Arriva Atomik, la vodka prodotta da cereali coltivati nei dintorni di Chernobyl

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Sulla scia del successo della serie TV Chernobyl di HBO, show che ha raccontato il terribile incidente del 1986 avvenuto nella centrale nucleare ucraina, è esplosa (è proprio il caso di dirlo) una vera e propria Chernobyl-mania verso i luoghi teatro del peggior disastro nucleare della storia.

Presto (forse) potremo brindare con Atomik, la vodka “radioattiva” prodotta da cereali coltivati nei dintorni della centrale di Chernobyl

Agli influencer attratti dalla zona dell’incidente e ai turisti in aumento che scelgono di visitare i dintorni della centrale, con il governo ucraino che ha ufficialmente eletto il sito come meta turistica a tutti gli effetti, completa questo quadretto della “radioattività di tendenza” un’azienda che ha presentato Atomik, la vodka prodotta nei dintorni della centrale di Chernobyl.

Secondo quanto riportato dalla BBC la Chernobyl Spirit Company, ha prodotto questa vodka utilizzando segale “leggermente contaminata” coltivata nella zona di esclusione che circonda la centrale, una regione ritenuta sicura che è esterna a quella pesantemente contaminata dalle radiazioni sprigionatesi dopo l’esplosione della centrale.

Più di qualcuno si starà chiedendo perché produrre qualcosa destinato al consumo umano proprio nei dintorni di una regione con terreni radioattivi, anche se la natura ha ripreso “possesso” della regione dichiarata off limits.

La risposta arriva da James Smith, scienziato ambientale dell’Università di Portsmouth che fa parte del team della Chernobyl Spirit Company già autore di numerosi studi che discutono degli effetti inquinanti delle radiazioni, il quale ha speigato come tutto sia nato da un vero esperimento scientifico:

La nostra vodka Atomik è il risultato di un esperimento che stavamo conducendo per capire quanta radioattività residua veniva trasferiva in diverse colture nella Zona di Esclusione a distanza di 30 anni dall’incidente.

Abbiamo avuto quindi l’idea di produrre questa vodka in primis (si spera) per far riflettere le persone più profondamente sulle possibilità di recupero delle aree colpite dal disastro di Chenrobyl, oltre che un modo di realizzare un certo guadagno che sia destinato ad aiutare le comunità colpite dall’incidente.

Il protocollo sperimentale seguito per la coltivazione dei cereali come grano e segale per produrre questa vodka individua terreni distanti circa 20 km dal reattore di Chernobyl, con parte del processo produttivo che prevede anche l’utilizzo di acqua proveniente dalla falda acquifera della zona, situata a circa 10 km a sud dal luogo del disastro, acque che in passato sono state già indicate come radioattive.

Nonostante questi rischi, è stato pubblicato un rapporto sulla produzione della Atomik che attesta come il processo sia totalmente sicuro, come affermato dallo stesso Smith:

Abbiamo dovuto fare una valutazione del rischio, ma la radioattività non è davvero un problema.

La cosa bella del processo di distillazione alcolico è che elimina quasi tutta la radioattività (ad eccezione del C-14 naturale), quindi speriamo che le persone siano felici di bere la nostra vodka.

Chi vorrà brindare con la Atomik dovrà però attendere perché la Chernobyl Spirit Company è in attesa del via libera alla produzione industriale da parte delle autorità ucraine che si occupano di sicurezza sia da parte di quelle che regolano produzione e commercio di alcolici.

Fonte: Cnet

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