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Resident Evil polverizza i record del franchise con un’apertura da 103,8 milioni di dollari

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Raccoon City è invasa dai mostri, e il pubblico non stava nella pelle di andarli a vedere. Il nuovo Resident Evil diretto da Zach Cregger ha aperto in modo esplosivo con un totale mondiale di 103,8 milioni di dollari, di cui 60 milioni nel solo mercato nordamericano. Quel numero domestico è arrivato ben al di sopra delle previsioni e assegna al reboot il più grande weekend di apertura nell’intera storia della franchise live-action di Resident Evil.

Il precedente record apparteneva a Resident Evil: Afterlife del 2010, che aveva aperto con 26 milioni di dollari negli USA. Cregger non lo ha solo superato: lo ha più che raddoppiato. I 60 milioni sono anche il miglior debutto domestico della carriera del regista, superando il suo precedente record detenuto da Weapons del 2025. Con quei due film, Cregger si è affermato come uno dei nomi più importanti dell’horror contemporaneo.

Resident Evil film reboot 2026

Il film ha tutto: recensioni positive, passaparola forte e un budget di 75 milioni recuperato in un weekend

Sony aveva investito 75 milioni di dollari nella produzione, ottavo film live-action del franchise e secondo tentativo dello studio di rilanciarlo. Sulla base di questo debutto, la scommessa si sta rivelando vincente. Il film vede Austin Abrams, già collaboratore di Cregger in Weapons, nei panni di un corriere medico che cerca di sopravvivere all’epidemia virale che scatena i mostri su Raccoon City. Recensioni positive, un passaparola forte e una campagna marketing aggressiva centrata sul nome del regista (“dal creatore di Barbarian e Weapons”) hanno fatto il resto.

Si tratta di un cambio di passo significativo per un franchise che non aveva mai goduto di un consenso critico uniforme. Resident Evil arriva anche in un momento favorevole per la saga videoludica: Resident Evil Requiem è stato uno dei titoli di punta di quest’anno, mentre il remake di Resident Evil Code: Veronica è atteso nel 2027.

Il futuro del franchise: Cregger ha già un’idea per il sequel

Le prospettive per la franchise sono rosee. Cregger ha già dichiarato in passato di avere un’idea per un altro film di Resident Evil e di essere interessato a tornare. Considerando la dimensione di questo debutto, difficilmente Sony lascerà passare l’opportunità. Nel frattempo, Cregger ha già altri progetti in cantiere: è previsto per il film di fantascienza horror The Flood, sta co-scrivendo un prequel di Weapons e lavorerà anche al film di Siren Head.

Resident Evil ha finalmente ottenuto l’adattamento cinematografico che i fan aspettavano: un horror splatter e pieno di mostri che funziona tanto per chi conosce i giochi quanto per il pubblico generalista. Il pubblico ha risposto, e Raccoon City non ha mai avuto un esordio simile.

Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum, ecco il primo sguardo a Ian McKellen nei panni di Gandalf

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Ian McKellen è tornato nella Terra di Mezzo, ed è bello rivederlo nel ruolo di Gandalf. Un breve video condiviso da Tolkien Universe su X mostra McKellen dopo trucco e parrucco, completo della lunga chioma grigia e della barba inconfondibile dello Stregone. È uno sguardo fugace, ma dopo più di un decennio senza Gandalf sul grande schermo, rivedere McKellen nel personaggio è qualcosa che scalda il cuore a ogni fan della saga.

Il filmato conferma inoltre che le riprese de Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum sono attualmente in corso. Il film arriverà nelle sale il 17 dicembre 2027; una data italiana ufficiale non è ancora stata annunciata, ma la finestra di uscita coinciderà verosimilmente con quella internazionale.

Il ritorno di McKellen: dalla Compagnia dell’Anello al 2027

McKellen aveva indossato per la prima volta il cappello grigio di Gandalf in Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello nel 2001, per poi tornare ne Le Due Torri e ne Il Ritorno del Re. Ha in seguito ripreso il ruolo nell’intera trilogia de Lo Hobbit. La Caccia a Gollum sarà quindi la sua prima apparizione teatrale nei panni dello Stregone in oltre dieci anni.

Andy Serkis dirige il nuovo capitolo della saga tornando anche a interpretare Gollum, alias Sméagol, in motion-capture. Accanto a McKellen e Serkis, tornano nella Terra di Mezzo Elijah Wood come Frodo Baggins e Lee Pace di nuovo nei panni di Thranduil.

Il film porta anche nuova linfa alla saga: Jamie Dornan interpreterà Granpasso, una versione più giovane di Aragorn, il personaggio originariamente interpretato da Viggo Mortensen; Leo Woodall è stato scelto per un nuovo personaggio di nome Halvard; Kate Winslet sarà Marigol; e Anya Taylor-Joy interpreterà Seren, un’elfa Sindar del Regno Silvano. La sceneggiatura è firmata da Arty Papageorgiou, Phoebe Gittins, Fran Walsh e Philippa Boyens, con Peter Jackson come produttore.

