Sab 26 Aprile, 2025

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Assassinio a Venezia, la recensione di un Poirot a tinte horror

Assassinio a Venezia è il terzo capitolo della trilogia di Hercule Poirot, celebre investigatore nato dalla penna di Agatha Christie, portato sullo schermo da Kennet Branagh, in questa nuova versione dove l’attore irlandese interpreta e dirige la saga iniziata con Assassinio sull’Orient Express e proseguita con Assassinio sul Nilo.

In questo nuovo capitolo Branagh decide di mescolare i toni del cinema horror con quelli del giallo classico, con il risultato di realizzare un film diverso dai suoi due predecessori ma non per questo necessariamente migliore.

Il caso di Assassinio a Venezia

Siamo nel 1947, Hercule Poirot si è ritirato in quel di Venezia, affiancato da una guardia del corpo per evitare indesiderati clienti, passa le sue giornate degustando té e pasticcini.

La routine dell’investigatore belga cambia quando una sua amica, la scrittrice Ariadne Oliver, diventata celebre per aver scritto romanzi ispirati alle gesta di Poirot, invita il ritirato investigatore a partecipare ad una seduta spiritica presieduta dalla famosa medium Miss Reynolds, all’interno di un palazzo veneziano.

Come sempre, quando c’è Poirot nei paraggi ci scappa il morto ma, per la prima volta, il celebre investigatore dovrà affrontare qualcosa che sembra andare al di la della sua logica, forse addirittura qualcosa di soprannaturale.

Assassinio a Venezia

Il mistero di Poirot

Ci deve essere qualcosa di irresistibile nei baffoni di Hercule Poirot ritratto da Kenneth Branagh, dato che questa trilogia, pur non regalando grandi film, resta comunque composta da opere godibili e di intrattenimento. E anche quando si conosce già il finale, viste le mille versioni già esistenti delle storie raccontate, i film di Branagh, Assassinio a Venezia compreso, raggiungono sempre la sufficienza.

In quest’ultimo capitolo si gioca la carta della commistione di generi, passando da qualche jump scare un po’ telefonato al classico interrogatorio condotto da Poirot ai danni di tutti gli ospiti.

Non vi riveliamo certo il finale, ma con una buona dose di conoscenza di libri e film gialli, andando per sottrazione non è poi cosi difficile anticipare la risoluzione del caso, nonostante i classici tentativi di depistaggio sparsi qua e là all’interno del film.

Assassinio coi baffi

Branagh gioca con l’horror e i fantasmi per portare un tocco di soprannaturale alla saga, ma la cosa più soprannaturale di Assassinio a Venezia restano gli straordinari mustacchi di Poirot, di certo la versione più elaborata di peli facciali mai portata sullo schermo.

L’attore e regista irlandese sembra divertirsi un mondo nei panni dell’investigatore di Agatha Christie, anche grazie ai baffoni che sfoggia con assoluta classe e disinvoltura, vero punto di forza dei film. Eventuali buchi di trama e passaggi fin troppo ovvi vengono celati dagli elaborati baffi del protagonista, che distraggono lo spettatore da tutto quello che accade in scena.

Il personaggio di Poirot è descritto dalla sua autrice con i baffi, e in tutte le versioni, cinematografiche e televisive, vari attori hanno interpretato il personaggio dietro agli iconici mustacchi. Non prendiamo posizione su quale sia la miglior interpretazione di Poirot, e sicuramente David Suchet, nella serie TV, e PeterUstinov e Albert Finney, per il cinema, sono stati interpreti di grandissimo livello, ma possiamo dire con certezza che Kenneth Branagh sfoggia la migliore versione degli altrettanto iconici baffi.

Assassinio a Venezia

La casa

Come detto prima Assassinio a Venezia è un ibrido tra due generi, il giallo classico e l’horror, e anche il titolo originale, A Haunting in Venice (dove Hauntig può essere tradotto come infestazione) richiama moltissimi film e serie TV horror. L’ambientazione stessa del film, il palazzo veneziano, è ascrivibile ad entrambe i generi: la classica casa infestata dai fantasmi è anche l’altrettanto classica magione dove fra gli ospiti si nasconde un assassino. Un incrocio tra The Conjuring e Cena con delitto in pratica.

