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Chris Columbus critica i sequel di Mamma ho perso l’aereo: “hanno completamente rovinato il franchise”

Mamma, ho perso l’aereo è diventato nel tempo uno dei simboli assoluti delle festività natalizie. Un film che continua a essere visto e rivisto ogni dicembre, spesso come una tradizione di famiglia. Eppure, secondo Chris Columbus, regista dei primi due capitoli, il destino del franchise si sarebbe compromesso molto presto, soprattutto dopo l’uscita di scena del team creativo originale.

Durante una recente proiezione all’Academy Museum, Columbus ha parlato senza giri di parole dell’evoluzione della saga, lasciando emergere una frustrazione mai davvero nascosta. Il suo giudizio sui film successivi è netto e, per certi versi, sorprendentemente diretto, considerando l’importanza commerciale che il marchio ha continuato ad avere nel corso degli anni.

“Sequel davvero pessimi”: il punto di rottura secondo Columbus

Secondo il regista, il momento in cui Mamma, ho perso l’aereo ha iniziato a perdere la propria identità coincide con l’arrivo di Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York 3, conosciuto come Home Alone 3. Columbus non ha mai diretto questo film e considera proprio quel capitolo l’inizio di una lunga discesa.

A suo avviso, i sequel successivi hanno completamente frainteso ciò che rendeva speciali i primi due film. Non si tratta solo di nostalgia o di affetto per il cast originale, ma di una questione di approccio. Il franchise è stato ripreso più volte, ma senza una reale comprensione del suo equilibrio narrativo e visivo. Per Columbus, anche il migliore tra i capitoli successivi resta comunque lontano anni luce dall’efficacia degli originali.

Macaulay Culkin e Catherine O'Hara Mamma ho perso l'aereo

La comicità fisica come elemento chiave

Uno degli aspetti su cui il regista insiste maggiormente riguarda la comicità fisica. Nei primi due film, le trappole di Kevin McCallister funzionavano perché sembravano reali, dolorose e concrete. Erano costruite con effetti pratici, stunt veri e una messa in scena che faceva percepire ogni caduta, ogni scivolata, ogni colpo.

Nei capitoli successivi, invece, secondo Columbus si è fatto un uso eccessivo di cavi, soluzioni artificiali e situazioni troppo “pulite”. Questo ha tolto peso e credibilità alle gag, trasformando il caos in qualcosa di finto e poco coinvolgente. È proprio questa perdita di autenticità che, a suo giudizio, ha spezzato il legame emotivo con il pubblico.

Il successo dei primi Mamma, ho perso l’aereo non derivava solo dalle trovate comiche, ma dalla sensazione che tutto potesse davvero accadere. Kevin non era un supereroe, ma un bambino sveglio che reagiva con ingegno a una situazione estrema.

Un’idea alternativa che guarda al passato

Negli anni non sono mancate ipotesi per un ritorno del personaggio originale in una forma diversa. Macaulay Culkin stesso ha raccontato di aver immaginato un sequel “ereditario”, con Kevin ormai adulto, distratto dal lavoro e messo in difficoltà dal proprio figlio, che ribalterebbe il gioco delle trappole.

Un’idea semplice, ma significativa, perché riporterebbe al centro i personaggi e non solo il meccanismo comico. Ed è proprio questo il punto su cui Columbus sembra essere più critico: il franchise ha continuato a esistere, ma ha perso il cuore che lo rendeva credibile e umano.

Per il regista, Mamma, ho perso l’aereo funzionava perché era radicato nella realtà, pur raccontando una situazione assurda. Quando questo equilibrio si è spezzato, il marchio ha continuato a sopravvivere, ma senza lasciare un segno duraturo. E forse è anche per questo che, ancora oggi, i primi due film restano gli unici davvero irrinunciabili.