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Andy Serkis: “Snoke in Star Wars è stata la sfida recitativa più grande della mia carriera”

Andy Serkis è probabilmente l’attore di motion capture più importante della storia del cinema. Dal Cesare di Il pianeta delle scimmie a Gollum della trilogia de Il Signore degli Anelli, passando per il King Kong di Peter Jackson e — più recentemente — il Leader Supremo Snoke nella trilogia sequel di Star Wars. Ognuno di questi personaggi ha richiesto un lavoro fisico ed emotivo enorme. Ma c’è un ruolo che, a sorpresa, l’attore ha indicato come il più complicato di tutti — e probabilmente non è quello che vi aspettate.

Ospite del podcast Happy Sad Confused, Serkis ha rivelato che il vero rompicapo della sua carriera è stato proprio Snoke: “Snoke è il personaggio che ha rappresentato una sfida enorme, perché si stava evolvendo in fase di scrittura mentre stavamo girando. Era ancora poco chiaro chi fosse, cosa rappresentasse davvero in Star Wars: Il risveglio della Forza.”

Snoke: un personaggio in continua evoluzione

Snoke ha fatto la sua prima apparizione in Star Wars: Il risveglio della Forza (2015) come Leader Supremo del Primo Ordine, una figura inquietante e potentissima nel lato oscuro della Forza. Pochi mesi dopo, in Star Wars: Gli Ultimi Jedi (2017), il personaggio è stato ucciso bruscamente da Kylo Ren in una scena tra le più discusse della trilogia. Solo in Star Wars: L’ascesa di Skywalker (2019), il pubblico ha scoperto che Snoke era in realtà uno strandcast — una creatura artificialmente ingegnerizzata e sensibile alla Forza, creata da Darth Sidious (Palpatine) sul pianeta Exegol.

Una rivelazione tardiva che, di fatto, ha confermato quello che Serkis ammette ora: il personaggio non aveva un’identità chiara nemmeno per chi lo interpretava. La direzione narrativa veniva costruita strada facendo, senza un piano coerente fin dall’inizio della trilogia.

ritorno di Snoke

Il problema più ampio della trilogia sequel

Se Serkis era confuso sulle motivazioni del proprio personaggio, non era certo il solo. Le tre pellicole della saga degli Skywalker sono state oggetto di critiche pesanti da parte dei fan, molti dei quali hanno percepito nelle storyline una mancanza di pianificazione e di coerenza che si è riflettuta sulla riuscita complessiva del progetto. Star Wars: Gli Ultimi Jedi di Rian Johnson aveva preso direzioni narrative molto diverse rispetto a quelle suggerite da J.J. Abrams nel capitolo precedente, e L’ascesa di Skywalker — sempre diretto da Abrams — ha cercato di riportare il franchise su binari più tradizionali, producendo però un risultato confuso.

Eppure, a fronte di tutto questo, Serkis ha fatto quello che gli viene meglio: ha portato in scena un personaggio memorabile con i mezzi a sua disposizione. La voce gracchiante, la presenza inquietante, l’aura di minaccia silenziosa — tutto questo è merito suo, indipendentemente da quanto la sceneggiatura riuscisse a costruirgli intorno. Un peccato che il materiale non fosse all’altezza delle sue capacità di performance.

Il Trono di Spade: il video per il 15° anniversario svela momenti emozionanti dal set della stagione 8

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Quindici anni fa, un sabato sera di aprile 2011, su HBO debuttava una serie destinata a cambiare il modo in cui il pubblico guardava la televisione. Per celebrare l’anniversario di Il Trono di Spade, è stato pubblicato un nuovo video che riporta i fan dietro le quinte della stagione finale, mostrando alcuni momenti rimasti finora inediti.

Il filmato non si concentra sulle battaglie, sui draghi o sui colpi di scena che hanno reso la serie un fenomeno globale. Sceglie invece una strada più intima, soffermandosi sui giorni conclusivi sul set e sull’addio del cast e della troupe a un mondo che li ha tenuti uniti per quasi un decennio. Si vedono Emilia Clarke, Kit Harington, Maisie Williams e Peter Dinklage abbracciarsi, ridere, asciugarsi qualche lacrima e provare a metabolizzare la fine di un’esperienza che, per molti di loro, è stata molto più di un semplice lavoro.

Una capsula del tempo, più che una retrospettiva

Il tono del video è quello di una capsula del tempo emotiva. Niente celebrazioni autoreferenziali, niente sequenze di scene celebri rimontate in modo spettacolare. Solo persone che si salutano, attori che riflettono sul significato di lasciarsi alle spalle un personaggio dopo dieci anni e una troupe che chiude una pagina importante della propria carriera. C’è la consapevolezza condivisa che, sul set di Il Trono di Spade, si era costruita qualcosa di simile a una seconda famiglia.

