Grazie a franchise come Guardiani della Galassia, Jurassic World e Super Mario Bros. – Il film, Chris Pratt è diventato uno degli attori protagonisti più redditizi di Hollywood. Tutti successi enormi, accomunati però da un elemento chiave: IP fortissime e già note al pubblico. Quando Pratt si allontana dai grandi marchi e punta su progetti originali, il risultato tende a essere molto più incerto. Mercy lo dimostra in modo piuttosto netto.
Il thriller fantascientifico rappresentava una sorta di esperimento: capire se lo status da star di primo piano di Pratt fosse sufficiente, da solo, a portare il pubblico in sala. La risposta, almeno dal punto di vista del box office, è stata negativa.
Secondo quanto riportato da Variety, Mercy ha incassato 11,2 milioni di dollari negli Stati Uniti nel weekend di apertura. Una cifra che è bastata a scalzare Avatar: Fire and Ash dal primo posto dopo cinque settimane consecutive in vetta, ma si tratta di una vittoria puramente simbolica.
Il peggior esordio da protagonista per Pratt
L’incasso iniziale di Mercy segna infatti il peggior debutto della carriera di Chris Pratt come protagonista assoluto. Il film scende sotto i 14,8 milioni ottenuti da Passengers nel 2016, che fino a oggi rappresentava il punto più basso per un’apertura wide con Pratt in testa al cast. In passato l’attore è apparso in titoli partiti ancora più lentamente, ma si trattava di uscite limitate o di ruoli secondari, non di progetti costruiti interamente attorno al suo nome.
Il risultato non sorprende del tutto. Nonostante la presenza di volti riconoscibili come Pratt e Rebecca Ferguson, Mercy si è trovato a fronteggiare diversi problemi contemporaneamente. La critica non è stata tenera, assegnando al film un 20% su Rotten Tomatoes, dato che conferma una tendenza già vista nei progetti live-action non legati a Marvel o ad altri grandi universi narrativi.
Quando il nome non basta più
Anche il passaparola non ha aiutato, e una forte tempesta invernale che ha colpito diversi stati ha inciso negativamente sull’affluenza in sala. In un contesto simile, persino un film ben recensito avrebbe faticato a emergere. In questo scenario, Mercy ha pagato caro l’assenza di un entusiasmo iniziale solido.
Il caso mette in evidenza un problema più ampio che Hollywood continua a incontrare: le star, da sole, non garantiscono più grandi incassi. Il pubblico è diventato più selettivo e tende a premiare la familiarità con un’IP più che il nome dell’attore in locandina. Puntare tutto sul carisma di un interprete, soprattutto per film originali, non funziona più come un tempo.
La prima parte dell’anno è tradizionalmente debole al botteghino, ma è difficile immaginare per Mercy una vera ripresa. I film che recuperano dopo un avvio deludente hanno bisogno di buone “gambe”, e quelle arrivano quasi sempre da reazioni positive del pubblico. Con un’accoglienza fredda e nuove uscite in arrivo, come l’horror Send Help di Sam Raimi, il margine di manovra appare ridotto.
Una seconda vita in streaming?
Per Amazon MGM Studios, però, il risultato non è necessariamente disastroso. I film di genere ad alto concept spesso trovano una nuova visibilità in streaming, e Mercy sembra perfetto per questo percorso. Una volta conclusa la finestra cinematografica e approdato su Prime Video, il film potrebbe intercettare un pubblico più ampio e curioso, attenuando almeno in parte l’impatto dei costi di marketing e distribuzione.
Quanto a Pratt, questo passo falso non mette certo a rischio la sua carriera. In primavera tornerà con Super Mario Galaxy – Il film, seguito dell’enorme successo animato da oltre un miliardo di dollari, già indicato come uno dei titoli più attesi del 2026. Senza contare il legame ancora aperto con l’universo Marvel.
Mercy resta però un promemoria chiaro: anche le star più grandi faticano ad aprire film originali basandosi solo sul proprio nome, in un mercato sempre più affollato e competitivo.

