The Boys: i supereroi gettano la maschera – Recensione

Nell’era del supereroismo marveliano consacrata dal successo di Avengers: Endgame, siamo oramai abituati a vedere nei metaumani il meglio dell’umanità, un fulgido esempio della perfezione a cui noi miseri mortali possiamo aspirare. Ma è davvero così? Secondo The Boys, la nuova serie di Amazon Prime Video, non sempre i super sono persone da ammirare. Ed è inevitabile, considerato che la serie del colosso streaming si basa sul fumetto di un visionario come Garth Ennis.

I supereroi mostrano il loro lato oscuro in The Boys, la nuova serie di Amazon Prime Video

Il rapporto di Ennis con i supereroi non è mai stato particolarmente sereno. Complice una visione dell’eroismo decisamente meno fiabesco e più improntato ad una concezione più vicina al realismo della bassezze dello spirito umano, una corrente di pensiero che iniziò con quel piccolo capolavoro di Watchmen, datato 1986 e firmato da Alan Moore, Ennis ha più volte analizzato la figura del supereroe privandolo della sua  aura di perfezione e avvicinandolo alla sua dimensione umana. Dopo anni di supereroismo positivo e privo di crepe, ci viene finalmente presentato il lato oscuro dell’esser super. I fumetti che hanno esplorato questa deriva dei metaumani sono stati tanti, da Planetary sino agli Ultimates di casa Marvel, passando per Authority (sempre di Ennis) sino a The Boys.

Onestamente, il vivere il supereroismo da un’altra prospettiva è appassionante, dato che ci consente di analizzare queste complesse figure da una nuoa prospettiva. Dopo avere passato anni ad ammirare la rassegnazione con cui Superman o Iron Man si sono sacrificano in nome di un bene sueriore, finalmente è ora di vedere come la figura dei metaumani possa esser lo specchio del peggio dell’animo umano, una dimensione morale in cui il potere assoluto diventa uno spartiacque tra super e umani normali, creando un divario incolmabile, dando vita ad una spaccatura etica assoluta.

La società presentata in The Boys è completamente asservita al culto dell’immagine dei super, esseri dotati di poteri che li elevano al rango di dei in mezzo a umani comuni, tramite un’investitura che viene presentata come una caratteristica divina, rendendoli dei prescelti. L’immagine dei supereroi è trasformata da religione in un redditizio brand, una fonte di guadagno per la Voughn, l’unica detentrice dei diritti d’immagine dei metaumani. Tutto ciò che ruota intorno alla comunità dei super, viene deciso nei piani alti della Voughn, ogni azione, pubblicità ed evento viene minuziosamente organizzato per massimizzare gli introiti dell’azienda. Simbolo di questo impero sono i Sette, i più forti e potenti di tutti gli eroi, guidati da Patriota. E non ravvisare una parodia di Avengers e Justice League è pressoché impossibile.

L’intero tessuto sociale del mondo di The Boys ruota attorno ai supereroi, dalla pubblicità agli eventi sportivi, arrivando sino alla creazione di una religione in cui cristianesimo e supereroismo si fondono per dare vita ad un’istituzionalizzazione del culto dei super. All’interno della dinamica di The Boys, questa diventa la base di partenza per la creazione di un mondo in cui tutto ciò che per un amante dei fumetti di supereroi dovrebbe essere un sogno divenuto realtà viene presentato in un’ottica distorta, in cui il superuomo si scopre improvvisamente umano, e come tale capace di mostrare un lato oscuro che è tipico di noi piccoli mortali.

The Boys si addentra con cinica precisione all’interno della vita dei super, non limitandosi ad esaltarne i poteri, ma rivelando l’altra faccia della medaglia. I metaumani a marchio Vaughn sono apparentemente dei fulgidi esempi di virtù, ma a telecamere spente mostrano debolezze e meschinità incredibilmente umane, a volte anche estremizzate in nome di una loro presunta superiorità. A loro è concesso tutto, non hanno limiti o vincoli, le loro pecche sono considerate un piccolo prezzo da pagare in nome del guadagno che generano.

Ed è tramite un uomo comune che iniziamo a vedere oltre la cortina di carisma e menzogne creata dalla Vough. Intelligentemente, la serie di Amazon Prime Video non ci mostra la società illusoria per poi demolirla tramite questo punto di vista, ma ci inserisce in questo mondo subito enfatizzando il vissuto dell’uomo comune, che appare immediatamente come una nullità di fronte a questi titani.

Quando la sua ragazza viene uccisa in modo apparentemente inspiegabile da un super, il velocista A-Train, il giovane Hughie inizia una crociata personale contro i supereroi, intenzionato a svelare la verità dietro all’aura di sacralità con cui i super vengono vissuti nella società. Ad aiutarlo, sarà un gruppo di operativi legati ad una misteriosa branca dei servizi segreti, intenzionati a scoprire la realtà dietro le origini dei super, agli ordini di William ‘Bill’ Butcher.

