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Qualcuno ha ricreato la suite Adobe Creative Cloud con l’Intelligenza Artificiale e l’ha resa gratuita per tutti

Uno sviluppatore indipendente ha ricreato, grazie all’intelligenza artificiale, un clone della Creative Cloud di Adobe, riaccendendo l’acceso dibattito sui prezzi degli abbonamenti Adobe e sulla forza dirompente della generazione rapida di codice.

Brandon Thomas ha ricostruito da solo diversi dei tool più popolari della suite, tra cui cloni funzionanti di Photoshop, Premiere e Illustrator usando Claude come assistente AI e Rust come linguaggio di sviluppo, rendendo poi tutto open source, gratis, per chiunque.

La vendetta di uno sviluppatore stanco delle politiche di Adobe

Thomas non è un principiante che ha giocato con l’Intelligenza Artificiale durante il weekend. Su Reddit e Hacker News, dove ha annunciato il progetto, si è presentato in modo piuttosto diretto: “Non sono solo un vibe coder qualunque. Sono un veterano del settore con 15 anni di esperienza. Ho scritto tutto, dai sistemi di pagamento con sei nove di uptime che movimentano miliardi di dollari al giorno, all’automazione robotica e ottica avanzata. Uso Rust da quasi un decennio.”

La scintilla che ha fatto scattare tutto? Le dark pattern di cancellazione di Adobe, quelle pratiche deliberatamente opache e macchinose che rendono difficile e costoso uscire da un abbonamento. Thomas ha scritto di essersi “fatto fregare dalla cancellation fee una volta di troppo.”

Il risultato? Invece di essere obbligato di nuovo a pagare, ha costruito un’alternativa.

Cosa ha costruito esattamente Thomas

Come già detto, il progetto comprende cloni open source dei principali strumenti del pacchetto Adobe, usando Claude Code e sviluppando tutto in Rust, un linguaggio noto per le sue performance elevate e la sua sicurezza della memoria. L’intero codice è disponibile liberamente, il che significa che chiunque può usarlo, modificarlo e contribuire al suo miglioramento.

Non è la prima volta che qualcuno prova ad alternare ad Adobe. Canva e Affinity si sono costruiti solide fette di mercato negli anni, e le polemiche sulle condizioni d’uso di Adobe legate all’AI hanno spinto molti utenti professionali a cercare alternative. Ma ricostruire da soli tre strumenti core della suite, da zero, è un’altra storia.

I’ve created Open Source 100% Rust clean-room replacements for 7 of Adobe’s apps: Photoshop, Illustrator, Premiere, Lightroom, After Effects, InDesign, and Acrobat Pro. Free, no subscription, and you own the source code
by
u/ai_art_is_art in
SaaS

Open source, gratis e potenzialmente alla portata dei professionisti

Il fatto che il progetto sia open source è forse il dettaglio più importante. Non è un prodotto commerciale che punta a rubare il mercato ad Adobe, è un contributo alla community, una base su cui altri sviluppatori possono costruire, migliorare, adattare.

Se abbastanza persone raccoglieranno il testimone, questo potrebbe diventare qualcosa di molto più grande di quanto Thomas stesso abbia immaginato.

Abbiamo davvero un’alternativa professionale a costo zero?

Qui bisogna essere onesti. Un progetto di questo tipo, per quanto impressionante nella sua concezione, porta con sé domande legittime.

La prima è quella della fiducia. Affidare i file di lavoro e la propria professionalità creativa a un software generato in larga parte con l’assistenza di un’IA è un salto di fede che molti professionisti non sono ancora pronti a fare. Non perché l’Intelligenza Artificiale non possa scrivere codice funzionante, ma perché i bug in un software di produzione possono avere conseguenze serie, e la fase di testing e validazione che normalmente accompagna un prodotto professionale richiede anni e risorse.

La seconda è più filosofica: ricostruire qualcosa che esiste già è davvero la cosa più interessante che si possa fare con questi strumenti? C’è qualcosa di genuinamente affascinante nella storia di Thomas, ma anche una domanda sottotraccia sul rapporto tra IA, creatività e innovazione. Usare Claude per replicare Photoshop è certamente un’impresa tecnica notevole, ma è diverso dall’usare quegli stessi strumenti per costruire qualcosa che non esiste ancora.

Naruto ritorna con un nuovo anime crossover e il manga Shadow Rising: tutte le novità annunciate al NYCC

È arrivato il momento di rispolverare il coprifronte e prepararsi a nuove avventure! Il mondo di Naruto si prepara ad allargarsi con due annunci che promettono di riaccendere l’entusiasmo degli appassionati: una nuova serie anime in collaborazione con NINKŪ e un nuovo manga firmato da Masashi Kishimoto, intitolato Naruto: Shadow Rising.

Tante novità in arrivo dal New York Comic Con

Le novità sono state presentate durante un panel dedicato al celebre franchise in occasione del New York Comic Con. L’evento ha riservato spazio anche al film live action di Naruto, attualmente in sviluppo, con un messaggio del regista Destin Daniel Cretton che ha offerto qualche anticipazione sul suo approccio alla storia e ai personaggi.

Insomma, tra nuovi incontri, misteriosi mondi paralleli e un manga ancora tutto da scoprire, per i fan del ninja biondo le ragioni per tornare a festeggiare non mancano.

NARUTOxNINKŪ: il nuovo anime porta il Team 7 in un altro mondo

La prima sorpresa riguarda NARUTOxNINKŪ, una nuova serie anime che unirà l’universo creato da Kishimoto con quello di NINKŪ, manga realizzato da Koji Kiriyama. Entrambi gli autori supervisioneranno il progetto, un incontro che promette di incuriosire gli appassionati delle due opere.

La premessa narrativa ruota attorno a una missione affidata al Team 7 da Kakashi. Questa volta, però, il celebre maestro non potrà accompagnare direttamente i suoi allievi e deciderà di nominare Naruto come capo temporaneo della squadra.

Per il protagonista, che non ha mai fatto mistero della propria ambizione e della voglia di dimostrare il suo valore, si tratta di un’occasione da non sprecare. Naruto affronta quindi l’incarico con grande entusiasmo, determinato a portarlo a termine nel migliore dei modi.

Le cose, naturalmente, non andranno esattamente secondo i piani. Durante il viaggio, Naruto, Sasuke e Sakura si ritroveranno smarriti in un altro mondo, dove incontreranno un ragazzo dall’aspetto decisamente insolito: Fūsuke, caratterizzato da un volto che ricorda quello di una rana.

Chi è questo misterioso personaggio? Come sono finiti i tre ninja in una realtà sconosciuta? E quale legame unisce questo nuovo mondo all’universo di NINKŪ?

Per il momento, la descrizione ufficiale lascia aperte queste domande, senza svelare ulteriori dettagli sulla trama. Ed è probabilmente meglio così: quando si tratta di universi narrativi che si incontrano, un pizzico di mistero è sempre il benvenuto.

Il crossover rappresenta inoltre un’occasione per mettere in dialogo due opere del panorama manga giapponese, affidando la supervisione proprio ai rispettivi creatori. Resta da scoprire come verranno amalgamati i due mondi e quale sarà il ruolo di Fūsuke nella nuova avventura.