Adattata dai romanzi di George R.R. Martin, la serie ha raccontato una storia complessa di potere, tradimento e sopravvivenza nel continente di Westeros. Le famiglie nobiliari si combattono per il Trono di Spade mentre minacce sovrannaturali si avvicinano da nord. Nei suoi otto anni di trasmissione, la serie ha collezionato quasi 60 Emmy Award e oltre 160 nomination, alzando l’asticella di quello che la televisione poteva raggiungere.

L’eredità (controversa) della stagione 8 del Trono di Spade

Quello che il video evita di mostrare, ma che è impossibile ignorare, è quanto la stagione finale abbia diviso il pubblico. Il modo in cui certe storyline si sono concluse ha lasciato una parte significativa dei fan profondamente delusa, al punto che una petizione online — firmata da oltre un milione e mezzo di persone — chiedeva di rifare l’intera stagione con sceneggiatori diversi. Non ha cambiato nulla, ovviamente, ma ha consolidato il finale di Il Trono di Spade come uno dei più discussi nella storia della televisione.

Eppure, l’impatto culturale della serie è difficile da scalfire. Quando si parla di televisione che ha definito un’era, Il Trono di Spade viene quasi sempre citata insieme a I Soprano e Breaking Bad. Indipendentemente da come la si pensi sul finale, la serie ha lasciato un segno indelebile.

L’universo di Westeros, intanto, continua a espandersi. House of the Dragon tornerà con la terza stagione il 22 giugno 2026 su Sky e NOW, mentre Il Cavaliere dei Sette Regni — disponibile dal 19 gennaio 2026 su HBO Max in Italia — è già stato confermato per una seconda stagione nel 2027. Per chi ha trascorso anni con questi personaggi, il video dell’anniversario colpisce in modo diverso. Una fine che, in fondo, è anche un nuovo inizio.

Giappone: condannato a un anno e mezzo l’uomo che pubblicava online gli spoiler dei film

Evitare gli spoiler online è praticamente impossibile, e la maggior parte di noi ci ha fatto l’abitudine. Ma in Giappone, la cultura dello spoiler si è appena scontrata con la legge in modo serio: un uomo è stato condannato a un anno e sei mesi di carcere per aver pubblicato riassunti dettagliati di film e serie online.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Asahi, Wataru Takeuchi è stato condannato dal Tribunale Distrettuale di Tokyo, oltre alla detenzione, anche a una multa di un milione di yen (poco meno di 6000€). Il suo reato non riguarda però la pirateria classica: non aveva caricato filmati né diffuso contenuti rubati. Aveva semplicemente gestito un sito che pubblicava riassunti molto dettagliati di film e anime, tra cui Godzilla Minus One e Overlord.

Quando il riassunto diventa illegale

Il fatto che si scrivano spoiler online non è di per sé inusuale. Recensioni, analisi e approfondimenti rappresentano una parte legittima del giornalismo culturale, normalmente coperta dal fair use nelle giurisdizioni anglosassoni. Esistono anche embargo e pratiche professionali a cui i giornalisti del settore aderiscono, ma quelle sono più cortesia che legge. Il sito di Takeuchi, però, ha attraversato una linea diversa.

Secondo l’accusa, gli articoli pubblicati ricostruivano in modo estremamente puntuale le trame di film e serie, riproducendo intere scene e perfino trascrivendo i dialoghi senza aggiungere alcuna analisi sostanziale. In altre parole, leggendo quei testi un utente poteva sostanzialmente fare a meno di guardare l’opera originale. A peggiorare la posizione di Takeuchi è il fatto che il sito fosse monetizzato tramite pubblicità e che nel solo 2023 avrebbe generato un fatturato vicino a un quarto di milione di dollari. Questo ha attirato l’attenzione di Toho e Kadokawa Shoten, che hanno presentato denuncia tramite la Content Overseas Distribution Association (CODA).

CODA ha spiegato la posizione delle major in modo molto netto: “Sono stati identificati numerosi siti web che estraggono testo da film e altri contenuti, e sono considerati problematici come i cosiddetti ‘siti di spoiler’. Sebbene queste azioni tendano a essere percepite come meno gravi rispetto ai siti pirata o ai caricamenti illegali, sono chiare violazioni del copyright che vanno oltre l’ambito del fair use e sono crimini gravi.”

