I Medici – Principi di un Tempo Nuovo: la recensione del volume di Historica Mondadori

Historica Mondadori ci propone, con “I Medici – Principi di un Tempo Nuovo” un’ennesima lettura a fumetti della Storia d’ Italia facente parte di questa grande collana.

Più precisamente, come avrete già intuito dal titolo, in questo caso ci troviamo di fronte ad un ensamble di due storie che trattano “l’inizio della fine” della dinastia dei Medici di Firenze.

La recensione de I Medici – Principi di un Tempo Nuovo di Historica Mondadori

Le due storie, scritte da Olivier Peru ed illustrate da Erion Campanella Ardisha e Francesco Mucciacito, ci mostrano la vita e le opere di Cosimo I e di sua figlia, Isabella di Toledo (attraverso le parole della sua illegittima figlia).
Un uomo ed una donna uniti da molto più di un illustre cognome, ma da un’affinità che va oltre il DNA.

Cosimo, il primo protagonista del volume, ci viene presentato attraverso la voce narrante di Firenze stessa ed una precisa alternanza di flashback e momenti presenti, dalla sua apparentemente innocua fanciullezza sino agli anni del suo attento e spietato dominio della splendida città Toscana.

Freddo, calcolatore, feroce nello scegliersi nemici che sa già di poter annientare o sottomettere, Cosimo I De Medici passa dall’essere una pedina nelle mani dei signori di Firenze all’utilizzare quegli stessi signorotti come lacchè.

Peru ce lo mostra senza esaltarlo, senza nemmeno giustificarlo; anche quando lo umanizza, lo fa in modo estremamente naturale e privo di empatia forzata. Un tiranno travestito da mecenate, un gelido manipolatore che si nasconde all’ombra delle imprese da coraggioso condottiero del padre (Giovanni Delle Bande Nere), padre che non verrà mai da lui eguagliato.

Per sua stessa ammissione, tra l’altro.

Cosimo conclude i suoi giorni da signore di Firenze pregno di risentimento, una sensazione strisciante che, probabilmente, attanaglia il cuore di tutti coloro che la Storia sceglie di ricordare come “Grandi Uomini” che in vita hanno fatto tanto male quanto bene.

Il fumetto si fa latore di tali inquietudini ed ingiustizie, soprattutto quando si passa dalla storia del padre a quella della, ancora più interessante, figlia.

Isabella, la figlia ribelle di Cosimo I

Ho sempre amato i fumetti che hanno per protagoniste donne, donne con o senza costumi sgargianti, con o senza superpoteri.

Non è il caso di Isabella, in quanto depositaria del potere più importante: l’intelletto (e anche di un guardaroba che, in quanto ad apparenza, non ha nulla da invidiare a Carol Danvers e ai suoi continui cambi di costume).

Ribelle, seducente, colta, raffinata, schietta e d’animo possente; Isabella di Toledo è a tutti gli effetti il principale erede della mente politica del padre Cosimo, laddove invece i suoi fratelli si dimostrano in più di un’occasione degli inutili invidiosi, dei monelli viziati nel corpo di uomini di potere immeritato.

Ma Isabella è “rea” d’un peccato che, per l’epoca, risultava imperdonabile: è una donna, per di più una donna non incline a fare la silente moglie-oggetto.

La scrittura di Peru in questo caso si sposa ancor meglio con le matite dell’italianissimo Francesco Mucciacito, raccontandoci una storia “per conto terzi” che parte da un colloquio fra un assassino e una misteriosa giovane, in una taverna di bassa lega a Firenze.

Lungi da me rivelarvi l’identità della fanciulla, ovviamente.

Una donna avanti di secoli, in un mondo di uomini che temono sia lei che il suo cervello coraggioso

Si tratta di un tema caldo da parecchio tempo, soprattutto ultimamente. Ma è doloroso constatare quanto della società attuale rifletta alcune storture che dovrebbero rimanere seppellite nei secoli passati.

Isabella, figlia di Cosimo I, è mostrata in tutto il suo percorso umano e politico, seppur rimanendo sempre “ufficialmente” nelle retrovie, non potendo ambire a titoli a causa dei suoi cromosomi.

Eppure suo padre in più di un’occasione viene esplicitamente mostrato nell’atto di “preferirla” ai suoi stolti fratelli; ciononostante le strutture sociali dell’epoca erano muri troppo alti perché persino una come Isabella potesse scalarle manifestamente.

Non le resta quindi che il ruolo moralmente necessario, per la storia e come ci viene presentata, di “provocatrice”.

Ruolo che Isabella interpreta alla perfezione, forse fin troppo, per non attirarsi le ire di un mondo che, come detto, è costruito ad uso e consumo degli uomini e dei loro “bisogni”.

Che si tratti di un marito violento ed intollerante, di due fratelli invidiosi e irosi o di un killer prezzolato che nasconde molto più di quanto non si creda, le donne come Isabella (tutte le donne come Isabella) non hanno e non avranno vita facile, almeno fino a che le cose non cambieranno.

Eppure Peru e le matite di Mucciacito (che in più di un’occasione, nel rappresentare Isabella da adolescente, la rende, credo, involontariamente simile a Kitty Pryde degli X-Men) ci donano un racconto ancor più interessante di quello, maschile, che lo precede nell’edizione I Medici di Historica Mondadori.

Forse perché ci sono cose che nemmeno un muro impossibile da scalare può contenere; ed una di queste è l’intelligenza.

Pro
personaggi interessanti e ben delineati
la scrittura dell'autore non è indulgente
grande precisione narrativa e visiva
Contro
la seconda storia è più interessante della prima
lo stile di Campanella Ardesha è a volte troppo "crepuscolare"
10
Voto Finale
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