Home Blog

La serie TV di God of War perde Kratos: Ryan Hurst sarà sostituito dopo un grave infortunio sul set

0

Brutte notizie per la serie TV live action di God of War. Quello che doveva essere uno dei progetti più ambiziosi di Prime Video dedicati al mondo dei videogiochi ha infatti subito un’improvvisa battuta d’arresto perché Ryan Hurst non potrà più interpretare più Kratos.

Il 50enne attore statunitense, scelto per vestire i panni del celebre Fantasma di Sparta, avrebbe riportato una lesione al bicipite durante le riprese di una scena d’azione alla fine di giugno. Un infortunio che richiederà un lungo periodo di recupero e che, secondo diverse testate statunitensi, ha spinto Amazon MGM Studios e Sony Pictures Television a prendere una decisione difficile ma inevitabile: procedere con il recasting del protagonista invece di attendere che Hurst si riprenda.

Quattro episodi da rifare con un nuovo protagonista

Secondo le informazioni emerse, la produzione aveva già completato quattro episodi della serie quando si è verificato l’incidente.

Il recupero da un intervento chirurgico per questo tipo di lesione richiede generalmente diversi mesi e, considerata la natura estremamente fisica del personaggio di Kratos, la produzione avrebbe ritenuto impossibile rispettare il calendario delle riprese aspettando Hurst. Di conseguenza, le scene già girate verranno rigirate con il nuovo interprete del protagonista.

Si tratta di una scelta che può sembrare drastica, ma non è così insolita nelle produzioni televisive ad alto budget, dove ritardi di mesi rischiano di avere un impatto significativo sull’intero progetto.

Un destino beffardo per Ryan Hurst

La notizia assume un sapore ancora più amaro se si pensa che Ryan Hurst aveva già un legame pregresso con la saga di God of War.

L’attore aveva infatti prestato la voce a Thor in God of War Ragnarök, diventando uno dei personaggi più apprezzati del videogioco. Ottenere il ruolo di Kratos nella serie live action rappresentava quindi una sorta di ritorno nell’universo creato da Santa Monica Studio, interrotto però da un imprevisto tanto sfortunato quanto imprevedibile.

Ryan Hurst

Amazon non cambia i propri piani

Nonostante questo contrattempo, Prime Video continua a credere fortemente nel progetto.

La serie, affidata allo showrunner Ronald D. Moore, ha già ricevuto un ordine di due stagioni, mentre Frederick E.O. Toye è alla regia dei primi episodi. Le riprese dovrebbero riprendere non appena verrà individuato il nuovo interprete di Kratos.

Al momento Amazon non ha annunciato chi raccoglierà la pesante eredità di Hurst, ma è evidente che la scelta sarà osservata con estrema attenzione dai fan.

Interpretare Kratos non significa soltanto possedere il fisico adatto: bisogna riuscire a trasmettere la rabbia, il dolore e la complessità di uno dei personaggi più iconici della storia dei videogiochi. Una sfida che, dopo questo imprevisto, è diventata ancora più delicata.

Il ciclo nordico di God of War sul piccolo schermo

L’adattamento televisivo porterà sul piccolo schermo la storia introdotta nel God of War del 2018, abbandonando la mitologia greca per seguire il viaggio di Kratos e di suo figlio Atreus attraverso i regni della mitologia norrena.

Al centro della narrazione ci sarà il rapporto tra padre e figlio, chiamati a intraprendere un viaggio per esaudire l’ultimo desiderio di Faye, moglie di Kratos e madre di Atreus, le cui ceneri dovranno essere sparse sulla vetta più alta dei Nove Regni. Un’avventura che metterà entrambi di fronte a divinità, creature leggendarie e ai fantasmi del passato del protagonista.

fonte

The Elder Scrolls VI torna a far parlare di sé: Bethesda rassicura i fan sullo sviluppo del gioco

Sono passati più di otto anni da quando Bethesda mostrò il celebre teaser di The Elder Scrolls VI durante l’E3 2018. Da allora, fatta eccezione per qualche sporadico aggiornamento, il nuovo capitolo della storica saga fantasy è rimasto avvolto nel silenzio, alimentando inevitabilmente dubbi e speculazioni.

Negli ultimi giorni le preoccupazioni dei fan sono aumentate ulteriormente dopo la riorganizzazione interna di Microsoft, riassetto che ha portato a migliaia di licenziamenti nella divisione gaming e, secondo diverse indiscrezioni, avrebbe coinvolto anche numerosi sviluppatori di Bethesda Game Studios.

Proprio per questo motivo il nuovo aggiornamento pubblicato dallo studio assume un peso particolare.

Bethesda: “The Elder Scrolls VI è la nostra priorità”

Attraverso un messaggio condiviso sui propri canali ufficiali, Bethesda ha ribadito che The Elder Scrolls VI rappresenta ancora oggi il progetto principale dello studio. Secondo quanto dichiarato, la maggior parte del team è attualmente impegnata sul nuovo capitolo della serie e lo sviluppo starebbe procedendo secondo i piani prefissati.

Bethesda ha inoltre spiegato che il team sta già giocando quotidianamente al titolo e che il risultato ottenuto finora soddisfa pienamente gli sviluppatori, lasciando intendere che il progetto abbia ormai superato le fasi iniziali della produzione.

Naturalmente non sono stati mostrati gameplay né nuovi filmati, ma si tratta comunque dell’aggiornamento più sostanzioso condiviso dallo studio negli ultimi mesi.

Spazio al nuovo Creation Engine 3

L’aggiornamento ha riservato anche una novità tecnica interessante: Bethesda ha infatti confermato che sia The Elder Scrolls VI sia Fallout 5 sono attualmente in sviluppo utilizzando il nuovo Creation Engine 3, evoluzione della tecnologia realizzata dopo il lancio di Starfield.

