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Il regista di Backrooms, Kane Parsons, potrebbe avere nel mirino il film di Portal

Il successo clamoroso di Backrooms — quasi 150 milioni di dollari incassati in tutto il mondo con un budget di soli 10 milioni — ha trasformato Kane Parsons in uno dei nomi più seguiti di Hollywood in questo momento. E ora il ventenne regista starebbe già guardando avanti, con un occhio puntato su una proprietà videoludica che i fan attendono di vedere adattata da quasi vent’anni.

In un’apparizione sul podcast The Town, Parsons ha chiarito di non essere particolarmente interessato a tuffarsi subito su franchise già esistenti — “con una o due eccezioni” legate a proprietà che lo accompagnano fin dall’infanzia, e per le quali sarebbero già in corso alcune conversazioni preliminari. Il commento ha immediatamente scatenato la speculazione online, con Portal che è rapidamente emerso come il candidato più probabile.

La conferma (parziale) del New York Times

La speculazione ha guadagnato concretezza quando il giornalista del New York Times Kyle Buchanan ha condiviso su X un dettaglio di una conversazione avuta con Parsons all’inizio di maggio: “Ho visto persone speculare che Kane Parsons si stia riferendo a un potenziale film di Portal. Gli ho chiesto a inizio maggio se fosse interessato a dirigerlo e ha detto che stava già guardando al progetto ‘con molta cautela e molta curiosità’.”

Non si tratta di una conferma ufficiale, e Parsons non ha pronunciato il nome di Portal. Ma l’interesse è reale e documentato, e la fonte difficilmente potrebbe essere più credibile.

Cos’è Portal e perché un film ha senso

Sviluppato da Valve e uscito nel 2007, Portal è uno dei videogiochi più celebrati e originali degli ultimi vent’anni. Il gioco mette il giocatore nei panni di Chell, intrappolata nelle camere di test della Aperture Science, armata di una pistola capace di creare portali per risolvere enigmi sempre più elaborati — e soprattutto alle prese con GLaDOS, un’intelligenza artificiale manipolativa e ironica che è diventata uno dei personaggi più iconici del medium. Il sequel del 2011 aveva espanso ulteriormente il lore e la narrativa, consolidando il franchise come una delle IP più amate di Valve.

Un film di Portal era già stato annunciato nel 2013 da J.J. Abrams in collaborazione con Warner Bros., ma il progetto non è mai uscito dalla fase di sviluppo. Da allora, l’adattamento è rimasto nel limbo — uno dei casi più celebri di IP videoludica che Hollywood non è riuscita a portare avanti nonostante un interesse evidente.

Portal 2 e Left 4 Dead saranno retrocompatibili con Xbox One

Perché Parsons sarebbe una scelta interessante

Backrooms ha dimostrato che Parsons sa trasformare spazi vuoti e liminali in qualcosa di profondamente inquietante — corridoi infiniti, ambienti sterili, atmosfere sospese tra il familiare e il perturbante. Sono esattamente le qualità che definiscono l’estetica delle camere di test di Aperture Science in Portal: un luogo freddo, controllato, con una logica tutta sua e un’IA che osserva e manipola dall’alto.

Per ora non esiste nulla di ufficiale: nessun annuncio, nessun accordo confermato, nessuna data. Ma con Parsons che ha già dichiarato di stare esplorando la possibilità con cautela e curiosità, e con Hollywood che sta chiaramente guardando con attenzione a tutto ciò che il regista deciderà di fare dopo, l’idea di un film di Portal firmato Kane Parsons è oggi qualcosa di più di una semplice speculazione.

Death Stranding: il regista Michael Sarnoski rivela la reazione entusiasta di Hideo Kojima alla sceneggiatura

Il film live-action di Death Stranding prodotto da A24 in collaborazione con Kojima Productions continuerebbe a fare passi avanti nello sviluppo, e il regista e sceneggiatore Michael Sarnoski — già dietro A Quiet Place: Giorno 1 e Pig — ha condiviso un aggiornamento incoraggiante sul progetto, inclusa la reazione del creatore del franchise alla prima bozza della sceneggiatura.

In un’intervista con IGN all’IGN Live 2026, Sarnoski ha confermato di essere vicino alla conclusione della scrittura: “Sto scrivendo la sceneggiatura in questo momento e spero di essere quasi alla fine. Sono davvero entusiasta di immergermi in questo progetto.” La bozza sarebbe già stata letta da Kojima e dal team di A24, e le reazioni sarebbero state decisamente positive.

Kojima generoso con Sarnoski: storia originale nell’universo del gioco

Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’intervista riguarda il grado di libertà creativa che Hideo Kojima avrebbe concesso al regista. L’adattamento non si limiterà a riproporre gli eventi dei videogiochi con Norman Reedus, ma racconterà una storia originale ambientata nello stesso universo, con personaggi nuovi. Sarnoski ha spiegato: “Kojima è stato molto generoso nel lasciarmi giocare nel suo mondo, permettendomi di raccontare una storia con i miei personaggi e il mio angolo di questo universo, mantenendola fedele al gioco e facendo qualcosa che i fan ameranno davvero.”

I fan storici si chiederanno inevitabilmente se qualche volto noto del gioco farà la sua comparsa. Sarnoski non si è sbilanciato, ma ha lasciato una porta aperta: “Potreste vedere alcuni personaggi del gioco fare una comparsa. Ma è qualcosa che potrebbe accadere parallelamente al gioco, che onora quello che accade nel gioco ma è assolutamente un’entità a sé stante.”

