Il Mietitore: Morgan Lost sulle tracce di Dylan Dog! – Recensione

Far incontrare Morgan Lost e Dylan Dog poteva venire in mente solo a due menti fuori dagli schemi come Chiaverotti e Recchioni. All’epoca dell’annuncio del loro primo incontro ero molto più che scettico, spaventato da quella che mi sembrava un’operazione commerciale che avrebbe rischiato di compromettere il fascino dei due intensi personaggi. Eppure, ora che in edicola arriva la terza parte di questa storia non c’era più scetticismo, ma solo curiosità e ansia per vedere cosa avrebbe riservato Il Mietitore.

Con Il Mietitore arriva in edicola il terzo capitolo dell’appassionante incontro tra Morgan Lost e Dylan Dog

La prima parte di questa storia, divisa in Incubi e serial killer e Londra in Rosso e Grigio, mi aveva stupito per il modo impulsivo e affascinante con cui veniva rivoluzionato lo spirito di Dylan Dog, il più noto dei due personaggi. Prendere un caposaldo del fumetto italiano, in un periodo in cui si è già soggetti alle critiche dello zoccolo duro dei lettori per avere dato nuovo sprint a Dyd e catapultarlo in una dimensione oscura e apparentemente lontana dal suo ideale.

La sceneggiatura di Chiaverotti, su soggetto di Recchioni, ha il merito di prendere i due personaggi e portarli all’estremo, dando vita ad un ribaltamento delle loro tradizionali figure esaltando proprio la personalità con cui li abbiamo sempre conosciuti. Sarebbe stato facile dare una visione diversa dei due personaggi slegandoli dalla loro anima, realizzando una sorta di what if…? In cui le loro vite vengono riscritte radicalmente, eliminando ogni tradizione da questo racconto.

Invece, facendosi forti dello spirito dei personaggi, i due autori scrivono una storia in cui è l’anima vera dei due protagonisti ad animare le pagine. La trasformazione che avviene in Dylan sul finire del primo arco narrativo è perfettamente conciliabile con l’animo del personaggio di Sclavi, ne è una naturale evoluzione dopo uno stress emotivo, è la conseguenza del timore della perdita dell’amore a lungo atteso, il culmine di un rapporto strano e puro con la Morte.

Il finale di Londra in rosso e grigio era una promessa. La caduta di un eroe è sempre un evento memorabile, ma a darne il tono è anche come avviene questo crollo. Vedere Dylan cedere infine all’abbraccio della morte, rinunciando alla propria bussola morale è affascinante, un cambiamento che non tradisce lo spirito del personaggio, ma anzi ne viene esaltato.

In Il Mietitore assistiamo al passaggio successivo di questa evoluzione di Dyd. Mentre Morgan e Groucho danno la caccia al fuggitivo Dyd, l’Investigatore dell’Incubo è al fianco della Morte. Il triste mietitore appare quasi malinconico nella breve apparizione iniziale, talmente assorbito dalla sua faticosa e monotona esistenza, da non accorgersi che Dylan si appropria della sua Falce.

Assorbito dal suo dolore per la morte di Bree, Dylan è oramai intenzionato ad essere il nuovo mietitore. Lo vediamo affrontare il suo nuovo ruolo con decisione, dedizione, dandoci una visione nuova di Dyd. Inizialmente sembra assurdo vederlo in queste vesti, ma ad aiutarci ad accettare questo cambiamento è la presenza di figure a lui care, che diventano il nostro modo per comprendere questa nuova versione di Dylan.

Da Madame Trekovsky a Lord Welss, sino a Bloch, i capisaldi del mondo dylaniati entrano in scena, per assistere a questa caduta, incapaci di credere che Dylan sia realmente andato oltre quel limite che nessuno avrebbe mai immaginato potesse varcare. Per quanto tutti noi abbiamo idealizzato e cristallizzato il Dylan Dog classico, ora ci troviamo di fronte ad un personaggio più umano, costretto ad affrontare la perdita e a confrontarsi con un realismo emotivo che non ne riscrive il mito, ma offre una potenziale svolta della sua anima.

Come Moore fece dire a Joker, può bastare una brutta giornata per impazzire. Dylan ha perso la sua occasione di felicità, dopo aver giocato il tutto per tutto, e ora deve affrontarne le conseguenze, a modo suo. Ed è giusto che a dargli la caccia sia qualcuno come Morgan Lost, che ha sempre convissuto con follia e violenza. In Il mietitore il bounty hunter attempato, ricordando il suo passato, affronta una caccia all’uomo personale, in cui dovrà trovare l’assassino della sua compagna.

Chiaverotti ha il vantaggio di conoscere perfettamente i due mondi da cui attinge Il mietitore. La storia mostra un carisma e una solidità impeccabili, i volti e le ambientazioni note si inseriscono alla perfezione negli eventi, venendo presentate non perché siano elementi puramente emotivi per il lettore, ma per il loro significato all’interno della narrazione. Si da al lettore un riferimento che sia affettivo e rafforzativo dell’ambientazione, ma li si tratta con il garbo e il rispetto dovuto a personaggi centrali nel mito dell’Indagatore dell’Incubo.

Il tutto ritratto da un Andrea Fattori come sempre impeccabile. Già apprezzato sulle pagine della serie del bounty hunter di New Heliopolis, Fattori deve confrontarsi con Dylan Dog, ritraendolo in una dimensione emotiva differente dal solito, mostrandone il progressivo mutamento. Il lavoro fatto sugli sguardi e le espressioni dei personaggi è suggestivo, veicola ottimamente il tormento interiore e le emozioni viscerali dei protagonisti, dando pienamente risalto a questa caduta nella follia di Dylan.

Sensazione ampliata dalla copertina di Fabrizio de Tommaso, come sempre un talento da valorizzare. De Tommaso è capace di racchiudere in una sola tavola tutta la carica emotiva della storia all’interno dell’albo, con un Dyd che incombe su Morgan che è pura ansia.

Ed ora, dritti al 24 agosto per la conclusione di questo secondo arco narrativo Il ritorno dell’Oscurità.

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