ma limitato: si aspettava l’icona rossa sopra la testa di un nemico, si premeva un pulsante, si ripeteva fino alla nausea. Efficace, ma meccanico. Il remake lo sovverte completamente introducendo una barra gialla sopra la barra vita di ogni avversario che rappresenta la sua difesa attiva: va spezzata prima di poter infliggere danni significativi, e farlo richiede un approccio più ragionato.

Gli attacchi ripetuti funzionano, ma i nemici si adattano ai pattern e iniziano a parare. Ecco allora che entrano in gioco le novità: uno spazzata alle gambe che manda a terra chi blocca, un calcio che proietta i nemici all’indietro, utilissimo vicino a un cornicione o a una parete per attivare un abbattimento ambientale, e un attacco caricato il cui effetto cambia a seconda del tipo di spada equipaggiata. Le sciabole falciano in arco tutti i nemici attorno, i fioretti infilzano in avanti con precisione chirurgica, le spade-pistola scaricano due colpi senza consumare munizioni. Ogni lama ha la sua personalità, e cambiarle durante il gioco non è mai solo una questione estetica. Il dardo con corda, che nell’originale arrivava quasi alla fine, viene consegnato molto prima, trasformandolo in uno strumento tattico che accompagna buona parte dell’avventura. La sensazione complessiva è quella di un combattimento finalmente adulto, che chiede di leggere lo scontro invece di eseguirlo meccanicamente.

La Jackdaw: qualche novità mirata, zero passi falsi

Ubisoft ha avuto l’intelligenza di non toccare ciò che non aveva bisogno di essere toccato. Il combattimento navale era già il punto di forza dell’originale, e rimane probabilmente il migliore della categoria ancora oggi, quindi le modifiche qui sono chirurgiche piuttosto che rivoluzionarie. Ogni tipo di arma della nave sblocca una modalità di fuoco alternativa avanzando nella campagna e liberando i forti: i cannoni possono sparare colpi incandescenti a corto raggio, le botti di fuoco diventano barili a frammentazione. Gli ufficiali reclutati portano abilità specifiche alla nave: uno permette un’improvvisazione difensiva perfetta che azzera quasi del tutto i danni, un altro scarica due salve di cannonate con un singolo tasto. La differenza si sente, soprattutto negli scontri più duri.

La rimozione più benvenuta, però, è quella delle sequenze di furtività navale forzata: nell’originale erano tra i momenti più frustranti in assoluto, con la Jackdaw che doveva muoversi nell’oscurità cercando di non incrociare la linea di visuale di fregate e vascelli di linea mentre seguiva un bersaglio su una minimappa caotica. Sparite. Addio. Non mancheranno a nessuno.

Black Flag Resynced

Verdetto: benvenuti a bordo (di nuovo)

Assassin’s Creed Black Flag Resynced si prende un posto di diritto tra i migliori remake degli ultimi anni, alla pari di lavori come Resident Evil 4 e Dead Space. Non si limita a lucidare la superficie di un classico: lo smonta, lo ricostruisce con gli strumenti del 2026 e lo restituisce con qualcosa in più: più profondità nel combattimento, più respiro nella narrazione, più bellezza visiva, meno frustrazioni accumulate in tredici anni di replay. Chi non ha mai giocato il Black Flag del 2013 ha tra le mani il modo migliore per viverlo. Chi lo ricorda come uno dei capitoli preferiti della serie troverà esattamente ciò che cercava: la stessa avventura, più viva che mai. Alzate le vele.

Potete acquistare Black Flag Resynced, in tutte le sue versioni ed edizioni, QUI.

Avengers Doomsday: Wolverine e lo Spider-Man di Tobey Maguire avranno pochissimo spazio. Un rumor parla di appena tre minuti

0

Quando si parla di Avengers Doomsday una cosa è ormai diventata inevitabile: distinguere i rumor dalle informazioni ufficiali è sempre più complicato.

Il prossimo colossal dei Marvel Studios continua infatti a essere al centro di indiscrezioni praticamente quotidiane e l’ultima potrebbe far discutere parecchio i fan di Wolverine (Hugh Jackman) e dello Spider-Man interpretato da Tobey Maguire.