Death Stranding

Kojima conosce ogni riferimento cinematografico nella sceneggiatura

Uno degli aneddoti più divertenti dell’intervista riguarda la lettura della sceneggiatura da parte di Kojima. Chiunque segua il leggendario game designer sa quanto il cinema sia parte integrante del suo DNA creativo — anni di consigli sui film, di omaggi a registi e di estetica visiva mutuata dal grande schermo. Sarnoski ha confermato che questa passione si è manifestata immediatamente: “Sono rimasto colpito dal fatto che, leggendo questa sceneggiatura, senza che io dovessi dirgli nulla, ha riconosciuto ogni singolo riferimento cinematografico. Conosce i film in modo straordinario. È stato molto bello da vedere.”

L’universo di Death Stranding si starebbe espandendo anche oltre il film live-action. È in sviluppo un film d’animazione con il titolo provvisorio Mosquito, diretto da Hiyoshi Miyamoto e scritto da Aaron Guzikowski — già sceneggiatore di Raised by Wolves. E a novembre 2025 era stata annunciata anche la serie animata Isolations, prevista in esclusiva su Disney+ nel 2027.

Per il film live-action, Kojima ha confermato una finestra di uscita prevista per il 2027. Con la sceneggiatura in fase di finalizzazione e l’entusiasmo dichiarato di tutte le parti coinvolte, il progetto sembra procedere nella giusta direzione.

Bloodborne torna a giugno 2026 per il decimo anniversario, ma non nel modo che speravamo

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Ogni volta che il nome Bloodborne compare su internet succede sempre la stessa cosa: milioni di cacciatori tirano fuori il mantello, impugnano il Segaossa e iniziano a sperare in un remake, una remaster o magari in un sequel.

Anche questa volta l’effetto è stato immediato, con la notizia del ritorno di Bloodborne nel giugno 2026 ha infatti fatto rapidamente il giro del web, alimentando per qualche ora le fantasie della community.

Prima che qualcuno possa iniziare a sognare un annuncio a sorpresa da parte di Sony e FromSoftware, però, è bene chiarire una cosa: non stiamo parlando di una nuova edizione del videogioco.

Il ritorno riguarda invece qualcosa che per molti appassionati ha un valore quasi sacro: la straordinaria colonna sonora del capolavoro gotico pubblicato nel 2015.

Un’edizione speciale per celebrare dieci anni di Bloodborne

Per festeggiare il decimo anniversario del gioco di FromSoftware, Laced Records ha annunciato il Bloodborne 10th Anniversary Vol. I & II Exclusive Edition X3LP, una prestigiosa raccolta in vinile dedicata alle musiche che hanno contribuito a rendere Yharnam uno dei luoghi più inquietanti e affascinanti mai apparsi in un videogioco.

Realizzato in collaborazione con Sony Interactive Entertainment, il cofanetto include numerosi contenuti aggiuntivi che faranno sicuramente felici collezionisti e appassionati della saga.

Tra le novità più interessanti troviamo quattro tracce completamente rimasterizzate che non erano mai state pubblicate su vinile, oltre a cinque celebri temi boss provenienti dall’espansione The Old Hunters, anch’essi rimasterizzati e inclusi nel secondo volume della raccolta.

Laced Records non si è limitata ai soli vinili

L’intera raccolta sarà custodita all’interno di uno speciale slipmat decorato con le iconiche Rune di Caryll, uno degli elementi più misteriosi e affascinanti dell’universo narrativo creato da Hidetaka Miyazaki.

Il tutto verrà confezionato in un elegante cofanetto da collezione con coperchio rigido removibile, pensato per diventare immediatamente il pezzo forte di qualsiasi collezione dedicata ai videogiochi.

Per chi desidera personalizzare ulteriormente la propria raccolta, sia lo slipmat sia il cofanetto saranno acquistabili anche separatamente.

Bloodborne 10th Anniversary Vol I II Vinyl

The Duskbloods raccoglierà l’eredità spirituale di Bloodborne?

Nel frattempo i fan di FromSoftware continuano a guardare con curiosità verso The Duskbloods, il nuovo action RPG annunciato durante il Nintendo Direct dedicato a Nintendo Switch 2.

Il progetto rappresenta una delle produzioni più attese dello studio giapponese e molti giocatori hanno già notato alcune evidenti somiglianze estetiche e tematiche con Bloodborne.

Ambientato in un oscuro mondo fantasy dominato da creature vampiriche, il titolo permetterà di controllare oltre una dozzina di guerrieri conosciuti come Bloodsworn, ognuno caratterizzato da abilità, armi e stili di combattimento differenti.

Sebbene una data di uscita ufficiale non sia stata ancora comunicata, FromSoftware ha confermato l’arrivo di una closed network test nel corso dell’estate.

Il sogno di una remaster continua

La nuova edizione celebrativa della colonna sonora rappresenta un bellissimo omaggio a uno dei giochi più amati dell’era PlayStation 4, ma inevitabilmente riaccende anche una vecchia ferita.

Perché sì, dopo dieci anni, milioni di giocatori continuano ancora a chiedere la stessa identica cosa: una remaster, un remake o semplicemente una versione aggiornata di Bloodborne per le piattaforme moderne.

Per ora bisognerà accontentarsi di ascoltare nuovamente i terrificanti cori che accompagnavano le nostre morti più memorabili nelle strade di Yharnam.

