Dialect: il gioco su come nasce e muore un linguaggio – Recensione

dialect narrattiva

Ogni linguaggio racconta una storia. Questo è l’assunto da cui parte Dialect, gioco portato in Italia dalla casa editrice Narrattiva che è stato presentato durante il Lucca Comics and Games 2019.

Dopo il successo di Lovecraftesque, vincitore del premio di Gioco di Ruolo dell’Anno 2018, Narrattiva si è occupata della traduzione di questo nuovo gioco davvero molto atteso dagli appassionati del settore. Draghi, enigmi, pericolose missioni e combattimento? Nulla di tutto ciò! Dialect è un gioco incentrato sulla creazione (e sulla morte) di un linguaggio. Un tema davvero molto interessante e, date le premesse, noi non potevamo lasciarci scappare questa novità!

Ecco Dialect, storygame edito da Narrattiva che ci farà scoprire il modo in cui si crea un nuovo linguaggio e come esso muore

Dialect, sviluppato da Kathryn Hymes e Hakan Seyalioglu, è uno storygame (“espediente strutturato per far sì che le persone raccontino una storia insieme”, citando il manuale) in cui si racconta la storia di un gruppo di personaggi che formano una comunità isolata, l’Isolamento, e che sviluppano una loro propria lingua, nata e formatasi proprio in base alle necessità e alle caratteristiche della comunità.

Parlo dell’ambientazione in termini così generici perché in Dialect non esiste un setting predeterminato, ma partita per partita si decide di giocare uno degli Scenari proposti nel manuale o uno di propria creazione. I minimi comuni denominatori degli Scenari sono: tutti gli Scenari parlano di una comunità che per un qualche motivo è stata isolata o ha deciso di isolarsi, e alla fine della sessione di gioco il linguaggio creato al tavolo è destinato a morire.

Il gioco non prevede la presenza di un Master, ma c’è la figura del Facilitatore, un giocatore che conosce le regole e che svolge il ruolo di coordinatore tra i differenti partecipanti. Questo storygame senza dadi prevede l’utilizzo di carte particolari che si acquistano insieme al manuale; è pensato per un numero di 3/5 giocatori, per sessioni di gioco (one-shot) della durata di circa 3 o 4 ore.

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Dialect: dare vita a un nuovo linguaggio

In una partita di Dialect vestiremo i panni di personaggi dell’Isolamento che danno vita ad un nuovo linguaggio all’interno di uno Scenario condiviso, definito dai giocatori attorno al tavolo. Iniziando la sessione di gioco di Dialect si forma quello che prende il nome di Telaio Linguistico: uno spazio fisico di gioco in cui posizioneremo carte e post-it che ci aiuteranno a costruire il nostro Scenario, la nostra storia, ma soprattutto la nostra lingua.

Una volta scelto lo Scenario (per le prime partite si consiglia di sceglierne uno dei molti proposti nel manuale che vedono come protagonisti umani su Marte, un gruppo di ladri nella Londra dell’800, robot, giocattoli di un bambino ecc.) esso deve essere meglio caratterizzato dai giocatori attraverso la scelta di tre diversi Aspetti, ossia i tratti principali della comunità che si andrà a giocare a sessione.

Questi verranno sistemati all’interno del Telaio Linguistico, il quale si evolverà durante il gioco formando tre cerchi concentrici sempre più piccoli: le Epoche. Le Epoche di gioco sono tre fasi temporali dell’Isolamento; il tutto culmina nell’ultimo inevitabile stadio, quello caratterizzato dalla morte del linguaggio creato al tavolo di gioco.

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A ciascun giocatore vengono consegnate tre carte e durante il proprio turno i giocatori ne giocano una per dare il via alla Discussione che porterà alla creazione di una nuova Parola. Quest’ultima deve essere collegata a uno degli Aspetti dello Scenario che si trovano sul Telaio. Sulle carte Story troveremo quindi un nuovo concetto (ad esempio, il concetto Amico), la descrizione dello stesso e uno spunto per la conversazione per far nascere la nuova parola legata proprio a quell’aspetto.