Le implicazioni: spoiler e copyright

Takeuchi era stato arrestato per la prima volta nel 2024 e successivamente accusato in base a leggi che riguardano la creazione di “una nuova opera tramite modifiche creative dell’originale che ne preservano le caratteristiche essenziali”. Una formula tecnica che, in sostanza, dice una cosa sola: i riassunti erano troppo vicini al materiale originale per essere considerati lavoro autonomo.

Quello che rende il caso interessante è il modo in cui ridefinisce la cultura dello spoiler. La maggior parte dei fan considera gli spoiler al massimo fastidiosi o sgarbati, raramente qualcosa di più. Questo caso suggerisce invece che, in determinate circostanze, possono diventare un problema legale concreto. La differenza non sta nel parlare di un film, ma nel quanto si finisce per riprodurre del film stesso. CODA ha già fatto sapere di non volersi fermare qui, annunciando che metterà in atto “misure efficaci contro siti simili”, senza scendere nei dettagli.

Per fan e blogger di tutto il mondo, è un piccolo promemoria che parlare di film online non è più semplice come una volta. Condividere entusiasmo, teorie e reazioni è una cosa. Ricostruire un’intera trama scena per scena — soprattutto monetizzando il tutto — può essere tutt’altra storia.

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Una rara figure di Star Wars trovata in soffitta: vale migliaia di dollari

Ogni collezionista ha sognato almeno una volta nella vita di aprire una vecchia scatola dimenticata in soffitta e ritrovarsi davanti a una piccola fortuna. È esattamente quello che è successo a un’utente di Reddit, e la storia sta facendo impazzire la community internazionale dei collezionisti di Star Wars.

L’utente, che si fa chiamare Mayday______, ha raccontato in un post di aver passato in rassegna la soffitta della suocera per gestire la vendita di un grosso stock di personaggi Kenner degli anni Ottanta rimasti chiusi in scatola per oltre trent’anni. Il compito sembrava di routine. Quello che è venuto fuori, invece, è uno dei ritrovamenti più clamorosi degli ultimi tempi nel mondo del collezionismo Star Wars.

Dentro la scatola: pezzi rari e condizioni impeccabili

La collezione è straordinaria sotto due aspetti. Il primo è la quantità: si tratta di un assortimento ricchissimo di personaggi vintage Kenner, accompagnati da pezzi di Warhammer e Transformers. Il secondo, ancora più sorprendente, è lo stato di conservazione. Molti dei personaggi bianchi — quelli più suscettibili all’ingiallimento dovuto al tempo — sembrano aver mantenuto la loro tonalità originale dopo oltre quarant’anni, un dettaglio che fa schizzare il loro valore di mercato.

Tra i pezzi più preziosi ci sono due varianti di R2-D2 con Spada Laser Pop-up, che attualmente vengono scambiati su eBay intorno ai 500 dollari l’una. Ma il pezzo che ha fatto saltare tutti dalla sedia è un altro: Yak Face, uno dei personaggi più rari della famosa serie Last 17 di Kenner. Per i collezionisti, Yak Face è praticamente la pietra preziosa del periodo finale del franchise, e quando completo e in buone condizioni può valere tra i 700 e gli 800 dollari. Stando alla foto, l’esemplare ritrovato sembra essere in ottimo stato.

A questi si aggiunge un Boba Fett senza blister che, se ancora dotato di tutti gli accessori originali, potrebbe rappresentare un altro pezzo di valore significativo. Le offerte ricevute dall’utente nelle ore successive al post sarebbero arrivate fino a 4.500 dollari per l’intero lotto, una cifra che potrebbe salire ulteriormente in base alla verifica della completezza dei singoli pezzi.

Cos’è la Last 17 e perché “conta”

Per chi non frequenta il mondo del collezionismo Star Wars, la Last 17 è il termine con cui i collezionisti chiamano l’ultima ondata di personaggi prodotta da Kenner nel 1985, in coincidenza con la chiusura del primo grande ciclo del merchandising di Star Wars. La distribuzione fu limitata e in alcuni mercati alcuni personaggi non arrivarono mai. Tra i pezzi della Last 17 figurano Han Solo in camera di carbonite, vari Ewok, EV-9D9 e due versioni di Luke Skywalker che insieme possono raggiungere i 1.000 dollari.

Stando al post, la collezione ritrovata in soffitta include una buona parte di quella linea, il che la rende un autentico tesoro storico del merchandising di Star Wars. Una capsula del tempo finita per caso nelle mani giuste — e che presto, quasi certamente, finirà nelle mani di qualche collezionista pronto a sborsare cifre importanti.