Secondo lo studio, questa piattaforma condivisa consentirà ai vari team di lavorare contemporaneamente su più progetti grazie a nuovi strumenti di sviluppo, sistemi di rendering aggiornati e tecnologie pensate per supportare i futuri giochi Bethesda.

Si tratta di un passaggio importante, soprattutto considerando che il motore grafico è stato spesso oggetto di discussione tra gli appassionati negli ultimi anni.

La data di uscita di The Elder Scrolls VI resta ancora ignota

È ancora presto per parlare di una data di uscita. Bethesda non ha condiviso alcuna finestra di lancio né ha mostrato nuove immagini del gioco, limitandosi a confermare che lo sviluppo procede come previsto.

Considerando il lungo tempo trascorso dall’annuncio ufficiale, però, è inevitabile pensare che il progetto stia entrando nelle fasi più avanzate della produzione.

Per il momento, dunque, dovremo accontentarci di questo aggiornamento. Non è il trailer che molti speravano di vedere, ma è comunque un segnale incoraggiante: dopo anni di silenzio, Bethesda torna finalmente a parlare di The Elder Scrolls 6 e lo fa ribadendo un messaggio preciso: il prossimo capitolo della saga è ancora il cuore del futuro dello studio.

Tomb Raider: The Crypt of Chronos porta Lara Croft si nostri tavoli: il gioco da tavolo arriverà questa estate

Per Lara Croft si prospettano mesi decisamente intensi. Tra nuovi videogiochi già annunciati, una serie TV live action in lavorazione e il continuo rilancio del franchise, il 2026 e il 2027 sembrano destinati a diventare uno dei periodi più ricchi di sempre per gli appassionati di Tomb Raider.

In mezzo a tutti questi grandi progetti, però, c’è un’avventura che rischia di passare quasi inosservata. Si chiama Tomb Raider: The Crypt of Chronos ed è il nuovo gioco da tavolo ufficiale dedicato all’iconica archeologa dei videogame, titolo ormai pronto a debuttare anche nei negozi dopo il successo della campagna Kickstarter.

Per chi sogna di esplorare antiche rovine, risolvere enigmi e dare la caccia a manufatti leggendari, ma lontano da monitor e controller, questa è senza dubbio una proposta decisamente interessante.

Un’estate alla ricerca di misteriosi artefatti

Sviluppato da Iconiq Studios (Saw, Essi Vivono), Tomb Raider: The Crypt of Chronos ha raggiunto il proprio obiettivo su Kickstarter e, dopo la distribuzione delle copie destinate ai sostenitori avvenuta tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate, è ormai pronto per il lancio sul mercato retail.

Alcuni rivenditori indicano luglio 2026 come possibile finestra di uscita, anche se la data definitiva potrebbe ancora subire variazioni.

Il gioco porterà Lara Croft sull’enigmatica isola di Kairos, dove l’archeologa sarà impegnata nella ricerca del leggendario Artefatto di Chronos, un antico reperto a cui viene attribuito il potere di manipolare il tempo.

Naturalmente non sarà l’unica a mettersi sulle tracce del misterioso reperto.

Natla Tech torna a ostacolare Lara Croft

Nel corso della campagna, Lara dovrà infatti vedersela con Natla Tech, organizzazione che ha inviato i propri mercenari sull’isola per impossessarsi dell’artefatto prima di lei.

Una corsa contro il tempo che promette di ricreare quel senso di avventura e scoperta che da quasi trent’anni accompagna la serie videoludica.

L’obiettivo degli sviluppatori è stato proprio quello di trasportare sul tavolo da gioco le sensazioni tipiche di Tomb Raider, alternando esplorazione, enigmi e combattimenti in un’unica esperienza.

Un’avventura pensata anche per chi gioca da solo

Uno degli aspetti più interessanti di The Crypt of Chronos è la sua struttura.

Il titolo nasce infatti come gioco per giocatore singolo, ma può essere affrontato anche in modalità cooperativa.

Sono previste due modalità principali:

  • Adventure Book, che propone una campagna narrativa composta da missioni della durata variabile tra i 20 e i 60 minuti;
  • Island Campaign, genera invece incontri casuali e permette di affrontare un’avventura più ampia, con una durata complessiva di circa tre ore.

Una soluzione pensata per offrire una buona rigiocabilità e adattarsi sia alle sessioni veloci sia a quelle più lunghe.

Esplorazione, enigmi e combattimenti: tutto lo spirito di Tomb Raider

Dal punto di vista del gameplay, The Crypt of Chronos cerca di riprodurre gli elementi che hanno reso celebre la saga videoludica.

Ogni turno i giocatori dovranno gestire un pool di sei dadi azione, utilizzandoli per esplorare mappe generate proceduralmente, raccogliere risorse, risolvere enigmi ambientali, creare nuovi equipaggiamenti e affrontare nemici di ogni tipo.

Nel corso dell’avventura sarà possibile sbloccare nuove armi, abilità e costumi, affrontando sia animali ostili sia mercenari armati, fino ad arrivare agli immancabili boss.

La presenza di mappe variabili, strategie differenti e numerosi elementi casuali punta inoltre a rendere ogni partita diversa dalla precedente.

George Lucas critica Hollywood: “Il pubblico non sa cosa vuole vedere, i fan non dovrebbero influenzare i film”

George Lucas ha osservato l’evoluzione di Hollywood per decenni, e se c’è una cosa che ritiene cambiata in peggio è la quantità di potere che gli studi concedono alle reazioni del pubblico prima ancora che un film abbia la possibilità di parlare da solo. Il creatore di Star Wars crede che troppi studi stiano inseguendo l’approvazione dei fan invece di fidarsi dei cineasti che hanno assunto per raccontare una storia. Una prospettiva interessante, proveniente da qualcuno il cui lavoro è stato dissezionato, celebrato e criticato da generazioni di appassionati.

