Un flipper che costa quanto una vacanza importante e che promette di sostituire dadi, schede e discussioni infinite sulle regole con due semplici leve. Sembra una follia, e in parte lo è. Ma è anche il motivo per cui Dungeons & Dragons: The Tyrant’s Eye, il nuovo flipper firmato Stern Pinball, sta facendo parlare di sé. Qui non siamo davanti a un semplice tavolo a tema, ma a una vera esperienza narrativa che prende il cuore di Dungeons & Dragons e lo traduce in puro caos argentato.
Stern ha deciso di fare una cosa chiara: non limitarsi a decorare un flipper con draghi e loghi, ma costruire una sorta di campagna giocabile in solitaria, capace di dare l’illusione di vivere un’avventura completa senza tirare nemmeno un d20. Il risultato è sorprendentemente coerente e, per certi versi, anche molto fedele allo spirito del gioco di ruolo.
Un’avventura di Dungeons & Dragons senza dadi né schede
La prima cosa che colpisce è l’idea di fondo. The Tyrant’s Eye non è una partita fine a se stessa, ma un percorso fatto di scelte, diramazioni e obiettivi. Al posto dei tiri di dado, sono i flipper a decidere il destino del personaggio. Il tavolo tiene traccia dei progressi, propone missioni diverse e permette di affrontare la storia seguendo strade alternative.
Il cuore della narrazione ruota attorno allo scontro con Tiamat, la Regina dei Draghi, e tutto è costruito per far sentire ogni partita come un capitolo di una campagna più ampia. È un flipper, certo, ma con una struttura che richiama in modo diretto quella di una sessione di D&D, solo molto più rapida e senza tempi morti. Un approccio pensato anche per chi ama l’immaginario fantasy, ma non ha voglia di passare la serata a discutere interpretazioni di regole.
Un tavolo pieno di segreti, trappole e creature iconiche
Dal punto di vista fisico, Stern si è davvero superata. Il piano di gioco è pieno di passaggi nascosti, aree segrete e trovate che strizzano l’occhio ai fan storici. C’è un negozio magico da visitare, un forziere che si rivela essere un mimic, perché ovviamente lo è, e persino un cubo gelatinoso che intrappola letteralmente la pallina durante la partita, come se si fosse appena fallito un tiro salvezza su Destrezza.
A dominare il tutto c’è Rath, un enorme drago rosso animatronico. Stern lo descrive come il mech più avanzato mai inserito in un flipper, e non sembra un’esagerazione. Rath si muove su più assi, reagisce alle azioni del giocatore e si comporta come un vero boss di fine livello, non come una semplice decorazione. È una presenza ingombrante, e proprio per questo funziona.
Un prezzo da collezionisti e un cast vocale da veri nerd
Anche la presentazione sonora è curata con grande attenzione. Il flipper include doppiaggi completi affidati a nomi che, per gli appassionati, sono una garanzia: Matthew Mercer, Michael Dorn e Gerard Way prestano la voce ai personaggi, dando al gioco un tono quasi cinematografico.
Il modello base ha un prezzo che si aggira intorno ai 7.000 dollari, ed è considerato la versione di ingresso. Sì, è quella più “accessibile”. Esistono infatti edizioni superiori che salgono parecchio, una scelta che può sembrare eccessiva ma che rientra perfettamente nella logica dei flipper premium da collezione.
Serve davvero un flipper di Dungeons & Dragons in casa? Ovviamente no. Ma l’idea di poter affrontare una campagna fantasy in solitaria, a colpi di pallina e con un drago animatronico che incombe sul tavolo, è difficile da ignorare. E per chi ha spazio, budget e un certo gusto per gli acquisti impulsivi, questa potrebbe essere una tentazione molto seria.