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Luca Parmitano volerà verso la Luna: sarà il pilota di Artemis III

Luca Parmitano sarà il pilota di Artemis III, la missione destinata a riportare esseri umani sulla superficie della Luna nell’ambito del programma Artemis.

Per l’astronauta siciliano si tratta del coronamento di una carriera straordinaria, costruita tra missioni sulla Stazione Spaziale Internazionale, passeggiate spaziali e anni di lavoro al fianco della NASA e dell’Agenzia Spaziale Europea.

Fly Me to the Moon

Nel corso della sua carriera Parmitano ha trascorso ben 366 giorni nello spazio, partecipando alle missioni di lunga durata Volare e Beyond a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

Durante le sue permanenze in orbita ha contribuito a centinaia di esperimenti scientifici, effettuato sei attività extraveicolari per oltre trenta ore complessive e raggiunto uno dei traguardi più prestigiosi per un astronauta europeo: il comando della ISS.

Dopo il ritorno sulla Terra, Parmitano ha continuato a lavorare a stretto contatto con la NASA presso il Johnson Space Center di Houston, occupandosi dell’addestramento degli astronauti e delle operazioni legate alle attività extraveicolari e alla robotica spaziale.

Un percorso che lo ha portato naturalmente verso il programma Artemis.

Una missione da sogno

La nomina a pilota di Artemis III rappresenta qualcosa di speciale anche per lo stesso Parmitano.

L’astronauta ha definito la missione un vero e proprio sogno professionale, sottolineando l’importanza di contribuire allo sviluppo delle procedure e dei sistemi che permetteranno alle future generazioni di esploratori spaziali di spingersi ancora più lontano: “Sono onorato di far parte di questo equipaggio e allo stesso tempo mi sento umile: i miei compagni di missione apportano un bagaglio di esperienze molto variegato, e non vedo l’ora di lavorare con loro, desideroso di imparare e di dare il mio massimo contributo nel mio ruolo. In qualità di pilota collaudatore, questa è davvero una missione da sogno, poiché potremo contribuire a testare i sistemi e a sviluppare le procedure affinché i futuri equipaggi possano spingersi più lontano e, in ultima analisi, riportare l’umanità sulla Luna”.

Parmitano ha inoltre ricordato il ruolo fondamentale svolto dall’Aeronautica Militare, dall’Agenzia Spaziale Italiana e dall’Agenzia Spaziale Europea nel suo percorso professionale, evidenziando come questo incarico rappresenti anche il riconoscimento del contributo europeo al ritorno dell’uomo sulla Luna.

Insieme ad “astroLuca”, come membri dell’equipaggio designato dalla NASA, ci saranno anche il comandante di missione Randy Bresnik e gli astronauti della NASA  Frank Rubio e Andre Douglas in qualità di specialisti di atterraggio. L’astronauta Bob Hines, sempre della NASA, è stato inoltre designato come membro di riserva dell’equipaggio.

equipaggio artemis III

Un successo per l’Europa spaziale

La scelta di Parmitano non è soltanto una vittoria personale.

Per il direttore generale dell’ESA, Josef Aschbacher, la sua nomina dimostra il valore delle competenze sviluppate dall’Europa nel settore dei voli spaziali con equipaggio.

Un ruolo centrale sarà svolto ancora una volta anche dal European Service Module, il modulo costruito dall’ESA che fornisce energia, propulsione e supporto vitale alla capsula Orion. La collaborazione tra Europa e Stati Uniti continua quindi a essere uno dei pilastri del programma Artemis.

Dal volo sperimentale allo spazio

Prima di entrare nel corpo astronauti dell’ESA, Luca Parmitano aveva già costruito una carriera d’élite nell’Aeronautica Militare Italiana. Nel 2007 venne infatti selezionato per il prestigioso ruolo di pilota collaudatore, iniziando un percorso altamente specializzato nel mondo del volo sperimentale.

La sua formazione è proseguita in Francia, presso l’EPNER di Istres, una delle scuole più rinomate al mondo per piloti collaudatori sperimentali. Un’esperienza che ha contribuito a forgiare le competenze tecniche e operative che in seguito si sarebbero rivelate fondamentali anche nelle missioni spaziali.

In occasione della missione Beyond, nel 2019, Parmitano è stato promosso al grado di colonnello dell’Aeronautica Militare Italiana. Nel corso della sua carriera ha totalizzato oltre 2000 ore di volo, ottenendo l’abilitazione su più di 20 modelli di aerei militari ed elicotteri e pilotando complessivamente oltre 40 tipi diversi di velivoli. Un curriculum che lo rende uno dei piloti e astronauti italiani più esperti e apprezzati a livello internazionale.

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Myxicola albertoangelai: scoperta una nuova specie marina dedicata ad Alberto Angela

Non capita tutti i giorni di vedere il proprio nome entrare ufficialmente nella nomenclatura scientifica. Eppure è proprio quello che è successo ad Alberto Angela, al quale un gruppo di ricercatori italiani ha dedicato una nuova specie marina appena identificata nel Mar Ionio.

Ora, dunque, possiamo dire che c’è un Alberto Angela in fondo a mari italiani, così come c’è un Luke Skywalker tra gli alberi del sud della Cina e un Hayao Miyazaki nelle foreste indiane.