The Mandalorian & Grogu: Hasbro presenta un animatronic di Grogu da 600 dollari

Per i collezionisti più accaniti — quelli che il cuore inizia a battere forte appena vedono qualcosa con il logo di Star Wars — Hasbro ha presentato un nuovo prodotto da urlo: un animatronic ultra-realistico di Grogu prezzato a 600 dollari, pensato per accompagnare l’uscita del film The Mandalorian & Grogu. Non è un giocattolo qualunque, e il prezzo lo rende immediatamente chiaro.

La descrizione ufficiale di Hasbro Pulse non lascia spazio a dubbi: “Porta a casa il Trovatello più amato della galassia! Questo animatronic iper-realistico dà vita a Grogu per esprimere la passione per Star Wars come mai prima d’ora.” Il pezzo è alto circa 37 centimetri ed è stato progettato per offrire più di 250 animazioni differenti — movimenti del capo espressivi, piccoli passi traballanti e un livello di personalità che dovrebbe ricreare quel mix di tenerezza e malizia che ha reso il personaggio un’icona istantanea.

Più che un giocattolo

A differenza di un peluche o di una statuetta tradizionale, questo Grogu non è un oggetto passivo. Hasbro lo descrive come dotato di una “tecnologia di reazione avanzata che permette a Grogu di rispondere all’ambiente”. Tradotto: l’animatronic si accorge di quello che gli succede intorno e reagisce di conseguenza, avvicinando l’esperienza a quella di avere un piccolo essere sensibile alla Forza in salotto. O almeno, qualcosa che ci si avvicina abbastanza.

La spedizione del prodotto è prevista per il 31 dicembre 2026, una finestra che permetterà ai fan di pianificare l’acquisto con largo anticipo. Per un articolo di questa fascia di prezzo, è plausibile che la disponibilità sia limitata e che le prenotazioni si chiudano in fretta.

Tutto pronto per il film di maggio

L’uscita del prodotto si lega direttamente al ritorno di Din Djarin sul grande schermo. The Mandalorian & Grogu, diretto da Jon Favreau e con Pedro Pascal nel ruolo del cacciatore di taglie mandaloriano, arriverà nelle sale italiane il 20 maggio 2026. Si tratta del primo film cinematografico nato da una serie televisiva live-action di Star Wars, un passaggio non banale per il franchise.

La sinossi ufficiale anticipa che la storia si svolgerà dopo la caduta dell’Impero: “Il malvagio Impero è caduto, e i signori della guerra imperiali rimangono sparsi nella galassia. Mentre la giovane Nuova Repubblica lavora per proteggere tutto ciò per cui la Ribellione ha combattuto, ha arruolato l’aiuto del leggendario cacciatore di taglie mandaloriano Din Djarin e del suo giovane apprendista Grogu.”

Per i collezionisti che hanno seguito il viaggio di Grogu sin dalla sua prima apparizione, questo animatronic sembra fatto apposta. Caro, certo. Ma anche uno dei pezzi più curati visti finora nel mondo del merchandising di Star Wars.

Il Trono di Spade: Warner Bros. vuole raccontare Westeros senza lunghe pause tra un capitolo e l’altro

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Sette anni dopo il finale de Il Trono di Spade, l’universo di Westeros è più vivo che mai. E secondo un’importante dirigente di Warner Bros., i fan non hanno più intenzione di aspettare anni tra un capitolo e l’altro.

A dirlo è Shauna Spenley, che ha parlato chiaro al Variety Entertainment Marketing Summit: “Il Trono di Spade è un IP straordinaria che sembra in qualche modo infinita. E abbiamo visto pochi mesi fa con Il Cavaliere dei Sette Regni, che è un prodotto più leggero di quell’universo, esplodere letteralmente in tutto il mondo. C’è chiaramente una domanda enorme. Penso che questo progetto cinematografico non farà eccezione.”

Poi il punto più interessante: “Sembra che ora abbia davvero un pubblico con aspettative a lungo termine. Aspettative abituali. Non vogliono aspettare un paio d’anni per ogni nuovo capitolo.”

Un universo in rapida espansione

Il calendario dei prossimi mesi lo dimostra concretamente. Il Cavaliere dei Sette Regni — prequel disponibile su HBO Max dal 19 gennaio 2026 anche in Italia, ambientato cent’anni prima degli eventi de Il Trono di Spade — ha incassato recensioni entusiastiche e numeri di streaming di primo piano, confermando che il pubblico risponde eccome a storie ambientate a Westeros anche lontane dai personaggi più celebri della saga.

A giugno arriverà la terza stagione di House of the Dragon su Sky e NOW, seguita in estate da Game of Thrones: The Mad King, una produzione teatrale che debutterà a Stratford-upon-Avon in luglio e che esplorerà il regno di Aerys II Targaryen, il Re Folle, prima della Ribellione di Robert. E poi c’è il progetto più ambizioso di tutti: un film su Aegon il Conquistatore, il primo lungometraggio cinematografico dell’intero franchise, con la sceneggiatura affidata a Beau Willimon, già noto per il suo lavoro su Andor. Nessuna data è ancora stata annunciata.