Masashi Kishimoto prepara un nuovo manga

La seconda grande rivelazione del panel riguarda Naruto: Shadow Rising, il nuovo manga annunciato attraverso un breve video teaser mostrato al termine dell’evento.

Il titolo ha immediatamente attirato l’attenzione degli appassionati, soprattutto perché il progetto è legato direttamente a Masashi Kishimoto, autore dell’opera originale. Per ora, tuttavia, le informazioni disponibili sono estremamente limitate: l’annuncio ha confermato l’esistenza del nuovo manga, ma non ha ancora fornito dettagli sufficienti per delinearne la trama o chiarire il suo rapporto con la storia principale.

Per sapere qualcosa in più bisognerà attendere Jump Festa 2027, evento previsto a dicembre, durante la quale verranno condivise ulteriori informazioni sul progetto.

Al momento non sono stati comunicati dettagli precisi sulla collocazione temporale della storia, sui personaggi coinvolti o sulla sua eventuale durata. Sarebbe quindi prematuro considerare Shadow Rising un sequel diretto, uno spin-off o una nuova interpretazione degli eventi già conosciuti.

L’annuncio, comunque, è sufficiente a far partire le speculazioni della community. Il titolo richiama atmosfere misteriose e potenzialmente oscure, ma senza ulteriori informazioni non è ancora possibile stabilire quale direzione narrativa abbia scelto Kishimoto.

Naruto e Boruto, il PROJECT RASENGAN guarda al futuro del franchise

La serata è proseguita con la presentazione del PROJECT RASENGAN, un ambizioso progetto globale pensato per garantire un futuro a medio e lungo termine agli universi di Naruto e Boruto.

Manga, anime, giochi e carte collezionabili faranno parte di un piano più ampio, anticipato da una roadmap che nasconde ancora diverse informazioni. Insomma, il mondo dei ninja ha ancora parecchie sorprese in serbo e non resta che attendere i prossimi annunci per scoprire quali saranno le prossime mosse del franchise.

Naruto Card Game: uscita mondiale a giugno 2027

Tra le novità annunciate durante l’evento c’è anche il Naruto Card Game, il nuovo gioco di carte collezionabili che debutterà contemporaneamente in tutto il mondo a giugno 2027. L’annuncio è stato accompagnato da uno speciale trailer animato, che ha offerto un primo assaggio del progetto.

Al lancio saranno disponibili tre mazzi precostruiti, progettati per permettere anche ai principianti di iniziare a giocare subito dopo l’acquisto. Ciascun mazzo sarà incentrato su un leader differente: Naruto Uzumaki, Sasuke Uchiha e Gaara.

A completare l’offerta iniziale arriverà il primo set di carte aggiuntive, il cui titolo giapponese è Sanjō! Uzumaki Naruto. L’espansione includerà personaggi amati dai fan sia della serie originale sia di Naruto Shippuden, offrendo nuove possibilità per potenziare i mazzi di partenza e creare strategie personalizzate. Durante la presentazione sono state mostrate anche numerose illustrazioni inedite, un antipasto particolarmente interessante per chi non vede l’ora di collezionare le carte dei propri ninja preferiti.

Naruto Mobile arriva nel resto del mondo

Le novità ludiche non si fermano alle carte collezionabili. Durante l’evento è stato confermato anche il lancio mondiale di Naruto Mobile, il gioco d’azione competitivo per smartphone pubblicato nella Cina continentale nel 2016 e ancora oggi molto popolare.

Il titolo permette di affrontare combattimenti tra ninja provenienti dalle diverse serie del franchise, portando sullo schermo mobile personaggi e scontri familiari agli appassionati. Per il momento, tuttavia, non è stata comunicata una finestra di lancio precisa per i mercati internazionali.

Anche la distribuzione e le lingue disponibili varieranno in base al Paese, con la possibilità che il gioco non venga pubblicato in alcuni territori. Per conoscere tutti i dettagli bisognerà quindi attendere ulteriori comunicazioni ufficiali.

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Ora la PlayStation 5 può eseguire i giochi PS2 utilizzando anche i dischi originali

La retrocompatibilità è uno dei grandi sogni dei fan PlayStation: poter recuperare i vecchi giochi, inserire il disco nella console di nuova generazione e tornare a giocare senza troppi compromessi. Un sogno che Sony non ha realizzato completamente su PS5, ma al quale la scena homebrew continua a lavorare con risultati decisamente interessanti.

L’ultima novità si chiama PS5SX2, un progetto sviluppato dal modder Sword che porta l’emulazione di PlayStation 2 sulle console PlayStation 5 sottoposte a modifica. La particolarità? Il software permette anche di utilizzare i supporti fisici originali, offrendo ai possessori della console l’opportunità di rispolverare la propria collezione di giochi senza dover necessariamente ricorrere a copie digitali.

Il progetto punta inoltre a sfruttare la potenza dell’hardware moderno per migliorare l’esperienza di gioco, con funzionalità di rendering avanzate e la possibilità di aumentare la risoluzione dei classici. E, mentre la PS2 torna protagonista, lo sviluppatore avrebbe già messo nel mirino un’altra sfida: portare il supporto ai giochi PlayStation 3.

PS5SX2: come funziona l’emulatore PS2 su PS5

Per chi segue il mondo dell’emulazione, il nome PS5SX2 potrebbe suonare familiare. Il progetto è infatti un porting nativo di PCSX2, uno degli emulatori di PlayStation 2 più conosciuti e apprezzati su PC.

La differenza rispetto ad alcune soluzioni precedenti è sostanziale: invece di eseguire l’emulatore su un computer esterno e trasmettere poi le immagini alla televisione, PS5SX2 sfrutta direttamente l’hardware della console Sony per eseguire l’emulazione e il rendering.

Per riuscirci, Sword ha adattato i CPU recompiler di PCSX2, componenti che traducono dinamicamente le istruzioni del processore emulato in codice eseguibile dall’hardware ospite. In questo caso, il lavoro consente di sfruttare il chip personalizzato basato su architettura Zen 2 presente nella PlayStation 5.

Si tratta di un passaggio tecnico importante: l’emulazione di una console non consiste semplicemente nel riprodurre le immagini di un vecchio gioco, ma nel ricreare il comportamento dell’hardware originale attraverso una piattaforma completamente diversa. Farlo direttamente su PS5 significa poter sfruttare le risorse della macchina senza affidare il lavoro principale a un altro dispositivo.

Supporto ai dischi originali e miglioramenti grafici

Uno degli aspetti più interessanti di PS5SX2 è il supporto ai dischi fisici di PlayStation 2. Per chi conserva ancora i CD dei giochi originali, la possibilità di recuperare la propria libreria rappresenta un motivo più che valido per seguire gli sviluppi del progetto.

L’emulazione può inoltre offrire vantaggi rispetto all’esecuzione sull’hardware originale, tra cui la possibilità di aumentare la risoluzione di rendering. L’obiettivo è rendere più definiti i giochi di un’epoca in cui i televisori ad alta definizione non erano ancora lo standard.

Il titolo originale della notizia parla di upscaling in 4K, ma è importante distinguere la capacità di aumentare la risoluzione dalle prestazioni effettive di ogni singolo gioco: compatibilità, stabilità e risultati grafici possono variare in base al software e alla configurazione utilizzata.