In fondo al mare del Salento

Questo omaggio va ben oltre la semplice curiosità scientifica e rappresenta un riconoscimento al lavoro di divulgazione che il celebre conduttore e divulgatore porta avanti da decenni, contribuendo ad avvicinare milioni di persone alla scienza, alla storia e alla conoscenza.

La nuova specie, battezzata Myxicola albertoangelai è stata individuata lungo le coste del Salento, precisamente a Santa Caterina di Nardò, nel Mar Ionio settentrionale.

La scoperta è il risultato di uno studio condotto da ricercatori dell’Università del Salento, tra cui Matteo Putignano, Andrea Toso e Joachim Langeneck, nell’ambito di una revisione scientifica del genere Myxicola.

Si tratta di organismi marini appartenenti alla famiglia dei Sabellidi, particolari anellidi policheti noti per il loro caratteristico apparato branchiale a forma di ventaglio che utilizzano per filtrare particelle nutritive presenti nell’acqua.

Per il loro aspetto vengono spesso soprannominati “eyelash worms”, ovvero “vermi con le ciglia”.

Perché dedicarla proprio ad Alberto Angela?

La risposta a questa domanda arriva direttamente dagli autori dello studio pubblicato sull’autorevole Zoological Journal of the Linnean Society.

Secondo i ricercatori salentini la scelta nasce dal profondo impatto che i programmi di Alberto Angela hanno avuto sulla loro formazione personale e professionale.

Molti degli studiosi coinvolti hanno infatti raccontato di essere cresciuti seguendo le sue trasmissioni televisive, trovando proprio nella divulgazione scientifica una delle motivazioni che li ha spinti verso una carriera nella ricerca.

Un riconoscimento che testimonia quanto la comunicazione della scienza possa influenzare concretamente le nuove generazioni di studiosi.

Che piaccia o meno la televisione divulgativa, è difficile negare l’impatto che Alberto Angela ha avuto sulla cultura scientifica italiana. Per generazioni di appassionati, i suoi programmi sono stati una porta d’accesso verso archeologia, storia naturale, astronomia e biologia.

Ora quel contributo è stato immortalato in modo decisamente speciale: non con un premio o una targa, ma con una nuova specie che porterà per sempre il suo nome negli archivi della scienza.

 

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Non una, ma quattro nuove specie identificate

Myxicola albertoangelai non è l’unica novità emersa dalla ricerca.

La revisione del genere Myxicola ha infatti portato all’identificazione di ben quattro nuove specie, grazie a un approccio basato sulla cosiddetta tassonomia integrativa.

Questa disciplina combina i tradizionali studi morfologici con le moderne analisi genetiche, permettendo di distinguere specie che, a prima vista, potrebbero apparire praticamente identiche. Un metodo che sta rivoluzionando la nostra conoscenza della biodiversità marina.

Il Mediterraneo ha ancora segreti da svelare

Forse l’aspetto più affascinante della scoperta è proprio questo.

Spesso si tende a pensare che il Mar Mediterraneo sia un ambiente ormai studiato in ogni dettaglio. In realtà, la ricerca dimostra che esistono ancora organismi sconosciuti alla scienza anche in ecosistemi che riteniamo familiari.

Ogni nuova specie identificata contribuisce ad arricchire il mosaico della biodiversità e ci ricorda quanto il nostro pianeta abbia ancora molto da raccontare.

La Caccia a Gollum, Elijah Wood parla del ritorno di Frodo: “È come una riunione di famiglia”

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Sono passati più di vent’anni dall’ultima volta che il pubblico ha seguito Frodo Baggins fino alle fiamme del Monte Fato ne Il Signore degli Anelli: Il Ritorno del Re. Ora, con Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum che riporterà diversi volti familiari nella Terra di Mezzo, Elijah Wood ha parlato apertamente di cosa significhi tornare in quel mondo.

Il ruolo di Frodo nel film sarà limitato — Wood lo ha confermato senza giri di parole — ma la possibilità di riunirsi con le persone che hanno contribuito a creare uno dei franchise fantasy più amati di sempre è stata di per sé una ragione sufficiente per tornare. In un’intervista a GamesRadar+, l’attore ha dichiarato: “È un po’ come riunire la band. Molte delle persone del team creativo che hanno fatto parte de Il Signore degli Anelli sono parte de La Caccia a Gollum. Non vedo l’ora di rivedere tutte quelle persone. È come una riunione di famiglia. Il mio ruolo è relativamente piccolo, ma sono semplicemente entusiasta di tornare e trascorrere un po’ di tempo in Nuova Zelanda rivedendo i vecchi amici.”

La collocazione narrativa: tra la festa di Bilbo e le Miniere di Moria

Il film si svolge 17 anni dopo la festa di compleanno di Bilbo Baggins e prima che Frodo lasci la Contea ne La Compagnia dell’Anello — un periodo che nella saga era stato solo accennato e mai mostrato direttamente. La storia si concentra su Gollum dopo che ha perso il possesso dell’Unico Anello: tormentato dall’ossessione per il suo “tesoro”, abbandona la sicurezza della sua caverna e inizia a cercarlo. Gandalf, intuendo il pericolo, manda Aragorn a rintracciarlo prima che cada nelle mani di Sauron.

Considerata questa finestra temporale, la presenza limitata di Frodo ha una logica narrativa precisa. La sua apparizione potrebbe ricordare il cameo che Wood aveva fatto ne Lo Hobbit: Un viaggio inaspettato, più che un ruolo da protagonista.