Nel fondere i due topos cinematografici la sceneggiatura ad opera di Michael Green ripercorre i vari archetipi narrativi, cercando di rimanere in equilibrio fra i due generi, ma non sempre riuscendovi e volte sembra quasi che alcune scene siano slegate fra loro, proprio per il cambio in corso di genere. Nonostante ciò, il film regge nei suoi 103 minuti senza risultare mai pesante e noioso.

Venezia di sangue

Assassinio a Venezia è liberamente tratto da Poirot e la strage degli innocenti. Pur distaccandosi molto dalla fonte originale, la pellicola di Branagh cerca di restare in qualche modo aggrappata al romanzo di Agatha Christie, per quanto riguarda alcuni intrecci di trama e per i nomi dei personaggi, quello che cambia è l’ambientazione: il romanzo non è ambientato a Venezia.

La scelta di ambientare il film nella città lagunare dovrebbe aggiungere quel tocco gotico in più e l’aura di mistero spesso associata alla città. Il problema è che il film è ambivalente non solo per quanto riguarda i generi cinematografici, ma anche per quanto riguarda le riprese effettuate in esterni ed in interni.

Le varie inquadrature che raffigurano Venezia, hanno un taglio quasi documentaristico, tanto che sembra di assistere ad una puntata di Meraviglie condotta da Alberto Angela. Le riprese effettuate all’interno del palazzo invece hanno un registro completamente diverso, più cinematografico. Non si capisce se sia una scelta voluta dal regista, ma la sensazione è che il film sia stato girato da Branagh negli studios di Londra e che poi abbia spedito qualcuno con smart phone e drone, ad altissima risoluzione, a fare riprese varie di Venezia.

Assassinio a Venezia

I Sospettati

Come in ogni film di Poirot che si rispetti, visto i molteplici personaggi, il cast di Assassinio a Venezia è ben nutrito. Ad interpretate la scrittrice Ariadne Oliver, chiaramente ispirata alla stessa Agatha Christie, c’è l’attrice comica Tina Fey, e a lei si devono i brevissimi momenti comici del film.

Riccardo Scamarcio è la guardia del corpo di Poirot nonché ex poliziotto, Kelly Reilly è la padrone di casa Rowena Drake, accompagnata dall’amante dottor Ferrier, interpretato da Jamie Dornan. A vestire i panni della medium c’è il recente premio Oscar, Michelle Yeoh, accompagnata dagli aiutanti Desdemona (Emma Laird) e Nicholas (Ali Khan). Tra gli altri sospettati ci sono Maxime Gerard (Kyle Allen), legato in qualche modo alla padrona di casa, e la governante Olga Seminoff, interpretata da Camilla Cottin.

Ovviamente tutti questi personaggi hanno un passato oscuro che Poirot porterà a galla, rendendo tutti gli ospiti della casa dei sospettati.

Chi non desta sospetti nei confronti dell’investigatore belga è il bambino Leopold Ferrier (Jude Hill), figlio del dottore e talmente odioso da fa sperare che possa essere lui la prossima vittima dell’assassino.

Chi sarà l’assassino fra quelli citati? O sarà invece una presenza soprannaturale l’autore degli omicidi? Per scoprirlo non vi resta che andare al cinema a vedere Assassinio a Venezia, cercando di non farvi distrarre dai baffoni di Poirot, anche se sappiamo già che sarà un’impresa impossibile.

 

Assassinio a Venezia
Il terzo capitolo di Poirot tenta di fondere il giallo e l'horror in un unico film, risultando in una pellicola di intrattenimento a volte un po' slegata.
Pro
I baffi di Poirot
Un buon ritmo, mai noioso
Un cast nutrito e in parte
Contro
Un po' scontato e slegato
Le riprese di Venezia da taglio documentaristico
L'odioso bambino (saprete subito quale)
6.2
Voto Finale