“I fan non fanno i film”: la filosofia creativa di Lucas

In un’intervista rilasciata a A Rabbit’s Foot, Lucas ha spiegato perché non sia mai stato un sostenitore del lasciare che i feedback del pubblico guidino il processo creativo: “Non mi piacciono i focus group. Il pubblico non sa cosa vuole vedere. Se non gli piace un personaggio, questo è interessante, e come cineasta voglio capire il perché. Ma quando gli studi lo sentono, traggono la conclusione sbagliata.”

Lucas crede che gli studi reagiscano spesso in modo eccessivo a quei feedback, prendendo decisioni creative basate sulle opinioni del momento invece di fidarsi di chi sta girando il film: “Lasciano che sia il pubblico a fare il film. Ovviamente, ora ci vanno pazzi. Ora si tratta tutto di cosa pensano i fan. Non è così che si fa un film. Si fa un film trovando qualcuno che sappia fare film, che abbia una storia da raccontare e che sia appassionato.”

È una filosofia che non sorprenderà nessuno che conosca la carriera di Lucas. Ha sempre seguito i propri istinti, anche quando quelle scelte hanno scatenato polemiche. Mentre il mercato cinematografico odierno è pesantemente guidato da numeri di botteghino, aggregatori di recensioni e reazioni sui social media, Lucas continua a credere che il cinema funzioni quando riesce a connettersi con il pubblico a un livello emotivo più profondo: “Si va al cinema perché le storie ti emozionano. L’arte è un mezzo emotivo.”

George Lucas

R2-D2, C-3PO, Ewok e Jar Jar Binks: il precedente storico dei personaggi odiati

Lucas ha anche sottolineato come molte delle lamentele che i fan avanzano oggi non siano poi così diverse dalle critiche che ha affrontato lui stesso durante la costruzione della saga di Star Wars. Ricordando la trilogia originale, ha spiegato che il pubblico e la critica si erano opposti a elementi che sono diventati parti iconiche del franchise: “I critici e i fan che avevano 10 anni quando videro il primo film e 13 quando videro il secondo si lamentavano che non volevano vedere un film per bambini. ‘Jar Jar Binks è orribile!’ Tutti dissero la stessa cosa di R2-D2 e C-3PO. All’inizio c’era una forte pressione su di me per eliminare C-3PO, e poi nel terzo film le persone dissero la stessa cosa degli Ewok.”

Che i fan concordino o meno con i suoi esempi, Lucas solleva un punto interessante: alcuni personaggi che ricevettero critiche inizialmente sono diventati tra i più amati, mentre altri continuano a dividere il pubblico anni dopo. In ogni caso, il suo argomento è che le decisioni creative non dovrebbero essere prese da un comitato.

Le uniche opinioni che contano: Scorsese, Coppola e Spielberg

Questo non significa che Lucas ignori completamente le critiche. Ci sono alcune persone le cui opinioni valuta moltissimo, e sono alcuni dei più grandi cineasti di tutti i tempi: “Avevo un gruppo di amici con cui andavo a scuola: Marty Scorsese, Francis , Steven . Eravamo tutti studenti allo stesso tempo e ci conosciamo molto bene. Quando mostro loro un film e fanno commenti, so da dove vengono.”

Ricevere note da Martin Scorsese, Francis Ford Coppola e Steven Spielberg è qualcosa di un po’ diverso dall’inseguire ciò che è di tendenza online. Le parole di Lucas toccano una conversazione che è diventata sempre più comune in tutto il settore: gli studi vogliono franchise che tengano felici i fan, ma c’è sempre un delicato equilibrio tra dare al pubblico quello che si aspetta e lasciare ai cineasti la libertà di sorprenderlo. Se ogni scelta creativa viene filtrata attraverso le reazioni dei fan, c’è una buona probabilità che i film diventino più sicuri, più prevedibili e meno disposti a rischiare. Considerando che Lucas ha costruito uno dei franchise cinematografici più grandi della storia fidandosi dei propri istinti creativi, è facile capire perché creda che siano i cineasti a dover guidare, anche quando il pubblico non sa ancora cosa vuole — fino a quando non lo vede finalmente sul grande schermo.

Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum, Andy Serkis risponde alle critiche sulla mancanza di diversità nel cast

0

Con l’attesa per Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum che continua a crescere, il regista e protagonista Andy Serkis si ritrova già a rispondere a domande che vanno ben oltre la storia del film. In una recente intervista rilasciata alla BBC, Serkis è stato interpellato sulla composizione del cast del nuovo capitolo della saga tolkieniana, composto finora esclusivamente da attori bianchi.

La BBC ha posto la questione nel contesto di quella che ha descritto come una storica “mancanza di diversità” nell’intera franchise cinematografica de Il Signore degli Anelli, chiedendo a Serkis di spiegare le scelte casting del progetto.

La risposta di Serkis: “Non faremo un casting politicamente corretto”

Serkis ha risposto spiegando che il mondo creato da J.R.R. Tolkien è profondamente influenzato da radici culturali precise che hanno plasmato le sue popolazioni e le sue geografie: “Tolkien stesso è stato molto influenzato dalla mitologia nordica: c’è molto di quella sensazione. La Contea sembra molto, molto… molto bianca, ecco…”

Il regista ha poi approfondito la natura isolazionista della Contea, sottolineando come questo elemento narrativo incida sull’ambientazione del film: “Non si preoccupano molto di cosa succede al di là dei confini della Contea, ma sanno di non voler far entrare nessuno.”

