La prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms si chiude con un episodio che sceglie la riflessione invece dello spettacolo. Dopo la brutalità di “In the Name of the Mother” e il caos del Giudizio dei Sette, il finale intitolato “The Morrow” abbassa i toni e lascia spazio alle conseguenze.
La serie, ambientata nell’universo di Game of Thrones e tratta dalle novelle di George R. R. Martin, ha trovato una sua identità più intima. Niente draghi che inceneriscono città o guerre su larga scala: qui il centro della storia è un cavaliere errante che prova a fare la cosa giusta in un mondo che raramente premia la decenza.
Le conseguenze del Giudizio dei Sette e la morte di Baelor
L’episodio si apre ad Ashford Meadow, dopo la devastazione. Dunk è sopravvissuto, ma il regno ha perso Baelor Targaryen. Il principe è morto combattendo per lui, e il senso di colpa lo divora.
Accanto a Dunk troviamo Lyonel Baratheon, che con il suo tono diretto prova a sdrammatizzare. Gli offre persino un posto a Storm’s End, con una frase che è puro spirito westerosiano: lo amerà come un fratello, oppure lo odierà come un fratello.
Ma Dunk non riesce a lasciar andare il peso della morte di Baelor. Quando il principe viene cremato, la macchina da presa indugia sui volti dei Targaryen, in particolare su Maekar Targaryen, imperscrutabile tra dolore e tensione politica. Le voci su un suo possibile coinvolgimento nella morte del fratello inizieranno a circolare, e lui sa che non si fermeranno.
Dunk, dal canto suo, si chiede perché gli dèi abbiano risparmiato lui. È una domanda che resta sospesa e che definisce il cuore dell’episodio.
Dunk, Egg e la scelta che cambia tutto
Il confronto più importante è proprio tra Dunk e Maekar. Il principe propone di portare Egg a Summerhall per farlo crescere a corte, lontano dalle difficoltà. Ma Dunk rifiuta. Non vuole più avere a che fare con i principi, almeno non in quel modo.
Egg ascolta tutto. È ferito, deluso. Ma è anche a un bivio. In una delle scene più tese del finale, lo vediamo avvicinarsi al fratello nel sonno con un coltello, prima di essere fermato. È il segnale che il suo futuro non è scritto.
Alla fine, Dunk prende la decisione che definisce la stagione: accetterà Egg come scudiero, ma lontano dai castelli e dall’influenza della corte. Vuole offrirgli la possibilità di crescere in modo diverso rispetto ai fratelli maggiori.
Maekar resiste, ricorda che è il suo ultimo figlio. Eppure capisce che qualcosa deve cambiare. In quel momento, senza battaglie né proclami, il destino di Westeros si sposta di qualche grado.
Prima di partire, Dunk rende omaggio a Ser Arlan di Pennytree, inchiodando una moneta all’albero sotto cui riposava. È un gesto semplice, ma racchiude tutto il senso della serie: memoria, umiltà, continuità.
Quando Egg lo raggiunge e gli dice che servirà sotto di lui, la torcia viene ufficialmente passata. Non è un finale esplosivo, ma una promessa.
Un finale che punta sui personaggi
“The Morrow” funziona proprio perché non cerca di superare lo spettacolo del Giudizio dei Sette. Si concentra su colpa, responsabilità e scelta. Dunk decide di essere l’uomo di cui il regno ha bisogno. Egg sceglie l’umiltà invece del privilegio.
La prima stagione si chiude così: non con una guerra, ma con due figure che si allontanano a cavallo verso un futuro incerto. La seconda stagione è già prevista per il prossimo anno e, seguendo le novelle di Martin, potrebbe portare nuovi volti e nuove tappe nel viaggio.
Quello che rende A Knight of the Seven Kingdoms speciale è la sua dimensione raccolta. È una storia di incontri, di errori, di crescita. Quando Dunk ed Egg lasciano Ashford Meadow, non sembra una fine. Sembra l’inizio della loro vera leggenda.