La seconda stagione di Il Cavaliere dei Sette Regni è già confermata per il 2027 e attualmente in produzione, a segnalare che HBO ha costruito una pipeline narrativa solida e intende mantenerla.

Peter Claffey Il cavaliere dei sette regni

 

L’unica nota stonata: The Winds of Winter

In tutto questo fermento, c’è però un elemento che va controtendenza: George R.R. Martin non ha ancora consegnato The Winds of Winter, sesto volume delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. L’attesa si avvicina ormai alla somma di tutti i tempi di attesa tra i libri precedenti messi insieme. Le ultime voci su un’uscita in autunno 2026 sono già state smentite dall’editore.

Un’ironia non da poco per un franchise che, sul fronte televisivo e cinematografico, sta invece cercando di accelerare il ritmo.

Addio a Roger Sweet, il creatore di He-Man: aveva 91 anni

C’è una generazione di bambini cresciuta urlando “Per il potere di Greyskull!” nel salotto di casa, agitando spade di plastica contro avversari immaginari. Quella generazione deve molto a un uomo di nome Roger Sweet, il designer che negli anni ’70 immaginò He-Man dal nulla e trasformò un pezzo di creta su una action figure in uno dei franchise di cultura pop più duraturi della storia.

Sweet se n’è andato all’età di 91 anni, in modo sereno, in una struttura sanitaria. La notizia è stata confermata dalla moglie Marlene. Negli ultimi anni le sue condizioni di salute erano peggiorate dopo una caduta che aveva provocato due emorragie cerebrali: un lungo ricovero in terapia intensiva, poi il trasferimento in una struttura specializzata per la cura della memoria, con costi superiori ai 10.000 dollari al mese. Una campagna su GoFundMe aveva raccolto quasi 94.000 dollari, superando l’obiettivo iniziale, a cui si erano aggiunti 5.000 dollari dalla Mattel Foundation.

He-Man

Come nacque He-Man

La storia dell’origine di He-Man è quasi più sorprendente del personaggio stesso. Siamo negli anni ’70, e Mattel aveva appena perso una delle opportunità più grandi della sua storia: il CEO Ray Wagner aveva rifiutato di produrre i giocattoli di Guerre stellari nel 1976. Kenner prese quell’accordo e lo trasformò in un fenomeno da miliardi di dollari dopo il successo di Guerre stellari nel 1977.

Mattel aveva bisogno di qualcosa di originale, qualcosa tutto suo. Sweet, responsabile del Dipartimento di Design Preliminare, prese un’action figure della linea Big Jim, la irrigidì in una posa di combattimento e la modellò con la creta per darle quella muscolatura oggi iconica. Da quel prototipo grezzo nacque He-Man. Nel 1982 la linea di giocattoli arrivò sugli scaffali, e nel 1983 debuttò la serie animata He-Man e i dominatori dell’universo, che introdusse il principe Adam, Eternia, Skeletor e quella trasformazione con la Spada del Potere diventata indimenticabile.

Non era un franchise raffinato o sottile. Era stravagante, sopra le righe, pieno di personaggi assurdi e creature impossibili. Ed era esattamente per questo che funzionava.

Il film in arrivo e un dedicato speciale

C’è qualcosa di malinconico nel fatto che Sweet non abbia fatto in tempo a vedere la prossima evoluzione della sua creazione. Masters of the Universe, il nuovo film live-action diretto da Travis Knight con Nicholas Galitzine nei panni di He-Man e Jared Leto come Skeletor, arriverà nelle sale italiane il 4 giugno 2026, distribuito da Eagle Pictures. Marlene Sweet ha già contattato i realizzatori del film chiedendo che la pellicola venga dedicata al marito. Una richiesta più che comprensibile.

Roger Sweet non progettò solo un giocattolo. Costruì un universo intero, e quel grido di battaglia risuona ancora oggi.

Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum introdurrà un nuovo personaggio femminile: chi è Seren?

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Mentre i riflettori sulla Terra di Mezzo continuano ad accendersi in vista del 17 dicembre 2027, data di uscita di Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum, emerge una nuova indiscrezione destinata a far parlare i fan della saga. Secondo l’insider Daniel Richtman, il film introdurrà un personaggio femminile originale di nome Seren — un nome che non compare da nessuna parte nelle opere di J.R.R. Tolkien, il che suggerisce una creazione ex novo pensata specificamente per questa pellicola.