Serkis ha riconosciuto apertamente che la saga ha ricevuto critiche nel corso degli anni riguardo alla rappresentazione, aggiungendo che il nuovo film non ignorerà queste conversazioni. Al tempo stesso, ha chiarito che le scelte di casting non saranno guidate dalla necessità di soddisfare aspettative esterne: “Ci sono state delle critiche. Questo film le prende in una certa misura in considerazione. Ma non pensiamo che faremo una versione politicamente corretta, dove si sceglie un attore solo per spuntare una casella. Quindi sarà solo là dove è pertinente, fondamentalmente.”

Andy Serkis Gollum Smeagol Il Signore degli Anelli

Il cast confermato e la data di uscita

Nel cast del film figurano numerosi volti noti della saga: Ian McKellen torna nei panni di Gandalf, Elijah Wood riprende il ruolo di Frodo e Lee Pace ritorna come re elfico Thranduil. Tra le new entry troviamo Anya Taylor-Joy nei panni dell’elfa Seren, Kate Winslet come Marigol, Jamie Dornan nel ruolo di Granpasso e Leo Woodall come Halvard. La sceneggiatura è firmata da Fran Walsh e Philippa Boyens, con il contributo di Phoebe Gittins e Arty Papageorgiou.

Le dichiarazioni di Serkis hanno già suscitato reazioni contrastanti online, e il dibattito è destinato a continuare man mano che nuovi annunci di casting e dettagli sulla storia raggiungeranno il pubblico. Il Signore degli Anelli: La Caccia a Gollum è atteso nelle sale il 17 dicembre 2027, con una data italiana non ancora annunciata ufficialmente ma che verosimilmente coinciderà con quella internazionale.

Il live-action di Oceania affonda al botteghino e si avvicina al disastro di Biancaneve

0

Disney sperava in un’estate trionfante, ma il remake live-action di Oceania ha deluso tutte le aspettative. Il film con Catherine Laga’aia nei panni di Vaiana e Dwayne Johnson di ritorno come Maui ha debuttato nelle sale nordamericane il weekend del 10-12 luglio con soli 43 milioni di dollari, lontanissimo dalle previsioni iniziali che indicavano tra i 60 e i 75 milioni. Sommando i mercati internazionali, il totale globale del weekend di apertura si ferma a 95 milioni di dollari. Con un budget di produzione di 250 milioni di dollari, a cui si aggiungono le spese di marketing stimate in altri 100 milioni, il film rischia di perdere tra i 100 e i 125 milioni di dollari al termine della sua corsa cinematografica.

In Italia il film non è ancora uscito: dopo la presentazione al Giffoni Film Festival, la data di uscita nelle sale italiane è stata spostata al 19 agosto 2026.

I numeri del flop e il confronto con i remake Disney precedenti

Per dare un’idea della portata della delusione, basta confrontare il debutto di Oceania con quello degli altri remake live-action Disney di successo. Il Re Leone aveva aperto con 191 milioni di dollari solo in Nord America, La Bella e la Bestia con 174 milioni, Aladdin con 91 milioni. L’unico precedente paragonabile nella categoria dei flop è Biancaneve del 2025, che aveva debuttato con 87 milioni di dollari a livello globale. Lilo e Stitch, invece, aveva appena superato il miliardo di dollari, dimostrandosi un successo clamoroso. Oceania si posiziona al di sotto anche di Biancaneve, nonostante parta da un franchise considerato molto più forte.

La critica non ha aiutato: su Rotten Tomatoes il film ha ottenuto un punteggio del 36%, con recensioni che oscillano tra chi lo definisce “il miglior live-action Disney di sempre” e chi lo bolla come “privo di anima” e paragonabile a un prodotto generato dall’intelligenza artificiale. Il pubblico che è andato in sala è stato più generoso, con un voto di A su CinemaScore (A+ tra gli Under 18), ma il passaparola non è stato sufficiente a portare nuovi spettatori.

Oceania

Perché Oceania ha fallito: tre fattori determinanti

Gli analisti indicano almeno tre ragioni principali. La prima è il tempismo sbagliato: il live-action arriva a meno di due anni da Oceania 2, il sequel animato che nel novembre 2024 aveva incassato oltre un miliardo di dollari, stabilendo un record storico. Molti spettatori si trovano a dover ripagare un biglietto per rivedere sostanzialmente la stessa storia della pellicola originale del 2016, senza che il live-action offra qualcosa di realmente nuovo. Al contrario, i remake di successo come Il Re Leone e La Bella e la Bestia erano arrivati a distanza di oltre vent’anni dagli originali, cavalcando la nostalgia di adulti che avevano visto i film da bambini.

La seconda ragione è il marketing poco convincente: i trailer non hanno mai trasmesso la sensazione di trovarsi davanti a un’esperienza davvero diversa dall’originale, insistendo soprattutto sulla somiglianza con l’animazione senza aggiungere una ragione visivamente o narrativamente nuova per tornare in sala. A questo si è aggiunta la terza ragione: le polemiche virali sul look di Johnson come Maui, con la parrucca e la tuta senza capezzoli che hanno alimentato meme e ironia online nelle settimane precedenti all’uscita, non generando hype positivo ma al contrario contribuendo a un clima di scetticismo.

Disney rallenterà la strategia dei live-action?

Il risultato di Oceania alimenta interrogativi sul futuro della strategia di remake Disney, che pure ha garantito incassi miliardari negli anni passati. Lo studio non sembra intenzionato a fermarsi: il sequel di Lilo e Stitch è già stato approvato, un live-action di Rapunzel è in sviluppo e il progetto Hercules non è stato ufficialmente cancellato. Ma dopo Biancaneve e ora Oceania, è evidente che il pubblico non si presenta in sala automaticamente solo perché Disney mette in cartellone un classico in versione real. La nostalgia ha un valore, ma non è infinita, e sempre più spettatori sembrano disposti ad aspettare l’arrivo del film su Disney+ piuttosto che comprare un biglietto per qualcosa che non trasmette la sensazione di essere un’esperienza cinematografica davvero necessaria.