C’è anche una limitazione fondamentale da tenere presente: PS5SX2 è destinato alle console modificate e non costituisce una funzionalità ufficiale di PlayStation 5. Non è quindi una soluzione da installare liberamente su qualsiasi PS5.

Dopo PS2, l’obiettivo è la retrocompatibilità con PS3?

La prospettiva più ambiziosa riguarda il possibile supporto ai dischi di PlayStation 3. Secondo quanto riportato, Sword ha indicato che il supporto ai supporti fisici della precedente console Sony è il prossimo obiettivo del progetto.

Si tratta di una prospettiva che potrebbe attirare l’attenzione di chi vorrebbe recuperare sulla PS5 anche una parte della propria libreria PS3. Tuttavia, il supporto ai dischi PS3 non va ancora considerato una funzionalità disponibile: il fatto che sia stato indicato come obiettivo futuro non significa che l’emulazione sia già pronta o che i giochi funzioneranno senza problemi.

La sfida sarebbe inoltre diversa da quella della PS2. PlayStation 3 utilizza infatti un’architettura hardware peculiare, basata sul processore Cell, che rende l’emulazione particolarmente complessa. Un eventuale passo avanti in questa direzione richiederebbe quindi ulteriore lavoro tecnico e test approfonditi.

Per il momento, PS5SX2 rappresenta soprattutto un risultato interessante per la scena homebrew e per chi ama preservare i videogiochi del passato. Resta da vedere fino a che punto il progetto riuscirà a evolversi, ma una cosa è certa: per gli appassionati di retrogaming, la vecchia collezione di dischi potrebbe avere ancora parecchie storie da raccontare.

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The Lord of the Rings Online: Wolves of Mordor, il trailer svela una nuova minaccia nella Terra di Mezzo

La Terra di Mezzo non smette mai di riservare sorprese e, a quasi un secolo dalla nascita dell’universo letterario di J.R.R. Tolkien, il mondo de Il Signore degli Anelli continua ad arricchirsi di nuove avventure tra film, serie TV, videogiochi e giochi di ruolo e da tavolo.

Mentre i fan attendono i prossimi progetti ambientati nell’universo creato da Tolkien, anche il mondo dei MMORPG si prepara a tornare all’ombra di Mordor con una nuova espansione decisamente interessante.

The Lord of the Rings Online: Wolves of Mordor si è mostrato con un nuovo trailer che anticipa alcune delle principali novità in arrivo nel celebre gioco di ruolo online. Il filmato presenta nuove aree da esplorare, funzionalità inedite per la gestione delle abitazioni e soprattutto una nuova tipologia di nemici: creature simili a lupi mannari pronte a dare la caccia agli avventurieri.

Insomma, se pensavate che le insidie di Mordor fossero già abbastanza, preparatevi a ricredervi.

Ecco i Lupi di Mordor

Disponibile dal 2007, The Lord of the Rings Online continua ad ampliare la propria interpretazione videoludica della Terra di Mezzo con aggiornamenti ed espansioni che permettono ai giocatori di visitare luoghi iconici e angoli meno conosciuti del mondo di Tolkien.

La prossima espansione, Wolves of Mordor, promette di spingere l’esplorazione oltre i territori già conosciuti, introducendo una minaccia inedita nelle terre oscure dominate un tempo da Sauron.

La novità più intrigante riguarda proprio i cosiddetti were-wolves, descritti come avversari mai visti prima in questa forma all’interno del gioco. Non si tratta semplicemente di lupi di dimensioni maggiori o dei classici Warg che i fan della saga conoscono bene, ma di una nuova categoria di creature ostili che renderà ancora più pericoloso attraversare Mordor.

Il trailer offre un primo assaggio di questi avversari, destinati a diventare una delle presenze più inquietanti della nuova espansione. Per chi ama esplorare ogni angolo della Terra di Mezzo, insomma, non sarà sufficiente tenere d’occhio gli Orchi: potrebbe essere necessario controllare anche cosa si nasconde tra le ombre.

Tre nuove regioni da esplorare oltre Gorgoroth

Oltre ai nuovi nemici, Wolves of Mordor amplierà la mappa di gioco con tre nuove regioni nascoste oltre le terre inesplorate di Draugardh. Si tratta di ambientazioni differenti tra loro, accomunate da paesaggi ostili e dall’atmosfera cupa che caratterizza i territori di Mordor.

Le nuove aree saranno:

  • Heledhris, una regione segnata dalle devastazioni provocate dal Monte Fato.
  • Parth Rhavas, caratterizzata da pianure frastagliate e impervie.
  • Nan Ogol, una foresta avvolta dalle ombre e dal mistero.

Questi territori offriranno nuove occasioni per avventurarsi in luoghi ancora poco conosciuti, affrontare le minacce che li popolano e scoprire ulteriori dettagli sull’universo del gioco.

Naturalmente, i nuovi ambienti non saranno soltanto una scusa per scattare qualche screenshot panoramico: tra le creature ostili e i pericoli che si nascondono nelle zone più remote, gli esploratori dovranno tenere alta la guardia.

Arriva anche il sistema Neighbours per le abitazioni

Le novità di Wolves of Mordor non riguarderanno esclusivamente combattimenti ed esplorazione. L’espansione introdurrà infatti Neighbours, una nuova funzionalità dedicata al sistema abitativo di The Lord of the Rings Online.

Grazie a questa aggiunta, i compagni potranno vivere insieme al personaggio all’interno della sua abitazione e stringere legami attraverso attività quotidiane e lo scambio di regali.

Una novità che punta a rendere più coinvolgente la vita virtuale al di fuori delle missioni e degli scontri, offrendo ai giocatori ulteriori opportunità per personalizzare la propria esperienza nella Terra di Mezzo.

Perché anche nel mondo di Tolkien, dopo aver affrontato creature mostruose e attraversato territori inospitali, ogni tanto fa piacere tornare a casa e godersi un po’ di tranquillità. Possibilmente senza un lupi mannari alla porta.

Data di uscita e prezzi di Wolves of Mordor

The Lord of the Rings Online: Wolves of Mordor sarà disponibile dal 21 ottobre 2026.

L’espansione potrà essere acquistata in tre diverse edizioni, con prezzi e contenuti aggiuntivi pensati per soddisfare esigenze differenti:

  • Standard Edition – 36,99 euro: l’edizione base dell’espansione.
  • Collector’s Edition – 72,99 euro: include diversi oggetti aggiuntivi utilizzabili nel gioco.
  • Ultimate Edition – 118,99 euro: la versione più ricca di contenuti extra.

Le edizioni premium comprenderanno una selezione di bonus digitali, tra cui elementi cosmetici a tema Were-wolf Hunter, una mascotte Hound, l’accesso immediato alla funzionalità Neighbours e un orecchino che permette di portare istantaneamente il personaggio al livello 160 come Were-wolf Hunter.

I preordini sono già disponibili a questo indirizzo e l’arrivo dell’espansione a ridosso di Halloween sembra inoltre una scelta particolarmente azzeccata: quale occasione migliore per affrontare nuove creature mostruose se non il periodo più spaventoso dell’anno?

Halo: Combat Evolved adesso è giocabile su browser: multiplayer fino a 128 giocatori grazie alla IA

Il primo Halo è ora giocabile direttamente dal browser con supporto al multiplayer online fino a 128 giocatori, inclusa la modalità cooperativa in split-screen.