Magic The Gathering – Frattura della Realtà ha una data di uscita: ecco tutti i prodotti

L’universo di Magic: The Gathering si prepara a fratturarsi ancora una volta. Wizard of the Coast ha annunciato che l’espansione Frattura della Realtà (Reality Fracture) arriverà il 2 ottobre, portando con sé una quantità decisamente generosa di prodotti destinati a collezionisti, giocatori Commander e appassionati di draft.

Per chi sta già cercando di capire cosa portarsi accasa tra un paio di settimane, ecco una panoramica di tutti i principali prodotti previsti per il lancio.

Cosa comprende il set Frattura della Realtà

Il set principale di Reality Fracture comprende 71 carte comuni, 109 non comuni, 64 rare e 26 rare mitiche. A queste si aggiungono 10 terre doppie comuni e 10 terre base con cornice standard.

Anche Reality Fracture Commander porterà con sé nuove carte: sono previste 16 rare e 2 rare mitiche inedite per Magic.

Vediamo quindi nel dettaglio cosa conterranno i vari prodotti.

Play Booster

Ogni confezione di Reality Fracture Play Booster contiene 30 Play Booster, mentre ogni singolo booster include 14 carte di Magic.

La composizione prevista è la seguente:

  • 5-6 carte comuni, con 71 comuni di Reality Fracture disponibili. In 1 booster su 55, una delle comuni può essere sostituita da una delle 10 carte Special Guests.
  • 1 carta non comune, scelta tra 43 non comuni di Reality Fracture. Può inoltre comparire una carta non comune della serie Braintwister (3,8%).
  • 1 carta comune o non comune, con 71 comuni (23%) e 43 non comuni (74%) disponibili. Anche questo slot può contenere una non comune della serie Braintwister (3%).
  • 3 carte Echoed Pairs, comprendenti 66 non comuni (88,9%), 14 rare (6,7%) e 6 rare mitiche (1,4%). È inoltre possibile trovare una carta Echoed Pairs borderless.
  • 1 rara o rara mitica, con 50 rare (74,4%) e 20 rare mitiche (14,8%) disponibili. Lo slot può includere anche carte Shattered Mirror, Sculptor’s Stronghold, Braintwister Series o una terra Portal View.
  • 1 carta foil tradizionale, che può essere comune, non comune, rara o rara mitica e può includere alcune delle varianti speciali previste dal set.
  • 1 carta Terra, disponibile in versione non foil o foil tradizionale, tra terre base, Tower Basic Land e terre doppie comuni.
  • 1 carta segnalino punch-out non foil oppure un token bifronte.

Collector Booster

Per chi invece preferisce puntare direttamente sulle versioni più particolari, ci saranno i Collector Booster.

Ogni confezione ne contiene 12, mentre ogni Collector Booster comprende 15 carte:

  • 4 comuni foil tradizionali;
  • 2 non comuni foil tradizionali;
  • 3 non comuni Echoed Pairs foil tradizionali;
  • 1 terra base Tower foil tradizionale;
  • 1 rara o rara mitica foil tradizionale;
  • 1 rara o rara mitica non foil della Braintwister Series oppure una carta Booster Fun di Reality Fracture Commander;
  • 2 rare o rare mitiche non foil Booster Fun;
  • 1 rara o rara mitica foil Booster Fun;
  • 1 carta artistica oppure un token bifronte foil tradizionale.

Reality Fracture Commander Deck

Gli appassionati di Commander avranno a disposizione un mazzo a quattro colori con Jace al comando.

Ogni Reality Fracture Commander Deck comprenderà:

  • 1 mazzo Commander da 100 carte pronto per essere giocato;
  • 1 comandante principale foil tradizionale con illustrazione borderless;
  • 1 comandante protagonista foil tradizionale con illustrazione borderless;
  • 98 carte non foil, incluse 16 carte nuove per Magic;
  • 10 token bifronte non foil;
  • 1 carta di riferimento;
  • 1 deck box.

Una soluzione decisamente più immediata per chi vuole entrare in partita senza dover prima assemblare il proprio esercito carta per carta.

Reality Fracture Bundle

Il Reality Fracture Bundle riunisce diversi elementi in un’unica confezione:

  • 9 Reality Fracture Play Booster;
  • 1 carta promo foil tradizionale;
  • 30 terre base, di cui 15 foil tradizionali e 15 non foil;
  • 2 carte di riferimento;
  • 1 dado Spindown;
  • 1 scatola per conservare le carte.

Secret Lair Bundle

Non poteva ovviamente mancare una proposta targata Secret Lair.

Il Reality Fracture Secret Lair Bundle includerà:

  • 6 Reality Fracture Play Booster;
  • 2 Reality Fracture Collector Booster;
  • 2 carte promo Secret Lair Bundle foil tradizionali;
  • 20 terre base Tower foil tradizionali;
  • 1 dado Spindown;
  • 1 scatola per conservare le carte.

Draft Night

Per chi preferisce invece riunire gli amici attorno a un tavolo e trasformare una serata tranquilla in una guerra diplomatica interdimensionale, ci sarà Reality Fracture Draft Night.