Elijah Wood Il Signore degli Anelli

Il cast: ritorni e nuovi volti nella Terra di Mezzo

Wood non sarà l’unico volto noto a fare ritorno. Ian McKellen torna nei panni di Gandalf, Andy Serkis riprende il ruolo di Sméagol/Gollum — ed è anche il regista del film — e Lee Pace torna come il re elfico Thranduil. La sceneggiatura è firmata da Philippa Boyens e Fran Walsh, con Peter Jackson nel ruolo di produttore: il terzetto da Oscar che ha già accompagnato tutte le precedenti trasposizioni tolkieniane è dunque nuovamente al lavoro insieme.

La grande novità riguarda Aragorn: il personaggio, qui conosciuto ancora come Granpasso, è stato affidato a Jamie Dornan, dopo che Viggo Mortensen aveva deciso di non riprendere il ruolo. Tra i nuovi personaggi figurano Kate Winslet nei panni di Marigol e Leo Woodall in quelli di Halvard. Le riprese sono iniziate a maggio 2026 in Nuova Zelanda, e il film è atteso nelle sale il 17 dicembre 2027. Una data italiana specifica non è ancora stata annunciata, ma visto il calendario della distribuzione Warner la finestra di uscita dovrebbe essere la stessa.

Jem e le Holograms torna in live-action su Amazon con i produttori di Fallout e Westworld

Uno dei cartoni animati più amati degli anni Ottanta sta per tornare in una veste completamente nuova. Amazon MGM Studios starebbe sviluppando una nuova serie live-action basata su Jem e le Holograms, il franchise creato da Christy Marx per Hasbro nel 1985. A produrla sarebbe la Kilter Films di Lisa Joy e Jonathan Nolan — lo stesso studio dietro Westworld e la recente e acclamata serie Fallout — con Gabriel Marano come executive producer per Hasbro Entertainment.

Secondo quanto riportato da Deadline, il progetto aveva iniziato a circolare nell’industria già alla fine del 2025, con Amazon che si era imposta rapidamente come frontrunner per aggiudicarselo. Il coinvolgimento di Kilter Films era nell’aria da mesi, ma ci sono voluti diversi mesi prima che tutto venisse formalizzato e annunciato ufficialmente.

Chi era Jem: la storia del franchise originale

Per chi non l’avesse vissuto da bambino, Jem e le Holograms era una serie animata prodotta negli Stati Uniti e trasmessa in Italia su Italia 1 a partire dal 1987, con la sigla italiana resa celebre da Cristina D’Avena. La protagonista era Jerrica Benton, proprietaria di una casa discografica che grazie al computer olografico Synergy (chiamato Energy nella versione italiana) si trasformava nell’alter ego rock star Jem, frontwoman delle Holograms.

La serie era nata per cavalcare l’esplosione della cultura MTV e dei videoclip, e ogni episodio includeva canzoni e video musicali originali — una caratteristica che la distingueva da quasi tutti gli altri cartoni dell’epoca. In tre stagioni per 65 episodi, Jem e le Holograms era diventato il cartone animato in syndication più visto della televisione americana, surclassando franchise del calibro di Transformers e He-Man. Un primato che oggi viene spesso dimenticato, ma che racconta molto della portata culturale del franchise.

Il precedente del 2015 e il nuovo tentativo su Prime Video

Non è il primo tentativo di riportare Jem in live-action. Nel 2015, Universal e Blumhouse avevano prodotto un film diretto da Jon M. Chu con Aubrey Peeples nel ruolo principale. Il risultato fu un flop critico e commerciale, in parte perché il film si discostava troppo dallo spirito dell’originale per soddisfare i fan storici, e non era abbastanza originale da attrarne di nuovi.

La serie Amazon si presenterebbe con presupposti diversi. Prime Video sta costruendo un solido catalogo di contenuti orientati a un pubblico femminile young adult — tra i titoli recenti figurano Off Campus, The Summer I Turned Pretty e We Were Liars — e Jem e le Holograms si inserirebbe naturalmente in questa direzione. Il coinvolgimento di Kilter Films, con il track record di Westworld e Fallout, suggerisce un’ambizione produttiva e narrativa ben al di sopra del tentativo cinematografico di dieci anni fa.

Per ora non esistono dettagli sulla trama, né annunci sul cast. Nessuna data di uscita è stata comunicata. Ma con Amazon, Hasbro e uno degli studi più rispettati del panorama televisivo attuale tutti coinvolti nello stesso progetto, Jem e le Holograms potrebbe finalmente ottenere il revival che merida.

The Dog Stars: Le Stelle Dopo la Fine, il nuovo trailer del film post-apocalittico di Ridley Scott

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The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine: il nuovo trailer del film post-apocalittico di Ridley Scott

20th Century Studios ha diffuso un nuovo trailer di The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine, il prossimo thriller post-apocalittico diretto da Ridley Scott. Il materiale promozionale amplia la visione di un mondo devastato da una pandemia, approfondendo i personaggi e le relazioni che guidano la storia. Il film arriverà nelle sale italiane il 26 agosto 2026, due giorni prima del debutto americano fissato al 28 agosto.

Tratto dall’omonimo romanzo bestseller di Peter Heller, pubblicato nel 2012, il film è stato girato in parte in Italia — con riprese a Bordano (Udine), Avezzano (L’Aquila) e agli studi di Cinecittà a Roma — un dettaglio produttivo che aggiunge un ulteriore interesse per il pubblico italiano.

