Andrea Chiarvesio: la nostra intervista al celebre autore piemontese

Andrea Chiarvesio 1

Negli scorsi giorni abbiamo avuto l’onore di ottener un intervista con Andrea Chiarvesio, autore di giochi da tavolo di fama mondiale (e orgoglio nazionale) oggi sotto contratto con CMON.

Ecco cosa ci ha raccontato di sé stesso e del suo lavoro.

Ecco l’intervista completa ad Andrea Chiarvesio, blasonatissimo autore di diversi giochi da tavolo di successo!

Molti di noi già conoscono Andrea Chiarvesio, autore piemontese di giochi del calibro di Kingsburg e Marvel United, ma abbiamo voluto entrare un po’ di più nel suo mondo con questa intervista, in cui abbiamo parlato del suo lavoro e… non solo!

Benvenuto Andrea, tu sei ormai una figura decisamente importante nel mondo dei giochi da tavolo italiani. Ma racconta: chi è Andrea Chiarvesio e come nasce la tua passione e il tuo lavoro?

Come tutti, credo, sono molte cose: un marito, un padre, un giocatore, un nerd, ecc… immagino però che vogliate che vi parli del mio “lato ludico”.

Sono sempre stato appassionato di giochi da tavolo, fin da bambino erano gli unici regali che chiedevo ai miei genitori e uno dei miei passatempi preferiti era inventarmi regole alternative o mescolare i pezzi di più giochi tra loro per dare vita ad un gioco diverso. Questo sogno nato quando ero bambino, ho avuto la perseveranza e la fortuna di riuscire a perseguirlo e realizzarlo da adulto.

In realtà la prima domanda che ti faccio, prima di passare alle cose serie, è proprio da gossip magazine: l’alone dell’autore di successo aiuta con le conquiste?

Non direi proprio, a meno che non mi abbia aiutato con mia moglie, in fondo ci siamo conosciuti ad una fiera di settore a cui eravamo ospiti entrambi… dovreste chiederlo a lei!

In famiglia siete tutti nerd, quindi… Anche tua moglie gioca con te ai giochi da tavolo? 

Mia moglie Lavinia è una scrittrice di genere fantastico, quindi direi proprio di sì. Ha iniziato ad appassionarsi ai gdt “moderni” quando ci siamo conosciuti.

Ha un’ovvia predilezione per i titoli dal forte contenuto narrativo come i titoli legacy e i cooperativi, ma non si limita a quelli, ad esempio le piace molto Azul.

Che studi hai fatto per diventare game designer?

Ahimè, nessuno, perché quando ho imparato questo mestiere non esistevano ancora corsi o studi dedicati, a mala pena iniziavano ad uscire i primi libri sull’argomento. Quella che ho fatto è stata molta gavetta.

Ho avuto l’opportunità di lavorare in Wizards of the Coast e conoscere designer come Richard Garfield e Mark Rosewater mi è sicuramente servito di ispirazione e mi ha dato l’opportunità di apprendere. Dopo anni nel settore ho iniziato a proporre i miei prototipi e a vedermene commissionare qualcuno, per fortuna sono piaciuti e così sono riuscito a far diventare questo hobby prima un secondo lavoro e ora un lavoro a tempo pieno.

A quanti giochi hai lavorato finora?

Ammetto di non tenere il conto, comunque secondo Board Game Geek sono a quota 21 titoli, più qualche print & play, più quelli su commissione che saranno minimo una trentina diciamo che dovrei aver superato agevolmente la cinquantina di titoli. Se conto i prototipi mai pubblicati e i titoli su cui sto lavorando adesso, allora siamo tranquillamente oltre il centinaio!

Molti di noi ti conoscono per Kingsburg, un titolo ormai storico che personalmente considero uno degli introduttivi per eccellenza (per me, che sono cresciuto giocando prevalentemente a Risiko, è stato, insieme a Dominion, uno dei primi giochi “moderni”). Nell’epoca attuale avrebbe lo stesso successo?

Senza modifiche, non credo. Sono ormai passati tredici anni, il gusto del pubblico si evolve così come i trend del game design. Kingsburg all’epoca ebbe il pregio agli occhi del pubblico e, credo, di aver introdotto per primo la meccanica del “dice-placement”, che poi è stata ripresa da numerosi giochi di successo più recenti (due titoli tra i tanti: Troyes e The Voyages of Marco Polo).