Secondo una nuova voce di corridoio, infatti, entrambi i personaggi avrebbero un ruolo sorprendentemente ridotto nel film, con appena tre minuti di screen time prima che la loro storia prenda una piega decisamente drammatica.

Naturalmente, è bene ribadirlo fin da subito: si tratta esclusivamente di rumor e nulla è stato confermato dai Marvel Studios e ciò che leggerete fra poco potrebbe rappresentare uno spiacevole spoiler per cui, se ci tenete alla vostra salute mentale e non volete rovinarvi la visione del film, il consiglio è ovviamente quello di non proseguire oltre, magari guardando alcuni spot di Spider-Man: Brand New Day sempre per rimanere in tema Uomo Ragno.

Wolverine e Spider-Man protagonisti di una fugace e tragica sequenza iniziale

L’indiscrezione arriva dall’insider MyTimeToShineHello, che sui social ha affermato che Hugh Jackman e Tobey Maguire comparirebbero sullo schermo per circa tre minuti prima di essere uccisi durante gli eventi iniziali di Avengers: Doomsday.

Una rivelazione che, se fosse confermata, rappresenterebbe una scelta narrativa piuttosto audace, considerando quanto i due personaggi siano amati dal pubblico e il peso che avrebbero in un film dedicato al Multiverso.

Una battaglia tra universi

Questa indiscrezione non nasce dal nulla. Negli ultimi mesi sono emerse diverse voci secondo cui l’apertura del film sarebbe incentrata su un gigantesco scontro multiversale. Lo stesso MyTimeToShineHello aveva sostenuto in passato che Deadpool e Wolverine sarebbero stati inviati sulla Terra dello Spider-Man di Tobey Maguire con l’obiettivo di distruggerla.

Sempre secondo questa ricostruzione, il film includerebbe anche uno scontro tra Wolverine e lo Spider-Man di Maguire destinato a concludersi in modo tragico.

Come prevedibile, queste indiscrezioni hanno alimentato numerose teorie tra gli appassionati, soprattutto considerando che Avengers: Doomsday dovrebbe rappresentare uno dei capitoli più ambiziosi dell’intera Saga del Multiverso.

Versioni che non coincidono

Tuttavia, come spesso accade con le produzioni Marvel, le fonti non raccontano tutte la stessa storia.

Alcune indiscrezioni diffuse nei mesi scorsi sostenevano addirittura che lo Spider-Man di Tobey Maguire, affiancato da Doctor Octopus, avrebbe affrontato gli X-Men dell’universo cinematografico Fox prima dell’escalation finale dello scontro.

Altre fonti, invece, raccontano una versione completamente diversa: l’insider Alex Perez, di The Cosmic Circus, ha infatti smentito questa ricostruzione, sostenendo che lo Spider-Man interpretato da Maguire sopravviverebbe agli eventi del film.

Appuntamento a dicembre

Insomma, al momento le indiscrezioni si contraddicono a vicenda e non permettono di delineare un quadro realmente affidabile.

Fino a quando lo studio non mostrerà materiale ufficiale o non rivelerà nuovi dettagli sulla trama, tutte queste ricostruzioni devono essere prese con le pinze.

Una cosa, però, sembra ormai evidente: qualunque direzione prenderà Avengers: Doomsday, il film punta a giocare un ruolo centrale nella Saga del Multiverso.

Se Wolverine e lo Spider-Man di Tobey Maguire avranno davvero soltanto pochi minuti sullo schermo o se queste ultime indiscrezioni si riveleranno infondate, lo scopriremo soltanto il 16 dicembre quando il film arriverà nelle sale cinematografiche italiane.

fonte

Hearthstone: disponibile la nuova espansione Fuga dalla Fortezza Violacea con 135 carte inedite

L’universo di Hearthstone si arricchisce con una nuova, spettacolare espansione. Fuga dalla Fortezza Violacea è ora disponibile e introduce 135 nuove carte collezionabili, oltre a una serie di meccaniche inedite che promettono di rivoluzionare il meta del celebre gioco di carte digitale di Blizzard.

Ambientata nella famigerata prigione di massima sicurezza di Azeroth, l’espansione trasporta i giocatori nel cuore di una rocambolesca evasione orchestrata, portando in scena nuovi servitori leggendari, abilità originali e carte capaci di cambiare radicalmente il modo di affrontare una partita.

