Ven 16 Gennaio, 2026
53,189FansMi piace
5,056FollowerSegui
7,522FollowerSegui
2,487IscrittiIscriviti

Le News della settimana

spot_img

Potrebbe interessarti

Stranger Things: i Duffer hanno davvero usato ChatGPT per scrivere la stagione finale della serie TV?

Se c’è una cosa che i patiti delle serie TV sanno fare benissimo è analizzare ogni singolo fotogramma dei vari show, soprattutto come nel caso della stagione finale di Stranger Things la cui conclusione non ha soddisfatto del tutto una larga parte del fandom.

E così, mentre il documentario Un’ultima avventura: The Making of Stranger Things 5 da poco arrivato su Netflix racconta il making of dell’epilogo dello show creato dai fratelli Duffer, l’attenzione del pubblico si è spostata rapidamente su una nuova, rovente, polemica: il famigerato “ChatGPT Gate”.

Alcuni spettatori particolarmente attenti hanno notato quella che sembra essere una finestra di ChatGPT aperta su un computer della writers’ room, PC presumibilmente utilizzato da uno dei fratelli Duffer durante la stesura dello script dell’ultima stagione della serie TV.

Internet, ovviamente, è esploso.

ChatGPT nella writers’ room di Stranger Things 5? La spiegazione della regista

A fare chiarezza è intervenuta Martina Radwan, regista del documentario, intervistata da The Hollywood Reporter. Alla domanda diretta sull’uso dell’intelligenza artificiale generativa durante la scrittura della serie, la sua prima risposta è stata tanto semplice quanto disarmante: “Ma siamo sicuri che fosse davvero ChatGPT aperto?”

Radwan ha sottolineato come gran parte delle reazioni online siano basate su supposizioni: “C’è un sacco di gente sui social che dice: ‘Non lo sappiamo, ma lo supponiamo’. Onestamente, al giorno d’oggi chi è che non tiene aperti certi strumenti solo per fare ricerche veloci?”

Secondo la Radwan, confondere una possibile consultazione rapida con l’idea che una serie complessa come Stranger Things venga scritta da un’IA è semplicemente assurdo: “Come puoi scrivere una storia con 19 personaggi usando ChatGPT? Io davvero non lo capisco.”

La regista paragona la situazione a quella di avere il telefono accanto al computer mentre si lavora: strumenti a portata di mano non significano necessariamente che si stiano utilizzando. “Usiamo strumenti mentre facciamo più cose. Succedono tante cose nello stesso momento.”

E poi arriva la frase più diretta: “Quello che trovo triste è che tutti amano la serie ma, all’improvviso, sentono il bisogno di smontarla pezzo per pezzo.”

Cosa succede davvero in una writers’ room?

Radwan, che ha passato un anno intero immersa nel mondo di Stranger Things, è stata categorica: “No, non ho mai visto usare l’intelligenza artificiale in modo non etico.”

Anzi, ha colto l’occasione per spiegare cosa significhi davvero lavorare in una writers’ room: “La gente pensa che ‘writers’ room’ significhi persone sedute a scrivere. Non è così. È un continuo scambio creativo. È sviluppo della storia.”

Poi aggiunge: “È un processo fatto di discussioni, idee che vanno e vengono, intuizioni improvvise e continue revisioni. Nessun prompt. Niente generazioni automatiche. È pura creatività umana. Essere lì dentro è un privilegio enorme. È un regalo poter assistere a quel tipo di processo creativo.”

Netflix tace, ma la polemica continua

Radwan ha anche commentato altre scene “controverse” del documentario, incluso il già noto “Conformity Gate”, ma per ora Netflix non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’eventuale presenza di ChatGPT nei frame incriminati.

Nel frattempo, resta una certezza: Stranger Things può anche parlare di mostri, dimensioni alternative e orrori cosmici… ma niente spaventa internet più di una scheda di ChatGPT aperta sullo sfondo.

fonte