Dopo decenni di carriera al fianco dei più grandi registi di Hollywood, Sigourney Weaver continua a trovare un’esperienza unica nel collaborare con James Cameron, soprattutto all’interno dell’universo di Avatar. Con l’avvicinarsi dell’uscita di Avatar: Fire and Ash, Weaver racconta come tornare a Pandora non sia semplicemente lavoro, ma una vera e propria libertà creativa.
Weaver ha debuttato nella saga interpretando Dr. Grace Augustine, la brillante scienziata il cui corpo Avatar darà vita a uno dei personaggi più intriganti della serie: Kiri, un’adolescente Na’vi cresciuta accanto ai figli di Jake Sully e Neytiri. Dopo il debutto in Avatar: The Way of Water, Kiri torna in Fire and Ash, dove la sua connessione spirituale con Eywa viene esplorata in maniera più profonda, senza seguire percorsi lineari o prevedibili.
Il personaggio di Kiri spiegato da Sigourney Weaver
Weaver spiega come Kiri, pur possedendo poteri straordinari come comunicare con altre specie o compiere miracoli, resti innanzitutto una ragazzina che deve affrontare eventi fuori dal suo controllo. La crescita e la trasformazione del personaggio diventano un motore narrativo centrale del film.
«Quando entro nel posto dove lavoriamo, conosco il personaggio, è dentro di me, ma devo in un certo senso farmi da parte», racconta Weaver. «Faccio molta preparazione, ma quando siamo sul set, lascio che Kiri prenda il controllo. È così tanto creatura, animale, quanto ragazza umana, e quella parte la lascio a lei.»
Cameron e lo stile di regia collaborativo
Gran parte di questa libertà deriva dal metodo di regia di Cameron, che preferisce rimanere vicino agli attori senza controllare ogni dettaglio, permettendo così alle scene di evolversi naturalmente. Weaver ricorda come il regista la incoraggi a esplorare il personaggio sul momento: «Non ci dice davvero dove stiamo andando. Vuole scoprirlo attraverso di noi. Per Kiri, spesso è: ‘Come fa a capire cosa sta succedendo in questo mondo che non ha senso per lei?’»
Il rapporto tra Weaver e Cameron risale a Aliens (1986) e negli anni si è consolidato in una forma di “linguaggio creativo” che rende le collaborazioni sulla saga di Avatar particolarmente fluide e stimolanti. «È il lavoro perfetto per un attore. È un sogno», conclude la Weaver.