Il collegamento con Anya Taylor-Joy — già accostata al film nelle scorse settimane — potrebbe spiegare perché il suo nome fosse assente dall’annuncio ufficiale del cast fatto da Warner Bros. al CinemaCon 2026. Se il personaggio è ancora in fase di definizione, o se le trattative non sono ancora chiuse, è normale che il nome dell’attrice non venga bruciato in anticipo.

La teoria su Arwen

I fan non hanno perso tempo, e la teoria più gettonata è già circolata: Seren potrebbe essere un nome di copertura per Arwen, la figlia Mezzielfa di Elrond interpretata da Liv Tyler nella trilogia originale di Peter Jackson. La finestra temporale del film — che sarà ambientato tra la partenza di Bilbo dalla Contea e la formazione della Compagnia dell’Anello — sarebbe compatibile con una presenza di Arwen, e l’idea di approfondire il suo personaggio in questo contesto non sarebbe affatto azzardata.

Si tratta, per ora, solo di speculazioni. Ma sono esattamente il tipo di speculazioni che tengono viva l’attenzione intorno a un progetto come questo.

arwen il signore degli anelli Liv Tyler

Il cast confermato e la storia

Al CinemaCon, Warner Bros. ha rivelato un cast di tutto rispetto. Andy Serkis tornerà nei panni di Gollum e dirigerà il film, affiancato da Ian McKellen come Gandalf e Elijah Wood come Frodo. Il ruolo di Aragorn — Grampasso nel film — sarà affidato a Jamie Dornan, che prenderà il posto di Viggo Mortensen con un personaggio più giovane. Nel cast anche Kate Winslet nel ruolo di Marigol, Leo Woodall come Halvard e Lee Pace che riprenderà i panni di Thranduil.

Dietro le quinte, la continuità con la trilogia originale sarà totale: Peter Jackson produrrà, Fran Walsh e Philippa Boyens torneranno alla sceneggiatura insieme a Phoebe Gittins e Arty Papageorgiou.

La storia si concentrerà sugli anni che precedono La Compagnia dell’Anello: Gandalf incaricherà Aragorn di rintracciare Gollum, l’unico in grado di rivelare dove si trovi l’Unico Anello portato via da Bilbo Baggins. Parallelamente, il film esplorerà il passato di Sméagol — prima della corruzione dell’Anello — approfondendo uno degli aspetti meno esplorati di tutta la saga tolkieniana.

Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum arriverà nelle sale italiane il 17 dicembre 2027.

Meta guarda allo spazio: energia solare orbitale per alimentare i data center IA del futuro

Sembra fantascienza, ma è tutto terribilmente reale: Meta ha stretto un accordo con la startup Overview Energy per sfruttare l’energia solare raccolta direttamente nello spazio per alimentare i data center.

Energia dallo spazio: ecco come funziona

L’idea alla base del progetto è tanto semplice quanto rivoluzionaria: raccogliere energia grazie a pannelli solari in orbita, dove il sole splende ininterrottamente e senza ostacoli, e trasmetterla sulla Terra per alimentare infrastrutture sempre più energivore dopo l’esplosione dell’utilizzo delle Intelligenze Artificiali.

Overview Energy sta sviluppando un sistema capace di fare proprio questo.

La prima dimostrazione orbitale è prevista per il 2028, mentre la distribuzione commerciale dovrebbe partire intorno al 2030.

Meta si assicura energia “in anticipo”

Grazie a questa partnership, Meta avrà accesso anticipato fino a 1 gigawatt di capacità energetica, una quantità davvero enorme, pensata per sostenere la crescita dei suoi data center.

I dettagli economici non sono stati resi pubblici, ma il messaggio è chiarissimo: la compagnia di Mark Zuckerberg sta investendo pesantemente nel futuro dell’energia.

L’IA che sta divorando elettricità

Come anticipato, dietro tutto ciò c’è una realtà sempre più evidente: l’esplosione dell’intelligenza artificiale e dei servizi digitali sta mettendo sotto pressione le reti elettriche.

I data center, cuore pulsante di piattaforme come Facebook e Instagram, richiedono quantità gigantesche di energia, con la domanda che è destinata solo a crescere.

Non a caso, le big tech stanno correndo ai ripari.

Per capire la scala del problema (e della soluzione), basta guardare ai progetti in corso: Meta sta costruendo data center giganteschi negli Stati Uniti, incluso uno in Louisiana che potrebbe costare circa 50 miliardi di dollari. Parliamo di strutture grandi quanto interi quartieri.

Non solo spazio: si punta su più fronti energetici

L’accordo con Overview Energy è solo un tassello di una strategia molto più ampia. Meta ha già stretto collaborazioni con aziende come Vistra, Oklo e TerraPower.