Vanessa VanCleef guida la fuga dalla Fortezza Violacea

La protagonista di questa nuova avventura è Vanessa VanCleef, determinata a mettere in atto un’audace evasione dalla Fortezza Violacea insieme a un gruppo di pericolosi detenuti. Da questo scenario nasce la nuova tipologia di servitori Sovvertiregole, una delle principali novità dell’espansione.

Ogni classe riceve infatti un servitore Sovvertiregole Leggendario, progettato per infrangere una delle regole fondamentali di Hearthstone. L’obiettivo è offrire nuove possibilità strategiche e creare partite ancora più imprevedibili, ribaltando le convenzioni su cui si basa il gameplay del titolo Blizzard.

Predisposizione: la nuova abilità di Hearthstone

Tra le aggiunte più interessanti spicca Predisposizione, una nuova abilità che premia la pianificazione a lungo termine.

Le carte dotate di questa meccanica possono essere trascinate direttamente nel proprio mazzo, consumando tutto il mana residuo del turno. In cambio, il loro costo verrà ridotto dell’ammontare del mana speso, più un ulteriore punto, consentendo di preparare in anticipo giocate devastanti da sfruttare nei momenti decisivi della partita.

Si tratta di una meccanica che aggiunge ulteriore profondità strategica e offre nuove possibilità nella costruzione dei mazzi.

Servitori Camuffamento e carte Mazzetta cambiano le regole del gioco

Fuga dalla Fortezza Violacea introduce anche due nuove tipologie di carte destinate a sorprendere i giocatori.

I servitori Camuffamento permettono, per la prima volta nella storia di Hearthstone, di evocare un servitore direttamente sul lato del tabellone dell’avversario. Questa particolare caratteristica apre a numerose strategie: è possibile schierare il servitore normalmente per sfruttarne gli effetti oppure utilizzarlo per ostacolare direttamente il piano di gioco del nemico.

Le nuove carte Mazzetta, invece, offrono potenti effetti immediati, ma richiedono un compromesso: ogni utilizzo concede anche un piccolo vantaggio all’avversario. Una scelta rischiosa che costringerà i giocatori a valutare con attenzione il momento migliore in cui giocarle.

Diamoci da fare

L’espansione è già disponibile per tutti i giocatori e con 135 nuove carte, nuove meccaniche e una forte componente strategica, Fuga dalla Fortezza Violacea rappresenta una delle espansioni più originali degli ultimi anni per Hearthstone.

Oltre a iniziare subito la propria evasione dalla Fortezza Violacea, è possibile consultare le note della patch 36.0 per scoprire tutti i dettagli dell’aggiornamento e le ricompense disponibili con il lancio della nuova espansione.

Backrooms supera i 357 milioni di dollari e stabilisce nuovi record storici per A24

0

Backrooms, il film horror di A24 diretto da Kane Parsons, continua a riscrivere i libri dei record. Il lungometraggio ha superato la soglia dei 357 milioni di dollari a livello globale, diventando il film più redditizio nella storia di A24 in diversi mercati internazionali. A riportare i dati è stato The Hollywood Reporter.

Tra i mercati in cui il film ha stabilito il primato assoluto per lo studio figurano la Cina — dove si avvicina ai 15 milioni di dollari, un risultato notevole per un horror di produzione indipendente — e la Francia, dove ha superato il precedente record detenuto da Marty Supreme (2025). Il film è anche il maggiore incasso nella storia di A24 in Tailandia, Russia e Polonia.

Un successo costruito su 10 milioni di budget e un fenomeno nato su internet

Il risultato è ancora più sorprendente se si considera che Backrooms è stato realizzato con un budget dichiarato di soli 10 milioni di dollari, eppure ha già superato al botteghino prodotti ad alto budget come Scream 7 e Mortal Kombat II, diventando il film horror originale con il maggior incasso di sempre nel panorama hollywoodiano attuale.