Certamente se dovessi lavorare ora a un remake di Kingsburg aggiornerei il gioco a quello che è l’attuale “stato dell’arte” del game design e allora, forse, avrebbe una buona chance.

Durante questa pandemia è stato più difficile per te lavorare?

In parte sì. Fortunatamente molti aspetti del mio lavoro possono essere tranquillamente svolti lavorando da remoto.

Però, certo, non poter playtestare i prototipi dal vivo e dover ricorrere alle piattaforme elettroniche (non faccio i nomi tanto gli appassionati di giochi da tavolo le conoscono) è un surrogato meno efficace rispetto a sedersi intorno ad un tavolo a provare.

Alla fine si fa di necessità virtù e io e i miei colleghi ce la stiamo cavando ugualmente.

Domanda a bruciapelo: qual è il tuo gioco preferito?

È davvero impossibile rispondere, dipende dalla tipologia di gioco, dalla compagnia, a volte perfino dall’umore.

Se mi obblighi a fare un nome allora diciamo che Twilight Struggle sono 15 anni che mi fa sempre e comunque venire voglia di intavolarlo e farci una partita, e a certe condizioni è il mio gioco per due preferito.

Tra i giochi più leggeri per molti giocatori invece, adoro Deception: Murder in Honk Hong.

Ottima scelta: Twilight Struggle piace un sacco anche a noi in redazione. A quale gioco sei più legato fra quelli che hai ideato?

Questa è come chiedere “a che figlio vuoi più bene?” (per fortuna di figli ne ho uno solo). Diciamo che sono molto orgoglioso di Kingsburg, Hyperborea, Signorie e dell’ultimo arrivato, Marvel United. Mentre se devo sceglierne uno a cui sono particolarmente affezionato ma che non ha avuto nemmeno la metà del successo che avrebbe meritato, allora dico Wizards of Mickey.

Andrea Chiarvesio

E quale avresti voluto inventare tu (fra quelli degli altri autori)?

Magic: l’Adunanza, sia per l’importanza che ha avuto per la storia del game design che, mi scuserete per la concretezza, per le royalties che avrei incassato!

La nostra intervista ad Andrea Chiarvesio vira un po’ anche sulla vita privata (perché non solo di giochi da tavolo vive un autore) e sulle sue passioni nerd.

Quali sono i tuoi hobby, visto che giocare da tavolo è ormai un lavoro (STUPENDO fra l’altro) per te?

Avendo l’enorme fortuna di poter lavorare a quella che è la mia grande passione, lo spazio per gli hobbies rimane limitato. Quando ho tempo leggo (gialli, thriller, saggistica), gioco a videogames (per lo più strategici a turni) e come molti ci rilassiamo guardando serie tv con mia moglie.

Videogame: qual è il tuo preferito?

Su pc sono indeciso tra Civilization e X-Com, su console le serie di Fire Emblem e Persona, in ogni caso strategici a turni. Ultimamente sto giocando a Yakuza: like a Dragon che trovo davvero ben realizzato.

Invece, riguardo alle serie TV, cosa state guardando in famiglia e quali sono le vostre preferite?

Come un po’ tutti i nerd stiamo seguendo la seconda stagione di The Mandalorian, al momento (tra un biberon e un altro), dopo aver da poco finito e apprezzato molto La Regina degli scacchi.

È davvero difficile fare un elenco delle nostre serie preferite, ce ne sono così tante!

Alcune amate da entrambi: Game of Thrones (tranne le ultime due stagioni, ovvio), Sherlock, True Detective, Sense8, the Boys, Umbrella Academy, Westworld, Upload, Cobra Kai, Mindhunter, Battlestar Galactica sono giusto le prime che mi vengono in mente.

A queste devo aggiungere personalmente almeno the West Wing, Dr. House, Quantum Leap, the Newsroom, Fringe, Studio 60, Twin Peaks, Fargo e Black Mirror.

Non hai parlato di giochi di ruolo, come mai? Non li ami?

No, anzi, li amo moltissimo, al punto che… non avendo ora come ora il tempo di giocarli come si deve al momento sono esclusi dalla mia “dieta ludica”.

I miei primi passi come nerd li devo proprio alla scatola rossa di Dungeons & Dragons e ai librogame di Lupo Solitario, molto tempo fa!

Leggi fumetti? Marvel, DC o italiani? Mainstream o Indie?