Ogni confezione conterrà:

  • 12 Reality Fracture Play Booster;
  • 1 Reality Fracture Collector Booster;
  • 90 terre base non foil;
  • 10 token bifronte non foil;
  • 1 inserto per il Draft.

Prerelease Pack

Infine, per il Prerelease, saranno disponibili gli appositi Reality Fracture Prerelease Pack, contenenti:

  • 6 Reality Fracture Play Booster;
  • 1 carta promo foil tradizionale;
  • 1 deck box;
  • 1 dado Spindown.

Aspettando il 2 ottobre

Ricordiamo che Magic: The Gathering è disponibile attualmente nei negozi di giochi locali e in formato digitale attraverso Magic Arena.

Il 2 ottobre, quindi, la realtà si spezzerà ufficialmente e, conoscendo Magic, probabilmente anche il budget di parecchi giocatori.

Resident Evil su Switch 2: i remake convincono nelle prime prove al Tokyo Game Show

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I fan di Resident Evil che stanno aspettando di mettere le mani sui remake della saga anche su Nintendo Switch 2 possono (apparentemente) tirare un sospiro di sollievo.

Le versioni di Resident Evil 2 Deluxe Edition, Resident Evil 3 e Resident Evil 4 Gold Edition sono state infatti provate durante il Tokyo Game Show 2026, mostrando risultati decisamente convincenti. L’esperienza con le demo presenti alla fiera giapponese ha evidenziato come i tre titoli riescano a comportarsi bene sia sullo schermo integrato della nuova console Nintendo sia utilizzando i Joy-Con 2.

Insomma, per una volta il terrore non sembra arrivare dalle prestazioni del porting restando, invece, come “anima” dei titoli più rappresentativi della saga survival horror di Capcom.

Resident Evil: come gira su Switch 2?

Una delle principali incognite riguardanti questi porting era inevitabilmente legata allo schermo della console.

I tre giochi sono titoli tecnicamente più impegnativi rispetto a molte delle produzioni che hanno accompagnato la precedente console Nintendo e la domanda era quindi piuttosto semplice: come avrebbero reso sul display integrato della Switch 2?

Secondo le impressioni raccolte durante il Tokyo Game Show 2026, la risposta è positiva.

Lo schermo LCD da 7,9 pollici della console, con risoluzione Full HD 1080p e una frequenza di aggiornamento massima di 120 Hz, permette infatti di godersi Resident Evil 2 Deluxe Edition, Resident Evil 3 e Resident Evil 4 Gold Edition con immagini fluide.

Durante le prove non sono stati riscontrati particolari problemi di motion blur e, nel complesso, i giochi sono apparsi convincenti anche utilizzando direttamente lo schermo della console.

Colori un po’spenti, ma non per colpa dello schermo

Tuttavia, la saturazione dei colori dei tre Resident Evil è sembrata leggermente più contenuta sul display di Nintendo Switch 2. Un effetto che poteva far pensare a una particolare resa dello schermo LCD della console.

Per verificare la questione, però, è stato possibile confrontare le versioni portatili con gli stessi giochi visualizzati su schermi LCD di dimensioni maggiori presenti nell’area demo del Tokyo Game Show.

Il risultato è stato piuttosto interessante: la resa cromatica è apparsa sostanzialmente identica anche sui display più grandi.

La colorazione leggermente più desaturata, quindi, sembra essere legata alla presentazione dei giochi e non a un limite specifico dello schermo di Switch 2.

Joy-Con 2: esame superato con Resident Evil

Anche il sistema di controllo sembra essere all’altezza della situazione.

Durante le prove, i Joy-Con 2 hanno risposto correttamente ai comandi, senza evidenziare particolari problemi di latenza tra la pressione dei pulsanti e l’esecuzione delle azioni da parte dei personaggi.

Chi arriva da PlayStation 5 o Xbox Series X|S, tuttavia, potrebbe avere bisogno di qualche minuto per abituarsi.

Il motivo è molto semplice: rispetto ai controller tradizionali delle console Sony e Microsoft, i pulsanti dei Joy-Con 2 risultano più ravvicinati e concentrati in uno spazio relativamente contenuto. Non si tratta necessariamente di un problema, ma più che altro di una questione di abitudine.

Indicazioni incoraggianti in vista dell’uscita

Naturalmente, le impressioni raccolte durante una demo fieristica non possono sostituire una prova completa delle versioni definitive. Restano quindi da verificare le prestazioni nelle situazioni più impegnative e durante sessioni di gioco più lunghe.

Per quanto mostrato al Tokyo Game Show 2026, però, il primo impatto con i tre porting è decisamente positivo. Resta da vedere come si comporteranno le versioni definitive una volta nelle mani dei giocatori, ma le demo hanno fornito indicazioni incoraggianti.

Resident Evil 2, 3 e 4 arriveranno il 16 ottobre in digitale, mentre le edizioni fisiche sono previste per il 29 gennaio 2027.

