Sì, è successo davvero: in Giappone hanno realizzato un video in stile anime dedicato alla visita ufficiale di Giorgia Meloni, filmato con tanto di accompagnamento musicale. Un omaggio che non passa inosservato, soprattutto per chi conosce quanto il linguaggio simbolico e culturale conti, nel Paese del Sol Levante, almeno quanto quello politico.
Ma il vero dettaglio che ha colpito pubblico e commentatori giapponesi non è stato tanto lo stile del video quanto una singola parola pronunciata dalla premier italiana: ganbaru.
Ganbaru: una parola semplice, con un significato molto profondo
Ganbaru è uno di quei termini giapponesi che non si lasciano tradurre davvero. Letteralmente può significare “resistere”, “impegnarsi”, “tenere duro”, ma fermarsi a questo è riduttivo.
Nel contesto culturale giapponese, ganbaru rappresenta:
- la perseveranza morale;
- la capacità di andare avanti senza lamentarsi;
- il rispetto per il proprio dovere, anche quando è faticoso;
- la dignità nello sforzo, indipendentemente dal risultato;
Non parla di successo immediato. Non promette vittorie. Parla di disciplina, responsabilità e coerenza.
Quando in Giappone si dice Ganbatte! (頑張って), non si sta dicendo “forza, vincerai”, ma qualcosa di molto più profondo: “So che è difficile. Continua. È il tuo impegno che conta.”
Perché in Giappone sono rimasti colpiti (almeno così sembra)
Il punto chiave è questo: ganbaru non è uno slogan motivazionale, ma un principio culturale. Usarlo nel modo corretto – e soprattutto nel contesto giusto – segnala una conoscenza reale, non superficiale, del Paese che ti ospita.
Quando qualcuno che non è giapponese pronuncia ganbaru: dimostra rispetto autentico per la cultura nipponica; comunica valori condivisi come costanza, affidabilità e sacrificio; manda un messaggio di credibilità, non di spettacolo.
Ed è qui che il gesto diventa politico, ma nel senso più sottile e potente del termine: non propaganda (speriamo), bensì connessione culturale.
Un dettaglio studiato, non casuale
In Giappone nulla è davvero “detto per caso”, soprattutto in ambito istituzionale. Il fatto che quella parola sia stata notata, apprezzata e poi trasformata in un racconto visivo in stile anime dice molto su come sia stata percepita la visita.
Non come una passerella diplomatica, ma come un momento di sintonizzazione valoriale.
Ed è probabilmente per questo che quel video funziona: non celebra una persona, ma un concetto. La perseveranza. Il “tenere duro”. Il ganbaru, appunto.