Odissea: Nolan risponde alle dichiarazioni virali di Damon – “Non sono d’accordo”

0

Quando Matt Damon ha dichiarato che girare Odissea potrebbe essere stata “l’ultima occasione” per lavorare a un film di questo tipo, le sue parole hanno generato una discussione ampia e accesa nel mondo del cinema. Il timore che l’era del grande cinema epico, girato su pellicola e in giro per il mondo, stia tramontando di fronte all’avanzata del digitale e dell’intelligenza artificiale è un sentimento condiviso da molti. Ma Christopher Nolan non ci sta, e lo dice chiaramente.

In un’intervista rilasciata a The Telegraph, mentre Odissea si prepara a entrare nelle sale italiane il 16 luglio 2026 — un giorno prima del debutto americano — il regista ha risposto alle parole del suo protagonista con garbo ma senza ambiguità.

“C’è qualcosa di rinunciatario in quella visione”

Nolan ha spiegato di comprendere il punto di vista di Damon, riconoscendo che effettivamente è passato molto tempo dall’ultima volta che qualcuno ha realizzato un film di questa portata con questi metodi. Ma si è fermato lì: “Penso di capire cosa intendesse, perché sembra davvero passato molto tempo da quando qualcuno ha realizzato un film così, in questo modo, viaggiando per il mondo, mettendo insieme un cast di migliaia di persone e via dicendo.”

“Ma c’è qualcosa di rinunciatario nel vederla in questo modo, con cui non sono d’accordo. Penso che il cinema sia vitale, essenziale e continui a trasformarsi. Ci sono tutte queste grandi nuove voci giovani nel cinema, che si stanno appropriando del medium e lo stanno portando avanti.”

Una risposta che riflette la posizione che Nolan ha difeso per tutta la sua carriera: quella di chi crede nel cinema come esperienza collettiva in sala, nella pellicola fisica, negli effetti pratici, nella capacità del grande schermo di fare cose che nessun altro medium può fare. Per Odissea, ha sviluppato con IMAX nuove attrezzature che hanno reso possibile girare anche scene di dialogo ravvicinate nel grande formato, compreso un involucro insonorizzante per le cineprese chiamato “blimp”. Ha impressionato oltre 2 milioni di piedi di pellicola in 91 giorni di riprese, su set sparsi tra Italia, Grecia, Marocco, Islanda, Spagna e Scozia.

L’Odissea

Il film che Nolan aspettava da vent’anni

C’è un dettaglio biografico che rende Odissea ancora più significativo nella filmografia di Nolan: nel 2004 gli fu offerta la regia di Troy, il kolossal sulla guerra di Troia con Brad Pitt, ma scelse di dedicarsi a Batman Begins. Due decenni dopo, il mondo omerico torna nella sua carriera in forma ancora più ambiziosa: non la guerra di Troia, ma il viaggio di ritorno di Odisseo, uno dei racconti fondativi della letteratura occidentale.

Nel corso della promozione del film, Nolan ha anche risposto con sicurezza ad altre polemiche emerse attorno al progetto, definendo le critiche ricevute “irrilevanti” e difendendo la scelta di far parlare i personaggi in inglese moderno invece di tentare un dialetto antico, ritenendola la soluzione che meglio serve il pubblico contemporaneo. Le prime reazioni di critica e pubblico, arrivate dopo la premiere londinese, sembrano dargli ragione: “trionfo assoluto” e “capolavoro senza difetti” sono tra le definizioni più ricorrenti.

Che si condivida l’ottimismo di Nolan o la malinconia di Damon, sentire uno dei registi più influenti del nostro tempo esprimere fiducia nel futuro del cinema è qualcosa di cui il settore aveva probabilmente bisogno. E Odissea, con il suo debutto nelle sale italiane il 16 luglio, potrebbe essere l’argomento più convincente a sostegno di quella tesi.

La Fine di Oak Street: il regista risponde alle teorie sul collegamento con Cloverfield – “Ci sono certamente alcune risposte”

0

Da quando è uscito il primo teaser trailer di La Fine di Oak Street, i fan di tutto il mondo si sono messi a setacciarlo fotogramma per fotogramma alla ricerca di indizi su un possibile collegamento con l’universo di Cloverfield. Il lampo di luce misterioso, l’evento cosmico inspiegabile, le creature preistoriche gigantesche e soprattutto la presenza di J.J. Abrams come produttore hanno alimentato settimane di speculazioni. Ora il regista e sceneggiatore David Robert Mitchell ha risposto alle voci, senza però chiarire molto.

Il film, diretto da Mitchell, già autore di It Follows e Under the Silver Lake, arriverà nelle sale italiane il 12 agosto 2026, due giorni prima del debutto nordamericano, distribuito da Warner Bros. Pictures. Prodotto da Abrams attraverso Bad Robot, è ambientato negli anni Ottanta e vede protagonisti Anne Hathaway ed Ewan McGregor nel ruolo dei genitori della famiglia Platt, affiancati dai giovani Maisy Stella e Christian Convery. La colonna sonora è firmata da Michael Giacchino.

Mitchell risponde alle teorie Cloverfield: “Ho scritto la sceneggiatura prima di parlare con J.J.”

In un’intervista rilasciata a SFX Magazine, Mitchell ha scelto di non smentire né confermare nulla, lasciando il campo aperto: “Ecco cosa posso dirvi. Ho scritto la sceneggiatura prima di aver mai parlato personalmente con J.J. Potete trarne le conclusioni che preferite.”

Una risposta che non conferma nulla ma che, allo stesso tempo, non chiude nessuna porta. Anzi, fornisce ulteriore materiale al dibattito. Se Mitchell aveva già scritto la storia prima che Abrams si unisse al progetto, cosa rende il film così simile all’estetica Cloverfield? La domanda resta aperta.

