Il governo giapponese è tornato a ribadire con forza la propria posizione sulla tutela del copyright dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha condiviso sui social un video che lo raffigura nei panni di Naruto Uzumaki, iconico protagonista del manga/anime di Masashi Kishimoto.
Il video ha subito suscitato innumerevoli critiche online spingendo il governo nipponico a intervenire ufficialmente.
Pur evitando di commentare direttamente il caso specifico, il messaggio lanciato da Tokyo è stato piuttosto chiaro: le opere protette da copyright devono essere utilizzate con l’autorizzazione dei titolari dei diritti, indipendentemente da chi le utilizza.
I diritti degli autori vanno rispettati
Durante una conferenza stampa Kimi Onoda, ministro per la Strategia Digitale e la Politica Cool, ha ricordato che il principio fondamentale della normativa giapponese sul diritto d’autore prevede l’ottenimento del consenso da parte dei detentori dei diritti prima di utilizzare opere protette.
Secondo la Onoda, il problema non riguarda esclusivamente eventuali violazioni tecniche del copyright. Anche quando un utilizzo non configura necessariamente un’infrazione evidente, gli autori possono subire danni se le loro opere vengono associate a messaggi, contesti o finalità che non riflettono le loro intenzioni originarie.
Un dibattito che va oltre il caso Trump
La questione solleva un tema sempre più attuale per l’industria dell’intrattenimento giapponese.
Con la diffusione di strumenti di editing avanzati e contenuti generati tramite intelligenza artificiale, è diventato estremamente semplice modificare immagini, video e personaggi celebri per inserirli in contesti completamente diversi da quelli previsti dai creatori.
Per aziende come Shueisha, TV Tokyo e gli altri soggetti coinvolti nella gestione del marchio Naruto, la questione non riguarda soltanto la legalità dell’utilizzo, ma anche la protezione dell’identità del brand.
Associare un personaggio famoso a un messaggio politico, a una campagna elettorale o a una figura pubblica può infatti creare un collegamento che gli autori e i detentori dei diritti non hanno mai autorizzato.
Anime, manga, IA e copyright: una sfida sempre più complessa
Le dichiarazioni di Kimi Onoda si inseriscono in una linea già espressa dal governo giapponese negli ultimi mesi. La ministra aveva infatti recentemente sostenuto con fermezza che il ruolo delle istituzioni non dovrebbe essere quello di influenzare i contenuti creativi di anime e manga, bensì quello di sostenere gli autori, contrastare la pirateria, proteggere la proprietà intellettuale e favorire la crescita di nuovi talenti.
Una posizione che assume ancora più importanza oggi, mentre anime e manga continuano a espandere la propria influenza a livello globale e l’intelligenza artificiale rende sempre più difficile distinguere tra omaggio, parodia, fair use e sfruttamento non autorizzato.
Il Giappone sembra intenzionato quindi a mantenere una posizione molto chiara: il successo globale degli anime non deve tradursi in un indebolimento delle tutele per chi quei personaggi li ha creati.