La trama: un segnale radio nell’America del dopo

La storia è ambientata nel Colorado dopo che una pandemia devastante ha quasi annientato l’umanità. Hig, interpretato da Jacob Elordi, è un pilota civile che trascorre le giornate sorvolando i resti del mondo a bordo di un vecchio Cessna. Vive in un hangar isolato insieme al suo cane fedele e a Bangley, un ex marine indurito interpretato da Josh Brolin — un uomo pragmatico e armato fino ai denti, con cui Hig ha costruito un fragile equilibrio di sopravvivenza.

Tutto cambia quando, durante uno dei suoi voli di pattugliamento, Hig capta una misteriosa trasmissione radio. Il segnale innesca un impulso irresistibile: scoprire da dove proviene, anche se questo significa avventurarsi oltre i confini del loro rifugio. Il trailer mostra invasori ostili, sopravvissuti disperati e un paesaggio in cui l’umanità sembra aver ceduto ai suoi istinti più bui — ma al centro di tutto rimane la ricerca di connessione e la possibilità che esista ancora qualcosa per cui valga la pena rischiare.

Cast, sceneggiatura e il ritorno di Scott alla fantascienza

Accanto a Elordi e Brolin, il cast include Margaret Qualley, Guy Pearce, Benedict Wong e Allison Janney. La sceneggiatura è firmata da Mark L. Smith, già autore di Revenant, Overlord, The Midnight Sky e Twisters — un profilo che garantisce esperienza con narrazioni ad alta tensione e contesti estremi. Le musiche sono di Harry Gregson-Williams.

Per Ridley Scott, The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine rappresenta un ritorno alla fantascienza dopo anni dedicati a progetti storici e biografici. Il film è prodotto da Scott Free Productions con un budget stimato attorno ai 110 milioni di dollari. A differenza di molti blockbuster post-apocalittici che puntano tutto sulla spettacolarità della distruzione, il progetto sembra puntare su un registro più intimista — una storia di sopravvivenza interiore quanto fisica, dove la vera domanda non è se il mondo può essere salvato, ma se valga ancora la pena cercarlo.

Jason Momoa abbandona il film live-action di Helldivers: Sony è alla ricerca di un nuovo protagonista

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Jason Momoa ha lasciato il cast del film live-action di Helldivers. Secondo quanto riportato da Deadline, le ragioni dell’abbandono non sono state rese note, ma Sony Pictures starebbe già cercando un nuovo protagonista per il progetto. Una notizia inaspettata, considerando che solo a febbraio di quest’anno il nome di Momoa era stato ufficialmente associato al film.

La sua uscita solleva anche un interrogativo concreto sul futuro della produzione: il film era previsto nelle sale internazionali per il 10 novembre 2027, e con il protagonista da sostituire diventa incerto se quella data potrà essere mantenuta. Una data italiana ufficiale non era ancora stata annunciata.

Jason Momoa

Cos’è Helldivers e cosa sappiamo del film

Sviluppato da Arrowhead Game Studios, Helldivers è uno sparatutto cooperativo in cui un gruppo di soldati d’élite difende la Super Terra — un pianeta immaginario governato da una “democrazia controllata” — dagli attacchi di razze aliene ostili. Il primo titolo è uscito nel 2015 come sparatutto cooperativo top-down, mentre Helldivers 2 del 2024 ha trasformato il franchise in un fenomeno: oltre 12 milioni di copie vendute nei primi quattro mesi su PS5 e PC, con una transizione alla visuale in terza persona e l’introduzione di nuove fazioni nemiche.

Il film sarebbe diretto da Justin Lin, noto per aver guidato diversi capitoli del franchise Fast & Furious. I dettagli sulla trama restano ancora sotto embargo: non è chiaro se il film si ispirerà direttamente ai giochi o proporrà una storia originale ambientata nello stesso universo, né a quale dei due capitoli guarderà come riferimento principale.

Sony e PlayStation Productions: una strategia in crescita

Il progetto si inserisce nella strategia di espansione cinematografica di PlayStation Productions, che sta lavorando su più fronti per portare i suoi franchise più amati sul grande schermo e in televisione. Il precedente più significativo è Uncharted del 2022, con Tom Holland e Mark Wahlberg, che aveva incassato oltre 407 milioni di dollari in tutto il mondo. Sul fronte seriale, la collaborazione Sony-PlayStation aveva già dato vita a Twisted Metal per Peacock e alla celebrata The Last of Us per HBO.

Con Momoa fuori dai giochi, la domanda ora è chi erediterà il ruolo. La natura corale del franchise — costruita sull’idea di una squadra che combatte insieme — lascia aperti diversi scenari su come il cast verrà ridisegnato. Sony non ha ancora comunicato tempistiche per l’annuncio del sostituto.

Alien: Isolation 2 è ufficiale lo Xenomorfo torna al Summer Game Fest 2026 con un nuovo mondo coloniale

Dodici anni di attesa stanno per finire. Alien: Isolation 2 è stato annunciato ufficialmente al Summer Game Fest 2026 da Creative Assembly e SEGA, con un trailer cinematico esteso — intitolato Last Chance — che ha immediatamente acceso l’entusiasmo dei fan del survival horror. Dopo il cult del 2014, lo Xenomorfo sta per tornare, più intelligente e più letale che mai, in un contesto completamente nuovo.

