Cartoni Morti: De Card Gheim, l’anteprima approvata dal sindaco di Lignano

Cartoni Morti: De Card Gheim, ovvero cosa succede quando personaggi e gag di Andrea Lorenzon incontrano i giochi da tavolo.

Cartoni Morti: De Card Gheim – La nostra anteprima

Il gioco da tavolo Cartoni Morti: De Card Gheim è un titolo basato sulle carte di genere narrativo. Da 2 a 5 giocatori, prevede che i contendenti formino una sequenza di carte in maniera da creare una storia sensata. Ciascuno di essi ha un obiettivo segreto da conseguire che potrà dargli la vittoria.

L’editore è Tambù, recente realtà tutta italiana la cui mission è collaborare con autori emergenti aiutandoli a pubblicare le loro idee sotto forma di gioco da tavolo.

Andrea Lorenzon si è avvalso della collaborazione di Daniele Cerizza, già autori di giochi da tavolo con il suo Cheeky Monkeys Invasion, sempre di Tambù.

Il titolo è nato grazie ad una campagna svoltasi lo scorso luglio sulla piattaforma di Tambù, ed è presente già ora sul loro store online.

Blablabla

La fase di setup è semplice e rapida: si distribuiscono 5 carte a testa dal mazzo delle carte rosse (contenente 29 carte Blablabla e 48 carte Macheoh!). Dopo di che si può leggere ad alta voce per tutto il gruppo il regolamento che sta interamente su 4 carte del mazzo; noi vi consigliamo di farlo: leggere l’insolito regolamento fa parte dello spasso del gioco!

Nel suo turno, un giocatore può giocare una carta Blablabla all’inizio o alla fine di una sequenza-storia. Si possono formare un massimo di 3 storie in contemporanea. Chiaramente, la carta dovrà comporre una sequenza, per quanto assolutamente assurda e dissacrante in pieno stile Cartoni Morti, con un filo logico riconosciuto dagli altri giocatori.

Lo scopo del gioco è andare a realizzare il proprio obiettivo segreto prima di tutti gli altri.

Macheoh!

Nel proprio turno, ed a volte anche in quello altrui, è possibile giocare anche una carta Macheoh!, ed il regolamento impone categoricamente di “urlare in faccia” al bersaglio il nome della carta. Con esse è possibile rubare carte, scambiare obiettivi ed anche uccidere personaggi alle estremità della storia.

Uccidere personaggi è utile perché permette di eliminare carte per noi scomode, sperando di inserirci con parti di storia più funzionali al nostro obiettivo. Ma non disperate: anche se le carte finiscono nel Cimitero, si può sempre “resuscitarle” con un’altra carta Macheoh!.

Una delle parti migliori del gioco è senz’altro giocare una carta “Stavi dicendo?” addosso ad un avversario che gioisce perchè ha appena vinto; o almeno, così credeva…

#ChiedoRedenzioneUfficiale

Avete perso malamente, bacchettati come Stegosandro dal Sindaco di Lignano. Mentre vi apprestate a rimettere le vostre pive nel sacco, ecco che il ghignante vincitore vi passa una carta Redenzione Ufficiale. Perché in questo gioco non si può nemmeno perdere con dignità…

La penitenza per la sconfitta in Cartoni Morti: De Card Gheim è pubblicare su un proprio profilo social un post (con tanto di hashtag #ChiedoRedenzioneUfficiale) in cui ad esempio si vota come lo chef Alessandro Borghese (voto diesci!) o si sostiene quanto sia bello pagare le tasse.

Nella scatola del gioco sono presenti anche numerose carte in bianco per poter inserire i vostri personaggi coperti dal diritto d’autore preferiti o altre simpatiche penitenze.

Cartoni Morti De Card Gheim è strabiliaaanteh!

Cartoni Morti: De Card Gheim è un titolo che non si prende troppo sul serio, ed è così che rende al meglio. Non aspettiamoci sfide strategiche o pianificazioni a lungo termine: questo gioco di carte non è qui per lisciare il nostro ego da giocatori german hardcore, per per farci divertire.

Ciononostante, tramite il meccanismo degli obiettivi segreti, sicuramente possiede una struttura di fondo che abbiamo visto mancare in molti altri giochi di genere narrativo.

Se il gruppo di gioco conosce bene i corti di Andrea Lorenzon, sicuramente questo titolo strapperà qualche risata in più. Ma anche passare una ventina di minuti ad urlare agli altri “Macheoh! dammi 2 carte, straccione!” avrà comunque il suo perché.

...e questo?
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