Le Storie di Guerra 5: la recensione del quinto volume con un Garth Ennis in gran spolvero

Le Storie di Guerra 5

SaldaPress continua, scatenatissima, la riproposizione delle Storie di guerra, ciclo di racconti ambientati all’epoca della Seconda Guerra Mondiale scritti dallo sceneggiatore irlandese Garth Ennis e, in questo caso, entrambi disegnati da Tomas Aira.

Siamo giunti già al quinto volume di questa serie particolarmente apprezzata e dedicata a uno degli scrittori di fumetti più significativi degli ultimi trent’anni.

La recensione de Le Storie di Guerra 5, il nuovo volume del ciclo di racconti bellici firmati da Garth Ennis, lo scrittore iralndese in gran spolvero in questa quinta uscita di saldaPress

Come sempre, abbiamo a che fare con due racconti che si discostano tantissimo dal Garth Ennis che tutti noi siamo abituati a conoscere: genio folle e visionario, Ennis ha impresso a fuoco il proprio marchio su opere come Preacher e Hitman e su altri lavori più personali, ma sempre all’insegna dell’estremismo e della provocazione.

In questo ciclo di racconti a sfondo bellico, invece, abbiamo un Ennis molto più profondo e meditabondo, quasi intimista nel raccontare i drammi degli uomini e delle donne coinvolti nel più atroce e dilaniante conflitto che abbia insanguinato il mondo. Scordatevi quindi le dissacranti provocazioni che hanno costellato i suoi precedenti lavori: qui si entra nel grande dramma del genere umano e lo si fa in punta di piedi.

Il primo racconto de Le Storie di Guerra 5, uscito il 16 gennaio scorso, si intitola Un dì partirono le oche selvatiche ed è il drammatico racconto dell’operato dei volontari irlandesi della Repubblica d’Irlanda durante l’invasione della Germania. Ennis, di origini irlandesi, tira fuori il celebre conflitto che ha insanguinato l’Irlanda circa un secolo fa ogni volta che può e questa volta lo fa con una sensibilità senza pari.

Un conflitto, morale e ideologico, descritto con maestria

Riassunto in pillole (chiedo perdono a tutti gli storici che sono morti durante la stesura di queste righe): l’Irlanda è stata dominio britannico per secoli, fino alla rivoluzione del 1916 e degli anni seguenti. Il trattato di pace ha diviso il paese in due, con il nord ancora legato al Regno Unito e la Repubblica d’Irlanda del sud libera e indipendente. Naturalmente i patrioti irlandesi non hanno accettato la cosa di buon grado e questo ha portato a un sanguinoso conflitto civile che, pur con fasi alterne, è durato per decenni.

Il momento clou del racconto di Ennis è proprio nel conflitto, morale e ideologico, fra due soldati del contingente irlandese, le cui famiglie a loro tempo sono state schierate su fronti opposti. Il tutto arricchito dai bellissimi disegni di Tomas Aira, perfettamente a suo agio nel mondo del secondo conflitto mondiale e abile caratterista.

Il secondo racconto è L’ultimo inverno tedesco e, senza tanti giri di parole, siamo di fronte a un piccolo capolavoro.

La storia è quella di Rachel, una profuga tedesca dell’est in fuga di fronte all’avanzata dell’Armata Rossa nel gennaio del 1945. Dopo che la colonna di cui faceva parte è stata distrutta dai carri armati nemici, lei e la madre rischiano lo stupro da parte dei russi, ma vengono salvate da un gruppo di sbandati dell’esercito tedesco in ritirata. Rachel si innamora perdutamente del capitano del gruppo, Gerhard, il quale cerca costantemente di reprimere l’attrazione che prova per la ragazza.

Muovendosi in fuga fra le macerie di una Germania distrutta, Gerhard dovrà fare appello a tutte le proprie forze per non confessare a Rachel il suo più terribile segreto.

Ecco un Garth Ennis in gran spolvero

Fra i numerosi racconti di guerra scritti da Ennis, questo L’ultimo inverno tedesco è, a mio avviso, il migliore di tutti: delicato e, contemporaneamente, spietato, è un ritratto dell’umanità ai tempi della più grande guerra mai vista, una lucida visione sulla natura umana e il suo lato più selvaggio e brutale.

All’inizio colpisce il fatto che i protagonisti, peraltro eroi positivi, siano dei soldati tedeschi, poi, con il proseguire del racconto, emergono tutti gli oscuri segreti che il gruppo cerca di tenere nascosto, emergono le follie dei singoli commilitoni (emblematico, in questo senso, il fotografo) e l’intera prospettiva si ribalta.

Niente da dire, fra i vari volumi de Le Storie di Guerra, questo si piazza di diritto al primo posto, anche se non mancano i difetti, uno su tutti l’improvvisa sbandata didascalica nelle ultimissime pagine dei racconti, vero e proprio andazzo delle storie precedenti.

Le Storie di Guerra 5 presenta, come sempre, una stringata ma comunque esaustiva sezione dedicata agli extra.

Il prossimo volume, sempre con cadenza bimestrale, uscirà a marzo e conterrà due storie ambientate tra Giappone e Inghilterra che non vediamo l’ora di leggere e recensire.

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