Mitchell ha anche anticipato che il film offrirà risposte concrete su cosa sia realmente accaduto a Oak Street, pur mantenendo il suo approccio volutamente reticente: “Ci sono certamente alcune risposte lì dentro.” Per poi aggiungere: “Non voglio spiegare troppo. E penso che sia una cosa soggettiva stabilire se qualcuno abbia abbastanza spiegazioni, ma credo che sia così.”

La trama e le teorie dei fan

La storia segue la famiglia Platt dopo che un “misterioso evento cosmico” strappa Oak Street dalla sua tranquilla periferia americana degli anni Ottanta e trasporta l’intero quartiere in un luogo sconosciuto e ostile, popolato da creature preistoriche. La sopravvivenza della famiglia dipenderà dalla capacità di restare uniti in un ambiente di cui non conoscono né le regole né i pericoli.

Gli elementi che hanno fatto scattare le teorie Cloverfield sono diversi: il flash di luce nel trailer, le dimensioni enormi delle creature, l’ambientazione in una realtà alternativa, e il fatto che il progetto si chiamasse originariamente Flowervale Street prima di assumere il titolo definitivo. I precedenti film della saga Cloverfield, tra cui 10 Cloverfield Lane e Cloverfield Paradox, erano stati concepiti come storie originali collegate all’universo del mostro solo in fasi avanzate di sviluppo, e anche in quel caso Abrams era coinvolto come produttore. Il parallelismo è evidente, anche se al momento nessuna fonte ufficiale ha confermato alcun legame.

Che si tratti di un capitolo segreto della saga Cloverfield o di qualcosa di completamente autonomo, La Fine di Oak Street si candida già a essere uno dei film più discussi dell’estate 2026. Il 12 agosto sapremo dove è finita Oak Street, e forse anche qualcosa di più.

Spiel des Jahres 2026: vince JinxO e Reiner Knizia entra nella storia con Rebirth

La notte dei premi più importanti del mondo dei giochi da tavolo ha regalato emozioni storiche. Il Spiel des Jahres 2026, assegnato durante la cerimonia di Berlino, ha incoronato JinxO come miglior gioco dell’anno, mentre il leggendario designer Reiner Knizia ha scritto una pagina di storia conquistando il Kennerspiel des Jahres con Rebirth e diventando il primo autore in assoluto ad aver vinto tutte e tre le categorie principali del premio nella sua lunga carriera.

JinxO, un party game di associazione di parole firmato dal designer indonesiano Martin Ang e pubblicato da Game Factory (in versione tedesca come Dito!), ha superato in finale Cozy Stickerville di Corey Konieczka e Morty Sorty Magic Shop di Markus Slawitscheck. Si tratta soltanto del quarto gioco incentrato sulle parole a vincere il premio nella sua storia 47-enne, dopo Barbarossa, Codenames e Just One. La vittoria pone fine a un dominio triennale dei giochi cooperativi, con Dorfromantik, Sky Team e Bomb Busters che si erano aggiudicati il titolo nelle ultime tre edizioni.

Reiner Knizia fa la storia: primo designer a vincere tutte e tre le categorie

La serata ha però il suo momento più memorabile con il trionfo di Reiner Knizia. Il designer tedesco, presente alla cerimonia in kilt e tartan scozzesi in omaggio alla mappa del suo gioco Rebirth, ha conquistato il Kennerspiel des Jahres superando Boss Fighters QR di Michael Palm e Lukas Zach, e Moon Colony Bloodbath di Donald X Vaccarino. Con questa vittoria, Knizia diventa il primo autore nella storia ad aver completato il trittico completo dei premi Spiel des Jahres: aveva già vinto il premio principale nel 2008 con Keltis e il Kinderspiel des Jahres nello stesso anno con Whoowasit?

Nel discorso di accettazione, Knizia ha reso omaggio alla moglie Margaret, ai suoi tester di Monaco di Baviera (“senza di loro nulla sarebbe possibile”), ai grafici del gioco e all’editore originale maltese Mighty Boards. Ha chiuso con un invito generoso rivolto al pubblico: “Alla fine non conta chi vince, perché portiamo tutti insieme il messaggio dei buoni giochi alla gente. Acquistate gli altri giochi, giocateli e onorate i loro autori quanto i vincitori.”

spiel des jahres

Un premio sempre più internazionale: il Sud-Est asiatico entra nella storia

La vittoria di Martin Ang segna un ulteriore passo nell’internazionalizzazione di un premio storicamente dominato da designer europei. L’anno scorso, Bomb Busters di Hisashi Hayashi aveva aperto la strada come primo vincitore asiatico nella storia del premio. Ang, con base in Indonesia, ha dedicato il riconoscimento a “tutti gli amici e gli editori dell’Asia, specialmente del Sud-Est asiatico”, sottolineando come JinxO affondasse le radici nella tradizione tutta indonesiana dei party game sociali. Harald Schrapers, presidente dell’associazione Spiel des Jahres, ha celebrato questa apertura geografica: “Abbiamo avuto nominee dal Giappone e dalla Nuova Zelanda in passato, ma avevamo sempre un punto cieco sulla mappa del mondo. Non avevamo mai avuto un autore nominato dal Sud globale sul palco, e siamo molto orgogliosi del nostro designer indonesiano.”

Una nota dolente riguarda la diversità di genere: su 571 giochi esaminati dalla giuria quest’anno, soltanto il 2,3% proveniva da designer donne, in linea con le percentuali degli anni precedenti (2% nel 2025, 2,6% nel 2024). Una questione aperta che il mondo del gioco da tavolo fatica ancora a risolvere.