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The Last of Us stagione 3 non ripeterà il più grande errore de Il Trono di Spade

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The Last of Us potrebbe essere pronta a concludersi dopo la terza stagione, e questo potrebbe essere esattamente ciò di cui la serie HBO ha bisogno. La terza stagione è attesa nel 2027, e sebbene HBO non l’abbia ancora ufficialmente dichiarata come conclusiva, il piano attuale sembra puntare a chiudere la storia piuttosto che spingerla oltre il materiale che l’ha resa grande.

Casey Bloys, presidente e CEO dei contenuti di HBO e Max, ha recentemente confermato la finestra del 2027 e ha affrontato la questione della nuova stagione: “Penso che Craig l’abbia pianificata come stagione finale.” Se quel piano dovesse concretizzarsi, potrebbe aiutare The Last of Us a evitare uno dei problemi più gravi che colpirono Il Trono di Spade negli ultimi anni.

La lezione de Il Trono di Spade: cosa succede quando si esaurisce il materiale originale

Entrambe le serie sono adattamenti, ma Il Trono di Spade incappò in un problema che The Last of Us può ancora evitare: superò il materiale completato alla fonte. Le prime quattro stagioni di Il Trono di Spade potevano attingere ai romanzi pubblicati da George R.R. Martin. Una volta che la serie raggiunse e superò i libri, i creatori David Benioff e D. B. Weiss dovettero affidarsi sempre più alle bozze di Martin per portare la storia alla conclusione.

Entro la settima stagione, Martin aveva dichiarato di non essere più coinvolto nelle decisioni creative della serie. Benioff e Weiss portarono Il Trono di Spade al termine con un’ottava stagione ridotta, e la risposta del pubblico fu durissima. Gli episodi finali, in particolare il finale di serie, ricevettero recensioni devastanti da critica e fan che ritenevano la storia precipitata verso la conclusione in modo affrettato e insoddisfacente. È impossibile sapere come sarebbero andate quelle stagioni se i romanzi rimanenti di Martin fossero stati disponibili, ma avere libri completati da adattare avrebbe certamente fornito alla serie una roadmap molto più solida.

The Last of Us 2

The Last of Us 3 e il rischio di esaurire il materiale videoludico

The Last of Us potrebbe presto trovarsi di fronte alla propria versione di quel problema. Craig Mazin ha due giochi Naughty Dog come fondamenta per l’adattamento HBO. La terza stagione continuerà ad adattare la seconda metà di The Last of Us Parte II, il che significa che la serie si sta avvicinando all’esaurimento della storia esistente nei giochi. Andare oltre quel punto richiederebbe a Mazin e agli sceneggiatori di creare dal nulla materiale sostanzialmente nuovo.

C’è poi un altro cambiamento significativo in vista della terza stagione: Neil Druckmann, il creativo di Naughty Dog che ha contribuito a ideare The Last of Us, non è più coinvolto nelle decisioni creative della serie HBO. La combinazione della conoscenza dei giochi da parte di Druckmann con l’esperienza televisiva di Mazin aveva giocato un ruolo importante nel plasmare l’adattamento. La terza stagione lascia ora Mazin al timone senza quella stessa partnership creativa.

La televisione offre molti esempi che dimostrano come più stagioni non significhino automaticamente una serie migliore. A volte la mossa più intelligente è riconoscere quando la storia è finita. Se The Last of Us stagione 3 riuscirà a completare l’adattamento di The Last of Us Parte II offrendo ai personaggi una conclusione soddisfacente, chiudere lì ha perfettamente senso. Non c’è alcun motivo di creare inutilmente un problema di esaurimento del materiale alla fonte quando HBO ha la possibilità di evitarlo.

Resident Evil, le prime reazioni: spaventoso, splatter, divertente e tra i migliori adattamenti di un videogioco di sempre

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L’embargo sulle prime reazioni di Resident Evil di Zach Cregger è caduto, e i primi commenti dipingono un quadro entusiasmante. Il film, in arrivo nelle sale italiane il 17 settembre 2026 distribuito da Eagle Pictures e Sony Pictures, sembra aver conquistato critica e appassionati del franchise: spaventoso, splatter, divertente e già candidato nella conversazione sui migliori adattamenti videoludici di sempre.

Il critico Perri Nemiroff ha scritto che il film “spaventa davvero, è pieno di suspense e sanamente splatter. Cregger cattura l’essenza dei giochi, in termini di sensazione, atmosfera e tipo di tensione. Supera le aspettative su tutta la linea. È il miglior adattamento di un franchise videoludico? Con Spider-Man: Brand New Day, è una gara serrata.” Un paragone di altissimo livello che certifica quanto il film abbia stupito chi si aspettava qualcosa di derivativo.

Un adattamento che cattura l’essenza dei giochi senza adattarne la trama?

Perri Nemiroff ha proseguito elogiando le performance: “Le dinamiche del cast sono deliziose, Austin Abrams ha un peso emotivo enorme da portare e lo fa con grazia. Paul Walter Hauser è la fonte di un po’ di sollievo comico ma anche di quei momenti più oscuri e inquietanti che ti fanno tremare i brividi.” Un equilibrio tra risate e terrore che i migliori capitoli del franchise videoludico hanno sempre saputo mantenere.