A rendere possibile tutto ciò ci ha pensato Mitchell Hynes, sviluppatore software che ha realizzato una versione non ufficiale di Halo: Combat Evolved basata sull’edizione originale per Xbox. Un progetto che ha attirato immediatamente l’attenzione della community e che riaccende il dibattito sull’impiego dell’intelligenza artificiale nel modding videoludico.

Secondo quanto dichiarato dallo stesso Hynes, nelle prime cinque ore dalla pubblicazione la versione browser del gioco sarebbe stata provata da circa 20.000 persone. Un risultato notevole per un progetto amatoriale che riporta il classico di Bungie direttamente nel browser, senza richiedere l’installazione di una versione tradizionale per PC.

Come funziona il progetto

La particolarità di questa iniziativa non riguarda soltanto la possibilità di giocare senza installare il titolo sul proprio computer. Il progetto riproduce infatti la versione originale per Xbox di Halo, anziché la controversa conversione per PC realizzata da Gearbox Software.

Hynes ha condiviso i dettagli dell’iniziativa attraverso un post su X, spiegando che il porting supporta sia la cooperativa in split-screen sia partite multiplayer con un massimo di 128 partecipanti. Il progetto viene ospitato attraverso un sito basato sull’infrastruttura Cloudflare.

Si tratta di una soluzione decisamente curiosa per uno dei titoli che hanno contribuito a definire gli sparatutto su console nei primi anni duemila. Invece di avviare il gioco attraverso una console Xbox o una versione installata su PC, gli utenti possono accedere all’esperienza direttamente dal browser.

Naturalmente, il progetto non è ufficiale e non va confuso con una nuova versione distribuita o approvata da Microsoft. La sua disponibilità, inoltre, potrebbe cambiare: iniziative di questo tipo possono attirare l’attenzione dei titolari dei diritti, soprattutto quando rendono accessibile un gioco commerciale attraverso canali non autorizzati.

L’intelligenza artificiale sta cambiando il modding dei videogiochi

Il caso di Halo: Combat Evolved si inserisce in una tendenza più ampia che negli ultimi giorni ha animato i social network. Tra le modifiche diventate virali si sono viste sequenze con personaggi di Call of Duty intenti a eseguire acrobazie tipiche di Skate, modalità zombie di Call of Duty: Black Ops ricreate all’interno di Skyrim e Miles Morales che si muove tra gli edifici di Gotham.

Dietro questa nuova ondata di esperimenti ci sarebbe anche l’evoluzione degli strumenti di intelligenza artificiale. I modelli linguistici di grandi dimensioni, o LLM, possono assistere gli sviluppatori nella comprensione del codice, nell’analisi dei giochi e nella realizzazione di modifiche che, fino a poco tempo fa, avrebbero richiesto competenze tecniche e una notevole quantità di lavoro manuale.

Un elemento importante è la decompilazione, un processo che permette di ricostruire una rappresentazione del codice a partire da un programma già compilato. Non significa necessariamente recuperare il codice sorgente originale esattamente com’era stato scritto dagli sviluppatori, ma può rendere più accessibili alcune parti del funzionamento di un gioco.

Secondo l’articolo originale, Halo: Combat Evolved è stato recentemente decompilato per la prima volta. La relativa pagina GitHub, tuttavia, non chiarisce se l’intelligenza artificiale sia stata impiegata nel processo. Il progetto e la sua community Discord contengono numerosi riferimenti a Claude, ma questo elemento, da solo, non dimostra quale ruolo abbia avuto il modello nella decompilazione.

Claude e gli strumenti AI per creare mod sempre più ambiziose

Tra gli strumenti citati in relazione a questi esperimenti figura anche universal-modder, un plugin pensato per consentire a Claude Code di intervenire su diversi giochi per PC.

La descrizione del progetto parla di strumenti per la ricognizione tecnica, il reverse engineering, la generazione di contenuti grafici e audio, i test direttamente nei giochi e la creazione di video dimostrativi. In sostanza, l’obiettivo è affidare all’intelligenza artificiale una parte crescente delle operazioni necessarie per analizzare e modificare un videogioco.

Queste tecnologie possono abbassare la soglia d’ingresso per chi desidera sperimentare con il codice, ma non eliminano la necessità di competenze tecniche e verifiche accurate. Un risultato che funziona in un breve video condiviso sui social non è necessariamente stabile, completo o pronto per essere utilizzato da migliaia di giocatori.

Proprio la qualità del codice rappresenta una delle principali criticità. Alcuni esperti hanno evidenziato che i progetti sviluppati attraverso il cosiddetto vibe coding, cioè affidandosi in larga misura all’IA per generare codice senza un controllo approfondito, possono presentare bug e problemi di affidabilità.

Il futuro di Halo passa anche dai remake ufficiali

Mentre il fan-project di Mitchell Hynes attira l’attenzione degli appassionati, Microsoft ha già proposto diverse versioni ufficiali del primo capitolo della saga. Halo: Combat Evolved Anniversary ha aggiornato il gioco originale, mentre il titolo è stato successivamente incluso su PC attraverso Halo: The Master Chief Collection.

Inoltre, all’inizio del 2026 è stato annunciato Halo: Campaign Evolved, un remake completo della campagna originale che introduce anche missioni aggiuntive.

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The Exorcist: Martyrs, il trailer del film di Mike Flanagan promette un nuovo incubo demoniaco

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Mike Flanagan è pronto a riportare l’orrore demoniaco sul grande schermo con The Exorcist: Martyrs, il nuovo capitolo della celebre saga horror.

Il trailer completo anticipa un’indagine inquietante, un serial killer dall’ossessione per le immagini sacre e una presenza maligna che sembra non fermarsi nemmeno davanti alla morte. A guidare il cast troviamo Scarlett Johansson, nei panni di una detective della polizia costretta ad affrontare un incubo che coinvolgerà direttamente suo figlio.

Dopo l’accoglienza deludente riservata a The Exorcist: Believer nel 2023, il franchise ha bisogno di ritrovare la propria capacità di terrorizzare il pubblico. L’arrivo di Mike Flanagan, autore che ha già dimostrato di essere a suo agio con il soprannaturale, potrebbe rappresentare una nuova occasione per riportare la saga sui binari giusti. Almeno sulla carta, gli ingredienti per un horror decisamente disturbante non mancano.

La trama: tra serial killer e possessioni demoniache

La protagonista del film è una detective della polizia di New York e madre single, la cui vita prende una piega terrificante quando assiste all’esecuzione di Father Sunday (John Leguizamo), un famigerato serial killer noto per la sua inquietante ossessione per l’iconografia cattolica.

La morte del criminale dovrebbe mettere fine alla sua scia di violenza. Eppure, in The Exorcist: Martyrs, l’esecuzione non rappresenta affatto la conclusione dell’incubo: il male continua a manifestarsi attraverso eventi soprannaturali, trasformando un’indagine criminale in qualcosa di molto più oscuro.

La situazione precipita quando la detective scopre che suo figlio dodicenne (Noha Jupe) è diventato il bersaglio di una forza demoniaca. Per salvarlo, la donna si rivolge a due sacerdoti, interpretati da Chiwetel Ejiofor e Laurence Fishburne.

Nel cast figura anche Sasha Calle che interpreta una collega della protagonista impegnata a indagare sugli stessi eventi inquietanti.