La cosa importante di Dialect, infatti, è che le parole non vengono create a caso: esse hanno sempre un collegamento con uno degli Aspetti e si generano non accostando suoni tra loro in maniera casuale, bensì tramite risemantizzazione (la parola acquisisce un nuovo senso perché inserita in un contesto differente), fusione di due parole esistenti, acronimi e altri meccanismi che utilizziamo normalmente per creare nuove parole (“petaloso” e “instagrammabile” non vi dicono nulla?).

Ogni volta che si dà vita ad una nuova parola, i giocatori creano poi una scena di gioco per introdurla e descriverla all’interno dello Scenario facendo così muovere i loro personaggi. Questo fino ad arrivare all’ultima Epoca, all’Eredità (la descrizione della conclusione del proprio personaggio) e all’inevitabile fine dell’Isolamento.

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Un gioco che coniuga narrazione e amore per il linguaggio

Quello che mi ha più colpito di Dialect è che si tratta di un gioco che mette al centro un personaggio del tutto insolito per noi giocatori di ruolo: il linguaggio. Molto spesso, nella vita di tutti i giorni così come nelle giocate al tavolo, diamo per scontato il valore della lingua che parliamo, il significato delle parole che pronunciamo, ma anche semplicemente il fatto che le nostre storie al tavolo sono possibili proprio perché utilizziamo un linguaggio condiviso. Dialect è un gioco che fa capire il valore delle parole e quanto il nostro modo di esprimerci sia così strettamente legato alle nostre abitudini quotidiane e al modo in cui ci vediamo il mondo.

La bellezza di Dialect sta nella creazione di personaggi e relazioni che si trovano ad aver a che fare con un linguaggio nuovo e quindi con un punto di vista nuovo sul mondo. Sembra un espediente banale o semplice ma così non è, e non a caso le situazioni di gioco che si creano al tavolo sono molto interessanti e stimolanti. Non solo, dato che sono i giocatori stessi a creare le nuove parole utilizzate dall’Isolamento questo fa anche sì che tutti i partecipanti possano rendersi conto del perché una parola nasce, perché viene costruita in un determinato modo e quali sono le regole tramite le quali i parlanti danno vita a nuove parole molto più spesso di quello che pensiamo.

Da questo punto di vista il manuale stesso di Dialect ci aiuta molto poiché è corredato da una ricca, chiara e precisa indicazione di come si costruisce una parola, con alcuni fondamenti di linguistica. Queste spiegazioni sono chiare e alla portata di tutti e il volume soddisfa appieno una considerazione che fa in apertura, ossia quella di guidarci passo dopo passo nella scoperta del mondo del linguaggio. Effettivamente, lungi dall’essere un manuale settoriale ed elitario, Dialect riesce ad essere discorsivo e lineare, e tutti i giocatori, senza approfondimenti ulteriori, potranno sin da subito iniziare a giocare.

Insomma, un gioco che è stato una vera scoperta: interessante, originale e che dà il via a momenti di gioco intensi e non banali.

Quando un linguaggio muore, un modo di capire il mondo muore con esso – George Steiner

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Dialect
Dialect, storygame edito in Italia da Narrattiva, è un gioco che coniuga la narrazione all'amore per il linguaggio. Infatti, il gioco tratta di come un linguaggio nasce e poi, inevitabilmente muore. Un esempio di gioco originale e mai banale che riesce a ricreare al tavolo sessioni stimolanti e sempre differenti
Pro
Idea originale capace di fornire molti spunti di gioco interessanti, stimolanti e mai banali
Spiegazione chiara e precisa delle regole di gioco, degli Scenari e di come si costruisce, anche a livello tecnico, una nuova parola
Contro
Gioco che può risultare un po' ostico per chi non ha mai giocato a giochi di ruolo o di narrazione; il gruppo deve essere unito nell'idea di voler giocare un gioco che tratta l'esplorazione del mondo del linguaggio
7.8
Voto Finale
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