La missione di questo gruppetto di disincantati uomini comuni,  si intreccia con l’entrare nei Sette di Starlight, ultima dei super ad avere avuto un incredibile successo di pubblico, al punto da renderla una dei metaumani più influenti d’America. La giovane eroina rappresenta un punto di svolta per i supereroi, unica a credere realmente ancora nel ruolo di protettrice dell’umanità. Il suo idealismo, la sua diversità rispetto al resto dei Sette è il vero ago della bilancia in questa lotta tra umani e super.

Ma sarà abbastanza?

La serie di Amazon Prime Video, pur attingendo alla storia creata da Garth Ennis, si concede di spaziare oltre i limiti della sua controparte cartacea. Inevitabile e comprensibile, dato che The Boys è un prodotto televisivo che vuole imporsi come controcanto alla crescente sovraesposizione degli eroi al cinema, vissuti come ideale granitico e inattaccabile. Una concezione che viene intaccata ora da The Boys, ma che nel mondo seriale è già emersa in The Umbrella Academy e che verrà nuovamente messa a dura prova dalla futura serie di HBO, Watchmen, basata proprio sulla graphic novel di Moore che diede origine al filone del supereroe ‘umano’.

Difficile non rivedere nella Voughn e nella sua dinamica di sfruttamento dei super una sottile critica allo sfruttamento incondizionato della figura del superumano, e, andando oltre all’ambito fumettistico, anche di alcune dinamiche del modno moderno. Il merchandising spietato, la sovraesposizione mediatica dei supereroi e il loro impatto sulla società sono riletti in un’ottica totalmente nuova, più cinica e spietata, in cui la natura della serie di Ennis viene pienamente rispettata, pur venendo adeguata al media televisivo.

A dare spessore a The Boys è un cast di prim’ordine, in cui giganteggia un trio di attori eccezionale.

Il giovane Hughie ha il volto di Jack Quaid, perfetto nell’interpretare un uomo intenzionato a confrontarsi con gente che può ucciderlo con uno sguardo, deciso inizialmente a cercare una vendetta per l’amata, salvo poi scoprire come la verità sia molto più che bianco e nero. La trasformazione di Hughie da ragazzino spaventato a spietato killer di superuomini è una delle forza motrici della storia, che si sviluppa con emozione e violenza, lasciando , però, al ragazzo una nota di innocenza che gli impedisce di finire vittima del vortice di violenza che contraddistingue la sua guida, Butcher.

William Butcher, il capo dei disperati intenzionati a fermare i superuomini, è il vero punto forte di The Boys. Karl Urban da parecchio ormai ci ha abituato a ruoli da duro (basta pensare Dredd), ma il suo Butcher è nettamente superiore a qualsiasi altra sua interpretazione. Spietato, sarcastico e disperato, il Butcher di Urban è umanamente travolgente, incapace di vedere limiti nel suo agire, usando, sfruttando e sacrificando amici e compagni come pedine su una scacchiera.

Ottima contrapposizione la figura di Patriota, interpretato sontuosamente da Anthony Starr. Versione distorta di un incrocio tra Superman e Capitan America, Patriota nasconde dietro la facciata da eroe ideale l’animo distorto e odioso di un piccolo uomo con grandi poteri, troppo occupato a costruirsi una realtà di cui lui sia l’apice senza rinunciare a nulla. Capace di esser ispiratorio per quanto caricaturale, Patriota diventa perfetto nel momento in cui Starr deve mostrare l’uomo dietro la maschera, cinico, spietato, il vero cattivo della serie.

Il tutto inserito in una serie travolgente, che unisce il thriller al contesto eroistico. La cura nella realizzazione di The Boys ai estende ad ogni aspetto, con una particolare abilità della regia nel costruire scene in cui i poteri dei super siano resi al meglio, complice investimenti pesanti nel compartimento effetti speciali ed occhio attento del regista nel presentare il tutto da un punto di vista ideale. E questa competenza emerge nell’utilizzo della violenza, sempre esagerata e grottesca, al punto di diventare quasi paradossale e tragicomica, rafforzata da un linguaggio volgare e da scene decisamente vietate ai minori, dando a The Boys. A rifinire questa ricchezza espressiva, una colonna sonora strabiliante, con brani che da classici moderni diventano il tassello finale di questa frenetica, assurda e verosimile società.

The Boys ha mostrato, con la sua prima stagione, che i supereroi non sono tutti armature scintillanti e scudi indistruttibili, ma hanno un lato oscuro come tutti noi.

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