L’annuncio era atteso da anni: il primo Alien: Isolation è rimasto uno dei survival horror più apprezzati della sua generazione, capace di catturare meglio di qualsiasi altro videogioco l’atmosfera opprimente dei film originali di Ridley Scott. Il sequel si stava facendo attendere, ma ora è ufficialmente in sviluppo.

Addio Sevastopol: il sequel si svolge su un mondo coloniale devastato dalle tempeste

Il sequel abbandona la stazione spaziale Sevastopol per spostarsi su un mondo coloniale remoto, flagellato da tempeste incessanti. I giocatori dovranno sopravvivere tra gli interni claustrofobici della Kurosaki Station — un avamposto della Weyland-Yutani — e la superficie del pianeta, con condizioni ambientali ostili che si aggiungono alla minaccia costante dello Xenomorfo. Un cambio di scenario che amplia la portata dell’esperienza senza tradirne l’anima.

La storia introduce una nuova protagonista — non più Amanda Ripley — e una trama inedita. Secondo SEGA, il gioco offrirà “una nuova storia, un nuovo personaggio e uno scenario completamente diverso”. I dettagli sulla protagonista e sulla narrativa sono ancora top secret.

Sul fronte del gameplay, il Creative Director Al Hope ha anticipato l’evoluzione del sistema: “È passato più di un decennio da quando abbiamo creato il primo Alien: Isolation e sono così emozionato di mostrare a tutti il primo assaggio del sequel. Il nostro team Survival di Creative Assembly ha lavorato duramente per creare una nuova esperienza Isolation evoluta, rendendo il predatore omonimo più intelligente, l’ambiente più ostile e le possibilità di sopravvivenza più ridotte.” Nuovi strumenti e tattiche saranno necessari per sopravvivere a questo nuovo gatto e topo.

Piattaforme e data di uscita: ancora nessuna finestra ufficiale

Alien: Isolation 2 è confermato su PC, PlayStation 5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch 2. Tuttavia, Hope ha parlato esplicitamente di “early development”, il che rende improbabile un’uscita prima del 2027 nella migliore delle ipotesi. Nessuna finestra di lancio ufficiale è stata comunicata, né per il mercato internazionale né per quello italiano.

L’annuncio arriva in un momento particolarmente favorevole per il franchise di Alien: il film Alien: Romulus del 2024 aveva riportato la saga cinematografica in auge, e la serie TV Alien: Earth — attualmente in produzione — sta ulteriormente allargando l’universo. Il ritorno di Alien: Isolation nel panorama videoludico si inserisce in questa rinascita complessiva del brand, e le aspettative dei fan sono altissime.

Netflix sta sviluppando un film di guerra tratto dal memoir No Way Out sull’assedio a Musa Qala

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Netflix si prepara a un nuovo grande dramma di guerra, con un legame personale molto particolare. È ufficialmente in sviluppo per la piattaforma l’adattamento cinematografico di No Way Out: The Searing True Story of Men Under Siege, il memoir scritto dal Maggiore Adam Jowett e pubblicato nel 2019 — disponibile al momento solo in lingua inglese, senza un’edizione italiana. Il progetto rientra nell’accordo di produzione che Archewell Productions — la società di Principe Harry e Meghan Markle — ha stretto con Netflix, con lo sceneggiatore Matt Charman, candidato all’Oscar, incaricato di adattare il libro per lo schermo.

La storia vera dietro il film: 21 giorni sotto assedio a Musa Qala

Il memoir di Jowett racconta una delle pagine più intense e meno conosciute del conflitto in Afghanistan. Nel luglio del 2006, nella provincia di Helmand, al Maggiore Jowett viene affidata la guida della Easy Company: un’unità assemblata in fretta, composta da Paracadutisti e Rangers della Royal Irish, con il compito di tenere il distretto di Musa Qala a qualunque costo.

Quello che seguì ricorda le grandi storie di resistenza militare della storia del cinema. Easy Company si ritrovò isolata all’interno di un compound fatiscente, pesantemente in inferiorità numerica, sotto attacchi continui da parte delle forze talebane. Per ventuno giorni e notti consecutivi, i soldati resistettero a ondate su ondate di assalti, mentre le scorte si esaurivano e la sopravvivenza diventava sempre meno certa. Il memoir esplora la pressione psicologica del comando e la realtà brutale del combattimento, fino a un finale inatteso quando i soldati stavano ormai esaurendo le munizioni e le speranze.

Il progetto è stato descritto come un thriller militare intenso nella tradizione di Black Hawk Down e Il ponte sul fiume Kwai — un paragone che chiarisce bene il registro emotivo e spettacolare a cui Netflix sta puntando.

Il legame personale di Principe Harry con la storia

Il coinvolgimento di Archewell Productions non è casuale. Principe Harry ha prestato servizio in Afghanistan in due tour di missione, incluso un periodo di dispiegamento proprio nella provincia di Helmand — la stessa regione in cui si svolge la storia di Easy Company. Il progetto porta quindi con sé un peso biografico reale, al di là del semplice interesse produttivo.

Alla sceneggiatura c’è Matt Charman, che aveva già lavorato con Spielberg su Bridge of Spies — distribuito in Italia come Il ponte delle spie — ricevendo una nomination all’Oscar. Nel suo curriculum figurano anche la serie Netflix Hostage, di cui è stato creatore e showrunner, la serie Treason e Prisoner per Sky.