In pratica tra nucleare avanzato e solare spaziale, Meta si sta trasformando in uno dei più grandi acquirenti di energia alternativa al mondo.

Non solo fantascienza

Questa tecnologia potrebbe cambiare il modo in cui produciamo e distribuiamo energia su scala globale.

Se funzionerà davvero, potremmo trovarci davanti a una delle innovazioni più importanti degli ultimi decenni, con la speranza che sia i costi che l’accesso a queste fonti di energia alternative siano umanamente accessibili.

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Mortal Kombat II, le prime reazioni: più veloce, più divertente e più violento

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Le prime proiezioni riservate alla critica sono arrivate, e il verdetto che circola in rete è quello che i fan del franchise speravano di leggere: il sequel ha ascoltato le critiche al primo film e le ha trasformate in benzina.

Il punto su cui convergono quasi tutte le reazioni è la correzione di rotta rispetto al 2021. Uno dei difetti più discussi dell’originale — il concetto delle Arcane, i poteri individuali dei combattenti spesso paragonati dai fan ai midi-chlorian di Star Wars — sembra essere stato eliminato completamente. Come sintetizza una delle prime reazioni: “Ignorano del tutto la roba delle Arcane. Hanno preso sul serio tutti i reclami dei fan.”

Il tono generale appare più sicuro di sé, più disposto ad abbracciare le radici videoludiche della serie: “È il film che avremmo dovuto avere la prima volta. Si sente più a suo agio nell’abbracciare le sue origini videoludiche, con grande beneficio. È un bagno di sangue divertente e frenetico, con ottima azione. Kitana è il cuore pulsante. Kano è esilarante.”

L’azione tecnica e il fattore Johnny Cage in Mortal Kombat II

Chi se ne intende di arti marziali ha già notato la cura con cui sono state costruite le coreografie: le mosse di Kung Lao sarebbero ispirate al Wing Chun, mentre Johnny Cage — interpretato da Karl Urban — avrebbe quell’energia caotica e sopra le righe che ricorda i personaggi d’azione anni Ottanta, con qualcuno che ha già tirato fuori il paragone con Jack Burton di Grosso guaio a Chinatown.

Urban sembra destinato a rubare la scena, affiancato da Josh Lawson che torna nei panni di Kano confermandosi un personaggio comico impeccabile. Il mix tra sequenze di combattimento tecnicamente curate e momenti di umorismo puro sembra essere uno dei punti di forza del film.

E poi c’è la violenza, che in un film di Mortal Kombat non è un dettaglio secondario. Le Fatality vengono descritte come “di livello selvaggio”, con qualcuno che parla di “azione Kombat non-stop e completamente folle”. Esattamente quello che il pubblico si aspettava.

La regia è di nuovo affidata a Simon McQuoid, con la sceneggiatura di Jeremy Slater — già autore di Moon Knight e Godzilla x Kong: Il nuovo impero. La storia porterà i guerrieri della Terra a confrontarsi direttamente con Shao Kahn nel torneo che definisce il destino del regno.

Mortal Kombat II arriverà nelle sale italiane il 6 maggio 2026, distribuito da Warner Bros. Pictures Italia.

Adam Scott sa già come finirà Scissione: “Tante sorprese in arrivo nella terza stagione”

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Chi segue Scissione — titolo italiano della serie distopica di Apple TV+ conosciuta in originale come Severance — può tirare un sospiro di sollievo: la terza stagione si farà, e il protagonista Adam Scott non solo ne è entusiasta, ma conosce già tutto quello che succederà fino alla conclusione della storia.

In una recente intervista a Variety, Scott — che nella serie interpreta Mark Scout ed è anche produttore esecutivo — ha condiviso qualche anticipazione: “Sono coinvolto in tutto. Parliamo continuamente con gli sceneggiatori e con Dan Erickson. So tutto quello che sta succedendo. Ci saranno così tante sorprese. Non vedo l’ora di girare.”

Un’attesa lunga, ma il team è pronto

Tra la fine delle riprese della seconda stagione e l’inizio della terza sono passati oltre due anni, e Scott non nasconde l’impazienza di tutto il cast: “Ben è ancora molto coinvolto nella serie. Sarà grandioso. Sono passati più di due anni da quando abbiamo finito di girare la seconda stagione. Siamo tutti ansiosi di tornare. Ci mancano l’uno all’altro.”

A cambiare rispetto alle prime due stagioni sarà la regia: Ben Stiller, che aveva diretto molti degli episodi più iconici della serie, non si occuperà della terza. Resta comunque coinvolto nel progetto come produttore esecutivo insieme allo showrunner Dan Erickson.