Il Kinderspiel des Jahres va a Mooki Island

Nella categoria dedicata ai giochi per bambini, il Kinderspiel des Jahres è andato a Mooki Island di Florian Sirieix, edito da Kosmos e Scorpion Masqué, che ha superato Boo Party (co-firmato dallo stesso Sirieix con Benoit Turpin) e Verflixt Verzaubert, localizzazione tedesca del gioco canadese Mimose e Sam e il ladro di frutti di Thomas Dagenais-Lespérance.

La serata ha confermato la vitalità di un premio che ogni anno può trasformare le sorti di giochi, designer ed editori: secondo Karsten Esser di Pegasus Spiele, vincere lo Spiel des Jahres può moltiplicare le vendite di un titolo da 10 a 20 volte nei mesi successivi alla cerimonia, grazie all’enorme visibilità conquistata nella distribuzione tradizionale tedesca in vista del Natale.

Honda presenta NS125FX Freedom Gundam, lo scooter inspirato alla saga Gundam SEED

Diciamoci la verità, almeno una volta nella vita abbiamo fantasticato di essere alla guida di un Gundam.

Certo, in attesa che ci si possa mettere davvero ai comandi di un vero Mobile Suit, Honda ha trovato una soluzione che potrebbe essere davvero alla portata di tutti i fan della saga dei real robot.

Durante il BilibiliWorld 2026 di Shanghai è stato infatti svelato il primo prototipo dell’NS125FX, lo scooter ufficiale ispirato al Freedom Gundam nato dalla collaborazione tra Honda e Mobile Suit Gundam SEED. Un mezzo che sembra uscito direttamente dall’hangar dell’Arcangelo e che ha immediatamente attirato l’attenzione di fan, fotografi e curiosi.

Uno scooter che rende omaggio al Freedom Gundam

Il modello prende come base l’Honda NS125FX, scooter con motore a benzina da 125 cc, che per l’occasione è stato completamente rivestito con una livrea che richiama il celebre Freedom Gundam.

Il colpo d’occhio è immediato: la combinazione di bianco, blu e rosso riprende fedelmente i colori dell’iconico Mobile Suit, mentre dettagli grafici come la scritta “FREEDOM GUNDAM” e le marcature “ET101” rendono omaggio alla serie senza lasciare spazio a dubbi sull’ispirazione del progetto.

Secondo quanto comunicato durante l’evento, quello mostrato durante il BilibiliWorld è un prototipo destinato a diventare un modello in edizione limitata, pensato esclusivamente per il mercato cinese. Honda, almeno per il momento, non ha ancora comunicato prezzo, data di lancio o le specifiche definitive del veicolo.

Il prototipo esposto, tuttavia, sembra essere un mezzo perfettamente funzionante e destinato all’utilizzo su strada, piuttosto che un semplice esercizio di stile creato esclusivamente per l’esposizione.

scooter Honda NS125FX Freedom Gundam 2

Due ruote che hanno conquistato il pubblico

Lo scooter dedicato al Freedom Gundam è diventato rapidamente una delle principali attrazioni dello stand Gundam, con numerosi visitatori che hanno fatto la fila per fotografarlo da ogni angolazione.

Non è difficile capire il motivo. Negli ultimi anni Mobile Suit Gundam SEED FREEDOM ha riportato la saga sotto i riflettori grazie allo straordinario successo del film, che continua a essere uno dei capitoli più apprezzati dell’intero franchise. La collaborazione con Honda rappresenta quindi un ulteriore tassello di un periodo particolarmente ricco per il brand, che continua a espandersi ben oltre anime, Gunpla e merchandising tradizionale.

scooter Honda NS125FX Freedom Gundam 3

Arriverà anche in Europa?

Questa è la domanda che probabilmente si stanno facendo tutti gli appassionati di Gundam.

Per il momento la risposta è no, o almeno non ufficialmente. Le informazioni diffuse durante l’evento parlano infatti di una release limitata al mercato cinese, senza alcun annuncio riguardo a una distribuzione internazionale.

Naturalmente, quando si parla di collaborazioni dedicate a Gundam, mai dire mai. Se il progetto dovesse riscuotere il successo che sembra aver già ottenuto tra i visitatori del BilibiliWorld, non sarebbe sorprendente vedere iniziative simili anche in altri mercati.

fonte

Freddy Krueger torna al cinema: Paramount rilancia Nightmare!

0

Il sogno più temuto del cinema horror sta per tornare ad abitare le nostre notti. Paramount Pictures ha ufficialmente acquisito i diritti dalla famiglia di Wes Craven per sviluppare un nuovo film ambientato nell’universo di Nightmare – Dal profondo della notte, dando il via a quello che sarà il decimo capitolo della saga dell’uomo dagli artigli affilati e dal maglione a strisce rosse e verdi. Il progetto nascerà sotto Paramount Primal, la nuova etichetta dello studio dedicata ai film di genere, guidata dai produttori J.D. Lifshitz e Raphael Margules, già dietro horror recenti come Barbarian, Weapons, Companion e Friendship.

Secondo l’annuncio ufficiale, il film sarà ambientato nell’universo del capostipite e prenderà direttamente spunto dalla sceneggiatura originale scritta da Craven, i cui diritti sono stati concessi in licenza dalla sua famiglia: la vedova Iya Labunka, il figlio Jonathan Craven e il legale Marc Toberoff, protagonista della battaglia giudiziaria che ha consentito alla famiglia di riottenere i diritti del film del 1984.

La storia del franchise e il peso dell’eredità di Craven

Nightmare – Dal profondo della notte, uscito nel 1984 e diretto da Wes Craven, è uno dei film horror più influenti e originali di sempre: l’idea del killer che attacca le sue vittime nei sogni, rimanendo intoccabile nel mondo reale, aveva rivoluzionato le regole dello slasher e lanciato una delle figure più iconiche della storia del genere. La saga aveva poi prodotto otto sequel, tra cui il crossover Freddy vs. Jason (2003) e il remake del 2010 con Jackie Earle Haley nei panni di Freddy, una versione che i fan storici non hanno mai del tutto abbracciato. Per molti, Robert Englund rimane e rimarrà l’unico vero Freddy Krueger.