No Way Out è solo uno dei progetti in sviluppo per Archewell su Netflix, insieme ad altri titoli come l’adattamento di The Wedding Date e del romanzo romantico Meet Me At The Lake di Carley Fortune. Sul fronte televisivo, la società sta sviluppando anche un dramma sul polo con produttori come Josh Schwartz e Stephanie Savage di Fake Empire.

Per il film tratto da No Way Out non è ancora stata annunciata una data di uscita, né per il mercato internazionale né per quello italiano.

Il Giappone prende posizione su anime e manga: “Zitti tutti! La creatività va protetta, non controllata”

Negli ultimi anni il dibattito su censura, localizzazioni snaturanti, intelligenza artificiale e libertà creativa ha acceso infinite discussioni tra gli appassionati di anime e manga. Ora, dal Giappone, arriva una presa di posizione ufficiale che sta facendo molto rumore.

Durante il NicoNico Chokaigi 2026, infatti, il ministro giapponese per la Strategia Digitale e la Politica Cool, Kimi Onoda, ha pronunciato un discorso che molti appassionati stanno definendo come una delle più forti difese pubbliche dell’indipendenza creativa dell’industria anime e manga degli ultimi anni.

Le sue dichiarazioni sono rapidamente diventate virali sui social network, trovando il consenso di numerosi fan che vedono nella libertà artistica uno degli elementi fondamentali del successo della cultura pop nipponica.

Il successo degli anime non nasce dal controllo governativo

Nel suo intervento, Kimi Onoda ha sottolineato come il fenomeno globale degli anime e dei manga non sia stato costruito attraverso direttive politiche o controlli statali.

Secondo la Onoda, il merito appartiene principalmente agli autori, agli editori, agli studi di animazione e ai fan che, nel corso dei decenni, hanno contribuito a trasformare queste opere in uno dei prodotti culturali più influenti del pianeta.

Un’affermazione che potrebbe sembrare scontata, ma che assume un peso particolare in un momento storico in cui il rapporto tra industria culturale, politica e piattaforme globali è sempre più complesso.

Per il ministro nipponico, il compito del governo non dovrebbe essere quello di decidere cosa gli artisti possono o non possono raccontare, bensì creare le condizioni affinché possano continuare a esprimersi liberamente.

Perché questa presa di posizione sta facendo discutere

Le parole di Kimi Onoda arrivano in un momento in cui molti fan percepiscono una crescente pressione verso forme di censura o modifiche culturali nelle opere giapponesi destinate al mercato internazionale.

Tra localizzazioni controverse, cambiamenti nei dialoghi e dibattiti sulla rappresentazione di determinati temi, una parte della community teme che alcune produzioni possano perdere la loro identità originale nel tentativo di adattarsi a sensibilità differenti.

Proprio per questo il messaggio del giovane ministro ha trovato ampio sostegno online.

L’idea che il ruolo delle istituzioni debba essere quello di sostenere gli autori e non quello di influenzarne le scelte creative è stata accolta positivamente da molti appassionati, i quali vedono nella diversità culturale e nella libertà espressiva uno dei motivi principali del successo mondiale di opere come Dragon Ball, One Piece, Naruto e Attack on Titan.

 

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Le sfide che minacciano il futuro dell’industria

La Onoda non si è limitata a parlare di libertà creativa. Durante il suo intervento ha evidenziato anche alcune delle problematiche che il settore dovrà affrontare nei prossimi anni per continuare a crescere.

La lotta alla pirateria

Uno dei problemi più gravi rimane la diffusione illegale di anime e manga.

Nonostante la crescita delle piattaforme di streaming legali e dei servizi digitali, la pirateria continua a sottrarre enormi risorse economiche all’industria, danneggiando direttamente autori, editori e studi di produzione.

Retribuzioni più giuste per gli autori

Da anni emergono testimonianze riguardanti le difficili condizioni lavorative di molti professionisti del settore.

Animatori, assistenti e mangaka spesso affrontano ritmi di lavoro estremamente pesanti e compensi non sempre adeguati all’enorme valore generato dalle loro opere.

Garantire una distribuzione più equa dei profitti rappresenta una delle sfide principali per il futuro dell’industria.

L’impatto dell’intelligenza artificiale

L’esplosione delle tecnologie basate sull’IA sta creando nuove opportunità ma anche numerose preoccupazioni.

Onoda ha sottolineato l’importanza di proteggere il diritto d’autore e la proprietà intellettuale degli artisti in un’epoca in cui immagini, illustrazioni e stili grafici possono essere replicati o utilizzati da sistemi automatizzati.

Un tema particolarmente sensibile per un settore fondato sulla creatività individuale.

Formare la prossima generazione di talenti

Anime e manga rappresentano oggi una delle esportazioni culturali più importanti del Giappone. Per mantenere questa posizione sarà necessario investire nella formazione di nuovi artisti, sceneggiatori, animatori e professionisti capaci di raccogliere l’eredità lasciata dai grandi maestri del passato.

Il futuro dell’animazione giapponese passa dalla libertà creativa

Con il mercato globale degli anime che continua a registrare numeri record anno dopo anno, il Giappone è sempre più consapevole del valore strategico della propria industria culturale.

Le dichiarazioni di Kimi Onoda sembrano indicare una direzione precisa: proteggere il settore, difendere gli autori e garantire che la creatività rimanga il motore principale di uno dei fenomeni pop più importanti del XXI secolo.

Questa, per milioni di appassionati sparsi in tutto il mondo, è probabilmente una delle notizie più rassicuranti che potessero arrivare dal Paese del Sol Levante.

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