Da ragazzo avevo due zii proprietari entrambi di un’edicola ciascuno, quindi sono praticamente cresciuto a pane e fumetti… leggevo principalmente Marvel, Disney e italiani, ma col tempo ho imparato a spaziare dai manga al fumetto popolare sudamericano, dalle graphic novel al fumetto di scuola francese, sia pure rimanendo sostanzialmente legato ai titoli più mainstream.

Per la serie “forse non tutti sanno che” il primo gioco in assoluto pubblicato come autore sono state le Quack Cards, un gioco con protagonista Paperino, sono inoltre l’autore dell’unico gioco di carte collazionabili italiano su licenza Disney, Wizards of Mickey, e tra i miei titoli c’è anche il gioco di carte di Drizzit (il webcomic dell’amico Luigi Bigio Cecchi), infine ho collaborato alla realizzazione del gioco su licenza di Death Note (l’autore del gioco è il bravissimo Giacomo Santopietro).

Insomma non solo sono un grande appassionato di fumetti, ma in più di un caso sono riuscito a mettere insieme la passione per i comics con quella per i giochi da tavolo!

Cosa ne pensi dei cinecomic? Ti piacciono o preferisci altri generi cinematografici?

Li trovo molto ben realizzati e gradevoli. Detto questo non sono l’unico genere cinematografico che apprezzi, per quanto ultimamente andare al cinema non è più così abituale, per cause di forza maggiore.

In materia di film sono abbastanza onnivoro, a parte l’horror che è un genere che ho sempre sentito estraneo. La vita reale fa già abbastanza paura di suo, non trovo motivazioni per spaventarmi anche quando vado al cinema, sebbene tra le serie tv viste di recente non mi sia dispiaciuta affatto The Haunting of Bly Manor (forse per il suo essere in fondo quasi più un thriller psicologico che un horror puro).

Ok dopo questa piccola digressione sulla vita privata di Andrea Chiarvesio è il momento di continuare la nostra intervista, tornando a parlare del tuo lavoro: a cosa stai lavorando ora? 

Sto ultimando i dettagli di un mio gioco che ha già un titolo provvisorio che però non posso ancora svelare (posso dire che sarà un titolo complesso che dovrebbe durare non oltre i 90 minuti a partita, ma visto il genere in cui si colloca sarà una vera impresa!); mentre insieme ad Eric Lang, Alexio Schneeberger e Rugerfred Sedda stiamo lavorando a un gioco in pieno “stile CMON” (miniature bellissime, combattimenti, maggioranze ad area e molta narrazione) che non è ancora stato annunciato quindi non posso farne il nome. Oltre a questi sto lavorando ad un nuovo titolo cooperativo la cui campagna Kickstarter dovrebbe essere lanciata nel 2021 e a un paio di progetti a scadenza più lunga su cui davvero devo tenere la bocca cucita…

Dai dicci qualcosina… un’anticipazione anche piccola piccola per i nostri lettori!

Posso dire che si tratta del genere di giochi da tavolo più difficile in assoluto da creare, almeno secondo me. E, ancora una volta, mi muovo in un territorio che per me è quasi inesplorato.

Domanda di economia domestica, ovvero un tema che piace molto ai nostri lettori: hai detto che sei riuscito a trasformare la tua passione in un lavoro a tempo pieno. Quindi si guadagna bene?

*Andrea se la ride e risponde diplomaticamente* Non mi posso lamentare…

Ultima domanda. Un consiglio per chi volesse seguire le tue orme e diventare un game designer?

Sembra banale, ma partire dalla gavetta. Cercare un’opportunità per entrare in un’azienda del settore, fosse anche uno stage come commerciale, contabile o magazziniere.

Fare il proprio lavoro con passione, giocare tantissimo e possibilmente a giochi lontani dal proprio gusto personale e, piano piano, imparare e costruirsi le proprie possibilità.

Grazie mille per l’intervista. Non vediamo l’ora di scoprire di più sul tuo prossimo gioco (quello di cui non vuoi dirci nulla)

Dei prossimi due vi ho detto un po’ di cose, è di quelli successivi che non posso dire nulla!

Ringraziamo ancora una volta Andrea Chiarvesio per averci rilasciato questa meravigliosa intervista, che speriamo vi abbia fatto piacere rivivere insieme a noi.

Se volete leggere altre interviste, fateci sapere i nomi dei vostri autori e artisti preferiti lasciando un commento qui sotto!

0 Commenti
Feedback in ordine
Vedi tutti i commenti
...e questo?
aiuta giocando italia in gioco croce rossa
Aiuta Giocando: sessioni di GdR online per supportare la Croce Rossa