Il risultato è una storia che intreccia il thriller investigativo con l’horror soprannaturale. Una combinazione particolarmente interessante per una saga come L’esorcista, soprattutto perché richiama atmosfere da poliziesco oscuro già esplorate ne L’esorcista III (1990), considerato uno degli episodi più inquietanti del franchise.

Quando esce The Exorcist: Martyrs?

The Exorcist: Martyrs arriverà nelle sale cinematografiche il 12 marzo 2027. Il film segna un nuovo tentativo di rilanciare una delle saghe horror più celebri, con l’obiettivo dichiarato di spingersi più lontano che mai sul terreno dell’orrore, senza rinunciare a una componente emotiva capace di dare significato alla sofferenza dei protagonisti.

Resta da vedere se The Exorcist: Martyrs riuscirà a conquistare il pubblico e a restituire alla saga la forza che l’ha resa un punto di riferimento del cinema horror.

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GTA 6, attenzione alle truffe: falsi download e malware sfruttano l’hype dei fan

L’attesa per GTA 6 è ormai alle stelle, ma l’entusiasmo per il ritorno di Rockstar Games a Vice City rischia di trasformarsi in una pessima sorpresa per i giocatori meno prudenti.

In vista dell’uscita del gioco prevista per il 19 novembre, stanno emergendo diversi rischi legati a falsi download, presunti accessi anticipati e truffe legate alle criptovalute, ideati per sottrarre denaro e informazioni personali agli appassionati.

A mettere in guardia la community è Chris Mawson, fondatore di Power Up Gaming, che ha condiviso alcuni consigli per riconoscere i tentativi di raggiro e proteggere i propri account. Il principio da tenere a mente è semplice: quando un’offerta promette di farci giocare a GTA 6 prima di tutti gli altri, conviene fermarsi un momento prima di cliccare.

GTA 6 non ha una beta pubblica né un accesso anticipato

Il primo campanello d’allarme riguarda le offerte che promettono di scaricare una versione anticipata di GTA 6. Rockstar Games non ha annunciato alcuna beta pubblica né un programma di accesso anticipato, quindi link, messaggi pubblicitari e siti che sostengono il contrario devono essere considerati potenziali truffe.

I criminali informatici possono sfruttare anche immagini generate con l’intelligenza artificiale e grafiche ispirate a Vice City per costruire pagine web dall’aspetto credibile, curate nei dettagli e apparentemente professionali. L’obiettivo è fare leva sulla paura di perdere un’occasione esclusiva, spingendo i fan a scaricare file o a fornire informazioni senza verificarne la provenienza.

Dietro un presunto programma di installazione o una demo non ufficiale potrebbe nascondersi, invece, un infostealer, un malware progettato per raccogliere dati sensibili come password salvate, cookie del browser e altre informazioni personali. Un prezzo decisamente troppo alto da pagare per un contenuto che, in realtà, non esiste.

GTA 6

Falsi accessi VIP e pagamenti in criptovalute

Un altro schema da tenere d’occhio riguarda i siti che promettono l’accesso a una versione di GTA 6 in cambio di ingenti pagamenti in criptovalute. Alcuni pubblicizzano fantomatici pacchetti esclusivi, presentati come opportunità riservate a una ristretta cerchia di giocatori.

La formula del presunto “VIP digital access” punta proprio a questo: convincere gli utenti che basti un pagamento per entrare in un gruppo privilegiato e provare il gioco prima del lancio ufficiale. In altri casi, i siti chiedono di collegare il proprio wallet digitale, sfruttando la promessa dell’accesso anticipato per sottrarre fondi.

Il rischio non si limita quindi alla perdita del denaro versato. Alcune pagine fraudolente possono utilizzare sistemi capaci di svuotare i portafogli digitali, richiedendo autorizzazioni che consentono di trasferire Bitcoin e altre criptovalute.

È importante ricordare che, secondo le indicazioni condivise da Power Up Gaming, attualmente non esiste una versione giocabile di GTA 6 disponibile al pubblico al di fuori dei server interni di Rockstar. Inoltre, le transazioni in criptovalute generalmente non possono essere annullate: se il pagamento finisce nelle mani di un truffatore, recuperare i fondi può essere estremamente difficile.

GTA VI per PC e smartphone? Attenzione ai falsi annunci

La situazione è particolarmente delicata per chi non possiede una console compatibile. Il lancio ufficiale indicato per il gioco riguarda infatti PlayStation 5 e Xbox Series X/S, mentre le versioni per altre piattaforme non fanno parte delle informazioni fornite nel comunicato.

Proprio questa circostanza può spingere alcuni utenti a cercare soluzioni alternative, rendendoli bersagli più facili per chi promette scorciatoie inesistenti. Annunci che pubblicizzano una “GTA 6 PC Build” oppure una “GTA 6 Mobile Beta” devono quindi essere trattati come truffe, in assenza di annunci ufficiali.

Non basta che una pagina mostri immagini convincenti, video dall’aspetto professionale o commenti apparentemente positivi. Questi elementi possono essere manipolati per rendere credibile un’offerta fraudolenta e convincere gli utenti a scaricare file pericolosi.

Falsi installer e malware: cosa può succedere al computer

Tra i rischi più seri figurano i programmi di installazione contraffatti. In passato, i criminali informatici hanno distribuito versioni non ufficiali di videogiochi popolari, spesso presentate come repack capaci di consentire l’installazione senza passare da un launcher. Secondo l’avvertimento di Power Up Gaming, schemi simili potrebbero essere sfruttati anche approfittando dell’attesa per GTA 6.

Un file apparentemente innocuo, magari denominato Setup.exe, può nascondere codice malevolo. Se eseguito, potrebbe sfruttare tecniche come il DLL sideloading, utilizzate per caricare librerie dannose attraverso applicazioni legittime o apparentemente affidabili.

Una volta attivo, il malware può compromettere il sistema e installare ulteriori minacce, tra cui trojan, ransomware e programmi progettati per rubare password. Le conseguenze possono andare ben oltre il mancato avvio del gioco, arrivando alla perdita di dati personali o al blocco dei file presenti sul computer.

La regola è quindi evitare installer provenienti da fonti sconosciute e non disattivare le protezioni di sicurezza per avviare un file che promette un accesso esclusivo.

GTA 6 Grand Theft Auto VI

Finti login Rockstar: come proteggere il proprio account

Le truffe non puntano soltanto a infettare i dispositivi o a sottrarre denaro. Alcuni siti imitano le pagine di accesso al Rockstar Social Club per convincere i giocatori a inserire le proprie credenziali.

Queste pagine possono riprodurre fedelmente l’aspetto del servizio originale, ma hanno uno scopo preciso: raccogliere nomi utente e password da rivendere sul dark web oppure utilizzare per frodi legate agli account e agli oggetti digitali.

Un segnale d’allarme particolarmente importante è la richiesta di effettuare il login attraverso un link esterno per “sbloccare” contenuti di GTA 6. Prima di inserire qualsiasi dato, è fondamentale controllare personalmente l’indirizzo del sito e verificare che appartenga davvero a un servizio ufficiale.

Lo stesso principio vale per concorsi e giveaway pubblicizzati su YouTube, TikTok e altre piattaforme social. Anche quando sembrano convincenti, le offerte che promettono copie anticipate o accessi esclusivi meritano la massima cautela. Condividere gli avvertimenti con amici e community può inoltre aiutare a impedire che altri giocatori cadano nella stessa trappola.