Ed è proprio questa la domanda che aleggia sull’intero annuncio: Englund tornerà? Il comunicato ufficiale non lo menziona, un’assenza difficile da ignorare. L’attore, oggi 79 anni, è ancora in attività e ha recentemente dimostrato tutta la sua potenza interpretativa con un’apparizione inquietante in Stranger Things. Englund ha dichiarato di essere interessato a tornare, ma le condizioni fisiche richieste dal personaggio sono impegnative. Che indossi ancora il cappello e il guanto o che compaia in un altro ruolo, la sua presenza potrebbe fare la differenza tra un reboot e un vero ritorno a Elm Street.

Paramount Primal: un nuovo modello per l’horror di qualità

Lifshitz e Margules hanno espresso il loro entusiasmo per il progetto con parole cariche di rispetto verso il materiale originale: “Non ricordiamo un tempo in cui non fossimo fan di Wes Craven. Il fatto che Iya e Jonathan ci abbiano affidato questa opportunità di portare una nuova storia in questo mondo è un onore che va oltre le parole. Non vediamo l’ora di lavorare insieme a loro per portare un nuovo e terrificante incubo al pubblico di tutto il mondo — e di dare il benvenuto a casa a Freddy.”

Iya Labunka ha aggiunto: “Sappiamo che Wes sarebbe stato felicissimo di vedere come il cinema horror abbia finalmente conquistato il posto che meritava nel canone culturale.” L’obiettivo dichiarato di Paramount Primal è sviluppare film di genere con budget contenuti ma forte identità autoriale, puntando tanto su nuovi talenti quanto su registi già affermati.

Per ora regista e sceneggiatore restano da annunciare, così come qualsiasi dettaglio sulla trama. Nessuna data di uscita è stata comunicata né oltreoceano né per il mercato italiano. Ma dopo più di un decennio di assenza dagli schermi, Freddy Krueger ha finalmente un motivo per fare incubi.

Nova diventerà un film, Michael Waldron di Loki scriverà la sceneggiatura per Marvel Studios

0

Dopo anni di sviluppo incerto tra serie televisiva e progetto cinematografico, Nova ha finalmente trovato la sua forma definitiva: un film per il grande schermo. Marvel Studios ha ingaggiato Michael Waldron per scrivere la sceneggiatura, come riportato da Deadline. Il progetto è ancora nelle primissime fasi di sviluppo, ma la notizia segna un’accelerazione significativa per un personaggio che i fan del MCU attendono da oltre un decennio.

Waldron è già uno degli sceneggiatori più fidati dell’universo Marvel: ha creato la serie Loki, scritto Doctor Strange nel Multiverso della Follia ed è co-sceneggiatore di Avengers: Doomsday. Le fonti indicano che Waldron sarebbe interessato anche a dirigere il film, qualora il progetto dovesse procedere. Nel frattempo, lo sceneggiatore ha stuzzicato i fan con un indizio sul possibile protagonista: in un’intervista rilasciata al podcast Bingeworthy di The Playlist, Waldron aveva suggerito che il suo collaboratore Glen Powell sarebbe “un ottimo Nova” — anche se nulla è stato ufficialmente confermato.

Da serie Disney a film: la lunga storia di sviluppo di Nova

La strada verso questo annuncio è stata tutt’altro che lineare. Marvel aveva inizialmente sviluppato Nova come serie per Disney, con Sabir Pirzada — sceneggiatore di Ms. Marvel — alla sceneggiatura e successivamente Ed Bernero di Criminal Minds come showrunner. Nel 2025, il progetto era stato messo in pausa nell’ambito di una più ampia riduzione dei titoli per lo streaming, insieme ad altre serie come Strange Academy e Terror Inc. Nova diventa così il secondo titolo MCU precedentemente annunciato come serie televisiva a trasformarsi in film, dopo Armor Wars.

Con Waldron ora al lavoro su una nuova sceneggiatura, il progetto repart da zero rispetto alle versioni precedenti. Non è chiaro se elementi delle bozze precedenti — tra cui il possibile villain Annihilus e la presenza sia di Richard Rider che di Sam Alexander — sopravviveranno alla transizione.

Chi è Nova e perché il MCU lo stava aspettando

La Nuova Corps è stata introdotta nel MCU in Guardiani della Galassia del 2014, come forza di polizia intergalattica con sede sul pianeta Xandar. Avengers: Infinity War ha poi stabilito che Thanos ha raso al suolo Xandar e sterminato quasi tutti i membri della Nuova Corps fuori campo, prima degli eventi del film, aprendo la strada a una storia sull’ultimo sopravvissuto o sulla ricostruzione del corpo. Richard Rider, il Nova più celebre dei fumetti, è un adolescente del Queens che riceve i poteri di un membro morente della Nuova Corps e diventa uno dei più potenti eroi cosmici dell’universo Marvel. Sam Alexander, il Nova più recente, è invece un ragazzo dell’Arizona che eredita l’elmetto dal padre scomparso e viene addestrato da Gamora e Rocket.

Il presidente di Marvel Studios Kevin Feige aveva già anticipato che Nova sarebbe arrivato “tre o quattro anni” dopo il Comic-Con del 2024 in cui ne aveva parlato, una stima che coinciderebbe con una finestra di uscita tra il 2028 e il 2029 nel MCU, probabilmente nell’ambito della Fase 7. Nessuna data di uscita oltreoceano o per il mercato italiano è stata ancora annunciata.