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Stranger Things 5 Volume 2 finalmente spiega cos’è davvero il Sottosopra

Dopo anni di teorie, interpretazioni e risposte vaghe, Stranger Things 5 Volume 2 mette ordine nel più grande mistero della serie. Il Sottosopra non è ciò che abbiamo creduto fin dall’inizio. Quella che sembrava una dimensione parallela, una copia distorta di Hawkins, si rivela tutt’altro: un corridoio interdimensionale instabile, un ponte che collega la nostra realtà a un luogo molto più antico e ostile, chiamato l’Abisso.

Per comprendere la portata di questa rivelazione occorre rimettere insieme i pezzi. Il pubblico, così come i protagonisti, ha sempre immaginato il Sottosopra come un mondo autonomo. In realtà, ciò che esiste non è un universo separato. Esiste un “ponte“. L’ambiente che vediamo è un prodotto secondario, una riflessione deformata che esiste solo perché la struttura interdimensionale ha preso forma proprio a Hawkins.

La vera natura del Sottosopra e il ruolo di Dustin

È Dustin a trovare le parole giuste, definendolo un ponte interdimensionale composto da materia esotica instabile. Ogni ambiente del Sottosopra è parte di un percorso di transito. Non c’è geografia, non c’è una vera fisica. Ci sono solo passaggi, come nel caso della caduta di Holly: non sta precipitando attraverso un cielo, ma attraverso un tratto del ponte che si sta disgregando mentre lo attraversa.

Questo rovescia ogni prospettiva iniziale. Il Sottosopra non ha mai avuto vita propria, non c’è mai stato un ecosistema originario nato lì. Tutto ciò che pensavamo fosse “nativo” è, in realtà, di importazione.

L’Abisso e l’origine delle creature

La serie chiarisce che l’Abisso esisteva molto prima degli esperimenti di Hawkins. È il luogo dove Henry Creel finisce dopo lo scontro con Undici nel 1979, e lì viene trasformato definitivamente in Vecna, entrando in contatto con il Mind Flayer e con le forme di vita ostili che popolano quel regno.

Nessun demogorgone, nessun pipistrello, nessuna creatura che abbiamo incontrato proviene dal Sottosopra. Tutti arrivano dall’Abisso. Il Sottosopra è solo la loro strada d’accesso.

La data chiave è il 6 novembre 1983. È in quel momento che Undici, mettendosi in contatto con il Demogorgone, genera involontariamente il ponte. Un atto spontaneo che costruisce il Sottosopra come riflesso di Hawkins, perché è lì che il ponte si ancora nella nostra realtà.

La conferma dei Duffer e le implicazioni per il finale

I fratelli Duffer confermano tutto, spiegando anche che inizialmente l’Abisso si chiamava Dimensione X, un riferimento alle Tartarughe Ninja. Una scelta che suggerisce come il concept sia stato ripensato nel tempo fino a trovare la forma definitiva mostrata ora.

Riconsiderando il Sottosopra non più come una dimensione ma come un accesso fragile, cambia il senso di ogni evento precedente. Non c’è stato uno scontro tra mondi paralleli, ma una falla continua, un punto di rottura creato senza intenzione. Undici non ha aperto una porta. Ha costruito l’intero edificio.

E adesso, con il ponte che si indebolisce e l’Abisso che preme dall’altra parte, il finale di Stranger Things si muove verso una conclusione che non può più tornare indietro. L’ultima stagione non riguarderà solo la chiusura delle crepe. Riguarderà la chiusura del ponte stesso, prima che l’Abisso abbia tutto lo spazio per passare.