GTA 6 si acquista soltanto attraverso canali ufficiali

L’avvicinarsi del lancio di Grand Theft Auto 6 offre ai truffatori un’occasione per sfruttare l’impazienza dei fan. Tra download inesistenti, pagamenti in criptovalute e pagine contraffatte, la promessa di essere tra i primi a esplorare Vice City può nascondere conseguenze molto concrete.

Il consiglio è dunque di affidarsi esclusivamente ai canali ufficiali per acquistare il gioco e verificare eventuali annunci. Nessuna beta pubblica, nessun accesso anticipato e nessun file miracoloso vanno considerati autentici senza una conferma di Rockstar Games. Meglio aspettare notizie verificate che rischiare di consegnare password, dati personali o criptovalute a chi sfrutta l’hype per guadagnarci.

 

Blade Runner 2099: il primo trailer svela un futuro in cui i Replicanti hanno sconfitto l’umanità

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Nel corso del Comic Con di New York, Prime Video ha pubblicato il primo trailer completo di Blade Runner 2099, la serie TV fantascientifica ambientata cinquant’anni dopo gli eventi di Blade Runner 2049.

A quanto pare, questa volta, le cose si sono messe decisamente male per gli esseri umani. La rivoluzione dei Replicanti è ormai compiuta e l’umanità si trova davanti a una prospettiva inquietante: sopravvivere in un mondo dominato dalle proprie creazioni o accettare la fine della specie.

Runner 2049: i Replicanti hanno vinto

Gli eventi della serie raccontano un universo in cui la ribellione dei Replicanti, una minaccia che si è sviluppata nel corso della saga, è arrivata al suo esito più estremo. Gli esseri artificiali hanno superato i propri creatori e l’umanità ha perso il controllo del mondo.

Durante il panel di sabato sera della kermesse newyorkese, la showrunner Silka Luisa ha spiegato che la storia si svolge in un momento di transizione tra due specie: una potrebbe essere vicina alla propria estinzione, mentre l’altra si prepara a occupare il suo posto.

La domanda centrale della serie riguarda proprio il modo in cui gli esseri umani reagiscono quando comprendono che il loro tempo potrebbe essere terminato. Accetteranno la sconfitta oppure cercheranno di aggrapparsi a ciò che li rende umani?

Un interrogativo che si inserisce perfettamente nella tradizione di Blade Runner. Il film originale del 1982 e il sequel diretto da Denis Villeneuve nel 2017 hanno esplorato a più riprese il confine tra uomo e macchina, mettendo in discussione il significato stesso di umanità attraverso le esperienze dei Replicanti.

Con Blade Runner 2099, però, la prospettiva cambia radicalmente: non sono più soltanto le creature artificiali a lottare per la propria esistenza. Ora è l’intera specie umana a dover fare i conti con la propria mortalità.

Michelle Yeoh e Hunter Schafer guidano il cast

Al centro della vicenda troviamo Olwen, interpretata da Michelle Yeoh, una Blade Runner Replicante alla quale rimangono soltanto pochi giorni di vita. Il suo percorso si incrocia con quello di Cora, il personaggio affidato a Hunter Schafer, un’umana in fuga che si nasconde assumendo l’identità di una Replicante.

Le due protagoniste, appartenenti a categorie che nel nuovo ordine mondiale occupano posizioni molto diverse, finiranno per collaborare. Il loro obiettivo sarà rintracciare un fuggitivo in possesso di un segreto pericoloso.

La premessa mette così al centro un’alleanza inattesa, in un contesto nel quale le vecchie distinzioni tra cacciatori e prede, creatori e creature, potrebbero non essere più sufficienti a spiegare la realtà. Il trailer offre un primo assaggio di questo scenario, mentre la serie promette di sviluppare ulteriormente le questioni morali ed esistenziali che hanno reso celebre il franchise.

Harrison Ford non tornerà nei panni di Rick Deckard

Chi sperava di rivedere Harrison Ford nei panni di Rick Deckard, resterà irrimediabilmente deluso. Silka Luisa ha già confermato che l’attore non farà parte della serie, chiarendo la questione per evitare false speranze tra gli appassionati.

Ford ha interpretato Deckard nel film originale Blade Runner, diretto da Ridley Scott nel 1982, tornando poi nel sequel Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve. La sua assenza lascia quindi spazio a nuovi personaggi e a una storia che intende esplorare una fase inedita di questo universo fantascientifico.

La scelta non significa necessariamente rinunciare all’eredità dei film precedenti. Al contrario, spostare l’attenzione su Olwen e Cora permette alla serie di affrontare nuove prospettive senza dipendere dal ritorno dei volti storici della saga.

Quando esce Blade Runner 2099?

La serie Blade Runner 2099 debutterà su Prime Video il prossimo 25 novembre. La produzione si prepara così a riportare il pubblico in uno degli universi più iconici della fantascienza cinematografica, con una storia che sposta il conflitto tra umani e Replicanti su una scala ancora più ampia.

Se i primi film si interrogavano su cosa significasse essere umani attraverso la ricerca di identità e di una vita più lunga da parte dei Replicanti, il nuovo capitolo ribalta la domanda: cosa resta dell’umanità quando non è più la specie dominante?

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Daredevil: Rinascita, la terza stagione riunirà i Defenders per il gran finale

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La terza stagione di Daredevil: Rinascita, oltre a chiudere la nuova serie TV sul Diavolo di Hell’s Kitchen, si prepara a riportare insieme alcuni dei volti più amati dell’epopea Marvel su Netflix.

I nuovi episodi dello show atteso nel 2027, vedrà infatti riunirsi i Defenders, il gruppo formato da Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist.

La reunion è stata anticipata durante il New York Comic-Con, dove Charlie Cox, Krysten Ritter e Finn Jones sono saliti sul palco per presentare il primo teaser della nuova stagione. Il filmato conferma il ritorno di Matt Murdock, Jessica Jones e Danny Rand, riaccendendo le speranze dei fan che aspettavano da anni di rivedere insieme gli eroi urbani della Marvel.

La notizia assume un significato particolare perché, secondo quanto riportato dalla fonte, la terza stagione dovrebbe concludere definitivamente la storia, un ultimo capitolo che punta quindi a recuperare lo spirito delle serie Netflix e a riunire personaggi rimasti separati per diverso tempo.

Cosa ha mostrato il primo teaser di Daredevil: Rinascita?

Il primo assaggio della terza stagione, tutto riservato ai partecipanti alla convention newyorkese, mostra Matt Murdock, Jessica Jones e Danny Rand mentre ricevono i loro distintivi ufficiali della polizia.

È a quel punto che Jessica, con il suo consueto atteggiamento poco incline ai convenevoli, fa notare un dettaglio tutt’altro che trascurabile: «Be’, nessuno vuole dirlo? Dovrebbero esserci quattro distintivi».

Il riferimento è naturalmente a Luke Cage, il quarto membro del gruppo, interpretato da Mike Colter. L’attore non era presente all’evento, ma il personaggio è destinato a completare il quartetto dei Defenders.