Shawn Robbins di Box Office Pro lo ha definito “un film che capisce cosa rende Resident Evil speciale, senza essere vincolato da alcun gioco in particolare. Sangue, jump scare, trasformazioni dei mostri, azione adrenalinica ed humor oscuro… tutto funziona. Austin Abrams è una rivelazione.” Le trasformazioni dei mostri, uno degli elementi più iconici del franchise videoludico, sembrano quindi rendere benissimo sul grande schermo.

Scott Mantz lo ha descritto come “uno splatter con cervello, cuore e stomaco. Cregger cattura perfettamente l’atmosfera horror di sopravvivenza che ha reso il franchise un classico dei videogiochi. I mostri sono fantastici, le sequenze d’azione sono esaltanti e il modo in cui sviluppa i personaggi rende la trama ancora più avvincente.”

Non tutti i commenti sono incondizionatamente entusiasti

Anche Eric Eisenberg di Cinema Blend si è detto molto soddisfatto: “Il film ha un cuore sincero e tante idee fresche. Funziona sia come intrattenimento horror puro che come omaggio al franchise.” Qualche voce più moderata è arrivata da Matt Patches di Polygon, che ha definito il film “buono” e ha apprezzato l’interpretazione di Abrams e la fedeltà all’atmosfera dei giochi, pur ritenendo che alcune sezioni della terza parte risultino meno riuscite.

Il consenso generale resta però molto positivo: un horror di sopravvivenza spaventoso, visivamente audace e rispettoso del materiale di partenza, capace di funzionare sia per i fan del franchise che per il pubblico generalista. Con Resident Evil nelle sale italiane dal 17 settembre 2026, i fan del survival horror saranno serviti.

L’hotel giapponese a tema Poké Ball si mostra in video (e regala soggiorni gratuiti)

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A inizio settembre i fan di Pokémon avevano appreso una notizia che sembrava quasi troppo bella per essere vera: in Giappone stava per aprire un hotel in cui dormire all’interno di vere Poké Ball. Non si tratta di un normale hotel con qualche illustrazione di Pokémon sulle pareti, ma di strutture a forma di Poké Ball abbastanza grandi da ospitare persone per la notte. Ebbene, il Poké Ball-Themed Hotel è realtà, e ora sono stati svelati nuovi dettagli, tra cui la location esatta e la possibilità di vincere un soggiorno gratuito.

Pokémon Company e lo studio di design creativo Not a Hotel, suoi partner nel progetto, avevano inizialmente rivelato solo che la struttura si sarebbe trovata da qualche parte sull’isola di Hokkaido, la prefettura più settentrionale del Giappone. Ora sappiamo che la destinazione è la città di Tomakomai, a circa un’ora a sud di Sapporo in treno o in auto.

Come sono fatte le Poké Ball e cosa offrono gli ospiti

Con la loro posizione sul lago e il design indipendente, le Poké Ball funzionano come particolari cabine da campeggio. Un diametro di tre metri significa che gli interni saranno accoglienti piuttosto che spaziosi, ma un morbido materasso circolare di alta qualità garantirà una buona notte di sonno, con una finestra curva che permette di contemplare il lago e la foresta circostante comodamente sdraiati. Ogni Poké Ball è progettata per ospitare due ospiti adulti.

Per chi desiderasse ancora più compagnia, il tablet presente nella stanza permette di selezionare un Pokémon che darà la buonanotte quando si spengono le luci e il buongiorno al risveglio. L’hotel fa parte sia dei festeggiamenti per il 30° anniversario del franchise Pokémon che delle celebrazioni per il 3° anniversario di Pokémon Sleep, l’app/gioco dedicato al benessere e al sonno.

Le Poké Ball non dispongono di bagno o doccia propri: esiste un servizio condiviso in stile lusso, decorato con piastrelle nei colori di Snorlax. I pasti vengono invece serviti in una baita a cinque minuti a piedi, dove gli ospiti troveranno anche statue di Pokémon addormentati simili a quelle viste al recente evento Pokémon Sleep di Yokohama.

Come vincere un soggiorno gratuito

I prezzi ufficiali non sono ancora stati comunicati, ma fino a 20 fortunati ospiti potranno soggiornare gratuitamente grazie a una campagna promozionale che mette in palio un pernottamento per 10 vincitori, ciascuno dei quali potrà portare con sé un accompagnatore. Per partecipare sarà necessario scaricare l’app Pokémon Sleep, seguire il suo account Twitter ufficiale, ripubblicare un post specifico e compilare il modulo di partecipazione.

Le scadenze per l’iscrizione sono tre: il 17, il 23 e il 30 settembre, corrispondenti rispettivamente ai periodi di soggiorno eleggibili per i vincitori (8-10 ottobre, 10-14 ottobre e 14-18 ottobre). Le prenotazioni regolari non sono ancora aperte, ma considerando che le nevicate invernali di Hokkaido rendono il campeggio poco piacevole nella stagione fredda, la domanda per i soggiorni autunnali sarà certamente elevata non appena i posti si renderanno disponibili.