La pellicola segue un proprietario di un negozio di mobili interpretato da Chiwetel Ejiofor, che scopre un passaggio segreto che lo trascina in un labirinto apparentemente infinito di stanze anonime. Quando l’uomo scompare, la sua terapeuta — interpretata da Renate Reinsve — si avventura nelle Backrooms per cercarlo e riportarlo indietro. Un concept semplice, disturbante, figlio di un mito nato su internet e capace di trovare il proprio pubblico in tutto il mondo.

Backrooms

Il sequel è già in sviluppo: Parsons cerca uno sceneggiatore collaboratore

Con numeri del genere, nessuno si stupisce che A24 stia già pensando al futuro del franchise. Secondo fonti riportate da Deadline, Parsons starebbe cercando un collaboratore alla sceneggiatura per lavorare al sequel di Backrooms, con l’intenzione di espandere il franchise in formato di antologia cinematografica — una struttura che permetterebbe di raccontare storie diverse all’interno dello stesso universo senza essere vincolati ai personaggi del primo film.

Il regista aveva già anticipato la sua visione a lungo termine per il franchise in diverse interviste rilasciate dopo il debutto del film: storie separate, ambientate nello stesso universo, capaci di costruire nel tempo una mitologia sempre più ricca. Con Backrooms che continua ad attirare spettatori nelle sale settimane dopo l’uscita, le ambizioni di Parsons sembrano avere tutta la solidità economica necessaria per trasformarsi in realtà.

Il regista di Godzilla Minus One, Takashi Yamazaki, port il misterioso film “Nue” alla 20th Century con Ridley Scott

0

Dopo il trionfo globale di Godzilla Minus One, il regista giapponese Takashi Yamazaki è pronto per il suo grande salto a Hollywood. Il filmmaker ha firmato un accordo con 20th Century Studios per dirigere Nue, un progetto originale avvolto nel mistero che porterà la sua firma registica fuori dai confini del cinema giapponese per la prima volta. A produrre il film sarà la Scott Free Productions di Ridley Scott, che affiancherà Yamazaki insieme al produttore Michael Pruss, a Keiichiro Moriya e Go Abe di Robot Communications, a Georgina Pope di Toho-Tombo e ad Amie Horiuchi.

Per ora lo studio ha scelto di tenere i dettagli della trama completamente riservati. Il solo titolo, però, dice già qualcosa di interessante: nella mitologia giapponese, lo Nue è uno yokai dalla natura ibrida e inquietante, una creatura composita che appare come un presagio nefasto. Un riferimento che potrebbe indicare il tono o l’ambientazione del progetto, anche se al momento rimane pura speculazione.

Perché Hollywood stava aspettando Yamazaki

Il percorso che ha portato Yamazaki a questa collaborazione è scritto nei numeri di Godzilla Minus One. Il film del 2023, prodotto con un budget di soli 15 milioni di dollari, ha incassato oltre 115 milioni di dollari in tutto il mondo — stabilendo il record come film live-action in lingua giapponese più redditizio di sempre nel mercato nordamericano — ed è diventato il primo film giapponese a vincere l’Oscar per i Migliori Effetti Speciali, battendo produzioni hollywoodiane con budget decine di volte superiori. Un risultato che ha fatto risuonare il nome di Yamazaki nei corridoi di ogni major americana.

La sua capacità di fondere dramma umano intenso con spettacolo visivo su larga scala — e di farlo con risorse limitate — lo rende una figura unica nel panorama cinematografico internazionale. Al di là di Godzilla, Yamazaki ha dimostrato la sua versatilità con film come The Eternal Zero e Stand by Me Doraemon, costruendo un curriculum che spazia dal dramma storico alla fantasia per famiglie.

Godzilla Minus Zero in arrivo: l’Italia anticiperà gli USA

Prima di Nue, i fan di Yamazaki potranno tornare al cinema con il suo prossimo film: Godzilla Minus Zero, sequel diretto di Godzilla Minus One, arriverà nelle sale italiane il 5 novembre 2026, distribuito da Plaion Pictures — anticipando di un giorno il debutto americano del 6 novembre. Il film è ambientato nel 1949, due anni dopo gli eventi del primo capitolo, con il ritorno di Ryunosuke Kamiki e Minami Hamabe, ed è il primo film giapponese ad essere stato girato specificamente per il formato IMAX. Le riprese si sono svolte presso i Toho Studios, con Yamazaki ancora una volta nel triplice ruolo di regista, sceneggiatore e supervisore degli effetti visivi.

