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Michael J. Fox racconta finalmente la vera storia sulla rimozione di Eric Stoltz da Ritorno al futuro

Sono passati quasi quarant’anni dal momento in cui Ritorno al futuro ha cambiato il proprio destino e quello di Hollywood. Dopo sei settimane di riprese, il protagonista Eric Stoltz venne sostituito da Michael J. Fox, dando vita a uno dei recasting più celebri e discussi della storia del cinema. Oggi Fox, nel suo nuovo memoir Future Boy: Back to the Future and My Journey Through the Space-Time Continuum, mette ordine e racconta cosa accadde davvero.

Non si tratta di una rivelazione polemica. Anzi. Fox chiarisce che al pubblico, all’epoca, non fu concesso il tempo di rendersene conto. Lui stesso arrivò all’improvviso sul set, senza preparazione e senza tempo per metabolizzare la situazione. La produzione, come ricorda la coautrice del libro Nelle Fortenberry, tentò inizialmente di proteggere la continuità del progetto, tenendo nascosto il cambio di attore fino all’ultimo possibile. Nel momento in cui la notizia emerse, l’attenzione della stampa si concentrò sui presunti problemi del film, alimentando la percezione di una produzione in balia degli eventi.

Le sei settimane con Stoltz e la difficile transizione

Quando Fox arrivò sul set, i suoi colleghi Christopher Lloyd e Lea Thompson avevano già completato una grande quantità di scene. Il materiale girato esisteva, e si trattava di riprendere tutto da capo. Fox entrò nella storia da zero, senza legami pregressi con i personaggi o gli avvenimenti interpretati fino a quel momento. Il cambio, però, non fu un gesto impulsivo. Robert Zemeckis, Bob Gale e Steven Spielberg scelsero di continuare a girare con Stoltz finché l’accordo con Fox non fosse stato definitivo. Spegnere la produzione avrebbe potuto mettere tutto in pericolo, e Universal voleva garanzie.

La scelta artistica: due Marty diversi

La decisione finale, spiegata da Fox, non riguardava competenza o professionalità. Era una questione di tono. Stoltz interpretava Marty McFly con un’intensità drammatica più marcata, un approccio quasi tragico, carico di peso emotivo. Non era l’atmosfera che Zemeckis e Gale stavano cercando. Marty doveva essere leggero, spontaneo, capace di tenere insieme commedia e tensione senza risultare cupo. Fox non provò a imitare l’approccio precedente. Si affidò ai propri istinti, giocando con quello che conosceva, con quell’energia naturale che avrebbe poi definito uno dei personaggi più amati degli anni Ottanta.

Nessun conflitto, nessun rancore

Con il tempo, la storia si è trasformata in mito: due attori rivali, un set spaccato, un licenziamento clamoroso. Fox smentisce questa versione. Tra lui e Stoltz non ci fu alcuna inimicizia, nessuna tensione personale. Erano due interpreti con visioni diverse, inseriti in una produzione che cercava la propria identità. Il film ha preso una direzione; la loro strada, invece, li ha portati altrove.

Un tassello di storia reinterpretato

Oggi, con Future Boy, Michael J. Fox rilegge una pagina di cinema spesso travisata, restituendole la complessità reale. Non una favola di trionfo e sconfitta, ma una storia di passaggi di testimone, di scelte artistiche e di equilibrio fragile tra creatività e industria. E, alla fine, il Marty McFly che il mondo ha imparato ad amare è nato proprio così: non da un percorso lineare, ma da un salto nel vuoto che ha cambiato tutto.