La serie live-action di Far Cry di Noah Hawley ha iniziato le riprese su FX

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La pazzia, si sa, è fare la stessa cosa più volte aspettandosi risultati diversi. FX sta prendendo una strada completamente diversa con Far Cry: invece di portare il pubblico sulle isole Rook, nella contea di Hope o in un altro campo di battaglia familiare ai fan dei videogiochi Ubisoft, la serie live-action in arrivo utilizzerà la formula antologica del franchise per raccontare una storia completamente originale. E le riprese sono ufficialmente partite.

La produzione della serie Far Cry su FX è iniziata, quasi un anno dopo l’annuncio dell’adattamento avvenuto alla fine del 2025. Il creatore di Fargo, Legion e Alien: Earth Noah Hawley lavorerà con Rob McElhenney, protagonista di It’s Always Sunny in Philadelphia e Welcome to Wrexham, che sarà anche davanti alla macchina da presa. Completano il cast Steve Buscemi e Lizzy Caplan, anche se i dettagli sui loro personaggi restano ancora riservati.

 

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Un’antologia per stagioni: nuove location, nuovi personaggi, stesso DNA

Invece di adattare direttamente Far Cry 3, Far Cry 5 o qualsiasi altro capitolo specifico, FX seguirà la struttura più ampia che ha definito la lunga serie Ubisoft: ogni stagione racconterà una storia indipendente in una parte diversa del mondo, introducendo nuovi personaggi e un nuovo cast. Un formato che rispecchia i videogiochi stessi, i quali tipicamente intrappolano i loro protagonisti in ambienti ostili controllati da figure pericolose e carismatiche.

Hawley ha già paragonato questa struttura al suo lavoro su Fargo: “Quello che amo del franchise videoludico Far Cry è che è un’antologia. Ogni gioco è una variazione su un tema, nello stesso modo in cui ogni stagione di Fargo è una variazione su un tema. Creare un grande show d’azione che possa cambiare di anno in anno, esplorando sempre la natura dell’umanità attraverso questa lente complessa e caotica, è un sogno che si avvera.”

I dettagli sulla trama restano scarsi: non è ancora chiaro dove si svolgerà la prima stagione, che tipo di antagonista attenderà i protagonisti né se la serie abbracerà alcuni degli elementi di fantascienza più bizzarri del franchise o si concentrerà sull’azione di sopravvivenza più concreta che caratterizza molti dei titoli. La serie non ha ancora una data di uscita. Una volta lanciata, sarà disponibile in streaming su Hulu negli Stati Uniti e su Disney+ a livello internazionale, Italia inclusa. La data di uscita oltreoceano non è ancora stata annunciata, e nemmeno quella italiana.

La serie HBO di Harry Potter aggiunge Arthur Weasley, Mirtilla Malcontenta e Colin Creevey alla seconda stagione

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Altri volti familiari sono pronti ad arrivare a Hogwarts. La serie reboot di Harry Potter su HBO ha annunciato tre nuove aggiunte al cast della seconda stagione: Rafe Spall (Hot Fuzz) nel ruolo di Arthur Weasley, Molly Hewitt-Richards (Code of Silence) nei panni di Mirtilla Malcontenta e Jasper Ambrose (Man vs Baby) come Colin Creevey. Le riprese della seconda stagione sono attualmente in corso agli Warner Bros. Studios Leavesden nel Regno Unito.

La notizia è stata riportata da Deadline e arriva poche settimane dopo altri annunci di casting per la stagione 2, tra cui Kit Harington come Gilderoy Lockhart, Bonnie Hill come Ginny Weasley, Lenny Rush come Dobby e Billy Barratt come Tom Riddle.

I tre nuovi personaggi e i loro predecessori cinematografici

Rafe Spall erediterà il ruolo interpretato da Mark Williams nell’intera saga cinematografica. Arthur Weasley è il padre di sette figli, incluso Ron, il migliore amico di Harry, e lavora al Ministero della Magia come esperto del Mondo Babbano. C’è anche una curiosità biografica legata al casting: Rafe Spall si unisce così alla serie dopo che suo padre Timothy Spall aveva già fatto parte dei film nei panni di Codaliscia, alias Peter Minus.

Molly Hewitt-Richards vestirà i panni di Mirtilla Malcontenta, il fantasma che infesta il bagno delle ragazze al secondo piano di Hogwarts, un ruolo iconicamente interpretato da Shirley Henderson nei film. Infine, Jasper Ambrose interpreterà Colin Creevey, il mago Grifondoro di nascita babbana famoso per la sua adorazione quasi ossessiva nei confronti di Harry, precedentemente interpretato da Hugh Mitchell.