Il piano originale prevedeva un arco narrativo di tre o quattro stagioni, ma il fenomeno culturale innescato dalla serie ha aperto la riflessione su possibili sviluppi futuri oltre il finale previsto. Apple TV+ sta anche valutando potenziali spin-off ambientati nello stesso universo della Lumon Industries, anche se nulla è ancora stato confermato ufficialmente.

Severance

L’audizione, Parks and Recreation e la svolta drammatica

Scott ha approfittato dell’intervista anche per ricostruire il percorso che lo ha portato al ruolo di Mark Scout — un percorso tutt’altro che scontato. Dopo anni di commedie, culminati con Parks and Recreation, voleva dimostrare di poter fare qualcosa di diverso: “Volevo cambiare registro, ma facevo fatica a essere considerato per qualcosa che non fosse comico. Ho inseguito attivamente ‘Big Little Lies’, ad esempio — volevo davvero farlo, ho dovuto fare il tifo per me stesso e fare più provini.”

Quando arrivò la sceneggiatura di Scissione, Scott sapeva di essere di fronte a qualcosa di speciale: “Ho pensato: ‘Probabilmente non otterrò questo lavoro. Ma se ci riuscissi, sarà perché me lo sono guadagnato negli ultimi 30 anni.'” Per fortuna, fece un solo provino.

La terza stagione di Scissione è attesa su Apple TV+ nel corso del 2026, senza ancora una data precisa confermata per l’Italia.

Secondo Matthew Lillard, Hollywood lo assume “per nostalgia” e non perché “piaccia davvero”

C’è qualcosa di disarmante nell’onestà di Matthew Lillard. Mentre Hollywood lo richiama a destra e a manca per riprendere ruoli iconici e affrontarne di nuovi, lui attribuisce tutto alla nostalgia — e lo fa con una risata. “Non penso che a qualcuno piaccia davvero. Sentono solo la nostalgia dei vecchi tempi,” ha detto durante una recente apparizione sul podcast Phase Hero.

Eppure i fatti raccontano un’altra storia. Negli ultimi anni, Lillard è tornato a essere uno dei volti più richiesti del cinema e della televisione horror e di genere: ha ripreso il ruolo di William Afton in Five Nights at Freddy’s (2023) e nel sequel uscito a dicembre 2025, è tornato nei panni di Stu Macher per Scream 7 (uscito in Italia il 28 febbraio 2026), e ha fatto il suo ingresso nel MCU con un ruolo nella seconda stagione di Daredevil: Born Again su Disney+. A tutto questo si aggiungono progetti originali come The Life of Chuck, la serie Cross e un ruolo in Behemoth! di Tony Gilroy, con Pedro Pascal, Will Arnett e Olivia Wilde.

Il flop di Scooby-Doo e gli anni bui

Lillard attribuisce il suo ritorno alla popolarità crescente dei film di Scooby-Doo originali. “‘Scooby-Doo’ uno e due sono più popolari oggi di quanto non lo fossero quando uscirono. Penso che ci sia una strana ondata di nostalgia nel settore, perché la gente ha nostalgia dei tempi andati. Credo che questo sia uno dei motivi per cui sto vivendo questo momento.”

La storia di come ci è arrivato, però, è tutt’altro che lineare. Dopo Scooby-Doo 2 – Mostri scatenati, Lillard si aspettava che la sua carriera decollasse: “Pensavo che sarei stato al primo posto nel cast per i successivi dieci anni di film.” Invece il film fu un flop al botteghino e il risultato fu l’esatto contrario. L’attore si ritrovò a passare anni quasi esclusivamente come doppiatore, lontano dai set cinematografici e televisivi.

“Ho attraversato periodi buoni e periodi brutti. Sono stato irrilevante e ho pensato che non avrei mai più lavorato,” ha ammesso senza filtri. Un’esperienza che, a suo dire, lo ha costretto a rimettere in discussione le sue priorità come attore, allontanandolo dall’ossessione per la fama e riportandolo al mestiere.

Un futuro sempre più ricco

Il vero punto di svolta è arrivato nel 2023 con Five Nights at Freddy’s, che ha riportato il suo volto sugli schermi davanti a un pubblico enorme. Da quel momento la sua carriera non si è più fermata. Prossimamente lo vedremo nella serie televisiva tratta da Carrie diretta da Mike Flanagan — ancora senza titolo italiano confermato — e nel già citato Behemoth! di Gilroy.

Che la nostalgia sia la molla iniziale o meno, Lillard sembra aver ritrovato una seconda giovinezza professionale. E considerando il numero di progetti in cui è coinvolto, difficile dargli torto anche solo in parte.

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