Per Scott Free, Nue rappresenta un ulteriore tassello nella collaborazione con 20th Century Studios e con il co-responsabile dello studio Steve Asbell. La casa di produzione ha in cantiere anche Heart of the Beast – Nel Profondo Selvaggio con Brad Pitt e The Riders, diretto da Edward Berger per A24. Per Nue, invece, né una data di uscita né ulteriori dettagli sono stati ancora comunicati.

Hideo Kojima: “La fine dei giochi fisici PlayStation mi rende molto triste, e uno streaming futuro mi spaventa”

La comunità videoludica sta ancora metabolizzando la decisione di Sony di porre fine alla produzione di nuovi giochi PlayStation su disco fisico a partire dal gennaio 2028, annunciata ufficialmente il 1° luglio 2026 sul PlayStation Blog. E ora una delle voci creative più autorevoli dell’intera industria ha detto la sua: Hideo Kojima, il leggendario creatore di Metal Gear Solid e Death Stranding, ha espresso preoccupazione per le implicazioni a lungo termine di questa svolta, con toni che risuoneranno familiari a chiunque abbia pensato seriamente al tema della proprietà digitale.

Kojima al festival Il Cinema in Piazza: “È spaventoso”

Intervenendo durante il festival Il Cinema in Piazza, Kojima ha parlato apertamente di come la notizia lo abbia colpito: “Dato che la produzione terminerà nel 2028 — questo riguarda i videogiochi — sono cresciuto con i supporti fisici, quindi mi rende davvero triste. Attualmente sto comprando molti Blu-ray, vari film, e anche CD.”

Il discorso di Kojima si è poi spostato su un rischio più profondo, legato al modello di streaming: “La situazione è diversa per i giochi, perché vengono scaricati sull’hard drive, il che significa che i dati del gioco rimangono sul proprio hardware. Tuttavia, se le cose si spostano verso lo streaming in futuro, non sarà più così.”

Usando servizi come Netflix come esempio, Kojima ha illustrato la natura del problema: “C’è un server da qualche parte, e si ha essenzialmente solo il diritto di aprire il rubinetto, e quando lo si fa, i dati scorrono fuori.” La conseguenza, dice, è che l’utente non possiede mai davvero i contenuti a cui accede. E da lì nasce la sua vera preoccupazione: “Con le nazioni, la politica e i vari modi di pensare, bisogna naturalmente considerare la possibilità che se avviene un cambiamento, i dati smettano di essere distribuiti. E se ciò accade non potrete guardare o giocare ai film e ai giochi che vi piacciono. Questo è ciò che è spaventoso.”

Death Stranding

Una preoccupazione che va oltre i videogiochi

Kojima ha anche esteso il ragionamento al cinema: “Quello che sta accadendo ai videogiochi nel 2028 potrebbe accadere anche ai film. Vorrei che tutti lo tenessero a mente.” Un avvertimento che va ben oltre la discussione sui supporti fisici, e tocca il cuore della questione: in un futuro interamente digitale e in streaming, l’accesso alla cultura — film, musica, videogiochi — dipende interamente da chi controlla i server e dalle condizioni geopolitiche e commerciali del momento.

Kojima non è l’unico esponente del settore ad aver sollevato questi timori. Dopo l’annuncio di Sony, diversi sviluppatori e publisher hanno preso pubblicamente posizione. Michael Douse, direttore editoriale di Larian Studios — lo studio dietro Baldur’s Gate 3 — ha definito la situazione “straziante”. Iam8bit, società specializzata in edizioni da collezione, ha dichiarato: “Siamo profondamente delusi dalla decisione di Sony. I giochi fisici sono fondamentali per la conservazione, la proprietà e la libertà di scelta dei consumatori.”

Cosa cambia davvero dal gennaio 2028

Per capire la portata concreta dell’annuncio Sony: a partire da gennaio 2028, tutti i nuovi titoli PlayStation saranno disponibili esclusivamente in formato digitale, sia sul PlayStation Store che presso i rivenditori fisici — che continueranno a vendere confezioni, ma senza disco all’interno. I giochi già pubblicati su disco prima di quella data non subiranno modifiche. L’unica fabbrica di dischi fisici Sony, situata in Austria, verrà riconvertita alla produzione di microlenti ottiche per tecnologie a basso consumo energetico.