La stagione 1 a Natale, la stagione 2 basata sulla Camera dei Segreti

La prima stagione della serie, che adatterà gli eventi di Harry Potter e la Pietra Filosofale in otto episodi, debutterà su Max il 25 dicembre 2026. La seconda stagione si baserà invece su Harry Potter e la Camera dei Segreti. La serie è scritta e prodotta esecutivamente da Francesca Gardiner, con il veterano de Il Trono di Spade Mark Mylod alla regia di diversi episodi. Tra i produttori esecutivi figurano J.K. Rowling, Neil Blair e Ruth Kenley-Letts di Brontë Film and TV, e David Heyman di Heyday Films.

Avengers: Doomsday, i test screening rivelano la durata e i punteggi superiori a Endgame

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Il prossimo grande evento Marvel continua a prendere forma, e le ultime indiscrezioni sui test screening interni suggeriscono che potrebbe trattarsi di qualcosa di davvero speciale. Secondo lo scooper MyTimeToShineH, Marvel Studios avrebbe tenuto un nuovo screening interno di Avengers: Doomsday, che includerebbe anche la scena post-credits non ancora completata girata nelle ultime settimane. Il dato più interessante è che i punteggi dello screening sarebbero “molto più alti” rispetto a quelli ottenuti internamente da Avengers: Endgame. Considerando che Endgame è diventato uno dei film Marvel più amati e definitivi di tutti i tempi, un’affermazione del genere non è da prendere alla leggera.

Avengers: Doomsday arriverà nelle sale italiane il 16 dicembre 2026. Negli USA il debutto è fissato al 18 dicembre.

La durata: 2 ore e 45 minuti, più corto di Endgame ma comunque monumentale

Per quanto riguarda i tempi di visione, il film si attesterebbe attualmente sulle 2 ore e 45 minuti, nonostante i Russo continuino ad apportare modifiche. Questo collocherebbe Doomsday a circa 165 minuti, ovvero circa 16 minuti in meno rispetto a Endgame, che ha una durata di circa 181 minuti. Resterebbe comunque tra i film più lunghi dell’intero MCU, il che non sorprende considerando la quantità di materiale narrativo da coprire con un cast di questa portata.

La durata potrebbe naturalmente cambiare prima dell’uscita, mentre il montaggio e i lavori sugli effetti visivi proseguono. Per ora, però, sembra che i Russo stiano costruendo Doomsday con l’ambizione che ci si aspetta da un evento degli Avengers.

Doctor Doom Avengers Doomsday

Le voci sul set: il presunto litigio è risolto, riprese delle scene risolte senza sceneggiatura finita

Nelle ultime settimane erano circolate diverse notizie sulla produzione, tra cui un presunto litigio tra due star del film durante le riprese. Lo stesso scooper ha ora precisato che la questione “è stata risolta” e che “al momento non ci sono problemi con Doomsday”. I rimontaggi si sono da poco conclusi, lasciando ai Russo un paio di mesi per rifinire quello che potrebbe diventare uno dei film più grandi della storia Marvel.

Joe Russo ha recentemente parlato anche della decisione di iniziare le riprese senza una sceneggiatura completata, spiegando che fa parte del loro processo creativo: “Consideriamo sempre la sceneggiatura come un organismo vivente. Siamo registi basati sull’improvvisazione e le prove. Ci piace vedere cosa portano gli attori ai personaggi, e a volte non si ottengono gli attori fino a pochi giorni o settimane prima di girarli. E molte volte è lì che accade la magia.”

Russo ha anche riconosciuto la difficoltà quasi inimmaginabile di lavorare contemporaneamente su due film degli Avengers: “Quando fai uno di questi film, è la cosa più difficile che tu abbia mai fatto. Quando ne fai due, è quasi inconcepibile. Ma è la seconda volta che ne facciamo due uno dietro l’altro.”

Odissea spodesta Jurassic World e diventa il film con il maggior incasso nella storia di Universal

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Il regno al botteghino di Odissea è tutt’altro che finito. Dopo aver superato Deadpool & Wolverine come film con rating R più redditizio nella storia del cinema, l’adattamento dell’epopea omerica di Christopher Nolan è ora il film con il maggior incasso in assoluto nella storia di Universal Pictures, superando Jurassic World del 2015.

Secondo quanto riportato da The Hollywood Reporter, il film ha incassato 1,68 miliardi di dollari a livello globale, inclusi 601,2 milioni di dollari nel mercato domestico nordamericano, posizionandosi leggermente davanti ai 1,67 miliardi di Jurassic World. Si tratta anche del miglior risultato in assoluto per Nolan, che ha così superato il precedente record personale detenuto da Il Cavaliere Oscuro del 2008, primo adattamento di un fumetto a raggiungere il miliardo di dollari.

Record su record: IMAX, mercato estero e la corsa agli Oscar

Dall’uscita, Odissea ha superato diverse milestone significative, incluso il maggior incasso cumulativo nella storia del formato IMAX e il primo film non sequel a superare il miliardo di dollari nei mercati internazionali dal 2009. Il titolo è un contributo fondamentale al dominio di Universal al botteghino quest’anno: lo studio guida la classifica con 5 miliardi di dollari di incassi complessivi, diventando il primo a superare la soglia dei 4 miliardi di dollari in un singolo anno. Questi numeri fanno ben sperare anche per la stagione degli Oscar, dove il film è considerato uno dei favoriti alla candidatura per il Miglior Film.