Il ritorno di Luke non arriva dal nulla. Il personaggio aveva fatto il suo ingresso nel finale della seconda stagione di Daredevil: Rinascita, dove era stato rivelato anche che lui e Jessica Jones hanno una figlia, Danielle.

La detective privata aveva infatti aiutato Matt Murdock a fermare Wilson Fisk, alias Kingpin, prima che la serie aprisse la strada a nuovi sviluppi per i protagonisti.

Il teaser non mostra quindi soltanto una reunion nostalgica: richiama anche gli eventi più recenti della serie e prepara il terreno per il ritorno di una squadra che, per molti spettatori, rappresenta una delle parentesi più interessanti della Marvel televisiva.

The Defenders

Il ritorno dei Defenders dopo le serie Netflix

Per comprendere il peso di questa reunion bisogna tornare a quando l’universo televisivo Marvel aveva trovato casa su Netflix.

Prima dell’arrivo di Disney+, Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist erano stati protagonisti di serie individuali, prima di incrociare le rispettive strade e unirsi nella miniserie The Defenders, uscita nel 2017.

La serie originale di Daredevil aveva poi proseguito per tre stagioni, prima della cancellazione. Anni dopo, Marvel ha riportato Matt Murdock al centro della scena con Daredevil: Rinascita, rilanciando il personaggio all’interno del catalogo Disney+.

Il ritorno dei Defenders rappresenta dunque un collegamento diretto con quella fase della storia televisiva Marvel, oltre che un’occasione per riunire interpreti e personaggi che non condividevano lo schermo in questa formazione da tempo.

Quando esce la terza stagione di Daredevil: RInascita?

Al momento non è stata annunciata una data di uscita ufficiale per la terza stagione della serie TV. Il debutto è atteso nel corso del 2027, ma per conoscere il giorno esatto bisognerà attendere ulteriori comunicazioni da parte di Marvel Studios e Disney+.

Resta comunque da scoprire quale ruolo avrà ciascuno di loro nel capitolo conclusivo e come Marvel deciderà di chiudere il percorso di Matt Murdock. Se la reunion sarà davvero l’ultimo grande appuntamento con questa versione dei Defenders, il 2027 potrebbe trasformarsi in un momento decisivo per il futuro degli eroi di Hell’s Kitchen.

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Paramount sta sviluppando un film di Cyberpunk 2077 con il produttore di Transformers

Night City sta per arrivare sul grande schermo. Paramount Pictures sta sviluppando un film live-action basato sul videogioco di successo di CD Projekt Red Cyberpunk 2077, con Lorenzo di Bonaventura, produttore dei film di Transformers, incaricato della produzione. Lo studio collaborerà con CD Projekt Red, l’acclamato sviluppatore polacco di videogiochi e detentore dei diritti del franchise, per dare vita al mondo futuristico di Cyberpunk 2077.

Night City e la storia di V e Johnny Silverhand

Cyberpunk 2077 è ambientato a Night City, un’enorme metropoli dominata dal crimine in una versione distopica della California, dove potenti corporazioni controllano praticamente tutto e i potenziamenti cibernetici fanno parte della vita quotidiana. La storia segue V, un mercenario che si ritrova con un biochip cibernetico contenente la coscienza digitale di Johnny Silverhand, leggendario rocker e terrorista.

Il problema è che la personalità di Silverhand comincia a prendere il controllo della mente di V, minacciando di cancellarne completamente l’identità. I due sono costretti a collaborare per trovare un modo di separare le loro coscienze e salvare la vita di V, finendo poi su una rotta di collisione con la Arasaka Corporation, una delle corporazioni più potenti di Night City.

Il materiale a disposizione per un film è davvero ricchissimo: dalla tecnologia futuristica all’azione brutale, dai personaggi interessanti alla corruzione delle corporazioni. Night City stessa potrebbe essere un’ambientazione straordinaria per un film di fantascienza ad alto budget, un terreno di gioco molto divertente da esplorare.

cyberpunk 2077

Il gioco è stato un enorme successo per CD Projekt Red, con più di 40 milioni di copie vendute in tutto il mondo. La sua espansione, Cyberpunk 2077: Phantom Liberty, ne ha vendute altri 15 milioni.

La nuova spinta di Paramount verso i videogiochi

Negli ultimi tempi Paramount sta spingendo con decisione sugli adattamenti videoludici, e Cyberpunk 2077 si aggiunge a una lista sempre più lunga di progetti basati su celebri franchise del gaming. Lo studio sta coprodurre con Legendary Pictures un film live-action di Street Fighter, in uscita nelle sale italiane il 15 ottobre, un giorno prima del debutto oltreoceano fissato al 16 ottobre. È inoltre in sviluppo un film di Call of Duty, con Peter Berg alla regia e alla co-sceneggiatura insieme a Taylor Sheridan.

Per quanto riguarda Cyberpunk 2077, non si sa ancora chi scriverà o dirigerà il film e non è stato annunciato nessun membro del cast. Non è nemmeno chiaro se il film adatterà direttamente la storia di V e Johnny Silverhand o se racconterà una storia originale ambientata a Night City. Considerando quanto materiale offra questo universo, entrambe le strade potrebbero funzionare.

La grande domanda è se Paramount riuscirà a catturare ciò che rende il gioco così straordinario. Il mondo, i personaggi, l’azione e la tecnologia offrono moltissime possibilità cinematografiche, ma saranno la storia e i personaggi a decidere se il film varrà davvero la pena di essere visto. Siamo curiosi di vedere cosa verrà fuori da questo progetto: un film di Cyberpunk 2077 realizzato bene potrebbe essere un’esperienza di fantascienza d’azione davvero notevole. Speriamo che riescano a mettere insieme un team creativo solido e di talento. Nessuna data di uscita è stata ancora annunciata.

Addio a Margaret Hamilton: si è spenta la pioniera dell’informatica che contribuì a portare l’uomo sulla Luna

Il mondo dell’informatica perde una delle figure che hanno contribuito a cambiarne per sempre la storia. Margaret Hamilton è morta a 90 anni lo scorso 30 settembre, dopo una vita dedicata alla scienza, all’informatica e allo sviluppo di sistemi software sempre più avanzati.

Il suo nome è indissolubilmente legato al Programma Apollo della NASA e, soprattutto, al software che contribuì a rendere possibile uno dei momenti più importanti della storia dell’esplorazione spaziale: la conquista della luna da parte dell’uomo con Apollo 11.

La sua immagine più famosa è probabilmente quella fotografia in bianco e nero che la ritrae, giovanissima, accanto a una torre di faldoni di fogli di carta che supera la sua altezza. Scattata nel 1969 al MIT di Boston, quella che a prima vista potrebbe sembrare una pila di libri nasconde in realtà qualcosa di molto più importante: si tratta del codice sorgente completo del software di navigazione e guida sviluppato dal suo team per il Programma Apollo, destinato in particolare all’Apollo Guidance Computer.

Il software che ha portato l’uomo sulla Luna

Quando Margaret Hamilton iniziò a lavorare al MIT, l’informatica era ancora una disciplina agli albori. I computer occupavano intere stanze e avevano capacità di calcolo che oggi appaiono quasi “ridicole”.

In quel contesto, il gruppo guidato dalla Hamilton sviluppò il software destinato all’Apollo Guidance Computer (AGC), il computer di bordo incaricato di assistere gli astronauti durante le fasi di navigazione e allunaggio.