I numeri danno ragione alla decisione dal punto di vista commerciale: secondo i dati finanziari di Sony, l’85% dei giochi venduti su PS5 e PS4 vengono acquistati in digitale, una percentuale in crescita costante. Ma le preoccupazioni di Kojima, dei collezionisti e di chi si occupa di preservazione videoludica riguardano qualcosa che i dati di mercato non riescono a catturare: il diritto di possedere davvero ciò che si acquista, e la garanzia che quei contenuti siano accessibili indipendentemente dalle decisioni future di server, piattaforme e governi.

Terminator 2: Il Giorno del Giudizio torna al cinema in 4K per il suo 35° anniversario

0

In un momento storico in cui l’Intelligenza Artificiale affascina e contemporaneamente inquieta il genere umano, arriva la notizia del ritorno al cinema di Terminator 2: Il Giorno del Giudizio, pellicola cult e maledettamente profetica che più di tre decenni fa ci aveva già prospettato come “tutto avrebbe potuto avere inizio”.

A distanza di 35 anni, il film di James Cameron continua a essere il punto di riferimento soprattutto quando si parla di cinema d’azione, fantascienza e rivoluzione degli effetti speciali.

Ritorno al futuro di Terminator 2

Per celebrare questo importante anniversario, StudioCanal, Fathom Entertainment e Rialto Pictures hanno annunciato il ritorno del film nelle sale cinematografiche di tutto il mondo.

A partire dalla fine di agosto, il pubblico avrà l’occasione di rivedere – o scoprire per la prima volta sul grande schermo – il film grazie a una nuova distribuzione internazionale in 4K, RealD 3D e nei principali formati premium.

Per molti appassionati potrebbe essere l’occasione perfetta per tornare nel futuro… o, più precisamente, nel 1991.

Quando arriverà Il Giorno del Giudizio?

La nuova distribuzione internazionale prenderà il via tra la fine di agosto e l’inizio di settembre.

L’Italia sarà tra i primi Paesi coinvolti, con l’uscita fissata per il 28 agosto, la stessa data scelta anche per gli Stati Uniti e la Polonia.

Una coincidenza tutt’altro che casuale: il giorno successivo, il 29 agosto, nell’universo narrativo della saga è infatti il famigerato Judgment Day, la data in cui Skynet dà inizio alla guerra contro l’umanità.

Il restauro del 2017 sul grande schermo

Questa nuova edizione utilizzerà il celebre restauro realizzato da StudioCanal nel 2017, accompagnato dalla conversione stereoscopica in 3D.

L’obiettivo è offrire quella che, almeno per il momento, rappresenta probabilmente la versione definitiva del film, valorizzando sia la qualità dell’immagine sia il comparto sonoro grazie ai moderni sistemi di proiezione disponibili nelle sale premium.

Per un’opera che ha rivoluzionato il modo di realizzare gli effetti visivi negli anni Novanta, tornare sul grande schermo rappresenta quasi un ritorno alle origini.

Un film che ha cambiato il cinema d’azione

Uscito nel 1991, Terminator 2: Il Giorno del Giudizio non fu soltanto un enorme successo commerciale, ma ridefinì gli standard del blockbuster moderno.

Il film riportò sullo schermo Arnold Schwarzenegger e Linda Hamilton, già protagonisti del primo Terminator del 1984, introducendo inoltre due personaggi diventati iconici grazie alle interpretazioni di Edward Furlong e Robert Patrick, indimenticabile nei panni del letale T-1000.

Con oltre 517 milioni di dollari incassati nel mondo, Terminator 2 rimane ancora oggi il capitolo di maggior successo dell’intero franchise.

Il film conquistò anche quattro Premi Oscar, aggiudicandosi le statuette per il Miglior Sonoro, Miglior Montaggio Sonoro, Migliori Effetti Visivi e Miglior Trucco, oltre a ottenere il rarissimo CinemaScore A+, riconoscimento assegnato direttamente dal pubblico americano.

fonte