L’Odissea

Il cast e il primato di Tom Holland come attore più redditizio di sempre

Adattato dall’omonimo poema di 3.000 anni fa, Odissea segue Odisseo e il suo eterno e pericoloso viaggio verso casa dopo la guerra di Troia. Matt Damon interpreta Odisseo, affiancato da Tom Holland (Telemaco), Anne Hathaway (Penelope), Robert Pattinson (Antinoo), Lupita Nyong’o (Elena di Troia), Zendaya (Atena), Charlize Theron (Calipso), Elliot Page (Sinone), Jon Bernthal (Menelao) e John Leguizamo (Eumeo).

Per Holland, Zendaya e Bernthal, però, il 2026 è stato un anno di doppio trionfo: tutti e tre recitano anche in Spider-Man: Brand New Day, che ha raggiunto i 2,4 miliardi di dollari globali. Tra le imprese di quel film c’è il superamento della soglia del miliardo in soli sei giorni, e per Holland un primato personale clamoroso: con i due film sommati, l’attore ha superato Zoe Saldaña come l’attore con il maggior incasso cumulativo nella storia del cinema.

Jim Parsons: “Ero infelice all’apice del successo di The Big Bang Theory e non lo rifarei per nessuna cifra”

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Per milioni di fan, The Big Bang Theory è stato uno dei più grandi successi nella storia della televisione. La sitcom dominava gli ascolti, vinceva premi, aveva lanciato il suo cast nella superstar ed era diventata un fenomeno culturale. Ma per Jim Parsons, l’esperienza non era neanche lontanamente tanto glamour quanto appariva dall’esterno.

Durante una recente apparizione nel podcast All Out with Jon Dean, Parsons ha parlato apertamente di com’era realmente la vita mentre interpretava Sheldon Cooper. Nonostante la serie stesse battendo record e lui stesse guadagnando Emmy Award, ha ammesso di aver attraversato un periodo di difficoltà personale per gran parte del percorso.

“Guardando indietro mi rendo conto che in molti modi, in alcuni dei momenti migliori della mia vita, ero infelice. Non ero felice. Ero stressato.”

Sheldon Cooper

Le pressioni dietro il successo: “Troppi piatti da tenere in equilibrio”

Parsons ha spiegato cosa ritiene abbia alimentato quei sentimenti: “Sentivo che c’erano così tanti piatti che avrei dovuto tenere in equilibrio e che il successo e le cose belle della vita che stavano accadendo erano dovute solo a questo super-lavoro… disciplina e altro. Forse in una certa misura era vero. Non lo so. Non posso dirlo perché era così che stavo.”

È facile capire come qualcuno possa finire per sentirsi in quel modo quando si trova al centro di uno dei più grandi successi televisivi. The Big Bang Theory era diventata una potenza degli ascolti, e la performance di Parsons nei panni di Sheldon aveva guadagnato ampi consensi, oltre a quattro Emmy Award come Miglior Attore Protagonista in una Serie Commedia.

Eppure, nonostante tutto quello che la serie aveva portato nella sua vita, Parsons ha dichiarato di non avere alcun interesse a rivivere quel periodo. Ha rivelato che non lo rifarei “per nessuna somma di denaro”. Un’affermazione piuttosto significativa considerando l’enorme successo della serie.

Il rapporto con Sheldon Cooper oggi: “Sta migliorando sempre di più”

Il tempo e la distanza hanno aiutato Parsons a sviluppare una prospettiva più sana sul ruolo che lo ha reso famoso. “Il ruolo non scomparirà”, ha riconosciuto l’attore, aggiungendo che da quando la serie è terminata nel 2019 sta “cambiando il suo rapporto con esso”. “Si sta evolvendo, e migliora sempre di più. Quello che sento è migliore, quello che sento è più sano. Non è qualcosa che penso probabilmente chiunque, ma io certamente non ero attrezzato per affrontarlo, guardando indietro.”

Le parole di Parsons ricordano che un enorme successo non porta automaticamente serenità interiore. I fan vedono spesso i premi, la fama e i calendari fittissimi di impegni, ma non sempre il prezzo personale che può derivare dal mantenere quel livello di successo anno dopo anno.

The Big Bang Theory, che ha avuto una corsa di 279 episodi tra il 2007 e il 2019, ha raccolto 10 Emmy Award durante la sua messa in onda e rimane una delle serie comiche di maggior successo della televisione moderna. Al fianco di Parsons, il cast includeva Johnny Galecki, Kaley Cuoco, Simon Helberg, Kunal Nayyar, Melissa Rauch e Mayim Bialik. Anche se Parsons ha chiaramente messo quel capitolo della sua vita in prospettiva, non c’è dubbio che Sheldon Cooper rimanga uno dei personaggi da sitcom più divertenti e memorabili mai creati.