Il compito era tutt’altro che semplice. L’AGC doveva elaborare continuamente i dati provenienti dagli strumenti di bordo, calcolare la posizione del veicolo spaziale, assistere gli astronauti durante le manovre e gestire le procedure necessarie per raggiungere la superficie lunare.

Il computer disponeva però di una quantità di memoria di appena poche decine di kilobyte e di una capacità di elaborazione infinitamente inferiore rispetto a quella di qualsiasi dispositivo elettronico moderno.

Era quindi necessario progettare un software estremamente affidabile, capace di gestire una quantità enorme di operazioni all’interno di limiti hardware molto stringenti.

Margaret Hamilton software Apollo

L’allarme durante l’allunaggio dell’Apollo 11

Il lavoro di Hamilton e del suo team si rivelò fondamentale il 20 luglio 1969, durante la discesa del modulo lunare dell’Apollo 11 verso la superficie della Luna.

A pochi minuti dall’allunaggio, il computer di bordo iniziò a segnalare una serie di allarmi. Per qualche istante la situazione sembrò mettere a rischio la missione proprio nel momento più delicato della discesa.

Il software sviluppato dal team guidato da Hamilton riuscì però a gestire il sovraccarico del sistema, permettendo al computer di continuare a svolgere le operazioni necessarie e consentendo al modulo LEM di completare l’allunaggio.

Quel sistema rappresentava un esempio fondamentale di progettazione orientata all’affidabilità, un principio che sarebbe diventato sempre più importante nell’evoluzione dell’ingegneria del software.

Margaret Hamilton e la nascita dell’ingegneria del software

Il contributo di Hamilton non si limitò al Programma Apollo e alla conquista della Luna. La scienziata contribuì infatti a consolidare il concetto stesso di ingegneria del software come disciplina autonoma.

All’epoca, il software non godeva ancora della stessa considerazione riservata all’hardware e non veniva considerato una disciplina ingegneristica con una propria dignità scientifica.

Hamilton utilizzò l’espressione “software engineering” per distinguere questo campo dall’ingegneria dell’hardware. Con il tempo, l’ingegneria del software avrebbe acquisito un ruolo centrale nello sviluppo dei sistemi informatici.

I criteri di affidabilità introdotti in quegli anni continuano ancora oggi a rappresentare un riferimento per l’ingegneria del software, dalle missioni spaziali ai satelliti per l’osservazione della Terra, passando per sistemi di navigazione e dispositivi medici.

Dagli anni del MIT a Hamilton Technologies

Margaret Heafield Hamilton nacque il 17 agosto 1936 a Paoli, in Indiana. Nel 1958, a soli 22 anni, conseguì una laurea in matematica all’Earlham College.

Dopo un breve periodo come insegnante, iniziò a lavorare al Massachusetts Institute of Technology, dove sarebbe rimasta dal 1959 fino alla metà degli anni Settanta.

La sua carriera proseguì anche dopo l’esperienza al MIT. Nel 1986 fondò a Cambridge, in Massachusetts, la Hamilton Technologies, società nata per sviluppare il cosiddetto Universal Systems Language, basato sul paradigma di Development Before the Fact (DBTF) per la progettazione di sistemi e software.

Hamilton continuò così a lavorare nel settore del software di sistema, rimanendo una figura di riferimento del m ondo dell’informatica anche negli anni successivi al Programma Apollo.

L’eredità di Margaret Hamilton

Il lavoro di Margaret Hamilton rappresenta molto più di una pagina della storia del Programma Apollo. Il suo percorso mostra quanto il software sia diventato progressivamente centrale nei sistemi tecnologici complessi e quanto l’affidabilità del codice possa essere determinante quando non sono ammessi errori.

Come ricorda Olivier de Weck, professore del programma Apollo e direttore ad interim del Dipartimento di Aeronautica e Astronautica del MIT, definire Hamilton semplicemente una pioniera sarebbe riduttivo.

Hamilton lavorava come ingegnere del software quando quel settore era ancora agli inizi e non si limitò a sviluppare personalmente codice avanzato: guidò anche un team impegnato nella realizzazione di uno dei sistemi più complessi mai progettati dall’uomo.

Il Programma Apollo rimane ancora oggi una delle più grandi dimostrazioni del valore della collaborazione, dell’ingegno e dell’ingegneria, e Margaret Hamilton ne fu una delle protagoniste fondamentali.

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Resident Evil Requiem: lo sceneggiatore anticipa un DLC che approfondirà l’arco narrativo di Oswell E. Spencer

Capcom avrebbe in programma un DLC per Resident Evil Requiem, pensato per approfondire l’arco narrativo di uno dei villain più iconici del franchise: Oswell E. Spencer. A lasciarlo intendere è stato lo sceneggiatore del gioco, Haris Orkin, durante un’intervista rilasciata al Distance NERDing Podcast in occasione del Meadowlark Comic Con. Orkin si è lasciato sfuggire che il team sta lavorando a un DLC legato a Spencer, ammettendo subito dopo di non dover dire così tanto.

“Di solito vedo ogni villain come l’eroe della propria storia”, ha spiegato Orkin. “In Requiem abbiamo un arco narrativo per Spencer, e lo si comprende meglio, e nel DLC lo si comprenderà ancora di più. Anche se probabilmente non avrei dovuto dirlo.”

Attenzione: il testo contiene spoiler su Resident Evil Requiem.

Un DLC più narrativo rispetto alla modalità Leon Must Die Forever

Di questo DLC si sa ancora molto poco. I fan possono però aspettarsi qualcosa di più incentrato sulla narrazione rispetto alla modalità in stile roguelike Leon Must Die Forever, già pubblicata in precedenza. Le parole di Orkin lasciano intendere che l’espansione potrebbe approfondire il percorso che ha portato il personaggio da genio criminale a protagonista dell’arco di redenzione che gli è stato riservato in Resident Evil Requiem.

Resident Evil Requiem

Chi è Oswell E. Spencer

Oswell E. Spencer è stato il principale antagonista di tutta la saga di Resident Evil, in quanto cofondatore e presidente di Umbrella Corporation, la facciata farmaceutica usata per nascondere ricerche illegali su armi biologiche ed eugenetica. Tra queste spiccano gli esperimenti con il Progenitor Virus, che hanno portato in seguito all’incidente del T-Virus a Raccoon City.

Nell’ultimo capitolo, invece, viene rivelato che Spencer ha iniziato a provare un profondo rimorso per le proprie azioni passate. Nel tentativo di espiare, ha creato un potente antivirale in grado di neutralizzare tutte le armi biologiche a base virale, chiamato Elpis, e ha adottato la protagonista del gioco, Grace Ashcroft, per lasciare un’eredità di speranza invece che di distruzione. Ha anche lasciato a Grace degli indizi: la password necessaria per rilasciare Elpis era “Hope”, cioè “speranza”.

Cosa potrebbe raccontare il DLC: per ora solo ipotesi

Alla luce di tutto questo, il DLC potrebbe esplorare ciò che ha portato Spencer a cambiare prospettiva, oppure potrebbe toccare la sua storia solo brevemente. Per ora si tratta di pure speculazioni, in attesa che Capcom offra informazioni più concrete. Nessuna data di uscita o dettaglio ufficiale sul DLC è stato ancora comunicato.