Don’t like this – Recensione del manga di Kaori Tsurutani

don't like this AIKen BAO

Don’t like this, manga autoconclusivo scritto e disegnato da Kaori Tsurutani, fa parte della collana Aiken di BAO Publishing, la monotematica dedicata ai manga della casa editrice milanese.

Un disegno stilizzato, con uno stile particolare il cui scopo sembra quello di far concentrare il lettore sul personaggio protagonista e sulle sue storie e conoscenze, piuttosto che sull’aspetto “artistico” del manga.

La recensione di Don’t like this di Kaori Tsurutani, il tenero manga che racconta della difficile impresa di uscire dal proprio guscio

Ma procediamo con ordine. Prima di tutto voglio descrivervi come è suddiviso il volume.

La storia viene raccontata in capitoli, tutti con protagonista Megumi, una ragazza che per vivere fa la game designer per i social network. Un lavoro molto solitario che spinge la ragazza, già timida di suo, a chiudersi a riccio ancora di più con le persone.

Una ragazza timida dunque, ma che ha anche parecchie cose di cui le piace lamentarsi. E infatti i titoli dei capitoli sono proprio questo: lamentele, un elenco di cosa non le piace, cosa che ovviamente si ricollega al titolo del manga Don’t like this (Non mi piace).

DON'T LIKE THIS

All’inizio questa cosa dei titoli può anche funzionare come canovaccio per la storia, ma a un certo punto Megumi si appassiona alla pesca e le sue lamentele si concentrano proprio su argomenti riguardanti questa nuova passione.

Il manga, in questo frangente, usa anche delle note per spiegare aspetti tecnici e settoriali proprio della pesca, dettagli che un lettore generico (che probabilmente non andrà mai a pesca nella propria vita) potrebbe trovare complicato, soprattutto quando si entra nello specifico.

Il fatto che i titoli siano in inglese tende ad “allontanare” il lettore, soprattutto quando si passa da termini abbordabili come “message” oppure “question” a parole come “bias”, “sinker”, “scales”, il tutto sempre supportato da disegni di oggetti legati al mondo della pesca.

SI tratta di un espediente narrativo che ha un suo perché nel farci immergere nella situazione di difficoltà vissuta da Megumi durante questi suoi primi approcci con qualcosa del tutto nuovo per lei, un idea geniale da parte dell’autore ma che avrebbe meritato forse qualche passaggio in più per fare “acclimatare” il lettore.

Una nuova “strana” passione per uscire dalla propria comfort zone

L’interesse per la pesca comunque cambia Megumi e, costringendola a uscire sempre di più, passando del tempo anche lontana da casa, le permette di conoscere nuove persone e stringere nuove amicizie che aggiungono piccoli tasselli di vita all’ormai piatto tran tran quotidiano della protagonista, sempre chiusa nel suo studio.

La trama molto semplice di Don’t like this, la cui lettura viene facilitata proprio dalla suddivisione in capitoli, è una continua oscillazione tra i due mondi in cui si divide la protagonista, all’inizio sempre meno propensa a lasciare le sue abitudini per tentare di darsi una possibilità seguendo questa nuova passione per la pesca, per poi essere sempre un po’ meno timorosa e fiduciosa nel lasciare la sua “comfort zone” e uscire sempre di più dal suo guscio.

DON'T LIKE THIS

Una cosa che ho apprezzato molto in Don’t like this sono i piccoli bonus alla fine di ogni capitolo: ricette, descrizioni e commenti riguardanti qualcosa che in Giappone si usa fare e che magari in altri paesi non sono proprio comuni: Molto bello, per esempio, il disegno con la descrizione del laghetto Toshimaen e del tumulo del Tempio di shinagawa, decisamente utili poi quelle che spiegano le particolarità dei pesci e delle usanze dei pescatori.

Nonostante avessi atteso per tanto tempo di poter leggere Don’t like this , devo ammettere che, in un certo senso, mi aspettavo qualcosina in più. Sia chiaro, non voglio essere fraintesa, ne colgo perfettamente il messaggio, ovvero la voglia di far capire come, tramite un hobby (anche uno strano come la pesca), si possa uscire dal proprio guscio e trovare un posto nel mondo, ma in un certo senso avrei voluto leggere ancora più pagine forse per una sorta di ricerca di completezza, anche se forse lo scopo di Kaori Tsurutani è proprio quello di mostrarci la via, la stessa intrapresa da Megumi.

L’edizione realizzata da Bao Publishing, sempre eccellente (ma questo è il marchio dell’editore che significa qualità sul quale BAO non delude mai) invita davvero alla lettura.

don't like this AIKen BAO
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Bellissimi disegni, semplici ma molto espressivi.
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Il messaggio non arriva subito, ci vuole un po’ per capire lo scopo del racconto.
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